Skip to main content

Full text of "Rerum italicarum scriptores; raccolta degli storici italiani dal cinquecento al millecinquecento ordinata da L.A. Muratori. Nuova ed. riv. ampliata e corr. con la direzione di Giosue Carducci"

See other formats


00 




->r 



f^fcj 



^ 



RERUM ITALICARUM SCRIPTORES 



RACCOLTA 



DEGLI 



STORICI ITALIANI 



dal cinquecento al millecinquecento 



DG 

t-XD. 



ORDINATA 

DA 

L A MURATORI 

+ f f 

NUOVA BDIZIONE RIVEDUTA AMPLIATA B CORRBTTA 

CON LA DIRBZIONB 

oi 

GIOSUE CARDUCCI 



TOMO XXU - Parte IV 

(LE VITE DEI DOGI - VoL. I) 




CITTA DI CASTELLO 

COI TIPI DBLL' BDJTORE S. LAPI 

*** 

M. D C C CC 



i^ 



LE 



VITE DEI DOGI 



Ut:i 



Q\ 



MARIN SANUDO 



A CURA 



G 10 VANNI MONTICOLO 



VOLUME PRIMO 



¥ 



i>^/'" 



CITTA DI CASTELLO 

COI TIPJ D ELL' BD I T RE S. LAPJ 
*** 
M . DCCCC 



proprietA lbtteraria 



JD 



B J nota l'importanza straordinaria delle Vite dei dogi di Marin Sanudo, 

I ' specialmente per le vicende del secolo decimoquinto nel quale la storia 

M ^ politica di Venezia s'intreccia e si confonde coUa storia generale d'Italia. 

Difficilmente si pu6 ritrovare un altro cronista che sia stato consultato con tanta 

5 frequenza dagli studiosi e che a buon dritto sia salito cosl in alto come testimone 

autorevolissimo dei fatti del suo tempo e come assiduo raccoglitore e compilatore 

delle memorie storiche dei secoli anteriori. Ma questi studiosi, tranne poche ecce- 

zioni, nell'uso della cronaca si sono affidati senza riserve alPedizione curata nel 1733 

dal Muratori, ' nh in genere si h presentato alla loro mente il dubbio che per gravi 

10 e continue alterazioni del testo genuino fosse molto impura la fonte onde traevano 

le notizie. Eppure in quell'edizione non si poteva fare strazio maggiore delle Vite 

dei dogi sia che si consideri la materia storica dell'opera, sia che la nostra attenzione 

si rivolga alla sua stessa forma letteraria. II Muratori si affid6 alla testimonianza di 

un manoscritto Estense, ma al solito non ne diede la indicazione precisa; era con- 

15 tenuto in due codici nei quali all'antica segnatura VIII, F, g ^ VIII, F, lo h stata 

sostituita la nuova a, H, 5, 12 e a, H, 5, /j coUa numerazione /. 433 e /. 4S4, e 

tutti e due sono stati scritti nel secolo decimosettimo. L'edizione non ha conser- 

vata la forma genuina dialettale, ma vi ha sostituito una versione inelegantissima in 

lingua e non di rado infedele. Le alterazioni, specialmente nei nomi propri di per- 

20 sona e di luogo, sono frequenti e talvolta senza altri sussidi rfenderebbero impos- 

sibile la restituzione della forma a loro data dall'autore. Le notizie che il Sanudo 

aggiunse piii tardi alla sua opera mediante interfogliature e che l'editore doveva 

coUocare con discernimento al loro posto penetrando nel pensiero dell'autore, sono 

state unite ad arbitrio coUe altre, di guisa che il lettore ritrova in piti luoghi confii- 

t25 sione e talvolta anche contraddizioni che nella forma genuina della cronaca sono 

soltanto apparenti o anche del tutto vi mancano. Molte frasi dell'originale, forse per 



* Rerum Italicarum Scriptores, XXII, 398-1252, 



('1 



AVVERTENZA 



1'iniperizia del copista nella interpretazione talvolta non facile della scrittura del 
Sanudo, sono state omesse e sostituite arbitrariamente nelPedizione collo spazio bianco 
denotante una lacuna in quei casi fittizia. Altre omissioni spesso si estendono ad 
interi passi e se questi nel racconto che dalle origini procede sino alla morte del 
doge Tommaso Mocenigo (5 aprile 1423) talvolta contengono notizie di mediocre 5 
importanza storica, nella parte susseguente della cronaca sono di gran lunga piti co- 
piosi, piii estesi e piti degni di nota per la quantitk e qualitk dei fatti dei quali tras- 
mettono il ricordo. 

Queste considerazioni devono giustificare non solo la necessitk ma anche l'ur- 
genza di una edizione critica delle ViU dei dogi la quale riveli agH studiosi la forma 10 
genuina delFopera importantissima e dia tutte le illustrazioni necessarie alla sua retta 
intelligenza. E questo h appunto il fine che mi ^ono proposto, e per6 in questa 
avvertenza h mio dovere indicare i mezzi che ho usato per raggiungerlo. Delle 
Vite dei dogi del Sanudo la maggior parte ci h pervenuta nell'autografo che si con- 
serva alla Marciana nei due manoscritti segnati Italiani, Classe VII, codici 8oo, 8oi. 15 
II primo contiene 1' introduzione generale dell'opera e il racconto dei fatti dalle ori- 
gini al 5 aprile 1423; il secondo riprende la narrazione coUa elezione del doge 
Pietro Mocenigo (1 dicembre 1474) e la continua sino al 12 dicembre 1494. In 
queste due parti quei manoscritti sono il fondamento quasi sempre unico della mia 
edizione; ma appunto perchfe autografi, ho avuto cura d'indicare via via nelle note 20 
al testo le correzioni, le espunzioni e le aggiunte fatte di continuo dal Sanudo stesso 
al suo racconto primitivo per informazioni piJi esatte da lui ricev.ute o per nuove 
cognizioni derivategli dall' uso d'altre fonti ^. I molti passi che roriginale contiene in 
carte interfbgliate, sono stati coUocati secondo le ragioni della materia e l'ordine dei 
tempi al posto che il Sanudo stesso avrebbe loro assegnato qualora avesse eseguito la 25 
trascrizione definitiva della sua opera. L'autografo manca di qualche carta; al difetto 
ho supplito mediante la copia che si conserva nella biblioteca Estense. Nella parte 
minore ed intermedia dell'opera, che comprende gli avvenimenti tra il 5 aprile 1423 
ed il 1 settembre 1474, mancando 1'originale, fe necessario ricorrere alle due copie 
piti autorevoli. Esse sono state eseguite nel secolo decimosettimo ; l'una si ritrova 30 
nella Estense ed h appunto quella che fu pubblicata con poca fedeltk dal Muratori ; 
l'altra fe compresa nel manoscritto Marciano contrassegnato Italiani, Classe VII, codice 
125 e per il grande disordine della materia deve essere usata coUe maggiori cautele. 

Ma le notizie del Sanudo, pur ricondotte alla loro forma originaria, hanno con- 
tinuo bisogno di un ampio comento che illumini il lettore sul loro significato e suUa 35 
loro autoritk. Molti nomi propri stranieri sono stati da lui riferiti in forma veneziana 
ma cosl lontana dalla genuina da rendere necessaria una nota per la restituzione. Al- 



' Quanto all'ortografia ho riprodotto quella dell'autografo fuorchfe neU'uso delle maiuscole e minuscole lui- 
siall e nella punteggiatura dove ho seguUo l'u80 moderno. 



AVVERTENZA 



(') 



cuni passi di antichi cronisti, molte iscrizioni e vari documenti, spcialmente latini, 
sono stati da lui trascritti in fretta, e per6 la sua copia non manca di alterazioni e omis- 
sioni; di qui la necessitk di ritrovarne il testo originario e di pubblicarlo di fronte 
alla trascrizione scorretta, perchfe il lettore possa comprendere che qua e Ik il Sanudo 
5 ha proceduto con troppa arditezza e premura, scusabili d'altra parte ove non si dimen- 
tichi di quale mole sia l'opera e come lo stesso autografo ci presenti un lavoro su cui 
l'autore ritorn5 sopra piti volte sino agli ultimi anni della sua vita senza mai darvi 
quella forma definitiva coUa quale si licenziano le opere per presentarle al giudizio del 
pubblico. Molte parti della cronaca che compendiano il racconto di altre memorie 

10 per lo pih inedite e di documenti non di rado sinora ignoti devono spesso essere chia- 
rite al lettore nel comento mediante la riproduzione integrale del passo della fonte 
donde sono derivate. Per conseguenza il comento ha condotto per sua natura all'in- 
dagine ed all'analisi delle fonti letterarie e diplomatiche delle Vi^e dei dogi aprendo 
cosl I'adito ad un vasto ed in gran parte ignoto kmbito di ricerche. ^ 

15 II primo volume a stampa conterrk 1' introduzione dell'opera ed il racconto dal 

doge Paoluccio al 1280. Al testo seguirk un indice dei nomi propri e delle cose nota- 
bili ricordate nel volume, un glossario veneziano per i vocaboli non registrati dal Boerio 
o registrati con altro significato, e qualche giunta eventuale al comento. Voglio sperare 
che non vi sia bisogno di una lista di correzioni, almeno riguardo al testo. L' intro- 

20 duzione del cronista sark preceduta da una mia prefazione speciale per questo volume * e 
da una tavola ove ricorder6 in ordine alfabetico le fonti letterarie e diplomatiche e le 
altre opere citate con abbreviature nel comento. La prefazione dark particolari no- 
tizie specialmente sulle cronache veneziane usate dal Sanudo nella composizione di 
questa prima parte del racconto e anche supplirk ad alcune illustrazioni che per la 

25 loro lunghezza ho omesso nel comento delle prime quarantasei pagine; cosl in essa 
dar5 notizia degli aiuti con i quali il Sanudo compose il racconto delle origini ve- 
neziane sino alla istituzione del ducato, la tavola astrologica della fondazione di Ve- 
nezia e gli elenchi dei dogi, dei vescovi Castellani e dei patriarchi di Venezia e 
indicher5 i passi di Ricobaldo da Ferrara, del Biondo e del Sabellico ai quali il 

30 cronista rimanda, il ricordo che di seconda mano egli fa della Cronaca di Benintendi 
dei Ravagnani e l'uso del Chronicon Altinate e del Chronicon lustiniani nelle cor- 
rezioni ed aggiunte da lui fatte nel catalogo delle famiglie; per ultimo, a compi- 
mento ed illustrazione di quanto fe stato gik fatto dalI'Eubel nella Hierarchia catho- 
lica medii aevi e specialmente col sussidio delle varie serie diplomatiche ddV Archi- 



' n Muratori nella breve prefazione alle Vtie dei dogi ha raccolto in una lista i nomi degli autori e delle 
opere che il Sanudo ha ricordato. L'eIenco e di mediocre utilita per la ricerca delle fonti; prima di tutto fe da 
notare che II Sanudo per lo piu designa le sue fonti colle frasi indeterminate una cronaca antica, due cronache, fiii 
croHttche, altri scrive, altri dice ecc; inoltre alcunl degli autori della lista sono stati ricordati dal Sanudo di seconda 
mano; per ultimo il Muratori non ha distinto le fonti letterarle dalle diplomatiche. 

* La prefazione generale verra pubblicata dopochfe sara compiuta la stampa delle Vite dei dogi. 



f4) AWERTENZA 



tno Vaiicano in una tavola raccoglier6 i dati cronologjci certi suUa successione dei 
vescovi Castellani e dei patriarchi di Venezia. 

Per agevolare il lettore nell' uso dell'opera, ho posto nei margini laterali esterni 
le note cronologiche e anche le indicazioni numeriche delle carte del manoscritto che 
ho segulto, e nei margini superiori alcuni brevi titoli delle principali materie conte- 5 
nute in ciascuna pagina. E perchfe le citazioni della edizione Muratoriana possano fa- 
cilmente essere riscontrate in questa dagli studiosi, ho coUocato nel comento 1' indi- 
cazione numerica precisa della colonna del tomo ventiduesimo dei Rerum Italicarum 
Scriftores alla quale corrisponde ciascuna parte del racconto nell' edizione da me 
curata, 10 

Per ultimo voglio prevenire un'obbiezione che forse potrebbe essere fatta circa 
J'opportunitk di ripubblicare di queste Vite che seguono all' introduzione, anche le piii 
antiche. Si domanderk: vale proprio la pena di rimettere in luce la parte dell'opera 
nella quale la testimonianza del Sanudo non ha altro valore che quello delle fonti da 
lui segulte? non era piti opportuno cominciare l'edizione dalla parte dove il racconto 15 
del cronista ha un valore intrinseco suo proprio ? All'obbiezione rispondo sin d'ora 
ripetendo quanto ho gik espresso alla pagina 99 nella nota prima: 

" Questa parte della cronaca che dalle origini va ai due ultimi decenni del se- 
" colo XIII h la meno importante delPopera. Sono stato in dubbio suUa opportu- 
" nitk di ripubblicarla, ma alla fine ho deciso di comprenderla nell'edizione. Mi 20 
" hanno indotto a questo non soltanto l'autoritk del Sanudo, la grande diversitk tra il 
•• testo dell'autografo e quello pubblicato dal Muratori, e l'estensione non grande di 
" questa parte, ma anche 1'utilitk che ne pu6 venire alla ricerca delle fonti di que- 
**ste Vite dei dogi e soprattutto 1'avere il Sanudo talvolta interposto qualche ri- 
" cordo personale ed originale anche nel racconto degli avvenimenti antichi „. 25 

Roma, 14 febbraio 1900. 



G. MONTICOLO. 



/. 



MARINI SANUTI, LEONARDI filii, Patricii Veneti 
De origine Urbis Venete et Vita omnium Ducum Venetorum 



C. 4 A 



INCYPIT FELICITER 



1 



L 



A cita di Veniexia al presen te ' in Italia primaria et potentissima ne la region di 
Venetia, nell' intimo sino dil mare Adriatico situada, ne le aque salse et torniata 
di paludi, questa, come si leze ne le antique historie et croniche nostre, ne ranno 
dil 42 1 al zorno vigesimo quinto di marzo ave principio non da pastori, come ave 
Roma, ma da potenti et nobeli, i quali f ugendo la persecutione di Athila, cognominato f 1 a- 
gelum Dei, re di Hunni et altre gente barbariche che in Italia veneno vastando et rui- 
10 nando molte citade'; questi v^neno con Ihoro fameglie et supelectile in questi lagumi per 
viver securamente, qualli da le acque erano deffesi, et sopra varie ixole ediiicorono tigurii 
et domicilii per Ihoro habitatione. et quelli che v6neno di Aquilegia fuzendo a li litti mari- 
timi edificorono Grado, Concordiani Caorle, et Altinati venuti a le ixole vicine, in memoria 
di le porte di la Ihoro citade da barbari ruinata chiamorono cussi * ditte ixole dove habita- 
15 vano, zofe Torzelo, Mazorbo, Buram, Muram, Constantiaco et Amiam ^. ancora, Padoani v6- 
neno in una altra ixola, qual chiamarono Rivoalto, la qual era vicina di altre ixolete ne le 
qual habitavano solamente pescatori. et cussi scorando la sua vita con Ihoro barchete si de- 
vano ^ a lo exercitio maritimo. bench6 ' di questo principio dil tempo fusse varia oppinione, 
secondo Biondo Foroliviense nellibroDe gestis Venetorum scrivefu ne Tanno 456, 
20 facendo la raxon di tempi che regnavano a la morte di Athila Leone primo pontifice, Mar- 
tiano imperatore Constantinopolitano, Genserico re di Vandali in Africha et Mereneo re di 
Franza et Valentiano iuniore. 

Ma la verita fu ne Tanno 421, come ho scrito, a di XXV di marzo, in di de v^nere, ismarzo^"' 
zercha horra di nona*, ascendendo come ne la astrologicha figura apar ^, gradi 25 di Cancro, 
25 posta la prima piera di la fondamenta, come molti scrive, di la chiexia di san lacomo de Ri- 



1-3. Marini-feliciter] Marin Sanudo scrisse Piniero fasso con inchiostro rosso e lo frepose alla narrazione come 
titolo della sua oj^era, Mancano nel codice le frime tre carte, ma senza danno della cronaca, perchh o erano bianche 
contenevano una tavola della tnateria di questa. — 21. Mereneo] Cosi il cod,; leggasi Mereveo. — 22. Valentiano] 
Coii il cod. j>er Valentiniano. 



' Cf. MuRATORi, Rerum Italicarum Scriftores, XXII, 
405. La parte della cronaca che precede la storia del 
primo doge e contiene un breve racconto delle origini 
della citta e dello Stato e alcuni elenchi, deve essere con- 
siderata come una introduzione che il Sanudo prepose 
alle vite dei dogi, e corrisponde alle parole del titolo " D e 
orlgine urbis Venete „. 

* Cioe nel tempo che 11 Sanudo compose per la 
prima volta questa cronaca. NegU anni seguenti, vale a 
dire nel 1522, nel 1523, nel 1525, nel 1529 e nel 1S30 vi 
aggiunse alcune notlzie e anche interi capitoli, come appare 
dalle date della loro materia storica ; cf. p. e. il catalogo 



delle famiglie, quello dei dogi, quello dei patriarchi, il ca- 
pitolo delle bcillottazioni, ecc; cf. pp. 11, 14, 16, 17, 47 ecc. 

^ Notisi la sintassi irregolare e caratteristica del 
Sanudo. 

* Cf. MURATORI, XXII, 406. 

5 Costanziaco ed Ammiana erano gi^ deserte nel 
secolo XV ed ora sono scoraparse. 

^ l profughl e non i pescatori. 

' Questo periodo e posto a capoverso nell'edizione 
curata dal Muratori, ma non nell'autografo. 

8 "nonaa, cioe " mezzogiorno „. 

" Cioe nella tavola a p. 5. 



MuRATORi, Rer. It. Scrij^t., Tomo XXII, parte iv, foglio i 



MARIN SANUDO 



voalto, nel qual zorno, utdivinetestanturlittere,fo formato il primo nostro padre Adam 
al principio di la creatiom dil mondo; nel qual etiam la beata verzene Maria di l'anzolo Cabriel 
fo anonciata, et il fiol di Dio nel suo ventre introe e poi naque Cristo che fo la redemptiom no- 

c. 4 B stra; ancora', in questo zomo, secondo || alcuni theologi, lesu Christo nostro redemptor fo da 

Hebrei nel monte Calvario crucefixo, sich6 h zorno molto memorabile. et per Padoani fonno 5 
mandati tre consoli a dar principio a la hedificatione di questa nova citk, come etiam scrive 

Au.42if Marco Antonio Sabelico ne la Historia Veneta, i qualli fonno ne Tanno 421 Alde- 
broto Falier, Thomk Candiam, zofe Sanudo, et Daulo comite; altri scrive fo Geno Daulo; et fo 
ne Tanno poi la creatiom dil mondo 5950. et poi fonno mandati altri consoli, Galieno Fon- 

An. 423t tana, Simone Glauco, et Antonio Calvo, qualli dil 423 v^neno. da poi tre anni vdnero altri 10 
consoli, qualli do anni governavano li habitanti sopra ditte ixole: Marin Linio, Hugo Fusco 
et Luciano Graulo, et li altri fonno Marco Aurelio, Andrea Clodio et Albino Mauro. et 
dapoi feno li tribuni tra IhorO; i qualli durono il Ihoro regimento sino a la creatione dil 

An. 6g7 primo doxe, fato ne l'anno 697, come scriver6 di soto^ et cussi fo dato il nome a la citk Ve- 

netia, overo per il nome di la provintia, overo trato da Heneti, populi che veneno di Paphla- 15 
gonia con Anthenor troiano dapoi la ruina di Troia et in questi monti Euganei edificorono 
la citk di Patavia, non perho dove Th^ al presente, ma piu versso li monti dove ancora si 
vede qualche vestigia, e fo ne Tanno dil mondo 3750, altri scrive 4058, et avanti Tavenimento 
di Christo anni 1141; et poi la cita di Padoa fo edifichata dove al presente si vede, et 
questi populi Heneti ', qual per lo epitaphio di Antenor preditto, ch' h a Padoa Tarcha mar- 20 
morea sopra quatro colone vicino a la chiexia di san Lorenzo, chiaro si vede, qual dice cus^ : 

" inclitus Antenor, patriam vox nisa quietem, 
" transtulit huc Henetos Dardanidumque fugas, 

" expulit Heuganeos, Patavinam condidit urbem, 
" quem tenet hic humili marmore cesa domus. „ - 25 

Sich^ fo mutata la prima lettera di Henetia, et Venecia questa cita fo chiamata, la qual 

di tempo in tempo poi h. venuta in mirabile acrescimento. et si trova scripto che il beato 

et sanctissimo Magno, episcopo di Altini, hessendo etiam lui fuzido in questi paludi, inspi- 

c. 5 A. rato da Dio f ece edifichar in varii luogi di le ixole preditte 7 chiexie, zo^ 1 1 hessendo in 

Heraclia, dove continue quella se impiva de habitanti, et come capo et episcopo di queste 30 
ixole il prefato Magno andava confortando tutti et che dovesseno ringratiar Dio di esser 
scapolati da le crudelt&. barbariche. et li aparve san Piero ordinandoli in capo di Veniexia, 
overo di la citk di Rivo-alto, dove trovasse bovi e peccore pascolar, dovesse hedifichar una 
chiexia sotto il suo nome, et cussi f ece che in 1' ixola Olivolense * edificoe San Piero, dove al 
presente h la sedia et chiexia cathedral di Veniexia. poi li aparve ranzolo Raphael come- 35 
tendoli da uno altro capo dove trovasse assa' oxelli insieme, li edifichasse una chiexia, et 
cussi fece, ch'fe TAnzolo Raphael in Orsso-duro ^. poi li aparve misi^r lesu Christo nostro 
signor e li comesse in mezzo di la cita dovesse edificarli una chiexia dove vedesse di so- 
pra una nivola rossa, e cussi fece, et h San Salvador. poi li aparse la sanctissima Maria 
vdrzene, molto formoxa, et ^ li comando dove vedesse una nivola biancha li edificasse una 40 



lo. 423] Cod. 413; ma la tradizione ascrive al frcteso governo dei primi tre consoli la durata di un biennio. Cf. 
il pretcso documento intitolato Aedificatio civitatis Venetiarum /«W.Yra^o dal Moltnenti nella Storia di Venezia 
nella vita privata , Torino, Roux e Favale, 3* ediz. — 17. versso] Cos\ il cod.; questi raddoJ>J>iamenti errati di 
consonanti sono molto frequcnti nella scrittura del Sanudo. — 28. Altini] Cosi il cod, — 33. bovi e] Parole aggiunte 
dalPautore nello sfazio interlineare, 

' Cf. MuRATORi, XXn, 407. * Olivolo, poi Castello, che piu tardi diede nome 

* Nella vita del primo doge, a p. 99. ad uno dei sestieri di Venezia. 

' Notisi la strana ed oscura sintassi del Seinu- ^ Dorsoduro, clie piu tardi diede il nome ad uno 

do; la frase forse equivale a *et da questi populi He- dei sestieri di Venezia. 

neti„. 6 cf. MuRATORi, XXII, 408. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



chiexia, qual h Santa Maria formosa. ancora, li aparse san Zuanne baptista dicendoli dovesse 
far do chiexie vicine una a raltra, che fu una al suo nome, Taltra di suo padre, le qual fece 
et sonno San Zuanne Brkgola et San Zacharia. poi li aparse li apostoli di Christo, volendo 
e t i a m Ihoro aver chiexia in questa nova cith, e comesseli dove trovasse dodece grue in uno, 
che ivi la edifichasse, e cussi f ece et la chiexia di santo Apostolo '. ultimo li aparsse la 
beata vergine lustina e li ordin6 dove trovasse vide ^ produr novo frutto, li edificasse la sua 
chiexia, et cussi fece. et havendo notk 7 chiesie, conumerandole sono 8, et perch6 si leze 
Padoani edificono San Zane BrJigola, perh6 b da considerar che a San Zacaria fusse ivi 
apresso una chiexiola di san Zuam batista, sich6 fo una sola chexia. hor questo sanctissimo 

10 vescovo tornato in Heraclia ivi morite, e poi ne Tanno 1206 al sexto del mexe di octubrio 6 oti. isoi> 
il suo corpo fo portato in questa cit^ et ne la chiexia di Canareio ^, a San leremia, fo posto 
dove f ece de molti miracoli et fino al zorno presente, e si mostra. 

Questi adoncha che vdneno ad habitar questi lagumi, zoh ixole, etiam comenz6no ad 
abitar Chioza*, Malamocho" et Albiola^ dove edificorono citade et per pontifice Severino li fu 
concesso episcopi '. questi atendevano a far merchadantie 1 1 portando sal et pesse con le c 5 b 
Ihoro barchete a li liti vicini, n^ erano molto superbi, nfe stimavano richeza, licet richi fus- 
seno, ma pietk et innocentia et sopra tutto religione, non vestivano ornatamente n^ per aff e- 
ctatione zerchavano li honori, ma sf orzati intravano. et come Benintendio scrive in la sua 
Cronicha, poi che Padoani ebbeno edifichato chiexie et tigurii in Rivo-alto et Dorso-duro, 

20 quelli di Moncelexe ^ fuziteno etiam Ihoro in questi paludi et edificorono Malamocho, AI- 
biola, Palestrina ^ et Chioza, perhoch6 barbari Longobardi duro [per molti anni in Italia, et 
chi voleva fuzer la Ihoro persecutione si reduceano in queste parte ad habitar portando con 
Ihoro el meglio che poteano. questi erano molto molestadi da Histri et Dalmatini et maxime 
da Triestini, unde da Ihoro si conveniano vardar, et feno navilii con i qual contra di questi 

25 combateano. 

Et sesanta anni da poi la edificatione di Veniexia *" che saria dil 501, Narses eunucho vene Ann. soi 
in Italia con zente, mandato da lustiniano imperator di Constantinopoli, qual con lo aiuto di 
Longobardi erano" da 12 milia armati, volendo esser contra a Totila re di Ostrogothi qual era 
venuto in Italia con bon numero di zente et sopra la riva di TAdexe *^ se ritrovava : et volendo 11 

30 ditti Longobardi andar a Ravena per unirsi con ditto Narsete, non potendo passar per le aque, 
Venitiani li d6teno barche et li passono a Ravena, i qualli poi stati a le man con Ostrogothi, 
li rupeno, unde per gratuir tal beneficio li havia fato Venitiani, Narses mandoe a Veniexia 
alcuni maistri, quali exhostium manubiis fece edifichar sopra la piaza di Broio'^ la chiexia 
di san Thodaro dove al presente h la chiexia di san Marco, et da Taltro capo di la piaza predita 

35 f ece edifichar la chiexia di santo Mena et san Zuminiam. ancora **, Paulo, patriarcha di Aqui- 
leia, fuzendo tal barbariche insidie, vene col suo thesoro a Grado dove edificoe la chiexia 
di santa Fumia '^, et si chiamo patriarcha di Grado e fo confirmato da Pelagio pontifice qual 
fuse capo de queste ixole et de molti episcopi circumstanti. et Padoani edificono San Zuan- 

J. et] Cos\ il cod, fer et &. — ii. a San leremia] Parole aggiunte dal Sanudo nello spazio inttrlineare come 
epesegetiche risfetto alla frase ne la chiexia di Canareio. — 13. et] Cosi il cod. fer et 6. 

' Ciofe dei santi Apostoli. * Monsellce. 

^ " vide „ , cioe " viti „. ^ Borgo sul lido tra il porto di Albiola e quello 

3 Cannareggio, che piik tardi diede 11 nome ad uno di Chioggia. 

dei sestleri di Venezia. i" Notisi lacontraddizione colladata del 421 la quale 

■* Chioggia. farebbe aspettare la parola " ottanta „ in luogo di " ses- 

^ Malamocco vecchio. santa ;,. 

<* BorgochestavatrailportodiMalamoccoequellodi " "erano», clofe "qual erano „ come di frequente. 

Albiola, eforsecorrispondeaSantoStefanodiPorto-Secco. '* L'Adige. 

■^ Cloe il pontefice Severino approvd I'istltuzione 's Cioe la piazza di San Marco. 

delle sedi vescovili di Eraclea e di Torcello; cf. il croni- '* Cf. Muratori, XXII, 409. 

sta Giovanni nelle Cronache Vcneziane anlichissime, I, 64, '^ Santa Eufemia. Ma fu edificata da uno dei suoi 

84 (Fonti per la Storia d'ltalia pubblicati daU'Istituto successori, ciofe dal patriarca EUa. Cf. anche p. 6, rr. 19-23 

storico italiano, Roma, Forzani, 1889). e p. 7, r. i e la nota i. 



MARIN SANUDO 



ne im Br^gola dove antiquitus si feva il merchado come al presente' si fa il sabado a 
San Marco et il m^rcore a San Polo. ancora, la chiexia di san Martim per Ihoro fo fato 
edifichar. 
c. 6 A II Ma poi Fortunato, Aquileiense patriarcha, con aiuto di Longobardi vene a Grado et spo- 

glioe quella chiesia, unde Honorio pontifice inteso questo, vi mandoe uno episcopo con assa' 5 
oro et portoe con sl li corpi di santo Hermacora et Fortunato. oltra di questo, Oppitergio che 
adesso ^ Ovederzo ^ si chiama, a Rhotaro re di Longobardi fu ruinato, qual era cit^, et il suo 
vescovo Magno vene in queste parte et fece quanto ho scripto di sopra. et nota la citk di 
Heraclia era in li confini di I^solo *, da questi ^ hedifichata, et perch6 Heraclio imperador in 
quelli tempi regnava, al suo nome la nominorono Heraclia, la qual fo dita poi Cit^-nuova; 10 
hora t ruinata, che non apar vestigia alcuna, solum la chiesia di san Piero. et questa per- 

An. t2g secutione di Lothario sopraditto ^ fo ne Tanno 629. Paulo episcopo di Altino messe la sua 
sedia episcopal a Torzello, la qual fino al presente ' ivi h episcopo. et quello di Padoa vene 
a Malamocho, perhochd Arnolfo * re di Longobardi expugnoe ditta cit^ di Padoa, qual zh. 
per Narses eunocho erra sta restaurata di la prima ruina li f ece Gothi. et Padoani pur f u- 1 5 

An. 4sb gendo a li paludi, questa fo la secunda venuta, et perhb h questa discordantia dil 421 al 456; 
u n d e si pol dir in questo tempo venisse in mirabel augumento dita citL et come ho ditto ', 
Severino pontifice confirmoe li vescoadi in ditte ixole. 

Et da poi quaranta anni di la persecution di Totila re di Ostrogothi che fo roto da Nar- 

An. S4' sete, che saria dil 541, Clesio, secondo re di Longobardi, crudelissimo, el qual la Lombar- 20 
dia di varie persecutione vexoe ^*', unde molti timendo la Ihoro ruina si veneno a salvar in 
queste ixole maritime dove stavano securi con le Ihoro fameglie et fevano caxe di legno per 
Ihoro habitatione n^ atendevano a pompa, ma ben a far danari; sich^ li populi di le citk rui- 
nate da barbari, come scrive Ricobaldo Ferrarese, historico di le guerre Longobarde, 
fonno cagione di la edificatione di questa citk di Veniexia, qual al presente " h venuta si grande, 25 
oppulenta et bella et in summa alteza, et di tempo in tempo aveno diverssi privilegii da imperatori 
de inmunith et exemptione et che non dovesseno dar alcun censo a lo Imperio come fanno le 
altre citk in Italia, per esser ixole in mar situate et da Ihoro medemi fabrichata la cit^. que- 
c. 6 B sta citk si governorono a tribuni annuali anni 232, ma poi vene j | discordia ** queste ixole per 

causa di ditti tribuni, per la qual cossa Luthprando longobardo che dominava el Friul, mosse 30 
guerra a li confini di ditte ixole, qual il confin di Venexia erra solo per longezza mia" 80 da le 
aque di Grado fino al castello di Loredo 'S qual poi fo edificato per Vidal Falier doxe, come 
diro di sotto '*; unde Venitiani che non erano ben uniti, deliberorono far un convento in He- 
raclia, dove si trovo Christoforo patriarcha di Grado con il clero, tribuni e proceri et plebei, 
et tra Ihoro deliberorono non far piu tribuni, ma far uno capo qual havesse nome di doxe, 35 
al qual il resto di le ixole ubedisseno, et cussi elexeno Paulucio di Anafesti, Heracliano, sicome 
scriverb di sotto ** quello seguite nel suo ducato. et fu Tanno ab urbe condita 282, altri 
voleno 297, altri 276, et ne li anni di Christo 697, altri dice 706, et dal principio dil mondo 
5905 in tempo di lustiniano imperador di Constantinopoli 27,""' di Syro pontifice romano no- 



30. Clesio] Cos\ %l cod, ^er Clefio. — 30. Luthprando] Cosi il cod. 

' Cf. p. I, n. 2. "> Notisi la solita sospensione della proposizione 

* Cf. p. I, n. 2. principale per l'uso della proposizione relativa. 
3 Oderzo. n Cf. p. i, n. 2. 

* Questa citta h scomparsa; le sue rovine stanno '*' Anche qui si h4 l'elissi di " discordia ;, per " in 
presso la Cava-Zuccherina. discordia „. 

^ Ciob che Eraclea fu edificata dai profughi di " " mla „, ciofe " miglia „. 

Oderzo. 14 Loreo. 

« Cio& Rotari. " 15 ciofe nella vita di quel doge; cf. p. 159. Cf. Mu- 

■^ Cf. la n. 2 a p. 1. ratori, XXII, 410. 

* Ciofe Agilulfo. 16 c£ofe nella vita di quel doge; cf. p. 99. II suo 

* Cf. p. 3, rr. 14, 15 e n. 7. cognome non e dato dalle testimonianze piii antiche. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



nagesimo, et Luithperto H""" re di Longobardi in Italia, et Dagoberto quintodecimo re di 
Franza. hor qui ponero la figura astrologicha dil zorno di la prima horra di la sua edificatione ' : 




" Curente anno Domini 421, die 15 martii, capta fuit pars in Consilio pataviensi con- 
" struere civitatem Rivoalti, et missi fuerunt tres consules ad dictam civitatem construendam, 



3. - p. 6, r. 6. Currente - 47] ^uesia farte h stata scritta dal Sanudo con altro- inchiostro e fu da lui aggiunta 
alla narrazione -/irecedenie a guisa di allegato fer giustificare il ricordo di Geno Daulo. k noto che il documento al 
quale questa seriitura rimanda, ciob la deliberazione fresa dal Consiglio di Padova, k falso. 



' II Sanudo ha voluto rappresentare in questa ta- 
vola il luogo dei sette corpi mobili, secondo l'ordine 
Tolemaico, il 25 marzo 421 a mezzod\ vero di Venezia. 

I sette corpi sono la Luna, Venere, Mercurio, 11 Sole, 
Marte, Giove e Saturno. La figura h orientata cosl : Sud 
in alto, West a destra, Nord in basso, Est a sinistra. 

II Sole h in Ariete con egual numero, perchfe da quattro 
a cinque dl era passato l'equinozio di primavera ; Giove 
fe nei Pesci e con moto diretto, cioe con moto apparente 
da West a Est ; Venere e in Toro con moto diretto ; la 
Luna e in Gemini ; Marte e nella Libbra con moto re- 
trogrado, ciofe apparentemente da Est a Wesf ; Saturno e 
nella Vergine con moto retrogrado, e Mercurio in Ariete. 

Un altro esemplare di questa tavola si trova a Ve- 



nezia nella blblioteca del comm. Federico Stefani; h del 
secolo XV e fu pubblicato dal Molmenti nella sua Storia 
di Venczia nella vita frivata tra i documenti (3*ediz. To- 
rino Roux e Favale), L' editore ha ristampato questa 
tavola, perche secondo lui I'esemplare dello Stefani diife- 
risce da quello del Sanudo nei segni dello Zodiaco; piu 
esattamente avrebbe dovuto dire che la differenza tra i 
due testi sta nei numeri aggiunti ai nomi delJe costella- 
zioni e nella disposizione di alcuni pianeti. Inoltre l'edi- 
tore non si e accorto che 1'esemplare dello Stefani, quale 
almeno e nella stampa, e talvolta errato nei numeri, come 
pure e crrato quello del Sanudo, e per soprappii egli non 
ha spiegato il significato di quelle indicazioni. Gli er- 
rorl del due testi nei numeri aggiunti ai nomi dei segni 



c. 7 A 



MARIN SANUDO 



" scilicet Albericus Faletrus, Thomas Candianus et Geno Daulus, et die 25 marcii principium 
" fundamenti iactum est circha horam meridiei, in qua hora dispositiones planetarum, cele- 
"stium corporum et partes celi tales fuerunt ut antescripta figura patent. et sciendum est 
« quod annus predictus precesserat horam Arabum per septem colectiones, minutis ' duobus 
" annis expanssis ^ et sex menssibus ac quinque diebus. fuit autem motus octave sphere » gradi 5 
« 2, minuti 58, secundi 49 in diminuendo *, unde aparet per argumentum eius qui fuit signa 
"11*, gradi 13, minuti 44, secundi 47". 

NOT A 

Aquileiesi hedificono GradO; 

Concordiani Caorle, ^^ 

Oppitergini Exulo; 

Altinesi si riduseno a Torzello. 

Quelli di Cividal, di Belum e Feltre hedificorono Heracliana. 

Altinesi e Concordiani hedificorno Malamocho. 

IXOLE ERANO' IN QUESTI LAGUMI DE RlVOALTO. 15 

Osso-Duro, lubanigo^ lemeneo dove h San Marcuola^ Canareio, Luprio", Santa Trlnita", 
Bragola dove si feva il merchado. 

Padoani hedificorno Rivoalto, dove e Veniexia al presente. 

Malamocho vechio si sumerse ; era X mia ^^ in mar. 

553. Dil 553 Helia, greco, patriarcha di Aquileia, fo confirmato patriarcha di Grado per 20 
Pelaggio primo,'' papa. 

Entinopi, architeto, greco, di la so caxa ussi fuoco, bruso in Rialto 24 caxe, si vodo far 
f ar la chiexia di San lacomo in Rivoaho in loco di 1' incendio ; f u f ata la chiexia '* e consecrata 
per li episcopi Padoano, Altinate, Trevisino, et Oppitergino. A Grado fu hedifichk la chiesia 

2. Cod. dispositionis. — 6. Cod. secundis. — 20. confirmato] Cod. confimano. — 21. Pelaggio] cosl il cod. 

dello zodiaco, sono evidenti, perche i segni opposti, cioe ^ L'ottava sfera era quella delle stelle. 

Ariete e Libbra, Pesci e Vergine, Acquario e Leone, Ca- ■• Cioe con moto retrogrado da Est a West. 

dricorno e Cancro, Sagittario e Gemlni, Scorpione e ^ qjq^ sessanta gradi, corrispondenti a due segni 

Toro, avrebbero dovuto avere i medesimi numeri. Pro- dello zodiaco. 

babilmente il testo originario della tavola aveva 4,39 per ^ II testo dei due ultimi periodi e confuso, in gran 

l'Ariete e la Libbra, 10,20 per i Pesci e la Vergine, 16,59 parte per gli errori dovuti al copista, che non ho potuto 

per l'Acquario ed il Leone, 25,22 per 11 Capricorno ed correggere nemmeno col sussidio del documento della 

il Cancro (11 che spiega la frase del Sanudo a p. i, r. 23: raccolta Stefani. 

"ascendendo come ne la astrologicha figura apar, gradi ' Ciofe la frase secondo la speciale sintassi del Sa- 

25 di Cancro ,), 20, 19 per il Sagittario ed i Gemini nudo equivale a " che erano „. 

(anzi prima di questi numeri deve leggersi nella tavola * Zobenigo. 

" Gemini „, e non " Geminorum „ come ha scritto 11 Sa- ^ n Galliciolli (Delle memorie venete antiche fro- 

nudo), 14,22 per lo Scorpione ed il Toro. Questi numeri fane ed ecclesiasiiche, Venezia, Fracasso, 179S, I, 118) di- 

indicano in grandi e minuti i principi delle costellazioni stlngue " Lemeneo „ coUa chiesa di Sant' Ermagora da 

rispetto al segno omonimo. Non e chiara nella tavola " Gemini „ o "Jemini^ che ricorda a pag. 109, e trae la 

del Sanudo 1' indicazione della Luna presso il Cancro, e notizia dl " Lemeneo „ dalla "Cronaca Dolfina,. 

della Vergine e Mercurio presso i Gemini ; forse l'autore i" Isola, poi nel sestiere di S. Croce (L'Orio). 

ha voluto slgnificare la distanza di Mercurio dai Gemini ^ Questa e la seguente erano due luoghi nelle due 

e della Luna dal Cancro in quel momento. I numeri isole " Gemini „ poste tra Castello e Rlalto. 

presso i nomi dei sette corpi mobili danno in gradi e '^ Cioe " diecl miglia „. II fatto avvenne nei prin- 

minuti la loro posizione rispetto al loro segno dello cipio del secolo XII. 

Zodiaco. i3 qiq^ secondo. II Sanudo da questa notizia che 

II Dragone e una costellazione che non appartiene contraddice all'altra, la quale si legge a p. 3, rr. 36-37, 

allo zodiaco, ma sta intorno airOrsa minore ; la tavola e riferirebbe la concessione del privilegio di Pelagio, 

ha indicato la coda del Dragone nella sua direzione verso al patriarca Paolo anziche ad Elia. La data del privlle- 

lo Scorpione e la testa nella sua direzione verso 11 Toro. gio, 11 quale appare di dubbia autenticita, e del 20 apri- 

' " minutis „ cioe tolti, diminuiti. le 579. 

2 ciofe "interi,,. u cf, p. i, rr. 23-25. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



7 



di Santa Fumia', fo tolto le ruine de altra per fabrichar Imanni*; retori e tribuni in diverse 
contrade fonno constituidi, fevasi maistri di cavalieri^ e fonno 5 man* (| . 



Doxi cREADi iN Eracliana, zoh ZitA-nova, secondo una cronicha. 



c. S B 



in Eracliana tribuni 



> in Malamocho maistri di cavalieri. 



in Malamocho doxi. 



660. Paulo Lucio, primo. 
5 681. Marcelo Tagaliam. 

*^90. Urso Yppato. 

701. Domenico Leo, primo maistro di cavalieri 

702. Felice Comicola. 

703. Diodato. 
10 705. luliano Yppato. 

706. Zuanne Fabriciacio. 

707. Diodato, primo doxe. 
• 720. Galla. 

721.5 Domenego Monegario. 
15 729. Mauricio. 

752. Zuanne, fiol di Mauricio. 

777. Obelerio, over Berengerio^. 

777. Beato, doxe primo in Rivoalto. 

782. Ailzolo Particiazio, zofe Badoer 
20 800. lustiniano Particiazio, suo fiol. 

811. Piero Tradominico. 

840. Urso Particiazio. 

857. Zuanne Particiazio, suo fiol. 

875. Piero Candiam, zo^ Sanudo. 
25 882. Zuam Badoer, iterum doxe. 

884. Piero Tribuno. 

911. Urso Badoer. 

930. Piero Candiam secondo. 

937. Piero Badoer. 
30 940. Piero Candiam terzo 

957. Piero Candiam quarto. 

975. Piero Ursiol. 

977. Vital Candiam. 

978. Tribun Memo. il resto sta ben come qui avanti' li tempi. |.| 

35 • QUESTI SONO TUTTI l DOXI STATI IN VeNIEXIA. 

Primo regnono consoli anni 35, poi tribuni anni 232, poi maistri di cavalieri, demum in 
Rialto ^ feceno doxe: 



doxi in Rivoalto. 



\ 



doxi creadi per potentia. 



c. 9 A 



3. Le carte 'j B e S A, sono bianche. Le carte f e 8 non affartenevano in origine al manoscritto, ma furono ag- 
giunte foi dal Sanudo stesso pcr la trascrizione del documento e delle note ad esso susseguenti. — 6. Yppato] Cosi il 
cod. J>er Ypato. — 21. Tradominico] Cosi il Sanudo fer Trum-Dominico Tradonico. 



' Dal patrlarca Elia verao il 579. 

^ Probabilmente il Sanudo accenna alla chiesa e al 
monastero di San Felice di Ammiana. 

3 Veramente la frase tecnica originaria era " magi- 
ster militum „ , ma " miles „ pii tardi nel Medio Evo 
aveva acquistato il significato di " cavaliere „. 

* Cioe " cinque elezioni „ , perchfe tanti furono 
quei " magistri militura , 

^ Cf. MuRATORi, XXII, 411. 



" II nome Berengerio fu dato a quel doge per la 
prima volta nella breve narrazione della guerra tra Carlo 
Magno e Venezia, narrazione che fu composta poco dopo 
il 1056, come fe stato dlmostrato dal Simonsfeld, e venne 
aggiunta in due codici alla parte piu antica del " C h r o- 
nicon Altinate „. 

' Cioe nel catalogo dei dogi susseguente a questo. 

^ Cio& in Eraclea e non a Rialto, come appunto h 
indicato dal catalogo precedente. 



MARIN SANUDO 



697. Paulo Lucio, eracliam, primo doxe; dogoe anni 19; overo Anafesto, 706 ^. 
717. Marcello Tagaliam; anni* 9, dl 21. 
726, Orso Ipato; anni 11, mexi 5. 

E dapoi fonno facti maistri di cavalieri in Malamoco: 

737. Domenico Leo; anno uno \ 

738. Felice Cornicula; anno uno 
Diodato; anno uno ) in tutto anni 6. 
luliano Ypato; anno uno 
loanne Fabriciazo; anno uno 

742. Diodato, fiol di Horso doxe, sedete anni 13, mexi 2; fo de cha' Ipato. 10 

755. Galla; anno uno, mexi 2. 

756. Domenico Monegario; anni 8, mexi 11; li fo azonto do tribuni apresso al governo 

per la sua severitJi; altri vol fusse Selvo. 

764. Mauricio, eracliano, Calbaion; anni 13, mexi 3, di 5. ) j- j i j ^ ,c 

' „ „ ' ^,.,-.^j, ^ i fonno cazadi dal ducato. 15 

787. Zuanne, suo fiol; anni 17, mexi 2, di 2. ^ 

804. Obellerio di Malamocho; anni 3, fo di Antenori. 

807. Beato, fradello dil predito doxe; trasferite la sedia ducal, erra^ in Malamocho, in 

Rivoalto, et con Valentin so fradello dogoe anni do, mexe uno. 

Doxi in Rivoalto: 

809. Anzolo Particiaco eracleano, zo^ Badoer, primo doxe creado in Rivoalto, ave do 20 
tribuni annual, sedete anni 18, 

*827. lustiniano Particiaco, fiol dil sopraditto e consorte nel principato, sedete poi la 
morte dil padre anno 1, mexe 1, dl 7. 

828. Zuane Particiaco, fradello dil sopradito lustiniam doxe e suo consorte nel principato; 
anni 8, mexi do, di 9. 25 

Anzolo, suo fiol, fo suo consorte nel dogado. 

836. Piero Tradominico; anni 28, mexi 2, di 15; ^ve Zuanne, suo fiol, consorte nel du- 
cato, qual morite avanti de lui. 

864. Urso Particiaco; anni 17, mexi 2, dl 6, 

881. Zuanne Particiaco, fiol dil sopyadito doxe; anni 6. 30 

Piero Particiaco, fradelo dil sopradito Zuanne; con esso dogoe anni 3, 

887. Piero Candiam, zoh Sanudo; anni ** ^ mexi 5 ||. 

c. 9 B 887. Zuane Badoer, fo reelecto una altra volta doxe; anni 6, di 13. 

888. Piero Tribuno; anni 23, di 2. 

911. Urso Badoer, fo fiol dil fradello di Zuanne Badoer doxe; dogoe anni 20, mexi di 13. 2, 35 
932. Piero Candiam segondo; anni 7; in questo tempo fo il rapto di Triestini ". 
939. Piero Badoer, fiol di Orso doxe; anni 3, di 14. 
942. Piero Candiam terzo, fiol di Piero doxe; anni 17. 



7. Diodato anno uno] farole qggiunte foi dal Sanudo nello sfazio interlineare ; il Sanudo, come h dimostrato 
dalla nota marginale in tutto anni 6, aveva dimenficato nella serie, per distrazione, il nome di Teodato, il quale se- 
condo alcuni antichi cataloghi sarebbe stato al fotere due anni. Cfr. Cronache Veneziane antichissime I, 
/. 177, Roma, Forzani, i88g. — 27. // Sanudo corregge Tradominico su Tradonico. 

• " overo „ si riferisce tanto ad « Anafesto „ quanto 3 Elissi per « qual erra „ frase riferita a " sedia „. 

a "706 „ data delle origini del ducato veneziano secondo ^ Cf. Muratori, XXII, 412. 

alcuni cronisti ; cf. p. 4, r. 38. s Pier Candiano I non fii al potere che cinque mesi. 

' Si sottintende " dogoe » , e di frequente si ritrova quindi il Sanudo non fu esatto nel porre la lacuna dopo 

1' identica ellssi o quella di " f o „ o di " sedete „ nelle " anni „. 
date dei dogi susseguenti. « Cioe fatto dai Triestini. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



\ 959. Piero Candiam quarto, fiol dil sopradito; anni 17, mesi 6, dl 3. 

^ 976. Piero Ursiol; anni 2, dl 25. 

l 978. Vidal Candiam; anno uno, mexi 2, dl 13. 

' 979. Tribun Memo; anni 13, mexi 4, di 9. 

5 991. Piero Ursiol, fiol di Piero doxe; anni 18, mexi 6, di 4; ave consorte nel ducato 

Zuanne Ursiol so fiol, et morto ', Otho etiam ave consorte che erra suo fiol. 
1009. Otho Ursiol predicto; anni 17. 
1026. Piero Centranico; anni 5. 

1031. Otho Ursiol, patriarcha di Grado, fradello di Otho predito doxe; sedete anno uno. 
10 1032. Domenego Ursiol; anno uno. 

1032. Domenego Flabanico; anni XI, mexi 4, di 12. questo statui niun doxe piii havesse 
consorte nel ducato. 

t 1043. Domenego Contarini; anni 13. 

r 1071. Domenego Silvio; anni 12. 

15 1084. Vidal Falier; anni 12. nel so tempo fo trov.\ il corpo di san Marcho, qual erra 

incognito dove el fusse, in chiexia di San Marco. 
1096. Vidal Michiel; anni 5, mexi 4. 

1101. Ordelapho Falier, fo fiol di Vidal doxe; anni 15, mexi 6, di 13. 
1117. Domenego Michiel; anni 13, di XI. 
20 1130. Piero Pollani, z^nero dil sopradito doxe; anni 18, mexi 9, di 17. 

1148. Domenego Morexini; anni 7, mexi 7. 

1156. Vidal Michiel secondo; anni 17, mexi 3, dl 9. nel suo tempo fo ordinato far la 
festa dil zuoba di carlevar', di bovi et porzi. 

1172. Sebastiam Ziani, primo doxe felecto per^ li XI electionari, sedete anni 6. 
25 1178. Aureo Mastro-Piero, per elecion di 40^- anni 14. 

1192. Enrico Dandolo; anni 12, mexi 2, di uno. questo aquisto Constantinopoh*. 
1205. Piero Ziani, fiol di Sebastiam doxe; anni 23, mexi 6, di 23. fo richissimo, ave 
per moglie la fia del re di Sicilia* hessendo doxe. 

1229. lacomo Tiepolo, electo a sorte per li Quaranta^; sedete anni 20, mexi 3, di 5; fo 
30 electo a di 6 marzo 1229. || 

Dal sopraditto doxe lacomo Tiepolo in qua si trova nota in la Canzelaria. c. lo a 

1249. Marin Morexini, electo per li 41 '; anni 3, mexi 6, di 12, et fo electo a dl 13 luio. 
1252. Renier Zen; anni 15, mexi 5, di 13; electo a di 12 fevr^r*. 

1268. Lorenzo Tiepolo, fiol di lacomo doxe, electo per il modo di molti eletlonarii come 
35 si observa al presente, intravegnando il puto che cava le balote per tutti, chiamato balotim 
dil doxe; electo a di** luio'; anni 7, di 25. 

1275. lacomo Contarini; anni 4, mexi 6; electo a di 6 septembrio, 
1280. Zuam Dandolo; anni 8, mexi 7; electo a di 7 marzo. 
1289. Piero Gradenigo; anni 21, di 20; electo a di 3 decembrio. 
40 131 1. MarinZorzi; mexi 10, di XI; electo a di 23 avosto; apar in libro Pr esbite*r a carte 51'". 

9. Otho] Cos^i il cod. fer Urso. — lo. anno uno] Cosi il cod. per d\ uno comc e dimostrato anche dalla noia 
cronologica di questo doge e del sticcessore. — 13. 1043-13] la frase intcra fu agginnta foi dal Sanudo nello spazio 
interlineare. 

' Cioe " morto Zuanne „. « CXoh 12 febbraio 1353 secondo 11 computo comune. 

'- Ciok deirultimo giovedi del carnovalo. Circa la ' 9 C\ah a dl 23 luglio; Martin da Canale nella sua 
origine della festa cf. questa cronaca nella vita di Vitale cronaca (capitolo 260 ; Arch. Stor. Italiano, i* serie, VIII, 

Michiel II. p, ^(j5) attesta che fu eletto nel giorno di s. ApoUinare. 

3 Cf. MuRATORr, XXII, 413. 10 Cioe a cc. so e Ji del «Liber Presbiter, si 

^ Cioe dei quaranta elettori del doge. hanno le correzioni della Promissione e la deliberazione di 

'■> Tancredi. convocare l'arengo pel i8 agosto per la loro collaudazione 

^ Cioo per i quaranta elettori del doge. e per relezione del doge; solo nel margine inferiore della c. 

' Cioe per i quaranta uno elettori del doge. 30 ff e di mano del sec. XV si legge : «in creatione Mari....„ 



10 MARIN SANUDO 



1312. Zuam Soranzo; anni 16, mexi 5, dl 17; electo a di 13 luio; apar in dito libro a 
carte 72 '. 

1328. Francesco Dandolo; anni X, mexi 9, di 22; electo a di 8 zen^r; apar in libro 
Spiritus a carte 33 \ 

1339. Bortholamio Gradenigo; anni 3, mexi 1, di 22; electo a di 7 novembrio; in dito 5 
libro a carte 106 '. 

1342. Andrea Dandolo, di et<\ di anni 37, dogoe anni XI, mexi 8 et fo creado a di 4 
zen^r; in dito libro a carte 133*. 

1354. Marin Falier; mexi 7, di 8; fo decapitado; fo electo a di XI septembrio; apar in 
libro Novella a carte 32*. 10 

1355. Zuam Gradenigo; anno uno, mexi 3, di 18; fo creado a di 21 april; in dito libro 
a carte 38 ^ 

1356. Zuam Dolfim; anni 4, mexi 10, di 29; fo electo a dl 13 avosto; in dito libro a carte 48^ 
1361. Lorenzo Celssi; anni 4, di 2; fo electo a di 16 luio; apar in dito libro a carte 

78'; erra capitano al colfo. 15 

1365. Marco Corner; anni 2, mexi 5, di 23; creado a di 21 luio; in dito libro a carte 108". 

1367. Andrea Contarini; anni 14, mexi 4, di 13; fo electo a di 20zen^r; in suo tempo fo 
la guera di Zenoesi a Chioza et gram tribulatiom *" in Veniexia; apar in dito libro a carte 120 '^ 

1382. Michiel Morexini; mexi 4, di 8; fo electo a di 10 zugno; morite da peste; apar 
in dito libro a carte 186^'. 20 

1382. Antonio Venier; erra capitano in Crete; anni 18, mexi 1, di 3; fo electo a di 21 
octubrio; in dito libro a carte 193'', 

1400. Michiel Stem; anni 13, di 26; fo electo a di 2 dezembrio; in libro Leona a carte 
113 '*. in suo tempo si ave Vicenza, Padoa et VeVona, Feltre et Cividal di Bellum. || 
c. 10 B 1413. Thoma Mocenigo; anni 9, mexi 2, dl 28; fo electo a di 7 zen^r; apar in libro 25 

L e o n a ^^ a carte 231; si ave la Patria di Friul. 

1423. Francesco Foscari; anni 34, mexi 6, di 28; fo electo a di 15 april; apar in libro 
Ursa, carte 5P^; in suo tempo fo gran guerre in Lombardia; si acquisto Brexa, Bergamo 
et Crema. 

1457. Pasqual Malipiero; anni 4, mexi 6, dl 6; fo electo a di 30 dezembrio; in libro 30 
Regina a carte 18"; fo doxe pacificho. 

1462. Cristophoro Moro; anni 9, mexi 5, di 29; fo electo a di 7 mazo; in dito libro a 
carte 40 "; principio la guera col Turcho. 

1471. Nicolo Trum; anno uno, mexi 8, di 6; fo electo a di 23 novembrio; in dito libro 
a carte 103 ^». 35 



1 Cioe a c. 71 A. » Cioh a c. 79 B. 

2 Cioe a c. 34 5 in una nota aggiunta poi d'altra ' Cioe a c. 107 B. 

mano del tempo nel margine inferiore; l'anno della data i» Cf. Muratori, XXII, 414 

e indicato secondo il computo veneziano e corriaponde n Ciofe a c. 119 B, num. inf. L'anno e dato dal Sa- 

all'anno comune 1329. nudo secondo il computo veneziano, e pero la data corri- 

3 Cioe a c. 109 B numerazione inferiore, (104 B sponde al 20 gennaio 1368 secondo il computo comune. 
numerazione superiore piu recente) in una nota aggiunta 12 Cioh a c. i8S B, num. inf. 

poi nel margine inferiore e di carattere diverso da quello i3 Cio^ a c. 192 B, num. inf. 

del testo ma pure del medesimo tempo. a Cioe a c II2 5, ma in data dell' i dicembre 1400. 

* Cioe a c. 133 A numerazione inferiore antica, 15 Cioe a c. 131 A; l'anno e secondo il computo 

c. 128 A numerazione superiore piii recente; il passo e veneziano, e per6 la data corrisponde al 7 gennaio 1414 

nel corpo del registro stesso e della stessa mano del testo secondo Tuso comune. " Patria „ era il Patriarcato. 

delle parti. L'anno e stato indicato secondo il com- lo Cioe a c. $0 B. 

puto veneziano e pero la data corrisponde secondo il com- n Cioe a c. 17 ^, ma coUa data "die peniiltimo men- 

puto comune al 4 gennaio 1343. sis octobris „. 

Cioh a c. 3 1 S. 18 QXoh a c. 40 A, ma coUa data " die Mercurii, 

Cioh a c. 33 A. duodecimo mensis mai „. 

' ' Ciofe a c. 47 B. 19 cioe a c. 102 B. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 11 



1473. Nicolo Marzello; anno uno, mexi 3, di 19; fo electo a di 13 avosto; in ditto libro 
a carte 114 ^ 

1474. Piero Mocenigo; anno uno, mexi 2, di 9; fo creado a dl 15 dezembrio; in dito 

libro a carte**. " 
5 1476. Andrea Vendramin; anni 2, mexi 3; fo electo a dl 6 marzo; apar in dito libro a 

carte 158», 

1478. Zuam Mocenigo, fradello fo di Piero doxe; anni 7, mexi 5, di 18; in dito libro a 
carte 178*; seguite la paxe col Turcho; electo a di 8 mazo. 

1485. Marco Barbarigo, mexi 8, di 16; fo electo a di 19 novembrio; apar in libro Stella 
10 a carte »* ^. 

1486. Agustim Barbarigo, fradello dil sopradito Marco doxe; anni 15; fo electo a dl 30 
avosto ; apar in libro S t e 1 1 a a carte ** °. 

1501. Lunardo Loredam; anni 19, mexi 10, di 19; fo electo a di 30 octubrio; apar in 
dito libro a carte**'. 
15 1521, Antonio Grimani; anni 1, mexi 10, di 1; fo electo a di 7 luio; apar inlibro***. 

1522. Andrea Gritti, anni**, mexi**, di**; fo electo a di**; apar in libro***. 

'" QUESTI SONO TUTTI GLI EPISCOPI DI VeNIEXIA, LI Q.UALLI SI CHIAMAVANO PRIMA EPISCOPO c. 11 A 

Olivolense, poi si chiamorono episcopo di Castellum, demum ditto episcopato fu 
convertido im patriarchA; li qualli etiam sono depenti in sala im patriarchado. 

20 774. Obelalto Maximo, primo episcopo Olivolense; fo fradello di Obelerio et Beato doxe; 

sedete anni 22. 

797. Cristophoro Damiato, grecho, di etk di anni 16, fradello di exarcho qual dominava 
in Ravena; sedete anni 12. questo fece edifichar la chiexia di San Moix^. 

809. Cristophoro secondo, Tancredo, grecho, ypocrita, fratello di Narsete, sedete anni 
25 12 et fo expulso dil vescoado. 

841. Urso Particiaco, zo^ Badoer, veneto, fece edifichar la chiexia di San Piero di Ca- 
stelo et erra episcopo quando fo porth qui il corpo di san Marco di Alexandria, qual fo 
messo per questo in dita chiexia di San Piero le reliquie di San Sergio et Bacho; fece edi- 
fichar la chiexia di San Lorenzo e quella di San Sov^ro, principiade da soi parenti Badoeri, 

30 et quelle dotoe e vi messe a San Lorenzo monache; sedete anni 32. 

Moro Busignaco, piovan di Santa Malgarita, dil 853 fo electo, sedete anni 10, tamen 
in patriarcha non h sta posto ". 

842. Zuam Candiam, zo^ Sanudo, fiol dil Gran Candiam; fece edifichar la chiesia di 
San Raphael et sedete anni cinque. 



l6. Seffue nella carta lo B Vultima farte dclla fagina che h hianca, — 26. Particiaco] Cod. Partiaco. Im daia 
841 si riferisce alla consacrazione della chiesa di San Pietro, — 27-28. qual fo messo — Bacho] il fcriodo non torna 
per 1'omissione di qualche frase dimenticata dal Sanudo ; le reliquie dei santi Sergio e Bacco furono fostc nella chiesa 
di San Pietro e non il corpo di nan Marco ; furche " qual „ non equivalga per la solita elissi a " pel quale „ e non si ri- 
ferisca ad Orso, — 33. 842] Cosi il cod., ma la data non corrisponde alle altre che la freccdono e dimostra chc il Sa- 
nudo dofo la compilazione di questo catalogo non ne fece una revisionc per toglierne le contraddizioni. I^o stesso si 
puo ripetere a proposito della maggior parte delle altre date di questo elenco, Si confronti questa lista con quella dcl 
Chronicon Alttna te (Monumenta Germaniae historica, Scriptores, XIV, 21-26) c con quella che .fi legge nella 
Series episcoporum Kccle siae Catho licae del Gams (Ratisbonae, Manz, ^873, pp, 781 e 782). - Gran] E 
non gran Cf, Chr onicon Altinate ed. cit. p. 22: filius Magni Candiani. 

\ ' Ciofe a c. 123 5. ' Cioe a c. 188 /f, ma coUa data " die sabati 11 

' Ciofc a c. 143 5, ma coUa data " die XIV decem- octobris „. 
bris „. * Cioe a c. 187 yl, nel "Liber Deda;, ma colla 

3 Cioe a c. 157 B, ma colla data "die quinto men- data " die lovis quarto mensis iulii „. 
sis marci „. ' Cioe a c. 26 A, nel "Llber Diana,, ma colla 

^ Ciofe a c. 178 A, ma coUa data "die XVIII maii „. data " die Mercurii XX „ del maggio 1523. 

5 Cioe a c. 62 B. w Cf. Muratori, XXII, 415. 

« Ciofe a c. 78 A. " Ciofe il suo ritratto. 



12 MARIN SANUDO 



852. Marin Vincentin fe posto im patriarchk per sesto episcopo; tamen su una altra nota 
non rho. 

862. Domenico Badoer. h noth im patriarcha, et su Taltra nota h chiamk Domenico 
Apulo; sedete anni 12. 

873. Grasso Facio diacono, fiol dil canzelier dil doxe, nominato Grusson; sedete anno 5 
uno. 

889. Zuam Sanudo; h in patriarchk per nono episcopo. 

891. Zuanne Aventurato, equilino. 

918. Lorenzo Teme-Dio. 

936. Domenico Moro; ma in una altra poliza fe dito Domenico Villinico da Malamocho; 10 
sedete anni 5, mexi 6. 

940. Domenico Davit ; ma in una altra nota h ditto Orcianico ; sedete anni 1 8, mexi 7 ; 
questo havea moi^r e fioli, et fo optimo episcopo, el qual morite in Hierusalem. 
c. 11 B 971. Piero Malfato da Padoa, ma altrove h ditto Piero Tribum. || 

981. Urso Migadisio; sedete anni 7; fo vichario di la chiexia di San Cassam. 15 

992. Domenico Barbaromano da Veia ^, ma altrove ^ notk Domenico Tanoligo ; fo ca- 
pelan di San Marco e canzelier dil doxe^; sedete anni 10. 

^IOOI. Piero Quintavalle; altrove h ditto Piero Martucio; sedete anni 8. 

1009. Zorzi Zorzi; fo capelan dil doxe in la sua capela; sedete anno uno, mexi 6, zomiXV. 

1020. Marin Casianico; sedete anni XX. 20 

1040. Dominicho Gradenigo; sedete anni 34 ^ 

1059. Dominicho Gradenigo secundo; sedete anni 18. 

1070. Dominicho Contarini. 

1091. Henrico Contarini, fiol di Domenego doxe, primo episcopo di Castello, non piia si 
chiamo Olivolense. questo dil 1096 tolse la croce per andar a la recuperatiom di Terra-Santa, 25 
e nel suo tempo fo conduto il corpo di san Nicolo e di altri do santi ; b a Lido ^ 

1121. Vidal Michiel. 

1131. Bonifacio Falier; era layco; fo ordina prete a di 16 decembrio 1120, e la dome- 
nica sequente fo consagra episcopo Castelano. 

1155. Zuam Polani. 30 

1178. Vidal Michiel; fo al tempo di Vidal Michiel doxe. 

1199. Philippo Casiolo. 

1208. Marco Nicola, piovan di San Silvestro; questo signava le sue lettere signolo 
plumbeo. 

1235. Marco Michiel. . 35 

1236. Nicolo Morexini; tamen in una altra nota io non Tho. 

1252, Piero Pino; questo fece renovar il palazo episcopal di San Piero. 
1268. Gualterio Agnus-Dei, episcopo di Treviso di Thordine di frati predichatori; fu al 
tempo di Renier Zen doxe. 

1272. Thomk Arimondo; questo fo etiam soto il sopraditto doxe. 40 



S. Grasso] Cosi il cod. fer Grauso; il Sanudo frainteae il fasso della lista che aveva alla mano; difatti dal Chron. 
Alt.f. 22 h dimostrato che Grauso e non suo fadre fu cancelliere del doge e del fatriarca; nominato Grusson si ri- 
ferisce al fadre di Grauso. — i8. Martucio] Cos\ il cod. per Marturio; <-/. Chron. Alt. /. 2^. — 20. Casianico] 
Cosi anche secondo il cod. veneto del Chron. Alt. p. 2J, nota al r. i8. — 26. di] apparentemente Vautografo da 11. 

1 Qui il Sanudo confonde questo vescovo con Do- 3 Cf. Muratori, XXTI, 416. 

menico Villinico; cf. Chron. Alt. 22, e pero « Veia „ < Notisi la contraddizione tra la data della durata 

corrisponde a « vegla Vercellis civitate „. del vescovado di Domenico Gradenigo e quella della ele- 

5 11 Sanudo o l'autore da lui seguito interpetr6 a zione del suo successore ; ma di siraili contraddizioni non 

torto il passo del Chron. Alt. pag. 25, dal quale & at- mancano esempi in questo elenco. 

testato che questo vescovo era stato prima cancelliere e 5 ciofe il corpo di san Nicola e degU altri due santi 

notaio della chiesa di San Giovanni in Bragola. che furono deposti nella chiesa di San Nicolo del Lido. 



c. 12 A 



I 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 13 

1274. Thoma Franco; fo etiam soto il dito doxe. 

1274. Bortholamlo Querini, fiol di Romeo; fo al tempo di Lorenzo Tiepolo doxe 1268. 

1282. Simon Moro; nimiero 37 '. 

1292. Lamberto Polo. 
5 1303. lacomo Contarini. 

1305. Bortholamio Querini; numero 40*. 

1332. Michiel Calergo. 

1336. Anzolo Dolfim; questo fo desmesso dil vescoado. 

II 1340. Nicolo Morexini. 
10 1349. Zuam Barbo. 

1359. Polo Foscari. 

1377. Zuane Amadio, che fo fato cardinal 1379. 

1379. Anzolo Corer; fu fato cardinal, poi dil 1406 fo creado pontifice maximo, chia- 
mato Gregorio 12". 
15 1385. Zuam Loredam. 

1390. Francesco Falier. 

1392. Lunardo Dolfim. 

1398. Francesco Bembo. 

1416. Marco Lando. 
20 1425. Francesco Malipiero. 

QuESTi soNO Li Patriarchi': 

1432. Beato Lorenzo lustiniano; fo ultimo episcopo di Castello; erra di Thordine prima 
di la congregation di san Zorzi mazor, et per papa Nicola quinto * dil 1451 fu fato primo 
patriarcha di Veniexia; morite dil 1455^; fece miracoli in vita et morte. 
25 1455". Mafio Contarini, di la congregatiom preditta; sedete anni 5. 

1460. Andrea Bondimier, canonico regular di santo Agustim, dil monastero di san Spi- 
rito; morite 1464 a di ** avosto '. ' ^ 

1464. Gregorio Corer, prothonotario apostolico, comendator di la abbatia di san Zen di 
Verona, qual erra a Roma, et venendo a Veniexia per intrar in possesso, a Rimano mo- 
30 rite 1464 dil mexe di novembrio. 

1464. Marco Barbo, episcopo di Vicenza. electo per il senato, ma il papa non ge lo 
volse dar, e fo poi fato cardinal. 

1465. Zuam Barozi; era episcopo di Bergamo quando fu creato per il senato; parente 
di papa Paulo; morite dil 1466 a di *« april ', el marti santo; fo sanctissimo homo. 

35 1466. Maffio Girardo; era abbate di San Michiel di Muram di Thordine Camalduense; fo 

electo in senato a di X april e poi fato cardinal ando a Roma a la creatiom di papa Ale- 
xandro dil 1492; ritomando a Veniexia a Fuligno morite. 

1492. Thom^Donado; fo di sier Almoro di Thordine di frati predichatori ; fu excelente 
predichator. 
40 Antonio Suriam, prior di Santo Andrea di la Certosa. 

IJAlvixe Contarini; erra canonico di la congregation di san Zorzi di Alega°. c. u b 

3. 1268] Cod, 1260. La cifra noH fub significare che Vanno delPelezione di guel doge, 

' n 37 non pu6 significare che il numero progres- 5 L'anno fe computato more vcncto, e siccome il 

sivo di questo vescovo nella serie data dal Sanudo, ma Giustiniani mori l'otto gennaio, cosl la data corrisponde 

h errato, perche ad esso spetterebbe il n, 38; forse il Sa- all'anno comune 1456. 
nudo non tenne conto di Moro Busignaco, perchfe il suo " Cio^ 14S6; cf. nota precedente. 

rltratto mancava nel palazzo patriarcale. ' Ciofe a di 6 agosto. Cf. Gams, 0/. cii., 792. 

* Cf. la nota precedente circa il significato del nu- * H martedi santo del 1466 cadde nel giorno i apri- 
mero. le; ii papa fu Paolo 11. 

3 Cf. Gams, o/. cii., p. 792 e 793. San Giorgio In Alega, isoletta aII'ovest di Ve- 

* Cf. MuRATORi, XXII, 417. nezia. 



14 MARIN SAMJDO 



Antonio Contarini; erra frate e San Salvador; quondam sier Alvise che al presente vive. 
1525 •• Hieronimo Querini; erra frate a San Domenico; quondam sier Domenego. 

13 A II QUESTI SONNO TUTTI LI CaNZELIERI GRANDI DI VeNIEXIA PER QUELLO st ATROVA IN LI LI- 

BRI DI LA CaNZELARIA. 

1281. a dl 21 marzo, uno sier Tanto fo canzelier grando; in libro Comun a carte 53 *. 5 

1323. a di 12 fevrfer, sier Nicolo Pistorini; in Fronesis a carte 133 ». 

1352. a dl primo luio, sier Benintendio di Ravagnini; compose una cronicha; in libro 
N V e II a a carte 1 6 ^ 

1369. a d\ 15 luio, sier Raflm de Caresini il qual dil 1381 fu fato dil Mazor Conseio 
nel numero di le 30 caxade per la guera di Chioza et fo electo per parte posta per i consieri 10 
in Gran Conseio; ave 460, 94; apar in Novella a carte 102 ^ 

1389. a di XI septembrio fu posto in Gran Conseio che il chanzelier grando habbi a ranno 
lire XX di grossi di salario; 248, 121, 18; et cussl fo electo sier Piero di Rossi, di Qua- 
ranta', nodaro di la Corte nostra, pur per parte; in Leona carte 40'. 

1394. adl 10 zen^r, sier Deriderato Luzio, nodaro di la Corte, utsupra: Leona carte 76 ^ 15 

° 1396. a di 23 april, sier Zuam Vido, nodaro di la Corte, ut supra, Leona 88 >". 

1402, a dl 8 mazo, sier Nicolo di Girardo, nodaro ut supra; 409, 181, 0; Leona 126 ". 

1405. a dl 22 luio, sier Zuam Piumazo nodaro, ut supra; Leona 145 '^. 

1428. a di 24 zugno, sier Francesco Beazan, nodaro ut supra; 792, 1, 0; Ursa 73 ". 

1439. a dl 8 novembrio, sier Francesco da la Siega, nodaro", ut supra; 517, 168, 28; in 20 
Ursa 123". 

1470. a dl 18 avosto, sier Alexandro da le Fornase, nodaro, ut supra; ave la parte 
1029, 102, 0; Regina 88 '^. 

1480. a di 28 mazo, sier Phebus Capella, nodaro, ut supra; 1153, 90, 0; in Stella 

a carte 23 '\ 25 

1481. a dl 12 mazo, sier Zuam Dedo, nodaro, ut supra; 1365, 136, 0; a carte** ". 



* Domenego] /2 resto della c. izBh bianco, — iS* 22 luio] // 2 lulo sia su un fondo abraso e fu scritto dal Sanndo 
con inchiostro fih nero a guisa di correzione. — 22, 18] Sanudo corr. 18 su 1 

' La notizia fu aggiunta piil tardl dal Sanudo alle la data corrisponde al 10 gennaio 1395. 

precedenti da lui scritte nel 1522. Cf. p. i, nota 2. ' Cf. Muratori, XXII, 418. 

* Cioh ora a c. 25 A di quel registro; ma ora le '" Cioe a c. 87 B coUa votazione " de sic 536, de 
prime nove carte delle parti del "Liber Comunis non 37 „. 

primus„ e quelle delle rubriche mancano, La parte " Cioh a c. 126 A colla votazione * de parte fue- 

alla quale allude il Sanudo h in data 20 marzo 1281 : il runt 409 ; non 181 ,, e per6 " o „ del testo si riferisce 

collaudo deIl'arengo h in data 23 marzo di queII'anno. ai * non sinceri „. 

* Cioe a c. 131 A num, inf., 126 A num. super,; '^ Cioe a c, 14S B coUa votazione "de parte 338; 
l'anno fe secondo il computo veneziano e per6 la data de non 93, non sinceri 13 „, 

corrisponde al 12 febbraio 1324 deIl'anno comune, " Cio& a c, 73 A colla votazione " de parte 792, de 

* Cioh a c, 16 B num. inf, antica, non i », e per6 " o „ del testo si riferlsce ai " non sin- 
^ Ciofe a c, 102 A (num, antica inferiore) raa colla ceri „. , 

data " milleslmo trecentesimo sexagesimo quinto, mensis '^ Ciofe a c, 123 A eoUa votazione " de parte 517, 

iuUi die quindicesimo „ e coUa nota " de parte 460, de de non i68, non sinceri 28 „. 

non 94 , , la quale risguarda la votazione e designa i 460 '^ Cioe a c, 88 A e in data " die XVIIII augusti „ 

voti favorevoU ed i 94 contrari, colla votazione " de parte 1029; de non 102 „, e per6 

^ Cioh della Quarantla, "o„ del testo si riferisce ai "non sinceri „. 

' Cio& a c, 39 B e coUa data " MCCCLXXXX, in- '^ Cioe a c. 2 B, e colla votazlone "de parte 1153, 

dictione XIUI, die XI septembris „. La votazione si ri- de non 90 „ , e per6 " o „ del testo si riferisce ai " non 

ferisce al salario e neUa parte e cos\ espressa: " de parte sinceri„, 

248, de non 121, non sincerii8„; la votazione circa la ''' Cio& nel "Liber Stella„ a c, 23 A e in data 

persona ebbe: " de sic 360, de non 49 „. " MCCCCLXXXII, die duodecimo maii , , e coi voti: 

« Cioh a c. 76 A colla votazione " de parte 536, de " de proba 1365 ; de non 136 „, e pero " o „ del testo si 

non 50 „ ; I'anno e secondo il computo veneziano, e per6 riferisce ai * non sinceri „. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 15 

1510. a d\ 22 dezembrio, fo balotadi in Gran Conseio sie, tolti per li consieri, zofe 4 
nodari di la Canzelaria, uno di rAvogaria et uno citadino benemerito, et questo rimase che fu 
sier Alvise di Dardani che in questa guerra ' ben si havia portado, n^ mai pote venir a pa- 
lazo, perchd se amal6 et morite *. 
5 1511. a di 23 marzo, fo balotadi sie; uno nodaro di la Canzelaria, uno di TAvogaria et 

sier Francesco Fasuol, dotor, avochato, et lui rimase '. 

1516. a di 20 zen^r, fo balot^ 6 nodari, ut supra, di la Canzelaria soUi; rimase sier Zuam 
Pietro Stella*. 

1523. a dl 23 avosto, fo balotk 6, zofe 3 nodari di la Canzelaria et 3 di fuora via; rimase 
10 Nicol6 Aurelio^ 

1 1 QUESTE SI k LE BAl,LOTAZl6 FATE IN GRAN CONSEIO DI CANZELIER GRANDO DI VeNIEXIA *. c. 13 B 

1510. a dl 22 dezembrio. 
1814. ^ Fo balotadi: 
t 1363. Alvixe di Dardani, proveditor a Miran* e Uriago ^ — 451; 
15 504. Zuam Piero Stella, secretario in campo *" — 1299; 

478. Gasparo di la Vedoa, secretario dil Conseio di X — 1340; 
874. Zuam lacomo Michieli, secretario dil Conseio di X — 938; 
1139. Francesco Fasuol, dotor, avochato — 677; 
902. Alvixe Zamberti, nodaro a TAvogaria — 908 ". 

20 1511, a dl 23 marzo. 

1821. Fo balotadi: 
759. Alvixe Zamberti sopra dito — 1100; 
t 1251. Francesco Fasuol, dotor, avochato — 595; 
1075. Zuam lacomo di Michieli sopra ditto — 767 '^ 



I. dezembrio] // dezem h su fondo abraso e fu scritto dal Samido con inchiostro j>iu nero come correzione — 
S. uno] M su fondo abraso e fu scritto c. s. — 9. di la canzelaria solli] Parole su fondo abraso e scritte c. s. — 14. 451] 
Cod, 45. Ho resfituito il vero numero di quei voti col sussidio dei Diarii; cf. XI, 6S8. 

' Ciofe nella guerra contro la lega di Cambral nella ' In queste ballottazioni il numero che precede la 

quale fu provveditore a Mirano e Oriago ; cf. Sanudo, frase " Fo balotadi „ indica i consiglieri presentl al prin- 

Diarii, XI, 225. Clrca la sua elezione a cancelliere gran- cipio della seduta, il numero a sinistra di ciascun can- 

de cf. Sanudo, oJ>. cit., XI, 674, 679, 687, 688. Era gia didato i voti favorevoli, quello a destra i contrari. II 

malato di catarro quando fu eletto ; cf. Sanudo, 0/. cit., candidato che prevalse sugli altri h designato con un segno 

XI, 6^7. Circa il progresso della malattia e la morte di di croce premesso al numero dei voti favorevoli. La 

lui avvenuta alle tre della notte del 16 marzo 1511; cf. somma dei voti favorevoli e dei contrari di ciascun can- 

Sanudo, 0/. cit., XII, 35, 62. didato e per solito o inferiore o superiore al numero dei 

^ Cf. "Liber Deda, a c. 60 A. presenti; la prima differenza si spiega perchfe in questi 

3 Cf. "Liber Deda„ a c. 65 A. prospetti non e stato tenuto conto degli astenuti, cioe 

■• Cf. " Liber Deda „ a c. 136 B e la data corri- " non sinceri „; la seconda, perche alla votazione inter- 

sponde secondo il computo comune al 20 gennaio 1517. vennero anche altri consiglieri giunti pii tardi. Che 

' Cf. " Liber Diana „ a c, 28 ..4. La notizia, questo sia il significato di quei numeri e dimostrato da 

essendo del 1S23, fu aggiunta piCi tardi dal Sanudo alle due passi del Sanudo: Diarii, XI, 688; XII, 76. 

precedenti da lui scritte nel 1522. Questo elenco dei ' Mirano. 

Cancellieri grandi dal 20 marzo 1281 al 23 marzo 1511 ' Oriago, ora frazione del comune di Mira in pro- 

si legge anche nei Diarii, XXIII, 496 e 497, ma senza le vincia di Venezia. 
votazioni. " Cioe segretario in campo col provveditore gene- 

^ II passo suUe ballottazioni manca interamente nel- rale Aiidrea Gritti ; cf. Sanudo, of. cit., XI, 687, 688. 
l'edizione curata dal Muratori. Fu composto dal Sanudo " Questo elenco di ballottazioni si legge anche nei 

nel 1529 dopo il 14 settembre. Di queste elezioni II Sa- Diarii, XI, 688. 

nudo ha fatto un gruppo a parte, perche venne delibe- '* Questo elenco di ballottazioni si legge anche nei 

rato dal Maggior Consiglio nell'adunanza del 22 dicem- Diarii, XII, 76 con una lieve diiierenza nel numero dei 

bre 1510 il nuovo metodo di ballottazione per la elezione yoti favorevoU ad Alvlse Zamberti. 
del Cancelliere grande; cf. Sanudo, of. cit., XI, 687. 



16 MARIN SANUDO 



c. U A 



1516, a dl 25 zenfer >. 

1902. Fo balotadi: 
t 1383. Zuam Piero Stella sopra ditto — 631; 

592. Alexandro Capella, secretario — 1304; 

896. Zuam-batista di Adriani, secretario dil Conseio di X — 1001; 5 

812. Alberto Tealdini, secretario — 1097; 

679. Nicol6 Aurelio, secretario dil Conseio di X — 1239; 
1365. Gasparo di la Vedoa sopra ditto — 939*. 

1523, a di 23 avosto. 
1673. Fo balotadi: 10 

983. Gasparo di la Vedoa sopra ditto — 690; 
524, Hironimo Dedo, secretario ' — 1048 ; 
717. Alvise Felleto, canzelier'' in Candia — 954; 
802. Vetor Ziliol, da la Chamera d'imprestidi — 869; 
•j- 1005. Nicolo Aurelio, secretario dil Conseio di X — 670; 15 

774. Zuam Gueruzi, fo di Piero dal Banco, gastaldo di Procurator ^ — 886*. 

II 1524, a di 17 luio. 

1638. Fo balotadi in locho di Nicolo Aurelio ^ fu privo per deliberatiom fata nel Con- 
seio di X * : 

760. Andrea di Franceschi, secretario dil Conseio di X — 879; 20 

t 1128. Hieronimo Dedo, secretario dil Conseio di X; fo di misier Zuanne, canzelier di 
Veniexia — 511; 

692. Alvixe Felleto, el gran canzelier di Candia, quondam sier Francesco — 947; 

900. Vetor Ziliol, nodaro a la Chamera d' imprestidi, quondam sier*»® — 739; 

665. Zuam-batista di Vielmi, secretario dil Conseio diX, quondam sier Piero — 973 '". 25 

1529, a dl 14 septembrio ". 
Fo balotadi questi: 
550. Zuam lacomo Caroldo, secretario dil Conseio di X — 855; 
546. Vetor Ziliol, nodaro a la Chamera d'imprestidi — 892; 
372. Zuam Gueruzi, fo di sier Piero dal Bancho — 1039; 30 



' Cioe 25 gennaio 1517 secondo il computo comune. diti dai Dieci. La sentenza fu fatta il 5 luglio 1524, 

' Questo elenco di ballottazioni sl legge anche nei venne comunicata all'Aurelio l'otto del medesirao mese e 

Diarii, XXIII, 530, ma con notevoli differenze nei numeri. fu pubblicata il dodici; la condanna stabiliva che il col- 

E pure nei Diarii, XXIII, 529 e 530 sono date molte pevole fosse privato degli uffici pubblici e stesse in per- 

notizie circa i sei candidati. petuo a Treviso a confine; cf. Sanudo, Diarii, XXXVI, 

3Cioesecretarioducale;cf. Sanudo, /)/«)-«, XXXIIII, 413, 414, 415, 418, 421, 422, 437, 441, 449, 456, 460, 

377- 463. 464. 466, 469, 470, 472. 

^ Ciob cancelliere grande in fandia; cf. Sanudo, « Ciofe "quondam sier Alessandro„; cf. Sanudo, 

Diarii, XXXIIII, 376. Diarii, XXXVI, 476. 

5 Cioe " di Procuratori sora le commessarie de 10 Circa questa elezione cf. Sanudo, Diarii, XXXVI, 

citra„; cf. Sanudo, Diarii, XXXUII, 376. 475 e 476, ove pure si legge questo elenco di ballotta- 

" Circa questa elezione cf. Sanudo, Diarii, XXXIIII, zioni. 
376 e 377, ove anche si legge questo elenco di ballotta- n Cioe " die XIII „ del settembre 1529; cf. Liber 

zioni, ma con una differenza nel numero dei voti favo- Diana c. 100 A. Questa ballottazione e riferita in data 

revoll a Girolamo Dedo. del 24 settembre 1529 anche a c. 355 A del volume LI 

' Cf. "Liber Diana^, a c. 38 B. dei Diarii che tuttora (marzo 1897) e inedito e si con- 

* Nicol6 Aurelio, secretario dei Dieci, fu condan- serva alla Marciana. II passo dei Diarii da qualche no- 

nato da questo Consiglio per aver fatto cancellare negli tizia in pifi circa la persona di alcuni dei ballottati e rife- 

atti del medesimo i nomi di alcuni che erano stati ban- risce ehe i voti favorevoli a Giovanni Gueruzi furono 374. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



17 



322. Bortolamio Comln, secretario dil Conseio di X — 1079; 

732. Francesco Feleto, dotor, f o di Alvise, che morite canzelier grando in Candia — 68 1 ; 
t 1083. Andrea di Franceschi, secretario dil Conseio di X — 317 ||. 

IIQUESTE SONO LE CAXADE DI ZENTILHOMENI DIL MaZOR CoNSEIO IN QUESTO ANNO 1522 CHE c. 16 A 
5 SONNO IN ESSER, PRINCIPIANDO DA QUELLE SONNO, ET DI SOTTO SARANO ' LE MANCHADB, 

et sarA scritte dove le veneno e il tempo le manch6no *. 



Avanzago, v6neno di Mantoa'. 
Alberto, di Bertagna^. 
Abramo, di Trieste ^. 
Avonal, di Noal*. 



Queste erano: 



Albane ^ da Trieste ; f eno edifichar San Sfervolo et mancho in sier Marco Albane ne 
I'anno — 1165; 
15 Aleardi', da Zara; manchb — 1226; 

AmadiO; di Ossero, olim Armeni*; mancho — 1286; 



3. // resio delle c. 14 A i bianco e cosi fure le carte 14 B, /y A, B, 



' Clofe allVIenco delle famiglie che esistevano nel 
1522 seguira lettera per lettera quello delle famiglie gia 
estinte. 

* Questo elenco deve essere raffrontato con altri 
due, i pii antichi, cioe con quello del^Chronicon AI- 
tinate » della prima meta del secolo X e con quello del 
cosl detto " Chronicon lustlniani, (Marciana, Lat. 
X, 36 A, cc. 170-188) ilquale elencohailtitolodi "Pro- 
les nobilium Venetoru m , e fu composto nel 1358 
circa. 11 secondo fe molto piu ampio e in qualche parte 
deriva dal prlmo. Non tengo conto deIl'elenco che il 
Dandolo diede nella sua cronaca (Muratori, oJ>. cit., XII, 
156) perch^ deriva da quello del " Chron. Alt. „. Ho 
voluto confermare la testimonianza del Sanudo anche con 
quella dei documenti, ma in questo confronto ho creduto 
conveniente di tener conto deII'autorlta degli atti piCi an- 
tichi che ci sono pervenuti o nella loro forma genuina o 
in copia autentica del tempo o nei registri ufSciali dello 
Stato, e solo in mancanza di questo aiuto ho fatto uso 
delle copie private e senza valore legale. Non ho illu- 
strato nelle note le famiglie veneziane ammesse al Mag- 
gior Consiglio dal 1381 in poi, perchfe sono notissime. 
Talvolta 1 cognomi deIl'elenco del Sanudo mancano ne- 
gli altri due cataloghi e per di piCi non ne h rimasto 
ricordo nei documenti che ho esaminato; in questi casi 
e probabile che le notizie del Sanudo abbiano il loro 
fondamento in tradizioni poco autorevoli raccolte da 
cronisti non molto pii antichi di lui o in errate tra- 
scrlzioni d'altri cognomi veri, ma non ho potuto sem- 
pre restituirne nelle note la forma genuina. 

' Cosi anche l'elenco del *Chron lust. j,ove la 
provenienza della famigfia da Mantova e stata indicata 
soltanto da un annotatore del secolo XVI. II catalogo del 
■^Chron. Alt. „ da il nome "Amanciaci„, 

* Cosi anche l'elenco del * Chron. lust. „ ove la 
provenienza e stata indicata dalI'annotatore di cui sopra. 
V'& menzione dl tale famiglia anche in documenti au- 



tentici anticJii e nei registri ufficiali del comune ; cf. p. e. 
Predelli, // Liber Communis detto anche plegio- 
rum. Venezia, Visentini, 1872, regesti numm. 96, 148 
etc. (19 marzo 1224 e maggio? del medesimo anno). 

* La famiglia " Abramo „, cioe " Ab Ramo „ manca 
nei due elenchi citati, ma ^ ricordata in documenti an- 
tichi; cf. p. e. "Liber plegiorum„ regesto num. 
56 (22 febbraio 1224, 1223 more %'eneto). 

^ E ricordate neirelenco del " Chron. lust. „,ma 
il solito annotatore ne indic6 la provenlenza dalla Grecia- 
II cognome " Avolnare „ e rammentato anche in documenti 
originali ed autentici antichi ; cf. p. e. un atto dell'agosto 
12 15 che sta nella busta VII delle " Ducal i „ £dl'Arch. di 
Stato di Venezia, ove fe ricordato un " lohani Avolnare „, 
' Questa famiglia, ma col cognome " Calbani „ e 
colla provenienza da Capo d' Istria, e ricordata nei due 
elenchi citati. Notisi in questo passo, come spesso nei 
seguenti, l'uso del verbo finito alla terza persona singo- 
lare anche quando si aspetterebbe la forma al plurale 
per essere coordinato come qui ad un altro verbo iinito 
di quel numero; in questi casi il verbo concorda col sog- 
getto sottinteso * caxada „ come h dimostrato dal passo 
sugli * Agnus-Dio „. 

* Anche questa famiglia non h ricordata nei due 
elenchi citati. 

' E ricordata nei due elencM colla sua provenien- 
za; ma il cognome " Amadio „ vi e sostituito da " Ar- 
madi, Armani „ e quello dl " Armeni „ da " Armini „. 
Le forme " Armadi , e " Armani „ appedono in docu- 
menti originali ed autentici anteriori al secolo XIII; un 
" Armato „ e ricordato in un atto del settembre 1H2 
edito dal Cecchktti nel Programma della I. R. Scuola di 
paleografia in Venezia, Venezia, tip. Comraercio, 1862, 
P- 33 segg., e un "Armano„ in un atto del giugno 1144 
pubblicato dal Coleti nei Monumenta ecclesiae venetae 
Sancti Moysis, Venezia, Coleti, 1758, p. 45. Ossero, citta 
neIl'isoIa di Cherso. 



T. XXII, p. IV - 2. 



18 



MARIN SANUDO 



Arbolini, di Oppitergio, olim Zopoli'; manch6 in sier Zuanne Arbolini hessendo zu- 
dexe di Forestier — 1273; 

Anastaxi, di Staphilo, olim Tradoxi^; manch6 in sier Renier Anastaxo, era a la lusti- 
cia vechia — 1271; 

Anderardi, da I^xolo'; fece edifichar la chiesia di san Patriniam et manch6 — 1226; 

Amigo, de Atilia^; manch6 — 1207; 

Acotanto, da Buram di mar^; manch6 — 1099; 

Adamo*, de Altim; manch6 in sier Piero, era a la lusticia vechia — 1378; 

Albexo^ de Muia; manch6 — 1272; 

Amexo S de Narenta; mancho — 1293; 

^Ardixon"', da Bologna, olim Ardielo; manch6 — 1287; 

Aventurado ", olim Bonaventura, di Agolia; manch6 — 1117; 

Antimondo ", olim Artemini, di Agolia; manch6 — 1269; 

Alimpato'', de Aquileia; fece far Santa Maria di Broio; manch6 — **; 



10 



' fe rlcordata nel due elenchi citati, colla sua pro- 
venienza; ma il cognome " Zopulo „ ricorre non di rado 
in documenti autentici ; cf, p. e. un atto del novembre 
1156 nella busta V delle «Ducali,, e i regesti numm. 
4 e 14S del "Liiber pIegiorum„ (2 novembre 1223 
e 30 maggio 1224). Quanto alla Corte " del Forestier „ 
cf. Sandi, Princifi di storia civile della Refubblica di Vene- 
««o, Venezia, Coleti, 1755, I, ^2% segg. 

* E ricordata dalla provenienza nei due elenchi, 
ma il cognome antico era " Theodoxii „. Ne ho trovato 
menzione anche in un atto autentico del marzo u6o; 
cf. Le carie del mille e del millecenio che si conservano 
nel R. Archivio noiarile di Venezia irascriite da Antonio 
Baracchi documento num. 30; Archivio Veneio, VII, 
367, ove si legge la firma di un " Petrus Anastasius „. 
Staffolo e frazione del comune di Torre di Mosto; cf. 
Dizionario geografico j>osiale del Regno d' lialia comfilato 
dalla direzione generale delle foste, Roma, 1860, al quale 
rimando anche per le altre spiegazioni geografiche di luo- 
ghi d'Itaiia. Circa la Giustizla Vecchia cf. Monticolo, 
Uufficio della Giusiizia Vecchia a Venezia dalle origini 
sino al 1330 (nel volume XII di Miscellanea pubblicato 
dalla R. Deputazione Veneta di Storia patria). Notisi 
anche nella frase " era a la lusticia vechia „ l'eUssi del 
pronome relativo " qual „, cosi frequente nella sintassi 
del Sanudo in genere ed in questo elenco in ispecie. 

3 Non h ricordata nei due elenchi cltati. 

■* Non e ricordata nei due elenchi citati. " Atilia „ e 
" Altino ; cf. la testimouianza deU'elenco del "Chron. 
lust. „ e del Sanudo rispetto alle famiglie Steno e Se- 
xendelo. 

^E ricordata nelI'elenco del "Chron. lust. „, 
ma non vi e stata indicata la provenienza. Ma degli 
Acotanto si trova spesso il ricordo anche in documenti 
autentici posteriori al 1099; cf. p. e. il doc. num. 68 delle 
"Carte, citate (ottobre 1184; Arch. Ven., X, 338) e 
moltissimi atti del "Liber pIegiorum„ degli anni 
1225, 1326, 1227, 1228 e 1229. 

® Non e ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione i documenti; cf. "Liber plegio- 
rum„ reg. num. 148 (maggio 1224?). 

' Non e ricordata nei due elenchi citati, ma ne fanno 



menzione i documenti; cf. "Liber plegioru m „ , reg. 
num. 419 (8 settembre 1226), ove e ricordato Giacomo 
Albizo di S. Ermagora. " Muia » e uu nome che spesso 
ricorre nei documenti del noto "Codex Publico- 
rum„ (Venezia, Museo Civico, cod. Cicogna 2563) neUa 
forma " Mucla „ o " Mugla „ per denotare luoghi del- 
I'Estuario veneziano, e anche indica Muggia neU'Istria. 

* Cosl .anche neU'elenco del "Chron. lust. „ 
ove il cognome e " Amici „ ; la provenienza vi e stata 
indicata dal solito annotatore che la attesto da " Nar- 
mea „. " Narenta „ e il nome di un villaggio deUa Dal- 
mazia. Un Tommaso Amizo e ricordato con altri no- 
bili di Venezia, ma in un atto deU'agosto 1303. Cf. / 
Libri Commemoriali della Refubblica di Venezia, Venezia, 
Visentini, 1876, I, regesto numero 127. 

9 Cf. MuRATORi, XXII, 419. • 

'" Non e ricordata nei due elenchi citati, ma ne fanno 
menzione documenti originali cd autentici ; cf. Tafkl e 
Thomas, Urkunden zur lilieren Handcls-und Staatsgeschi- 
chte der Republik Venedig, Wien, 1856,!, 144, atto delPago- 
sto 1164 ove si legge la firma di un " lacobus Ardicione „. 

" E ricordata, ma senza la provenlenza, nell'elen- 
co del "Chron. lust. „ ed il cognome appare spesso 
in documenti uiEciali posteriori al 1117; cf. "Codex 
PubIicorum„ al Museo Civico di Venezia (cod. Ci- 
cogna, 2563, c. 561 A, sentenza del 15 settembre 1333 
ove e ricordato come " nobilis vir „ un * Rephalletus 
Aventurato „, "Agolia,,, come e noto, in genere signifi- 
ca " Aquileia „ etc. ; peraltro qui potrebbe significare an- 
che Gallio, comune in provincia di Vicenza o una delle 
" Gallia „ frazioni di comune in provincia di Pavia e 
di Brescia. Notlsi che nell'elenco del "Chron. lust. „, 
a proposito dei Balbi, " Galia „ corrisponde ad " Agilia „ 
del testo del Sanudo. 

'^ Non h ricordata nei due elenchi citati. 

'3 Non h ricordata nei due elenchi ' citati ; un do- 
cumento del giugno ni8 aUegato alla sentenza del 27 
febbraio 1283, 1282 m. v., dei " iudices publicorum „, 
edita dal Corner, Ecclesiae Veneiae, Venezia, Pasquali, 
1749, IX, 324 sgg. ricorda un canale denominato " lubia- 
no Auloypato „ , il quale fa supporre 1'esistenza di una 
famiglia con quel cognome. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



19 



Agnus-Dio ', de Altim, olim Dadi da Dio; i6 San Biaxio Catoldo et manch6 dita ca- 
xada — 1242; 

Alberengo*, da I^solo; f6 San Salvador di Muram; — manch6 1301; 

Ardoin'; fati per la guera di Chioza, dil Conseio* 1381; mancho — 1418; 
5 Agostin *, de Lombardia; mancho in sier Zuam Agustim, erra zudexe di Proprio ^ — 1241 ; 

Agadi ', da I^solo mancho — 1440; 

Anselmo *• ; f ono f ati dil Conseio un sier Bortolamlo Anselmo dil 1415 per aver acu- 
sado uno trata di Francesco Balduin qual fo apichado; et mancho sier lacomo, fo di Pre- 
gadi — 15*». 

, IIB 

Barbo ', o 1 i m Barbolani. 

Belegni *°, da Bergamo ; f 6 edifichar San Bortolamlo. 

Barbarigi ", olim Barbolani, dil monte di Barbazo; feno edifichar I^ chiexia di santa 
Maria Zubenigo. 
5 Badoer, olim Participaci, feno edifichar San Zorzi mazor et San Sfervolo; vdneno de 

Pavia ^*. 



c. 16 B 



I. Altim.] CoA Alim. — 8. sier] Cosi il cod. per in sier; la siessa elissi c usata quasi semfre dal Sanudo in 
quesio elenco. — iS-id. vdneno de Pavia] Parole aggiunte jioi dal Sanudo con inchiostro fiit cufo. 



' Non h ricordata nei due elenchi citati. 

2 Non e ricordata nei due elenclii citati. 

3 Non e ricordata nei due elenchi citati, ma 11 
cognome appare di frequente in documenti originali ed 
autentici anteriori al 1381; cf. p. e. le "Carte^, citate, 
documentl, numm. 57 e 90 (luglio 1176 e novembre 1190; 
Arch. Ven., IX, 107 e XX, 74); nel primo si legge la 
firma del notaro " Doniinicus Arduynus , , nel secondo 
quella di un altro " Dominicus Aldoino „. 

' Cioe del Maggior Consiglio. 

5 Non e ricordata nei due elenchi citati, ma il 
cognome appare in un docuraento del "Liber plegio- 
rum„ del 27 agosto 1225 (reg. num. 314) ove per altro 
si fa menzione di un Marco Agostino da Mazzorbo. Di 
un " Uonus-senior Augustinus „ si ha la firma in un 
atto del maggio H22 chc il Sanudo trascrisse a c. 503 
A e sgg. del cod. 800 Marc. cl. VII, ms. ital., delle sue 
Vite dei dogi. 

" Clrca la Corte del Proprio cf. Sandi, 0/. cit., I, 
380 sg. ^ 

^ E ricordata coi cognome di " Agadi sive Delaxe- 
vele„ nelI'elenco del "Chron. lust. „ e anche col solo 
cognome " Agadi , in documenti originali ed autentici 
antichi; cf. p. e. le "Carte„ citt. docum. num. 91, 
carta dell'aprile 1191 nella quale si legge la firma di un 
" Petrus Agadi„ (Arci. Ven., XX, 75). Nel "Chron. 



lust. „ la provenienza e stata indicata con " V, 



Nel 



"Liber plegiorura, i cognomi " Agadi „ e " Dela- 
xevele „ sembra che designassero nel principio del secolo 
XIII due famiglie diverse; cf. regg. numra. 15, 238, etc. 

* Circa l'ammissione di questa famiglia al Maggior 
Consiglio cf. RojiANiN, Storia documentata di Venezia, 
Venezia, Naratovich, 1853-61, IV, 60. 

^ L'eIenco del "Chron. Alt. „ ricorda soltanto 
i Barbolani ai quali assegna la provenienza da Parma. 
L'elenco del "Chron. lust. „, ma forse per errore del 
copista, da due famigUe collo stesso cognorae Barbolani 



e da esse distingue i Barbi ai quali pure, come a quelU, 
riferisce I'origlne da Parma. II cognome appare anche 
di frequente in documenti originali ed autentici antichl; 
cf. le "Carte, citt., docum. num. 60 (marzo 1178; Arch- 
Ven., IX, iii), ove si legge la firma di un " Dominicus 
Barbus „ e molto prima ricorre anche in una scrittura 
del secolo XI aggiunta alla cronaca del diacono Giovan- 
ni ; ed. cit. 175. 

'" I due elenchi 11 ricordano col doppio cognome 
di "Benigni„ e di " Silvii , ; quello del "Chron. 
Alt. , ne attesta l'origine da Bergamo, l'altro afferma 
che le famiglie " Benigni „ furono due e che l'una venne 
da Bergamo, I'altra da Durazzo. II cognome " Beligni , 
appare di frequente in documenti antichi; cf. le " Car- 
te„ citt., docum. nura. 65 (maggio 1183; Arch. Ven., X, 
332 sgg.). II catalogo del " Chron. lust. „ anche attesta 
che edificarono la chiesa di san Bartolommeo. Dei Selvi 
fa menzione anche il diacono Giovanni ; cf. o^. cit., 147, r. 7. 

" Non e ricordata nei due elenchi citati, ma la 
notizia data dal Sanudo ne deriva con un errore d' inter- 
pretazione. Essi ricordano la famiglia " Gubanici „ ciofe 
" lubanici „ o anche " Cubanici „ , gia " Barbadici „ , alla 
quale assegnano la provenienza da " Barbascu „ , (cioe da 
Barbasso, frazione del coraune di Roncoferraro nella 
provincia di Mantova?) e attestano che fondo con altre 
due faraiglie la chiesa di s. Maria Zobenigo. II cognome 
" Barbadici „ si ritrova jmche in documenti originali ed 
autentici anteriori al secolo XIII; cf. p. e. Cecchetti, 
Programma cit., p. 48 sgg., documento del novembre 1173, 
ove si legge la firma di un " Henricus Barbadicus „. 
Quanto ai Barbolani cf. la nota 9. 

i^ La famlglia e ricordata coi due elenchi, ma coi 
cognomi " Particiacii „ o " Particiacii „ e " Baduarii „. 
I due elenchi ne danno la provenienza da Pavia e atte- 
stano che fondd la chiesa di san Giorgio Magglore; quello 
del " Chron. Alt. „ (ed. cit., p. 27) conferraa la notizia 
circa la fondazione di san Servolo. 



20 



MARIN SANUDO 



Baxeio, di Malamocho vechio; f6 edifichar San Baxeio, et per lo acquisto di Constan- 
tinopoli per un gran conte li fo donJi rarma che i portano, tre coste con una corona d'oro 
di sopra in campo azuro; olim diti ' Mastalici; veneno prima da Rezo '. 

Bragadini, olim Babacini, da Veia*. 

Barozi, da Buran di mar; portavano in Tarma un lion roso in campo bianco, ma quando 
fo conduto il corpo di san Marco di Alexandria qui, levono questa arma di la tressa azura 
campo bianco *. 

Bredani, olim Branchazi, de le Contrade ^. 

Bondimier, olim Boldomier; vene di Acre con le 7 caxade ^. 

Bollani, di Aquileia '. 

Ballastri, di Torzello ^ 

Basadona, da Muia°. 

Balbi, da Ravena; portano la tressa^"; f6 San Zuminiam. et li Balbi dal lion, olim 
Bollaban, di Agilia ", 

Bembi, da Bologna '*. 



3. oUm - Rezo] Viniero fasso fu aggiunto foi dal 

1 "diti,, ciofe "fonno diti „. 

2 La famiglia dei Mastalici c ricordata nei due 
elenclii colla pro venienza da " Reco „ ; quello del " C h r o n. 
Alt. „ (ed. cit., p. 27) attesta che fondarono la chiesa di 
8. Maria vergine; quello del "Chron. lust. » afferma 
che secondo alcuni dai Mastalici derivarono i " Basilii „ 
laddove secoudo altri questa ultima famiglia sarebbe 
venuta dalla Grecia a Torcello e poi a Rialto ed avrebbe 
anche mutata l'arma. Del resto, dei Mastalici e fre- 
quente il ricordo nella cronaca del diacono Giovanni, e 
dei " Basilio , fanno spesso menzione documenti auten- 
tici antichi; cf. p. e. le "Carte„ citt., docum. num. 23 
(settembre ii5S! ■^rch. Ven., VII, 358), ove si legge la 
firma di un " Vitalis Basilio „. " Rezo „ e Regglo o 
Arezzo; Malamocco vecchio stava sul lido omonimo piii 
verso il mare rispetto a Malamocco nuovo che fu fab- 
bricato piu verso Venezia. II senso dell'ultlma propo- 
sizione fe che i Mastalici vennero da Reggio o da Arezzo 
a Malamoccco e poi da Malamocco a Venezia. 

3 L'elencho del "Chron. lust. , da notizia di 
questa famiglia, ma in modo diverso dal Sanudo, perche 
attesta che i Bragadlno si chiamavano prima Brandinici 
ed erano venuti da lesolo e a Venezia fondarono la chiesa 
di s. Daniele profeta. II "Chron. Alt. „, ed. cit., a 
p. 27 fa menzione di " Burcallus Brandonicus „, al quale 
riferisce la fondazione della medesima chiesa. II cronista 
Giovanni, ed. cit., I, 153, 178, ricorda talvolta questa fa- 
migUa. " Veia „ e qui Vercelli ; cf, p. 12 nota i. Tutti 
e due gli elenchi fanno anche menzione dei " Brandoni- 
ci , o " Bradani-Burcalli „. 

* L'elenco dei "Chron. Iust.„ da a questa fami- 
glia la provenienza da Torcello ed attesta che mut6 I'ar- 
ma nel 1280. Frequentissime ne sono le menzioni nei 
documenti autentici antichi; cf. p. e, in molti atti le 
"Carte„ citate. La frase " campo biancb „ sta per 
" in campo biauco „ e " tressa „ vale " traversa „. 

5 L'elenco del " C h r o n. I u s t. „ da il cognome " Bra- 
dani „ ed il solito annotatore la provenienza da Burano 
che erano appunto una delle " Contrade „, ciofe delle isole 
vicine a Torcello ; cf. Galliciolli, of. cit., I, 64. 

^ Le famiglie veneziane venute da San Giovanni 
d'Acrl dopoche questa citta fu presa nel 1290, furono nove 



Sanudo con inckiostro piu cu^o, 

e non sette, secondo la testimonianza del Sanudo stesso 
il quale riferl il fatto nella vita di Pietro Gradenigo. 
Le famiglie furono: Liom, Bondimier, Marmora, Bene- 
deto, Barixanl, Da Molin dal molino d'oro, Suriam, Brizi 
e Boninsegna e vennero fatte allora del Maggior Consi- 
glio. Dei " Bondemiri „ e della loro provenienza da quella 
citta fa menzione anche l'elenco del " Chron. lust. „. 
Ma una famiglia omonima e ricordata nei documenti 
veneziani anteriori al 1290; cos\ di un Marco Bondimiro 
si fa menzione in un atto originale del novembre 1187 
che con alcuni altri fu raccolto nel cod. Marciano 71 
(docum. n, 12) della classe XIV dei raanoscritti latini, 

"^ E ricordata anche nell'eIenco del " Chron. 
I u s t. „ , ma la sua provenienza vi e stata indicata dal 
solito annotatore. Ne fanno menzione anche documenti 
antichi; cf. il "Liber pIegiorum„ reg. num. 543 
(maggio 1227). 

* E ricordata nell'elenco del " C h r o n. I u st. „ , ove 
la provenienza da Torcello e stata indicata dal solito 
annotatore. Della famiglia fanno menzione anche docu- 
menti autentici antichi; cf. le "Carte„ citt., docum. 
num. 70 (gennaio 1185, 1184, m. v.; Arch. Ven., X, 340), 
ove si legge la firraa di un " lohanis Barastro „. 

' E ricordata, ma senza la provenienza, nell'elenco 
del "Chron. lust. „. Ne fanno spesso menzione i Uiri 
Commemoriali citati; cf. I, reg. num. 121 (21 agosto 1303), 

'" Cioe nell'arma. 

" Le due famiglie omonime sono ricordate coUe 
loro armi nelI'elenco del "Chron. lust. „; il solito an- 
notatore vi ha indicato la diversa provenienza da Ra- 
venna e da " Galia „. II cognome si trova anche in do- 
cumenti autentici antichi ; cf. le " C a r t e „ citt. docum. 
num. 37 (giugno 1162; Arch. Ven., VIII, 140) ove si legge i 
la firma di un " Leonardus Balbo „. 

12 La famiglia e anche ricordata nelI'eIenco del 
"Chron. lust. „, ma con notevoli differenze. Questo 
elenco ne d4 anche il cognome antico * Bachi „ e " Be- 
nadi „ che e talvolta ricordato nei documenti; cf. " Li- 
ber plegiorum„ reg. num. 130 (aprile 1224); Inol- 
tre da la provenienza della famiglia da Musestre. Del 
Bembo fanno spesso menzione documenti autentici an- 
tichissimi; cf. le " Carte„ citt., docum. num. 29 (dicem- 



LE VlTE DEI DOGI (introduzione) 



21 



Boni, de Bologna, olim di le Fomaxe; fati 1381 K 

Benedeti, di Acre con le 7 caxade ^, 

Boldti, da Coneiam; feno edifichar San Samuel propheta'. 

Baffo, di Mestrina; feno edifichar San Segondo*. 
5 Barbari, olim Magadesi, di Trieste; et hessendo al conquisto dil Suro ^ fu ferido, tolse 

uno ninzu61 e con il sangue fece uno O tondo e lev6 cussi Tarma; portavano prima tre ruoxe 
in campo azuro e d'oro *. 

Bemardo, o 1 i m de Bemardo, di le Contrade ; f eno San Polo '. 

Queste erano: 

10 Babilonio, di Soria'; manch6 — 1377; 

" Bonomo, di le Contrade^"; mancho — 1319; 

Barbaromam, di Brexa"; manch6 — 1221; 

Bocho, di Trieste *^; fece far San Marziliam; manch6 — 1311; 

Benato, olim Magii '', da Musestre; mancho — 1271; 



bre 1158; ArcA. Ven., VII, 366), ove si legge la firma di 
un " Marcus Bembo „. 

' Una famiglia omonima e ricordata nell' elenco 
del "Cliron. lust. , ove in margine h stato scritto 
d'altra mano il cognome " De le Fornase , e la prove- 
nienza dall'Albania ; il cronista attesto che i Bon ave- 
vano due armi, vale a dire cJie v'erano due famiglie 
omonime, una delle quali era di nobilta minore. I do- 
cumenti autentici veneziani anteriori al 1381 ricordano 
talvolta questa famiglia; cf. le "Carte„ citt., docum. 
num. 5S (marzo 1176; Arci. Ven., IX, lo2 e 103), ove fe 
rammentato un " lohane Bono „. 

• La famiglia coUa sua provenienza fe ricordata an- 
che nel " Chron. lust. „; cf. nota 6 a p. 30. Ma di una 
famiglia Benedetto si fa talvolta menzione nel " Liber 
plegiorum^; cf. reg. num. 529 (23 aprile 1227). 

^ La famiglia h ricordata anche nell'elenco del 
"Chron. lust. „, ma anche coll'antIco [cognome " Bu- 
loti „ e coUa provenienza da " Babia „ ; cio^ " le Bebbe „ 
(cf. FiLiAsi, Memorie storiche dei Veneti primi e secondi, 
Venezia, Fenzo, 1797, VI, p. II, 50) anziche da Cone- 
gliano. Quel cronista anche afferma che i Boldi " cum 
Bolulo „ edificarono la chiesa di san Samuele profeta, ma 
il «Chron. Alt. „ (ed. cit., p. 28) attesta che i Bolulo 
e i Boldi furono una sola famiglia, * Bololus que Buldu 
apellatur „. Dei Boldu fanno spesso menzione documenti 
autentici antichi ; cf . le " C a r t e , citt. docum. num. 46 
(luglio n68; Arck. Ven., VIII, 150), ove si leggono le 
firme di " Petrus Buldu „ e " Andreas Buldii „. 

* La famiglia e ricordata anche nelI'elenco del 
"Chron. lust. „; ma la pro venienza della Mestrina, 
cioe dalla campagna di Mestre, vi h stata indicata dal 
solito annotatore. Di essa si fa menzione in documenti 
autentici antichi; fr. le " Carte „ citt., docum. num. 44 
(gennaio 1168, 1167 m. v. ; ArcA. Ven., VIII, 148), ove 
si legge la firma di un " Petrus Baffo , arciprete di Ma- 
lamoco e in quel tempo notaro a Costantinopoli. 

5 Cioh di Tiro ; cf. Vivikn de Saint Martin 
Nouveau dictionnaire de geographie universelle, Paris, Ha- 
chette, 1894, VI, s. v. Sour. S'intende che il ferito 
fu uno dei Barbaro. 

' E ricordata nei due elenchi, ma in quello del 
"Chron. lust. „ due volte e nella seconda la prove- 
nienza da Trieste vl h stata indicata dal solito annota- 



tatore. Della famiglia fanno menzione anche documenti 
autentici antichi; cf. Corner, Ecclesiae Torcellanae, III, 
Ji (atto del 22 aprile 1213), ove si legge la firma del 
notaro " Angelus Barbaro „. L' elenco del "Chron. 
lust, „ ricorda anche i " Magadesi „, ma come famiglia 
diversa dai " Barbari „, e in ci6 concorda coll'elenco del 
«Chron. Alt. „, 

' La famiglla h ricordata anche nell' elenco del 
" Chron. lust. „, ma con provenienza diversa indicata 
da un annotatore del secolo XV ; ne fanno menzione do- 
cumenti autentici antichi ; cf. Corner, Ecclesiae Venetae, 
XII, 280 (atto del 29 luglio «75), ove si fa parola di un 
" Tribunus Bernardo „. 

* E ricordata, ma senza la provenienza, anche nel- 
l'elenco del " Chron. lust. „ e in documenti autentici 
antichi ; cf. le "Carte, citt., docum. num, 37 (giugno 
1162 ; Arch. Vcn., VIII, 139 e 140). 

9 Cf. MuRATORi, XXII, 420, 

'0 I " Boni-homines „ sono ricordati, ma senza la 
provenienza, anche neU'elenco del "Chron, lust, „ e 
in documenti autentici antichi; cf. Corner, Ecclesiae 
Venetae, III, 44 e 45 (atto del gennaio 1183, 1182 m. v)., 
ove si legge la firma di un * Marcus Bonus-homo ,. 

11 I due elenchi citati ricordano i " Barbaromani 
Vilinici^, ma coUa provenienza da "Vegla Verceli„ ed 
il cognome Barbaromano si ritrova anche in documenti 
autentici antichi; cf. la carta del novembre 1179 nella 
busta 25 (pergamene estere) dell'Archivio di San Zac- 
cheria airArchlvio di Stato di Venezia, nella quale si fa 
menzione di un Domenico Barbaromano. 

12 I " Bochi „ sono ricordati, ma senza la prove- 
nienza, nell'eIenco del " Chron. lust. „ e anche in 
documenti autentici antichi; cf. le "Carte„ citt., do- 
cum. num. 8 (27 agosto 1177 in copia autentica del gen- 
naio 1147, 1146 m. v., ove si legge la firma di un " Pe- 
trus Buco „; Arch. Ven., VII, 87). 

'3 Secondo 1'elenco del " Chron. lust. „i " Bena- 
di „ furono una medesima famiglia che i " Bembo „ e 
vennero da Musestre (frazione del comune di Roncade in 
provincia di Treviso) ; altri " Benati „ furono una mede- 
sima famiglia che i " Magi „ e vennero anch'essi da Mu- 
sestre, e in questa seconda notizia quell'elenco concorda 
col catalogo del "Chron. Alt. „, I Bennati sono stati 
ricordati anche dal cronista Giovanni; cf. 0/. cii., I, 147. 



2i 



MARIN SANUDO 



r. 17 A 



Ballestrier, da Malamocho ' ; manch6 sier Renaldo, stimador a Grado — 1301; 
IIBeloxelo, di Cao d'Istria^; mancho — 1364; 

I3ordolo, da Bordom'; fece San Zuane di la Zuecha fabrichar, et mancho sier Zuane 
Bordolo essendo a rArmamento — 1376; 

Brici*, di Acre con le 7 caxade; mancho — 1366; 5 

Bolpe *, da Romam; manch6 — 1386; 

Barbolani°, da Barbolascho; manch5 — 1311; 

Barbeta^ di Oppitergio; feno Santa Maria f ormoxa ; manch6 — 1373; 

Barbacine ', di I^solo; f o i primi principio habitar Caorle; manch6 — 1371; 

Brioso', di Padoa; manch6 in sier Zuane, era zudexe di Mobile '" — 1280; 10 

Brustolani", di le Contrade; feno far San Michiel; manch6 — 1362; 

Brazolane", di Ancona; manch6 in sier Marin — 1340; s 

Bochom ", di Altim; manch6 — 1264; 

Bellom", di Dalmatia; manch6 in sier Marco, erra 5 di la paxe '^ — 1393; 



Barbato '", di Aquileia; manch6 — 1273; 
Borselo", di AgoHa; manch6 in sier Marco — 1367; 
Berengo ", da I6solo; feno San Biaxio; mancho — 1370; 
Buora'", di Bertagna; feno San Boldo; manch6 — 1311; 
Betani **", da Musestre ; manch6 sier Zuane, podesta a Chioza 



15 



1286; 



I. Ballestrier da Malamocho] Parole scritte dal Sanudo come correzione sufondo abraso. 



' I * Ballstrarii „ sono ricordati, ma senza la pro- 
yenienza, neIl'elenco del "Chron. lust.,,. Ne fanno 
menzione i citati Libri Commemoriali ; cf. I, reg. num. 
433 (23 giugno ^i^o). 

' Non h ricordata nel due elenchi citatl, ma ne 
fanno menzione documenti autentici; cf. p. e. l'atto del 
26 novembre 1318 ove si ricorda un Marino " Belauxel- 
lo „ nei Cafitolari delle Arii vcneziane sottofoste alla 
Gittstizia e foi alla Giustizia Vecchia dalle origini al 1330. 
Roma, Forzani 1896 (Istituto Storico Italiano; Fonti fer 
la storia d^Italid) , I, 332. 

* Non h ricordata nei due elenchi citati. Bordon 
h ora frazione del comune di Prepotto del distretto di 
Cividale in provincia di Udine. Giovanni Bordolo sara 
stato uno dei " domini super armamento „ , ufficio del 
quale si hanno documenti sino dal secolo XIII, e non 
uno dei Provveditori all'armamento, istituiti verso la 
iine del secolo XV: cf- il registro del Maggior ConsigUo 
"Liber Comunis secundus^ c. 68 A sgg., all'Ar- 
chivio di Stato di Venezia, e Sandi, op. cit, III, 916 sgg. 

* E ricordata, ma senza la provenienza, nell'elenco 
del " Chron. lust. „ col cognome " Brici „, cf. nota 6 a 
p. 20. Ma anche innanzi £il 1290 si fa menzione di que- 
sta nei documenti; cf. "Liber plegiorum„ regg. 
numm. 704 e 705 (23 gennaio 1329, 1228 m. v.). 

^ E ricordata nella forma " Vulpes „ e senza la 
provenienza da una delle molte frazioni di comune de- 
nominate Romano, nelfelenco del "Chron. lust. „. Ne 
fanno spesso menzione documenti autentici antichi; cf. 
p. e. Telenco dei Giustizieri nei citt. Capitolari delle 
Arti -veneziane, I, p. LXXVI (1313). 

^ Cf. p. 19, n. 9. 

' E ricordata nella forma " Barbete „ e senz'altre 
indicazionl neirelenco del " Chron. lust. „; ne fanno 
menzione anche documenti autentici antichi; cf. p. e. 
l'atto del 16 agosto 1192 in Ckcchetti, op. cif., 56 sgg., 
ove si legge la firma di un " Petrus Barbeta „. 



* Non h ricordata nei due elenchi citati. Notisi 
nella frase del Sanudo la solita elissi del pronome rela- 
tivo e l'uso della terza persona singolare per la terza 
persona plurale. 

' E ricordata, ma senza la provenienza, nell'elenco 
del "Chron. lust. „. Ne fanno menzione documenti 
autentici antichi, anche posteriori al 1280; p. e. un 
Pietro " Bruiosso „ neIl'ottobre 1320 fu alla Giustizia vec- 
chia; cf. i citati Cafitolari delle Arti venezianc, I, p. 
LXXV. 

'" Circa questo ufficio cf. Sandi, of. cit., I, 7S1. 

" Non e ricordata nei due elenchi citati. 

'^ Non e ricordata nei due elenchi citati, ma se 
ne trova menzione in documenti autentici antichi; cf. 
p. e. il prospetto dei Giustizieri nei citt, Cafitolari dellc 
Arti veneziane, I, p. LXIII (1272). 

'^ Non e ricordata nei due elenchi citati. 

'■• Non fe ricordata nei due elenchi citati, ma se 
ne trova menzione in documenti ufficiali antichi; p. e. 
di un " lohannes Belon „ si fa menzione neli'atto del- 
l'otto maggio 1205 edito da Tafel e Thomas; cf. op. 

"i-i I> S49- 

" Circa i Cinque alla pace cf. Sandi, op. cit., I, 63S. 

"• Non e ricordata nei due elenchi citati. 

" Non & ricordata nei due elenchi citatl. 

'^ Non fe ricordata nei diie elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. le " Car- 
te , citate, docum. num. 44 (gennaio 1168, 1167 m. v., 
Arch. Ven., VIII, 147). 

'^ Non b ricordata nei due elenchi citati, ma nclla 
forraa"Da Borea „ se ne trova menzione in documenti 
autentici antichi; cf. Manimortc, Archivio di S. Giorgio 
Maggiore, busta num. 28, atto del marzo 1116 all'Archi- 
vio di Stato di Venezia, ove si fa menzione di un Ma- 
rino Da Borea. 

'" E ricordata, ma senza la provenienna da Muse- 
stre, nell'eIenco del "Chron. lust. „ e anche in docu- 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



23 



Belli S di Dalmatia; mancho sier Marco, era 5 di la paxe — 1272; 

Biancha^ di Trivixana; manch6 sier Luchin, era sora Rialto * — 1342; 

Balochin*, da Buran di mar, manchb — 1321; 

Boncena^ di Agolia; fece Santa Malgarita; manch6 — 1146; 
5 Bonaldi ", da Ferrara; mancho — 1341; 

Boninsegna^ di Acre con le 7 caxade; manch6 — 1321; 

Bordonici*, da Buram di mar, feno San Michiel; mancho — 1383; 

Burecaldo ", da Trieste; manch6 — 1381; 

Bedoloto 1", de Altim, manch6 — 1280; 
10 Bonzil"; manch6 — 1318; 

Borescaldo '^ di Altim; manch6 — 1347; 

Barbamocolo '*, di Concordia; manch6 — 1044; • 

Bobixo ** da Bologna; manch6 — 1181; 

Baxadelo ", de Altim; manch6 — 1325; 
15 Biancho '", de Istria; manch6 — 1317; 

Borsolo ", di Ahim; feno Santa Maria Formoxa ; manc6 — 1154; 

Bocholi '^ olim Bochonini; manch6 in sier Francesco — >m<; 

Bochasi '^, di Parma; manch6 in sier Zuane, veniva podestk di Napoli di Romania 

Barixam *", olim Bonaxi, di Acre; manch6 — •*; 



menti autentici antichi; cf. p. e. il docum. n. ii, in data 
del maggio 1187 nel cod. Marc. 71 della classe XIV dei 
ms. latini, ove si fa menzione di un " Rapliael Betani „. 

' fe ricordata neU'elenco del "Chron.Iust.,,; 
ove la provenienza dalla Dalmazia e stata indicata dal 
solito annotatore, Della famiglia si fa menzione in 
documenti autentici antichi; cf. p. e. il documento della 
nota precedente, ove si legge la firma di un " Simon Belli „. 

' Non e ricordata nei due elenchi citati. 

^ Circa gli ufficiali preposti a Rialto cf. Cecciiet- 
TI, La viia dei Veneziani nel 1300, I. La cHih e la laguna 
in Arch. Ve»., XXVm, 26. * 

* Non h ricordata nei due elenchi citati. 

* Non h ricordata nei due elenchi citati. 

" E ricordata nei due elenchi citati, ma colla pro- 
venienza da Forll, e ne fanno spesso menzione docu- 
mentl autentlci antichi; cf. p. e. le "Carte, citt., do- 
cum. num. i (aprile 1038, in copia autentica del febbraio 
1105, iio^m, V., ove si leggono le firme di "FuscariBo- 
noaldo „, " Petrus Bonoaldo » e " Badovarius Bonoaldo „. 
Arc/i. Ven., VI, 316). 

' E ricordata nella forma " Boninsegne „ e colla 
sua provenienza da San Giovanni d'Acri nell'elenco del 
"Chron. lust. „; cf. nota 6 a p. 20. 

* I due elenehi citati ricordano, ma senza la pro- 
venienza, la famiglla dei " Brandonici „. 

* Non e ricordata nei due elenchi citati, Quello 
del "Chron. lust., fa menzione dei * Buriscalchi „, 
i quall secondo l'annotatore sarebbero venuti da Trieste ; 
essi si sarebbero spenti secondo quel catalogo nel 1312. 
Altri " Buriscaldi „ con arma diversa sarebbero venuti se- 
condo quell'elenco da Altino e sarebbero raancati nel 1054. 

'" Non h ricordata nei due elenchi citati. 

" Non e rlcordata nei due elenchi citati. 

" Non h ricordata nei due elenchi citati ; ma Mar- 
TIN Da Canale, (0/. cii., 596) ricorda un " Bertelme Bu- 
sticals „ tra gli elettori di Lorenzo Tiepolo (luglio 1228); 
cf. anchc la nota 9. 



•' E ricordata nella forma " Barbamocoli „ e senza 
la provenienza nelI'elenco deI"Chron. lust. „. Mar- 
TiN Da Canale (0/. cii., 596) ricorda un " Frances Bar- 
bemaie „ tra gll elettori di Lorenzo Tiepolo (luglio 1 268), 
che il Dandolo, nel due codici piil autorevoli della sua 
cronaca estesa [cod. Marc. Lat. Zanetti, 400, a c. 159 A; 
cod. Nazionale di Torino, I, IV, 7, a c. 100 B] da nella 
forma di " Franciscus Barbamacolo „. 

^* E ricordata, ma colla provenienza da Torcello, 
nell'elenco del * C h r on. I u s t . „ ; ne fanno menzione 
anche documenti ufficiali; cf. p. e. il " Lib er plegio- 
rum„ reg. •num, 46 (5 febbraio 1224, 1223 m. v.). 

15 Non h ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione i documenti autentici antichi; cf. p. e. 
le "Carte, citate, docum. num. 3 (maggio 1084 in co- 
pia autentica del 1 106 ; vi si fa menzione di un " lohan- 
nis Bassedellus „; Arch. Ven., VI, 321). 

"■ Non e ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi ; cf. p. e. le 
"Carte, citate docum. num. 71 (ottobre ii8S; Arch. 
Ven., X, 341) ove 6 ricordato un " lacobo Bianco „. 

" Non h ricordata nei due elenchi citati. 

1* E ricordata nell'elenco del " C h r o n , I u s t. „, 
ma la denominazione antica " antea Boconii „ fu aggiunta 
dal solito annotatore del secolo decimosesto, il quale pure 
indico la provenienza da Segna coUa frase " de Segna 
venerunt „. Un " Bonus-filius Buchulo „ e tra i firmata- 
ri deU'atto del maggio II22 che il Sanudo ha trascritto in 
queste Vite dei dogi; cf. c. 404 A del cod. Marciano 
Ital. VII, 800. 

" E ricordata, ma senza la provenienza, nelI'elenco 
del "Chron, lust. ,; ne fanno menzione anche do- 
cumenti ufficiali ; cf. p. e. il "Liber plegiorum» 
reg. num. 214 (dlcembre 1224). 

*" E ricordata coUa sua provenienza neU' elen- 
co del "Chron. Iust.„. Ne fanno menzione i ci- 
tati Libri Comviemoriali, II, reg. num. 273 (atto del 3 ago- 
sto 1302), 



u 



Marin sanudo 



Bonzi*, da Trieste; manch6 in sier Zuam-batiste, fo podestk e capetanio a Ruigo; f6 
Santo Andrea — *». 

C..7B II C« 

Corneri ', o 1 i m Cornelii, di Roma. 

Contarini^ di Concordia; et sono do arme. 5 

Calbi \ di Padoa. 
Canali*, di Altim. 

Cavali^ di Verona; fato misifer lacomo di Cavali dil Conseio, 1381, hessendo capetanio 
a la guerra di Chioza. 

Capeli*, di Capua; feno Santa Maria MaterDomini. 10 

Coreri*, da Torzello. 

Condolmer»»; fati dil 1381. 

Cabrieli ", olim Cavobelli. 

Calergi **, di Candia; fati dil Conseio per revelationem di certo tratado, 1380. 

Cigogna", fati dil 1381. 15 

Caravelo ", di I^solo ; f eno edificar San Trovaxo. 

Cocho '», di Albania. 



' L'elenco del "Chron. lust., ricorda la faml- 
gHa del " Bonci „ ossla " Bonci „ alla quale l'annotatore 
solito riferi la provenienza da Trieste. Dei " Bonci ;, 
fanno spesso menzione i documenti autentici antichi ; cf . 
p. e. i citt. Cafitolari delle Arti Veneziane, I, p. LXI. 

» Cf. MURATORI, XXII, 421. 

' 6 ricordata coUa sua provenienza nell'elenco del 
•Chron.Iust.„e coUa mutazione dell'arma e ne fanno 
spesso menzione anche documenti autentici antichi ; cf. 
le "Carte, citate, docum. num. 21 (gennaio 1153, 1152 
m. V.; Arch. Ven., VII, 356 e 357), ove si legge la fir- 
ma di un " Dominicus Cornario „. 

■* E ricordata coUa provenienza nei due elenchi ci- 
tati; quello del "Chron. lust. ,, conferma anche che 
erano due armi, ma nell' insieme, meno pochi venuti di 
Ungheria, una sola stirpe. Di qOesta illustre famiglia 
fanno spesso menzione documenti autentici antichi : cf. 
p. e, le * Carte „ citate, docum. nura. 33 (giugno Ii6i; 
Arch. Ven., VIII, 13S), ove e ricordato un " Michaele 
Contareno „. 

5 E ricordata neirelenco del " C h r o n . I u s t . „, ma 
la provenienza da Padova vi e stata indicata dal solito 
annotatore. II cognome e spesso ricordato anche negli 
antichi documenti autentici; cf. le " Carte, citate, do- 
cum. num. J (luglio 1085; Arch. Ven., VII, 83), ove si 
legge la firma di un " Dominicus Calbo „. 

^ I due elenchi ricordano le due famiglie " Kala- 
brisini , o " Aulipati „ o " Calbanici „ (" Calbonici „ nel- 
l'elenco del "Chron. Alt. ,) e " Kalosi „ (« Karabi „ 
nell'elenco del"Chron.Alt.„)o" Kalabrisini „ o " De 
Canales „ e alla prima assegnano la provenlenza dal Ca- 
dore, alla seconda da Padova. L'elenco del " Chron. 
lust. „ attesta che la prima famiglia al suo tempo por- 
tava anch'essa il cognome " Da Canales „. Dei " Kala- 
brisini „ fa menzione l'elenco dei vescovi di Olivolo, del 
"Chron. Alt.,. Dei " Da Canale , v' e memoria an- 
che in documenti autentici antichi; cf. p. e. le " Carte „ 
citate, docum. num. 37 (giugno 1162 in copia autentica 
del febbraio 1203, 1202 m. v.; Arch. Ven., VIII, 139 e 
140)1 ove si legge la trascrizione della firma di un "ler- 
vasio Da Canale .. 



■^ Naturalmente questa famiglia non h ricordata nei 
due elenchi cltati, ma pure di una famiglia omonima 
fanno menzlone documenti autentici anteriori al 1381; 
cf. p. e. le * Carte „ citate, docum. num. 104 (ottobre 
1194; Arch. Ven., XX, 323-25), OTC si rlcorda un "An- 
gelus Caballo „. 

* E ricordata nell'elenco del "Chron. Iust.„, 
ma la sua provenienza da Capua vi e stata indicata 
dal solito annotatore. Ne fanno menzione documenti 
autentici antichi ; cf. p. e. le " C a r t e „ citate, do- 
cum. num. 31 (1160, dopo il 31 agosto; Arch. Ven., 
VI, 368 e 369), ove si legge ia firma di un " luUanus 
Capello „. 

° E ricordata nell'elenco del*Chron.Iust. „, ma 
la sua provenienza da Torcello vi e stata indicata dal 
solito annotatore. Ne fanno menzione documenti auten- 
tici antichi ; cf. p. e. Archivio di Stato di Venezia, Ma- 
nimorie, Archivio di S. Zaccheria, pergamene secc. XI-XII, 
(estere, busta 24, atto deU'ottobre 1173 ove fe ricordato 
un Giovanni Corario, ciofe Correr). 

'" Naturalmente questa famiglia non e ricordata 
nei due elenchi citati. 

" E ricordata neUa forma " Gabrieles 
cognome antico nell'elenco del "Chron, lust., 
fanno menzione anche documenti autentici antichi 



e senza il 
e ne 
Cf. 



p. e. le "Carte„ citate, docum. num. 85, ove sl legge 
la firma di un " Pangrati Gabriel „, (novembre 1 189, Arch. 
Ven., XX, S6 e 57), 

" Naturalmente questa famiglia non e ricordata nel 
due elenchl citati, 

" Naturalmente questa famiglia non h ricordata nei 
due elenchi citati. 

" E ricordata neirelenco del " C h r o n . lust. „, ma 
la sua provenienza da lesolo vi e stata indicata dall'an- 
notatore solito. II cognome si trova anche in documentl 
autentici antichi; cf, p. e. la carta del maggio 1187 che 
ha 11 numero 11 nella serie delle pergamene raccolte nel 
cod. Marc. 71 della classe XIV dei ms. latini, ove & ri- 
cordato un " Dominlcus Caravello „, 

'^ E ricordata neirelenco del " C h r o n . I u s t. „, ma 
la provenienza dall'AIbania vi h stata indicata dal solito 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



25 



15 



Caotorta ' ; questa caxada mancho e f o ref ata. 
Celssi*, di le Contrade; feno Santa Trinita. 
Civram ', di Zervia. 
Coppo S di Caorle. 

Queste erano: 

Centranici S olim Cenanzi, di Cesena; manch6 — 1030; 

Calaprini ^ di Ravena; feno San Benedeto; mancho — 1207; 

Caroxi', olim Chataroxi; feno San S^rvolo; manch6 — 1387; 

Conchodrizi^ di I^xolo; manch6 — 1371; 

Curam'; feno San Morizio; mancho in sier Marco — 1381; 

Comaroli'" di Malfeta; manch6 — 984; 

Constantini " di Concordia ; manch6 sier Zuanne, erra zudexe per le Corte '* — 1348 ; 

Cavalieri ", di Padoana; manch6 sier Matio, avochato per le Corte — 1331; 

Chathonigo ", di Romania; manch6 sier Marco, erra avochato al Petiziom ** — 1300; 

Catacanevo *^ di Dalmatia; manch6 sier lacomo, fo al dazio dil vin " — 1260; 



7. Calaprini] Cosi il cod. — 11. Malfeta] CqA il cod. 

annotatore. Ne fanno spesso menzione documentl au- 
tentici anticlii; cf. p. e. le " Carte „ citate, docum. num. 
106 (maggio 1195; Arck. Ven., XX, 326 e 327), ove fe 
ricordato un " Martinus Cauco „. 

' Non h ricordata nei due elenclii citati, ma ne fanno 
menzione documenti autentici anticiii; cf. p. e. le "Carte, 
citate, docum. num. 36, ove si legge la firma di un " Ma- 
rinuB Cavatorta „ (agosto 1161; Arch. Ven., VIII, 139). 

2 E ricordata nell'eIenco del " Chron. lust. „, 
ma la provenienza " de Contratis „ vi e stata indicata dal 
solito annotatore. Di questa famiglia fanno spesso men- 
zione documenti autentici antichi; cf. p. e. l'atto del 
maggio 1160 che neU'originale si ritrova tra le perga- 
mene del cod. Marc. 72 della classe XIV dei ms. latini, 
ove si legge la firma di un " Dominicus Celso iudex „. 

3 E ricordata nella forma " Civrani „ neil'elenco del 
"Chron. lust. „ ove il solito annotatore vi aggiunse 
con evidente errore dovuto all'influsso dialettale la pro- 
venienza da " Servia „ per " Cervia „, Di questa fami- 
glia fanno spesso menzione documenti autentici antichi ; 
cf. p. e. le " Carte „ citate, docum. num. 39 (luglio 
1164; Arch. Ven., VIII, 141 e 142), ove si legge la firma 
del notaro " Oto Civranus „. L' elenco del "Chron. 
lust. „ ricorda anche una famiglia " Cerbani „ coUa 
provenienza da Cervia, e solo di questa fa menzione 
i'elenco del "Chron. Alt. „. 

* E ricordata nell'elenco del " Chron. lust. „, ma 
coUa provenienza da Torcello che vi h stata indicata dal so- 
lito annotatore. Ne fanno menzione di frequente docu- 
menti autentici antichi; cf. p. e. le " Carte „ citate, doc. 
num. 63 (giugno 1881, Arch. Ven., IX, 113 e 114) in copia 
-lutentica del dic. 1202, ove e ricordato un " Petrus Cupo „. 
■'' i; ricordata coUa sua provenienza da Cesena e col 
cognome antico " Centanici „ nei due elenchi citati. Ne 
fanno menzione documenti autentici anticlii ; cf. p. e. le 
Carte„ citate, docum. num. 3 (maggio 1084 in copia 
autentica del iio6, ove si legge la firma di un " Petrus 
Centranico„; Arck. Ven., VI, 320 e 321). Un annotatore 
del tempo aggiunse al cognome nell'elenco del " Chron. 
lust. „ la parcla " Salomones „ c'". p. 41, nota 4. 



■^ I " Caloprini „ sono ricordati nei due elencU 
citatl, ma colla provenienza da Cremona, o secondo al- 
cuni codici del " Chron Alt. „ da Cormons. Ne fa 
spesso menzione 11 cronista Giovanni, ed. cit., 144 sgg. 

' E ricordata nell'elenco del " Chron. lust. „; ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. 
CoRNKR, Ecclesiae Torcellanae, II, 261 (docum. del giu- 
gno 1187), ove si legge la firma di un " Francisco Ca- 
roso „ veneziano. 

* Non e ricordata nei due elenchi Citati. 

' Non h ricordata nei due elenchi citati. 

'" Non 6 ricordata nei due elenchi citati. 

" li ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „, ma 
senza la provenienza. Ne fanno menzione documenti 
autentici antichi ; cf. p. e. le "Carte„ citate, docum. 
num. 93 (luglio 1192; Arck. Ven., XX, 76 e 77), ove si 
legge la firma di un " Petrus Constantinus „. 

'^ Cioe era uno dei " iudices per omnes curias „ i 
quali sostituivano i giudici che per ragioni di parentela 
non potevano dare sentenza in alcune liti ; cf. il cit. 
" Liber Comunis secundus, c. 48 A. 

'^ E ricordata nella forma " Chavalerii „, ma senza 
la provenienza, nell'elenco del " Chron. lust. „. Ne 
fanno menzione documenti autentici antichi ; cf. p. e. le 
" Carte , citate, docum. num. io6 (maggio 119S; Arch, 
Ven., XX, 326 e 327), ove si legge la firma di un " Leo- 
nardus Cavalero „. 

'■* Non e ricordata nei due elenchi citati. Forse 
e la stessa famiglia che in essi ha il cognome " Calani- 
ci „ o " Calavici „ coll^ provenienza da Forll. 

'" Circa questa corte cf. Sandi, o^, cit., I, 635. 

'^ Non e ricordata nei due elenchi citatl, ma pro- 
babilmente il Sanudo scrisse male il cognome, e questo 
nella sua forma genuina era " Caraciacanape „, famiglia 
della quale fanno spesso raenzione i documenti autentici 
antichi ; cf. p. e. le " Carte „ citt., docum. num. 31 
(n6o, dopo il 31 agosto; Arch. Ven., VI, 368 e 369), 
ove si legge la firma di un " S. Caraciacanape „. 

" Circa gU oiiiciaU sopra il dazio del vino, cf, 
Sandi, of, cit., I, 524. 



26 



MARIN SANUDO 



Casolo * di Altim; manch6 sier Marin essendo a reveder le raxom dil comun — 1261; 

Campolo *, di Oppitergio ; f eno San lacomo di L6rio ; manch6 sier Zuanne, consier a 
Corom — 1272; 

Chritriago ', di Altim; manch6 — 1277; 

Caldiera*, di Caorle; manch6 sier Piero, baylo in Cypri — 1281; 

Charesini'; fati 1381; misi^r Rafim erra canzelier grando; et manch6 in suo fiol, sier 
Zuanne — 1430; 
c. 18 A 1 1 Carbonexe " di Altim; manch6 sier Zuanne hessendo 5 di la paxe — 1312; 

Comi ', di Oppitergio; manch6 — 1296; 

Canabri *, di Capua; manch6 — 1312; 

Capoani^ di Campagna di Roma; fen San Biaxio Catoldo; manch6; — 1000; 

D 

Dolfim ^" ; Sono do caxade ; una portano uno dolfino et 1' altra tre dolfini ; da Torzello ; 
uno sier Gregu61 levo il dolfim solo. 

Duodo ", dil colfo di Ludrim. 

Da Riva '^ di I^xolo. 

Dandolo " ; portavano tuti una arma, ma a 1' aquisto di Costantinopoli misifer Rigo Dan- 
dolo doxe mud6 1' arma con 6 " giglii ; v6neno di Altim. 

Diedo '^ da Musestre; feno Santo Agustim. 



10 



i8. v&aeno di Altim] Parole aggiunte foi dal Sanudo con altro inckiostro. 



1 E ricordata, ma senza la provenienza da Altino 
nella forma " Cassuli „ nel catalogo del " Chron. lust. „; 
ne fanno menzione anche documenti ufliciali antichl; 
cf. 11 " Liber plegiorum^ reg. num. 357 (31 gennaio 
1226, 1225 m. V.). I due elenchi risordano anche altri 
" Kaylosi „ o " Caysoli „ o " Kalosi , provenienti da 
Cattaro. Circa 1' ufficio delle ragioni del comune cf. 
Sandi, 0/. cit., II, 142 sgg. 

* E ricordata, ma colla provenienza da Capua e 
come fondatrice della chiesa di santo ApolUnare, nei 
due elenchi citati. Ne fanno menzlone documenti au- 
tentici antichi ; cf. p. e. le " Carte „ citate, docum. 
num. 10 (luglio 1131; Arci. Ven., VII, 8S-90), ove e ri- 
cordato tra i testi un * Petrus Campulo „. 

' Non e ricordata nei due elenchl, ma forse il co- 
gnome cosl come lo scrisse il Sanudo e una storpiatura 
di " Kardiaga „ di cui ho trovato menzione in un atto 
del gennaio 1212, 1211 m. v. (Archivio di Stato di Ve- 
nezia, Carte restituite daII'Austria nel 1868, busta 10, 
docum. num. 106), ore si legge la firma del notaro " Jo- 
hannes Kardiaga „. 

■* Non h ricordata nel due elenchi citatl. 

'' Naturalmente questa famiglia non e stata ricor- 
data nei due elenchi citati. 

^ Non fe ricordata nei due elenchi citati. 

' Non e ricordata nei due elenchi citati ; ma di 
un canale " Cornio „ verso S. Ilario si trova talvolta 
menzione nel documenti antichi ; cf. p. e. la sentenza del 
3 agosto 1296 che sl legge a c. 127 B e sgg. del cltato 
"Codex PubIlcorum„. 

* Non h ricordata nei due elenchl citati. 

' E ricordata nei due elenchi citati, ma colla pro- 
venienza da Cavarzere. 

'" Non h ricordata espressamente nei due elenchi 
citati, ma ne fanno spesso menzione documenti auten- 



15 



tici antichi; cf. le "Carte„ citate, docum. n. 62 (gen- 
naio 1181, 1180 m. v.; Arch. Ven., IX, 112 e 113), ove 
si legge la firma di un " Andreas Delfinus iudex com- 
muni „. Erano una sola stirpe con i Gradenigo secondo 
1'elenco del " Chron. lust. „ il quale ne tratta soltanto 
a proposito di questa ultima famiglia. 

" Questa famiglia col cognome " Dodhl „ e ricor- 
data anche neII'eIenco del " Chron. lust. „, ma la pro- 
venienza dal " sinu Ludrini ^ vi e stata indicata poi dal 
solito annotatore. Un " Andre Dode „ e ricordato da 
Martin Da Canale (pp. cit., p. 694, capitolo 336) tra 
gli elettori di lacopo Contarini. n " colfo di Ludrim „ 
h stato ricordato dal Sanudo anche nei Diarii, cf. p. e. 
III, 90, ed era la riviera dell' Albania tra la foce del Drin 
bianco e quella del Drin nero. 

'^ Questa famiglia non e ricordata nei due elenchl 
citati; ma ne fanno talvolta menzione testimonianze anti- 
che di fede non dubbia; cos\ il "Chron. lust. „ a. c. 
123 A ricorda tra gli elettori del doge Marino Zorzl (131 1) 
un Bartolommeo " de Rippa „ e nelI'eIenco i * Riparii „. 

'3 L'eIenco del "Chron lust. „ fa menzione di 
questa famiglia, della sua provenienza da Altino, del- 
l'arma mutata nel 1204 e dell'altra arma, cioe con una 
croce, usata per la prima volta dopo Giovanni Dandolo 
nel 1290. Ne fanno spesso menzione documenti auten- 
tici antichissimi ; cf. p. e. le " Carte „ citate, docum. 
num. 34 (luglio 1161 ; Arcli. Ven., VIII, 136-138), ove si 
legge la firma di un " Vitalis Dandulo iudex „. 

" Cf. MuRATORi, XXII, 422. 

'5 E ricordata nell' elenco del " Chron. lust. „, 
ma la provenienza da Musestre vi h stata indicata dal 
solito annotatore. Ne fanno menzione i documenti au- 
tentici antichi; cf. p. e. l'atto del marzo 1179; (^Arch. 
Ven., IX, iio) delle "Carte„ citate, docum. num. 60, 
ove h ricordato un " Leonardo Dedo „, 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



27 



Darmer *, di Cadore. 

Donado '-; sono da caxade, Tuna di le tresse, raltra di le ruoxe; quella di le ruoxe sier. 
Marco Donado da Santa Fosca, 1311, fo fato dil Conseio. 
Dono ', di Candia. 
5 De Mezo, di Candia''; 1381. 



Queste erano : 



1311; 



1316; 



10 



Doro *, da Torzello ; manch6 sier Andrea era consier di Veniexia " 
Dondolo ', olim Dari, de Torzello ; manchb — 1307; 

Dauli ', olim Gadiani, di Caieta; manchb sier Piero, era patron a Tarsenk' 
Dedo ", di le Contrade; mancho sier Marco, erra 5 di la paxe — 1402; 
Da Porto"; fati 1381; mancho — 1429; 

Diexolo *S da I^solo; mancho sier Mois^, erra zudexe di Mobile — 1402; 
Da Fan ", da Fan; manch6 sier Andrea, erra a le Raxon di fuora — 1401 ; 
Da Mar '^ da Ravena ; f eno San Cristofolo; manchb in sier Almoro, qual erra oficial al 
15 canevo — 1361 : 

Diexinuove '^, di Schiavonia ; mancho — 1361; 
Diodado '", di Altim; mancho — 1107; 



3. Donado] Cod. Dondo. - da Santa Foscha] Parole scritte dal Sanudo su fondo ahraso, cotne correzione. 



' E ricordata nella forma " Dalmarii „ neU'elenco 
del "Chron. Iust.„. ma la provenienza dal Cadore 
vi e stata indlcata dal solito annotatore. Ne fanno men- 
zione documenti autentici antichi; cf. p. e. le "Carte „ 
citate, docum. num. 28 (agosto 1158; Arcb, Vcn,, VII, 
365) ove si ricorda un " Leonardo Dalmario „, 

2 E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „; un 
annotatore del sec. XV vi aggiunse la provenienza dal- 
1' Ungheria. Ne fanno menzione documenti autentici an- 
tichi; cf. p. e. le "Carte, citate, docum. num 91 (apri- 
le 1191; Arch, Ven., XX, 7-;), ove si legge la firma di 
un " Andreas Donatto „. La frase " quella di le ruoxe „ 
sta per " di quella di le ruoxe „. 

' Non h ricordata nei due elenchl citatl, ma ne 
fanno menzione talvolta i documenti autentici antichi; 
cf. p. e. l'atto del marzo iisonella busta V* delle Du- 
cali all'Archivio di Stato di Venezia, ove e ricordato un 
' Raymundino Donno „ di Venezia. 

■• Naturalmente questa famiglia non h ricordata nei 
due elenchi citati; di una famiglia omonima col cogno- 
me "Medii„ fa menzione 1'elenco del "Chron. lust. „. 

'•• E ricordata coUa sua provenienza da Torcello 
nell'elenco del "Chron Iust.„. Ne fanno spesso men- 
•zione documenti autentici antichi ; cf. p. e. nel cod. 
Marciano lat. XIV, 71 la cit. pergamena num. ii, ove 
si legge la firma dl un " lacobus Dauro „. 

* Ciofe uno dei consiglieri del doge, e per6 uno 
dei membri della Signoria. 

' E ricordata colla sua provenienza da Torcello 
neirelenco del "Chron. lust. „. Ne fanno menzione 
documenti autentici antichi ; cf. p. e. le *Carte„ citate, 
docum. num. So (15 aprile 1188; Arch. Ven,, XX, 51 e 
52), ove si legge la firma di un " lacob Dondulo „. 

* Non c ricordata nei due elenchi cltati ; cf. la 
nota alla famiglia " Gauli „ a p. 31, nota ij. 

^ Circa i " patroni arsenatus „ cf. Sandi, 0/, cit,, 
n, 738 sgg. 



■" Cf. la nota 15, a p. 26. 

" Naturalmente questa famiglia non S stata ricor- 
data nei due elencld citati. 

'^ E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „ 
coUe frase " Equilenses, vulgarifer Diexoli, de Equilo „, 
Ne fanno menzione documenti autentici antichi ; p. e. in 
un atto del novembre 1173, pubblicato dal Ckcciiktti, 
Progranwia cit., 49 sgg. si legge la firma di un " Vido 
de Equilo „. 

■3 Non e ricordata nei due elenchi citatl, ma ne 
fanno menzione i documenti autentici antichl; p. e. uno 
Stefano Di Fano h ricordato. in un atto del novembre 
1192 dell'Archivio di San Zaccaria (perg. estere ; busta 
25) all'Archivio di Stato di Venezia, Manimorte. Circa 
l'ufricio delle ragioni cf. Sandi, oJ>, cit., II, 144 sgg. 

^* E ricordata, ma senza la provenienza, nelI'eIenco 
del "Chron. lust. „ nella forma " De Mari„. La fa- 
miglia fe ricordata nei citati Libri Coinmemoriali; cf. I, 
reg. num. 401 (12 febbraio 1309; 1308 m. v.). Circa gli 
ufficiali al canape cf. i citt. Capitolari delle Arti Vcne- 
zianc, I, 240 sgg. 

'^ Non e ricordata nei due elenchi citati, ma in 
documenti autentici antici nella forma " Decem-et-no- 
vem „ ; cf. p. e. l'atto del giugno 1060 edito dal Cbc- 
cnETTi, Profframma cit., 42, ove si legge la firma di un 
" Dominicus Decem-et-novem). 

"" E ricordata nei due elenchi citati, ma colla pro- 
venienza da Cividale o in genere dal Friuli o da Friola, 
frazione del comune di Pozzoleone in provincia di VI- 
cenza. Un " Angelus Donus-Dei „ e tra i firmatari del 
l'atto del maggio 11 22 che il Sanudo trascrissc in que- 
ste Vite dei dogi ; cf. c. 503 U del cod. Marc. Ital. VII, 
800, Quello del "Chron. lust. „ fa menzione anche 
di una famiglia " Donus-Dei „ della quale non dii la pro- 
venienza. 



28 



MARIN SANUDO 



c. 18 B 



Doto', da Vicenza : manchb sier Matio, erra zudexe in Crete — 1313; 

Don-ZorziS daTrieste; manch6 sier Filipo, era visdomino in Fontego'— 1312; 

Dil Campaniel *, da Loredo ; — 1240 ; 

De Verardo °, da Torzello ; manch6 sier Simon ; fono fati 1381; — 1412; 

Diaxevole", di Lombardia; manch6 sier Marco, erra su Rialto ' — 1212; 

De Sovertim^ da Buram; manch6 sier Alvise, era a la lusticia vechia — 1137; 

Damian ', di Altim ; manch6 — 988 ; 

Da la Fraschada'", manch6 — 1372; 

D' Agnus-Dio ", di Trieste, manch6 sier Nicol6, erra sora Rialto — 1370; 

||Don-Zane", di Cavarzere ; feno San Lorenzo ; manch6 — 1303; 

Del' Orzo ", da Muia ; manch6 — 1326 ; 

De Lia", d'AgoIia; feno San Biaxio ; manch6 *», era Camerlengo di comun — 1000; 

De la Spinal ^, da Ovederzo ; manch6 — 1309 ; 

Davit '^, da Musestre ; manch6 — 1197; 

D'Obizo'^ da Bologna; manch6 sier Marco, era Camerlengo di comun — 1246; 

Dolfinigo ", di Aquileia; feno San S^rvolo ; manch6 — 1321; 

Dente ", di Altim; manch6 in sier Daniel — 1420; 

D'Arpim *", di Padoa ; manch6 in sier Zuanne — **. 



10 



15 



' Non h ricordata nei due elenchi citati, ma in 
documenti autentici antichi; cf. p. e. Tatto dell'aprile 
1207 nelle carte restituite dall'Austria all'ltalia nel 1868, 
busta 10, docum. num. 103 all'Archivio di Stato di Ve- 
nezia, ove si legge la firma di un " lohannes Dotho „. 

* Non fe ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti ufficiali ; cf. p. e. il "Liber 
plegiorum, reg. num. 95 (18 marzo 1224). 

' Cioh al Fontego dei Tedeschi ; circa questo uffi- 
cio cf. SlMONSFELD, Ver jFondaco dei Tedeschi in Vene- 
dig, Stuttgart, 1887, II, 17 e 18. 

* Non e ricordata nei due elenchi citati. Un " ser 
Marinus Turlono „ h ricordato in una sentenza della 
Corte del Pi6vego in data del 21 luglio 1329, che nel 
suo originale e stata aggiunta al registro ufficiale dl quei 
giudici (Museo Civico di Venezia, cod. Cicogna, 2563). 
La parola " turlon „ significava la parte piu alta del cam- 
panile; cf. Bobrio, Dizionario del dialeito veneziano, Ve- 
nezia, Cecchini, 1861, s. v. turlon. 

^ Naturalmente questa famiglla non h stata ricor- 
data nei due elenchi citati. La data " 1412, si riferisce 
a ' manch6 sier Simon „. 

* Cf. nota 7 a p. 19. 
' Cf. nota 3 a p. 33. 

* Non h ricordata nel due elenchi citati. La no- 
tizia data dal Sanudo h falsa, perchfe nel 1137 non era 
stato ancora istituito l'ufficio dei Giustizieri. 

® Non h ricordata nei due elenchi citati, I docu- 
menti autentici posteriori al 988 fanno menzione di una 
famiglia omonima; p. e. un "lulianus Damianus „ firma 
come notaro l'atto del luglio 1179 che h il docum. 61 delle 
" Carte „ citate (Arch. Ven., IX, m e 112). 

'<• E ricordata neirelenco del "Chron. lust. „, 
ma col cognome " J^raschada „. Un Marco " de la Fra- 
schada,, " nobilis vir „, h ricordata in un atto del 19 
marzo 1312; cf. i citati Caj>itolari delle Arti veneziane, 
I. «53- 

" Non h ricordata nei due elenchi citati. 

1* Non fe ricordata nel due elenchi citati, ma ne 



fanno menzione documenti autentici anticlii ; cf. p. e. la 
carta del settembre 1183 nel cit. cod. Marc. lat. XIV, 71, 
ove si ricorda un Viviano " De Dom-canne „. 

'^ Non h ricordata nei due elenchi citati. 

'* Non h ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici anticlii posteriori 
al 1000; cf. p, e. CoRNER, Ecclesiae Torcellanae,\, 12S 
e 129 (atto del 10 giugno 1224 in copia autentica del 
giugno 1248, nella quale si legge la firma di un "lohan- 
nes De Lea iudex „,) Circa l'ufficio dei camerlenghi del 
comune cf. Sandi, of. cii., I, 41 S sgg. 

'5 Non h ricordata nei due elenchi citatl. Di un 
Francesco Da Spinale fanno menzione i citati Liiri Com- 
memoriali; cf. II, reg. num. 284 (14 luglio 1321); di 
una famiglla " Lepreselli ,. ; detti anche " Daspinales, e 
provenienti da Bottenigo (frazione del comune di Me- 
stre) vi & il ricorso in quei due elenchi. 

'« E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „, 
ma senza la provenienza e nella forma errata " Mavit „. 
Un " lacob Davis „ h ricordato da Martin Da Cana- 
LK (0/. cii., capitolo 333) a proposito della elezione di 
lacopo Contarini (1274). Altri David sono ricordati nel 
"Liber plegioru m „, ma questi sono tutti di Murano. 

" Non e ricordata nei due elenchi citatl. Degli 
" Obizo , fa menzione Martin Da Canale a proposito 
della elezione di lacopo Contarini nel capitolo 333 della 
sua cronaca ove ricorda un " Piere Obis „ , ma secondo 
il Sanudo furono due famiglie diverse; cf. p. 38, r. 2, 

'8 Non h ricordata nei due clenchi citati. 

" Non h ricordata nei due elenchi citati ; ma ne 
fa menzione il "Liber plegiorum„ in un atto del 
38 aprile 1225 ; cf. reg. num. 260. 

"* E ricordato nell'elenco del " Chron, lust. ;, 
ma col cognome " Arpini „ e senza la provenienza. Di 
un Nicol6 " De Arpin „ che fu alla Giustizia veccliia nel 
luglio 1397, fa menzione la matricola dei pellicciai che 
si conserva al Museo Civico di Venezia (Mss. IV, 18, c. 25 
B) ; un " Dominicus d'Arplno „ h ricordato nell'atto del 
marzo 1196 edito da Tafel e Thomas; cf. 0/. cii., I, 319. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



29 



E 



Erizo ', de Histria. 

Emo ^ de Raclenea vechia. 



Queste erano: 

Emigliai *, da Milan vechio; manch6 — 1338; 

Equando*, de Lombardia; mancho — 1126; 

Echardo \ di lago di Garda; fe Santo Andrea de Zera; manchb — 1278; 

Enzegner", da Buran di mar; fe San Moro; mancho — **. 



10 Falieri ', olim Anastasii, da Fan; feno San Benedeto. 

Foscolo ^, dai Lidi. 

Foscari '", di Mestrina; feno San Symion propheta. 

Foscarini ", di le Contrade. 

Ferro ", di Ferrarese. 
15 Fradelo '', di Comachio. 

Queste erano: 

Flabanigi ", di Ferara; mancho in sier Domenego — 1140; 

Fiabiani '% da I^solo, olim Bianizi; feno San Patriniam; manch6 — 974; 



1 E ricordata neirelenco del "Chron. Iust.„, 
ma la provenienza dall' Istrla vi h stata indicata dal so- 
lito annotatore. Ne fanno spesso menzione gli atti 
pubblici antichi ; cf. p. e. i citati Liiri Commemoriali, 
II, reg. num. 284 (14 luglio 1321). 

* E rlcordata nell'elenco del "Chron. Iust.„, 
nia col cognome " Aymi „ ; la provenlenza della Tracia 
vi e stata Indicata dal solito annotatore. Lo stesso elen- 
co attesta che questa famiglia aveva due armi. DegU 
Emo fa talvolta menzione il "Liber plegiorum,,; 
cf. p. e. reg. num. 214 (atto del dicembre 1224). 

3 E ricordata col cognome " Emilianus „ e senza 
la provenienza neirelenco del "Chron. Iust.„. Ne 
fanno menzione antichi documenti; cfr. p. e. Corner, 
Ecclesiae Venetae, III, 309 (atto del gennaio 1081, 1080 
m. V., ove e ricordato un " loannes filius Martini Emi- 
liani„); cf. anche p. 35, nota 3. 

* Non e ricordata nei due elenchi citati. 

5 Non h ricordata nei due elenchl citati. Di un 
" Petrus Aycardus „ notaro fa menzione l'atto del luglio 
1185 edito dal Corner, Ecclesiae Venetae, III, 79, ma 
probabilmente si riferisce alla famiglia che nel Sanudo 
ha il cognome di " Haicardo „. Zera h ora frazione del 
comune di Buttapietra in provincia di Verona. 

^ Non h ricordata nei due elenchi citati. 

■^ Cf. MuRATORi, XXII, 423. 

' E ricordata colla provenienza da Fano nei due 
elenchi citati, ma col cognome antico " Anafesti „ e non 
" Anastasii „ e coUa notizia che costruirono la chiesa 
di san Benedetto coi Coloprini e coi Brandonici. Di 
questa famiglia fa piu volte menzione anche il cronlsta 
Giovanni, ed. cit., I, 117, 118. 

* E ricordata nell'eIenco del "Chron. Iust.„, 
ma senza la provenienza dai Lidi (ossia isole nel margine 
della laguna di Venezia verso il mare) e col cognorae 



" Fuskell „. Dei " Fuscolo „ fanno menzlone i documenti 
autentici antichi; cf. p. e. le "Carte„ citate, docum. 
num. 68 (ottobre 1184; Arck. Ven., X, 338), ove si legge 
la firma di un " lohanis Fusculo „. 

'" E ricordata nell'elenco del "Chron. Iust.„, 
ma la provenienza dalla Mestrina vi e stata indicata dal 
solito annotatore. Ne fanno menzione assai di frequente 
i documenti autentici antlchi; cf. p. e. le "Carte„ci- 
tate, docum. num. 48 (giugno 11 70; Arck. Ven., VIII, 
151), ove e ricordato un " lonathas Fuscari „. 

'^ E ricordata neU'elenco del "Chron. Iust.„ 
nella forma " Fuscareni , e coUa provenienza da lesolo. 
Ne fanno spesso menzione i documenti autentici anti- 
cJil; cf. p. e. Tatto del novembre 11 73 edito dal Cec- 
CHETTi, Programma e loc. citt., ove si legge la firma di 
un " Petro Fuscareno iudex „. 

'2 E ricordata nelI'elenco del "Chron. Iust.„, 
nella forma " Ferro „, ma la provenienza da Ferrara vi 
e stata indicata dal solito annotatore. Un Enrico Ferro 
fu alla Giustizla vecchia nell'ottobre 1278; cf. i citati 
Capitolari dclle Arti veneziane, I, p. LXIV. 

'3 E ricordata neU'eIenco del "Chron. Iu8t.„, 
ma la provenienza da Comacchio vi e stata indicata dal 
soUto annotatore. Ne fanno menzione documenti auten- 
tici antichi; cf. p. e. le " Car te „ citate, docum. num. 77 
(gennaio nS8, 1187, m. v., Arch. Ven., X, 349), ove sl 
legge la firma di uno "Stefanus Fradello^; cf. p. 30, r. 3. 

'^ Non & ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi e posteriorl 
al H40; cf. p. e. le "Carte„ citate, docum. num. 28 
(agosto 1158; Arch. Ven., VII, 365) ove e ricordata un'in- 
vestitura a favore di un "•lohannis Flabianici „. Cf. an- 
che il cronista Giovanni, ed. cit., I, 118, 179. 

'^ Dei " Fiabiani „ fanno menzione i due elenchi 
citati, ma ne danno la provenienza da Ferrara, e pero 



30 



MARIN SANUDO 



1446; 



c. 19 A 



Fornaxe', fati 1381; manch6 — 1457; 

Fabrici*, di Altim; manch6 in sier Alvise, erra al c^nevo — 1303; 

Fradello ^ da Comachio, manch6 sier Piero, era zudexe di Mobile — 

Fluriam *, da Fiorenza; manch6 — 1244; 

Faraom •'', di Romagna; manch6 — 1309; 

Fiolo ", di Asolo; manch6 — 1337; 

FavTO ^ di Trivixana; feno San Lorenzo d'Imani; manch6 — 1307; 

Fugapani*, manch6 sier Zuanne, erra a la moneda — 1347; 

Fermo °, di la Marcha; manch6 — 1293; 

Fairo '° da Musestre; mancho sier Alvise, erra a la lusticia vechia - 

Franco ", di Franza; manch6 — 1307; 

1 1 Fexadonda ", di Padoana; f6 San Lorenzo; manch6 — 1215; 

Fundanici ", di Atilia; manch6 — 1306; 

Fontana ", de Oppitergio; manch6 sier Bortolamio — «». 



1308; 



10 



15 



Gradenigi *^ di Aquileia; feno Santo Agustim; olim Gratici. 
Gusoni ^S da Torzello, o 1 i m Grausoni. 



l6. olim Gratici] Parole aggiunie foi dal Sanudo con aliro inchiosiro. — 17. olim Grausoni] Parole aggiunie c, s. 



la loro testimonianza vale probabilmente a conferma di 
quella del Sanudo circa i " Flabianici „. E ricordata non 
solo dal cronista Giovanni, ed. cii., I, 179, ma anche in 
documenti autentici posteriori al 974; cf. p. e. le "Car- 
te„ citate, docum. num. 3 (maggio 1084 in copia au- 
tentica del 1106; Arci. Vcn., VI, 320). 

' Cf. nota I a p. 21. 

' Non e ricordata nei due elenchi citati, 

3 Cf. nota 13 a p. 29. 

* Non e ricordata nei due elenchi citati, ma il co- 
gnome si ritrova in documenti autentici antichi; p. e. 
di un Domenico Florian fa menzione la carta deU'ago- 
sto 1131 dell'Archivio di San Zaccheria (Archivio di Stato 
di Venezia, Manimorte, San Zaccheria, pergamene secc. 
XI-XII, estere, busta 24). 

5 Non h ricordata nei due elenchi cltati. Di un 
Marco De Faraon fanno menzione i citati Libri Com- 
memoriali, I, reg. num. 75 (1301), 

^ Non e ricordata nei due elenchi citati, ma del 
cognome " Feulo „ v' e menzione in documenti antichi; 
cf, p. e. CoRKER, Ecclesiae Veneiac, III, 156-158, docum, 
del 20 ottobre 1223 in copia del 17 ottobre 1281, ove e 
ricordato il notaro " Andreas Feulo „. 

"^ Non e ricordata nei due elenchi citatl, ma ne 
fanno mcnzione documenti autentici antichi ; cf. p. e, 
l'atto del giugno 1144 edito dal Coleti, of. cii., 45, ove 
si fa parola di un " Engelero Fabro „ e d'altri della fa- 
miglia. " Imani „ e Ammiana, 

* Non e ricordata nei due elenchi citati. Circa 
I'ufficio dei " superstantes monete „ dal quale si hanno 
documenti sino dal secolo XIII, cf, il cit, "Liber Com- 
munis secundus, c, 84 A sgg. 

° E ricordata col cognome / Firmi „ e senza la 
pro venienza nelVelenco del " C h r o n. I u s t. „. Ne fanno 
menzione documenti autentlci antichi|; cf. p. e, l'atto cit. 
del maggio 1187 nel cod. Marc. lat. XIV, 71, ove si leg- 
ge la firma di un " Basilius Firmo minor „. 

"* Non e ricordata nei due elenchi citati, La no- 



tizia e di dubbia autorita, perche dai documenti non e di- 
mostrato che un " Alvise Fairo „ sia stato nel 130S alla 
Giustizia vecchia, 

" E ricordata nella forma " Franch) „ neirelenco 
del "Chron. lust. „, ma la sua provenienza dalla 
Francia vl e stata indicata dal solito annotatore, Ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf, p, e. le 
" Carte, citate, docum. num. 19 (settembre 1152; Arch. 
Ven., VII, 353 e 354), ove si legge la firma del notaro 
" Petrus Franco „, 

'* Non e ricordata nei due clenchi citati. 

'' I due elenchi citati fanno menzione dei " I^un- 
dacini „ gia " Fundareni „ colla provenienza da Cividale, 
Di un " Martinus presbiter Fundacino „ si legge la firma 
in un atto del 20 dicembre 982 che si ha in una copia 
autentica del 1063 airArchivio di Stato di Venezia e che 
e stato pubblicato dal Cicogna nelle Iscrizioni Veneziane, 
Venezia, Andreola, 1824-53, IV, p. 284 sgg. 

'■* L'elenco del "Chron. lust, „ fa menzione dei 
" Fontaneulles „ , ma non ne indica la provenienza, A 
questa famiglia " de la Fontana „ appartengono alcuni giu- 
stizieri anteriori al 1330; cf. / Cafiiolari dellc Arii vene- 
ziane soiiofoste alla Giusiizia tecchia, I, p, LXX sgg, 

l^ E ricordata nei due elenchi citati, coUa prove- 
nienza da Aquileia, ma ad essa attribuiscono la fonda- 
zione della chiesa del Santi Apostoli, L'elenco del 
"Chron, lust, „ conferma anche che prima avevano 
il cognome di " Gratici „ ed attesta che erano una sola 
stirpe coi Dolfin i quali ebbero nel 1240 due armi. Ne 
fa spesso raenzione anche il cronista Giovanni, ed. cii., 
I, 117, 118, 140, 142, 153, 

'^ Li ricorda colla provenienza da Torcello, ma 
nella forma " Gauxoni „, l'elenco del "Chron. Iu8t„. 
Ne fanno menzione anclie documenti autentici antichi ; 
cf. p. e. le " Carte„ citate, docum. num. 48 (giugno. 
1170; Arch. Ven., VIII, 151 e 152), ove sl legge la firma 
di un " lacobus Gausoni ,, Cf. anche p, 31, nota 8, e 
p, 32, nota 4, 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



31 



Grritti S di Levante. 

Gixi*, di Aquileia; feno San Symion propheta. 
Girardo'; fati 1381. ■ 
Grimani *, da Vicenza ; f eno San Felixe. 
5 Grioni ", de Grecia. 

Garzoni^, da Bologna; fati 1381. 
Guoro ', di Hongaria. 

Questi erano: 

Grasonii», di lago di Garda; feno Santa Sophia; manch6 — 1303; 
10 Galobrosini^ olim Brandonizi, di Cadore; mancho sier Marco, era Cinque di la 

paxe — 881; 

Galtaci'"; feno San Salvador; mancho — 1309; 

Galarexi", d'Andria; feno San Martim; mancho — 1341; 

Gauli'*, oHm Andrezini; manch6 — 1356; 
1 5 Gradalicon '^, da Ravena ; f d Santo Apostolo ; mancho sier Marco, erra a la moneda — 1181; 

Guberto ", de Altim; manch6 — 1346; 

Gugino'^ di Altim; mancho — 1321; 

Gambaroni'^ di le Gambarare; manch6 sier Marco, visdomino in Fontego di Tode- 
schi — 1299; 
20 Gumane", di Schiavonia; manch6 sier Anzolo, era Pi6vego — 1249; 



' Ll ricorda l'elenco del "Chron. lust. „; l'an- 
notatore sollto vi indico anche la provenienza da Can- 
dia. Ne fa menzione il "Liber plegiorura„ cf. 
p. e. reg. num. 539 (18 maggio 1227). 

*E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „ 
ma la provenienza da Aquileia vi e stata indicata dal 
solito annotatore. Ne fanno menzione i documenti au- 
tentici antichi; cf. le "Carte^ citate, docum. num. 52 
(agosto 1172; Arci. Ve»., IX, 100 e loi) ove si iegge 
la firma di un " Dominicus Gisi,,. 

^ Naturalmente questa famiglia non h indicata nei 
due elenchi citati, ma di tale cognome v'e menzione in 
documenti autentici antichi; cf. p. e. l'atto del maggio 
1207 nel cod. Marc. lat. XIV, 71 pubblicato dal Ckcchet- 
Ti nell'opera // do^e di Venezia, Venezia, Naratovich, 
1864, p. 238, ove si legge la firma del notaro " Nico- 
laus Girardus „. 

■* E ricordata nell'elenco dei " C h r o n. I u s t. „, 
ma la provenienza da Vicenza vi e stata indicata dal 
solito annotatore. Ne fanno menzione docuraenti au- 
tentici antichi; cf. p. e. le "Carte,, citate, docum. 
num. 97 (novembre 1193; Arch. Ven., XX, 315 e 316), 
ove si legge la firma di un " Petrus Grimani „. 

s E forse ricordata nella forma " Grilioni „ e senza 
la provenienza nell'elenco del "Chron. lust. ;,. Ne 
fanno menzione docuraenti autentici antichi; cf. p. e. 
l'atto del luglio 12 12 tra le citt. pergaraene dell'Archivio 
di San Zaccheria (San Provolo, busta 2*, sec. XIII, atti 
1201-1240), ove si fa menzione di un Benedetto Grilioni. 

^ Natiu-almente questa famiglia non e stata. ricor- 
data nei due elenchl citati. 

' Di questo cognome, ma nella forma " Gori „ si 
fa menzione nelI'elenco del "Chron. lust. , ove l'an- 
notatore sollto ne indic6 la provenienza da Sebenico. 
Lo ricordano anche documenti autentici antichi; cf. p. 



e. le "Carte „ citate, docum. num. 122 (novembre 1197; 
Arch. Ven., XXII, 318)" ove si fa menzione di un Do- 
menico " Gorio ,. 

' Ne fanno menzione colla provenienza dal lago 
di Garda e colla notizia della fondazione della chicsa di 
santa Sofia i due elenchi citati, ove la forma di quel 
cognome h " Grausoni „. Cf. anche p. 30, nota 16, e p. 
32, nota 4. 

" Circa i " Kalabrisini „ cf. nota 6, p. 24; circa i 
" Brandonizi „ cf. nota 3, p. 20 e anche i due elenchi ci- 
tati ove sono ricordati i " Brandonici „ gia " Bradani- 
Burcalli „, raa come distinti dai " Kalabrisini „. La no- 
tizia circa " sier Marco „ e falsa, perchfe nell'88i non era 
stato ancora istituito l'ufficio dei Cinque della pace. 

'* Non e ricordata nei due elenchi citati. 

^' Non e ricordata nei due elenchi citati. 

'■^ Di due famiglie " Gauli „ fanno raenzione i due 
elenchi cltati, l'una, detta anche " Sgaudarii „ da Gaeta, 
l'altra, detta anche " Andreadi „ da lesolo ; pare che il 
Sanudo accenni alla seconda. Cf. questo stesso elenco 
alla parola " Dauli „ p. 27, note 8. 

" Non h ricordata nei due elenchi citati. 

'■* E ricordata col cognome " Gomberto „ nell'elenco 
del "Chron. Iust.„ raa senza la provenienza. Dei 
Gomberto fanno raenzione i citati Libri Commemoriali ; 
cf. I, reg. num. JS^ ('^ gennaio 1313, 1312 m. v.). 

'^ Non e ricordata nei due elenchi citati. 

" Non h ricordata nei due elenchi citati. Dei 
Gambarino fanno menzione documenti autentici antichi; 
cf. p. e. i Capitolari delle Arti citati; I, pag. LXI (feb- 
braio 1233, 1232 m. v.). 

'^ Non e ricordata nei due elenchi citati. Di un 
Domenico Gemani fa raenzione una pergamena del cit- 
Archivio di San Zaccheria in data deiraprile 11 30 (bu- 
sta 40). I due elenchi danno pure notizia di una fami- 



32 



MARESr SANUDO 



Galina', da Ifesolo; mancho sier Francesco — 1375; 

Gatixelo*, di Cao d'l8tria; feno San Zorzi d'Alega; manchi — 1301; 

'Gusoni*; da Itsolo; sier Francesco fo bandizk in Cao d'Istria e li mancho — 1373; 

Geso' di Soria; mancho in sier Nicol6 — **. 

H 
Questi erano: 
Hobelier*, fo il primo doxe'; manch6 — 986; 
Hoaldo', di Romania; mancho sier Nicolo — 1332; 
Haicardo°, di Altim; i6 Santo Antonio di Torzello; manch6 sier Zuanne — 1353. 



c. 19 B 



10 



Questi erano: 

Ipato"', di Dahnatia; manch6 — 1000; 

lacobe", di Altim; f6 Santo Antonio di Torzello; mancho — 1205; 

||Iulio'S di Raclenea; fe Santa Maria di la Misericordia di Mazorbo ; mancho — 949; 

luliani ", di Albania; mancho — 1326. 



15 



Lando '*, di Altim. 

Loredani'^ di Bertenoro; erano chiamati Mainardi, portavano Tarma tre man bianche 
in campo roso; feno edifichar Loredo. 
Lombardi **, di Lombardia. 



20 



glia " Germani „. La notizia data dal Sanudo e falsa, 
perche nel 1249 non ancora esisteva l'ufEcio del Piovego, 
Circa questo uflicio cf. Cecchetti, I^a viia dei Veneziani 
nel 1300, I, La citth e la laguna aelV ArcAimo Veneio, 
XXVin, 280 sgg. 

* Non e ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzlone documentl autentici antichi; cf. le "Car- 
te„ citate, docum. num. 17 (agosto H48; Arci. Ven., 
VII, 97 e 98), ove si fa menzione di un " loanne-Mi- 
chaele Gallina „. 

* Forse fe la stessa che nelPelenco del "Chron. 
lust. „ h ricordata, ma senza la provenienza, col co- 
gnorae " Gatilessi „. 

' Cf. MURATORI, XXII, 424. 

* Non e ricordata nei due elenchi citati. Dei Gus- 
soni fanno spesso menzione i citati Libri Commemoriali, 
cf, p. e. I, reg. num. 23 (giugno 1300). 

^ E ricordato col cognome " Geci , e colla pro- 
venienza da " Castrogecco „ neirelenco del "Chron. 
Iust.„. Ne fa menzione anche il "Liber plegio- 
rum, reg. num. 83 (8 maszo 1224). 

* Cf. i due elenchi dei dogi di questa cronaca, p. 7 
r, 17 e p. 8 r. 16. 

' Ciofe fu l'uItimo doge a Malamocco. Anche Telen- 
co del "Chron. lust. „ ricorda Obelerio e Beato colla 
provenienza da lesolo, e cosi pure ne fa menzione il 
racconto annesso al catalogo del "Chron. Alt. ,. La 
data 986, se si riferisce ad Obelerio, e errata, 

* Non h ricordata nei due elenchi citati, 
' Cf, la nota J a p. 29. 

" Non h ricordata nei due elenchl citati. 
" 6 ricordata neII'elenco del "Chron. Iust.„, 
ma coUa provenienza da Chioggia. Ne fanno menzione 



documenti autentici antichi; cf p. e. la"Promissio 
maleficii, di Orio Mastro-Petro in data del marzo iiSi 
airArchivio di Stato di Venezia; essa tra le firme ha 
anche quella di un " Bon-cane Zacobe „. 

'* E ricordata col cognome " lulii „ ma senza la 
provenienza da Eraclea, nell'elenco del "Chron. Iust.„. 
Ne fa menzione anche il "Liber plegiorum„, reg, 
num. 39 (5 febbraio 1224, 1223 m. v.), quindi se que- 
ste testimonianze non ricordano una faraiglia omonima, 
la notizia data dal Sanudo circa restinzione del " lulio „ 
nel 949 e faisa. 

'3 Una famiglia omonima e ricordata neII'eIenco 
del "Chron. lust. „ ma il solito annotatore ne in- 
dic6 la provenienza dalla Grecia. E spesso ricordata 
in antichi docuraenti autentici; cf. p. e. le "Carte„ 
citate, docum. nura. 4 (gennaio 1085, 1848 ™- ^•i Arch. 
Ven., VII, So-82), ove si legge la firma di un " Domi- 
nicus lulianus „. 

'* E ricordata nell'eIenco del " C h r o n. I u s t. „, 
ma 11 solito annotatore ne indico la provenienza da le- 
solo. Ne fanno menzione documenti autentici antichi; 
p. e. di un " loannes Lando „ si ha la firma in un atto 
del gennaio 1151, 1150 m. v., in copia autentica delgen- 
naio 1152, pubblicato da Tafel e Thomas, of, cit., 
I, 132- 

'^ L'eIenco del "Chron. lust. „ ricorda i " Lau- 
retani, ma coUa provenienza da " Lauretto „, cioe Loreo, 
indicata da un annotatore del sec. XV. Ne fanno men- 
zione documenti autentici antichi ; cf. p. e. le " Carte „ 
cit. docum. num. 17 (agosto 1148; Arch, Ven., VII, 97 
e 98), ove si legge la firraa di un " Petrus Lauretanus „, 

'^ Non e ricordata nel due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; p. e, una 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



33 



Lambardi ' di **. - 
Lioni *, di Acre, con le 7 caxade. 
Lolim ^. 

Longo^; fati 1381. 
5 Lippomano^; fati 1381; di Negroponte. 

Leze*, di Ravena; fati dil Conseio, dil 1299. 

Queste erano: 
Lambreschi', di Ravena; mancho — 1375,; 
Lodovici*, di Pavia; olim Bertholesi; mancho — 1276; 
10 Luchari^, di Aquileia; mancho sier lacomo, erra zudexe di Proprio — 1286: 

Lugam '", olim Lupanazi; mancho sier Lupim, erra a l'Armamento — 1371; 
Lisiado *', di Altim; mancho 1348; 
Lanzuol -^ di Torzello; manch6 sier Nicolb — 1437. 

M 
15 Michieli", di Malamocho; feno Santo Agustin; la so arma erra prima sbare, ma misier 

Domenego Michiel doxe, hessendo a raquisto di*« " fe bater ducati di cuoro e levbli su 
Tarma; veneno prima di Roma. 



3. Lolim] Cos\ il cod. ; forse fer Lolinl. 
aggiunte foi dal Sanudo con altro inchiostro. 



n. Lugam], Cos\ il cod. — 17. v6neno prlma di Roma] Parole 



pergamena del citato Archivio di San Zacclieria in data 
del novembre ii6i fa menzione di un Giovanni Lom- 
bardo (estere, busta 24). 

' E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „, 
coUa provenienza da lesolo indicata dal solito annota- 
tore. Ne fanno menzione documenti autentici antichi; 
cf. p. e. le "Carte, cit. docum. num. 29 (dicembre 
\\$?i\ Arch. ven., VII, 365 e 366) ove si legge la firma 
di un " Petrus Lambardo „. 

- E ricordata nel catalogo del "Chron. lust. „ 
nella forma " Leones „ e colla provenienza da San Gio- 
vanni d'Acri. Ne fa menzione anche il "Liber ple- 
giorum» reg. num. 275 (maggio 1225?). 

3 Non e ricordata nei due elenchi citati, ma ne fanno 
menzione docuraenti autentici antichi; cf. p. e. un atto 
del gennaio 1121, ii20 m. v., del cit. Archivio di San Zac- 
cheria, che ricorda un " Marco Loljni , (estere, busta 24). 
■• Di questa famiglia fanno menzlone 1'elenco del 
'Chron. lust. „ ed i documenti autentici anticlii; cf. 

[p. e. le " Carte , citate, docum. nimi. 9 (agosto 1122; 

■ Arch. Vcn., VII, 87 e 88), ove si legge la firma di un 
" Marinus Longo „ Nell'elenco l'annotatorc solito ne in- 

, dico l'ammissione al Magglor Consiglio. 

, ^ Questa famiglia coUa sua provenienza dall'Eubea 

:fe stata ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „ ma 
dall'annotatore del secolo XVI. Di una famiglia omo- 

jnima si trova menzione nei documenti autentici anti- 
chi ; p. e. un Pietro " Lipemanno „ h. ricordato in una 

. perganiena del citato Archivio di San Zaccheria in data 

fdel novembre 1129 (estere, busta 24), 

* E ricordata nella forma " Leci „ neirelenco del 

I^Chron. lust. „, ma la provenienza da Ravenna vi e 

' stata indicata dal solito annotatore. Ne fanno menzione 

I documenti autentici antichi; cf. p. e. le "Carte„ ci- 
tate, docum. num.»7i, ove si ricorda un " Warnerio De 
Lege „ (ottobre 1185; Arch. Ven., X, 341) 



T. XXn, p. IV. 



' Non e ricordata nei due elenclii citati. 

* E ricordata nei due elenchi citati, ma coUa pro- 
venienza da " Nomeraria » , o " Nomenaria „ , luogo ignoto ; 
(" Laumellum „, " Lomellina „ ?). 

^ E ricordata col cognome " Leuchari „ e senza la 
provenienza nell'elenco del " Chron. lust. „. Ne fanno 
menzione docum. autentici antichi ; cf. p. e. le * Carte „ 
citate, docum. num. 28 (agosto 1158; Arch. Ven., VII, 
365), ove si legge la firma di un " Petrus Leocari „. 

'" E ricordata col cognome " Lugnani „ e senza la 
provenienza neU'eIenco del " Chron. lust. „. Martin 
Da Caxale, ((?/. cii., 596) ricorda un " Eatiene Lignam „ 
tra gli elettori di Lorenzo Tiepolo (luglio 1268). Un 
atto del 4 agosto 1274, allegato alla sentenza del 2i aprile 
1306 che si legge a c. 329 A e sgg. del cit. " Codex 
Publicorum„, ricorda una proprieti " de ca' Lu- 
gnano „ nella parrocchia di san Matteo di Rialto. 

" Non e ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; p. e. un Ma- 
rino " Lissado „ 6 ricordato in una pergamena del luglio 
llSi del cit. Archivio di San Zaccheria (estere, busta 25). 

" E ricordata col cognome " Lancoli „ e senza la 
provenienza nell'elenco del " Chron. lust. „. Ne fanno 
menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. le " Car- 
te „ citate, docum. num. 83 (agosto 1188; Arch. Ven., XX, 
54 e S5) ove si legge la firma di un " lohanes Lanzollo „. 

'3 Ne fa menzione Telenco del " Chron. lust. „ 
colla provenienza da Roma e colla notizia della muta- 
zione dello stemma per 1' aggiunta dell'imagine delle 
monete dopo la presa di Tiro. II fatto h ricordato dal 
Sanudo stesso nella Vita del doge Domenico Michiel. 
Questa famiglia fe ricordata molto spesso negli antichi 
documenti autentici ; cf. p. e. le " C a r t e „ citate, do- 
cum. num. 20 (genn. 1153, 1152 m, v.; Arch. Kca., VII, 
354-356), ove si legge la firma di un " Petrus Michael „. 

'< Di Tiro; cf. p. 21, rr. 5-7 e n. 5. 



34 



MARIN SANUDO 



Minoti S da Roma; feno San Zuam Lateram; portavano una altra anna. 

MostiS di Trivixana. 

Memi', di Malamocho vechio; fenno Santo Hermacora; altri dice di Mazorbo. 

Mocenigo *, da Musestre. 

Morexini ^ da la sbara, di la Morea; feno con li Caloprini e Lupanazi San leremia. More- 
xini da la tressa, di Schiavonia, olim Malexini, fati dil Conseio dil 1000 ^ Morexini da la 
croce rossa e molin fo quelli di Misifer Albertim, principe di Schiavonia per il re di Hongaria '. 

Mori', da Nicosia; feno la Misericordia " ; et uno sier Francesco Moro da Negroponte 
fu fato dil Conseio 1318, a dl 20 zugno. 

"Malipieri "; feno Santa Croce. 

Minio ", di Malamocho vechio. 

Marcelli'^ olim Scrovoresi, di Roma. 

Molini" dil molin roso, di Mantoa; feno San Baxeio. li altri Molini dil molin d'oro in 
campo azuro vene di Acre con 7 caxade. 



10 



3. altrl dlce di Mazorbo] Parole aggiunte ^it tardi 

• E ricordata coUa mutazione delParma nell'elenco 
del "Chron. lust. „, ma la provenienza da Roma vl 
e stata indicata dal solito annotatore. Ne fanno men- 
zione documenti autentici antichi; cf. p. e. Corner, Ec- 
clesiae Veneiae, IX, 379 e 380 (atto del giugno 1165), 
ove si legge la firma di un * Oto Minoto „. 

^ E ricordata col cognome " Musti „ nellVlenco del 
"Chron. lust. „; l'annotatore solito vi indic6 la pro- 
venienza da Lodi. Ne fa menzione il^Liber plegio- 
rum„ reg. num. 416 (2 settembre 1226). 

3 E ricordata, ma coUa provenienza da Mazzorbo, 
nell'eIenco del "Chron. lust. „. Lo stesso elenco con- 
ferma che questa famiglia coi Lupanici edifico la chiesa 
di sanfErmagora. Ne fanno raenzione documenti.auten- 
tici antichi; cf. p. e. le " Carte„ citate, docum. num. 3 
(raaggio 1084 in copia autentica del 1106; Arch. Ven., 
VI, 320), ove si fa raenzione di un * Truno Memmo „. 
* E ricordata colla provenienza da Musestre nei due 
elenchi citati ma col cognome " Moncanici „ gi4 " Moy- 
solini „. Nella forraa " Moncianici „ ne fa raenzione un 
atto del febbraio 1109, no8 m. v. pubblicato dal Corner 
nelle Ecclesiae Torcellanae, III, 194. Cf. p. 35, n. 14. 

^ Dei Morosini da Mantova vanno menzione i due 
elenchi citati, e loro riferiscono l'edificazione delle chiese 
di san Mauro e cU san Gabriele " cum Gumbis et Lu- 
panicis „. Di altri Morosini, provenienti dalla Schia- 
vonia, fa menzione l'elenco del "Chron. lust. „ dal 
quale h attestato che questi ultirai furono di tre armi, 
perchb nel 1346 Andrea Morosini, provveditore all'e- 
sercito di Zara, aggiunse allo stemma una croce rossa. 
Il"Chron. lust. ^eil Sanudo nella Vita di Pietro 
Gradenigo attestano che i parenti di Andrea, figlio di 
Tomraasina Morosini e re di Ungheria, ebbero da lui 
come insegna in pii nell'arma nel 1295 una croce bianca 
con un piccolo cerchio nel mezzo. Questa faraiglia h 
spesso ricordata dal cronista Giovanni, cf. ed. cit., I, 
l|2, 144, 148. 

* II fatto fe insussistente perch^ allora non esisteva 
n& il Consiglio dei sapientcs nfe, a pii forte ragione, il 
Minore ed il Maggior Consiglio. 

' H passo significa che Andrea, re di Ungheria, 
concesse il governo della Croazia corae feudo a suo zio 
materno Albertino Morosini. 



dal Sanudo con altro inchiostro. 

' Nei due elenchi citatl, & ricordata una faml- 
.glia col cognome " Mauri „ e coUa provenienza da " Ni- 
grissa „ o " Nigryla „ o " Nigrosa „, forse " Negrisia „, 
frazione del comune di Ponte di Piave in provincia 
di Treviso, Un Niccol6 Moro fu £dla Giustizia vec- 
chia nel gennaio 1259, 1258 m. v.; cf. i citati Cafito- 
lari delle Arti veneziane, I, p. LXII e anche a p. LXXX 
ove si ricorda iu data del 4 novembre 1326 uno Stefano 
Moro. 

" L'ospizio e la chiesa di santa Maria della Mise- 
ricordia; cf. Corner, Ecclesiae Venetae, XII, 141. 

'» Cf. Muratori, XXII, 425. 

'1 E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „ 
ma col cognorae " Mariperii „ e colla provenienza dalla 
Boeraia. Ne fanno menzione documenti autentici an- 
tichi; p. e. un Vitale " Marinpetro „ h ricordato in un 
atto del marzo 114? ; cf. le " Carte„ citate, docum. 
num. iS {Arck. Ven., VII, 95 e 96). 

** E rlcordata col cognome " Minii „ e senza la 
provenienza nell'elenco del "Chron. lust. „. Ne fan- 
no menzlone documenti autentici antichi; cf. p. e. le 
"Carte, citate, docura. num. 47 (maggio 11 70; Arch. 
Ven,, VIII, 150 e 151), ove si legge la firma di un " lo- 
hanes Minio „. 

^' E stata ricordata nell'elenco del "Chron. Iust.„ 
da un annotatore del secolo XV che pure vi indic6 la pro- 
venienza da "Ladista,, nome che potrebbe significare 
" Latisana „ o anche " Lagosta „. Ne fanno menzione do- 
cumenti autentici antichi; cf. p. e. le "Carte„ citate, 
docum. num. 64 (gennaio 1183, 1182 m. v.; Arch. Ven., 
IX, 114 e 115), ove si legge la firma del notaro " Petrus 
Marzelus „. Ma l'annotatore sopra ricordato non s'era 
accorto che di questa faraigUa e della sua provenienza 
nelI'elenco era gia stata fatta menzione ; difatti tanto 
in esso quanto in quello del " Chron. Alt. „ sono ricor- 
dati gli " Storculissi-Macigni „ poi " MarceUi „, 

"E ricordata nell'elenco del «Chron. lust, „, 
coUa provenienza da Mantova per una delle famiglie di 
tal cognome e coUe indicazioni deUe tre armi ; queUa pro- 
venienza h stata indicata dal solito annotatore. Cf. an- 
che la nota 6 a p. Jo. Di questa faraiglia fanno men- 
zione documenti autentici antichi; cf. p. e. le "Carte„ 
citate, docum. num. 49 (agosto 11 70; Arch. Ven,, VIII, 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



35 



1 1 Miegano ', di Albania. 

Manolessi *, di Torzello. 

Miani *, di I^solo ; f eno San Thomado e San Cassam ; sonno do arme. 

Mudazi S olim Maidazi, di Torzello, con li Querini e Gusoni^ 

MatonoS di Mantoa; ieno San Martim. 

Magno ', di Oppitergio ; f eno San Vido. 

Marin ', da I^solo. 

Mulla', da le Contrade; feno San lacomo di L6rio. 

Maxolo '", di Mantoa. 

Queste erano: 

Mastalici'S da Rezo; feno Santa Maria di le v^rzene; manchb — 1324; 

Magi *', olim Benadi, da Musestre; manch6 — 1307; 

Metadori '^ di Mantoa; manch6 sier Zuanne, erra a la moneda — 1344; 

Mosolim ", olim Malsani, di Bologna; manch6 — 1183; 

Marangon ^^ di Altim; mancho sier lacomo, erra avogador di comun ^^ — 1376; 



c. 20 A 



153), ove si legge la firma di uno " Stefanus Da Mo- 
lino „. 

1 Non e ricordata nei due elenchi citati, Non so 
se sia la stessa ricordata col cognome "Menguni, nel- 
l'elenco del " C r o n. A 1 1. „. Di un " lustus Mengani „ 
sl ha la firma neiratto del novembrc n88 edito da Ta- 
FKL e TnoMAS ; cf. oji, cit., I, 205. 

2 E ricordata col cognome " Manulesi „ neIl'elenco 
del " C h ro n. lu s t. „, ma la provenlenza da Torcello vi 
e indicata dal solito annotatore. Ne fanno menzione 
documenti autentici antichi ; cf. p. e. le "Carte, cita- 
te, docum. num, 8 (37 agosto 1117 ; Arch. Ven., VII, 85), 
ove e ricordato un " Dominicus Manolesso „. 

' E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „, 
ma l'annotatore solito ne indic6 la provenienza dalla 
" Cumonia „. Ne fanno menzione documenti autentici 
antichi; cf. p. e. le "Carte„ citate, docum. num. iio 
(gennaio 1196, 1195 ra. v.; Arch. Ven., XXI, 107), ove si 
ricorda un Giovanni " Miliano,. Cf. anche p. 29, nota 3. 

■* Son ricordati colla provenienza nell'elenco del 
"Chron. lust. „. Ne fanno menzione documenti au- 
tentici antichi; cf. p. e. le "Carte „ citate, docum. num. 
31 (1160, dopo il 31 agosto; Arch. Ven., VII, 368 e 369), 
ove si legge la firma di un " Riquiano Mudacio „. 

^ La frase significa che i Quirini ed i " Gusoni „ 
vennero da Torcello al pari dei Muazzo. 

^ Non e ricordato nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. 
l'atto del giugno 1144 edito.dal Coleti, of. cit., 45, ove 
si ha il " signum manus ;, di un Marco Mattono. 

' . I " Magni „ sono ricordati nell' elenco del 
"Chron. lust. ,, ma la provenienza da Oderzo vi e 
stata indicata dal solito annotatore. Ne fanno menzione 
documenti autentici antichi; cf. p. e. le "Carte„ ci- 
tate, docum. num. 66 (agosto 1183; Arch. Ven., X, 335 e 
336), ove si legge la firma di un " Marcus Magno „. 

* Dei " Marini , fa menzione Telenco del " Chron. 
lust. ,, ma la provenienza da lesolo vi & stata indi- 
cata dal solito annotatore. La famiglia e ricordata in 
documenti autenticl antichi; cf. p. e. una carta dell'ago- 
sto 1 164 tra le pergamene del citato Archivio di San 



Zaccheria (estere, busta 34) fa menzione di un Agostino 
Marin. 

' Dei " Da Mugla „ non fanno menzione 1 due 
elenchi citati, ma ve n'fe il ricordo in documenti auten- 
tici antichi; cf. p. e. le "Carte„ citate, docum. num. 
89 (27 luglio H90; Arch. Ven., XX, 72 e 73), ove si 
legge la firma di un " Walcogna Da Mugla „. 

"* Del "Massoli „ fa menzione l'elenco del " Chron. 
lust. „ raa il solito annotatore ne indic6 la provenienza 
da Malaraocco. Li ricorda anche il "Liberplegio- 
rum,, reg. num. 593 (20 febbraio 1238, 1227 m. v.). 

*' Sono ricordati colla provenienza da Reggio o 
Arezzo nei due elenchi citt.; ne fa raenzione anche il croni- 
sta Giovanni, ed. cit., I, 112. Cf. anche nota 2 a p. 30. 

'* La notizia e in contraddizione con quella data 
dal Sanudo circa i "Benati„; cf. anche nota 13 a p. 21. 

" Ne fanno menzione colla provenienza da Mantova 
i due elenchi citati. Un Domenico " Matadoro „ vene- 
ziano h ricordato in un atto del 3 maggio 998 che si 
ha in una copia del sec. XV, cioe nel "Codice Tre- 
visaneo„ all'Archivio di Stato di Venezia e fu pub- 
blicato da KohlschCttkr, Venedig unter dem Herzog Pe- 
tcr II Orseolo, Gottingen, 1868, p. 87. 

'■* Probabilmente il Sanudo err6 nella Interpretazio- 
ne di alcani dei testi che aveva alla mano; i due elenchl 
citati ricordano una famigUa proveniente da Bologna, con 
lievi differenze di scrittura nelcognome; difatti nell'elenco 
del " Chron. Alt. „ essa h quella dei "MorxeIi„, gia 
" Maximi-Bassani „, e neU'altro fe quella dei "Morscell^, 
gia " Maxinii-Basani ,. La parola " MoysoUni „ designa 
il cognorae antichissimo che secondo la tradizione avevano 
i Mocenigo; cf. nota 4 a p. 34. Di un " Marcus Moyso- 
lino „ si ha 11 ricordo in un atto del febbraio 1152, 1151 
m. V., che si legge a c. S A del cod. Marc. Lat., XIV, 39. 

'5 Dei "Marangi „, ma senza la provenienza, fa raen- 
zione l'elenco del "Chron. lust. ,. La famiglia e ri- 
cordata in documenti autentici antichi; cf. p. e. l'atto 
dell'ottobre 1 1 1 1 che si legge nelle Ecclesiae Torcellanae 
del CoRNER, III, 196, ove h rammentato il notaro Gio- 
vanni Marango. 

'^ Circa questo ufficio cf. Sandi, «/. cit., I, 514 sgg., 



36 



MARIN SANUDO 



1326; 
1301; 



Mortadello ', di Altim ; manch6 — 1327; 
Maganexi *, di Methelim; manch6 — 1361; 

Marmora', di Acre con le 7 caxade; manchb sier**, era ai pani a oro 
Mengolo*, di Altim; mancho — 1311; 

Marconi*, di Caorle; manch6 sier Marco, patron di nave; si aneg6 
Moro®, di le Contrade; manch6 sier Marco; era Pi6vego — 149*; 
Mastro-Pietro ', manch6 in misi^r Aurio; fo doxe — 1176; 
Martinazo * ; manch6 — ** ; 
Mazamam', di Agolia; manch6 — **; 
Mazaruol ^°, di Musestre; manch6 — 1171; 

Miolo", di Altim; manch6 sier Filippo, erra al cknevo — 1146; 
Malfato 'S di Padoana; manch6 sier Piero, era sora i Patarini '^ — 1208; 
Menegaro 'S di Padoana; mancho — 871; 

Muriani»^ di Altim; edific6 Santa Maria di Muram; manch6 — 961; 
Mastro-Orsso ^^ di Agolia; manch6 sier Nicol6, era extraordinario " — 1297; 
Muraneschi '*, di Campagna; fe Santa Maria di Muram; mancho sier Zuane, erra avo- 
chato per le Corte '» — 1275; 



10 



15 



6. 149] Cosi il cod. con evidente errore ed omissione deWuliima ci/ra; vi fu aggiunto l ma di mano jiiii recente. 
Vufficio del Pihvego sorse nel 12S2, e fero I4g dovrebbero essere le ire frime cifre della data. 



e anche Claar in pW luoghi della sua monografia, Die 
Sntwicklung der Venetianischen Varfassung, Munchen, Lfi- 
neburg, 1895. 

1 e; ricordata nel "Chron. Alt. „ ed. cit., p. 35, 
r, 13, e neU'elenco del medeslrao a p. 31, r. 23, col co- 
gnome antico " Cogodici „ e colla provenienza da Mo- 
dena e cosli pure nel "Chron. lust. „. 

' E ricordata nei due elenchi citati coUa prove- 
nienza da Mitilene (o da "Meluno, Mettino;, nel "Chron. 
Alt. „) e col doppio cognome di * Magadessi , e " D'Ar- 
bores ,. 

3 E ricordata dalla provenienza da San Giovanni 
d'Acri nell'elenco del "Chron. lust. „;cf. nota 6 a p. 20. 
Circa l'uiBcio dei panni ad oro cf. Cecchetti, Le Vesii, 
Venezia, Viseutini, 1886, p. 45. 

■• E ricordata nella forma " Menguli „ , ma senza 
la provenienza, nell'elenco del "Chron. lust. ,. Ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. 
l'atto del novembre 1173, edito dal Cecchetti, Program- 
ma e loc. cit., ove si legge la firma di un " Dominicus 
Mengulo „. 

^ Non 6 ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. le 
" Carte, citate, docum. num. 51 (agosto 1172 in copia 
autentica deU'aprile 11 88; Arch. Ven,, IX, 99 e 100), ove 
si legge la firma di un " Martinus Marcuni ;,, 

* Cf. nota 8 a p, 34. 

' Ne fa menzione l'elenco del " Chron. lust. „' 
col doppio cognome di " Magistrelii „ e " Mastri-Petri „ 
e colla provenienza da " Autino „. La famiglia e ricor- 
data anche negli antichi documenti colla forma " Magi- 
stro-Petro„; cf. p. e. Tatto del novembre 1173 edito dal 
Cecchetti nel Programma e loc. cit., ove si legge la firma 
di " Aurio Mastro-Petro iudex „. 

* E ricordata neirelenco del "Chron, lust. ,, 
Ne fanno menzione antichi documenti autentici; cf. p. 
e. le "Carte„ citate, docum. num. 61 (luglio 1179; 



Arch. Ven., IV, iii e 112) ove si legge la firma di un 
" Vitalis Martinacio „. 

'E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „ 
nella forma " Macamani „ e coUa provenienza da Roma. 
Ne fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. 
le "Carte„ citate, docum. num. 25 (luglio 1156; Arch. 
Ven., Vn, 361 e 362), ove fe ricordato uno " Stephano 
Maciamano „. 

'" Non h ricordata nei due elenchi citati. Un Ber- 
tuccio Mazarolo veneziano e ricordato in un documento 
pubblico, ma del maggio 1320; cf, i citati JJbri Com- 
memoriali, II, reg. num, 318, 

'' E ricordata nell'elenco del " Chron, lust, ,, 
ma senza la provenienza. Ne fa menzione anche U "Li- 
ber plegiorum^; cf, p. e. reg. num. 301 (4 lugUo 

1225), 

** Non h ricordata nei due elenchi citati, ma nel "L i- 
ber plegiorum,, cf. reg. num. 93 (16 marzo 1224). 

" Uffizio che invigilava suUe eresie e si denomi- 
nava dei " superstantes Patarenorum et usurarum „ che 
nel 1270 per deliberazione del Maggior Consiglio deIl'ot- 
to luglio fu unito a queUo dei sovrastanti ai canali; cf. 
il cit. "Liber Communis secundus, a c. 60 A. 

'^ Non h ricordata nei due elenchi citati, ma Mo- 
negario fu il cognome col quale il cronista Giovannl 
designa U terzo doge a Malamocco. 

15 Non fe ricordata nei due elenchi citati; ma cf. 
la nota 18 e il r. 16 di questa pagina. 

's Forse e la famiglia che neIl'elenco del " Chron. 
lust. „ e ricordata col cognome " Maystroxi „ senza la 
provenienza. Dei " Maestro Orso , fa menzione il "Li- 
ber plegiorum„; cf.reg. num. 73 (7 marzo 1224). 

" Circa tale ufficio cf. Sandi, 0/. cit., I, 772. 

'* Forse f u la famigUa dei " Moranesego „ ricordata 
dagli antichl documenti; cf. p. e. il "Liber plegio- 
rum„ reg. num. 621 (giugno 1228?). 

1' Clofe " per omnes curias „. 



LE VITE DEI DOGI (i^fTRODuzioNE) 



37 



fio 



Malaxa ', de Agolia, manch6 sier Marcho, erra al dazio dil vin — 1320 ; 

Marono *, olim Benati, da Musestre ; manch6 sier Zuane, era a rArmamento — 1356 ; 

Menegaro ', di Aquileia; manchb sier Piero, era a la lusticia vechia — 1314; 

Marci-Pagani ^ di la Marca; feno San Piero di la Volta; manch6 — 1321 ; 

Martini^ di Padoa; £6 edifichar la chiexia di Brondolo ; manch6 1314; 

Migliani*, de Eumonia — *«. 

IIN 
Navaier ', di le Contrade. 
NadaP, da Torzello. 
Nanni dal mezotondo'; fenno far San Zuam Lateram. '" Nani dal lion h molto antigi. 



Nani di San Morizio; fati dil 1381 ; sich6 6 tre arme. 

Queste erano : 

Nicola ", di Aquileia ; manch6 sier Zuam, era sora Rialto — 1312 ; 
Navigaioso **, di Padoana ; manch6 sier Piero — 1342; ' 
[15 Narachoxo ", di Altilia ; manch6 sier Felixe, erra Signor di Note '* — 

Negro'^; fati 1381; manch6 sier Bernardo, podesth a Pyram — 1416. 

O 

Orio '«, di Altim. 
Onoradi ", di Altilia. 



1297; 



' Non & ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione i documentl; cf. p. e. il " Liber ple- 
giorum, reg. num. 145 (30 maggio 1224). 

* Non h ricordata nei due elenchi citati. Dei 
* Marano „ fanno spesso menzione documenti autentici 
antichi ; cf. p. e. le * Carte^ citate, docum. num. io8 
(luglio 119S; Arci. Ven., XX, 329 e 330), ove si legge 
la firma di un " Andrea Marano ,. Ma forse 11 Sanudo 
confuse 11 cognome con quello dei "Magi^, gia " Be- 
nati „ e provenienti da Musestre e dal medesimo Sanudo 
ricordati in altra parte dl questo catalogo. 

^ Non h ricordata nei due elenchi citati. Nessun 
" Menegaro „ appare tra i Giustizieri vecchi del 1314 e 
per6 credo che la notizia sia falsa. 

* Non fe ricordata nei due elenchi citati, ma dei 
due cognomi fanno menzione documenti autentici an- 
tlchl; cf. p. e. una carta del 29 dic6mbre 1185, ove si 
trova 11 ricordo di un Pietro Marco (cf. le "Carte, cit. 
docum. num. 72 ; Arch. Ven., X, 342), e una carta del 
marzo 11 79 del cit. Archivio di San Zaccherla, (busta 
40), ove fe nominato un Martino Pagano. 

^ Non h ricordata nel due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; p. e. di un 
Nicol6 Martini v'fe il ricordo In un atto del giugno 1203 
del citato Archivio di San Zaccheria (perg. estere, busta 
26, sec. XIII, 1 200-1 230). 

" L'elenco del "Chron. Iust.„ fa menzione, masen- 
za indicarne la provenieuza, dei " Muglani„; ma qui forse 
11 Sanudo a torto distinse cotesti " Migllani, dai " Miani „ 
gia da lui ricordatl ; dzfatti nei documenti il loro cognome 
ha anche le forme "Miliano,, e "Migliani,, e l'elenco 
del "Chron. lust. „ ne da l'orlgine da " Cumonia». 

' E ricordata col cognome " Mavaiarii „; ma senza 
la provenienza neIl'elenco del ■* C h r on. I u s t. „. Ne fanno 
menzione i documenti antichi; cf. p. e. il "Liber ple- 
giorum, reg. num. 654 (28 settembre 1228). 

* E ricordata col cognome " Natales , , ma colla 



provenienza da " lesolo „ nell' elenco del " C h r o n. 
lust. „. Ne fanno spesso menzione documenti auten- 
tici antichi ; cf. p. e. le "Carte„ citate, docum. num. 
78 (marzo 1 18S ; Arch. Ven., X, 349 e 350), ove si legge 
la firma dl un " Dominicus Natalis „. 

' E ricordata col cognome " Nani „ nelI'eIenco del 
"Chron. lust. „ 11 quale anche attesta che erano tre 
arme. Ne fanno menzione documenti autentici antichi: 
cf. p. e. le "Carte, citate, docum. num. iq6 (maggio 
119S; Arch. Ven., XX, 326 e 327) ove si legge la firma 
del notaro * Marcus Nani „, 

1» Cf. MuRATORi, XXn, 426. 

'' fe ricordata, neIl'elenco del"Chron, lust. „, ma 
la provenienza da Aquileia vi h stata indicata dal so- 
lito annotatore. Ne fanno menzione documenti auten- 
tici antichl ; cf. p. el le "Carte„ citate, docum. num. 
34 (luglio 1161 ; Arch. Ven., VIII, 136), ove b ricordato 
un " Petrus Nichola „. 

'* fe ricordato col cognome " Navigaiosi „ e colla 
provenienza da " Navara „ neli'eIenco del "Chron. 
lust. ,. Ne fanno menzione documenti autentici an- 
tichi; cf. p. e. le " Carte, citate, docum. num. num. 37 
(giugno 1162 in copia autentica del febbraio 1203, 1202 
m. V. ove si legge la firma di un " Leonardus Navigaio- 
80 iudex„; cfr. Arch. Ven., VIII, 139 e 140). 

'^ Non h ricordata nei due elenchi citati. 

" Circa i Sigg. di Notte cf. Sandi, 0/. «V., I, 741 sgg. 

'5 I due elenchi ricordano altri " Nigri „ detti 
poi " Mauri „ dei quali ho trattato a proposito dei 
" Moro „. 

'^ Gli " Aurii „ sono ricordati nell' elenco del 
"Chron. lust. „, ma colla provenienza da Torcello. 
Ne fanno menzione spesso documenti autentici antichl; 
cf. p. e. le "Carte, cit. docum. num. 3 (maggio 1084 
in copia autentica del 1106 ; Arci. Ven,, VI, 320), ove 
si legge la firma di un " Dominicus Aurius „, 

" Gli " Honoradi „ sono ricordati, ma senza la 



c. 20 B 



38 



MARIN SANUDO 



Queste erano : 

Orsiol ', da Torzello; manch6 ; ma prima da Roma — 977; 

Obixo \ di Ravena ; manch6 sier Zuanne, erra a la moneda — 1346 ; 

Ogni-ben ^ di Aquileia ; manch6 sier Filippo, erra zudexe di Proprio 

Ovedelo *, de Patavia ; manch6 — 1283 ; 

Orsso ^ ; fo fati 1381 ; manch6 sier *• — **. 



1311; 



Polani», da Puola; levo l'arma quando fo conduto qui il corpo di san Marco. 

Pisani ', di Puia; erano conti di Mariema; portavano arma a onde azure in campo d'oro, 
e a l'aquisto del Suro cambieno l'arma. li altri Pisani portano dal liom mezo bianco, mezo 10 
azuro; fono fati dil Conseio per certo tratato che reveI6no. li altri porta la dolze *. 

Pizamano ^ di Bohemia ; feno San Luca. 

Premarin ", di I^xolo. 

Pasqualigi", di Trivisana; sier Marco di Candia fo fato 1381. 

Prioli >^ di le Contrade. 15 

Pexari ", di la Marcha ; f eno San Zuam digolado. 



2. ma prima da Roma] Parole aggiunte ^oi dal Sanudo con altro inchiostro. 
con altro inchiostro nello sJ>azio interlineare da Polana. 



8. da Puola] // Sanudo aggiunse 



provenienza, nell'elenco del "Chron lust. „. Ne fan- 
no menzione documentl autentici antichi ; p. e. un " Tri- 
buno Onoradio „ e ricordato in una carta del settembre 
1107 pubblicata da Tafel e Thomas, cf. 0/. cit, I, 71, 
ove si legge la firma di un " lohanne Honoradei „. 

' E ricordata col cognome " Orseoli , gi4 " Ur- 
soyoli „ e colla provenienza da Roma o da Torcello nel- 
l'elenco del "Chron. lust. „ e pero la frase del Sanu- 
do " ma prima da Roma „ e coordinata a " da Torzello „. 
E falso che la famiglia si sia spenta nel 977, perchfe 
Pietro II Orseolo mor\ nel 1008 e dei suoi discendenti 
e affini si trova menzlone nella serie dei dogi e nei docu- 
menti pubblici ; p. e. un Domenico Orseolo h ricordato 
in un atto del settembre 1226 del "Liber ple giorum „; 
cf. reg. num. 430, 

* Cf. nota 17 a p. 28. 

* Non h ricordata nei due elenchi citatl. 

* Non & rlcordata nei due elenchi citati. 

^ Un'altra famiglia Orso fe spesso ricordata negli 
antichi documeuti autentici; cf. p. e. le " Carte, citate, 
docum. num, 30 (marzo 1160; Arch,. Ven., VII, 366 e 
367), ove h ricordato un " Ugo Urso „. 

^ E ricordata neirelenco del " Chron. lust. „ colla 
provenienza " de Polana parte „ e colla mutazione del- 
l'arma. Ne fanno spesso menzione documenti auten- 
ticl antichi; cf. p. e. le^Carte» citate, docum. num. 
34 (novembre IISS; Arch. Ven., VII, 360 e 361), ove si 
legge la firma di " lohannis Folanus Del gratia Castella- 
nus episcopus „. La traslazlone del corpo di san Marco 
da Alessandria a Venezia avvenne sotto 11 doge Giusti- 
niano Particiaco (827-829). 

' E ricordata neIl'elenco del " Chron. lust. ,, ma 
colla provenienza da Pisa, indicata dal solito annotatore. 
Lo stesso elenco fa menzlone delle due armi di questa 
famiglla ed attesta che quelli della seconda furono fatti 
del Maggior Consiglio sotto Pletro Gradenigo. Ne fan- 



no menzione antichi documenti ufficiali „ cf. p. e. il 
"Liber p legiorum „ reg. num. S93 (atto del 20 feb- 
braio 1228, 1227 m. v.). Circa il titolo di conti non 
da alcuna notizia il catalogo del "Chron. IuBt.„ 
e non si puo stabilire con certezza 11 vero il nome 
della contea, ciofe se fossero conti di Maremma (!!) o 
d'altro. 

' Specie di donnola, come si vede dal loro stemma. 

° Sono ricordati col cognome " Picamani „ nell'e- 
lenco del " C h r o n. I u s t. „, ma la pro venienza dalla Boe- 
mia vi fe stata indicata dal solito annotatore. Ne fanno 
menzione documentl autentici antichi ; cf. p. e. le " C a r- 
te„ citate, docum. num. 71 (ottobre 1185; Arch, Ven., 
X, 341) ove e ricordato un Enrlco " Picemanno ,. 

*" Sono ricordati col cognome " Permarini „ nel- 
l'elenco del " Chron. lust. „, ma la provenienza da 
lesolo vi h stata indicata dal solito annotatore. Ne fan- 
no menzione documenti autentici antichi ; cf. p. e le 
*Carte„ cltate, docum. num. S3 (aprile Il73i Arch. 
Ven., IX, lOi), ove si legge la firma di un " Rugerius 
Permarino „. 

" Una famiglia omonima h ricordata neU'elenco del 
"Chron. lust. ,: l'annotatore solito vi indic6 la pro- 
venienza da Candia confondendo questi Pasqualigo cogll 
altri ai quali accenna il Sanudo. Difatti un " Aurius 
Passcalligus „ fu alla Giustizia vecchia nel luglio 1297; 
cf. i cltati Cafitolari delle Arti veneziane, 1, p. LXX. 

1' fe ricordata, ma senza la provenienza, neU'elenco 
del " Chron. lust. „. Ne fanno menzione documentl 
autentici antichi ; cf. p. e. i cltati Capitolari delle Arti 
veneziane, I, p. LXX (novembre 1297). 

'3 E ricordata neirelenco del " C h r o n. I u s t. , , ma 
la provenienza da Pesaro vi h stata indicata dal solito 
annotatore. Dei Pesaro fanno spesso menzione gli attl 
pubblici antichi ; cf. p. e. i citati Ubri Commemoriali, I, 
134 (atto del iS novembre 1303). 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



39 



1415; 



1418; 



10 



15 pra 



ParutaS di Lucha; fati 1381. 

Paradiso *, di Altim. 

Queste erano : 

Penzin»; fati 1381; manch6 — 1412; 

Porti, da Vicenza; misifer Zuam-Piero, fato 1405, manch6 senza heriedi 

Papazina^ di Padoa; fati 1311; manch6 sier Zuann^ — 1325; 

IIPolo^, di Dahnatia; fatti 1381; manch6 sier Marcho siando castellan a Verona 

Pantaleo^ di Grecia; manch6 sier Marco, era zudexe di»» — 1275; 

Padavin-, di Altim; manch6 sier Alvise, Pi6vego \ — 1113; 

Pugniani^ di Padoa; manch6 sier Zuanne, era sora recever le impositiom — 1288; 

Pianiga '", d'Aquileia; f6 San Gotardo; manch6 sier Luca, qual era a la moneda — 1286; 

Pepin ", di Aquileia; manch6 sier Zuanne, era a la Chamera dMmprestidi — 1275; 

Polini ^*, di Malamocho vechio; manch6 sier Zuanne, erra zudexe per le Corte — 1348; 

1' Pasquaxi **, di Malamocho vechio; feno San Griguol; manch6 sier Pantalon, era so- 

i Lidi — 1302 i 

Pasamonte ^*, di Alemagna ; manch6 sier Zuanne, era a reveder Te raxom dil comun — 1313; 

Pin '", di Caorle; manch6 sier Zuanne, erra Signor di Note — 1388; 

Piero", di Aquileia; manch6 sier Marin, era al cknevo — 1301. 



c. 21 A 



II. San Gotardo] Cos) il Sanudo, ma la sua /onte (Marc. It. VII, 2034, c. 68 A) dh San Gatoldo. 



' Naturalmente questa famiglia non h stata ricor- 
data nei due elenchi citati, 

* fe ricordata neii'elenco del " Cliron. lust. „, ma 
la provenienza da Altino vi h stata indicata dal solito 
annotatore. Lo stesso elenco attesta che questa famlglia 
ebbe due armi. Ne fanno menzione documenti autenticl 
antichi ; cf. p. e. una carta dell' Archivio di Stato di Ve- 
nezia in data deil'agosto 1152 nella quale si fa menzione 
di un Giordano Paradiso (Archivio di San Zaccheria, 
San Provolo, busta i). 

3 Naturalmente questa famigiia e la seguente non 
sono state ricordate nei due elenchi citati. 

* E ricordata neU'elenco del "Chron. lust. „. 11 
solito annotatore del secolo XVI vi aggiunse la notizia 
della provenienza dalla Padovana. Un'altra nota del me- 
desimo secolo attestd che i " Papaciza„ furono fatti nel 
1311 e si spensero nel 1425. Nfe fanno menzione do- 
cumenti autentici antichi; p. e. la citata matricola dei 
pelllcciai a c. 25 A ricorda un Francesco Papaziza. 

5 E ricordata una famiglia omonima nell'elenco 
dei "Chron. lust. „ e nei docimienti autentici antidii ; 
cf. p. e. l'atto del 4 marzo 1233 pubblicato dai Corner 
nelle Ecclesiae Torceilanae, II, 37 e 38, ove si legge la 
firma di un " Marcus Paulo „. II soUto annotatore ag- 
giunse 2ill'elenco la notizia della provenienza dalla Dal- 
mazia confondendo la famiglia Polo dell'elenco coll'omo- 
nima di nobilta piCi recente che il Sanudo qui ricorda. 

' E ricordata, ma coUa provenienza da Piacenza, 
nell'elenco del "Chron. lust. „. Ne fanno menzione 
documenti autentici antichi, cf. p. e. le " Carte „ citate, 
docum. num. 8 (27 agosto 11 17 in copia autentica del 
gennaio 1147, 1146 m. v. ; Arck. Ven., VII, 85-87), ove 
si fa menzione di un " Giovanni Pantaleo „. 

■^ Non e ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. 
i'atto del gennaio 1183, 11S2 m. y., edito dal Cornbr nelie 
Ecclesiae Venetae, III, 44, ove si fa menzione di un 
* lordanus Padavinus „. 



* La notizia h falsa, perche fe contraddetta da quella 
del documento ricordato nella nota precedente e perche nel 
II 13 non era stato ancora istituito l'ufficio del Pidvego. 

^ Non h ricordata nei due elenchi citati. 

'" Non e ricordata nei due elencM cltati. 

" Non h ricordata nei due elenchi citati. Dei "Pe- 
po „ fanno menzione documenti autentici antichi; cf. 
p. e. le " Carte „ citate, docum. num. 27 (febbraio 1 158, 
1157 m. v. ; Arch. Ven., VII, 364), ove si legge la firma 
di un " Leonardo Pepo „. Circa la Camera degli im- 
prestiti cf. Cecchetti, Affunti sulle finanze antiche della 
Refubblica Veneta in Archivio Veneto, XXXVI, 92 segg. 

" Ne fa menzione l'elenco del "Chron. lust. ^,, 
ma ne pone la provenienza da San Giovanni d'Acri. Ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. 
l'atto del giugno 1182 edito dal Corner nelle Ecciesiae 
Veneiae, IX, 275, ove h ricordato un " Leo Paulini „. 

" Cf. MuRATORi, XXII, 427. 

'■* Non h ricordata nei due eienchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. 
una carta del settembre 1136 del citato Archivio di San 
Zaccheria ove si fa menzione di un Giovanni Pascasi, 
(perg. estere, busta 24). Circa 1' uiiicio di sorvegIi£mza 
sui Lidi cf. Cecchetti, /,« vita dci Veneziani nei 1300; 
I, La citih e ia iaguna in Archivio Veneto, XXVII, 291 
e 292. 

'5 Non e ricordata nei due elenchi citati. Un Pas- 
samonte, veneziano, e ricordato in un atto del 10 mag- 
gio 1300; cf. icitati Z,iV« Commemoriaii, I, reg. num, ai. 

'^ E ricordata nell'elenco del " C hr o n. I u s t. „ col 
cognome " Pini „ e senza la provenienza ; ne fanno men- 
zione anche documenti autentici antichi; cf. p. e. la 
carta citata del maggio 1207 nel cod. Marc. Lat. XIV, 71 
edita dal Cecchetti (// doge di Venezia 238 sgg.), ove si 
legge la firma di un " lacobus Pino avocator comunis „, 

" Non h ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; p. e. un 
" Paulo Petro „ e tra i testi in un atto del settembre 



iO 



MARIN SANUDO 



Querini ', da Torzello; sono do arme; una portano il B *; portavano prima arma a quar- 
tieri rosi et bianchi, ma per causa di Baiamonte Tiepolo fo preso ' non la portaseno piu. 

Questa erra: 

Quintavalle S de Histria; feno edifichar tutta Quintavalle ch'h a San Piero di Castello; 
manch6 — **. 



Ruzini ^, da Rezo. 

Rimondi *, di TAbruzo. 

Ruzier ', di Trivixana. 10 

Renier% fati 1381. 

Queste erano: 

Rampani^ diRavena; f eno Santo Aponkl; manchb sierNicol6, qualera avochato — 1319; 
Ragoxo *", di Schiavonia; manch6 sier Zuanne, era consier in Crete — 1252; 
Robolin ", da Trieste; mancho sier Antonio, erra a la lusticia vechia — 1339; 15 

Regoni ", di Alemagna; manch6 sier Marco, era zudexe di Mobile — 1360; 
Renoldo ", di Asolo; manch6 sier Zuanne, era cao di Sestier — 1371; 
Rava '*, di Padoa; feno San Marco Bochalane ^^; mancho sier Zuanne, era Cinque di la 
Paxe — 1305; 



i8. Bochalane] Cosi il cod. per Bochalame. 

121 1, che si trova segnato col num. 107 nella busta X 
dei documenti restitulti nel i868 dall'Austria all'Italia, 
neirArchivio di Stato di Venezia. Un Marino "Pero „ che 
poteva essere ufficiale al canape, e ricordato in una parte 
del Maggior Consiglio in data del 24 gennaio 1303, 1302 
m. V., che si legge a c. 39 A del " Liber Magnus „, il 
quale e uno dei registri del Maggior Consiglio che si 
conservano all'Archivio di Stato di Venezia. 

' E ricordata neU'elenco del " C h r o n . I u s t . „ colla 
provenienza da Torcello e coll'indicazione delle sue di- 
verse armi e della mutazione avvenuta nel 1310. 

' Cioe un B d'argento in campo rosso; l'altra arma 
era uno scudo spaccato di azzurro e di rosso con tre stelle 
d'oro suU'azzurro. Cf. Lazzarini, Le insegne antiche dci 
^uirini e dei Tiefolo nel Nuovo Arck. Ven., IX, 22 1 segg. 

' Ciofe dal Maggior Consiglio nel dicembre 1310; 
cf. codice Cicogna 2560, c. 61 A, al Museo Civlco di Ve- 
nezia, il quale codice e del sec. XIV e contiene il " Ca- 
pitolare dei Signori diNotte„. 

■• E ricordata col cognome " Quintavall „ neIl'elenco 
del " C h r o n . I u s t . „ , ma la pro venienza daU'Istria vi e 
stata indicata dal solito annotatore. Ne fa menzione anche 
U"Liber pIegiorum„ reg. num. 91 (i 5 marzo 1224). 

5 E ricordato col cognome " Ruzeni „ neII'elenco 
del "Chron. lust. ,, ma la provenienza vi e stata in- 
dicata dal solito annotatore. Ne fanno menzione docu- 
menti autentici antiehi; p. e. un Pietro * Ruzini , h ri- 
cordato in un atto pubblico del 22 aprile 1198 che sta 
neUa busta VI delle Ducali airArchivio di Stato dl Ve- 
nezia. La stessa famiglia col cognome "Regini^ e colla 
provenienza indicata dal Sanudo, e ricordata in tutti e 
due gli elenchl citati. 

" E ricordata col cognome " Arimundi „ neU'elen- 
co del "Chron. Iust.„ ma colla provenienza " de la 



Brazza „ , ciofe da Brazza, isola deUa Dalmazia, provenien- 
za che vi h stata indicata dal solito annotatore. Ne fan- 
no menzione documenti autentici antidii; cf. p. e. le 
" Carte, citate, docum. num. 121 (ottobre 1197; Arch. 
K«»., XXII, 316-318), ove si legge la firma di un " laco- 
bus Arimundo „. 

' Non e ricordata nci due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. 
la carta citata del maggio 1187 nel cod. Marc. Lat. XIV, 
71, ove si legge la firma di un "lacobus Rugero „. 

* Una famiglia omonlma, col cognome " Raynerii „ 
h ricordata neIl'eIenco del "Chron. lust., senza la 
provenienza e ne fanno menzione anche atti anteriori al 
1831 ; cf. p. e. la carta del febbr. 1156, 1155 m. v., che sl 
legge nelle Ecclesiae Vcnctae del CorneR, III, 177 e 178, ove 
si fa menzione di " Laniberto et Otone De Raynerio „. 

* Non e ricordata nei due elenchi citati, ma dei 
" Rapani „ fanno menzione documenti pubblici; cf. p. e. 
"Liber plegiorum„ reg. num. 470 (12 dic. 1226). 

'" Non e ricordata nei due elenchi citati. 

" Non h ricordata nel due elenchi citati. Del Ruy- 
bulo „ fanno menzione documenti autentici antichi ; c.f. 
p. e. la carta del giugno 1060 edita dal Cecchetti, op. 
cit., 42, ove si legge la firma di un " Petrus Ruybulo „. 

'^ E ricordata col cognome " Renguni „, ma coUa 
provenlenza da Rovigo, nell'eIenco del "Chron. lust. „. 

'' Non fejricordata nei due elenchi citati, ma un " Do- 
minicus Rainaudo „ h rlcordato nel docum. del nov. 1173 
pubblicato dal Cecchetti, Programma cit., 48-."; i. 

'* Non £ ricordata nei due elenchi citati; il cognome 
" Rana „ si ritrova talvolta nei documenti ; cf. p. e. la 
carta del 5 luglio 1236 pubblicata dal Cornkr, Eccl. Ve- 
neiae, VI, 302, ovesi fa menzione di un " Anselmus Rana„. 

'f Cioe la cliiesa di san Marco neU'i8ola di Boc- 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



41 



II Ranoso S di Romagna; manch6 sier Marco, era rimaso a reveder le raxon di dentro dil 
comun — 1360; 

Roso * di Padoa; mancho sier Polo — 1358; 

Roman', di Roma; manchb sier lacomo, era proveditor a Bassam — 1415. 



c. 21 B 



10 



Salamoni*, olim Centranici, de Salemo. 

Sanudi S olim Candiani de Eraclinea, zofe CitJi-nuova; feno San Morizio e Santo Arian, 
e uno episcopo fece San Rafael. 

Soranzi *, da Buram di mar ; sonno do arme. 

Simitecoli ', de Histria ; f eno San Beneto. 

Signolo ', da Segna. 

Suriam °, di Acre con le 7 caxe. 

Sagredi '", da Sibinico ; feno Santa Trinita. 



15 



Queste erano: 

Seroini ", di Salerno ; manch6 sier Filippo, hessendo Piovego '* 

Sabadim ^^ de Histria; manch6 — 1355; 

Sisola **, di Trivixana; manch6 sier Luca — 1391; 



1023; 



calama, ossia " In bucca Lamae „ , ora quasi scomparsa 
prcsso la bocca di un ramo della Brenta. Cf. FiHASi, 
op. cit., VI, p. n, p. los sgg. 

' Non e ricordata nei due elenchi citati. 

2 1" Rubei „ sono ricordati nell'elenco del " Chron. 
lust. „, ma coUa provenienza dalla Lombardia, la quale 
vi e stata indicata dal solito annotatore. Della famiglia 
fanno menzione documenti autentici antlchi; p. e. un 
" Marcum Russum „ 6 ricordato in un atto del 27 agosto 
1117 in copia autentica del gcnn. 1147, 1146 m. v.; cf. le 
" Carte „ citate, docum. num. 8, Arck. Ve»., VII, 85-87. 

^ E ricordata, ma senza la provenienza, nel cata- 
logo dcl "Chron. lust. „. Ne fanno menzione docu- 
menti ufficiali antichi ; cf. p. e. il "Liber plegio- 
rum„ reg. num. 22J (1224?). 

* E ricordata, ma col cognome " Salamones „ e 
coUa provenienza da Salona, indicata dal solito annota- 
tore, nell'elenco del " Chron. lust. „. Circa l'identita 
coi " Centranici „ cf. nota S a p. 25. Ne fanno menzione 
documenti autentici antichi; cf. p. e. le " Carte „ citate, 
docum. num. 39 (luglio 1164; Arch. Ven., VIII, 141 e 
142) ove si ricorda un " Dominico Salomone ,. 

^ I due elenchi citatl ricordano i Candiani coUa 
provenienza " de Candiana parte „ e colla fondazione 
delle chiese di san Maurizio e sanfAdriano e anche con 
qHclla deU'arcangelo Raffaele in Dorsoduro attribuita ad 
un Candiano vescovo di Olivolo, cio^ Giovanni, sesto 
vescovo di Olivolo nel catalogo del " Chron. Alt. „ 
cf. p. 22. L'elenco del " Chron. lust. „ agglunge che 
piu tardi assunsero il cognome " Sanuto „. Dei Candiani 
fanno spesso menzione il cronista Giovanni ed i docu- 
menti autentici antichi, cf. p. e. I'atto del febbraio 1070, 
1069 m. v., pubblicato dal Cornkr nelle Ecclesiae Venetae, 
III, S9> ove & ricordato uno " Stefano Candiano „. An- 
che il cognome Sanuto ricorre in documenti autenticl 
antichi ; cf. p. e. le "Carte„ citate, docum. num. 52 
(agosto 1172 ; Arck. Ven., IX, 100 e loi) ove vi e la 
firma dl un " Dominicus Sanudo .. . 



" Sono rlcordatl coUa provenienza da Burano e 
coll'Indicazione delle due armi, nelI'eIenco del "Chron. 
lust. „. Molto di frequente ne fanno menzione docu- 
menti autentlcl antichi ; cf. p. e. le "Carte, citate, 
docum. n. 84 (maggio 11 89; Arch. Ven., XX, SS e 56), ove 
si legge la firma del notaro " Dominicus Superancius „. 

"^ Sono ricordati, ma colla provenienza da Segna, in 
Croazia, nell'eIenco del "Chron. lust. „. Ne fanno men- 
zione documenti autenticl antichi; cf. p. e. le "Carte, 
citate, docum. num. 34 (luglio 1 161 ; Arch. Ven,, VHI, 136- 
138), ove si fa menzione di un " Oliverus Simlteculo „. 

' Sono ricordati nell'elenco del * Chron. lust. „, 
ma la provenienza da Segna vi fe stata indicata dal so- 
lito annotatore. Ne fanno menzione documenti auten- 
tici antichi; cf. p. e. le " Carte „ citate, docum. num. 22 
(settembre IISS; Arch. Ven., VII, 3S7 e 358), ove si legge 
la firma di un " Dominicus Signolug „. 

* Sono ricordati col cognome " Suriani „ nelI'elenco 
del "Chron. lust. „, ma la provenienza dalla Siria vi k 
stata indlcata dal solito annotatore. Cf. la nota 6 a p. 20. 
Ne fanno menzione doc. uffic. antichi; cf. p. e. il " Liber 
plegiorum „ reg. num. 354 (9 genn. 1226, 1225 m. v.). 

'" Ne fanno menzione col cognome " Secredl „ e 
colla provenienza da " Sebenico „ i due elenchl citati. 
Sono ricordati anche in documenti autentici antichi; 
cf. p. e. l'atto del settembre 1112 pubblicato dal Cec- 
CHETTi, Programma cii., 33 seg. 

" Sono ricordati col cognome " Saraloni „ e coUa 
provenienza da Salerno nei due elenchi citati. 

'^ La notizia & falsa, perche rufficio del Pi6vego 
non era ancora istituito nel 1023. 

'■* Non e ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti antichi ; cf. p. e. 1' atto del 4 
maggio 1122 che il Sanudo trascrisse in queste Vite 
dei dogi; cf. cod. Marc. Ital. 800, c. 504 A ove e ri- 
cordato un " Bonus-filius Sabatinus „. 

'^ E ricordata col cognome " Sisuli „, ma senza la 
provenienza, neirelenco del " Chron. lust. „. 



42 



MARIN SANUDO 



Stenier \ di Schiavonia ; mancho sier Tomk, era avochato di Procuratori — 1302 ; 

Savoner*, di Padoa; mancho sier Zuanne ^ era salin^r a Chioza* — 1321; 

StenS de Atilia; manch6 per misi^r Michiel Sten, doxe — 1407; 

SelvoS di Torzello; manch5 sier Marcho, avochato di Forestieri ^ — 1401; 

Sexendolo*, di Atilia; mancho sier Daniel; f6 Santa Maria Zubenigo — 1397; 5 

Scandoler^ di Saona; mancho sier Zuanne — 1321;. 

Senadori'", de Histria; manchb — 1401; 

Secogolo", da I^solo; manch6 sier Filippo, erra Pi6vego — 1351; 

Stornello '^ di Malamocho; sier Marco fato dil Conseio e in lui mancho — 1311; 

Stadio*^ di RacHnea; mancho sier Nicol6, erra podesta di Chioza — 1280; 10 

Stopardo ", da I^solo ; manch6 sier Filippo, erra camerlengo in Candia — 1355 ; 

Sardoni '^ di Sardegna; mancho — 1226; 

Salonexi ^^ di I^solo; feno San Dimitri; mancho sier Luca, qual era sora Rialto — 1312; 

Saviam ^^ di Salonichii; manch6 — 1305; 

Sabini '®, di Roma; manch6 — 1186; 15 

Spazacanal ", di I^xolo; fece San Ylario; manch6 — 1312; 



I. Toma] Cod, Tomo. 



' E ricordata col cognome " Stanierii „, ma senza 
la provenienza, nell' elenco del "Chron. lust. „. Ne 
fanno menzione documenti antichi; p. e. di un "loan- 
nes Staniario „ si ha la firma in un atto deU'agosto ii6i ; 
cf. le " Carte „ citate, docum. num. 36, Arci. Ven., VIII, 
138 e 139. Circa la Corte del Procurator cf. Sandi, o/>. 
cit., I, 783 sgg. 

* I " Saponarii „ sono ricordati, ma coUa prove- 
nienza da Salona, nel due elenchi citati. Ne fanno men- 
zione documenti autentici antichi ; p. e. di un Giovanni 
' Saponarius „ si ha la firma in un atto del maggio 1084; 
cf. le "Carte„ citate, docum. num. 3, Arch. Ven., VI, 
320 e 321. 

3 Cf. MURATORI, XXU, 428. 

* Circa i magistrati che invigilavano sulla fattura 
e sulla vendita del sale cf. Sandi, 0/. «V., I, 777 sgg., e 
Tkntori, Saggio sulla storia citjile, politica, ecclesiastica e 
sulla corografia e topografia degli statt della Repubblica 
di Venezia, Venezia, Storti, 1785, IV, p. 68-70; e Cec- 
CHETTI, La vita dei Veneziani nel 1300; I, La citta e la 
laguna in Archivio Veneto, XXX, 36-39. 

^ Sono ricordati nell'elenco del " Chron. lust. „ 
colla indicazione che erano due armi, ma la provenienza 
da Altino vi e stata aggiunta dai solito annotatore. Ne 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. le 
"Carte„ citate, docum. num. 4 (gennaio 1085, 1084 
m. V.; Arch. Ven., VII, 80-82). 

* Cf. la nota 10 a p. 19. 

' Ciofe alla Corte del " Forestier „. 

* Sono ricordati col cognome " Sesenuli „ nell'elen- 
co del "Chron. lust. „, ma la provenienza da Altino 
vi h stata indicata dal solito annotatore. Ne fanno men- 
zione documenti autentici antichi; p. e. di un " Doml- 
nicus Sisinnulo „ si ha il " siguum manus^ in un 
atto del luglio 1085; cf. le "Carte„ citate, docum. num. 
S. (Arch. Ven., VII, 82 e 83). 

* Non h ricordata nei due elenchi citatl, ma ne 
fanno menzione gli atti pubblici ; p. e. di un Giovanni 
Scandolaro si ha il ricordo in un atto del 12 ottobre 
1225 ; cf. "Liber plegiorum, reg. num. 336. 



'" Non h ricordata nei due elenchi citatl, ma il co- 
gnome appare tra le firme della citata " Promissio 
maleficii„ del doge Orio Mastro-Petro del marzo 1181, 
ove si legge la firma di un " Simon Senatori „, 

'' Non h ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi ; cf. p. e. 
i'atto del 22 aprile 1198 nella busta VI delle citate Du- 
ca/i, ove si fa menzione di un " Leonardi Socogolli „. 

" Non h ricordata nei due elenchi citati. Un Mat- 
teo Stornello veneziano h ricordato in un atto del 17 
febbraio 131 1, 1310 m. v., che si legge nel libro 11 dei 
Commemoriali ; cf. reg. num. 472. 

•' E ricordata nell'elenco del " Chron. lust. „, ma 
colla provenienza da Eraclea che vi e stata indicata dal 
solito annotatore. Ne fanno menzione documenti au- 
tentici antichi; cf. p. e. l'atto del settembre I2ii che sta 
sotto il numero 107 nella busta X delle carte restituite 
nel 1868 dall'Austria airArchivio di Stato di Venezia, ove 
si legge la firma di un " Filipus Stadio „. 

'■^ Non e ricordata nei due elenchi citati, 

'5 Non h ricordata nei due elenchi citati. 

'^ Non h ricordata nei due elenchi citati, ma forse 
fu distinta a torto dal Sanudo dalla seguente. 

" I due elenchi citati ricordano i Salviani colla 
provenlenza da Salonichi e coUa notizia della trasla- 
zione dei corpi dei Santi Demetrio, Anastasio e Bar- 
bara e della fondazione delle chiese in loro onore ; la 
prima notizia fe stata piu tardi aggiunta dal Sanudo 
alI'eIenco delle famiglie estinte, da lui raccolte sotto la 
lettera S. 

" I due elenchi citati ricordano " Sabini „ o " Sa- 
pinl „, ma ne danno la provenienza da " Sabana „, forse 
Seben nel Tirolo. La firma di un Domenico " Sapino „ 
si legge nel documento del febbraio 998, 997 m. v. che 
si ha in una copia del sec, XV, (Archivio di Stato di Ve- 
nezia, Codice Trevisaneo, c. 123 A) e che fu pubblicato 
non esattamente dal Romanin nella Storia documentata 
di Venezia, I, 385. 

'^ Non h ricordata nei due elenchi citati. L'eIenco 
del "Chron Alt. „ ricorda a p. 26 gli " Scuvacalles » 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



43 



Staxolo S di Eraclinea; manch6 sier Zuanne — 1247; 

Storlado *, di Tomai ; manch6 in sier»» — ** ; 

Stomado', olim Stranodi; fono fati 1381; manch6 — «*; 

Salviani conduseno li corpi san Dimitri, san Anastasio et santa Barbara. 



c. 22 A 



Tiepolo *, di Arimino ; portavano prima 11 castello in arma, ma poi il caso di Baiamonte 
conveneno mudar, e porta 11 corno. 

TronP, di Ancona; feno San Boldo. 

Trivixam ^ di la tressa ; f eno San Beneto. Trivixam di le tresse d'oro et negre fe tutto 
10 una. Trivixam dil scaion d'oro, da Musestre; feno San Zane-nuovo. Trivixam da San Stadi'; 
fati 1381 *. et etiam sier lacomo fo patron di nave, 1381 fato'; manch6 in lui 1401. 

Taiapiera'»; fati 1381. 

Queste erano: 

Tolonigi", da Rimano; feno San Zuanne Br^gola; manch6 in sier Dardi '*, qual erra 
15 a la Taola». — 1312; 

Trasnodi", da Trevixo — 1305; 



4. Salviani-Barbara] // ^asso fu aggiunto ^ii tardi eon altro incUostro dal Sanudo e si ri/erisce allajamiglia da 
tui ricordata al r. 14 della p. ^ col cognome SaTiam. 



del quale cognome potrebbe essere la traduzione la parola 
data qui dal Sanudo. 

' Non fe ricordata nei due elenchl cltatL 

* I due elenchi cltati rlcordano, ma colla prove- 
nienza da " Tornata „ (comune di Lombardia in provin- 
cia di Crefnona) i " Tornariti „ che poi presero il co- 
gnome di " Storladi „. Ne fanno menzione documenti 
autenticl anticM; cf. p. e. le "Carte^ citate, docum. 
num. 8 (27 Kgosto H17 in copia autentica del gennaio 
1147, II 46 m. V.; Arch, Ven., VII, 85-87) ove h ricor- 
dato un * Dominicus Storlatus „. 

^ Una famigUa omonima, " Stornadi „ col cogno- 
me antico " Trasmundi „ e coUa provenienza da Treviso 
h ricordata nei due elenchi citati e ne fanno spesso men- 
zione documenti autentici anteriori al 1381; cf. p. e. 
le "Carte„ citate, docum. num. 30 (gennaio 1153, 
1152 m. V.; Arck.. Ven., VII, 354) ove 6 ricordato uno 
Stefano Stornato. II Sanudo distinse gli " Stranodi „ da- 
gli " Trasnodi „ che ricorda sotto la lettera T, mentre 
erano probabilmente la medesima famlglia. 

* I Tiepolo sono ricordati nelI'eIenco del * Chron. 
lust. „ colla provenienza da Rimini e colla notizia che 
tre volte mutarono Tarma, l'ultima nel 1310; prima eb- 
bero un corno d'argento in campo azzurro, poi un ca- 
stello d'argento con le torri in campo azzurro, per ultimo 
usarono di nuovo I' insegna col corno. Cf. anche Lazza- 
RiNl, oji. e loc. cit. Di questa famiglia fanno spesso men- 
zione documenti antichissimi; cf. p. e. la carta del genn. 
1081, 1080 m. V., pubblicata dal Corner, Bcclesiae Ve- 
netae, III, 309, ove fe ricordato un " Petrus Teupolus „. 

'E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „, 
ma colla provenienza da Mazzorbo. Ne fanno spesso 
menzione documenti autentici antichl; cf. p. e. le " Car- 
te„ citate, docum. num. 29 (decembre iijS; Arch. Ven., 
VII, 365 e 366), ove una nota aggiuntavi nel maggio 
(1159?) fa menzlone di un " Marcus Tmno ,. 



« fe rlcordata neU'eIenco del "Chron lust. „, il 
quale attesta che erano allora di tre arml. L'annotatore 
solito aggiunse che due erano venute da Aquileia e una 
dalla Trevisana. Ne fanno menzione assai spesso do- 
cumenti autenticl antichi; cf. p. e. le "Carte, citate, 
docum. num. 27 (febbraio 1158, 1157 m. v. ; Arch. 
Ven., VII, 364) ove si legge la firma dl un " Domini- 
cus Tervisano ,. La notizia circa i Trevisan dl ser 
Giacomo doveva essere collocata nella serie delle fami- 
glie estinte. 

' Cioe che avevano le case nella parrocchia di san- 
t' Eustacchio. 

' Cioh " dil Conseio „. 

9 Cio^ " dll Conseio „. 

"> Naturalmente questa famiglia non h stata ricor- 
data nei due elenciii citati, ma di un'omonima si ha no- 
tizia in documentl ufficiali anteriori al 1381; cf. p. e. 
il "Liber plegiorum„ docum. num. 214 (dicembre 
1224). 

" I due elenchi citati ricordano i " Tornariti„ chia- 
mati poi " Tanolici „ e ne danno la provenienza da Troia ; 
erano quindi diversi dai * Tornarlti „ che poi presero il 
cognorae " Storladi „ e vennero da " Tornata „. Nefanno 
menzione documenti autentici antichi; p. e. un " Tano- 
ligo „ h ricordato in un atto del novembre 1173 pubbli- 
cato dal Cecchktti, Programma e loc. cit. Dei Tornaritl 
v'fe ricordo anche neIl'opera del cronista Giovanni, ed. 
cit., I, 108. 11 "Chron. Alt. „ p. 28 conferma la no- 
tizia data dal Sanudo circa la fondazione della chiesa di 
san Giovanni in Bragola. 

'* Ciah Leonardo. Verano a Venezia piu ufficii 
doganali col nome di " Tavola „; cf. Sandi, op. cit., I, 771 
sgg. e meglio Rezasco, Dizionario del linguaggio ita- 
liano storico ed amministrativo, Firenze, Le Monnier, 1881, 
8. V. tavola V. 

" Cf. la nota 3. 



44 



MARIN SANUDO 



Tradomenegi S olim Tribuni- Apuli ; manch6 — 946; 

TorelliS olim Golifredi, di Cortona; fati dil Conseio; et la manch6 sier Filippo, erra 
zudexe per le Corte — 1281; 

Talenti', da Buram di mar; manch6 sier Luca, era sora i Patarini — 1281; 

Temi-Dio*, da I^xolo; feno San Moro; manch6 in sier Marco, erra visdomino a Fe- 
rara — 1274; 

Traaianti^ da I6xolo; feno la Misericordia di Mazorbo; manch6 in sier Domenego si- 
ando al Fontego di Todeschi — 1370; 

Tirnesto S di Tunis di Barbaria; mancho sier Nicolo, erra podestk di Chioza — 1325; 

Tinto ', da I^solo; fe Santa Agnexe; manch6 sier Piero, era a TArmamento — 1261; 

•Totalo', di Raclinea; manch6 sier Zuanne, zudexe dil Gran Salario "> — 1312; 

Tomado ", d'AgoIia; manch6 — 1383. 

V 

Venieri ", olim Vincentii, da Vicenza; feno San Zuam digolado; sonno do arme, una 
porta il Marcheto. ** 

Viari ", di Alemagna. 

Vizamani »^- fati 1381. 

Vendramin'^ fati 1381. 

Valieri ", di le Gambarare. 



' Ne &nno menzione l'elenco dei dogi annesso alla 
cronaca di Giovanni Diacono {ed. cit., I, 178) edji due 
elenchi citati, i quali ne ricordano il doppio cognome 
di " Tribuni-Apoli „ e di " Trun-Dominici , e la prove- 
nienza da Pola. Ma il cognome si trova anche in do- 
cumenti autentici posteriorl al 946; cf. p. e. l'atto del- 
l'agosto 1160 nella busta V delle Ducali all'Archivio di 
Stato di Venezia, ove si legge la firma di un " Petrus 
Trun-Dominicus iudex „. 

' E ricordata nei due elenchi citati; ne fa men- 
zione il "Liber [plegiorum„ reg. num 2n (15 de- 
cembre 1224). Ma i due elenchi ne danno oltre il co- 
gnome di * Taureli „ quello di " Glutunes „ o " Glutines „ 
e la provenienza da Torino. 

^ Non e ricordata nei due elenchi citati. Di un 
Marco " Talentus „ si ha la firma nell'atto citato del mag- 
gio 1122, trascritto dal Sanudo nel lesue Vite dei do- 
gi; cf. p. 19, nota J. 

* Non h ricordata nei due elenchi citati. Cf. il 
catalogo del vescovi di Olivolo di questa cronaca pag. 12 
r. 9. Circa il visdomino che Venezia teneva a Ferrara ; 
cf, Sandi, <7/. cit., I, 643 sgg. 

* Non h ricordata nei due elenchi citati. Ne fan- 
no menzione gli atti pubblici antichi; cf. p. e. 11 " L i- 
ber plegiorura„ reg. num. 390 (27 maggio 1226). 

^ Non & ricordata nei due elenchi citati. Forse il 
Sanudo confuse questa famigUa coi " Tonisti „ che non 
ha posto in questo catalogo. 

' Non h ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzlone documenti autentici antichi; cf. p. e. le 
"Carte„ citate, docum. num. 39 (luglio 11(0,; Arch. 
Ven., VIII, 141 e 142) ove si legge la firma di un " Wal- 
lengo Tinto „. 

. * Cf. MuRATORi, XXII, 429. 

' E ricordata, ma senza la provenienza da Eraclea, 
nell'eIenco del " Chron. Iust.„. Ne fanno menziohe 
documenti autentici antichi; cf. p. e. le "Carte„ ci- 



10 



15 



tate, ducum. num. 19 (settembre 1152; Arch. Ven,, VII, 
353 e 354), ove si legge la firma di un " Blaslo Totulo „. 

'" Ciofe era uno dei " iudices magni salarii „ uf- 
ficio poco conosciuto, del quale si hanno atti sino dal 
secolo XIII; cf. il cit. "Liber Comunis secundus„ 
a c. 46 A e B. 

" E ricordata, ma senza la provenienza da Aquileia, 
nell'eIenco del"Chron. Iust.„;ne fanno menzione gli 
atti ufficiali antichi, cf. p. fe, "Liber pleglorum„ 
reg. num. 214. 

'2 E ricordata nell'eIenco del"Chron. lust. „ col- 
la notizia delle due armi, ma la provenienza da Vicenza 
vi h stata indicata dal solito annotatore. Di questa fa- 
miglia fanno menzione documenti autentici antichi ; cf. 
p. e. le " Carte^ citate, docum. num. 22 (settembre 
iiS5; Arch. Ven., VII, 3S7 e 358), ove si legge la firma 
del notaro " Dominicus Venerius „. 

'^ Cioe l'iraaglne di san Marco di color vermiglio 
aggiunta alle sei fascie, tre d'argento e tre vermiglie, 
del loro scudo. 

'* i^ ricordata col cognome " Viadri „ neIl'elenco del 
" Chron. lust. „, ma la provenienza dalla Germania vi 
h stata indicata dal solito annotatore. Di questa famiglia 
fanno menzione docuraenti autentici antichi; cf. p. e. le 
" Carte, citate, docum. nura. 46 (luglio 1168 in copia 
autentica del sett. del raedesimo anno; Arch. Ven., VIII) 
149 e 150), ove si legge la firma di un " Petrus Viadro „. 
'^ Naturalmente questa famlglia non h ricordata 
nel due elenchi citati. 

'^ Naturalmente questa faraiglia non h ricordata 
nei due elenchi citati. 

" ^ ricordata nelMenco del "Chron. lust.,, col 
cognome " Valerii „ e colla provenienza dalla Padovana, 
indicatavi dal solito annotatore. Ne fanno raenzione attl 
pubblici antichi; cf. p. e. il " Liber plegiorum „ reg. 
num. 292 (25 giugno 1225). " Gambarare „ h frazione 
del comune di Mira in provincia di Venezia. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



45 



Vituri ', o 1 i m Vitardi. 

Valaressi *, olim Valaroni, di Verona; feno San Nicol6; v6neno prima de Vares. 



10 



15 



Questi erano: 

Vieri', di Ravena; mancho sier Andrea, hessendo sora Rialto — 1315; 
Vendelim^ de Ifexolo; manch6 sier Dardi, avochato per la Corte — 1360; 
1 1 Vioni ^ ; f eno il monastero di san Lorenzo d' Imani * ; mancho sier Zuane, era visdomino 
in Fontego — 1303; 

Verardo ', di Aquileia; manch6 sier Nicol6 — 1328; 

Vielmo ', di Raclinea; manch6 sier Matlo, erra su Lido — 1300; 

Vilio ", di Padoana; manch6 sier Marin, era zudexe di Forestier — 1200; 

Vido *°, di Trivixana; fe San Vido; manch6 sier Piero, era zudexe dil Gran Salario — 1284 ; 

Vasano ", di I^solo; manch6 sier Piero, era podestk di Chioza — 1288; 

Valpetro '' ; f eno Santa Maria di Caorle ; manch6 sier Marco, era Pi6vego — m'f 

Viviam ", da Uderzo; manch6 sier Zuane, erra stimador a Toro — 1274; 

Vitragaxi ", di Altim; manch6 sier Rafael, era sora i Patarini — 1308; 

Vidal **, di Salonichii; manch6 sier Marin, qual erra 40^^ — 1332. 



2. v5neno prlma de Vares] Parole aggiunte foi dal Saimdo con altro inchiostro. 



' Sono ricordati nelPelenco del * C h r o n. I u s t. „ 
ove 11 solito annotatore del secolo declmosesto aggiun- 
se la notizia della loro provenienza da Viterbo ; poi vi 
segue la nota " over de Altin „. Ne fanno menzione 
documentl autentici anticiii; cf. p. e. l'atto del luglio 
1178 tra le carte restituite nel 1868 dall'Austria al- 
l*Archivio di Stato di Venezia (Busta IX, docum. num. 
103), ove sl legge la firma di un " Andreas Vituri „. 

* Sono ricordati col solo cognome " Valerisi „ e 
colla provenienza da Bari, " VareS;,, nei due elenchi ci- 
tati. Ne fanno spesso menzione documenti autentici an- 
tichi; cf. p. e. Tatto deiragosto 1185 nella busta VI delle 
citate " Ducali „ , ove si legge la firma di un " Guido Va- 
leressus „ e d'altri di quella famiglia. 

3 Non sono ricordati nei due elenchi citati, Di 
un * lohannes Vero „ si ha la firma in una carta del di- 
cembre 11 82 pubblicata dal CoRNaR nelle £cc/c«a<; Vene- 
iae, III, 77. 

* Souo ricordati col cognome " Vendelini „ , ma 
senza la provenienza, nell'elenco del "Chron. Iust.„. 
Ne fanno menzione gli atti pubblici antichi ; cf. p. e. il 
"Liber plegiorum. „ reg. num. 22 (20 nov. 1223). 

5 Sono ricordati col cognome " Viglioni „ nell'elen- 
co del * Chron. lust. „. II solito annotatore vl ag- 
giunse la provenienza da Eraclea. Di questa famiglla 
fanuo menzione documentl autentici antichi ; cf. p. e. le 
"Carte, citate, docum. num. 27 (febbraio iijS, 1157 
m. V.; Arch. Ven., VII, 364), ove h ricordato un Dome- 
nico " Vilioni „. 

* Ammiana. 

' I " Verardi „ sono ricordati, ma senza la prove- 
nlenza, nell'elenco del*Chron. lust,,. 

' I " Vielmi „ sono ricordati, ma senza la prove- 
nienza da Eraclea, neirelenco del " C h r o n. lu st, „. Dei 
Guglielmo si trova menzione in atti posteriori al 1300; 
cf. p. e. 1 cltati Libri Commemoriali, II, 286 (documento del 
29 luglio 1321). 



• Cf, nota 5, Un Marino Vilio fu alla Giustizia 
vecchia nel marzo 1276 e per6 non h vera la data del 1200 
riferita dal Sanudo all'e8tinzione di questa famiglia, pur- 
che non sia il caso di una famiglia omonima; cf, i cl- 
tati Cafiiolari delle Arti veneziane, I, p, LXIII. 

'" Non h ricordata nel due elenchi citati. Ne fa 
menzione ii "Liber PlegioruraB reg. num. 390 (27 
maggio 1226). 

" Una famiglia di cognome " Vasoni , h ricordata, 
ma senza la provenienza, nell'elenco dei " C h r o n. I u s t. „. 
Ma il cognome Vassanno si trova in documenti autentici 
anteriori ai 1288; p, e. un Pietro Vassanno fu neirotto- 
bre 1362 alla Giustizia vecchia; cf, i citati Capitolari 
delle Arti veneziane, I, p, LXII. 

" Non e ricordata nei due elenchi citati. Di un 
Vitale Vialpero da Caorle fa menzione il "Llber ple- 
giorum „; cf. reg. num. 368 (30 marzo 1226). 

'3 Non h ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione documenti autentici anticlii ; cf. p. e. le 
" Carte „ citate, docum. num, 38 (decembre 1162; Arch. 
Ven., VIII, 140 e 141), ove si legge la firma del notaro 
" Vitalis Vivianus „. Degli " extimatores auri „ si hanno 
atti sino dal secolo XIII, cf. il cit. "Llber Commu- 
nis 8ecundus„ a c. 152 A sgg. 

i< E ricordata nei due elencU citati. Di un * Pe- 
trus Vitriniacus „ si ha la firma neIl'atto citato del 30 
decerabre 982, pubblicato dal Cicogna, oJ>. e loc. cit. 
L'elenco del "Chron. Alt., ne da il cognome " Vi- 
trignati „ , donde con errore di lettura e derivato il co- 
gnome " Litrignati „ dell'elenco del "Chron. Iust.„. 

'^ E ricordata col cognome " Vitales „, ma senza la 
provenienza, nell'elenco del "Chron. Iu8t.„, Ne fan- 
no menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. le 
"Carte„ citate, docum. num. 35 (luglio n6i ; Arck. 
Ven., VIII, 138), ove si fa menzione di un " Oliverius 
Vitale ,. 

'' Cloe era uno della Quarantia. 



c. 22 B 



y 



46 



MARIN SANUDO 



Zustignani* da Constantinopoli ; tutti di questa fameia fono amazati sopra una armada; 
li rest6 uno frate a San Nicol6 di Lido ; misifer Domenego Michiel, doxe, lo trase fuora, li 
dete 80 fia, e cres6 la fameia*. 

Zorzi ', da Pavia et uno sier Piero Zorzi al conquisto di Curzola levo uno ninzuol con 
una tressa di sangue, e cussi portano in Tarma; et uno Marsilio Zorzi 1250 acquisto Curzola. 

Zeni^ da Buram di mar; portavano 3 tresse in Tarma, ma misi^r Renier Zen, doxe, 
contra Zenoesi ave vitoria, prese uno Fiesco et azonse la quarta tressa ch'fe I'arma Fie- 
scha; et erano una caxada che si chiama da cha' Geno, ma tutto ^ fata una. 

Zusd S di Padoa ; 16 edifichar San Boldo e San Bortolamio, il Fontego di Todeschi. 

Zane^ di Malamocho novo; feno Santa Maria Mater Domini. 

Zancharuol ', di Padoana. 

Zuliam*, di Grecia; feno Santa Maria di la caritade. 

9 Zanthani i«. 

Zacharia ". 

Queste erano: 

Ziani ", da Torzello ; f eno la mita di le caxe di la Merzaria et la piaza di san Marco 
mancho in misi^r Piero doxe, 1381 ". 



* E ricordata coUa provenlenza e coUa notizia che 
tre rolte muto l'arma, nell'elenco del " Chron. lust. ;,. 
Ne fanno spesso menzione gli atti ufficiall; cf. p. e. 11 
"Liber plegiorum, reg. num. i88 (27 sett. 1224). 

* II Sanudo riferisce piu ampiamente questo fatto 
nella Vita di Vitale Michiel II e anche vi adduce a pro- 
posito di esso un lungo passo della cronaca di fra Bar- 
tolommeo da Verona, abbate di San Nicolo del Lido. 

' E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „col 
cognome " Georgii „ e coUa provenienza da Pavia e coUa 
notizia che muto l'arma nel 1250. Ne fanno menzione 
documenti autentici antichl; cf. p. e. le " Carte^ citate, 
docum. n. 21 (genn. 1153, 1152 m. v.; Afci. Ven., VII, 
356 e 357) ove si legge la firma di un " Marcus Georgio „. 

* E ricordata nell'elenco del "Chron. Iust.„col 
cognome " Geni , , colla provenienza da Burano e colla 
notizia della mutazione delParma, fatta nel 1243 da Re- 
nier Zeno. Ne fanno menzione documenti autentici an- 
tichi; cf. p. e. le " Carte , citate, docum. num. 30 (marzo 
1160; Arch. Ven., VII, 366 e 367), ove si legge la firma 
di un « Viticlino Geno „. 

* E ricordata col cognome " lusti „ nelI'elenco del 
" Chron. Iust.„, ma la provenienza dalla Padovana vi 
e stata Indicata dal solito annotatore. Ne fanno menzione 
documenti autentici antichi; cf. p. e. le " Carte „ citate, 
docum. num. 86 (gennaio 1190, 1189 m. v. ; ^j-cA. Ven., 
XX, 57) ove si legge la firma di un " Hcnricus lusto „. 

^ L'eIenco del "Chron. lust. „ ricorda gli " la- 
ni „, gia detti * Capuani , e provenienti da Cavarzere; 
la stessa famiglia nell'eIenco del " Chron. Alt. „ ha il 
cognome " Piani „. Dei " lanne „ fanno menzione do- 
cumenti autentici antichi; cf. p. e. le " Carte, citate, 
docum. num. 12 (febbraio 1143, 1142 m. v.; Arch, Ven., 
VII, 91 e 92), ove si leggono le firme di un " Petrus 
lanne , e di im " Henricus lanne „. 



10 



15 



5. Pavia] // Sanudo corresse con aliro inchiostro Pavia su Trieste. — 6. et-Curzola] Vintero fasso fu aggiunto 
foi dal Sanudo con altro inchiostro. — 9. Geno] Cost interfetro 2a sigla g usata qui dal Sanudo. 



' E ricordata col cognome " Zancharoli „ ma colla 
provenienza da " Zancharella „ presso Roma, (Zagarolo ?), 
neIl'elenco del "Chron. Iust.„. La provenienza vi e 
stata indicata dal solito annotatore. Di questa fami- 
glia fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. 
le "Carte„ citate, docum. num. 63 (giugno 1181; Arck. 
Ven., IX, 113 e 114) ove si legge la firma di un * Petrus 
Zancayrolus „. 

' E ricordata neIl'elenco del"Chron. lust. ,ma 
col cognome " luliani „ ; la provenienza della Grecia vi e 
stata indicata AeX solito annotatore. Di questa famiglia 
fanno menzione documenti autentici antichi; cf. p. e. le 
"Carte„ citate, docum. num. 4 (gennaio 1085, 1084 
m, V.; Arch. Ven., VII, 80-82), ove si legge la firma di 
un " Dominicus lulianus „ ; cf. nota 13 a p. 33. 

9 Cf. MuRATORi, XXII, 430. 

'" E rlcordata nell'elenco del"Chron. lust. ,col 
cognome " ^antani „ , e colla provenlenza da Genova, in- 
dicatavi dal solito annotatore. Della famiglia fanno men- 
zlone documenti autentici antichi; cf. p. e. le " Carte„ 
citate, docum. num. 38 (decembre 1 162 ; Arch. Ven., VIII, 
140 e 141) ove si legge la firma di un * Oto lantani „. 

" Non h ricordata nei due elenchi citati, ma ne 
fanno menzione atti ufficiali autentici; cf. p. e. la nota 
del 4 settembre 1381 che si legge nel libro VIII dei Com- 
memoriali, reg. num. 95 (ove si ricordano Marco e Pietro 
Zaccaria membrl del Maggior Consiglio). 

'^ II catalogo del " Chron. lust. , ricorda questa 
famiglia coUa notizia della sua provenienza da Torcello 
e della costruzione delle due chiese di san Geminiano e 
di san Teodoro. Degli " Ziani „ fanno menzione docu- 
menti autentici antichi; cf. p. e. le " Carte „ citate, do- 
cum. num. 29 (decembre 1158; Arch. Ven., VII, 365 e 
366), ove si fa menzione di Sebastiano e Stefano Ziani. 

'^ La data e falsa; Pietro Zianl uiorl nel 1339 a dl 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



47 



Zorbani', di Zervia; manch6 — 1342; 

Zubanigi', di Padoa; feno Santa Maria Zubenigo; mancli6 — 1114; 
Zanaxi^ di Lombardia; mancho sier Zuanne, avochato per le Corte — 1375; 
ZampaoniS di Trivixana; manch6 sier Zuane, a la lusticia vechia^ — 1326; 
Zanchani", di Romania; manch6 in sier Andi^ea, fo avogador — ^*«. 

QUESTE SONO LE CAXADE QUALLE FINO AL PRESENTE, 1523, PORTANO DO ARME E PIIJ PER CAXA. c. 23 A. 



10 



Balbi 

Badoeri 

Contarini 

Canali 

Dolfini 

Dandoli 

Donadi 



14 marzo. Inoltre Pietro ebbe un figlio, Marco, ciie morl 
sotto il dogado di Renier Zeno. Cf. Martin Da Cana- 
LE, op. cit., capitolo. 132. 

* 11 Sanudo li confuse coi " Cerbani „ e forse il 
vero nome della famiglia era " Qorcani „ come e dato 
dall'elenco del "Chron. lust. , o "lorzani,,, come sl 
trova in alcuni documenti autentici ; cf. le " Carte „ ci- 
tate, docum. num. 58 (marzo 1177; Arch. Ven., IX, 107- 
109), ove si legge la firma di un " Machaloto lorzani „. 

* Cf. nota 11 a p. 19. 

' Non fe ricordata nei due elenchi citatl, ma ne 
fanno menzione documenti autentici antichi ; cf. p. e. 
l'atto del marzo 1150 che si legge nella busta V delle 
Ducali citate, ove si fa parola di un " Dominicus 
lanasi „, 

^ Di una famiglia " Zampani „ si trova menzione 
nei documenti autentici antichi : cf. p. e. una carta del- 
l'ottobre 1170 del citato Archivio di San Zaccheria (perg. 
estere, busta 24) ricorda un Michele Zampani. 

^ Tale cognome non appare nella serie dei Giu- 
stizleri vecchi tratta dai documenti; cf. il prospetto 
citato. 

* E ricordata nell'elenco del "Chron. lust. „. 
ma la provenienza dalla Romania vi e stata indicata dal 
solito annotatore. Ne fanno menzione documenti au- 
tentici antichi : p. e. un " Enrico ^ancani „ , ufiiciale so- 
pra Rialto, fe ricordato in un atto del 13 decembre 1322 , 
cf. i citati Capitolari delle Artni venezianc, I, 209. 

* L'elenco delle famiglie dato dal Sanudo non solo 
e inesatto nella lezione dei cognomi, ma anche e difet- 
toso per moltissime omissioni. 

L'ho confrontato coUe testimonianze dei documenti 
e dei due piu autorevoli elenchi di famiglie, perchfe ho 
voluto indicare quali delle notizie in esso riferite meri- 
tano maggior fede. II Sanudo conobbe di certo i due 
cataloghi: difatti nella sua biblioteca teneva il codice 
del "Chron. Alt. „ che ora si conserva colla se- 
gnatura H, V, 44, presso il Seminario patriarcale di 
Venezia, e quanto all'eIenco del "Chron. lust. „ ba- 
sta notare che ne ha rlferito testualmente il passo sui 



Pixani 

Querini 

Trivixani, numero 3 

Morexini, numero 4 

Molini, numero 3 

Soranzi 

Venieri ® 

Candlani; cf. p. 48, rr. 14-18 e nota 4. Ma il Sanudo nella 
composizione di questo catalogo di famiglie ha seguito 
specisilmente la testlmonianza della cronaca anonima del 
secolo decimoquinto contenuta nel codice Marciano It. 
Vn, 2034 la quale giunge col racconto del fatti al 1443, 
ma contiene in un'ampia introduzione anche un catalogo 
di famiglie composto nel marzo 1432; cf. Nuovo Archi- 
vio Veneto, XVIII, 111-113. Da questo catalogo h deri- 
vato quello della cronaca inedita di Donato Contarinl 
che non ho potuto ancora esamlnare neIl'autografo (Vienna. 
Imperiale. Cod. Palatino 6260) raa ho conosciuto sol- 
tanto neII'apografo Marciano Ital. VII, 95. Quantunque 
la serie data dal Sanudo pii^ volte sia diversa da quella 
deU'anonimo e del Contarini nelle notizle particolari e 
soprattutto nelle date, tuttavia nell'insieme dimostra 
d'essere stata composta su quel modello e col medesimo 
metodo ; difatti in entrambe i cognomi sono disposti 
in ordine alfabetico secondo I' iniziale, le famiglie estinte 
sono in genere raggruppate a parte e di ciascuna vlene 
indicato il personaggio col quale cess6, l'ufflcio ultimo 
da lui tenuto e l'anno della morte ; in tutti i gruppi per 
lettera la successione dei cognomi procede per solito con 
piccole differenze tra i due testi, e di ciascuna famiglia 
vi sono ricordate la provenienza, le varie armi e le pie 
fondazioni. II catalogo deII'anonimo e quello del Con- 
tarini contengono notizie piu copiose intorno alle fami- 
glie rlspetto a quello del Sanudo, perche danno molti par- 
ticolari che si leggono anche nei due elenchi piu antichi 
e che in genere dal Sanudo sono stati omessi. 

' Queste notizie, ad eccezione di quelle sui Balbi 
e sui Canali, si leggono nella serie alfabetica delle ta,- 
miglie data dal Sanudo ; qualche differenza si nota rispetto 
ai Molin e ai Morosini. II Chron. lust. „ nelPelen- 
co citato da un numero maggiore di famiglie che ebbero 
pii di un'arma, p. e. i "Boni„. gli " Aymi „, i " Paradi- 
xi „ , i " Nani » ; gli * Steni „ , e attesta pure che i " Molin „ 
avevano tre arme, mentre a torto il Sanudo, seguendo 
la sua fonte, a p. 34, r. 14, da a questa famiglia due 
sole armi. 11 "Chron. lust. „ non da ne ricorda le 
due armi dei "Donadin. 



48 



MARIN SANUDO 



c. 24 A 



QUESTE CAXADE PORTAVANO ALTRA ARMA DI QUELLO PORTANO AL PRESENTE'. 

Baxegii Geni 

Coraeri Zorzi 

Polani . Tiepoli 

lustiniani Barozi 



Michieli 



Querini ^ 



NOTA. 



" Candiani, qui modo Sanuti nominati sunt ; de Candiana parte ' venerunt ; tribuni anti- 
" quiores fuerunt; benivoli omnes, sed in bello protervi et de personis magni. quidam vero, 
"nomine Candianus, ecclesiam sancti Mauricii et sociorum eius, et sancti Adriani ad hono- 10 
" rem eorum construxit, quidam etiam loannes Candiano, episcopus Qlivensis, fundavit in Dorso- 
" duro ecclesiam sancti Raphaelis \. 

Altra nota. 

" Sanuti. questi disceseno da lanus, re de Padoa, ditto Candiam, per la qual discesa i 
" furono chiamati Candiani, dapoi Sanudi. questi fu tribuni antiqui et superbissimi, sempre 15 
" sono stati bataieri, et per la sufficientia et bonta de uno sier Thom^ Candiano, i tribuni di 
"la cita di Padoa l'anno 421 el mando in compagna da sier Alberto Faletro et sier Zeno 
" Daulo a dar principio alla edification de Rialto ^ „ . 

1 1 QUESTE SONNO TUTTE LE CAXADE DI SIGNORI E FORESTIERI AZONTI NEL NUMERO DIL MaZOR 

CONSEIO POI IL SERAR DI QUELLO, ET SOTTO CHI DOXI FONNO CREADI E IL TEMPO *. 20 

Duce domino Petro Gradenigo: 
1304, a di 25 avosto, el signor Azzo, marchexe di Este et Ancona e di Ferara, Mo- 



6. Querini] Parola aggiunta fiu tardi dal Sanudo con altro inchiostro. — 7. Nota] ^iicsta noia e la segucnte 
furono aggiunte pin tardi dal Sanudo con altro inchiostro nello spazio gia bianco della c. 23 A. — 10. et] Manca nel cod. 
ma h richiesto dal senso. — 17. compagna] Cost il cod. - Zeno] Cod. Zano, 



' Cioe nel 1523. 

' Anclie in questa parte l'elenco del " C h r o n . 
I u 8 t. „ da notizie plu ampie, perche vi comprende anche 
i " Minoto ,, i " Dandolo,, i * Tornaritl„ ed i " Braga- 
dino„ e per solito Indica il tempo o i tempi in cui l'arma 
fu mutata. 

' Molte frazioni di comuni in Italia hanno questo 
nome, p. e. Candiana, frazione del comune di Conselve, 
o Candiana, frazione del comune di Pontecasale, tutte 
e due nella prov. di Padova. II " C h r o n. A 1 1. , ed. 
cit. p. 1°, r. I, pone questo luogo presso Riminl ed 
Agnello Ravennate (ScriJ>tores rerum Langohardicarum 
PP* 303 s 307) ricorda un " portus Candiani „ e un cam- 
po " qui vocatur Candiani „ tutti e due presso Ravenna. 

■• L'intero passo si legge quasi alla lettera nelPelen- 
co delle famiglie veneziane del clt. cod. Marc. Lat. X, 36 
A, a c. 170 A con lievi variantl: " Candiani, qui modo 
" Sanuti nominati sunt, de Candiana parte venerunt; 
" tribuni anteriorea fuerunt, benivoli omnes sed in 
" bello protervi et de personis magni. Quidam vero 
" nomine Candianus, ecclesias sancti Mauricii et socio- 
" rum eius, et sancti Adriani adeorum honorem 
" construxit. Quidam etiam loannes Candiano, episco- 
* pus Olivensis fundavit in Dorso-duro ecclesiam sancti 
" Raphaelis „. Questo passo nel suo primo periodo meno 
l'inciso sulla mutazione del cognome, deriva dal passo 
che intorno al Candiani si legge nell' elenco del " Chro- 



nicon Altinate^, «</. cit., p. 28, rr. 37038. II se- 
condo periodo deriva dal passo che si legge neU'elenco 
delle pie fondazioni del "Chronicon Altinate,,, 
ed. cit., p. 27, rr. 32 e 33. II terzo periodo deriva dal 
passo che si legge nell'elenco dei vescovi di Olivolo del 
" C h r o n i c o n A 1 1 i n a t e „. ed. cit., p. 22, rr. 19 e 
20. Cf. anche l'elenco dei vescovi di Olivolo in queste 
Vite dei dogi, ap. 11, rr. 33 e 34. L' inciso suUa mu- 
tazione del cognome forse deriva dalla cronaca veneziana 
anonima composta da un contemporaneo del doge An- 
drea Dandolo, della quale ho esaminato un esemplare 
alla Marciana (Lat. X, 137); essa fu usata dall'autore 
del " C h r o n, I u s t. „ e da per la prima ai Candiani 
anche 11 cognome " Sanudo „. 

^ Cf. p. 2, r. 8. Non ho ancora ritrovato la cro- 
naca alla quale appartiene il passo qui riportato testual- 
mente dal Sanudo. 

^ Era naturale che 11 Sanudo all'elenco delle fami- 
glie nobili veneziane facesse seguire quello delle famiglie 
stranicre che furono aggiunte nei vari tempi alla no- 
bilta di Venezla. E necessario a questo elenco aggiun- 
gere come comento le notizie date dai corrispondenti 
privilegi, perche alcune indicazioni del Sanudo non sono 
esatte ed altre sono la traduzione letterale di frasi con- 
tenute nei detti documenti, per lo piu sinora ignoti. II 
catalogo della cronaca Marc. It. VII, 2034 * '^^''* cronaca 
del Contarini ricorda soltanto alcune di queste famiglie 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



49 



dena e Rezo perpetuo dominator, con soi fioli Frescho, Pietro abbate, et Richardo et soi 
heriedi '. 

1329, a dl 12 marzo, el signor Can di la Scala, vicario zeneral di rimperio a Ve- 
rona *. • 

5 1331, a dl 28 novembrio, l'honorabile et dilectissimo homo, domino Raynaldo, marchexe 

di Este e di Ancona, domino Obizo, domino NicoI6, et domino Bertoldo et Francesco, fiol 
di ditto domino Bertoldo '. 

1306, a di 9 avosto, el conte Rambaldo da Colalto con soi fioli et heriedi*. 

Duce domino Francesco Dandulo: 

10 1332, a dl primo septembrio, el signor^ Azzo Visconte, vicario zeneral de rimperio in 

Milam ^. 

1332, a di 12 avosto, el signor Lodovico di Gonzaga, vicario zeneral di Tlmperio, di 
Mantoa '. 



I. Rlchardo] Cosi il cod. 
con altro inchiosiro fih cufo. 



8. 1306-herledi] Vintero passo fu aggiunto foi dal Satmdo nello sfazio interlineare 



aggregate e le comprende nella stessa disposizione alfa- 
betica colle altre famiglie venute nelle isole veneziane In 
tempi antichissiml. 11 Sanudo piii che la testimonianza 
dcl Contarini qul ha seguito quella dei documenti. 

' li privilegio si legge nei libro primo dei " C o m- 
memoriali„ a c. 65 B; cf. reg. nura. 177. La frase 
" con 80I fioli „ non si riferisce a " dominatdr „ , ma si- 
signlfica che la nobllt^ fu accordata ad Azzo ed ai suoi 
figll. II vero nome del terzo fu Rizzardo e non " Rl- 
cliardo „. II marchese fu Azzo VII ; i suoi figli furono 
naturali ; Pletro era chiamato abbate come ii suo prozlo 
Pietro, abbate di Pomposa. Cf. Litta, Le famiglie ita- 
liane celebri, III (tavole VIII e IX degll Estensi). Un 
estratto dei documento fu pubblicato dal Vkrci nella Sto- 
ria della Marca Trivigiana e V^ronese Venezia, Storti, 
MDCCLXXXVII, IV, p. 166 dei documenti. 

^ II privilegio si legge nel libro terzo dei " C o m- 
memoriali,, a c. 41 A; cf. reg. num. 158. Fu accor- 
dato non da Pietro Gradenigo, ma da Francesco Dan- 
dolo. Lo Scaligero fu Can-grande I che morl poco dopo 
cioh 11 22 luglio di queiranno; cf. Litta, o/». cit., H 
(tavola II degli Scaligeri); cf. anche Romanin, 0/. cit., 
lU, 116. 

^ H prlvilegio accordato a Rinaldo sl legge a c. 71 B 
del libro terzo del "Commemoriali,,, ove una nota 
fa menzione di simili privilegl largUi ad Obizzo ed a 
Nlccolo; cf. regg. numm. 236 e 237. Un' altra nota, ma 
di carattere diverso e di data piu vicina a noi, ricorda 
che a Bertoldo ed a Francesco 11 privileglo venne con- 
cesso il 19 novembre 1341, distinzione che 11 Sanudo ha 
omesso. Circa questa scconda nota cf. reg. num. 534. 
Tutti questl privilegi furono datl da Francesco Dandolo 
e non da Pietro Gradenlgo. Rinaldo succedette nel 1317 
a suo zlo Azzo, morto gia dal primo febbraio 1308, nel 
governo di Ferrara. Niccolo ed Obizzo erano fi-atelli di 
Rinaldo ; 11 secondo succedette nel governo di Ferrara al 
fratello, morto 11 31 dicembre 1335. Bertoldo fu figlio di 
Francesco, fratello di Azzo VII; cf. Litta, 0/. cit., III, 
(tavole IX e X degli Estensi). L'onorificenza fu accor- 



data da Venezia, perchfe avevano soccorso la Repubblica 
con millecinquecento moggia di frumento in una grave 
carestia; cf. Romanin, 0/. cit., III, 96. 

* Una deliberazione del Maggior Consiglio in data 
del 9 agosto 1306 circa questo Rambaldo si legge a c. 
19 B del "Llber Capricornus„ ( Archl vio di Stato 
di Venezia; Dellberazioni del Magglor Consiglio). Questo 
privileglo che non h a noi pervenuto, fu concesso dcd doge 
Pietro Gradenigo. II testo del "Llber Capricornu8„ 
e 11 seguente, cio^ a c. 7 B: " 1306, XVIIII marcii. quod 
" Rambaldus de Colalto, comes Tervisinus, sit Venetua 
" cum Ista condicione quod teneatur emere in Venecils 
" possessiones de librls III mille et de alio suo mobili 
"teneatur facere factioues comunis Veneciarum ut fa- 
" tlunt alii Veneti „ ; e poi a c. 19 B : " 1306, die VIIII 
" augusti. quod -dominus Rambaldus, comes, de Colalto, 
" qul est factus Venetus secundum ordlnes Veneclarum, 
" et non est in parte (cioh nella deliberazione del 19 
" marzo) captum allter quod Ipse cum suis heredibus 
" presentibus et futuris slnt Veneti, sit de cetero cum suis 
" heredibus presentibus et futuris Venetus ; et est capta 
" inter. XL. „ (cloh che la p a r t e era stata deliberata 
prlma dalla Quarant\a). Ma i due documenti trattano 
di ammissione alla cittadinanza e non di ammisslone 
alla nobiltJ. Colialto h frazione del comune di Refron- 
tolo nel distretto di Conegliano In provincia di Treviso. 

^ Cf. Muratori, XXII, 431. 

* Una nota che si legge a c. 74 A e 77 B nel libro in 
del "Commemoriali, ricorda questo privilegio ; cf. 
reg. num. 266. Azzo era vicarlo imperiale a Milano 
sino dal 1329; cf. Litta, oJ>. cit., I (tavola III dei VI- 
sconti). 

' Questo privileglo si legge a c. 74 A del libro 

III dei "Commemoriali„; cf. reg. num. 261. Lutgl 
dl Gonzaga fu il primo della famigUa a tenere 11 governo 
di Mantova; vi pervenne nel 1328 col titolo di capitano 
generale, e nel 1329 fu nominato vicario imperiale In 
quella citti da Lodovico il Bavaro. Cf. Litta, op. cit., 

IV (tavola II del Gonzaga). 



T. xxn, p. IV — 4. 



50 



MARIN SANUDO 



1335, a ^ 27 luio, el signor Luchin Visconte, di Milam ». 

1336, a dl 8 april, el signor Ostasio di Polenta, signor di Ravena et Zervia ». 

Duce domino Andrea Contarini: • 

1380, a dl primo septembrio, lo egregio cavalier, domino lacomo di Cavali, capetanio di 
le zente nostre su Lio '. 

Duce domino Antonio Venier: 

1383, a dl 30 luio, lo illustre et excelso domino Stephano Tvertho, re di Rasia et Bo- 
sina et parte maritime *. 

1385, a di primo zugno, lo egregio et nobel cavalier, domino Federico da Sovergnam di 
la Patria di Friul \ 



1 II Sanudo ha errato nella data, perchi il 27 lu- 
gUo fu il giorno in cui Franzono Corono, procuratore 
di I^uchino Visconti, presto per lui il giuramento alla 
Repubblica di Venezia. II privilegio fu accordato il 20 
lugllo 1335, come e dimostrato da una nota che si legge 
a c. 123 A. del libro III del "Coramemoriali,,; 
cf. reg. num. 364, tanto pel privilegio quanto pel giu- 
ramento. Luchino fu zio di Azzo ed aveva grande ri- 
putazione di condottiero; nel 1339 succedette col fratello, 
l'arcivescovo Giovanni, al nipote nel governo di Milano. 
Cf. LiTTA, op. cit., I (tavola II dei Visconti). 

' II privilegio (che il Sanudo a torto interpreto co- 
me di concessione di nobilta, mentre da soltanto la cit- 
tadinanza interna ed esterna) si legge a c. 122 B del libro 
in dei " Commemoriali „; cf. reg. num. 377. Osta- 
sio I sino dal 1322 aveva tolto il governo di Ravenna al 
cugino Guido-novello ed aveva assunto il titolo di pode- 
sta; gia nel 13 15 reggeva Cervia collo zio Bannino che 
piu tardi venne da lui ucciso. Cf. Litta, 0/. «V., X 
(tavola IV dei Da Polenta). Polenta fe frazione del co- 
mune di Bertinoro in provincia di Forl). Questl quat- 
tro privilegi lurono largiti In compenso della lega di quei 
principi con Venezia contro gli Scaligeri ; cf. Romanin, 
oji. cii., III, 131 e Pasolini, Delle antiche relazioni /ra Ve- 
nezia e Ravenna n^ Archivio Siorico italiano, XVII, 103. 

3 Giacomo Cavalli nel 1379 comand6 un' corpo di 
2000 fanti, 4000 cavalieri e alcuni balestrieri presso il 
forte ed il porto di San Nicol6 del Lido nella guerra 
con Genova ; cf. Romanin, oJ>. cii., III, 269. Questa 
aggregazlone della famiglia Cavalli e stata gia ricordata 
dal Sanudo nell'elenco delle famiglie ; cf. p. 24 rr. 8, 9. La 
data qui riferita dal Sanudo h errata e Invece fe vera 
quella da lui indicata nelPelenco; difatti a c. 165 B del 
cit. "Liber NoveHa„ ai legge: "1381, die primo 
" septembris, cum. . . . et sicut notorium est, egregius mi- 
" les, dominus lacobus a Caballis, civis noster, existens 
" capitaneus gentium nostrarum in Litore, exercuit per- 
" sonam et virtutem suam et suorum in guerra proxime 
" elapsa cum magna prudentia, strenuitate, studio et so- 
" licitudine ac fidelitate adeo quod melius nec ferventius 
" fieri potuisset per aliquem alium, et similiter cum ga- 
* lea apud Clugiam et subsequenter cum armata que ivit 
" ad partes Sclavonie et Apulee, et pro certo portamentum 
" suum fuit non solum utlle et fructuosum sed neccessa- 
" rium factis nostris, et sic est dispositus semper face- 
" re vadit pars quod in bona gratia ipse dominus 



10 



" lacobus a Caballis sit cum suis heredibus de nostro 
" Maiori Consilio, sicut cum magna reverentia supplica- 
" vit, quod sibi reputablt ad maximum honorem. et est 
" capta per quinque consUiarios (della Signoria), tria ca- 
" pita (della Quarant)a) et per XL, ubi (cioe nella Qua- 
" rantia) fuerunt non sinceri i, de parte XXXIII ; in Ma- 
"■ iori Consilio de parte 369, de non 19, non sinceri 9 „. 
II testo del privilegio corrispondente a questa delibera- 
zione, credo che non sia a noi pervenuto ; esso manca 
nel "Liber primus Privilegiorum„ all' Ar- 
chivio di Stato di Venezia. 

* II privilegio, che si legge a c. 56 A del clt. " L i b e r 
primus Privilegiorum,, fu pubblicato dal Ljubic 
nel volume IV del Monumenta spectaniia historiam Slavo- 
rum meridionalium (Zagabriae, 1874, ^upan, IV, pp. 200 
e 201). II principe nel documento & designato " serenis- 
" simus dominus Stephanus (parola omessa dall'editore) 
" Tvertcho, Dei gratia rex Rassie, Bossine maritiniarum- 
" que partium „ ; il privilegio che ha la data indicata dal 
Sanudo, fu concesso non solo a lui, ma anche ai figli ed 
eredi. Questo Stefano, bano di Croazia, conquistata la 
Rascia, cioe la Serbia orientale, aveva assunto il titolo 
di re di Rascia ed aveva aggiunto al suo dominio le cittd 
marittime della Dalmazia; cf. Romanin, op. cit., III, 315. 
Una concessione dei privilegi propri della nobilta vene- 
ziana gli era stata gia fatta con atto del 12 giugno 1340 ; 
cf. il documento a c. 173 A del libro terzo dei " Com- 
memorlali,, e reg. num. 497 a p. 87. 

^ Federico di Savorgnano era capitano generale 
della lega stretta nel 1385 tra Venezia ed alcuni comuni 
e feudatari del Friuli contro Francesco da Carrara e fu 
ucciso a tradimenfo nel 13S8; cf. Romanin, of. cit., III, 
323. La data del privilegio riferita qui dal Sanudo 'h 
falsa e deve essere corretta in 3 aprile 1385. Difattl 
in quel giorno il Maggior Consiglio (cf. "Liber Leo- 
na „ c. 4 A) deliber6 nel modo seguente : " cum alias 
" captum fuerit. . . . in Consilio Rogatorum et Additio- 
" nis. . . . quod Collegium, scilicet dominus, consiliarii, 
" capita et sapientes haberent libertatem per maiorem 
" partem promittendi uni notabili et nobili persone ac 
" bene disposite ad honorem nostri dominii quod sit de 
" nostro Maiori Consilio sicut sunt alii nobiles nostri, 
" sortiente effectum nostra intentione de facto lige fiende 
" cum illis de Patria Foroiulii et dando ad intelligendum 
" illi notabili persone quod est neccessarium quod istud 
" capiatur In nostris consiliis opportunis ; et subsequen- 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



51 



1386, a di 7 luio, el magnifico et egregio signor Zuanne, conte di Segna, di Frangipani*. 
1388, a di 18 zugno, el magnifico e potente signor Antonio di la Scala, vicario zeneral 
di 1' Imperio in Verona et colegado nostro ^ 

1388, a dl 20 dezembrio, lo egregio et nobele cavalier, domino lacomo Dal Vermo, fo dil 
5 signor Luchin; etiam li fo don^ una caxa a San Polo, fo dil signor Francesco di Carara' || . 

1389, a di primo april, el magnifico e potente signor Francesco di Gonzaga, signor di 
Mantoa, zeneral ^ 

1391, a di primo zugno, lo illustre et excelso domino Stefano Debisa, re di Rasia et Bo- 
sina ". 



c. 24 B 



" ter captum fuerlt In dlcto Colleglo in maxima unitate 
' quod illa notabilis et nobilis persona sit egregius miles, 
" dominus Federicus de Sovrignano, intimus et carus ami- 
" cus nostri dominil: vadit pars.. . . quod. . . . sit, . . . cum 
" suis lieredibus. . . . de nostro Maiori Consilio „ ; e nello 
stesso giorno Antonio Venier accord6 al Savorgnano 
quella onorificenza " servata solemnitate Consiliorum 
" nostrorum Minoris, de XL et Maioris „ come fe dimo- 
strato dal decreto del privilegio che si legge a c, 75 A 
del cit. "Liber primus Privilegiorum,. Sa- 
vorgnano e frazione del comune di San Vito al Taglia- 
mento in provincia di Udine. Circa il significato di 
" Patria „ clie deriva da " Patrii „, ciofe Patriarcato (quello 
di Aquileia), cf. p. 10, nota 15. 

' La deliberazione corrispondente del Maggior 
Consiglio si legge a c. ij A del "Hber Leona, 
in data del 7 lugiio 1387, e per6 la data indicata dal 
Sanudo e errata. Pure nei 7 luglio 13S7 Antonio Ve- 
nier accordo la cittadinanza e il privilegio di nobilti a 
lui e discendenti; il privllegio si legge a c. 81 B del 
cit. "Liber primus Privilegiorum, e da esso 
e dimostrato clie il " magnificus et potens dominus lohan- 
" nes, comes Vegle, Segnie, Modrusie, Gecche et cetera „ 
ne aveva latto domanda alla Repubblica. II documento 
omette il cognome Frangipani, ma questo h dato dal- 
I'elenco citato della cronaca del Contarini. Segna e in 
Croazia aul Quarnero. 

' E errata la data del privilegio rlferita dal Sanudo 
e deve essere corretta in 18 giugno 1385 ; difattl in quel 
giorno il Maggior Consiglio ("Liber Leona, c. J 
B) deliber6 che fosse accolta I' istanza di Antonio della 
Scala il quale aveva domandato al Governo di Venezia 
la cittadinanza e l'aggregazione alla nobilta per se e per 
gli ercdi, e pure in quel giorno Antonio Venier gliene 
aceord6 il privilegio che si legge a c. 81 A. del citato 
"Liber primus PriviIegiorum„. Antonio del- 
la Scala fe ricordato in questo come " civitatis Verone 
" et cetera dominus generalis „ e nella parte del Mag- 
gior Consiglio anche come " coUigatus noster „. La 
data addotta dal Sanudo sarebbe anche assurda, perchfe 
Antonio della Scala nel 18 ottobre 1387 aveva perduto 
il dominio di Verona; niori di veleno il 3 novembre 
1388 a Fredozio sugli Apennini, Cf. Litta, of. cit., II 
(tavola III degli Scaligeri). 

^ Giacomo Dal Verme, figlio di Luciiino, fu gene- 
rale di Gian-Gedeazzo Visconti, alleato di Venezia contro 
Francesco da Carrara; il palazzo a San Polo era stato 
proprieta dei gia defunto Carrarese; cf. Romanin, 0/. 
cit., III, 322 sgg. e LiTTA, 0/. cit., II (tavola I e II della 
famiglia Dal Verme di Verona). Carrara J; comune in 
provincia di Padova. La deliberazione del Maggior Con- 



siglio corrispondente al prlvlleglo, in data del 30 di- 
cembre 1388 si legge a c. 23 A del "Liber Leona, 
e da quel registro h dimostrato che il 17 dlcembre una 
parte analoga era stata presa dalla Signoria, poi dai tre 
capi dei Quaranta, quindi da tutti i Quaranta, e che nel 
Maggior Consiglio la proposta ebbe tre voti contrari 
ed uno astenuto e gli altri favorevoli. II privilegio, pure 
in data del 20 dicembre 1388 si legge a c. 84 B del cit. 
"Liber primus Privilegiorum„con questa spe- 
ciale motivazione: * . . , . consideratis laudabilibus meri- 
" tis devotionis et optime dispositionis egregie memorle 
" domini Luchini de Verme patris vestri, dilectissiml ci- 
" vis nostri, quas gessit ad honorem et statum nostri 
•" dominii, specialiter dum fuit capitaneus noster in factis 
" Crete que feliciter annuente Domino successerunt, con- 
" sideratis quoque notabilibus operibus vestris que sequuti 
" laudabilia ipsius genitoris vestri vestigia ad honorem 
" et statum iliustris dominl comitis Virtutum, carissiml 
" fratris et magnifici colligati et amici nostri, in capita- 
" neria felicis lige notablliter ostendistis. . . . „ , e al solito 
fu esteso al figli ed eredi tanto per la cittadinanza quan- 
to per la nobllta. Anche la donazione della casa h at- 
testata dal "Liber Leona„ loc. cit. II "Liber 
primus Pr ivilegloru m „ a c. 84 B ha pure una 
lettera in data del 20 dicembre 1388 scritta da Antonio 
Venier a lacopo Dai Verme nella quale il doge gli par- 
tecip6 la notizia delPaggregazione di iui aila nobilta ve- 
neziana e v'aggiunse : " et ad ostensionem huius intime 
* dilectionis donamus et largimur ac damus vobis domum 
" et possessionem nostri comunis positam in confinio 
" Sancti Pauli que fuit dominl Francisci de Carraria se- 
" nioris, que ob culpam ipsius est in nostrum comune 
" iuridice et legitime devoluta „. 

* Gian-Francesco Gonzaga, vicario imperiale e ca- 
pitano generale di Mantova, era entrato nella lega tra 
Venezia, Firenze e Bologna contro Gian-Galeazzo VI- 
sconti; cf. ROMANIN, oj>. cit., III, 326 e Litta, of, cii., 
II (tavola III dei Gonzaga). II privilegio si legge a c. 
86 A del clt. "Liber primus Privileglorum,, 
in data del primo aprile 1389 ed il Gonzaga vl vlene 
designato " magnificus et potens dominus Franciscus de 
"Goncaga, civitatts Mantue etcetera dominus generalis,; 
il documento attesta che I'Istanza di lui fu accolta per 
le prove di affetto che aveva dato a Venezia. II clt. 
"Liber Leona,ac. 25 B in data del 21 marzo 1389 
ha una parte nella quale il Maggior Consiglio deliber6 
sulle onorificenze pel Gonzaga che doveva venire a Ve- 
nezia nella prossima settimana. 

' In un documento edito dal Ljubic, of, cit,, IV, 
323 sgg., in data del 2 febbraio 1394, si legge : * Stepha- 
"'nus Dabissha Dei gratia Rascie, Bosne Maritimeque et 



52 



MARIN SANUDO 



1392, a dl 24 novembrio, el magnifico e potente signor Francesco da Carara, zovene, 
signor di Padoa, per mezo di domino lacomo Gradenigo, nobile nostro, podestk di Padoa K 

1398, a di 12 octubrio, el magnifico e potente signor Nicol6, marchexe di Este, signor di 
Ferara, zeneral ^ 

Duce domino Michaele Steno: 

1401, a di 24 marzo, el magnifico signor Malatesta di Malatesta, fiol dil signor Pan- 
dolpho ^. 

1404, a dl 29 septembrio, li magnifici domini Obizo et Piero di Polenta, fradeli, signori 
di Ravena*. 



" cetera rex „. Stefeno Dabissa per panra degli Ottomanl 
s' era posto sotto la protezlone di Venezia ; cf. Romanin, 
0/. «V., III, 33t. H prlvileglo di ammissione alla nobllti 
del Magglor Consiglio e ricordato con quella data in una 
nota a c. 56 A del cit. "Liber primus Prlvileglo- 
rum„ pubblicata dal Ljubic, 0/. c;?., IV, 201. 

' Francesco (detto novello, ciofe secondo, per di- 
stlnguerlo dal padre Francesco 11 vecchio) nel 1390 aveva 
rlcuperato contro Glan-Galeazzo Visconti 11 dominlo di 
Padova e sino dal 1389 era divenuto alleato dl Venezla ; 
cf. LiTTA, o/. cii., III (tavola V del Carraresi). La de- 
llberazlone corrlspondente al prlvilegio presa dal Mag- 
glor Conslglio sl legge a c. 61 A del clt. "Liber Leo- 
" n a „ in data del 24 novembre 1392, e nello stesso glorno 
fu accordato da Antonlo Venier 11 prlvlleglo che si legge a 
c. loS B del clt. "Llber prlmus Prlvileglorum,. 
Esso al soUto fu esteso al figll ed eredl. Notevole k 11 
passo seguente del documento che conferma la testlmo- 
nlanza del Sanudo : " . . . . cum magnlficus et potens do- 
" mlnus Franclscus lunlor de Carrarla, civltatls Padue 
" et cetera domlnus generalls, fecerit excellentle nostre 
" exponl per solemnem ambaxlatorem suum, nobilem ml- 
" lltem lacobum Gradonlco, potestatem suum Padue, ho- 
" norabilem clvem nostrum, ut. ...„. Nella parte del 
Magglor Consigllo h degno di nota 11 passo : " cum ma- 
" gnlficus dominus Franciscus de Carraria iunior, doml- 
" nus Padue, Intlmus amicus nostrl dominll, per suum 
" ambaxatorem, nobilem vlrum ser lacobum Gradonico 
" militem, fecerit nos benlgne rogarl quatenus dignetur 
" domlnatlo nostra Ipsum dominum Franclscum recipere 
" et acceptare In civem et nostrum nobilem Veneciarum 
" de nostro Maiorl ConslUo cum suis fillis et heredibus, 
" slcut allas factum fuit magnlfico domlno marchionl 
" Ferrarle et magnlfico domlno Mantue carisslmis aml- 
"cis nostrls. ... „. Laparte ebbe trentanove voti con- 
trari, nove astenutl c gli altrl favorevoll. 

' NIccol6 d' Este nel 1393 era stato sotto la tutela 
dl Venezia che lo sostenne nel trono contro 11 fratello 
Azzo U quale venne spodestato ed esillato a Candla ; cf. 
RoMANiN, 0/. cii., III, 330. Fu capltano generale della 
lega che tra Venezla e Flrenze venne fatta nel 1426 con- 
tro Filippo-Marla Vlscontl; cf. Litta, aj>. cit., III (tavola 
XI degli Estensl). La p a r t e del Maggior Consigllo cor- 
rispondente sl legge a, c. 99 A del clt. "Llber Leona, 
In data del prlmo settembre 1398 ed e la seguente : 
" quod magnlficus domlnus Nlcolaus, Estensls marchio, 
" slt noster noblUs Venetlarum et de nostro Maiorl Con- 
" silio, prout erat magnlficus dominus Albertus condam 
" pater suus, cum suis filUs et heredlbus ; cuius prlvl- 



" leglum est notatum InComemoriall PrlvIIeglo- 
" r u m presentl ad cartas LXXXI. et est capta per consl- 
" llarlos, caplta, XL, et in Maiorl ConsIllO;,. II prlvl- 
leglo sl legge a c. 128 B del "Liber prlmus Privl- 
leglorum„ ed h In data del 12 ottobrei^^S; al solito 
fu estes6 anche ai figll ed eredi, ma risguardava la sola 
nobllta, perchfe NlcoI6 aveva gia la clttadinanza ; la mo- 
tlvazione h la seguente: " . . . . cum magnificus et potens 
" domlnus Nlcolaus, Estensis marchio, Ferrarle et cetera 
" domlnus generalis, Intimus clvls noster, semper fuerlt 
" et sit strlctlssimus et perfectlssiraus amlcus nostrl do- 
" mlnll ,. 

^ Pandolfo Malatesta era uno del rlnomati con- 
dottlerl del tempo e nel 1404 fu capltano generale di 
Venezla contro Francesco da Carrara ; cf. Rqmanin, op. 
cit., IV, 18. DelI'aggregazIone del figlio dl lul, Malatesta, 
al Magglor Consiglio non v'e rlcordo nfe nel "Liber 
L e o n a , nfe nel "Llber prlmus Prlvlleglo- 
r u m „ , fontl ufEcIall, nh nel cod. 49 ex Brera all' Ar- 
chlvlo dl Stato dl Venezla, Intltolato "Partl prese 
"nel dar la nobilta veneta a diverse fami- 
"glie„ (1304-1685). n"Liber Leona„ ha per altro 
a c. ns A la seguente p a r t e in data del 6 marzo 1401 : 
" quod pro honorando dominum patriarcham Aquileglen- 
" sem, dominum eplecopum Frislnensem et dominum Ma- 
" latestam de Malatestis venturos Veneclas possint expendi 
" de pecunla nostri comunis ducatl centum viginti auri. 
" et est capta per VI consillarios, tria capita, XXX et 
" ultra de XL, et duas partes Maioris ConsUU „. E che 
realmente 11 privilegio di nobiltd sla stato a lul accor- 
dato, h provato da un documento che sl legge a c. i A 
del registro XIX delle Grazie all'Archivio di Stato di Ve- 
nezia : esso contlene una proposta dl grazia in data del 
19 marzo 1401 per dare una risposta favorevole alla do- 
manda presentata da questo " magnlficus dominus Mala- 
" testa domlnl .... Pandulfi de Malatestis „ il quale Ma- 
latesta stava allora a Venezla ed aveva chlesto di essere 
aggregato con 1 suol figli alla nobilta del Magglor Con- 
sigllo " cum disposltlo eius sit esse semper filius et de- 
" votus servitor nostre dominationis „ ; la proposta fu 
approvata prima dai Quaranta, e poi in data del 24 marzo 
dal Maggior Conslgllo, come e dimostrato da due note 
nel margine del documento in quel registro. 

* Obizzo I fu col fratello Pletro e cogll altrl (Ber- 
nardino, Ostaslo ed Aldobrandino) vicarlo dl Bonifacio 
IX a Ravenna sino dal 1390 dopo dl aver ucclso 11 pa- 
dre Guido III; cf. Litta, op. cit. (tavola V dei Da Po- 
lenta). Obizzo fu fatto prigionlero da Francesco da Car- 
rara nella guerra contro Venezia degli anni 1404 e 1405 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



53 



1404, a dl 7 avosto, el serenissimo signor Tvertho, re di Rasia e Bosina et parte mariti- 
me ; f o fiol 'dil re Tvertho ^ 

1 405, a dl 29 septembrio, el magnifico signor Otho-Bon di Terzi, signor di Rezo, con do 
soi fradeli, lacomo et Zuanne, conte de Tizin e Castel-Novo; fono fioli dil signor Nicol6 

5 di Terzi di Parma K 

1405, a di 5 novembrio, el signor Carlo di Cavalchabo, fo fiol dil magnifico Bemab6, 
vicario zeneral in Milam '. 

1405, a di 25 novembrio, il spectabile et potente cavalier, domino Galeazo Cathanio de 
Grumello, condutier nostro *. 
10 1406, 7 novembrio, el magnifico e potente ^ domino Zuan di Vignali, signor di Lodi, 

zeneral *. 



ed cra alleato dclla Repubbllca; cf. Romanin, o/. cii., 
IV, 24 sgg. Ottenne quel privilegio per l'aiuto dato da 
lui a Venezia contro Francesco ; cf. Romanin, 0/. c/V., 
IV, 203. Cf. anche Pasolini, 0/. «V., XVII, 105. II 
privilegio clie manca nel clt. *Liber primus Pri- 
vilegiorum^, era esteso ai figli ed eredi, ma com- 
prendeva la sola nobilta, perche gii avevano la cittadi- 
nanza. La corrispondente deliberazione del Maggior Con- 
siglio sl legge a c. 140 B.del cit. "Llber Leona„ 
in data del 12 ottobre 1404; il testo dl essa h il se- 
guente : * considerata devotione maxima et amore die- 
" tim concrcscente ad honores et statum nostrl dominii 
" magnificorum dominorum Oppiconis et Petrl de Po- 
" lenta fratrura, Ravene et cetera domlnorum generalium, 
" honorabilium civium nostrorum lamdlu per magnificos 
" precessores suos, assummantur et fiant atque sint, Ipsl 
" ac filii et heredes sul, honorabiles cives ad honorem 
" nostri Maioris Consilii et de nostro Maiori Consilio 
" ut videant quod sinceritatem suam et optimum porta- 
" mentum suum plenissime cognoscamus „. La etessa 
parte con lievi diiferenze di forraa si legge anche a c. 

29 B del registro A delle deliberazioni del Maggior Con- 
siglio deII'Avogaria di Coraun. 

' La parte corrispondente del Maggior Consiglio 
in data del 3 agosto 1404, fu pubblicata dal LjuBic, op. 
cit., V, 47, ma il principe viene in essa indicato colla 
frase generica " serenissimus dominus rex Bossine „. In 
un documento del 31 luglio 1404, edito dal Ljubic, 0/. 
cii., V, 45 e 46, si ricorda che Ostoia, re di Bosnia, fu 
sostituito nel trono dal figlio di Tvertko; il Senato ve- 
neziano in esso attesta che Tvertko " olim rex Bossine et 
" eiralliter filius suus sunt nostri cives „. II prlvilegio del 
7 agosto 1404 non fu che una conferma del privilegio del 

30 luglio 1383 ; cf. nota 4 a p. 50. Esso h ricordato con 
quella data in una nota a c. 56 A del "Liber prl- 
mus Privilegiorum,, pubblicata dal LjuBic, oJ>. 
cit., IV, 20 1. 

' La parte corrispondente del Maggior Consiglio 
si legge a c. 147 A del cit. "Liber Leona, ed^ln 
data del 29 settembre 1405. II privilegio largito a Ot- 
tone e Giovanni dei Terzi e ricordato dal Sanudo sl 
|legge a c. iS3 B del cit. "Liber primus Privlle- 
'giorum,, in data del 29 settembre 1405; h degno di 
nota il seguente passo : " . . . . quare constantie devotio- 
" nis et araicitie robur et fidem quam magnifici doraini 
" Otto Regii et cetera, et lohanneg fratres, coraites Ti- 
" zani et Caetro-Novi, Terciorum, filii condara magnifici 
* domini Nicolai de Terciis Parmensis. . . . animadverten- 



" tes. . . . supplicationlbus nobis sua parte porectis gratio- 
" sius annuentes, eosdem magnificoe domlnos Ottonem et 
" lohannem fratree in Venetos et nobilee cives nostros 
" cum suis filiis et heredibus legitimis gratiose recepi- 
" raus ac aliorura nostrorum nobilium civium qui no- 
" stri Maioris Consilii preerainentia et auctoritate fruun- 
" tur consortio, cum suis filiis et heredibus legitimis 
" presentibus aggregamus. . . . „. Ad esso segue la nota: 
" Simile privilegium factura fuit magnifico domino la- 
" cobo, coraiti Tizani et Castro-Novi, Terciorum, filio 
" quondara magnifici doraini Nicolai de Tertiis, Parmen- 
" sis, 8ub buUa aurea, cura eius filiis et heredibus legit- 
" timis per totura ut supra, et in millesimo, die et in- 
" dictione suprascriptis „. Ottone fu anche signore di 
Reggio. Tizzano e Castelnuovo sono ora in provincia 
di Parraa. La stessa parte del Maggior Coneiglio si 
legge anche a c. 33 A del cit. registro A deIl'Avogaria 
di Comun. 

3 Nel cit. "Llber Leona „ a c. 148 A e in data 
del S novembre 140S si ha la seguente deliberazlone del 
Magglor Consigllo : " quod dominus Carolus de Caval- 
" cabobue eit civie nobills civitatis nostre Venetiarum 
" et de nostro Maiori Consilio „. Non ho ritrovato nelle 
solite fontl il privilegio corrispondente ; Invece a c. m 
A del cit. "Liber primus Pri v ilegl o r u m „ si 
legge II testo di un prlvilegio di cittadinanza interna 
accordato al medesirao da Antonio Venier In data del 31 
maggio 1394, ed In esso viene ricordato quel pereonag- 
gio colla seguente frase : " magnlficus et honorabilie mi- 
" les, dominue Karolus Vicecoraee, natus quondam ma- 
" gnifici et illustris doraini Bernabovis Vicecomitis Me- 
" diolanl et cetera „, La raedeslma parte del Maggior 
Consigllo sl legge cou llevi differenze anche a c. 33 A 
del cit. registro A dell'Avogaria di Coraun. 

* Galeazzo Cattaneo dei Gruraelli di Mantova fu 
capitano generale dell'eeercito di Venezia nella spedizione 
del 1405 contro Padova; cf. Romanin, of. cii. IV, 27 
8gg. Nello steseo giorno del privilegio gll fu decretata 
dalla Repubblica una provvisione annua di raille ducati ; 
II docum. fu pubblicato dal ViiRCi, 0/. cii., XVIII, p. 92 
(dei docuraenti). II privilegio ricordato dal Sanudo si 
legge con quella data a c. 152 B del cit. "Llber prlraus 
Privilegiorum „, ove II personaggio h denominato 
" spectabllis et potens milee, dominue Galeatiue Cataneus 
"de Gruraello „. Manca nel cit. "Liber Leona, la 
corriepondente dellberazione del Maggior Consiglio. 

6 Cf. MuRATORi, XXn, 432. 

' La corrispondente deliberazlone del Magglor Con- 



54 



MARIN SANUDO 



1406, a di 10 fevr^r, el magnifico e potente domino Marco di Pii con soi fradelli Al- 
berto et Zuan-Galeazo, signori di Carpi, fo fioli dil signor Giberto K * 

1407, a di 6 marzo, el magnifico e potente domino Cabriel Fonduli, signor di Cremona *. 
1407, a di 18 decembrio, li spectabeli domini Zanachii, Zorzi e Marco Calergi, fo di 

domino Mafio, cretensi, fidelissimi nostri \ 5 

1407, a di 23 octubrio, el magnifico domino Zorzi Benzon da Crema ^ 



slglio si legge a c. 157 A del cit. "Liber Leona„, 
pur essa in data del 7 novembre 1406. D privilegio 
colla stessa data si ritrova a c. IJJ A del cit. "Liber 
primus Prlvilegiorum„, e fu cos\ motivato : 
".... cum raagnificus et potens dominus lohannes de 
" Vignate, civitatis Laude dominus generalis, semper 
" fuerit et sit strictissimus et perfectissimus amicus no- 
" stri dominii. • •• „. 

' La data corrisponde al 10 febbraio 1407 secondo 
11 computo comune. Marco Pio di Giberto con 1 fra- 
telll Alberto e Galeazzo nel 1389 aveva avuto da Ven- 
ceslao 1' investitura di Carpi e dagli Estensi quella di 
altre terre ; cf. Litta, 0/. cit., II (tavola II dei Plo). II 
privilegio ricordato dal Sanudo si legge con quella data 
a c. 155 A del cit. "Liber primus Privileglo- 
rum„ ed h cosl motivato: ".... cum magnifici domini 
* Marcus, Albertus et lohannes-Galeac de Piis, Carpi et 
" cetera, fratres et filii condam recolende memorie raa- 
" gnifici railitis, domini Goberti de Plis de Carpo et de 
" filiis Manfredis nostro dorainio supplicaverint ut. . . . : 
" nos attendentes gratara devotionem, dilectionem et 
" fidem quam prefati magnifici domini ad nos et nostrura 
" ducatura et singulares personas ducatus eiusdem liabere 
" laudabiliter et ferventer ostendunt et exactis tem- 
" poribus ostenderunt. . . . „. Manca nel cit. " H b e r 
L e o n a , la dellberazione corrispondente del Maggior 
Consiglio. II registro delle Grazie che doveva contenere 
questa parte ed e 11 XX, gi4 XVII, ci & pervenuto 
coUa perdita dei priml fogli ; fortunatamente ci h riraa- 
sto 11 testo deU'atto per la trascrizione che ne ha fatto 
11 Sanudo in una sua raccolta di estratti di deliberazioni 
e decreti circa le aggregazioni di stranieri alla cittadl- 
nanza ed alla nobllta veneziana; la raccolta e data dal 
cod. Marc. Lat. X. 291 ed 11 testo della parte vi si 
legge a c. 4 B ed fe 11 seguente : " Expositura cum omni 
" reverentia et devotione fuit nostro dominio pro parte 
" spectabilis et magnifici railitis, doraini Marci quondara 
" doralni Glberti de Piis Carpi et cetera, quod cum sui 
" progenitores et ipse ac fratres seraper fuerint et sint 
" dispositl ad honorera et exaltationem status nostri, di- 
" gnaremur Ipsum cum eius fratribus et heredibus legi- 
" tirals creare de numero (sic) Maiorl Consilio et compu- 
" tarl facere in nuraero nobiliura Venetiarum et de no- 
" stro Maiori Consilio. preditis {sic) consideratis, fiat eis 
" gratia quod sint de nostro Maiorl Consilio cura suis 
" fratrlbus et heredibus legitirais de gratla speciali „. II 
Sanudo ha omesso la nota che stava al raargine del docu- 
raento nel registro e doveva Indicare la data dell'appro- 
vazione del Quaranta e quella deirapprovazione del Mag- 
glor Consiglio; egli invece ha premesso al documento 
la nota " 1406, dei X februarii „ la quale, a giudicare dal 
metodo da lui tenuto in questi estratti, dovrebbe derivare 
dall'altra nota marginale, essere estranea al testo del do- 
cumcnto, contenere un'osservazione personale del Sanudo 
e designare la data deirapprovazione del Maggior Con- 



slglio, data corrispondente al 10 febbraio 1407 secondo 
11 computo comune. 

' II prlvllegio fe ricordato coa queUa data a c. 157 
B del cit. "Liber priraus Privlleglorum, edfe 
cosl motlvato : " . . . . cum potens et magnificus domlnus 
" Cabrinus FonduUus, Cremone et cetera doralnus gene- 
" ralis, continue fuerit et slt strlctissimus et perfectissi- 
" mus amicus nostri dorainii. . . . „. Manca nel clt. " L 1- 
ber Leona, la deliberazione corrlspondente del Mag- 
gior Consiglio. Essa si leggeva a c. 212 del registro 
XX, gia XVII, deUe Grazie, ma per la ragione indicata 
dalla nota precedente vl manca, e fortunatamente si legge 
neUa trascrizlone del Sanudo a c. 11 B del cit. cod. Mar- 
ciano Lat. X. 291, ed e la seguente: " quod magnificus 
" dominus Cabrinus de Fondulis Cremone et cetera, In- 
" timus nostri dominii, sit clvls venetus et nobilis de 
" nostro Malori Consilio ac in nuraero nostrorum no- 
" billum Venetiarum „. Segue al documento " et est capta 
" In Consilio.de XL, dle 28 februaril „, ma a giudicare 
dal metodo tenuto dal Sanudo in questl estratti, la frase 
non da che una nota personale di lui, estranea al testo 
del docuraento al pari dell'altra che designa col 6 raarzo 
1407 la data delI'approvazione del Magglor Conslgllo. 
Le due note derivano da una agglunta che sl leggeva al 
raarglne del documento nel registro e conteneva le date 
delle due deliberazioni. 

^ La corrispondente dellberazione del Magglor Con- 
slglio, pure in data del 18 dicerabre 1407, sl lcgge a c. 
168 A del clt. "Llber Leona„. II privilegio si leg- 
ge con quella data a c. 162 A del cit. "Llber primus 
Prlvlleglorura,. E notevole la motivazione ed 11 
rlcordo del giuramento che sono espressi nei passi se- 
guenti : " attendentes igitur multiplicis fidei puritatem 
" et devotlonis plenitudinem quara spectabiles et nobiles 
" virl fidelesque nostri Canachius, Georgius et Marcus, 
" fratres, filll et heredes quondara vlrl spectabilis et fide- 
" lisslral nostrl Maphel Calergl Insule nostre Cretensis In 
" dies ad nostre raagnitudinls excellentiara habere prom- 
" ptis affectibus se ostendunt, qui In agendis nos, duca- 
" tum et statum nostrum tangentibus promptos et devo- 
" tos laudabillter et Incessanter se prebuerunt acque pre- 
" bent. . . . „ , e poi " nobis quoque per prefatos fratres in 
" manibus vlrorum nobillum .... (la lacuna e nel docu- 
mento stesso per la omisslone dei nomi) duche et consilia- 
" riorum nostrorum Crete, ubl presentialiter moram tra- 
" hunt, iussimus prestari fidelitatis debitum iuraraentum „. 
Una famigUa Calergi, dl Candia, nel 13S0 era stata ag- 
gregata alla nobilta del Maggior Consiglio ; cf. p. 24, r. 14. 

^ Non fanno raenzione di questo privilegio le due 
fonti citate lu questa nota 3 ne 11 reglstro corrispondente 
dei"Mlstl, Consigllo del X. „. Nel clt. cod. ex 
Brera, nell' indice, sl legge: " 1407, 23 ottobre fu Zorzi 
" Benzdn fatto per 11 Consiglio del X „. Ma nel registro 
XX deUe Grazie a c. 4 B si legge la corrispondente pro- 
posta dl grazia " quod raagnlficus dominus Georgius 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



55 



1408, a dl 10 zugno, el magnifico e potente domino Paulo di Guinisii, signor di Luca, 
zeneral '. 

14**, a di** el magnifico domino Zuan-Piero di Proti da Vicenza, cavalier, fidelis- 

simo nostro, el qual 1410, a dl 6 octubrio, rimase capetanio a Padoa et acet6e^|| 
5 1409, a dl 12 mazo, lo egregio cavalier, domino Federico Spatafero, consolo nostro in 

Messina '. 

1410, a dl 13 avosto, el magnifico e potente domino Volcho*, fiol fo dil magnifico signor 
Lazaro, conte di Schiavonia, dilectissimo et perfectissimo amico nostro ^. 

1410, a di 5 zen^r, el magnifico e potente domino Sandali, gran vayvoda dil regno di 
10 Bossina e terre maritime^. 



c. 25 A 



" Bencono, Creme et cetera, Intlmus nostri dominil, sit 
" civis Venetiarum et nobilis de nostro Maiori Consilio 
" ac In numero nostrorum nobilium Venetlarum cum suls 
" filils et heredibus legittimis, sicut humUiter postulavit „ -, 
la quale proposta, come h provato da due note al mar- 
gine del documento in quel registro, fu approvata il ven- 
tuno ottobre dai Quaranta ed il ventitre ottobre dal Mag- 
gior Consiglio; quindi non e esatta la testimonianza del 
cod. e.x Brera, e 1' errore probabilmente h derivato dal- 
l'essere stata confusa questa aggregazione con quella di 
Compagno Benzdn avvenuta il 7 ottobre 1484 ; cf. p. 70, 
rr. 1-2 e nota l. 

' II privilegio ricordato dal Sanudo si legge con 
quella data a c. 160 B del cit. "Liber primus Pri- 
vileglorum„ edfe cosl motivato : " . . . . cum magni- 
" ficus et potens dominus Paulus de Guinigiis, Luce et 
" cetera dominus generalis, semper fuerit et sit dilectis- 
" simus et perfectissimus amicus nostri dominii. . . . ». 
Segue nel privilegio dopo molte frasi il passo : " nobis 
" quoque idem magnificus et potens dominus Paulus per 
" suum procuratorem legitimum, virum egregium Stepha- 
" num condam lacobi de Podio, civem Lucanum, suum 
" in hac parte nuntium specialem, ad evangelia sancta 
" Dei solemniter fidelitatis debitum prestitit iuramen- 
" tum „. Manca nel cit. "Liber Leona^ laparte 
corrispondente del Maggior Cons^glio. 

2 Non fanno menzione di questo privilegio le fonti 
uflficiali della nota 4 a p. 54. H cit. cod. ex Brera, nel- 
1'indice da: " 1403, sier Zuam-Piero di Protti per fatto 
" il Consiglio di X „. Neirelenco delle famiglie a p. 39, 
r. s il Sanudo affei^ma che Giam-Pietro dei Porti da Vi- 
cenza fu fatto del Maggior Consiglio nel 1405 e mor\ 
senza eredi nel 1415. Credo che la notizia data dal cod. 
C.V Brera raeriti poca fede, perche nel registro VIII dei 
Misti Consiglio del Dieci che contiene ie parti dal 1352 
al 1407, manca la deliberazione corrispondente. Al con- 
trario credo che la notizla deU'aggregazione, data dal Sa- 
nudo, almeno nella sua parte generale sia vera, perch6 
e confermata da questo documento che ho ritrovato a 
c. 48 A del registro XX delle Grazie: " quod elongetur 
" terminus viro nobili, ser lohanni-Petro de Pro- 
" this, ituro capitaneo Padue, eundl usque diem duode- 
" clmum mensis octobris proximi „. La parte fu ap- 
provata il 23 settembre 1410 'dalla Quarantia ed il 28 
susseguente dal Maggior Consiglio come e provato da 
una nota al mju-gine del documento nel registro. 

' II privilegio ricordato dal Sanudo si legge con 
quella data a c. 165 A del cit. "Liber primus Pri- 
vllegiorum„ edfe cosl motivato : " quare constantis 
" devotionis et amicitie robur et fidem quam spectabills 



" et egregius miles, dominus Fredericus Spatafuora, civis 
" Messanus, consul Venetorum nostrorum in Messana, ad 
" nostros nostrique dominii honores et comoda totis sue 
" mentis affectibus sedulo patefecit. . . . » ; segue nel do- 
cumento dopo alcune frasi il passo : " nobis quoque pre- 
" fatus dominus Fredericus per suum legitimum pro- 
" curatorem ad evangelia sancta Dei fidelitatis solemni- 
" ter prestitit debitum iuramentum „. Manca nel cit. 
Liber Leona„ la parte corrispondente del Mag- 
gior Consiglio, ma l'ho ritrovata a c. 34 A del re- 
gistro XX, delle Grazie e deve essere riferita testualmente 
perchfe spiega con precisione i motivi che determinarono 
quel provvedimento : " inspecta devotione et promptissi- 
" ma affectione egregii mllitis Frederici Spatafuora, con- 
" sulis nostrorum Venetorum in Messana, qui, sicut 
" exposuit, continue fuit promptissimus ad omnes hono- 
" res et statum excellentie nostre et comoda nostrorum 
" mercatorum et civium et presertim quando fuit casus 
" novitatis lanuensium, cum ser Carolo Geno nostro ca- 
" pitaneo Culphi, qula suspicabatur quod guerram suscitff- 
" ret se obtulit liberaliter et ferventissima dispositione 
" paratum ad serviendum nostro dominio cum duabus 
" galeis, perseveretque in dicta voluntate sltque disposi- 
" tus se et omnem suam substantiam usque ad ultima 
" vite exponere: fiat eidem gratla sicut humiliter et de- 
" vote supplicavit, quod cum suis filiis et heredibus in 
" numero civium et nobilium nostrorum de nostro Maio- 
" ri Consilio recipiatur et fiat et eorum consortio cum 
" dictis eius fiUis et heredibus aggregetur „. Una nota 
marginale nella c. 34 A del registro attesta che la p arte 
fu presa 11 iS marzo 1409 dalla Quarantia e 11 12 mag- 
gio successivo dal Maggior Consiglio. 

^ II documento, che si legge a c. 165 B del cit. 
"Liber primus Privilegiorum,,, e stato pubbli- 
cato djil LjuBic, of. cii., IX, 106; il principe e in esso 
denominato : <* magnificus et potens dominus Volcho, fi- 
" lius quondam magnifici et potentis domini Lazarl, co- 
" mes Sclavonie et cetera „. La data vera del privilegio 
non h il tredici agosto, ma : " anno dominice incarna- 
" tionis millesimo quadringentesimo decimo, mensis au- 
" gusti die decimo, tercie indictionis „. 

^ La frase " dilectissimo et perfectissimo amico 
" nostro „ si riferisce a Volcho e non a [Lazaro ; difattl 
il privileglo e cos\ motivato : " cum. . . . semper fuerit 
" et sit dilectissimus et perfectissimus amicus nostri do- 
" minii „ . 

* II privileglo a favore di Sandal e ricordato nel 
testo della commissione di Michele Steno a Luca Tron 
in data del J gennaio 1411, 1410 m. v., edita dal LjuBic, 
0/. cit., IX, 131 sgg. La cittadinanza veneziana esterna 



56 



MARIN SANUDO 



1411, a dl 27 septembrio, el magnifico e potente domino Gurello Aurelia, locotenente et 
prothonotario dil regno di Sicilia *. 

1411, a d) 17 zen^r, el magnifico domino Uguzon di Contrarii; fo fiol di domino Mai- 
nardo, citadim di Ferara*. 

1413, a di ultimo april, lo illustre signor Pandolpho di Malatesta, signor di Brexa et 5 
Bergamo, capetanio zeneral nostro contra Hungari^ 



ed interna gli era atata gia accordata il 22 luglio 1396 
da Antonio Venier; cf. il documento edito dal Ljubic, 
op. cie., IV, 378, ove viene designato " egregius ac ma- 
" gnificus dominua Sandali de Chosachi, miles, Rassie 
" Bosneque magnus voyvoda ac Budue et Zente dominus,. 
II testo del privilegio risguardante l'aggregazione di San- 
dal alla nobilta del Maggior Consiglio si legge c. 168 A 
del cit. "Liber primus Privilegiorum„ ove 
quel principe viene designato : " magnificus et potens do- 
" minus Sandallus magnus vayvoda regni Bossine nec 
" non dominus aliarum terrarum maritimarum „ ; 11 pri- 
vilegio viene al solito motivato : " cum. . . . semper fue- 
"rit et sit dilectissimus et perfectissimus amicus nostri 
"dominii„. Manca nel cit. "Liber Leona^la cor- 
rispondente dellberazione del Magglor Consiglio, ma l'ho 
ritrovata a c. 31 A del registro XX del!e Grazie e spiega 
con precisione i motivi che determinarono quel provvc- 
dimento. Essa & la seguente : " quod magnificus domi- 
" nus Sandagli {sic) partium Bosine, intimus et devotus 
" amicus nostri domlnii, qui cordialiter diligit nostrum 

* dominium uti per veram experientiam experti sumus, 
" nam nuper posuit in manibus et fortia nostri dominii 
" castrum Ostrovize et ultra hoc valde se obtulit ad no- 
" stros honores, et cum instantia requisivit ut ipsum in 
" numero aliorum nostrorum civium aggregare dignare- 

* mur : et propterea predlctis consideratis et pro o;nnl 
" bono respectu recipiatur in numero aliorum nostrorum 
" nobilium et de Maiorl Consilio cum honore allorum 

* de dicto Consilio „. La parte fu presa 11 30 dicem- 
bre 1410 dal Minor Conslglio e dai tre capi dei Qua- 
ranta, 11 3 gennaio 1411, 1410 m. v., dalla Quarant\a ed 
il S gennaio susseguente dal Maggior Consiglio, come e 
attestato da una nota marginale nella c. 31 A del registro. 

' H privilegio largito a Gurello Origlia e ricor- 
dato dal Sanudo sl legge con quella data a c. 170 B del 
cit. "Liberprimus Privilegiorura, ed e cos^ 
motivato : " quare constantis devotionis et amicitie robur 
"et fidem quam magnificus et potens dominus Gurellus 
" AurlUa, logotheta et prothonotarlus regni Sicilie et ce- 
" tera ad nostros nostrique dominii honoros et comoda 
" totis sue mentis afiectibus sedulo patefecit intuen- 
" tes, . . . „ ; segue poi nel documento dopo alcune frasi 
11 passo : " nobis quoque prefatus magnificus et potens 
" domlnus Gurellus ad evangelia sancta Dei per suum 
" legitimum procuratorem solemniter fidelitatis debitum 
" prestitit iuramentum „. Manca nel cit. "Liber Leo- 
na„ la corrispondente deliberazione del Magglor Con- 
siglio. 

' La data corrisponde al 17 gennaio 1412 secondo 
il computo comune. Mainardo dei Contrarii di Ferrara, 
cavaliere, dal 139S forse fino al 1399 era stato nel Con- 
siglio di reggenza di NicoI6, marchese di Ferrara, mi- 
norenne. Uguccione fu confidente dl Nicold ed ebbe 
fiuna di abile condottiero ; morl il 15 maggio 1418; cf. 



LiTTA, of. cii., VIII (tavola unica dei Contrarii). II 
privileglo ricordato dal Sanudo si legge con quella data 
a c. 170 B del cit. "Liber primus Privilegio- 
r u m „ , ove quel personaggio e qualificato : " magnificus 
" vir Ugutio de Contrariis, filius quondam egregii virl 
" Mainardi de Contrariis de Ferraria „. La p arte cor- 
rispondente del Maggior Consilio si legge con quella me- 
desima data a c. 211 A del cit. "Liber Leona„ ed 
h la seguente che qul pubblico per la sua speciale im- 
portanza: " in dies amplius et apercius demostratur per 
" effectum operis verissimum et non fictum quantum ma- 
" gnificus Ugutio de Contrariis sequens vestigia magni- 
" ficii domini marchionis Estensis, dilectissimi filU no- 
" stri, indefesse et incessantcr operatur et solicitat ho- 
" norem et augmentum nostri dominii ut prosperetur et 
" concrescat feliciter. et quia proprium et naturale no- 
" stri dominii est reminisci et recognoscere fideliter et 
" cum prompto animo servientes nostro dominio, dignis- 
" simum est et nobis debitum ut tam notabili viro no- 
" bis cum tanta fide servienti, cum omnimoda prompti- 
" tudine caritatis ostendamus nostram clementiam grati- 
" tudinis per efiectum : vadlt pars quod prefatus magni- 
" ficus Ugutio de Contrariis recipiatur et assumatur ad 
" honorem nostri Maioris ConsUii cum suis filiis et he- 
" redibus, sicuti consuetum est nostrum dominium alios 
" illustres et magnificos dominos talibus honorlbus deco- 
" rare „. Segue la nota: " MCCCCXI, die XVI ianuarii 
" capta fuit suprascripta pars per sex consiliarios, tria 
" capita de XL, et XXX de XL „. Questa stessa p a r t e 
con Uevi differenze si legge anche a c. 62 A del regi- 
stro A delle deliberazloni del Maggior Consiglio nella se- 
rie delPAvogaria di Comun. 

2 Pandolfo Malatesta, signore di Brescia e Berga- 
mo, nella guerra del 1412 combattuta da Venezia e da- 
alcuni feudatari del FriuU contro Sigismondo, re di Un- 
gheria, fu Bostituito al fratello Carlo nella dignita di 
capitano generale della Repubblica e si segnalo per la 
sua vittoria alla Motta; cf. Romanin, oJ>. cii., IV, 60 sgg. 
II privilegio ricordato dal Sanudo si legge con quella 
data a c. 130 A del libro X dei citt. "Commemo- 
riali„; in esso il personaggio 6 qualificato " magnifi- 
" cus et potens dominus Pandulphus de Malatestis Bri- 
" xie, Pergami et cetera „. La parte corrispondente del 
Maggior Consiglio si legge a c. 78 B del registro XX 
delle Grazie e spiega i motivi che determinarono quel 
provvedimento. Essa e la seguente: " incumbit nostro 
" dominio ad ea advertentiara et considerationerahabere 
" que honorem et faraam 'dominio nostro afferunt et in- 
" ducunt. cum itaque satis clarescat et in conspectu no- 
" stro vigeat magnificura et excellens portamentura illu- 
" strls domini Pandulphi de Malatestis Brissie, Pergami 
" et cetera, exercitus nostri potentis contra Ilungaros ca- 
" pitaneus generalis, ad honorem et exaltationem status 
" nostri, qui adeo strenue et rairabiliter se gessit quod 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



57 



Duce domino Thoma Mocenigo: 

1415, a di 20 marzo, el magnifico e potente domino Pereto de Andreis, conte di 
Troia K 

1416, a di 12 marzo, fo renovk il privilegio al magnifico e potente signor Canbrin Fon- 
duli, signor di Cremona, fato 1407, a di 16 marzo ^ 

1417, a dl 4 marzo, el magnifico e potente signor Zuam-Galeazo ; fo dil signor Estorgio di 
Manfredi di Faenza, et li magnifici Carlo, Guido-Antonio et Astorgio, soi fioli legiptimi et 
naturali *. 



" esset dlfficlle ad narrandum; et dignissimum sit perso- 
" nam tanti magnifici domini debitis honoribus decorare: 
" vadit pars per modum gratie quod prefatus magnificus 
" dominus Pandulfus de Malatestis cum suis filiis legitti- 
" mis de suo corpore descendentibus recipiatur ad hono- 
" rem nostri Maioris Consili ita quod pro nobile et cive 
" nostro et de nostro Maiori Consilio de cetero sit et 
" benignius reputetur et beneficiis omnibus allorum no- 
" trorum nobilium Maioris Consilii de cetero gaudeat et 
" utatur. et est capta per V et ultra consiliarios et inter 
" capita de XL ac in consiiio de XL „. Una nota mar- 
ginale nella c. 78 B del registro attesta che la parte fu 
deliberata l'ultimo aprile 13 13 prima dalla Quarantla e 
poi dal Maggior Consiglio. 

' II privilegio ricordato dal Sanudo si legge con 
quella data a c. 175 B del cit. " Liber primus Pri- 
vilegiorum„; 11 personaggio vi h qualificato " ma- 
" gnificus et potens dominus Peretus de Andreis, comes 
"Troie,,. Segue al documento la nota: "MCCCCXV, 
" die duodecimo aprilis nobiiis vir, dominus Petrus Ari- 
" mundo, condam domini Fantini, procurator institutus 
" a suprascripto magnifico domino Pereto de Andreis, ut 
" constat publico procuratlonis Instrumento scripto manu 
" mei lohannis-Dominici a Ferro, imperiali auctoritate 
" notarii, in 1415 iuxta mores notariorum imperialium die 
" XII februarii, recomendato de ducali mandato ad cu- 
" riam Proprii per Marcum Bono notarium curie, habens 
" plenariam libertatem et auctoritatem, presenti die co- 
" ram suprascrlpto excellentissimo domino duce et eius 
" consiiiariis, tactis manibus suis corporaliter Scripturis, 
" nomine prefati domini comitis et in eius animam 
" prestitlt fidelitatis debitum iuramentum „. Manca nel 
cit. "Liber Leona„ la corrispondente deliberazione 
del Maggior Consiglio, ma l'lio ritrovata a c. 104 B del 
registro XX delie Grazie ed fe la seguente : " attenta per- 
" maxima devotione et reverentia quam dominus Perotus 
" de Andreis, comes Troye et cetera, continuc habult ad 
" honorem et comodum nostri dominii, qui sicut per 
" multas veras expcrientias et per multos nostros nobiles 
" plene novimus, continue et cum maxima affectione con- 
" tinue (sic) vigilavit ad bonura nostri dominii et como- 
" dum fidelium nostrorum : fiat eidem gratia sicut devo- 
" tissime supplicavit, quod cum suis filiis et heredibus 
" assumatur ad honorem et dignitatem nostri Maioris 
" Consilii ita quod utatur et gaudeat preheminentiis et 
" immunitatibus quibus gaudent alii nostri nobiles de 
" dicto nostro Maiori Consilio „. La deliberazione fu 
presa l'undici marzo dalla Quarantla e il diciassette sus- 
seguente dal Maggior Conslglio, come e provato da una 
nota al margine del documento nel registro. 



' Cf. la nota 2 a p. 54. II Fondulo poco dopo, nel 
febbralo 1420, cedette Cremona al Visconti per 40000 
fiorini, avendo prima invano tentato di venderla a Vene- 
zia, e conserv6 a titolo di feudo il possesso di Castel- 
leone; cf. Battistella, II Conte di Carmagnola, Geno- 
va, 1889, p. 4S. II privilegio ricordato dal Sanudo si 
legge con quella data medesima (12 marzo I4i6)ac. 177 
A del cit. "Liber primus Privileglorum„; 6 
degno di nota il seguente passo del documento : " alias 
" a4 filialem requisitionem magnifici et potentis domini 
" Cabrini Fondulio Cremone et cetera paterne assumpsi- 
" mus eum cum eius filiis et heredibus in honorabilem 
" civem et Venetum nostrum et de nostro Maiori Con- 
" silio prout constat in privilcgio nostro sue magnifi- 
" centie benignius elargito anno dominice incarnationis 
" MCCCCVII, mensis marcii die sexto, indictione XV, 
" buUa nostra aurea pendente munito , cuius tenorem 
" mandavimus inseri presentibus ; cum autem prefatus 
" magnificus dominus Cabrinus nuper a nostro dominlo 

" fecerlt postulari ut. placeret nobis dictum privile- 

" gium, alias ut prefertur eidem concessum, de novo sue 
" magnitudinl confirmare : nos. . . . prefatum privile- 
" gium. . . . repplicamus, confirmamus et ratificamus. . . . ; 
" tenor autem dicti privilegii alias concessl sequitur In 
" hac forma, videlicet. . . . „ ; e qui il registratore rimanda 
al privileglo della c. 157 B del suo registro. Manca nel 
cit. "Liber Leona, la corrispondente dellberazione 
del Maggior Consiglio. 

^ Gian-Galeazzo I dei Manfredi, famiglia che dal 
gennaio 1315 reggeva Faenza, morl poco dopo di peste 
il 16 ottobre 141 7. I suoi figli furono Gian-Galeazzo 
II, Carlo I, Guido-Antonio e Astorre II; c. Litta, op. 
cii., X (tavoie IV e V dei Manfredi). II privilegio ri- 
cordato dal Sanudo si legge con quella data a c. 179 B 
del cit. "Liber primus Privilegiorum,,. I 
personaggi vi sono qualificati " magnificus et potens do- 
" minus lohanes-Galeaz, natus condam recolende me- 
" morie magnifici domini Estorgii de Manfredis Faventle 
" et cetera. . . . cum magnificis Carolo, Guidone-Antonio 
* et Estore, tribus filiis suis legitimis et naturalibus 
" aliisque suis filiis et heredibus iegitirais. . . . „. Segue 
al documento la nota : " venerabiiis in Christo pater, do- 
" minus Anthonius de Nerlis, Dei gratia abbas mona- 
" sterii Sancti Benedicti Mantuane diocesis, consiliarius, 
" orator et procurator suprascripti magniflci dominl 
" lohanis-Galeaz constitutus ab eo per eius patentes lit- 
" teras datas Faventie In palacio habitationis sue die 
" vigesimo secundo februarii MCCCCXVII, liabens plena- 
" riam libertatem et sufficiens mandatum, in manibus 
" suprascripti serenlssimi domini ducis, coram dominio 



58 



MARIN SANUDO 



1417, a di 4 maxzo, el magnifico e potente signor Guido-Antonio, conte di Montefeltro 
e di Urbin ', f o dil magnifico conte Antonio *. 

Duce domino Francesco Foscari: 

1423, a di 20 april, il serenissimo domino Stephano Tvertho, re di Rasia et Bosina et 
parte maritime *. 

1423, a di primo fevrer, el magnifico et potente domino Sandali, gram vayvoda dil re 
di Bossina ; li f o renovk il privilegio *. 

* 1423, a dl 13 fevrfer, li magnifici conte Vocaz et conte Volcho, fradelli di domino 
Sandali, e il conte Stefano, fiol dil dito conte Vocaz, tutti di la caxa di Cosaza; fo fioli dil 
magnifico Chragno, olim gram contestabile dil re di Bossina®. 



I. Guido] farola scritta dal Sanudo su fondo abraso, come correzione. 



" prestitit tactis Scripturis ad sancta Dei evangelia fide- 
" litatis debitum iuramentum. item, habuit simile privi- 
" legium bullatum bulla plumbea „. Manca nel cit. "Li- 
ber Leona„ la corrispondente deliberazione del Mag- 
gior Consiglio. 

^ II privilegio ricordato dal Sanudo si legge con 
quella data a c. i8o A del cit. "Liber primus Pri- 
vilegiorum^. II personaggio vi e qualificato " ma- 
" gnificus et potens dominus Guid-Antonius, comes Mon- 
" tisferetri, Urbini et cetera quondam recolende memorie 
" magnifici et potentis domini Antonii, comitis Mon- 
" tisferetri, Urbini et cetera „. Segue al privilegio la 
nota : " spectabilis et generosus miles dominus Paulus a 
" Leone, civis Patavus, ambassia:tor et procurator supra- 
" scripti domini Guid-Antonii constitutus ab eo per eius 
" patens instrumentum procurationis actum Urbini manu 
" providl viri Tiiome de Catonibus notarii publici et 
" imperialis et canceUarii prefati domini in millesimo qua- 
" dringentesimo decimo septimo, indictione decima, men- 
" sis maii die quinta, coram ducali dominio et in manibus 
" eius, tactis Scripturis ad sanctaDei evangelia fidelitatis 
" debitum prestitit iuramentura. . . . „ . E poi : " nota 
" quod sibi data fuerunt duo privilegia, unum buUatum 
" buUa aurea, alterum buUa plumbea „. Manca nel cit. 
"Liber Ursa,, la corrispondente deliberazione del 
Maggior Consiglio. Guido-Antonio, conte di Montefel- 
tro, fu l'ottavo eonte di Urbino e mor\ in quella cittii 
il 21 febbraio 1443 ; cf. Litta, of. cit., IX (tavola II dei 
conti di Montefeltro). 

2 Antonio, conte di Montefeltro, fu il settimo 
conte di Urbino e mor\ il 23 aprile 1404 ; cf. Litta, 0/. 
cit., IX (tavola II dei conti di Montefeltro). 

3 II documento si legge a .c. 198 A del cit. " L i b e r 
primus Privilegiorum„ ove quel principe e de- 
nominato : " serenissimus dominus Stephanus Thverticus, 
" Dei gratia Rassie, Bossine partiumque maritimarum 
" rex„; e stato pubblicato dal Ljubic, oJ>. cit., XVII, 227. 
Manca nel cit. "Liber Ursa„la corrispondente deli- 
berazione del Maggior Consiglio, ma l'ho ritrovata a c. 
80 B del registro XXI delle Grazie ed e la seguente: 
" quia serenissimus dominus Stefanus Tvhercho rex Bos- 
" sine, intimus amicus nostri dominii, sicut pluries per 
" literas nobis scriptas et nunc per relationem factam 
" per virum nobilem ser lohannem Georgio qui fuit am- 



" bassiator noster, ad suam presentiam ostendit habere 
" magnam affectionem huic nostro dominio et comunitati 
" ac subditis nostris, et dispositus in futurum perseve- 
" rare, ymo augere benivolentjam et bonam dispositio- 
" nem et voluntatem suam ad honores et comoda nostra 
" et nostratium, multum affectat in numero nostrorum 
" nobilium de nostro Maiori Consilio Venetiarum con- 
" numerari sicut fuit illustrissimus pater suus, et hoc 
"idem nobis tam per literas suas quam nunc oretenus 
" significaverit dictus ser lohannes Georgio, cui dum 
" esset in illis partibus scribi fecimus, et sic captum fuit 
" in nostro Consilio Rogatorum quod ipse ser lohannes 
" Georgio, ambassiator noster, deberet dicto domino regi 
" promittere nostri pai-te quod ipsum numero nostrorum 
" nobilium de nostro Maiori Consilio aggregaremus, et 
" omnibus mature pensatis et etiam magna potentia et 
" bona vicinia ipsius domini regis que posset in futuro 
" factis nostris multum esse proficua, bonum, imo debi- 
" tum nostrum, sit complacere ipsi domino regi, maxime 
" propter promissionem nostram predictam : acceptetur 
" et assumatur dictus serenissimus dominus Stefanus 
" Tvhercho, rex Bosne, in nobilem civem nostrum et de 
" nostro Maiori Consilio Venetiarum cum suis filiis et 
" heredibus legitimis et fiat ei privilegium nostrum in 
"bona forma cum bulla nostra aurea pendenti „. La 
parte fu approvata il 20 aprile 1423 dalla Quarantia e 
poi nello stesso giorno dal Maggior Consiglio, come e 
provato da una nota al raargine del- documento nel re- 
gistro. 

■* II documento che si legge a c. 199 B del cit. " L i- 
ber primus Pri vilegioru m „, ove di quel prin- 
cipe si fa menzione colle parole " magnifici et potentis 
" domini Sandalli, magni vayvode regni Bossine et cetera „, 
fu una conferraa d'aItro largito al medesimo voivoda ed 
ai suoi figli ed eredi da Michele Steno; cf. la nota 6 a p. 55. 
E stato pubblicato dal Ljubic, op. cit., XVII, 255. Manca 
nel cit. "Liber Ursa„Ia corrispondente deliberazione 
del Maggior Consiglio.- 

^ Cf. MuRATORi XXII, 433. 

^ II documento si legge a c. 199 B del cit. "Li- 
ber primus Privilegiorum„ ove] quei principi 
sono denominati " magnifici et potentes domini comes 
" Vocac et comes Volchus, fratres et filii quondam magni- 
" fici et potentis domini Crhague (sic), olim magni comi- 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



59 



1426, a di 7 mazo, el magnifico et insigne domino Francesco ditto Carmignola, di Vi- 
sconti, conte di Castel-Novo et capetanio zeneral nostro \ 

1426, a di 24 octubrio, il reverendissimo in Christo padre, domino Zordam, episcopo Al- 
banense, cardinal Ursini, et il magnifico conte Carlo Ursini, suo fradello ^. 
5 1427, a dl 9 dezembrio, el magnifico domino Rolando, marchexe Palavisin, fo dil ma- 

gnifico domino Nicolo, cavalier^ 



S. dezembrio] Cos\ il cod. fer novembrio. 



" tis regni Bossine, fratresque magnifici et potentis do- 
" minl Sandali, magni vayvode regni Bossine, ac magnifi- 
" cus comes Stephanus, eiusdem magnificl comitis Vochac 
" fUius et prelibati magnifici domini Sandali nepos, omnes 
" de progenie et domo Cosace „. E stato pubblicato dal 
LjUBic, 0/. <riV., XVII, 256. Manca nel cit. "Liber Ur- 
sa, la corrispondente deliberazione del Magglor Con- 
siglio, ma l'ho ritrovata a c. 5 A del registro XXII delle 
Grazic ed e la seguente : " MCCCCXXIII, indictione se- 
" cunda. ad amicabilem requisitionem amatorum status 
" et honoris nostri magnificorum dominorum comitis 
" Vochaz et comltis Volchi, germanorum filiorum quon- 
"dam magnifici et potcntis domini Crhagne Cossace, 
" olim magni comitis regni Bossine, et fratrum magni- 
" fici et potentis domini Sandali Cossace («c), presentia- 
" liter magni vaivode regni Bosslne et ceterji, ac etiam 
" magnifici comitis Stefani, filii ipsius comitis Vocac: 
" captum fuit quod predicti cum filiis et heredibus creen- 
" tur et fiant de numero nostrorum nobilium et de no- 
" stro Maiori Consilio, ita quod sint de Maiori Consi- 
" lio quemadmodum est idem Sandali et reliqui noblles 
" urbis nostre „. Una nota marginale a c. s A del regi- 
stro attesta che la p a r t e f u deliberata il 4 febbraio 
1424, 1423 m. V., dalla Quarantia ed il 13 febbraio ous- 
seguene dal Maggior Consiglio. 

' Francesco Bussone da Carmagnola era stato fatto 
conte di Castelnuovo di Scrivia e s'era imparentato col 
duca Filippo-Maria Visconti pel suo matrimonio con 
Antonia Visconti ; cf. Romanin, of. cit., IV, 106 sgg. 
La proposta di grazia, corrispondente al privilegio ri- 
cordato dal Sanudo, pure in data del 7 maggio 1426, 
nella quale egli viene denominato " magnifici viri Fran- 
" cisci, dicti Carmignole, comitis Castri-Novi, capitanei 
" generalis geritium nostrarum „ h stata pubblicata dal 
Battistklla, of. cii., p. 483. II privilegio si legge con 
quella data ac. 2Bdel "Liber secundus Privi- 
legiorum, edb stato cosi motivato : " cum itaque 
" magnificus et insignis vir Franciscus, dictus Carmigno- 
" Ja, de Vicecomitibus, comes Castri-Novi, omnium gen- 
" tium nostrarum eu-migerarum equestrium et pedestrium 
" capitaneus generalis, sicut multis et claria rerum expe- 
" rientiis compertum habemus fuerit atque sit nostri 
" dominii devotissimus fidelissimusque zelator, de cuius 
" fide et magnificis rebus gerendis pro honore, sublima- 
" tione et gloria status nostri ampliorem etiam et cla- 
" riorem experientiam futuris temporibus videre non du- 
" bitamus : nos volentes eius fidem et merita dignis 
" retributionibus compensare suamque magnificam per- 
" sonam ac eius posteros congruis honoribus insigni- 
"re. ...„. Poco dopo nello stesso documento si legge: 
" nobis quoque idem magnificus et insignis vir, comes 
" Franciscus, dictus Carmignola, solemniter ad sancta Dei 



"evangelia corporaliter fidelitatis debitum prestitit iura- 
" mentum „. Manca nel cit. "Liber Ur8a„ la corri- 
spondente deliberazione del Maggior Consiglio. II Bat- 
tistella non ha ricordato il privilegio. 

* Giordano Orsini, vescovo di Albano, fu pro- 
mosso a cardinale da Innocenzo VII il 12 giugno 1405; 
cf. Cardklla, Memorie storiche de' cardinali della Santa 
Romana Ckiesa, Roma, Pagliarini, MDCCXCIII, II, p. 321 
sgg. e Litta, oj!. cit., VIII (tavola XXII degli Orsinl). 
Carlo Orsini fu il capostipite del ramo che ebbe il titolo 
ducale di Bracciano ; cf. Litta, of. cit., VIII (tavola XXIII 
degli Orsini). II privilcgio ricordato dal Sanudo sl legge 
con quella data a c. 2 B del cit. "Liber secundus 
Privilegiorum„, e quei personaggi vi sono deno- 
minati : " reverendissimus in Christo pater dominus 
" lordanus miseratione divina episcopus Albanensls, 

* sancte Romane Ecclesie cardinalis, de Ursinis, dignis- 

* simus, et magnificus vir Karolus frater eius „. Nello 
stesso documento poco dopo si legge : " nobis quoque 
" ideni magnificus Carolus de Ursinis pcr suum procu- 
" ratorem legitimum ad hoc specialiter constitutum ad 
"evangelia sancta Dei solemniter fidelitatis prestitit iura- 
" mentum „. Manca nel cit. "Liber Ursa, la corri- 
spondente deliberazione del Maggior Consiglio, ma l'ho 
ritrovata a c. 78 B del registro XXII delle Grazie ed fe la 
seguente : " cum dominatio nostra semper sit solita suos 
" amicos et benivolos in suis iustis petitionibus exau- 
" dire, presertim illos quos rerum experientia cognosci- 
" mus ad quecumque concernentia statum nostrum non 
" solum promptissimos, sed proficuos: propterea ad in- 
" stantiam, requisitionem et amicabilem petitionem no- 
" tro dominio facta per reverendissimum dominum lor- 
" danum cardinalem de Ursinis, intimum amicum nostri 
" dominii prout clare nobis diversis modis Innotuit, cap- 
" tum sit in eius complacentiam quod sit de nostro Ma- 
" iori Consilio et de numero nostrorum nobilium repu- 
" tetur et habeatur, et similiter magnificus frater suus 
" Karolus de Ursinis cum eiusdem filiis et heredibus le- 
" gitimis „. La deliberazione fu presa prima dalla Qua- 
rantla nell'ottobre 1426 e poi dal Maggior Consiglio il 
24 del medesimo mese, ma non si pu6 stabilire il giorno 
della prima data, perche la pergamena e guasta al mar- 
gine del documento ove e segnata la solita nota. 

•^ Orlando, il magnifico, fu figlio naturale di Nic- 
C0I6 e venne poi da lui legittimato; cf. Litta, op, cit., 
V (tavole XVI e XVII dei Pallavicino). Era alleato di 
Venezia nella guerra .contro Filippo Maria Visconti : cf. 
RoMANiN, op. cit., IV, 129 sgg. II privilegio ricordato 
dal Sanudo si legge, raa coUa data del 9 novembre 1427, 
a c. 6 B del cit. "Liber secundus Privilegio- 
r u m „; il personaggio vi e designato " magnificus vir 
" Rolandus marchio Palavicinus, quondam magnifici mi- 



60 



MARIN SANUDO 



1428, a dl 7 marzo, el magnifico domino Zuanne di Varano, fiol dil signor Redolfo, di 

. 35 B Camerin 1 1 '. 

1433, a di 14 marzo, el magnifico e potente Carlo secondo de Tocho, dispoti di 1'Arta, 
duca di Leucate, zo^ Santa Maura, et conte palatino di la Zephalonia^ 

1434, a tO 23 mazo, el magnifico et potente domino Zorzi Possilovich, vayvoda; fiol fo 5 
dil magnifico Voislavo, conte et nepote dil signor duca Chervoia'. 



3. 14] CoA il cod. fer Ij. 

"Htis domini Nicolai de PalaviciniB „. Quanto al pri- 
vilegio cf. Battistella, op. dt., 166 sgg. Manca nel cit. 
"Liber Ursa„ la corrispondente deliberazione del 
Maggior Consiglio. Nel 140S (1407 m. v.), I2 gennaio, 
gli era stato concesso da Michele Steno il privilegio di 
cittadinanza interna ed esterna ; cf . il cit. "Liber pri- 
mus Privilegiorum» a c. 159 B. Ho ritrovato a 
c. 94 A del registro XXII delle Grazie la parte corri- 
spondente alla concessione del privilegio di nobilti ed h 
la seguente : " quod magnificus Rolandus marchio Pala- 
" vicinus, recommendatus noster, fiat et sit nobilis civis 
" noster, et aggregetur in numero nobilium noatrorum 
"de nostro Maiori Consilio cum suis filiis et heredibus 
" ex eo legitime descendentibus „. La parte fu appro- 
vata il 30 ottobre 1427 dalla Quarantia e il 9 dicem- 
bre susseguente dal Maggior Consiglio, come e attestato 
da una nota al margine del documento nel registro. 

> Giovanni di Varano, signore di Camerino, fu 
nel 1426 come capitano agli stipendi di Venezia e sino 
dal 1424 dopo la morte del padre Rodolfo teneva coi 
fratelli Gentil-Gandolfo e Pier-Gentile il governo di Ca- 
merino; cf. Litta, op. cit., III (tavole I e II dei Varano). 
II privilegio ricordato dal Sanudo si legge con quella 
data a c. 7 B del cit. "Liber secundus Privile- 
g i o r u m „ ; il personaggio vi h designato " magnificus 
" dominus lohanes de Varano, filius magnifici et poten- 
" tis domini Rodulfi, Camerini et cetera,. Manca nel 
cit. "Liber U r s a „ la corrispondente deliberazione del 
Maggior Consiglio, ma I'ho ritrovata a c. 98 B del re- 
gistro XXII delle Grazie ed e la seguente : " quod ad hu- 
" milem supplicationem magnifici et potentis domini 
" lohannis de Varano, Camerini et cetera, fiat eidem gra- 
" tia quod cum suis filiis et heredibus ex eo legitime de- 
" scendentibus sit et creetur de numero nostrorum nobi- 
"lium ac de nostro Maiori Consilio, sicut humiliter 
" supplicavit „. La parte fu deliberata il 27 febbraio 
1408, 1407 m. v., dalla Quarantia ed il 7 marzo susse- 
guente dal Maggior Consiglio, come e dimostrato da una 
nota al margine del documento nel registro. 

' Arta fc nell' Albania meridionale presso il golfo 
omonimo. Sathas nei MvvjiisJa 'E/,XrjVtxf;3 tatoptas, Pa- 
ris, Maisonneuve, 1S82, III, 416, 417 da il testo della 
parte presa dal Senato il 14 marzo 1433 in risposta 
alla petizione " despoti Caroli secundi „ al quale gli Ot- 
tomani avevano tolto Giannina con gran parte del de- 
spotato e minacciavano di privarlo anche del resto, ciofe 
di Arta, Leucatc, Zacinto e Cefalonia. Carlo avea chie- 
sto la tutela di Venezia e di essere aggregato alla nobilta 
della Repubblica. In quelle isole i Veneziani esercitavano 
un vivo commercio. II privilegio, ma in data del 15 
marzo 1433,^1 legge a c. 17 A del cit. "Liber secun- 
dus Privilegiorum „ ; il personaggio vi e indicato 
" magnificus et potens dominus Carolus secundus de 



" Thocho „ e nel margine vi & aggiunto : " Arte despotatus 
" et cetera, dux Leucate et comes palatinus Cefalonie, 
" Itaci et lacinti „. H privilegio e ripetuto a c. 40 B 
dello stesso registro, ma con qualche variante ; da que- 
sta seconda copia e attestato che 1' istanza fu presentata 
al doge " nuperime per spectabilem virum , dominum 
" Georgium de Rainarolis de Pensauro, oratorem suum „ , 
mentre neIl'altro esemplare il fatto fe indicato in modo 
generico colla frase: " nuperime per suum oratorem „. 
Manca nel cit. "Liber Ursa„ la corrispondente deli- 
berazione del Maggior Consiglio, ma 1' ho ritrovata a c. 
50 A del registro XXIII delle Grazie ed h la seguente : 
" quod magnifico domino Karolo secundo, despoto Arte, 
" dilecto amico nostri dominii, cuius progenitores fue- 
" runt semper amicissimi nostri dominii, concedatur ex 
" gratia speciali sicut supplicari fecit per suum oratorem 
" ad nos missum, quod sit et eligatur noster nobilis Ve- 
" netiarum et de nostro Maiori Consilio cum suis filiis 
" et heredibus ex eo legittime descendentibus „ Una nota 
al margine del documento nel registro attesta che la de- 
liberazione fu presa il 14 marzo 1433 dalla Quarantia ed 
il giorno seguente dal Maggior Consiglio. Quanto a que- 
sta famiglia del Tocco cf. la tavola genealogica in Hopf. 
Croniques grico-romanes inidites ou peu connues, Berlin, 
Weidman, 1873 a p. 530. Questo Carlo 11 mor\ nel- 
l'ottobre 1448. 

^ II privilegio ricordato dal Sanudo si legge con 
quella medesima data a c. 18 B del cit. "Liber secun- 
dus Privilegiorum^; il personaggio vi e desi- 
gnato : " magnificus et potens dominus Georgius Pos- 
" silovich, filius quondam raagnifici et potentis domini 
" Voislavi comitis et nepos quondam magnifici et poten- 
" tis domini duche Chervoye, Bossine et partium infe- 
" riorum vayvoda et cetera „. Segue dopo qualche pe- 
riodo nello stesso documento : " nobis quoque idem ma- 
" gnificus et potens dominus Georgius Possillovich per 
" prudentem virum Thomam condam Francisci de Pon- 
" tremulo oratorem iara dictura et procuratorem suum 
" legitimum ad evangelia sancta Dei solemniter fidelita- 
" tis prestitit iuramentum. ... „ . Manca nel cit. "Li- 
ber Ursa„Ia corrispondente deliberazione del Maggior 
Consiglio, ma Tho ritrovata a c. 94 A del registro XXIII 
delle Grazie ed e la seguente: " quod magnificus et po- 
" tens dominus Georgius Posilovich, vayvoda, filius con- 
" dam comitis Vaslai et nepos condam ducis Crevoye 
" (sic), cum filiis et heredibus suis tam natis quara na- 
" scituris ab eo legitime descendentibus recipiatur in no- 
" bilem Venetiarura et de nostro Maiori Consilio, et fiat 
" ei nostrum patens privilegium in forma solita „. La 
deliberazione fu presa il 22 maggio dalla Quarantia ed 
il giorno seguente dal Maggior Consiglio, come e pro- 
vato da una nota al margine del documento nel regi- 
stro. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



61 



1435, a dl 3 april, el magnifico signor Thadio, marchexe di Este K 

1435, a di ultimo decembrio, el magnifico domino Zorzi, dlspoti di Raxia et signor di 
Servia ^ 

1436, a di 4 marzo, la illustre domina Agnese; sorela fo dil serenissimo domino lani, re 
5 di Cypro '. 



2. 143S, a d\ ultimo decembrio] Cos) il cod. 

' Taddeo d'Este dal 1418 in poi fu pii volte agli 
stlpendi di Venezia ed ebbe fama di buon condottiero. 
L'E8tense ciie allora dominava in Ferrara, in Modena, 
nel Polesine e in altre terre col titolo di marcheee, era 
Niccol6, undecimo signore di quei luoghi, di quella faml- 
glia ; cf. LiTTA, 0/. cii., III (tavole IX e XI degli Esten- 
si). XI privilegio ricordato dal Sanudo si legge con quella 
data a c. 19 B del cit. "Liber secundus Privile- 
giorum,, ed h cos\ motivato : " cum itaque magnifi- 
" cus Tadeus, marchio Estensis, dilectissimus noster ac 
" honoris et status nostri celantissimus, iam dudum su- 
" perioribus modernisque temporibus multisque et variis 
" modis ac in diversis partibus tam in re militari quam 
" aliter pro statu nostro ac pro sublimatione et gloria 
" Reipublice nostre nuUis persone sue parcendo labori- 
" bus vel periculis tanta ferventia tantaque prompti- 

* tudine, fide ac probitate se gesserit ut nec malor fide- 
" litas nec ferventior devotio nec promptior animus nec 

* verior experientia nec clarior virtus in quocumque 

" conspici potuisset „. Manca nel cit. " L i b e r 

U r 8 a „ la corrispondente deliberazione del Maggior Con- 
siglio, ma l'ho ritrovata a c. 121 B del registro XXIII 
delle Grazie ed e la seguente : " quod magnifico Tadeo 
" marchioni Estensi qui pro honore et augmento status 
" nostri iam dudum in multis locis et partibus ac mul- 
" tis modis tam in re militari ct factis armorum quam 
" aliter fidelissime ac probissime se exercuit non parcen- 
" do laboribus vel periculis persone sue, et nunc ultimo 
" in hac nova conspiratione attentata in civitate nostra 
" Padue, in qua ita fideliter et uotabiliter se exercuit si- 
" cut omnlbus notum est, quod nec maior fidelitas nec 
" ferventior devotio nec promptior animus nec verior et 
" clarior experientia in quocumque videri potuisset ad 
" honorem et statum nostrum, propter que omnia amplis- 
" sime meruit non solum laudem et honorcm sed sue fldei 
" et devotionis meritum et perpetuam raemoriam et exem- 
" plum : fiat gratia quod idem Tadeus cum eius filiis et 
" heredibus masculis de leglttimo matrimonio procreatis 
" et procreandis assumatur et sit nobilis civis noster ac 
" de numero aliorum nobilium nostrorum de nostro Maio- 
" ri Consilio et cum honoribus, dignitatibus, iurisdicio- 
" nibus et preheminenciis quibus sunt alii nostri nobiles 
" de nostro Maiori Consilio „. La parte fu presa il 
prirao aprile dalla Signoria, poi dai tre capi dclla Qua- 
rantia, quindi dalla Quarantia ed 11 tre aprile susseguente 
dal Maggior Consiglio. come e provato da una nota al 
margine del documento nel rcglstro. 

^ Giorgio del fu Vulco Brancovich, despoto di 
Rascia e signore di Serbia, fu aggregato al Maggior Con- 
siglio per deliberazione presa da questo il 31 dicembre 
1435, la quale' si legge a c. 106 B del cit. "Liber 
Ur sa „ ed fe stata pubblicata dal Liubic, o/. cii., XXI, 87. 
II privilegio ricordato dal Sanudo si legge, ma in data 
dfil 26 marzo 1436, a c. 20 A. del cit. "Liber secun- 



dus P rivilegiorum „ ed h cosi motivato : " cum 
" itaque illustris et magnificus dominus Georglus, Dei 
" gratia regni Raxie despotus ac dominus Servie et ce- 
" tera, intensam affectionem quam per retrolapsa tem- 
" pora nec minus in presenti nostre reipublice habuit 
" et habet, multipliciter ostenderit in cunctis que ad nos, 
" ducatum nostrum singularesque personas ducatus eius- 
" dem spectant et pertinent, liberaliter et laudabiliter se 
" promptissimum exhibens et ostentans amicabilibus re- 
" quisitionibus nobis sua parte porrectis per virum no- 
" bilem Nicolaum Memmo, dilectum civem nostrum ora- 
" toremque a presentia ipsius illustrissimi domini de- 
" spoti nuperime redeuntem. . . . „ La stessa p a r t e del 
Maggior Consiglio si legge senza alcuna diversita for- 
raale e colI'aggiunta della votazione anche a c. 76 A del 
registro "Spiritus„ delI'Avogaria di Comun ; al con- 
trario, in una forma alquanto diversa (per altro senza 
differenze di concetto) Tho ritrovata a c. 135 B del libro 
XXIII delle Grazie, ove una nota al margine del docu- 
mento nel registro prova che la parte fu presa il 30 
dicembre dalla Quarantia ed il giorno seguente dal Mag- 
gior Consiglio. 

^ II privllegio ricordato dal Sanudo si legge con 
quella data a c. 20 A del cit. "Liber secundus 
Privilegiorum,; souo notevoli le frasi seguenti del 
documento : " cum itaque illustris et excellens domina 
" Agnes , felicis memorie condam serenissimi domlni 
" lani ultimi regis Cipri soror inclita, illustrissimorum 
" predecessorum suorum nostri status acque dominii be- 
" nivolorum ac cordlalium amicorum mores immitata af- 
" fectionem sincerissimam reipublice nostre continue ges- 
" serit ac liberaliter demonstrarit in cunctis que ad du- 
" catum nostrum et singulares personas ducatus eiusdem 
" se promtissimam exhibens, nuperime nobis exponi fe- 
" cerit pro conplacentia et gratia sese habituram ut di- 
" gnemur eandem aggregare numero aliarum nobilium 
" nostrarum venetarura nostri Maioris Consilii : nos at- 
" tendentes illustris domine Agnetis sinceram devotio- 
" nem et fidera eiusque affectionera gratiosius ad mit- 
" tentes, notum vobis fieri voluraus universis per huius 
" nostri privilegii paginam et tenorem quod omni iuris 
" consiliorura et ordinum nostrorum necessaria et integra 
" solemnitate servata eandem illustrem dominara Agnetem 
" in nobilem et honorabilem civem nostram ac de numero 
" aliarum nobllium civium nostrarum de nostro Maiori 
" ConsUio recepimus atque recipimus. . . . , . A torto 
adunque il Maslatrie nella sua G^nSalo^ie des rois de 
Chyfre de la famille de Lusignan (Archivio Vencto XXI, 
369 sgg.) crede che il Sanudo abbia qui confuso Anna, 
figlia di lanus di Lusignano re di Cipro, con Agnese zia 
di lei e sorella del medesimo, morto gia dal 29 giugno 
1432. Manca la p a r t e corrispondente del Maggior Con- 
siglio nel cit. "Liber Ursa„, ma l'ho ritrovata a c- 
136 B del registro XXIII delle Grazie ed e la seguente; 



62 



MARIN SANUDO 



1438, a di 8 octubrio, et spectabile et magnanimo homo Piero di Avogari, commendabel 

citadim di Brexa \ 

1438, a di 8 octubrio, el magnifico domino Stephano, ditto Gatamelata, de Nami, ca- 
petanio zeneral nostro, e li fo donk la caxa di San Polo ^ 



■X. 1438 a dl 8 octubrlo] Cosi il cod. con errore derivato dalla rifetizione della data delf aggregazione 
frecedente. 



' Intellecta supplicatione lllustris domine Agnetls sororis 

* condam felicis memorie serenissimi domini regis Cipri 
" ultimo defuncti, et affectione quam iiabet ad statum no- 

* strum, fiat eidem gratia sicut suo nomine a nobis extitit 
" requisitum, quod aggregetur et sit in numero aliarum 
" nobilium nostrarum renetarum nostri Maioris Consilii 
" Ita quod gaudeat omnibus beneficiis et immunitatibus 
" quibus alie nobiles Venetiarum gaudere possunt „. La 
parte fu presa il 4 febbraio 143S (1436 m. v.) dalla 
Quarantk ed il 4 marzo susseguente dal Maggior Con- 
siglio, come fe provato da una nota al margine del do- 
cumento nel registro. 

' II privilegio ricordato dal Sanudo si legge con 
quella data a c. 22 B del cit. " Liber secundus Pri- 
vilegiorum,, ed6 cosl motivato : " cum itaque spe- 
" ctabilis vir Petrus de Advocatis, fidelissimus et dilectis- 
" simus civis noster Brixiensis ac honoris et status no- 
" stri sincerissimus zelator quemadmodum multiplicibus 
" operibus nierito extollendis et memorandis apud no- 
" stram excellentiam celeberrime claruit, ut evidentissi- 
" mum est universis „. Dopo alcuni periodl si legge 
nello stesso documento : " nobis quoque idem spectabilis 
" Petrus de Advocatis solemniter ad sancta Dei evange- 
" lia fidelitatis debitum prestitit iuranientum „. Manca 
la parte corrispondente del Maggior Consiglio nel cit. 
"Liber Ursa„, ma I'ho ritrovata a c. 223 A del re- 
gistro XXIV delle Grazic; ha grande valore storico, 
perche da i motivi che detefminarono quel provvedimen- 
to. La parte e la seguente: " quod spectabili viro Pe- 

* tro de Advocatis, fidelissimo civi nostro Brixiensi, de 
" cuius fide, promptitudine et ferventia ad honorem et 
" statum nostrum vise sunt mirabiles experientie non 
" solum in dando nobis civitatem Brixie sed in eius con- 
" servatione ac in reliquis omnibus occurrentibus et mo- 
" do novissime personaliter veniendo et aducendo ma- 
" gnificum capitaneum et gentes nostras de Brixiensi in 
" Veronensem per montes, valles et vias asperimas, unde 
" dici potest quod per industriam et provisiones ipsius 
" Petri dicte gentes nostre venerint cum salute, et quod 
" status noster assecuratus sit per cuius etiam presen- 
" tiam in Brixia status noster conservabitur in illa ci- 
" vitate, et qui semper in omnibus factis nostris se exer- 
"cuit et exercere disponat absque aliqua consideratione 
" laborum, sumptuum vel periculorum, sicut omnibus 
"notissimum est: fiat gratia quod ipse Petrus cum eius 
" filiis et descendentibus legitimis sit et esse debeat nobilis 
" civis noster ac de nostro Maiori Consilio ut per hanc 
" gratificationem et munificentiam nostram de bono in 
" melius ad honorem et statum^nostri dominii se dispo- 
" nat „. Segue la nota, della stessa scrittura del docu- 
mento: " 1438, die VIII octobris, capta per sex consi- 
" liarios ; die dicto capta per tria capita de XL ; die dicto 
"capta in Consilio de XL; die dicto capta in Maiori 



Consilio „. II documento in alcune frasi h di difficile 
lettura, perche la pergamena del registro e guasta. 

^ II privilegio ricordato dal Sanudo si legge, ma 
in data del 10 luglio 1439, a c. 24 A del cit. "Liber 
secundus Pr i vilegiorum „ ; sono degne di nota 
le seguenti frasi del documento : " vigentibus in con- 
" spectu nostro magnificis operibus et gestis ac meritis 
" quibus in agendia nostre reipublice magnificus armorum 
" capitaneus noster generalis Stefanus, dictus Gatliame- 
" lata, de Narnea claruit in commisso eidem per nos ca- 
"pitaneatu generali omnium gentium nostri militaris et 
" pedestris exercitus quem strenue ac tanta moderatione 
" gubernavit ; et volentes in presenti per aliquod gra- 
" titudinis signum eundem ad venture posteritatis me- 
" moriam decorare servatis consiliorum nostrorum so- 
" lemnitatibus opportunis : prefatum magnificura Stefa- 
" num in Venetum et nobilem civem nostrum ac de 
" nostro Maiori Consilio cum suis filiis et heredibus legi- 
" timis gratiose recepimus. . . „. Segue poi : " nobis quo- 
" que prefatus magnificus Stefanus ad evangelia sancta 
" Dei solemniter fidelitatis debitum prestitit iuraraen- 
" tum. volentes quod queraadraodum consortio nostrorura 
" nobilium civium de nostro Maiori Consilio suam ma- 
" gnificentiam aggregavi mus, ita et pro eiua nobilitatis 
" honore mansionem in hac civitate nostra dignitati 
" eius congruam habeat , unde eidem magnlfico Ste- 
" fano dedimus et concessimus ac per presentis nostri 
" privilegii seriem damus acque concedimus pro eodem 
" et pro filiis et descendentibus suis raasculis legitimis de 
" legitimo matrimonio procreatis et procreandis per li- 
" ncam masculinam domum magnam nostri dominii in 
" hac civitate nostra Venetiarum supra campum et in 
" parochia Sancti Pauli situatam quam Aluisius de Ver- 
" me possidebat . . . . „. Cf. la nota 3 a p. 51. Manca nel 
cit. "Liber Ursa, la corrispondente deliberazione del 
Maggior Consiglio, ma 1' ho ritrovata a c, 223 A del 
registro XXIV delle Grazie ed e la seguente : "1438, in- 
" dictione secunda. cum omnibus notura sit per verara 
" rerum experientiam cura quanta fide et ferventia ma- 
" gnificus Gatamellata a Narnea, omnium gentium no- 
" strarum armigerarum capitaneus generalis, postquam 
" fuit ad nostra servitia in orani gradu continue se exer- 
" cuit et exercet ad honoreraet statura nostrum, unde 
" pertinet adhonorera et dignitatera nostri dominii osten- 
" dere per eftectum talera gratitudinem et munificentiam 
" quod non soium ipse sed totus raundus intelligat quod 
" eius fides et magnifica gesta fuerunt et sunt nobis et 
" nostre reipublice acceptissima, utque de bono in rae- 
" lius conservet et augeat hanc eius fidem et promptitu- 
" dinem in rebus omnibus concernentibUS honorera et 
" statum nostrunl, utque ceteris detur exeraplum bene 
" merendi in nostra republica: fiat sibi gratia quod idem 
" magnificus Gatamellata cum eius filiis et descendenti- 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



63 



1439, a di 30 novembrio, lo illustre signor Francesco Sforza-Viceconte, conte di Co- 
dignola et Ariano, marchexe di la Marcha, confalonier di la Chiexia et capetanio di la liga; 
e li fo dona una caxa a san Pantalom '. 

1443, a di 17 zugno, il reverendissimo in Christo padre, domino Sydro, cardinal Ruti- 
nense, tituli sancti Petri et Marzelli^ 

1443, a dl 17 decembrio fo renov^ il privilegio al magnifico conte Nicolo di Segna, di 
Frangipani, che fu fato a suo padre K 



I. 30 novembrio] Cosi il cod, /er 23 novembrio. — 4. 17 zugno] Cosi il cod. fcr 15 zugno. — 6. 1443] Cosi 
il cod. fer 1403. 



" bus legitimis sit et esse debeat nobllis civis noster ac 
" de nostro Maiori Consilio cum omnibus conditionibus, 
" honoribus, dignitatibus, preeminentiis et iurisditionlbus 
" aliorum nostrorum nobilium de nostro Maiori Consi- 
" lio ,. Segue la nota senza variazione di scrittura: 
" 1438, die VIII octobris capta per sex consiliarios. die 
" dicto capta per tria capita de XL. die dicto capta in 
" Consilio de XL. die dicto capta in Maiori Consillo „. 
Questa nota dimostra clae il Sanudo confuse la data del 
privilegio con quella delle delibprazioni corrispondenti. 
II Gattamelata era stato capitano generale della Repub- 
blica di Venezia nella guerra del 1437 -1438 contro Fi- 
lippo-Maria Visconti e s'era segnalato nella ritirata da 
Brescia a Verona; morl poco dopo nel 1443 a Padova; 
cf. RoMANiN, op. cit., IV, 183 sgg. 

' II privllegio ricordato dal Sanudo si legge, ma 
in data del 33 novembre 1439, a c. 24 B del cit. Liber 
secundus P ri vi legio r u m , ; lo Sforza vi & desi- 
gnato : " illustris et magnificus dominus Franciscus Sfor- 
" cia-Vicecomes, comes Cotignole et Ariani, marchio Mar- 
" cliie et cetera ac sancte Romane Ecclesic confalonerius 
" et capitaneus gencralls lige, filius noster carissimus „. 
Dopo alcuni periodi si legge nello stesso privilegio : 
" nobis quoque prefatus dominus comes Franciscus ad 
" evangelia sancta Dei solemniter fidelitatis debitum pre- 
" stitit iuramentum „. Segue nella stessa carta del regi- 
stro l'atto di donazione, con egual data, pel quale la 
Repubblica gli concede " domum nostram duarum .tur- 
" rium situatam in civitate nostra Venetiarum super 
" CanEde Maius in parochia Sancti Panthaleonis „. La 
lega era quella fatta il 19 febbraio 1439, 1438 m. v., 
tra Venezia e Firenze contro Filippo-Maria Visconti. 
Eugenio IV nel marzo 1435 aveva riconosciuto lo Sforza 
come suo Vicario nella Marcha e gonfaloniere della Chie- 
sa; cf. LiTTA, op. cii., I (tavola I degli Attendolo di Co- 
tignola) e Rosi, Della Si^noria di Francesco Sforza nella 
Marca secondo le mcmorie dell' Archivio Recanatese, Re- 
canati, Simboli, 1895, P- '6. Lo Sforza aveva compiuto 
in, quella guerra nel novembre 1439 memorabili e fortu- 
nate operazioni contro il Piccinino, generale del Viscon- 
ti, per le quali Venezla aveva potuto ricuperare Vicenza e 
Verona; cf. Romanin, of. cit., IV, 197 sgg. Manca nel 
clt. "Liber Ursa„Ia corrispondente deliberazione del 
Maggior Consiglio ; ma essa si legge a c' 243 B del re- 
gistro XXIV delle Grazie ed fe la segucnte: " quod illu- 
" stris comes Franciscus Sfortia fiat cum suis filiis et 
"heredibus noster nobilis et de nostro Maiori Consilio 
" cum omnibus modis et solemnitatibus consuetis „. Una 
nota al margine del documento nel registro attesta che 
questa parte fu presa il 30 novembre dalla Quarantia 
e poi dal Maggior Consiglio. 



' La corrispondente deliberazione del Maggior Con- 
siglio si legge in data del ij giugno 1443 a c. 144 B 
del cit. "Liber Ursa^ edela seguente: " cum reve- 
" rendissimus dominus Isidorus, cardinalis Ruteniensis 
" seu de Russia, qui his diebus hic stetit et nunc pro- 
" fectus est in Curiam, cum maxima instantia petierit 
" et supplicaverit assummi in numero nobilium et civium 
" nostrorum ut eius sinceritas et singularis affectio quam 
" habet et perpetuo habere disponit ad nostrum domi- 
" nium et hanc inclitam civitam omnibus sit manifesta : 
" fiat sibi gratia quod idem dominus cardinalis accepte- 
" tur et sit nobilis civis noster ac de numero aliorum 
" nobillum de uostro Maiori Consilio cum honoribus 
" et condltionibus consuetls „. La parte ebbe seicen- 
totrentasette voti favorevoli, dicianove contrari e otto 
astenuti. Segue nel cit. " Liber Ursa, la nota: " die 
" XV iunii 1443 capta per quinque consiliarios et tria 
" capita. item, in Consilio de XL per XXXII „. La mede- 
sima parte, ma con un grave errore di trascrizione, 
si legge anche a c. 7 B del registro C deII'Avogaria di 
Comun. II privilegio ricordato dal Sanudo si legge, ma 
in data del 15 giugno 1443, a c. 35 A del cit. "Liber 
secundus Privilegiorum^; il personaggio vi e 
designato " reverendissimus in Christo pater, dominus 
" Isidorus, miseratione divina tituli sanctorum Petri et 
" Marcelli sancte Romane Ecclesie Cardinalis, Rutenien- 
" sis, dignissimus „. Isidoro di Tessalonlca, abbate di 
San Demetrio a Costantinopoli, quindi vescovo di Kiew, 
fu poi nominato cardinale col titolo dei santi Pietro e 
Marcellino nel concillo di Firenze da Eugenio IV il i8 
dicembre 1439: cf. Cardella, of. cit., III, 74. 

*.Cf. la nota i a p. 51. Del privilegio ricordato dal 
Sanudo si fa menzione a c. 81 B del cit. "Liber pri- 
mus privilegiorum^in una nota marginale al cit. 
documento del 7 luglio 1387. La nota h la seguente: 
" Nota quod istud idem privilegium refectum fuit in per- 
" sonam magnlfici domini Nicolai, nati condam prefati 
" domini lohannis, comitis Segne, in millesimo quadrin- 
" gentesimo tercio, indictione XII, die XVII mensis de- 
" cembris „ ; quindi la data del testo della cronaca deve 
essere corretta in 17 dicembre 1403. Manca nel cit. 
"Liber Leona„Ia corrispondente deliberazione del 
Maggior Consiglio, e solo vi si legge a c. 13S A la 
parte seguente in data dell'undici novembre 1403: 
" quod pro honorando magnificum dominum Nicolaum, 
" comitem Segne, quia bonum est eum conservare in 
" amicum nostrum, potuerint expendi, sicut consultum 
" fuit per dominos consiliarios et capita et captum in 
" Consilio de XL, ducati sexaginta in illis rebus que do- 
" minio apparuerunt „. 



64 



MARIN SANUDO 



1444, a di 15 marzo, el serenissimo domino Stephano Tomas, re di Bossina S et il ma- 
gnifico Zuanne, fiol dil magnifico vayvoda Radislao Paulovich ^. 

1446, a di 9 octubrio, el magnifico cavalier, domino Michiel di Attendulo, capetanio ze- 
neral di I' exercito nostro ; erra conte di Codignola K 

1448, a dl 9 zugno, el spectabel cavalier, domino Antonio di Martinengo, nobel * et 5 
fidelissimo nostro, citadim di Brexa^ 



' Manca il documento nei registri dei privilegi e 
la parte in quelli del Maggior Consiglio. 

' Manca nelle fonti citate in questa nota i l'indi- 
cazlone del privilegio. Ma e per questo personagglo e 
per quello della nota precedente 11 privilegio e attestato 
da un documento che si legge a c. 107 B del libro XXV 
delle Grazie ed e in data del 1444, indizione settima. 
La proposta della grazia corrispondente e cosl formulata : 
" quod serenissimus dominus Stephanus Thomas rex Bos- 
" sine ac magnificus lohannes vayvoda, filius magniiici 
" valvode Radisla/ Paulovlch cum eorum et cuiuslibet eo- 
" rum filiis et heredibus de eorum corporibus legitime 
" descendentibus sint nobiles et de Maiori Consllio Ve- 
" netiarum. et formata fuerunt privilegia „. Due note 
al raarglne del documento nel registro attestano che la 
proposta fu approvata il quattordici marzo dai Quaranta 
ed il quindlci dal Magglor Consiglio. 

3 II privilegio rlcordato dal Sanudo ai legge con 
quella data a c. 37 A del cit. "Llber sacundus Pri- 
vilegiorum^ ed e cosi motivato : " cum itaque ma- 
" gnificus et insignis miles, dominus Michael de Atten- 
" dolis, Cotignole comes, omnium gentium nostrarum 

* armigerarum equestrium et pedestrium capitaneus ge- 
" neralis sicut multis et claris rerum experientiis com- 
" pertum habemus, fuerit atque sit nostri dominii de- 

* votissiraus fidellssimusque zelator ...... Manca nei 

cit. "Liber Ursa„ la corrispondente deliberzizione del 
Maggior Consiglio. Nel privilegio, alcuni periodi dopo 
11 passo cltato, sl legge : " nobis quoque idem magnificus 

* et insignis miles, dominus Michael, tanquam verus cl- 
" vls et nobilis noster solemniter ad sancta Dei evange- 
" lia corporaliter fidelitatis (Cod. fidelitas) debitum pre- 
" stitlt iuramentum „. Michele Attendolo del fu Gia- 
como, coute di Cotignola, capitano generale dl Venezia 
nella guerra contro Filippo-Maria Visconti, aveva ripor- 
tato il 28 settembre dl queU'anno una segnalata vlttoria 
su Francesco Piccinino, generale del duca ; cf. Romanin 
0/. cit. IV, 211. Nel registro XXVI, gia XXIII, delle 
Grazie, ora perduto, si leggeva la parte corrispondente 
del Maggior Consiglio coUa data del 9 ottobre 1446, 
come e dimostrato da uno spoglio fattone a Venezia uel 
secolo XVII. Questo spoglio si conserva airArchivio di 
Stato dl Venezia tra gli atti dell'Avogaria di Comun. 

< Cf. MuRATORi XXII, 434. 

^ Questa aggregazlone e rlcordata nell' indice del cit. 
codice ex Brcra. II registro XXVI, gia XXIII, deUe Gra- 
zie che ne conteneva 11 documento a c. 54, ora e perduto, 
ma fortunatamente Marln Sanudo ne ha copiato 11 testo e 
la sua trascrlzione si conserva nel cod. Marciano Lat. X, 
291 a c. 14 B. II testo della grazia e il seguente: " cum 
" sicut exposult Bpetabills mlles, dominus Antonlus de 
" Martinengo, nobilis et fidellssimus civis nostcr Brixien- 

* sis, ipse et omnes sui pro honore et gloria nostri do- 

* minli ac pro conservatione et ampliatione status no- 



" stri prontisslmo animo continue exposuerlnt personas 
" suas et amicorum suorum ac facultates et vitam et quic- 
" quid aliud potuerunt nec unquam se fessos (cod. fesso) 
" viderint in rebus occurentibus concernentis {sic!) de- 
" cus et bonum statum excelentie nostre, absque aliqua 
"considerationelaborum et periculorum, sicut de predicLls 
" omnibus claruit nostro dominio operum per efFectus ; 
" nam Leonardus de Martinengo, eius frater maior natu, 
" in servltiis nostrls vitam finivlt, ipseque dominus An- 
" tonius in diversls locls multis vicibus personam suam 
" manifeste mortis periculo pro statu nostro exponere 
" non dubitavit ; et deraum per gentes hostilea cognita 
" sollcitudine et ferventia cum qua idem domiuus Anto- 
" nius se exercebat pro statu nostro contra statum du- 
" cis Medlolani, factus fuit insultus contra locum suum 
" Vradi prope flumen Olel, quem locum totum Incendio 
" consumpserunt et destruxerunt caplendo et abducendo 
" captivos, masarios et laboratores suos cum eorum ani- 
" mallbus et bonis cum notabilissimo damno suo multo- 
" rum mllium ducatorum, quod damnum pacientissime 
" suportavit dummodo facta nostra prospere sucederent; 
" quod fecerit cum persona et industria sua quando exer- 
" citus nostcr transivit flumen Abdue, omnibus mantfe- 
" sta fuit et presertim magniflco capltaneo nostro ge- 
" nerali qui in signum sempiternum fidei et virtute ac 
" laudabillum operationum suarum ipsum dominum An- 
" tonium honore mllitle solemniter insignlvit; quanta 
" etiam continue operatus fuerit et operetur quotidle 
" tam citra quam ultra Abduam et Padum et aliter mul- 
" tis modis notum fuit et est nostro dominlo, tam au- 
" tem amicis, atinentibus et alils propter amicitias et 
" aflinitas (.t/c) et credulitate quam habet per totam ferme 
" Lombardiam ; stetitque etlam in exeicitu modo prius 
" in persona propria cum duodecim et quatuordecim equis 
" suls sumptibus, et nocte nil aliud vigilavit et vigilat 
" quam ad augumentum honoris et status nostri; pro 
" quibus quidem confidenter clementla celsltudinis nostre 
" que fidem et merita servitorum suorum semper remu- 
" nerare consuevlt, humlllter suplicavit ut pro honore 
" suo et domus sue et ut ab omnlbus intelligatur ac per 
" veram experientiam cognoscatur elus fide (sic) et opera 
" excellentie nostre fuisse et esse grata, ipsum dominum 
" Antonium dlgnaremur recipere et agregare de numero 
" nobilium civium nostrorum de nostro Maiori Consllio 
" cum honoribus, dlgnltatibus, preheminentlis et condi- 
" tionibus consuetis allorum nobUibus Maiori Consllli 
" memorati : Captum fuit consideratis predlctis et alils 
" merito considerandls, quod fiat gratia eidem domino 
" Antonlo slcut petit et sicut superlus tactum et expres- 
" sum est „. II Sanudo aggiunse con altro inchlostro " et 
" fuit capta „ , ma la forma dl questi documenti prova 
che questa fu uua nota personale del Sanudo ed estranea 
al testo del documento. Una nota premessa dal Sanudo 
ed evidentemente tratta da un' altra che sl leggeva al 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



65 



1455, a d) 1 1 novembrio, lo illustre domino Stephano, duca di Santa Sava, gram vayvoda 
dil re di Bossina e domino Vladislao suo fiol *. 



Duce domino Pasqual Malipiero: 

1458, a dl 3 zen^r, li magnifici signor Lunardo, Zuanne et Antonio del Thoco; fioli fo 
5 dil magnifico e potente signor Carlo 2° di TArta ; f o renov^ il privilegio *. 

1459, a dl 27 zenfer, il reverendissimo in Christo padre, domino Prospero de Columna, 
cardinal, con li illustri soi fradelli, signor Antonio, principe di Salerno e prefeto di Roma, 
e signor Odoardo, duca di Martia '. 

1461, a di X dezembrio, el serenissimo domino Stephano, re di Bossina*. 



Santa] Cosi il Sanudo fer Santo (cioi S, Saia). — 9. X] Coai il cod, fer I. 



margine del documento nel registro, attesta che la parte 
fu approvata il prlmo giugno 1448 dalla Quarantla ed 
il nove susseguente dal Maggior Consiglio. 

' II privilegio ricordato dal Sanudo si legge a c. 173 
A del libro XIV dei citt. " Commemoriali „, a cui 
rimanda la nota a c. 37 B del cit. "Liber secundus 
Privilegiorum „ e quel principe vi e denominato: 

* illustris dominus Stefanus, dux Sancti Save ac regni 

* Bossine magnus vayvoda ,. II documento fe stato pub- 
bllcato dal Ljubic. of. cit., XXII, 75. Nel luogo stesso 
dei " Commemoriali , si legge la nota: " Slmlle 
" privilegium factum fuit illustri domino Vladlslavo, il- 

* lustri domini ducis Stefani Sancti Save filio die XXVI 

* februarii 1464 , (cioe 1465 secondo il computo comune) 
la quale testiraonianza rettifica la notizia del Sanudo, 
che pone i due privilegi colla stessa data. II privilegio 
largito a Stefano ha una nota la quale attesta che quel 
re " per magnificum dominum Vlatchum filium suum 
" ac oratores.... prestitit iuramentum.... MCCCCLV, 

* die XI novembris^. Mancano nel cit. "Liber Re- 
gina„ le due parti corrispondenti del Maggior Con- 
siglio. 

' Cf. la nota 2 a p. 60. La data corrisponde al 3 gen- 
naio 1459 secondo il computo comune. II documento ri- 
cordato dal Sanudo si legge coUa stessa data a c. 40 B del 
cit. "Liber secundus Priviiegiorum „; e note- 
vole il passo seguente: " fuit nuper nobis presentatum 

* per spectabilem et egregium virum lohannem Lombar- 
" dum dlctum de Trane, oratorem magnificorum domino- 
" rum Leonardi, lohannis et Antonii, filiorum quondam 
" magnifici et potentis domini Karoli {cod. Kroli) se- 
" cundi de Thocho. Arte despotatus et cetera, ducis Leu- 
" cate et comitis palatini Cephalonle, Itaci et lacinti, 
" quoddam patens privilegium concessum prefato domino 
" Karolo (cod, Krolo) et eius filiis et heredibus ex eo 
" legitime descentibus ut sint Veneti et cives nostri et de 
" nostro Maiori Consilio; quod privilegium factum fuit 
" in MCCCCXXXIII, mensis martii die XV, indicione 
" XI „. Manca nel cit. "Liber Regina, la parte 
corrispondeute del Maggior Consiglio. 

^ L'aggregazione h attestata dall'indice del cit. 
codlce ex Brera che la pone al 13 febbraio 1460, 1459 
m. v. La data del Sanudo corrisponde al 27 gennaio 
1460 secondo il computo comune. Prospero Colonna 
fu promosso a cardinale nel 1429 da Martino V col 
titolo di San Giorgio in Velabro; cf. Cardbli.a, o/. 



<:«■/., III, 57 sgg. Antonio suo fratello, fu nominato da 
Pio II nel 1458 prefetto di Roma, e l'altro fratello Odoar- 
do era conte di Celano e duca dei Marsi (cioe di Alba 
nel pacse dei Marsi); cf. Litta, oJ>. cii., IV (tavole IV e 
VII dei Colonna). La parte corrispondente, si leggeva 
a c. 32 A del registro XXVIII, gia XXV, delle Grazie, 
come fe dimostrato dallo spoglio citato a p, 64, nota 3. 
Fortunatamente il documento ci e pervenuto negli estrat- 
ti di Marin Sanudo conservati nel clt. cod. Marc. Lat. 
X, 291, ove si legge a c. 15 A, ed h il seguente: " quod 
" reverendissimus dominus Prosper de Columna sancte 
" Romane ecclesie cardinjills dlgnissimus, amicissimus 
" nostri dominii, qui in rebus omnibus ad honorem et 
" statum nostrum pertinentibus semper se favorabilem 
" et promptissimum exhibuit, sicut multis rerum expe- 
" rientiis manifestissime cognovimus, et similiter illu- 
" stres fratres sui, dominus Antonius princeps Sjilerni- 
" tanus et prefectus Urbis et dominus Odoardus dux Mar- 
" cie, acceptentur ac sint et esse debeant in numero ci- 
" vium et nobilium nostrorum de nostro Malori Consilio 

* cum illis honoribus, libertatibus, prerogativis, beneficiis 
" et conditlonibus quibus sunt alii nobiles cives nostri 
" de nostro Maiori Consilio. 14S9, dic 23 ianuarii capta 
" per sex consiliarios. item per capita de XL. visa per 
" advocatores. die 26 ianuarii inter XL 37, o, o. die 

* 27 dicto, in Maiori Consilio 957, i6, 13 „. Questi nu- 
meri indicano i voti favorevoli, i contrari e le asten- 
sioni. 

* Stefano, re di Bosnia, aveva chiesto tra le altre 
cose al Governo venezlano d'es8ere aggregato alla nobil- 
ta del Maggior Consiglio ; il Governo diede risposta fa- 
vorevole in data del primo dicembre 1461; la risposta e 
stata pubblicata dal Ljubic, of. cit,, XXII, 193 sgg. Manca 
nel cit. "Liber secundus Pri vilegiorum „ il pri- 
vilegio corrispondente e nel cit. "Liber Regina, la 
parte rispettlva del Maggior Consiglio. Essa invece 
sl leggeva nel registro XXVIII, gia XXV, delie Grazie; 
fortunatamente il suo testo ci e stato conservato da 
Marin Sanudo e si legge a c. 16 A del cit. cod. Marc. 
Lat. X, 291 ed e il seguente: "quod serenissimus et 
" excellentissimus dominus Stephanus , rex Bossine et 
" cetera, cuius pater suique progenitores sicut multis 
" modis diversisque experientiis intelligi poterit, fuerint 
" semper intimi amici et singulari affectione et amore 
" cum nostro dominio devicti, et ipse qui loco patris nu- 
" per in regno illo successit hanc ipsam mentem et desi- 



T. XXn, p. IV - 5. 



66 



MARIN SANUDO 



c. 26 A 



1461, a dl 20 dezembrio, el reverendissimo in Christo padre, domino Bessarion, episcopo 
Tusculano, cardinal Niceno, greco, legato dil papa '. 

||Duce domino Christoforo Moro: 

1462, a dl 4 april, el reverendissimo in Christo padre, domino Lodovico, cardinal di 
Aquileia et camerlengo *. 5 



1. 1461, a d\ -io dezembrio] Cos\ il cod. fer 1463, a dl i zugno. — 4-5. 4 april e domino Lodovico cardinal 
dl Aqulleia et] Parole scritte dal Sanudo come correzione con altro inchiostro su fondo abraso. 



" derium habere disponat, creetur et asummatur in nu- 
" mero et consortio nobilium civium nostrorum Maioris 
" Consilii, ita quod uti et gaudere possit quibuscumque 
■ immunitatibus, preheminentiis et honoribus quibus alii 
" nobiles cives nostri Maioris Consilii utuntur et gau- 
" dent „. n Sanudo si h dimenticato di trascrivere la nota 
che stava al margine del documento nel registro e indi- 
cava la data dell'approvazione della Quarantia e poi del 
Maggior Consiglio ; invece ha premesso al documento la 
frase " 1461, 6 dezembris in Maiori Consilio , la quale 
non pu6 essere considerata che come una nota perso- 
nale del Sanudo stesso dedotta da quell'altra nota mar- 
ginale. 

' n privilegio ricordato dal Sanudo si legge, ma 
In data del primo giugno 1463, a c. 45 A del cit. «Li- 
ber secundus Pri vllegiorum „ ed e cosi mo- 
tivato : " cum reverendissimus in Christo pater, domi- 
" nus Bessarion, episcopus Tusculanus, miseratione di- 

* vina sancte Romane Ecclesie cardinalis Nicenus di- 
" gnissimus, continue fuerit et sit amicus nobis benivo- 
" lentissimus ,. II Bessarione di Trebisonda, gia monaco 
di san Basilio, poi arcivescovo di Nicea, quindi vescovo 
Sabinense e poi del Tusculano, e patriarca di Gerusalem- 
me, fu proraosso a cardinale da Eugenio IV il 18 decem- 
bre 1439; cf. Cardblla, op. cit., II, 76 sgg. n doge che 
accordo il privilegio, non fu Pasquale Malipiero, come 
vuole il Sanudo, ma Cristoforo Moro. Manca nel cit. 
" Liber Regina „ la parte corrispondente del Mag- 
glor Consiglio, ma si leggeva a c. 77 B del cit. registro 
XXVni, gia XXV, delle Grazie, ed era in data del 20 
dicembre 1461 che il Sanudo ha confusa con quella del 
privilegio. H testo ci e stato conservato dal Sanudo e 
si legge a c. 16 A del cit. cod, Marc. Lat. X, 291 ; esso 
sembra un estratto della supplica di quel cardinale ed e 
il seguente: " iUustrissimo et excellentissimo duci, domi- 
" nio suoque pio et generoso Consilio supplicatur pro 
" parte reverendissimi domini Bisarionis, Sancte Romaue 
" Ecclesie cardinalis Nlceni, quod cum ex multa eius af- 
"fectione ad statum vestri dominii desideret agregari nu- 
" mero nobilium virorum Maioris Consilii, serenissima 
" dominatio vestra dignetur ipsum creare nobilem suum 
" et de numero sui Maioris Consilii, quod reputabit sibi 

* ad donum et gratiam amplissimam vestri dominil. die 

* 13 decembris est capta per sex consiliarios et tria ca- 
" pita de XL. visa per advocatores comunis. die 12 dicto 
" {sicf per " 13 „?) capta in Consilio de XL de balotis 32. 
"die 30 de dicto, in Maiori Consilio; de parte 645, de 
" non 34, non sinceri 17 „. 

* 11 privilegio non h dato ne indicato dalle fonti 
citate. Lodovico Scarampl, camerlengo della Chiesa e 
dal 1439 patriarca di Aquileia, fu promosso a cardinale 



nel 1440 da Eugenio IV; cf. Cardella, of. cit., III, 95 
sgg. Se lo Scarampi avesse avuto veramente il titolo 
nobiliare da Cristoforo Moro, non reggerebbe la data indi- 
cata dal Sanudo, perche il Moro fu eletto doge il 12 mag- 
gio 1462, cf. il cit. "Liber Regina„ a c. 40 A ; invece 
gli fu conferito da Pasquale Malipiero. II documento si 
leggeva nel registro XXVIII, gia XXV, delle Grazie, ma 
ci e stato conservato dalla trascrizione del Sanudo a c. 16 
B del cod. Marciano Lat. X, 291. Esso pure deriva dalla 
supplica del cardinale ed e il seguente: " illustrissimo 
" domino duci Venetiarum suoque excellentissimo et glo- 
" rioso Consilio exponitur parte reverendissimi in Chri- 
* sto patris domini cardinalis camerarii, patriarce Aqui- 
" leiensis, quod si opus esse putaret veterem aiTectionem 
" ardentemque dispositionem suam in omnia concer- 
" nentia decus et gloriam celsitudinis vestre vestrique 
" felicissimi status aliter patefacere, longo quippe ver- 
" borum ordine id explicare necesse foret, quoniam mul- 
" tis rerum preteritarum documentis et diversis tempo- 
" ribus variisque casibus qui ad honorem et statum in- 
" clite senatus vestri importare plurimum videbantur, 
" continue veris efFectibus et operibus declaravit quaiis 
" esset sincerissimus eius animus perfectissimaque vo- 
" luntas pretermissis propriis commodis omnibusque aliis 
" respectibus postergatis dummodo res gratas et comodas 
" celsitudinis vestre efficere posset, cuius quidem optime 
" meritis operumque suorum memorabilium testis est ve- 
" stra illustrissima dominatio, testes quoque locupletis- 
" simi sunt plurimi nobiles vestri qui per superiora tem- 
" pora integerimam fidem 'et aiiectionem suam multis 
" modis experti sunt, in quo proposito suo quoad vixerit 
" constantissime perseverare intendit. cum vero in hac 
" etate sua iam ingravescenti tum ratione honori sui ut 
" (cod. et) omnibus patefiat opera sua vestre (cod. vestra) 
" celsitudinis grata et accepta fuisse, tum etiam, ut im 
" posterum in quibuscumque rebus et casibus tangen- 
" tibus honorem et statum excellentie vestre ardentius 
" operari possit, cupiat vehementer creari et agregari in 
" numero nobilium huius alme urbis, supplicat illustrem 
" dominationem vestram ut sicut plerisque aliis reveren- 
" dissimis dominis cardinalibus superiori et moderno 
" tempore concessum est, de consueta sua clementia di- 
" gnetur eum creare in nobilem civem suum illis modis, 
" prerogativis, conditionibus et emolumentis quibus alii 
" nobiles vestri utuntur et gaudent ; et hoc petitur de mu- 
" nere speciali ,. Segue la nota: " die 28 marcii capta per 
" sex consiliarios et tria capita de XL. visa per advoca- 
" tores comunis et capta in Consilio de XL cum balotis 
" 35, o. {sic/ forse per " 35, o, o „). die 4 aprilis, in Maiori 
" Consilio 932, 40, 19 „. Questi numeri indicano 1 voti 
favorevoli, i contrari e le astensioni. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



t)7 



1463, a di 25 septembrio, el magnifico e potente luam Castrioti, ditto Schandar-bego, fiol 
dil signor Zorzi Castrioti, signor in Albania '. 

1463, a dl 13 zugno, il magnifico domino Paulo Speranzich, ban di Croatia'. 

1464, a dl 13 mazo, il magnifico e potente domino Thom^ Comino et Constantim et Ar- 
niti, 80 fradelli, devotissimi et fidelissimi amici nostri, signori in Albania '. 

1470, a di 13 mazo, lo illustre signor Bortolamio Coiom, di Andegavia, capetiano ze- 
neral nostro *. 

1473, a dl 24 fevrfer, el magnifico e potente luam Zernovich, signor in le parti di Xenta 
superior et vayvoda '. , 



3. Cod. Sperazlch. 

' II prlvileglo ricordato dal Sanudo si legge a c. 
46 A del cit. "Liber secundus Priyilegiorum „ 
ed 6 stato pubblicato da Ljubic, 0/. cii., XXII, 276. II 
principe vi fe denominato " magnificus et potens domi- 
" nus luannus (stc) Castrioti, filius magnifici et potentis 

* domini Georgii Castrioti, nobilis civis veneti de nostro 
" Maiori Consilio, capitaneus expeditionis in partibus 
" Albanie contra Teucros „. Circa questo illustre guer- 
riero cf. Malipikro, Annali Veneti nelVArciivio Siorico 
Jtaliano, I* serie, VII, 33 sgg. Circa la genealogia dei 
Castrlota cf. Hopf, oj>. cit., p. 533. Manca nel cit. "Li- 
ber Regina„ la parte corrispondente del Maggior 
Consiglio, ma si leggeva, per essa in data del 25 settem- 
bre 1463, a c. 122 A del registro cit. XXVIII, gia XXV, 
delle Grazie, come h dimostrato dallo spoglio citato. 
Fortunatamente ce ne ha conservato 11 testo la trascri- 
zione fattane dal Sanudo stesso, che si legge a c. i6 A 
del cit. cod. Marc. Lat. X, 291; esso fe il seguante: *il- 
" lustrissimo duci, dominio (sic) humiliter suplicatur pro 
" parte magnifici domini Georgii Castrioti, dicti Scan- 
" dar-begi, quod considerata eius sincerissima afectione 

* et filiall reverentia et amore erga vestrum serenissimum 

* dominium, dignetur vestra serenitas ex sui solita hu- 
" manltate et elementia eum agregare cum suis fillis et 
" descendentibus ex eis legitimo matrimonio procreatis et 
" procreandis in numero vestrorum nobilium de Maiori 
" Consilio vestro, Ita quod perpetuo gaudeant bonoribus 
" et beneficiis quibus gaudent et gaudere possunt ceteri 
" nobiles de Maiori Consilio Venetiarum, et hoc petit de 
" gratia speciali, nam iam captum est per excellentissi- 
" mum Consilium Rogatorum dominii vestri quod natus 
" eius suprascripto beneficio nobilitatis gaudeat et sit 

* capitaneus expedltionis in illis partibus contra Teucros 

* per terra per illam viam fiendam „. Segue la nota : 
" 1463, die ir septembris est capta per quinque consi- 
" liarios et tria capita de XL. visa per advocatores co- 

* munis. die 22 dito in Consilio de XL 28, 2, 5. die 
" 25 dicto in Maiori Consiiio 331, 50, 22 „. 

* II LjuBic, 0/1. cii., XXII, 247 lia pubblicato la ri- 
sposta del doge Cristoforo Moro in data del 13 giugno 
1463 alia domanda presentata dal " magnificus Paulus 
' Sperancich, Croatie bannus „ per mezzo di Giorgio Le. 
chovich, nella quaie tra le altre cose aveva chiesto che 
fosse aggregato coi figli legittimi alla nobilta di Venezia. 
Le fonti solite da me citate non danno nh indicano il 
privilegio ricordato dal Sanudo, ma la risposta affermativa 
del doge prova che questo privilegio fu concesso. Dal do- 
cumento pubblicato dal Ljubic e dimostrato che Paolo s'era 
posto sotto la protezione di Venezia contro gli Ottomani. 



* II privilegio ricordato dal Sanudo si legge con 
queila stessa data a c. 46 B del cit. "Liber secun- 
dus Pri vilegiorum, ed h cosl motivato: "cum ma- 
" gnifici et potentes Thomas Comino, Constantinus et 
" Areniti fratres, domini in partibus Albanie, flUi quon- 
" dam magnifici et potentis domini Areniti, qui dum vlxit 
" fuit devotissimus et fidelissimus amicus nostri dominii, 
" sequentes paferna vestigia disposuerint eorum devotlo- 
" nem et fidem ad honorem et statum nostrum conser- 
" vare ac de bono in melius pro viribus augere,. Manca 
nel cit. "Liber Regina„ la parte corrispondente 
del Maggior ConsigUo. Circa la genealogia degli Aria- 
niti-Comneno cf. la tavola in Hopf, 0/». cit., p. 535. 

* La deliberazione del Maggior Consiglio corri- 
spondente a questo privllegio si legge in data dei 13 mag- 
gio 1470 a c, 86 B del cit. " Liber Regina„; h degno 
dl nota il passo seguente : " venit ad hanc indytam ur- 
" bem. . . . iliustris Bartholomeus CoUionus de Andega- 
" via, capitaneus noster generalis, qui pro sua immensa 
" affectione et singulari devocione in dominium nostrum 
" omni honore et benivolencia prosequendus. quoniam 
" in omnibus concernentibus gloriam nostram et com- 
" moda nostri status ab ipsis rerum effectibus ingentem 
" eius fidem et animi prompitudinem multipiiciter de- 
" monstravit; et in signum benivoiencig et dilectionis no- 
" strg in excellentiam suam decens sit ac honori et di- 
" gnitati nostrg conveniat uti erga ipsum iilustrem ca- 
" pitaneum munificencia et gratitudine nostra : propte- 
" rea vadit pars quod idem illustris Bartholomeus, capi- 
" taneus noster generalis, auctoritate huius consilii as- 
" summatur et fiat nobilis civis noster de nostro Maio- 
* ri Consilio et in numero cgterorum nostrorum no- 
" bilium aggregetur cum suis filiis et heredibus ex eo 
" legiptime descendentibus ;,. La parte ebbe 11 72 voti 
favorevoli, 7 contrari e 2 astenuti. Manca nel cit, " L i- 
ber secundus P ri vilegiorum, il privileglo cor- 
rispondente. Molti particolari intorno ai CoUeoni sono 
dati dagli Annali del Malipiero ; mori neII'ottobre 147S ; 
cf. Malipiero, op. cit., 244 sgg. " Andegavia„ e l'Anjou ; 
il Colleoni che era avverso a Ferdinando I re di NapoU, 
ebbe un privilegio in data del 14 maggio 1467 pel quale 
Renato II d'Anjou, rivale del medesimo Ferdinando, gli 
concesse di portare il suo nome e le sue armi, ciofe quelle 
della casa d'Anjou che erano tre gigli d'oro in campo 
azzurro con orlo rosso; cf. Browning, The life of Bariolo- 
meo Colleoni of Anjou andBurgundy, London, 1891,^. 38. 

^ II privilegio ricordato dai Sanudo si legge coUa 
stessa data a c. 54 A del cit. "Liber secundusPri- 
vilegiorum,,; ii personaggio vi h denominato " ma- 



6i 



MARIN SANUDO 



Duce domino loanne Mocenigo: 

1480, a dl 16 april, lo illustrissimo domino Renato, re di Hienisalem e Sicilia e Aragona, 
duca di Lorena, marchexe di Valdemonte et conte di Hanoriria, di natiom Francese '. 

1480, a dl 23 april, lo illustre et magnifico signor Ruberto Malatesta, signor di Rimano, 
capetanio zeneral nostro^. 



3. Hanorlrla] Cos) il cod. fer Haricuria. 



" gnlficus et potens dominug luannus {sic) Cernoevich, do- 
" minus in partibus Xente superioris ac vaivoda noster „. 
11 Sanudo per distrazione non ricord6 che questo privi- 
legio fu accordalo da Niccol6 Marcello e lo riferl a torto 
a Cristoforo Moro. Circa Giovanni Cernovich, signore 
del paese presso il lago di Scutari ed alleato di Venezia 
contro gli Ottomanl, cf. MaUpikro, oj>. cit,, 94 sgg. e 
712 sgg. L,o Zeta h un affluente di destra della Moratcha 
che scorre nel Montenegro e si riserva nel lago di Scu- 
tari. Circa la genealogia dei CernojeviC signori del 
Montenegro cf. la tavola in Hopf, 0/. cii., p. 534. Manca 
nel cit. "Liber Regina„ la corrispondente delibera- 
zione del Maggior Consiglio. 

' La corrispondente deliberazione del Maggior 
Consiglio, in data del 16 aprile 1480, si legge a c. i B 
del cit. "Liber Stella„ ed fe la seguente: "cupit et 
" petit illustris dominus Renatus, dux Lothoringie, huic 
" Maiori Consilio annumerari, cognosci, vocitsiri et esse 
" nobills civis noster ; cuius desiderio et postulationi ut- 
"pote argumento amoris et devotionis in nos sue mos 
" gerendus est, attenta presertim naturali nobilitate et 
" dignitate sua que ab regio proveniens sanguine, domi- 
" nio nostro semper amico, sponte et ultro amplecti et 
" huic senatorio ordini aggregari meretur. iccirco vadit 
" pars quod idem dominus dux ex decreto huius consilii 
" creetur et sit nobilis civis noster et de nostro Maiori 
" Consiiio cum filiis et descendeutibus suis naturaliter 
"et legitime ab eo provenientibus „. Laparte fu ap- 
provata con 1274 voti favorevoli senza alcun'astensione 
e voto contrario. II privileglo ricordato dal Sanudo si 
legge colla stessa data a c. 58 A del cit. "Liber se- 
cundus Privilegiorum„; sono degni di nota i se- 
guenti passi del documento che seguono ad una dichia- 
razione nella quale si espone l'u8o praticato dalla Repub- 
blica di aggregare alla sua nobilta : " illustres familias 
" complurium in Italia et extra Italiam dominorum, et 
" inter reliqujxs illustrissimam domum Andegavensem ab 

* qua multi provenere excellentlssimi ac famosissimi in re 
" militari viri ac prestantissimi duces„ e poi: " illustris- 

• simus dominus Renatus, filius regis Hierusalem, Sicilie 
" et Aragonum, dux Lothoringie, marchio Valismontium, 
" et de Haricuria comes, et cetera, dignus est reputa- 
" tus a nobis munere ac dignitate locumtenentis gene- 
" ralis omnium copiarum nostrarum equestrium et pede- 
" strium. . , , et propterea. . . . eundem illustrissimum do- 
" minum Renatum, Venetum ac nobilem civem nostrum 
" ac de nostro Maiori Consilio cum suis filiis et heredi- 
" bus legitime ab eius excellentia descendentibus gratiose 
" ac motu proprio constituimus „. Renato II d'Anjou era 
salito nel 1473 al trono ducale di Lorena; era di Vau- 
demont, villaggio nel dipartimento_ de la Meurthe-et-Mo- 



telle; la contea di Vaudlmont dava II titolo alla sua dl- 
nastia; era anche conte d'Harcourt (villaggio nel dipar- 
timento dell' Eure) perchfe 11 suo avo Antonio aveva spo- 
sato Maria figlia ed erede di Giovanni VII conte di Har- 
court ; cf. De l\ Chenaye-Desbois et Badier, Diction- 
naire de la nohlesse, Paris, Schlesinger, MDCCCLXVI, 
X, 282, e XII, 393 sgg. Sino dal 1479 aveva offerti i 
suoi servigi alla Repubblica, e questa lo prese al suo soldo 
nel 1480; cf. RoMANiN, op. cit., IV, 394. II Malipiero, 
0/. cii., 249 sgg. ne fa menzione e da anche alcuni parti- 
colari circa l'aggregazione di lui al Magglor Consiglio, 
II testo della parte del Maggior Consiglio e della vota- 
zione si legge anche a c. 86 B del registro D delle deli- 
berazioni del Maggior Consiglio dell'Avogaria di Comun 
senza alcuna differenza. Nel privilegio h indicato che 
" idem illustrissimus dominus Renatus per oratorem suum 
" ad evangelia sancta Dei solemniter fidelitatis debitum 
" prestitit iuramentum „. 

' La corrispondente deliberazione del Maggior Con- 
siglio si legge, pure in data del 23 aprile 1480, a c. 2 A 
del cit. "Liber Stella„; 11 privilegio ricordato dal 
Sanudo si legge con quella data a c. 57 B del cit. " L i- 
ber secundus Pr ivilegi or u m„ ed h degno di no- 
ta il passo seguente del documento: "iilustris et magnifi- 
" cus dominus Robertus de Malatestis Arimini et cetera 
" dignus est reputatus. . .. capitaneatu scilicet generali 
" omnium copiarum nostrarumequestriumetpedestrium... 
" et propterea. . . . eundem illustrem et magnificum domi- 
" num Robertum de Malatestis, Arimini et cetera domi- 
" num, omnium gentium nostrarum armigerarum capita- 
" neum generalem, Venetum ac nobilem clvem nostrum ac 
" de nostro Malori Consilio cum suis filiis el heredibus 
" legitime ab eius excellentia descendentibus gratiose con- 
" stituimus „. Roberto Malatesta, signore di Rimini era 
capitano generale dell'esercito terrestre di Venezia nel 
1479 nella guerra contro Ferdinando I, re di Napoli; cf. 
RoMANiN, op. cit., IV, 392. Tale dignita la tenne anche 
dal 26 novembre 1479 al 1482, nel quale anno mor\ poco 
dopo la vittoria di Campo-morto. Cf, Malipibro, oj>. 
cit.y 248 sgg. e specialmente 250, ove si danno alcuni par- 
ticolari circa 1'aggregazione di lui al Maggior Consiglio, 
la quale fe posta erroneamente dall'autore al 20 aprile 
1480. Cf. anche PivA, La guerra di Ferrara nel 1482, 
parte prima, Padova, Draghi, 1893, p. 30 sgg. La parte 
del Maggior Consiglio ebbe 1173 voti favorevoli, nessuno 
contrario e nessuna astensione; essa si legge colla vota- 
zione e senza differenze nella lezione anche a c. 87 A del 
cit. registro D deU'Avogaria di Comun. Nel privilegio 
h indicato che " nobis quoque prefatus illustris dominus 
" Robertus ad evangelia sancta Dei solemniter fidelitatis 
" debitum prestitit iuramentum „. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



69 



1481, a dl 24 septembrio, lo illustre signor conte Hironimo di Riario, signor de Ymola 
e Forll, nepote di papa Sisto quarto '. 

1482, a dl 8 april, lo illustre signor Ruberto de Aragonia, di San Severin, locotenente 
zeneral nostro ^. 

5 1482, a dl 20 mazo, el magnifico domino Piero-Maria di Rossi, conte di Barzeto, signor 

in Parmesana ^ 

1483, a di*« fo renovk il privilegio a lo illustre signor lulio-Cesare di Varano, signor di 
Camarim, governador zeneral nostro in Romagna *. 



5. 20 mazo] Co.s} «7 cod. fer 24 mazo. 



' Manca nelle sollte fonti da me citate il privile- 
gio ricordato dal Sanudo, ma ne fa menzione II Mali- 
piERo, op. cit.y 673. Girolamo Rlarlo fu capitano gene- 
rale della lega fatta nel 1480 tra Venezia e Sisto IV ; cf. 
RoMANiN, o/. cit., IV, 394. II 10 settembre del 148 1, 
ciofc quattordici glorni prima del privilegio, era venuto 
a Venezia e vi si trattenne sino alla notte del 16, forse 
per portare ai Venezianl il consenso del papa per la con- 
quista di Ferrara; cf. PivA, of. cit., 50 agg. 

' Di questo privilegio si fa menzione in una nota 
che si legge a c. 57 B del cit. "Liber secundusPri- 
vilegiorum,, in data dell'8 aprile 1482 dopo il pri- 
vilegio largito a Roberto Malatesta : " simile privi- 
" legium nobilitatis Maioris Consilii factum fuit illu- 
" stri domino Roberto de Aragonia de Sancto Seve- 
" rino locumtenenti generali illustrissiml domini cum 
" eius filiis et descendentibus ab eius excellentia legitime 
" natis et legltime nasclturis, ut per deiiberationem et 
" partem captam in Maiori Consilio MCCCCLXXXII, 
" die VIII aprilis constat; Libro Stella, c. 2i „. E 
difatti nel "Liber Stella„ a c. 21 A si legge con 
quella data la deliberazione. Roberto di San Severino 
fu luogotenente generale deII'esercito di Venezia nella 
guerra del 1482 contro Ercole duca di Ferrara; cf, Ro- 
MANiN, op. cit., IV, 400. La condotta era stata firmata il 
3 aprile, ciofe cinque giorni prima del prlvilegio ; cf. 
PiVA, 0/. «■/., 73. n privilegio h anche rlcordato dal Ma- 
LipiERO, of.cit., 257. Laparte del Maggior Consiglio 
ebbe 1326 voti favorevoli, due contrari e un'astensione ; 
essa si legge colla votazione e senza diversita di lezione 
anche a c. 100 B del cit. registro D deIl'Avogaria di 
Comun. 

' II privilegio ricordato dal Sanudo si legge a c. 
60 A del cit. "Liber secundus Pr i vilegioru m „, 
ma in data del 24 maggio 1482, ed h cosi motivato : 
" cum autem complures principes, tam italos quam exte- 
" ros, maiores nostri hoc munere donarint, dignum quo- 
* que et ipsi censuimus magnificum et potentem do- 
" minum comitem Petrum-Mariam de Rubeis Berceti 
" et cetera, filium nostrum charissimum , ob specta- 
"tam.... fidem...,„. Piero-Maria dei Rossi fu alleato 
di Venezia nella guerra di Ferrara del 1482 ; cf. Roma- 
NIN, of, cit., IV, 407. Sl pose sotto la protezione della 
Repubbllca per isfuggire alla persecuzione di Lodovlco 
il Moro, e poco dopo dl aver ottenuto il privilegio morl 
In eta di ottanta anni a Torchiara il Jprimo settembre 
1482 ; cf. LiTTA, oj>. cit., III (tavola III dei Rossi). Ber- 
ceto fe comune del circondario di Borgotaro in provincia 
di Parma. II Malipiero, op. cit., 260, ricorda il privilegio 
e a ragione lo pone in data del 24 maggio. A c. 23 B 



del cit. "Liber Stella„ leggesi laparte corrispon- 
dente del Maggior Consiglio, con la data del 20 maggio 
1482. Essa 6 la seguente: * cum dominatio nostra as- 
" sumpserit ad stipendia et in protectionem suam magni- 
" ficum et potentem dominum, comitem Petrum-Mariam 
"de Rubeis, et explorata per certam experientiam fide, 
" devotione ac constantia sua erga illam doceatque pro- 
' pterea benignitatem et clementiam elusdem domina- 
" tionis nostre illos prosequi omni studio et demonstra- 
" tione benivolentie qui de eadem sunt bene promeriti, 
" utque prefatus dominus comes preter alias res intel- 
" ligat etiam ex hoc nos habere charam fidem et probita- 
" tem suam ac eius merita et amplectl eum et suos omnes 
" in perpetuum cum omni charitate, liberalitate anirai et 
" affectione : vadit pars quod prefactus magnificus domi- 
" nus Petrus-Maria auctoritate et decreto huius consilii 
" creetur et sit nobilis clvis noster de nostro Maiori 
" Consilio cum suis filiis et descendentibus ab excellentia 

* sua legitlme natis et legitlme nascituris „. La par.te 
ebbe 1186 voti favorevoli, 12 contrari e 7 astensionl. 
Nel prlvilegio e indicato che " nobis quoque prefatus 
" magnificus dominus comes Petrus-Maria ad evangelia 
" sancta Dei solemniter per nuntium suum fidelltatis de- 
" bitum prgstari fecit iuramentum „. 

* Del privilegio ricordato dal Sanudo si fa men- 
zlone In due luoghi del cit. "Liber secundus Prl- 
vilegiorum „, cioh a c. 7 B in appendice al documen- 
to che ho citato alla nota i a p. 60, coUe parole seguenti : 
" nota quod suprascriptum prlvilegium refectum est sub 
" domino loanne Mocenigo.... ad instantiam raagnificl 
" dominl luIii-Cesarls, filii quondam suprascripti domini 
" loannis de Varano. . .. „, ed a c. 58 B ove si legge per 
intero il documento. Ne sono degni di nota i seguenti 
passi: " com alias tempore .... illustrissimi principis do- 
" mini Francisci Foscari .... concessnm et factum fuerit 
" privilegium civilitatis Venetiarum ac nobilitatis et dl- 
" gnitatis nostri Maioris Consilil quondam magnifico do- 
" mino loanni de Varano, fillo magnifici et potentis do- 
" raini Rodulfi Camerini et cetera cum filiis et heredi- 
" bus suis ex eo legitime descendentibus, quod ob insta- 
" bilem fortunam bellorumque disturbia perditum est : a 
" nobis iccirco et nostro dominio magnificus et potens 
" lulius-Cesar de Varano.... a paternis institutis non de- 
" generans .... per prudentem civem nostrum Antonlum 
" Vignatem nuntium suum suppliciter petiit quod dl- 
" gnaremur prefatum privilegium de integro refici et re- 

" novari facere. nos vero annuentes eiusdem magnifici 

" domini lulii- Cesaris petitioni et precibus, mandavimus 
" illud refici et renovari de verbo ad verbum sicut iacet, 

* cuius quidem privilegii tenor talis est, videlicet: Fran- 



70 



MARIN SANUDO 



1484, a di 7 octubrio, domino Compagno Benzom, citadim di Crema; et fu fato per il 
Conseio di X con la Zonta '. 

Duce domino Augustino Barbadico: 
1488, a di 14 marzo, el magnifico et insigne ^ cavalier, domino Zuam Bentivoy, primario 

di Bologna ^. ^ 

1488, a di 13 decembrio, lo illustre signor, domino Francesco Cibo, nepote di papa In- 

nocentio octavo, zenoese^ 



"ciscus Foscari.... ut continetur superius ad cartas octo 
* (cioe a c. 7 B) et postea dicatur; refectum autem, re- 
" novatum ac datum in nostro ducali palatio anno do- 
" minice Incarnationis millesimo quadragintesimo octua- 
" gesimo primo, mensis octobris die XXV, indicione 
" XV, sub bulla nostra aurea pendente munitum „■. Manca 
nel cit. "LiberStella„ la parte corrispondente del 
Maggior Consiglio. Giulio-Cesare di Varano, signore di 
Camerino fu conftottiero agli stlpendi di Venezia nella 
guerra di Ferrara ; cf. Litta, of. cit., III (tavola III del 
Varano). II Malipikro, of. cit., 296 sgg. non ne fa men- 
zione prima della giostra fatta a Venezia nel febbraio 
1484, 14S3 m. V., per la fine della guerra di Ferrara ed 
attesta che in quell'occasione Venezia prese al suo soldo 
questo condottiero e confert la dlgniti cavalleresca ai figli 
di lui, giacch& Roberto da San Severino era stato fatto 
capitano generale della lega contro Ferrara e gli alleati 
di questa. 

' Nel registro XXn dei " Misti „ del Consiglio dei 
Dieci, a c. 70 A, si legge con quella data la parte alla 
quale il Sanudo accenna; ne sono degni di nota i passi 
seguenti : " comparens ad presentiam capitum huius Con- 
" silii fidelissimus civis noster Cremensis, dominus Com- 
" pagnus Benzonus eques, cum omnl modestia et reve- 
" rentia presentavit literas in forma brevis per hoc Con- 
" silium sub die XVI mensis novembris anni proxime 
" superloria rectori et provisori tunc nostro Creme da- 
" tas, quibus ipse dominus Compagnus donatur nobilitate 

* nostra Venetiarum quodque preterea habeat et habere 
" debeat ducatos quingentos ad soldos 124 pro ducato de 
" provislone annua ab dominio nostro in vita sua et he- 
" redum suorum, sicuti etiam per partem illo ipso die 
" captam in hoc Consilio nunc lectam apparet. requisi- 

* verit (sic) pari modestia ut dignaremur facere sibi fieri 
" privllegium nobilitatis prefate nec non et litteras ad re- 
" ctorem nostrum Creme super provisione et responsione 
" sibi tacienda de provisione predlcta. et dlgnissimus sit 
" (sic) idem dominus Compagnus ob non vulgaria promeri- 
" ta sua erga nos et statum nostrum cui attendantur pro- 
" missa, nam certissima res est quod persona et fides sua 
" conservaverit nobis civitatem iUam : eapropter vadit pars 

" quod dari debeant eidem domino Compagno Benzo- 

" no et privilegium nobilitatis predicte pro se et eius fillis 

* heredibus mascuUs de legitimo matrimonio procreatis. . . 
" ac et. . . litere ad rectores nostros Creme et successores, 
" quibus significetur de dicta provisione ducatorum quin- 
" gentorum annualium pro se et eius filiis ac heredibus 

* masculis de legitimo matrimonio ut supra procreatis 
" et procreandis et pariter mandetur ut illam debeant 
"nunc et imposterum omnino et infalanter sibi respon- 
" dere de sex mensibus in sex mensea ex denariis ilUus 



" camere nostre „. La par t e ebbe quindicl votl favore- 
voli, uno contrario e nessuna astensione. Segue a c. 70 
B del registro stesso il privilegio coUa stessa data che e 
stata indicata dal Sanudo. Al contrario manca questo 
documento nel clt. "Liber secundus Privilegio- 
rum„ n& alcuna deliberazione in proposito si legge nel 
cit. "Liber Stella,,. Nel privilegio fe degno dl nota 
il passo : " nobls quoque sopradictus Compagnus solem- 
" niter ad sancta Dei evangelia fidelitatis debitum pre- 
" stitit iuraraentum ,. 

» Cf. MURATORI, XXIII, 432. 

' La deliberazione corrispondente del Maggior Con- 
siglio si legge a c. 89 B del cit. "Liber Stella„, pu- 
re in data del i^marzoi^SS; il privilegio ricordato dal 
Sanudo si legge pure con quella data a c. 64 A del cit. 
" Liber secundus Privilegiorum^, e In esso quel 
personagglo h qualificato " magnificum et inslgnem equi- 
" tem auratum, dominum loannem Bentivolum, Bono- 
" niensem primarium armorum et cetera, filium nostrum 
" charissimum „. La par te fe stata cosll motivata: " de- 
" cens est nostro dominio eos viros prestantes et singu- 
" laris exstimationis et reputationis qui nobis affecti sunt, 
" omni honore, studio et benivolentla prosequi „. Gio- 
vanni II Bentivoglio sino dal 1462 era capo del comune 
di Bologna ; cf . Litta, op. cit., III (tavola V dei Bentivo- 
glio). II privilegio i ricordato anchedal Malipiero, op. cit., 
308 sgg. Laparte ebbe 120S voti favorevoli, 18 con- 
trari e 25 astensioni, e da essa h attestato che 11 Bentivo- 
glio era giA venuto in quell'occasione a Venezia. Essa 
si legge quasi senza diiFerenze di lezione anche a c. 144 
B del cit. registro D dell'Avogaria di Comun. Nel prlvi- 
legio e attestato che " nobis quoque prefatus magnificus 
" dominus lohannes ad sancta Dei evangelia solemniter 
" fidelitatis debitum prestitit iuramentum „. 

* La deliberazione corrispondente del Maggior Con- 
siglio si legge a c. 94 A del cit. "Liber Stella„, pure 
in data del 13 dicembre 1488; ne h degno di nota il 
passo seguente : " cum igitur illustris dominus Franciscus 
" Cybo, nepos intimus et charissimus beatitudini domini, 
" domini Innocentii octavi preeentis summi pontificis, 
" qui .... primum locum tenet apud ipsam Sanctitatem, ob 
" eius affectum atque studia erga nos senatumque nostrum 
" merito . . . . a nobis charisslmus habendus sit et in be- 
" nivolentia ipsa confirmandus atque fovendus ad Id 
" roboratius satagendum; et ex relatione oratorum no- 
" strorum qui nuper ex Curia Romana redierunt, cogno- 
" verimus eundem .... annuisse ascribi . . . . „. II prlvl- 
legio ricordato dal Sanudo si legge con quella stessa data 
a c. 66 A del cit. "Liber secundus Privilegio- 
rum „. Del documento fa menzione anche 11 Malipiero, 
of.cit., 310. La parte ebbe nel Maggior ConsigUo 1046 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



71 



1497, a dl 7 mazo, lo illustre signor domino Zuam Corvino; fo fiol dil serenissimo re 
Mathias di Hongaria, duca di Schiavonia et Lyptonia et Opavia ^ 

1498, a dl 13 octubrio, il spectabel et fidelissimo conte Vetor e Zuanne di Martinengo; 
di primarii nobeli di Brexa *. 1 1 

1499, a di 15 septembrio, lo illustre signor domino Ludovico de Lucemburg, conte de 
Lignl et Voiera, barom di Franza, parente dil Christianissimo re et suo luogotenente a Milam '. 

1499, a di 28 septembrio, spectabel domino Hannibal Angusola, piasentim; era castelam 
a Sonzim; et domino Marsilio, suo fradello; fono fati per il Conseio di X con la Zonta*. 



2. Lyptonla] Cosi il cod. /er Liptovia. 



voti favorevoU, 25 contrari e 31 astensionl;- essa anche 
si legge a cc. 149 A e B del clt. registro D dell'Avoga- 
ria di Comun, senza alcuna diversita di lezione. 

' La corrispondente deliberazione del Maggior 
Consiglio si legge a c. 146 A del cit. "Liber Stel- 
la, coUa data del 7 magglo 1497; il privileglo h ricor- 
data a c. 68 B del cit. "Liber secundus Privl- 
legiorum , coUa stessa data, e questo rimanda a c. 105 
del libro XVIII dei citt. " Comme mo riall „, ma in 
questo registro si legge a c. 107 A; quel principe e 
designato coUe parole " illustrisslmus dominus loannes 
" Corvinus, dux Sclavoniae, Liptoviae et Oppaviae, filius 
" quondam serenissimi principls, domini Mattiiiae, Dei 
" gratia Hungariae regis excellentissimi „. II privilegio 
& ricordato con molti e importanti particolari dal Sa- 
NUDO anche nei Diarti, I, 625, ove Glovanni Corvlno fe 
i ndicato come " ducha di Corvatia „, frase che traduce 
" dux Sclavonlae „ del documento. Pii'i brevemente fa 
menzionc del privilegio il Malipiero, o/. cii., 486. " Lyp- 
tovla „ e " Ljptau (Lipto) nell'Ungheria N. O. ; " Oppa- 
' via „ & Troppau, ora nella Slesia austriaca. Nella parte 
del Magglor Consiglio h notevole il passo : " declarari 
" fecit nostro domlnio medio oratoris sui nunc apud nos 
" agcntis illustrissimus dominus dux loannes Corvlnus, 
" filius quondam serenisslmi domlni Mathie regis Hun- 
" garie, se vehementer cupere aggregari in numero no- 
" bilium nostrorum, tum quia ipsius intentio est omni 
" tempore nobiscum esse in amore et benivolentla co- 
" niunctus, tum vero quoniam hanc intrinsecam dispo- 
" sitionem suam gratum ei est ab omnibus extrinsece et 
" evidenter cognosci „. La parte ebbe 1524 voti favo- 
revoli, 35 contrari e 5 astensioni; essa pure si legge 
senza difterenze di lezione anche a c. 4 B del registro E 
delle deliberazioni del Maggior Consiglio nella serie del- 
l'Avogaria di Comun. 

' La dellberazione del Maggior Consiglio corri- 
spondente al privilegio ricordato dal Sanudo si legge a 
c. 165 A del cit. "Liber Stella, con la data del 13 
ottobre 1499 e cosi comincia: " tales fuere operationes 
" et labores in proxima expeditione contra Mediolanum 
" inque fellcissima adeptione civitatis Cremong , Cre- 
" monensis et totius Glarg Abdue spectabilis et fidelis- 
" simi status nostri comitis Vlctorls de Martinengo ex 
" primariis nobilibus Brixiensibus nostris, inherendo ve- 
" stigiis avl et patris et totius familig sug, quod vere 
" existimari debet dignus omni gratla dominil nostri ; et 
" quia nulla est magis conveniens nec sibi charior quam 
" ea qug viris et familiis Istarum qualitatum conferre 
" consuevlt status noster : ideo vadit pars quod auctori- 
" tate hulus Consilii prgfatus comes Victor de Martinengo 



* et dominuB loannes-Maria, eius frater, cum suls filUs 

* et descendentibus de legltimo matrimonio natts et na- 
" sclturis in perpetuum fiant et creentur nobiles Vene- 
" tiarum et de hoc Maiori ConsUio ....„■■, segue poi la 
votazione : " + de parte 1058; de non 283; non sincerl. 
" 2 „. Questa parte e rlcordata dal Sanudo nei Diarii, 
in, 29, ma a torto ne pone la data al 6 ottobre 1499. 
H Malipiero, of. cH., 566 fa menzione del privilegio coUa 
data vera e spiega i motivi del provvedimento, ma d^ a 
torto Bergamo come patria del Martinengo. Manca il 
privilegio nel cit. "Liber secundus Privilegio- 
rum„. 

' La deliberazione corrispondente del Maggior Con- 
siglio si legge coUa data del 15 settembre 1499 a c. 164 
A del cit. "Llber Stella^ e ne sono degne di nota 
le seguenti frasi : " ex relatione virorum Hleronymi Geor- 
" gio et Nicolai Michael doctorls militum reversorum 
" novissime ex legatione gallica nobls Innotuit quanta 
" (cod. quantam ometiendo il sosiantrvo) afficiatur nostro 
" dominio illustris dominus Ludovicus, comes de Lign^, 
" unus ex principalibus baronibus Francie, affinis Chrl- 
" stianlssime Maiestatis et ab ea singulariter amatus qui 
"eisdem oratoribus declaravit gratissimum sibi futurum 
" ascribi et commemorari inter nobiles et patricios no- 
" stro „. La parte ebbe 1470 voti favorevoll, 22 con- 
trari e due astensioni. II privUegio rlcordato dal Sa- 
nudo si legge coUa stessa data a c. 69 A del cit. " L i- 
"ber secundus Prlvilegiorum, e ne sono degne 
dl nota le frasl seguenti : " cum igitur im presentiarum 
" inter precipuos amicos et benivolos nostros habeamus 
" magnifaciamusque illustrem dominum Ludovicum de 
" Lucemburgo, Ligni Vogerigque comitem, baronem Fran- 
" cig, affinemque et locum tenentem illius Christianis- 
" simg Maiestatis ,. La deliberazione del Maggior Con- 
siglio fe ricordata dal Sanudo nei Diarii, H, 1305; cf. an- 
che Malipiero, 0/. cit., 565. Circa il conte di Ligny cf. 
RoMANiN, op. cif., V, 1 10 segg; in quel giorno un nunzio di 
lui propose al Governo di Venezia la spedizione di Napoli. 
Lignl h Ligny-en-Barrois nel dlpartimento della Mosa. 

* La deliberazione del Consiglio dei Dieci si leg- 
ge a c. 31 A del registro XXVIII dei "Misti„ colla 
data del 28 settembre 1499; ne sono degne di nota le 
seguenti frasi : " erant proxime castellani arcis Sonclni 
" magnificus dominus Ilanibal Angosola et dominus Mar- 
" silius, eius frater, ex primariis nobilibus civitatis Pla- 
" centie, qui .... consignarunt illud fortilitium munitis- 
" mum et fortissimum provisoribus generalibus felicis- 
" simi exercitus nostri, a quibus inter cetera fuit dictis 
" fratribus promissum quod fierent nobUes nostri „. La 
parte ebbe tredici voti favorevoli, due contrari e nes- 



72 



MARIN SANUDO 



1499, a dl 5 fevrfer, li spectabeli domini Cabriel e Zuam-Batista di Melli, citadini cre- 
monesi; fonno fati per il Conseio di X con la Zonta ^ 

1500, a di 3 septembrio, el magnificoS domino Piero-Antonio Bataia; erra castelam in 
Cremona; et suo padre, domino Michiel, et do soi fradelli, zofe il venerabile fra Hironimo 
di l'hordine di san Francesco, et Lodovico ^ 

1500, a di 18 octubrio, lo illustre domino Cesar Borgia, duca di Valentina, nepote dil 
papa Alexandro sexto ^ 



1-3. 1499-Zonta] Manca il fasso nelVediz. del Mnratori. 



suna astensione. Segue pol nella stessa carta e colla 
stessa data il privilegio ricordato dal Sanudo nel quale 
h notevole il passo : " nobis quoque idem Hanibal et 
" MarsUius solemniter et ad sancta Dei evangelia fideli- 
" tatis. . . . debitum prestiterunt iuramentum .... Da- 

« tum anno MCCCCLVIII («c), die XXVIII 

" septembris indictione secunda „. Nel margine, in capo 
alla data della parte si legge : " consulente CoUegio ,. 
n Sanudo nei Diarii II, 1301 e 1360, ricorda la venuta 
di questo castellano, gi4 feudatario di Lodovico il Moro, 
a Venezia e la sua petizione, in data del \% settembre 
1499, d'essere aggregato col fratello alla nobilta venezia- 
na; e nella colonna 1374 fa menzione della parte del 
Maggior Consiglio, e dell' Angusola come " o I i m caste- 
" lam di Sonzin ,. 

1 La deliberazione del Consiglio dei Dieci si legge 
con quella data a c. 60 B del registro XXVIII dei " M i- 
sti „; ne sono degne di nota le seguenti frasi: " ex bene 
" convenientibus rationibus declaratis huic Consilio con- 
" gruum et decens est ostendere solitam gratitudinem et 
" benignitatem status nostri erga spectatissimos nobiles 
" Creraonenses, dominum Gabrielem de Melis equitem 
" dominum Leonardum Bottam equitem, dominum lohan- 
" nemrbaptistam Stangam etiam equitem et dominum 
" Franciscum Fossam, quorum bene gesta et fidelissime 
" operationes demonstrate in proxima acquisitione Cre- 
" mone optime innotescunt huic Consilio. iccirco va- 
" dit pars quod auctoritate huius consilii domlnus Ga- 
" briel de Melis predictus creetur nobilis noster Vene- 
" tiarum et de nostro Maiori Consilio .... et hoc tam 
" pro ipso domino Gabriele quam pro domino loanne- 
" baptista equite, eius nepote ex fratre, nec non pro filiis 
" utriusque ipsorum et legitime descendentibus ab eis „. 
Inoltre la p a r t e dd notizia di altri benefizi che furono 
concessi al Melli da Venezia in quelI'occasione colle con- 
dizioni che cominciasse a goderne dal di della dedizione di 
Cremona, che la deliberazione fosse tenuta secretissima e 
che alla mattina del 6 febbraio fosse comunicata coIPobbli- 
go del piu stretto segreto ai quattro nominati dopo il Milli 
in questo documento. Una nota marginale rimanda per 
questi privilegi che furono fatti il primo marzo 1502 
ed erano di concessione di nobilta e di conferma d'altri 
privUegi, ad una " filcia litterarum „ ; ma la filza corrl- 
spondente a questo registro manca pel 1502, e la filza 
lettere pel detto anno non contiene questi documenti. II 
Sanudo che di questo fatto per la ragionc del segreto 
non ebbe notizia, non ne fa menzione nei Diarii e con- 
fonde qui le due date, quella cioe della parte e I'altra 
del corrispondente privilegio. La data corrisponde al 5 
febbraio 1500 secondo il computo comune. 



* La corrlspondente deliberazione del Maggior Con- 
siglio si legge con quella stessa data a c. 172 B del cit. 
"Liber SteIIa„ e ne 6 degno di nota U seguente pas- 
so : " inter alia que promissa fuere nomine nostri domi- 
" nli et per Consilium nostrum Rogatorum heri confir- 
" mata spectabili domino Petro-Antonio Batalea, o I i m 
" castellano Sancte Crucis Cremong, .... qui .... sponte 
" castrum illud dedit .... viro nobili Marco-Antonio 
" Mauroceno equiti, tunc provisori, nostro nomine no- 
" strique dorainii, fuit hoc, quod ipse, pater et fratres 
" et eorum descendentes legitirai creari deberent nobiles 
" nostri et de hoc nostro Maiori ConsUio duraraodo per 
" hoc Maius Consilium confirraaretur. . . . : vadit pars 
" quod .... capitulura ipsum .... confirmetur „. II pri- 
vilegio ricordato dal Sanudo si legge con quella stessa 
data a c. 70 A del cit. "Liber secundus Privile- 
g i o r u m „ ; ne tolgo le seguenti frasi ; " dignum sane arbi- 
" trati sumus ut magnificum virum, dorainum Petrum-An- 
" toneum Bataleara ob affectum erga nos. . . . ostensum in 
" spontanea deditione castri civitatis Creraone .... nobi- 
" libus venetis et patriciis .... ascribereraus .... nos eun- 
" dem . . . . ; quapropter .... prefatum magnificura dorai- 
" num Petrum-Antonium ac magnificum dominum Mi- 
" chelera patrem, venerabileraque dominum fratrera Hie- 
" ronymum ac dominura loannem Ludovicura, Bataglinum 
" nuncupatum, eius fratres, Venetos nobiles et patricios 
" de nostro Maiori Consilio cum eorum natis et nasclturis 
" descendentibusque ex legitimo matrimonio procreatis 
" et procreandis creavimus ,. La parte del Maggior 
Consiglio e stata ricordata dal Sanudo anche nei Diarii 
III, 770. La parola " erra „ deve intendersi equivalente 
a " olim „ , cioe si riferisce ad un tempo anteriore al pri- 
vilegio. II Battaglia stava al soldo di Venezia come con- 
dottlero. La parte ebbe 764 voti favorevoli, 372 oon- 
trarii e 9 astensioni ; essa senza diversita di lezione si 
legge anche a c. 23 A del cit. registro E delPAvogaria 
di Comun. 

5 La deliberazione corrispondente del Maggior 
Consiglio si legge con quella stessa data a c. 173 A del 
cit. "Liber Stella,; Cesare Borgia vi e qualificato 
" dux Valentinensis „ ; fece la domanda deiraggregazione 
per mezzo del suo oratore, il vescovo di Tivoli. II Sa- 
NUDO ricorda questa parte anche nei Diarii III, 929 e 
vi qualifica Cesare Borgia " ducha di Valentinojs „. La 
parte ebbe 821 voti favorevoli, 35 contrarii e 15 asten- 
sioni ; essa si legge anche a c. 24 B del cit. registro 
E deU' Avogaria " di Comun. Manca il privilegio cor- 
rispondente nel cit. "Liber secundus prlvile- 
giorum „. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



73 



1500, a dl 14 novembrio, lo illustre gram Maistro di Franza, nepote dil reverendissimo 
cardinal RoJim, homo di grande auctoritk apresso il Christianissimo re *. 

1500, a di 14 fevr^r, el magnifico domino Consalvo Ferandes, gram capetanio di Tarmada 
di serenissimi et Catholici re di Spagna *. 
5 1500, a dl 12 octubrio, el conte Vetor da Martinengo, fo dil magnifico conte Zuam-Fran- 



r cesco 



Duce domino Leonardo Lauredano: 



1503, a dl 3 octubrio, lo illustre signor Pandolpho di Malatesti di Arimano et Carlo 
suo fradello *. 
10 1508, a di 14 luio, lo illustre domino Bortolamlo Liviano, govemador zeneral nostro*. 



10. 14 luio] Cosl I? co<i. per i6 luio. 

■ La corrispondente deliberazlone del Maggior 
Consiglio si legge a c. 189 B dcl cit "Liber Stella,, 
con quella stessa data; ne e degno di nota il seguente 
passo : " declarari fecit dominio nostro diversis mediis 
* illustris dominus magnus magister Francig, nepos re- 
" verendissimi domini cardinalis Rothomagnensis, domi- 
" nus surama auctoritate pollens apud Cristianiasimam 
" Maiestatem et qui est im presentiarum gubernator sta- 
" tus Mediolani, cupere commemorari inter nobiles et 
"patricios nostros „. La parte ebbe H09 voti favore- 
voli, 22 contrari e 6 aste"nsioni. li Sanodo ne fa men- 
zione anche nei Diarii; cf. III, 676. Giorgio dei principi 
di Ambolse, arcivescovo di Rouen, fu fatto cardinale da 
Alessandro VI il I2 settembre 1498; cf. Cardella, of. 
cit., III, 275 sgg. II nipote era Carlo II, signore di Chau- 
mont e maresciallo di Francia. La data della p a r t e h 
14 novembre 1501 e non gia ijoo come vuole il Sanudo; 
essa anche si legge senza diversita di lezione a c. 46 A 
del clt. registro E dell'Avogaria di Comun. Manca il 
privilegio corrispondente nel cit. "Liber secundus 
Privilegiprum„. II doge che concesse il privilegio 
fu Leonardo Loredano e non Agostino Barbarigo come 
vuole il Sanudo. 

' La data corrisponde al 14 febbraio 1501 secon- 
do il computo comune. La parte corrispondente a 
questo privilegio fu presa prima nel Senato il 12 feb- 
braio, come e attestato dal Sanudo Diarii III, 1427, e 
poi nel Maggior Conslglio il 14 febbraio, come & dimo- 
strato dal cit. "Liber Stella„ a c. 176 A. E dcgno 
dl nota il passo seguente di questa deliberazione: " cum 
" Igitur illustris et magnificus dominus Consalvus Ferran- 
" des, magnus capitaneus classis serenissimorum et Ca- 
" tholicorum regum Hispanig „. II Sanudo nei Diarii 
III, 1432 da notizia ' del fatto ed aggiunge il numero dei 
voti. I re Cattolici sono Ferdinando ed Isabella. La 
parte ebbe 1244 voti favorevoli, 41 contrarii e due 
astensioni ; essa si legge senza diversita di lezlone anche 
a cc. 27 B e 28 A del cit. registro E dell'Avogaria di 
Comun. Manca 11 privilegio corrispondente nel cit. " L i- 
ber secundus Priviiegiorum,. 

^ II Sanudo nei Diarii pone la parte del Mag- 
gior Consiglio, corrispondente a questo privilegio, in data 
del 6 ottobre 1499 e lo motiva per avcre il Martinengo 
bene diretta la spedizione su Cremona ed aggiunge che 
esso fu esteso ai discendenti e anche a Giovanni-Maria, 



fratello di Vettore. Ma per 11 silenzlo delle solite fonti cre- 
do che il Sanudo abbia qui per errore ripetuta la notlzia 
da lui gia riferita al 13 ottobre 149S ; cf. la nota 2 a p. 71. 

■* La deliberazlone corrispondente del Maggior 
Consiglio si legge, pure in data del 3 dicembre 1503, a 
c. 5 B del cit "Liber Deda„; ne e degno di nota il 
passo seguente : " in executionem capitulorum noviter 
" conclusorum per dominium nostrum ciun illustri domino 
" Pandulfo de Malatestis Arimini et cetera, eius excellen- 
" tia prompte ac libere consignari fecit dominlo nostro 
" dictam civitatem Arimini cum arce, fortilicUs, universo 
" territorio, actionibus, iurisdictionibus, habentiis et 
" pertinentiis suis quomodocumque. et quoniam e con- 
" verso predictg excellentig promissum fuit quod una 
" cum illustri domina Violante, eius consorte, domino 
" Carolo, eius fratre, ac demum cum omnibus filiis ac 
" descendentibus suis creabitur nobilis noster Venetia- 
" rum. . . : vadit pars quod auctoritate huius consilil, prg- 
" fati illustris dominus Pandulfus de Malatestis, domina 
" Violans eius uxor et magnificus dominus Carolus cum 
" eorum natis et nascituris et descendentibus de legitimo 
" matrimonio procreatis et procreandis in perpetuum 
" creentur et efficiantur Veneti noblles nostri et de nostro 
" Maiori Consilio... .„. La parte ebbe 1396 voti favo- 
revoli, J contrari e 6 astensioni. Circa Pandolfo Malate- 
sta e la sua convenzione con Venezia cf. Romanin, of. 
cit.i V, 163. Un estratto di questa convenzione si legge 
nei Z»m/-H del ■ Sanudo, V, 332 sgg. La deliberazione 
del Maggior Consiglio fu posteriore alla consegna di Ri- 
mini; cf. Sanudo, Diarii V, 468. La stessa parte con 
lievi diversita dl lezione si legge anche a cc. 60 B e 61 
A del cit. registro E deirAvogaria di Comun. Manca 
il testo del privilegio nel cit. "Liber secundus Pri- 
vil eglo ru m „. 

'■> Cioe Bartolommeo d'Alviano cf. Romanin 0/. 
cit. V, 184 sgg. Anche nei Diarii, VII, 585, a propo- 
sito di questo privilegio 11 Sanudo da a questo con- 
dottiero il nome di " Bortolo Liviano, governador ze- 
" neral di le zente d'arme nostre „, e nella Storia Vene- 
ziana di Daniele Barbaro (Archivio Storico Italiano, 
VII, I* serie, 1843; cf. pp. 968 e 1000) 1 cognomi D'A1- 
viano e Liviano sono usati l'uno per l'altro e sempre 
designano il medesimo condottiero. La corrispondente 
dellberazione del Maggior Consiglio si legge, ma in data 
del 16 luglio 1508, ac. 37 B del cit. "Liber Deda», 



74 



MARIN SANUDO 



1508, a (U 25 fevrfer, lo illustre aignor Nicola Ursino, conte di Pitiano, capetanio zene- 
ral nostro *. 

1512, a dl 6 april, lo illustre domino Francesco Maria, duca di Urbino, et i magnifici 
domini NicoI6 et Bortolamio de la Rovere, nepoti di papa lulio 2° *. 

1512, a di 14 septembrio, el magnifico domino Benedeto Crivello, milanese, condutier 
nostro in Crema, fato per il Conseio di X con la Zonta \ 

1512, a dl 17 octubrio, il reverendissimo in Christo padre, domino Zuam di Medici, car- 
dinal; fo papa Lion X; et li magnifici luliano suo fradello et Piero suo nepote, fiorentini*. 



1-2. l5o8-nostro] Parole aggiunte piit tardi nello spazio inierlineare dal Sanudo con altro incUostro pih cuj>o. 



e quel condottiero viene in essa denomlnato * excellentia 
"illustris domini Bartiiolomei Liviani, gubernatoris ge- 
" ncralis omnium copiarum nostrarum „. II privilegio 
manca nel cit. * Liber secundus Privilegio- 
rum„ ove invece a c. 73 B, e in data del 25 febbraio 
1516, ijis m. V., si legge il testo di una grazla fatta 
dal doge Leonardo Loredano alla vedova del D'Alviano 
ed al figlio di lui di due anni ; per questa disposizione 
viene loro accordata una pensione vitalizia di sessanta 
ducatl d'oro mensili e una casa dello Stato alla Giudec-. 
ca, ed il Governo anche si obbliga a passare alle tre 
figlie, quando dovessero contrarre matrimonio, tre mille 
ducati per ciascuna come dote. La motivazione h de- 
gna di. nota, perchfe indirettamente spiega la part e del 
Maggior Consiglio : " adeo digne fuere virtutes, adeo 
" magna fuit artis et discipline militaris prestantia il- 
" lustris quondam domini Bartholomei Liviani, capita- 
" nei nostri generalis, adeo illius in rebus nostris inde- 

* fessa et laboriosa diligentia, ac demum adeo singularis 
" eius erga nos fides, amor, caritas et amplitudinis status 
" nostri ardens desiderium, ut que, morte invidente qua 
" alienissimo tempore nobis ereptus est, vivo beneme- 
"rita premia persolvere non potuimus, mortuo saltem, 
" pro vetusto et insito gratissimi Reipublice nostre erga 
" de se meritos animi more et instituto, que potuimus 
" reddere voluerimus universi nostri Senatus asenssu (sic) ; 
" preterea et publici funeris et monumenti et alia huius 

* modi que esse solent extrinseca gratitudinis signa, 

* preter eternum quoddam, quod longe maius est monu- 

* mentum, illius desiderium animis nostris infixum per- 
" petuamque reconditam memoriam, carnem et sangui- 
" nem eius superstitem quibus potuimus beneficiis pro- 
' secuti sumus „. La parte del Maggior Consiglio ebbe 
1324 voti favorevoll, 45 contrari e due astensioni. Essa 
si legge senza dlversiti di lezione anche a cc. 88 B e 89 
A del cit. registro E deIl'Avogaria di Comun. 

' Cioh 25 febbraio 1509 secondo il computo co- 
mune. Manca il ricordo del privilegio nelle solite fonti 
e solo nell'indice del cit. codice ex Brera si legge : " 1512, 
" 25 febbraio sier Nicoli Orsini conte di Pittigliano ,, 
ma la corrispondente p a r t e del Maggior Consiglio 6 
ricordata coUa data del 25 febbraio 1509 dal Sanudo nei 
Diarii, VII, 761 e 762. Niccol6 Orsini, conte di Pitiglia- 
no, nacque nel 1442 e morl il 27 gennaio 1510; nel 1495 
fu al soldo di Venezia, e anche in seguito ; per l'ultlma 
volta stette al soldo della Repubbllca dal 1500 al 15 10; 
cf. LiTTA, op. cit., VIII (tavola XVn degli Orsini). Pi- 
tigUano ora h comune in provincia di Grosseto. 

' Francesco-Maria I deUa Rovere, di Giovanni 
frateUo di Giulio 11, sino dal 1508 era divenuto duca di 



Urbino ed era anche capitano generale della Chiesa ; cf. 
LiTTA, op. cit., X (tavole I, II, III e IV dei deUa Rovere). 
II Sanudo nei Diarii, XIV, 82, 83 dail testo deUa parte 
che appunto in quel glorno fu presa dal Maggior Con- 
siglio; ma in essa Francesco-Maria 6 qualificato come 
nipote del papa e gli altri due come afiini. 11 cit. 
"Liber secundus Privilegiorum, da a c. 71 B 
il testo del privilegio accordato a Bartolomeo e in nota 
11 ricordo di quello largito a Niccolo che vengono qu\ 
pure qualificati come affini del papa, e a c. 72 A il testo 
del privilegio accordato coUa stessa data degli altri duc 
all' " illustrem et potentem dominum Franciscura-Mariam 
" a Ruvere, ducem Urbini, Durantis et Senogallig comi- 
" tem, urbis Romg prgfectum et Sanctg Romang Ecclesig 
" generalem capitaneum, sanctissimi et beatissimi doml- 
" ni nostri, domini lulii II pontificis maximi nepotem ,. 

' La corrispondente deliberazione si legge a c. 82 
A del registro XXXV Misii del Conslglio dei Dieci con 
quella data ; ne sono degne di nota le frasi seguenti : 
" MDXII, die XIIII septembris in Consiglio X cum Ad- 
" ditione XX. quod auctoritate huius consilii iuxta pro- 
" missionem factam per iUustrem capitaneum peditatus 
" nostrl pro acquisitione Cremg, dominus Benedictus Cri- 
" bellus creetur nobilis noster Venetiarum et de nostro 
" Malori Consilio cum suis filiis et descendentibus de le- 
" gitimo matrimonio ...... Segue poi a c. 86 B del 

registro stesso il privilegio colla stessa data, ed t cosi 
motivato : " vir magnificus, dominus Benedictus Cribel- 
" lus, nobilis Mediolanensis, qui ut insignem locum Cre- 
" mg, ab hostibus occupatum, dominium nostrum recu- 
" peraret sedulam navavit operam „, La p a rt e e ricor- 
data dal Sanudo anche nei Diarii, XV, 70; per le pra- 
tiche precedenti cf. Sanudo, Diarii, XIV, 627 e Roma- 
NiN, op. cii., V, 276. La parte ebbe 34 voti favorevo- 
li, nessun contrario e nessuna astensione. Manca una 
parte su tale argomento nel cit. "LiberDeda„ e 
manca il privilegio nel cit. "Llber secundus Pri- 
" vileg io ru m „. 

■• Giovanni dei Medici era stato nominato cardi- 
nale colla diaconia di Santa Maria in Domnica da In- 
nocenzo VIII, nel marzo 1489; cf. Cardella, op. cit., III, 
^40 sgg. H testo della parte corrispondente presa dal 
Maggior Consiglio il [7 ottobre 1512, si legge nei Diarii 
del Sanudo, XV, 238 ; quei personaggi sono qualificati 
in questo modo : " reverendissimus dominus lohannes car- 
" dinalis de Medicis, nec non magnificus dominus lulia- 
" nus reverendissimae domus suae frater ac dominus Lau- 
" rentius nepos ex fratre „. II privilcgio comune a tutti 
e tre si legge a c. 72 B del cit. "Liber secundus 
•"Privilegiorum„. 



LE VITE DEI DOGI (iNTRODUzroNE) 



75 



Duce domino Andrea Gritti: 

1523, a di 2 avosto, lo illustre don Loys Fernando de Corduba, ducha di Sessa, et li 
successori nel ducato di Sessa '. 

1524, a di 18 septembrio, fu preso parte etiam far li altri soi iioli nobeli che non ha- 
5 vesseno il ducato di Sessa, et soi descendenti *. 



i-j. // ^asso da Duce domlno Andrea Grltti sino a et soi descendenti, colle quali farole finisce Pelenco di queste 
aggregazioni, h siato aggiunto foi dal Sanudo, come anche affare dalP inchiostro. La c. zy A-B i bianca. 



' II Sanudo, nei Diari, XXXIV, 349, da il testo 
della parte presa in quel giorno dal Maggior Consiglio; 
il duca vi e qualificato " illustrissimus dominus Loysius 
" Fernandes de Corbuda, dux Suessae et Sancti Angeli „ ; 
il privilegio e esteso anclie a quelli " ex suis liaeredibus 
" aut descendentibus qui de tempore in tempus succede- 
" rint in ducato Suessae „. 11 privilegio si legge a c. 80 
B. del cit. "Liber secundus Privilegiorum „, 
ma in data del J agosto 1523; da esso fe attestato che 
questo duca era parente di Consalvo Fernandes; infatti 
vi si legge: " singulari quoque amicitia . . . . qug dudum 
" nobis cum iUustri quondam domiuo Consalvo Fernan- 
" des, ipsius domini ducis socero intercessit „. 

' La deliberazione corrispondente del Maggior 
Consiglio si legge a c. 40 A dei cit. "Liber Diana„ 
ed fe in data del iS settembre 1524; il privilegio fu este- 
so " in omnes eius filios legitimos et descendentes ex 
" legitimo matrimonio procreatos et procreandos „. La 
parte ebbe 1296 voti favorevoli, 118 contrari e 2 asten- 
sioni. II Sanudo nei Diarii, XXXVI, 603 da notizla 
della corrispondente petizione del duca, e della parte, 
e di questa 6k anclie il testo che si legge nella colon- 
na 605. 

Le notizie storiche del mio comento a questo elenco 
di aggregazioni al Maggior Consiglio sono state tratte 
dalle seguenti fonti : i) dal "Liber Pri viie giorum 
"primus„ e "secundu8„ che comprendono la regi- 
strazione ufficiale di molti di questi privilegi eseguita 
di mano in mano che venivano concessi ; 2) dai libri del 
Maggior Consiglio intitolati: "Capricornus„, "No- 
vella „, " Leona „ , " Ursa „, " Regina „, "Stella „, 
"Deda „ e " Diana„, ove sono state registrate alcune 
delle deliberazioni del Maggior Consiglio corrispondenti 
a questi privilegi ; 3) dai registri dell' Avogaria di Comun 
designati "A„, "Spiritus„, "C„, "D„, ed "E„, 
serie meno importante delle due precedenti, perchfe deri- 
•vano d£ii registri citati del Maggior Consiglio e per6 
ne danno le stesse deliberazioni In quelli contenute; 
4) dal reglstri deUe Grazie segnati XIX (gia XVI), XX 
(gia XVII) c)ie nel principio del secolo XVI conservava 
tutti i suoi primi fogli ora perduti, XXI (gia XVIII) che 
non e immediata continuazione cronologica del prece- 
dente, XXH (gia XX), XXIII (gia XXI), XXV (gia XXII), 
coUezione importantissima perchfe da deliberazioni del 
Maggior Consiglio die mancano nei registri di queIl'or- 
dine o vi sono esposte in altra forma, ed aggiunge la 
data della loro precedente approvazione nella Quarantia 
e talvolta anche alcunl particolari delle votazioni ad esse 
pertinenti; 5) dai libri I, III, X, XIV e XVIU dei " Com- 
memoriali „ ove sono stati registrati alcuni del 
privilegi che mancano nei due registri ufiiciali ricordati 



al numero primo; 6) dai registri XXII, XXVIH e XXXV 
dei Misti del Consiglio dei Dieci i quali contengono le 
parti circa alcune aggregazioni che per il loro carattere 
speciale erano di competenza di queIl'ordine ; essi per 
solito ne danno anche i privilegi corrispondenti ; 7) dal 
codice Marciano " Lat. X, 291 „ che nelle prime cin- 
quauta carte contiene la trascrizione eseguita da Marin Sa- 
nudo di alcuni documenti di concessioni di cittadinanza 
e di nobilta largite dal Governo veneziano ; il Sanudo 
trasse questi atti dai " Commemoriali„e dai registri 
dei " Pri vilegii „, del Maggior Consiglio, del Consi- 
dei Dieci e delle Grazie, ma Incorse in molti e gravi 
errori di trascrizione e talvolta anche di indicazioni di 
fonti, ommise alcune parti del Maggior Consiglio e 
quasi tutti i decreti dei privilegi; tuttavia questa rac- 
colta h importante, perchfe da il testo di alcune parti 
che si leggevano in alcuni registri delle Grazie 1 quali ora 
mancano all'Archivio di Stato di Venezia; 8) da un fa- 
scicolo intitolato Nobilth esieri che alI'Arcliivio di Stato 
di Venezia si ritrova nella busta Araldica deWAvogaria 
di Comun ; esso contiene un lavoro di spoglio dai 
" Commemoriall „, dai registri dei "Privilegia„ 
e da alcuni di quelli del Maggior Consiglio e delle 
Grazie circa le concessioni di nobilti e cittadinanza a 
stranieri, eseguito nei 1690 dalV Avogaria di Comun per 
incarico del Governo, lavoro molto imperfetto, ma che 
dimostra come anche allora si conservassero alcuni dei 
libri delle Grazie i quali ora mancano ; 9) dal codice 49 
ex Brera del secolo XVII, intitolato Parti prese 
per conferimento di nobilti, compilazione di 
scarso valore storico che sta ail^Archivio di Stato di 
Venezia. 

Dal raflfronto mi sono persuaso che il Sanudo ha se- 
guito per solito in questo elenco la testimonianza dei 
documenti, ma che cio nondimeno e incorso in moltl 
errori, avendo talvolta confuso le concessioni di nobilta 
con quelle di cittadinanza ed ^ssendo caduto in qualche 
omissione e in frequenti sbagli di date; p. e. egli non 
ricorda che tutti gli onori, i privilegi e le immunita dei 
nobili veneziani furono conceasi nel 1304 (25 agosto) a 
Rizzardo da Camino, nel 1339 (i giugno) ad Alberto e 
Mastino Della Scala, nel 1345 (12 settembre) a Umber- 
to III delfino di Vienna, nel 1388 (20 giugno) ad Alberto 
d'Este (e questa concessione h da lui stesso ricordata tra 
gli estratti nel cod. Marciano citato !), a tacere di altri. 
Le omissioni per altro riguardano quasi tutte il secolo 
decimoquarto. 

Alcuni dei documenti che ho ricordato e in qualche 
parte pubblicato in queste note, sono stati resi di pub- 
blicaragione dal Tentori (0/. cit., VI, 109, 241, 243, 2S3> 
'57> 263 ; VII, 29-36) ma non ho tenuto conto di cotesta 



76 



MARIN SANUDO 



.38 A II QUESTI SONNO TUTTI LI CORPI SANTI t IN VeNIEXIA E DESTRETTO E IN LE CHIEXIE DOVE I SE 
RITROVANO POSTI. 

A San Piero di Castello: 

II corpo di santo Sergio et quello di san Bacho, martiri; fo tolti di Aquileia': tamen 
non si vedeno ; fe * sotto conf essiom ; vidneno 7 octubrio *. 5 

II bia' Lorenzo lustiniam, primo patriarcha di Veniexia e ultimo episcopo di Castello * ; 
in una archa in uno altar in chiexia ^ ; non si vede. 

A San Daniele: 

San Zuanne martire, qual f o batizato da Christo ; in uno altar " ; erra doxe di Alexan- 
dria'; et si vede*; vien a di 19 mazo *. 10 

A San Nicolo de Lido: 

San Nicolo grando, episcopo '", et san Nicol6, so barba, episcopo, et san Theodoro ; 
sonno in una archa di marmoro sotto confessiom"; non si vede; il 1" vien a di 24 zener; 
il 2", 2 decembrio; il 3°, 6 decembrio ^^ 



5. vifineno 7 octubrio] Parole aggiunte piu tardi dal Sanudo. — 9-10. erra-vede] Parole aggtunte fiii tardi dal 
Sanudo. — 10. vien-mazo] Parole aggiunte c. s. ma dopo le precedenti. — 12. episcopo] Parola aggiunta dal Sanudo 
nello sfazio interlineare. - et san Theodoro] Parole aggiunie jiiu tardi dal Sanudo. — 13-14. il I°-6 deCembrio] Parole 
aggiunte fiu tardi dal Sanudo ma doJ>o et san Theodoro come c dimostrato daW inchiostro fiii cufo. 



edizione perche il Tentori talvolta non ha dato il testo 
con esattezza e per solito non ne ha indicato in alcun 
modo la fonte. All'Archivio di Stato di Venezia si con- 
serva un libro delle Grazie di mano di Marin Sanudo, 
ma nou contiene che alcune parti ch'egli trascrisse da 
vari registri di quella serie ; esse non si rif eriscono alle 
aggregazioni alla nobilta veneziana. 

1 II "Chron. Alt. „ (p. 10, rr. 16 e 17) attesta 
che alcune reliquie dei santi Sergio e Bacco furono de- 
poste a Costanziaco in una chiesa che appunto per que- 
sto fu eretta in loro onore nel tempo delle immigra- 
zioni nelI'estuario, e anche afFerma (p. 26, rr. 32 e 33) 
che un'altra parte ne fu coUocata in un'altra chiesa la 
quale verso quel tempo venne edificata col loro nome a 
Venezia. Dalla cronaca di Andrea Dandolo, Rerum 
Italicarum Scriftores, XII, 168) e attestato che reliquie di 
quei due santi (probabilmente quelle della seconda chiesa) 
furono deposte nella cattedrale di san Pietro dal quarto 
vescovo Orso. 

* " e „ , cioe " sono „ ; " sotto confessione „ cioh 
" sotto l'altar maggiore „ ; fr. Du-Cange, Glossarium me- 
diae et infonae latinitatis, Niort, Favre, 1884, s, v. 2 con- 
fessio. 

^ Per l'annua ricorrenza della loro festa in quel 
giorno cf. Cornkr, Ecclesiae Venetae, XIII, 394. Essa e 
anche attestata dal Kalendarium ■venetum sa'ecuH XI edito 
dal Borgia negli Anedocta literaria, Roma, 1773 (II, 4S4). 

^ Cf. p. 13, rr. 22-24. 

5 Dinanzi " in una archa „ si sottintende k" e „ ; 
cf. Corner, of. cit., XIII, 345. Due erano le feste an- 
nue di questo santo; la deposizione che ricorreva l'otto 
gennaio, e il natalizio che si celebrava il cinque settem- 
bre. II santo era stato deposto in un oratorio aggiunto 
alla chiesa ed a lui dedicato ; cf. Sansovino, Veneiia citia 



nohilissima e singolare descritia, Venetia, Curti, 1663, pp, 
6 e 7. 

" Ciofe " e in un altar „ ; questa elissi e ugata 
spesso dal Sanudo in questo elenco. 

"^ Cf. Dandolo, op cH., XII, 42^339; Sansovino, 
of. cii,, 22 ; Cornkr, oJ>. cii., IV, 168 sgg. e XIII, 367, 
La translazione di queste reliquie da Costantinopoli a Ve- 
nezia avvenne sotto il ducato di Pietro Ziani e la re- 
lazione piu antica sinora nota e quella di Pietro da 
Chioggia nelle Legendae de sanciis et de iemjiore; cf. 
cod. Marciano lat. IX, 18, c. 325 B. Un altro testo, ma 
in volgare e posteriore a quello di Pietro da Chioggia, 
fu stampato gia nel 1520 a Venezia e venne riprodotto 
negli Acta Sanctorum, XV, (magglo, IV) pp. 305-307. 

* Difatti il Corner, (0/. cit., IV, 169) cosi si espri- 
me : " venerabile divi loannis martyris corpus . . . . in ec- 
" clesia sancti Danielis ad magnificam arara sibi dica- 
" tam in marmoreo eleganti loculo supinura cubat mera- 
" bris omnibus integrum, cuius dentes albi nuUo deficiente 
" et caro moUis tactu „. 

9 CoRNER, 0/. cit., XIII, 367. 
^" Di Mirra, oggi Demke suUa costa della Licia. 

" L'anonimo Benedettinb, autore della Translatia 
sancti Nicolai, vissuto nel principio del secolo XII, (cf. 
Recueil des historiens des Croisades fuhlii far le soins de 
VAcademie royale des inscriptions ei belles letircs, Hisio- 
riens occideniaux, Paris, Imprimerle nationale, i886, V, 
252-292) attesta che quelle reliquie furono prima depo- 
ste in una torre del Lido e poi nella chiesa eretta in 
loro onore ; che non fossero visibili h dimostrato dai fatti 
riferiti dal Corner, of. cii., IX, 67-80. 

^2 II Sanudo si h ingannato in questi particolari ; 
il 24 gennaio era la festa di san Teodoro, il 6 dicembre 
quella di san Niccolo e 1' 11 quella dello zio materno 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



77 



10 



A Santa Lena: 
Santa Elena madre di re Constantim; in una capella, e si vede; portk da Constantinopoli ; 
a di 21 mazo '. 

A Santa Trlnita; 
Santo Anastasio, monaco, martire ; in uno altar, e si vede ; a dl 22 zenfer *. 

A San Zuanne Brkgola: 
San Zuanne elemosinario ; in uno altar; fo episcopo di Alexandria; a dl 3 fevrfer'. 

A Santo Antonim: 
San Sabba, abbate de Syria, conf esor, in uno altar, e si vede ; a dl 5 dezembrio *. 

A San Lorenzo : 

San Paulo, episcopo, martire, in uno altar; a dl 15 zugno ^ 
San Barbaro, episcopo di Capadocia, martire; a dl 14 mazo ^ 



2. porti da Constantinopoli] Parole aggiunte fiii tardi dal Sanudo. — 3. a dl 21 mazo] Sott. \len; farole ag-- 
giunte c. s. ma fiu tardi delle frecedenti come i dimostrato dalP inchiostro pih cufo. — S* monaco] Parola scritta foi 
dal Sanudo su fondo abraso - e sl vede] Parole aggiunte ■fiiu tardi dal Sanudo. - a dl 22 zener] Sott, vien; parole ag- 
giunte fiis tardi dal Sanudo ma dopo e si vede come h dimostrato dalV inchiostro fiii cupo. — 7. fo-Alexandria] Pa- 
role aggiunte foi dal Sanudo. - a dl 3 fevrer] Sott. vien. ; parole aggiunte c, s., ma dopo fo Alexandria come i dimo- 
strato dalVinchiostro j>iit cufo. — 9. e sl vede] Parole aggiunte foi dal Sanudo. - a dl S dezembrio] Sott. vien ; fa- 
role aggiunte c. s., ma dofo e si vede come i dimostraio dalV inchiostro piit cufo. — II. a dl 15 zugno] Sott, vien; 
farole aggiunte c. s. — 12. a di 14 mazo] Soti. vien; farole aggiunte c. s. 



omonimo; cf. Corner, of. cit., XIII, 349, 406 e 407. La 
festa delV inventio dei tre corpi a Mirra, sino dal secolo 
XII si celebr6 il 30 maggio, e quella della translatio da 
Mirra a Venezia il 6 dicembre; cf. loc. cit., Translatio, 
p. 280. Pio II con disposizione del 12 luglio 1461 tras- 
portd la festa delV inventio alPultima domenica di maggio. 

' La festa della traslazione di sanfEIena da Co- 
stantlnopoli a Venezia fu celebrata in origine il 21 maggio, 
ma per deliberazione del Maggior Consiglio in data del 
16 luglio 1402 fu trasportata al martedi dopo la dome- 
nica di Pentecoste, e per6 non e esatta la testimonianza 
del Sanudo; cf. Corner, of, cit., IX, 181. Quanto alle reli- 
quie di sanfElena che furono deposte prima nella chie- 
sa dei Servi, poi (nel 1208) in quella della Madonna del 
Monte Carmelo, quindi nella chiesa di sanfEiena e nel 
1806 in quella di san Pietro di Castello cf. anche Dan- 
D01.0, of,cit,, XII, 338; Sansovino, oJ>,cit., 210 e 211 e 
CicoGNA, Iscrizioni Venexiane, Venezia, Picotti, 1830, III, 
359 8gg. e VI, 581, nota 4. Notisi che la chiesa di san- 
t' Elena fu edificata nel 1420. Negli Acta Sanctorum 
(XXXVI, 18 agosto, III, pp. 577 e 578) che per questa 
tradizione ne rimandemo al Dandolo, ne sono riferite al- 
tre che ne discordano. 

* Questa reliquia fu trasportata da Costantinopoli 
a Venezia e deposta In quella chiesa nel principio del 
secolo XIII, cf. Sansovino, of. cit., 38; Corner, op. cit., 
IV, 356 sgg., e per la ricorrenza della festa anche XIII, 
348 e il Kalendarium cit. (p. 445). La chiesa fu demo- 
Uta nel 1832 circa; cf. Cicogna, of. cit., V, 156. II pii 
antico ricordo della traslazione si legge nelle Legendae 
de sanctis et de tempore di Pietro da Chioggia; cf, cod. 



Barberini XIV, 86, c. 257 B e al luogo corrispondente 11 
cod. Marc. Lat. IX, 16, c. 329 B. 

3 II 3 febbraio si celebrava la traslazione della re- 
liquia da Alessandria a Venezia, avvenuta secondo la 
tradizione nel 1249; cf. Corner, of, cit,, IV, 342-351. 
Quanto al sepolcro cf. Sansovino, of. cit., 36. La trasla- 
zione che si legge negli Acta Sanctorum, II (gennaio II) 
deriva da una tradizione diversa da questa. 

* Secondo il Dandolo (pp. cit., XII, 85) la reliqula 
sarebbe stata trasportata da Costautinopoli a Venezia 
sotto Marino Morosini, e secondo un anonimo ricordato 
dal codice Estense delle Vite dei dogi del Sanudo, sotto 
Tribuno Menio; cf. Muratori, XXII, 470 e 471; ma il 
passo delI'anonimo manca nell'autografo Marciano; cf. 
pp. 138 e 139 di questa edizione, Sansovino, of. cit., 37; 
Corner, of. cit., 339-353 e XIII, 406, ove attesta che il cor- 
po, esposto alla vista di tutti, era coperto della stessa veste 
che il santo, secondo la tradizione, avrebbe avuto in vita. 

* II corpo di san Paolo, martire sotto 1' imperatore 
Costanzo, era stato trasportato nel 1226 da Costantino- 
poli a Venezia e deposto nella chiesa di san Lorenzo; 
ivi se ne perdettero le tracce, finche venne ritrovato il 
10 aprile 1493 e rimesso il primo maggio del medesimo 
anno in un altro sepolcro in un altro altare di cui il 
documento riferito dal Corner (0/. cii., XI, 72) non dk 
il nome. Ma la festa del santo la quale ne commemorava 
la nascita, ricorreva il 7 giugno e non gia il 15; cf. Cor- 
NKR, of. cit., XIII, 370. Circa queste reliquie cf. anche 
Sansovino, oj>. cit., 80 e Cicogna, op. cit., II, 378, num. 24. 

' Non fe nota l'epoca della traslazione di questo 
santo da Modone a Venezia; l'otto maggio 1496 fu tras- 



78 



MARIN SANUDO 



San Platom, martire ; 22 luio ' ; et in capella di san Sabastihm il bia' Zuanne ^. 
San Lio, conf essor ; f u zenthilomo nostro da cha' Bembo '. 
San Nicodemo et san»* et san Abibon; a dl 3 avosto *. 
San Ligorio martire; a dl 13 septembrio ^ 

A San Zacharia: 5 

San Zacharia propheta; a Taltar grando; non si vede; port^ da Constantinopoli ; a dl 
6 septembrio ". 

San Th6daro confesor; fo portJi di Samo; in Taltar grando; a di 25 avosto'. 

San Nereo et Archileo, martiri; a dl 12 mazo *. 

Santa Sabina, martire ; in una archa ; a di 29 avosto '. 10 



I. 22 luio] Soti. vlen; farole aggiunte pth tardi dal Sanudo nello spazio interlineare. — 3. San Nicodemo-a dl 
3 avoBto] V intero passo fu aggiunto piii tardi dal Sanudo. - a d\ 3 avosto] Sott. vien, — 4. a dl 13 septera- 
brio] Parole aggiunte piit tardi dal Sanudo. — 6. porta da Costantinopoli] Parole aggiunte c. s. — 6-7. a dl 6 se- 
ptembrio] Sott. vien ; parole aggiunte c. s. ma doJ>o la frase prccedente cotne h provato daW inchiostro fiu cupo. — 
8. io porta di Samo; in l'altar grando] Parole aggiunte foi dal Sanudo. - a dl 25 avosto] Sott. vien; farole aggiunte 
c, s., ma dofo la frase frecedente come h frovato dalPinchiostro fiii cufo. — 9. martiri; a Ss. 12 mazo] Sott. vien; 
parole aggiunte c. s. — 10. in una archa] Parole aggiunte foi dal Sanudo. - a dl 29 avosto] Sott. vien; farolc ag- 
giunte c. s., ma dopo in una archa come h provato dalV inchiostro fiit cuj>o. 



portato da un altare della parte interiore della chiesa dl 
san Lorenzo in un monumento della parte esteriore; la 
Bua festa ricorreva il 14 maggio ; cf. Corner, 0/. cit., 
XI, 74-76. Cf. anche Acta Sanctorum, XIV (maggio, III) 
pp. 285 e 286. 

^ Si conservava a San Lorenzo soltanto il capo di 
questo martire che nacque e morl ad Ancira; il suo na- 
talizio ricorreva il 22 luglio, ma le monache di San Lo- 
renzo ne celebravemo la festa il giorno seguente ; cf. 
CoRNER, oJ>. cit., XI, 82; XIII, 378. 

* Fu il beato Giovanni, di famiglia a noi ignota, 
pievano di San Giovanni decollato, e vissuto a Venezia 
nel secolo XIII; il suo corpo fu deposto dopo il 1400 
nell'altare dedicato a san Lorenzo nella chiesa di san Se- 
bastiano attigua a quella di san Lorenzo, perche Bonifa- 
cio IX il 7 ottobre di quell'anno si mostro disposto a 
permetterne il culto ; cf. il Sansovino, <y>. cit., So, e CoR- 
NER, oj>. cit., XI, 87-101, il quale a torto attribul a que- 
Bto beato il cognome Olini per errata lettura di olim, 
come e stato notato dal Cicogna, of. cit., II, 412 e 413, 
numero 11. 

3 Leone Bembo secondo alcuni fu vescovo di Mo- 
done; perseguitato da Emmanuele Commeno si sarebbe 
recato a Venezia e sarebbe divenuto converso nel mona- 
stero di san Lorenzo e poi vi sarebbe stato sepolto nel 
portlco. Nel 1207 venne beatificato e deposto nella chiesa 
di san Sebastiano sopra un altare. Cf. Acta Sanctorum, 
XXXV, (agosto, 9, II, 475-482) per questo santo e pel 
precedente. Quanto alla corrispondente iscrizione cf. Ci- 
COGNA, op. cit., II, 411, numero lo. 

* n nome del santo omesso dal Sanudo e Gama- 
liele ; 1' invenzione di questi tre santi e di san Stefano pro- 
tomartire a Gerusalemme, viene celebrata dalla Chiesa 
il 3 agosto; cf. il Kalendarium cit. (p. 451) e Corner, 
0/. cit., XIII, 381. II Corner non ha trovato documenti 
circa la presenza di queste tre reliquie nella chiesa di 
san Lorenzo; cf. of. cit., XI, 41, 102. 

^ Due erano le feste colle quali le monache di San 



Lorenzo commemoravano questo santo; il 13 settembre 
per la passione e l'otto luglioj per l'invenzione; cf. CoR- 
ner, of. cit., XI, 76-82, Acta Sanctorum, XLIII (13 settem- 
bre, IV, 57-59) e il Kalendarium cit. (p. 4S3). 

* Le reliquie di San Zaccheria profeta furono por- 
tate da Costantinopoli a Venezia e deposte in quella chie- 
sa per ordine dell' Imperatore Leone V tra gli anni 813 
e 820; cf. il documento edito da Tafel e Thomas negll 
Urhunden zur alteren Handels-und Staatsgeschichte der Re- 

publik Venedig, I, i, nei Fontes rerum Austriacarum ; 
esse peraltro non furono tutte ossa di quel santo; cf. 
CoRNER, of, cit., XI, 315. La sua festa era celebrata dalla 
Chiesa il 6 settembre; cf. il Kalendarium cit., p. 453. 
Circa le vicende posterlori di queste reliquie cf. Cicogna, 
op. cit., II, 114 e 115 numero 4. 

' I corpi dei santi eremiti Teodoro e Gregorio, 
martiri a Samo sotto Costanzo, furono trasportati a Ve- 
nezia nella chiesa di san Zaccheria, ma non si sa In qual 
tempo ; vennero deposti nella stessa arca dietro 1' altar 
maggiore la quale conteneva le reliquie di san Zaccheria; 
la Chiesa celebrava la loro festa il 24 agosto, e non il 
25, ed in quel giorno ricorreva l'anniver8ario della loro 
passione e della loro invenzione a Samo; cf. Acta San- 
ctorum, XXXVII (24 agosto, IV, 770) e Corner, op. cit., 
XI, 327; Xin, 385 sgg. 

* La tradizione vuole che una parte dei corpi di 
questi due santi sia stata trasportata a Venezia nella 
chiesa di sjui Zaccheria, perchfe vi fossero deposti coi 
restl di san Pancrazio 11 quale sub\ con loro il marti- 
rlo nel medesimo giorno sotto Diocleziano, e per6 la 
Chiesa ctommemorava i tre santi in una medesima festa ; 
cf. il Kalendarium cit., p; 449; Corner, op. cit., XI, 315; 
XIII, 366 e CicoGNA, of. cit., II, 145, numero 48, ove da 
I'iscrizione sepolcrale del 11 76 di questi due santi, e no- 
tisi in essa la forma " Archilei „ conservata dal Sanudo. 

° Una tradizione riferita dal Dandolo, (0/. cit., XII, 
170 e 180) attesta che le reliquie di questa santa e di 
san Pancrazio furono donate da Benedetto III ad Agnese 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



79 



San Pancratio martire; in una archa; a di 12 mazo *. 

San Tarasio heremita ; f o porta di Romania ; a di 17 septembrio *. 

San Gregorio Nazanzeno, patriarcha di Constantinopoli ; a di 25 avosto \ 

San Lizerio martire *; a di 2 octubrio ". 

5 A San Marco: 

San Marco evanzelista, a Taltar grando, ma non si vede; aparse 1094®; porth 106'; 
vien 25 april '. 

San Sydro episcopo, martire; in una capella, in una archa di marmoro; fo port^ di 
Chyo ; a di 1 5 mazo ^. 
10 San Cyro; sonno le cinere drio l'altar grando; erano a Scutari '". 

||San Zorzi mazor: 
San Stephano prothomartire a Taltar grando ; non si vede ; a di 26 decembrio ". 



I. in una archa] Parole aggiunte foi dal Sanudo. - a dl la mazo] Soti. vien; farole aggiunte c, s., ma dofo 
in una archa come h provato dalV inchiostro fiii ctifo. — 2. fo-Roman^a] Parole aggiuntc foi dat Sanudo. - a d\ 17 se- 
ptembrio] Sott. vien; parole aggiunte c. s., ma dofo fo-Romanla come h frovato dalPinchiostro piu cupo. — 3. Nazan- 
zeno] Cosi il cod. - patriarcha di Constantlnopoli] Parole aggiunte J-oi dal Sanudo. - a dl 25 avosto] Sott. vien; 
farole aggiunte c. s., ma dofo patriarcha di Constantinopoli] come e frovato dalPinchiostro fih cufo. — 4. San-octu- 
brio] Vintero fasso fu aggiunto fiii iardi con altro inchiostro fiii cufo dal Sanudo siesso; San Lizerio sta su fondo 
ahraso, coine correzione d'alira frase scomfarsa. - a dl 2 octubrio] Soti. vien. — 6. aparse-io6] Parole aggiuntc fitt 
tardi dal Sanudo. — 7. vien 25 april] Parole aggiunie fitt tardi dal Sanudo ma dofo le frcccdenii , comc e frovato 
dalVinchiostro fiii cufo. — 8. martire] Parola aggiunta fiii iardi con aliro inchiostro nello sfazio intertineare dal Sa- 
nudo, — S-g. fo porta di Chyo] Parolc aggiunte fiit iardi dal Sanudo. — 9. a dl 15 mazoj Soit. vien; farole ag- 
giunte fiti tardi dal Sanudo ma dofo le frecedenti. — 10. erano a Scutari] Parole aggiunte fiii iardi dal Santido, — 
12. a dl 26 decembrio] Sott, vien; farole aggiunie fiit tardi dal Sanudo con altro inchiostro fiil cufo.. 



Morosini, badessa di San Zaccheria ; la festa di santa Sa- 
bina si celebrava a Venezia il primo settembre; cf. CoR- 
NER, of. cit., XUI, 386. II CicoGNA [pf. cit., II, 145, nu- 
mero 46) da l'iscrizione sepolcrale del 1 176 di questa santa. 

' Cf. la nota 8 a p. 78. Nei documenti il monastero 
sino dal 2 luglio 1040 si intitolava: " monasterium 
" sancti Zacharie et sancti Pancratii martyris , ; cfr. CoR- 
NKR, of, cii., XI, 3S7. 

' La traslazione di questo santo da un promonto- 
rlo della Romanla a Venezia sotto Ottone Orseolo e stata 
narrata dal Dandolo (pf. cit., XII, 236 e 237) secondo la 
testimonianza dello Sfeculum di Fra Paolino; cf. p. 146, 
nota 7, di questa edizione. Tarasio non fu eremita, ma 
patriarca di Costantinopoli tra il 25 dicembre 784 ed il 
25 febbraio 806; cf. Acia Savciorum, V (febbraio, III, 
572-590). 

3 Cf. la nota 7 a p. 78. II Sanudo al pari d'altri 
confuse san Gregorio eremita con san Gregorio di Na- 
zianzo; cf. anche Cicogna, of.cit., II, 115, numero 5. 

* Le reliquie di san Lizerio, martire sotto Mas- 
simiano, secondo la tradizione furono trasportate a Ve- 
nezia e deposte nella chiesa di san Zaccheria prima della 
venuta di Ottone III in questa citta; cf. Corner, of. 
cii., XI, 321 e 322. La Chiesa celebrava il 2 ottobre la 
passione del santo; cf. Corner, of. cit., XIII, 393. Cf. 
anche Cicogna, of. cit., 171, numero 70. 

^ Cf. MuRATORi, XXII, 437. Circa tutte le reliquie 
depojte in questa chiesa cf. anche Sansovino, of. cii., 
83 e 84. 

* U Sanudo accenna alla leggenda delPapparlzione 
del santo, avvenuta secondo la tradizione nel 1094; cf. 



MoNTicoLO, L,' Affariiio sancti Marci ed 1 suoi 
manoscriiii nel Nuovo Archivio Veneio, IX, 111-17S e 475- 
4S2 (1895). 

' E errata la data che 11 Sanudo qui pone per la 
traslazione del corpo di san Marco da Alessandria a Ve- 
nezia, avvenuta sotto Giustiniano Particiaco (S27-829). 
La maggior parte della Translaiio sancti Marci e stata 
pubblicata negli Acia Sanciorum, XI (aprile III) 353-355. 

* La Chiesa celebrava il 25 aprile la passione, ma 
il 31 gennaio la traslazione, il 25 giugno l'apparlzione 
e 1' 8 ottobre la dedicazione della chiesa;' cf. 11 Kalen- 
darium cit., pp. 446, 448, 450, e Corner, of. cii., XIII, 351, 
S*'!, 373 e 394. Che la reliquia non si vedesse e dimo- 
strato dal Dandolo, of. cit., XII, 252. 

^ Sant' Isidoro di Alessandria fu martire a Chio; 
11 suo corpo, ma senza 11 capo, fu trasportato da Chio a 
Venezia il 16 aprile 11 25; cf. la Translaiio sancti Ysidori 
composta nel secolo XII da un prete Cerbano, nella cit. 
Recueil des historiens dcs Croisades., Hist. Occ, V, 321-334. 
La Chiesa ne commemorava 11 16 aprile la traslazione e 
il 15 magglo la nascita. II capo del santo fu portato a 
Venezia da Chio nel 1637; cf. il documento in Corner, 
of. cii., X, 279. 

'" Questa reliquia fu trasportata da Scutari a Ve- 
nezia nel 1479; cf. Documcnti fer la sioria delVaugusia 
ducale basilica di San Marco in Venezia dal nono secolo 
sino alla fine del decimo oitavo, Venezia, Ongania, 18S6, 
p. 214. 

" La Translatio del santo fu pubblicata dal CoR- 
NKR, of. cit., VIII, 96-119; 11 trasporto delle reliqule da 
Costantinopoll a Venezia avvenne il 25 maggio iiiose- 



c. 28 B 



80 



MARIN SANUDO 



San Cosma et san Damiam; a dl 27 septembrio '. 

San Paulo martire, duca^; portado di Constantinopoli ' ; a di 9 luio*. 
San Cosma confessor, di Alexandria; portado di Constantinopoli ». 
San Eustachio, patriarcha, confesor; a di 19 setembrio *. 

Santa Marina: 5 

Santa Marina v^rzene; in uno altar e si vede ; a di 17 luio^. 

San Canzikm: 
San Maximo, episcopo; in uno altar e si vede; a dl 8 octubrio '. 

San Salvador: 

San Thbdaro, episcopo; in uno altar e si vede; fo port^ da Constantinopoli; a di 9 no- 10 
vembrio ". 



I. a d\ 27 septembrio] SoU. vien; farole aggiunie poi dal Sanndo. — 2, portado di ConstantinopoU] Parole ag- 
giuttte c. s,, ma con inchiostro fiit chiaro. - a dl 9 luio] Sott. vien ; farole aggiunte c. s. ma dofo le frecedenti come 
i frovato daWinchiostro fiu cufo, — 3. di Alexeindria] Parole aggiunte piu tardi dal Sanudo nello sfazio interlineare, 

- portado di Constantinopoli] Parole scritte fiii tardi con aitro inchiostro dal Sanudo come correzione, sufondo abraso. 

— 4. San Eustachio - setembrio] Uintero fasso fu aggiunto fiit tardi con altro inchiostro fiu. cufo dal Sanudo nello 
sfazio interlineare. - a dl 19 setembrio] Sott. vien. — 6. a dl 17 luio] Sott. vien; farole aggiunte fiii tardi dal 
Sanudo con altro inchiostro fiii cufo, — 8. a d\ 8 octubrio] Sott. vlen; farole aggiunte c. s, Segue nel cod. Santa 
Eufemia (farola scriita dal Sanudo con altro inchiostro come correzione, su fondo abraso) martire a cui fiii tardi aggiunse 
et verzene e anche fiii iardi a dl (sott, vien) 16 septembrio, Ma 1'intero passo i freceduto da un non scritto dal 
Sanudo stesso e ferh deve essere consideraio come da esfungersi. — to. fo porta da Constantinopoli] Parole aggiunie fiit 
tardi dal Sanudo con altro iTtchiostro fiit languido, — lo-ii. a di 9 novembrio] Soti. ylen; faroie aggiunie dal Sanudo 



condo quel racconto ; i Benedettini del monastero di san 
Giorgio magglore celebravano quella festa il 3 giugno: 
cf. CoRNER, op. cit., XIII, 370. II 26 dicembre la Chiesa 
commemorava la nascita del santo; cf. il Kalendarium 
cii., p. 456, CoRNKR, of. cit., XIII, 408. Quanto alle re- 
liquie cf. anche Cicogna, of. cii., IV, p, 333, nota 221 e 
pp. 48S-487. 

* Circa la traslazione di alcune delle reliquie di 
quei due santi a Venezia cf. Corner, of. cit., VIII, 127 
e 128 e CicoGNA, of. cii., IV, 299, nota 74. II 27 set- 
tembre si celebrava il loro natalizio; cf. i\ Kalendarium 
cit., p, 453 e CoRNER, of. cit., XIII, 392, 

' Sub\ il martirio a Costantinopoli per la sua op- 
posizione airiconoclastia nel quarto anno di Costantino 
Copronimo; cf. Acia Sanctorum, XXVIII (luglio 8, II, 
pp. 63S-639). 

3 Fu trasportato il corpo di lui da Costantinopoli 
a Venezia il 21 maggio 1222, come h dimostrato dalla 
Translatio pubblicata negli Acta Sanctorum, loc. cit., 639- 
642 e dal CoRNER, of. cii.. XI, 138-146; ma i Benedet- 
tini di San Giorgio maggiore la celebravano il 24 mag- 
gio; cf, CoRNER, of. cti., XIII, 368. Cf. anche Cicogna, 
oj>, cit., IV, p. 301, nota 94. 

* L'otto luglio, e non il nove, si faceva nelle chie- 
se di Venezia la commemorazione del martire, la quale 
secondo il martirologio romano cadeva il 17 marzo; cf. 
CoRNER, of. cit., XIII, 376. 

6 La traslazione delle reliquie di questo santo da 
Creta a Venezia avvenne nell'aprile 1058; cf, Acia San- 
ctorum, XL, settembre I, 440-444, e Cornkr, of. cii., VIII, 
87-92, II santo era commemorato dalla Chiesa il 2 set- 
tembre; la traslazione si celebrava 11 20 aprile dai Be- 



nedettini di San Giorgio maggiore; cf. il Kalendarium 
cit., p. 453 e il CoRNER, of. cit., XIII, 360 e 387. Cf. an- 
che CicoGNA, of. cit., IV, 351, nota 258. 

^ La traslazione delle reliquie di questo santo, il 
nome del quale era veramente Eutichio, patriarca di Co- 
stantinopoli, avvenne il 20 aprile 1246 nel monastero di 
San Giorgio maggiore; cf. Corner, of. cit,, VIII, 156. I 
Benedettinidlquel monastero la celebravano il 14 maggio 
e Invece il 19 febbraio ne commemoravano I'invenzione; 
cf . CoRNER, of. cit., XIII, 356 e 366. II 20 settembre e non 
il 19, la Chiesa ricordava la passione di sanfEustachio; 
quindi la testimonianza del Sanudo h. del tutto errata. Cf. 
anche Cicogna, of. cii., IV, 306, nota 105, e circa tutte 
queste reliquie Sansovino, of. cit., 219. 

' PiETRo DA Chioggia, (o/. cit.; cod. Marc. lat, IX, 
18, c, 35S B) da il piu antico racconto, sinora noto, del 
trasporto di queste reliquie dalla Roman^a a Venezia 
avvenuto il primo settembre 1213, ma in questa citta la 
Chiesa ne commemorava la traslazione il 17 luglio; cf, 
CoRNER, op. cit., XIII, 372 e 377, La reliquia, ricor- 
data anche dal Sansovino (<?/. cii., 40), e I'altare sono 
descritti con molta precisione dal Corner, of. cii., III, 
253-255- Prima della traslazione la chiesa era dedicata 
a san Liberale. Circa il gonfalone che si esponeva nella 
festa della santa cf. Cicogna, oJ>. cit,, I, 333. 

^ Circa la traslazione di questo santo da Emonia 
a Venezia cf. Acia Sanciornm, XVIII; maggio, VII, pp, 
15 e 16, e CoRNER, of. cii., II, 204 sgg. La Chiesa ne 
commemorava la nascita I'otto ottobre e la passione il 
29 maggio; cf. Corner, 0/. cit., XIII, 394. Cf. anche 
Sansovino, of, cit., 151, 

* La Translatio pubblicata dal Cornkr, (pf. cit.. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



81 



San ZuHkm: 
San Paulo, primo heremita; in uno altar; non si vede; mancha la testa; a d\ 10 zenfer.* 

A San leremia: 
San Magno, episcopo di Altim; e si vede, in 1" ahar; a di 6 octubrio ^ 

5 A San lob: 

San Lucha evanzelista; in sagrestia; portk di Bosina; a di 18 octubrio'. 

V A Santa Lucia: 

Santa Lucia, v^rzene e martire, sora 1° altar e si vede; port^ di Saragosa a Constanti- 
nopoli e qul; a di 13 decembrio \ 

10 A San Nicolb:» 

San Nicheto, martire ; f o portk di Romania e si vede ; a dl 25 mazo '. 

A San Raphafel: 
San Niceta martire; fo porta di Nicomedia e si vede; a di 12 septembrio ^ 



coa altro inchiostro fiu cupo e ferh dofo la frase frecedente, — I . mancha - zener] Parole aggiunte fiii tardi dal Sa- 
nudo con altro inchiostro fiii cupo. - a d\ lo zener] Sott. vien; segue nel cod, San Fiori^m In uno altar a cui 
il Sanudo fiu tardi aggiunse a di (sott, vien) 9 niazo, ma 1'intero fasso deve essere considerato come da espungtrsi, 
ferchi il Sanudo stesso vi fremise non. — 4. a dl 6 octubrio] Sott, vien ; parole aggiunte piu tardi dal Sanudo, — 
6. porta di Bosina] Parole aggiunte fih tardi dal Sanudo, - a d^ 18 octubrio] Sott. vien; parole aggiunte c. s, tna 
dopo la frase precedente. — 8-9. porta-qui] Parote aggiunie piii tardi dal Sanudo con altro inchiostro, — 9. a di 13 de- 
cembrio] Sott, \iea: parole aggiunte c. s. ma dopo la frase prccedente, — 11. Nicheto] Parola scritta dal Sanudo 
come correzione, su fondo abraso. - di Romanla] Parole scritte dal Sanudo come correzione, su fondo abraso, - a d\ 
25 mazo] Sott, vien; parole aggiunte piii tardi dal Sanudo con altro inchiostro piii cupo. — 13. a dl 12 septembrlo] 
Parole agginnte c. s. 



XI, 258 e 259) pone il trasporto di queste reliquie da 
Mcsembria a Costantinopoli nel 1257 e da Costantlno- 
poli a Venezia nel 1267. II Senato veneziano con deli- 
berazione del 21 settembre 1450 stabill che fosse solenne 
pcr la citta il nove novembre nel quale la Chiesa com- 
memorava quel santo; cf. Corner, op. cit., XIII, 398-400. 
Cf. anclie Sansovino, op. cit., 121. La traslazione e an- 
che ricordata da Pietro da Ciiioggia, cf. op. cit., cod. 
Marc. lat. IX, 20, c. 285 A. 

' II DvVifDOLO, (op. cit., XII, 352) attesta che le re- 
liquie del martire ormai prive del capo furono traspor- 
tale nel 1240 da Costantinopoli a Venezia. Circa la 
traslazione di queste reliquie da Venezia a Buda nel 1381 
cf. la narrazione pubbiicata negli Acta. Sanctorum, I (gen- 
naio I), pp. 608 e 609. Circa la ricorrenza della festa 
cf. CoRNER, op. cit., XIII, 346. Secondo il Sansovino 
(pp. cit., 126) vi giaceva anclie il corpo di san Floriano. 

' La traslazione avvenne il sei ottobre 1206; cf. 
p. 3, rr. 10-12; il Senato il 21 dicembre 1454 delibero 
che quel giorno fosse solenne ; cf. Corner, op. cit., VI, 
421, e XVII, 339. Cf. anche Sansovino, op. cit., 144. 
La traslazione e ricordata anche da Pietro dA Chiog- 
gia; cf. op. cit., cod. Barberini XIV, 87, c. 292 A e cod. 
Marciano Lat. IX, 19, c. i6j A, 

^ Nella seconda meta del sec. XV Padova conte- 
8t6 che queste reliquie, trasportate nell'agosto 1463 dalla 
Bosnia a Venezia, fossero di san Luca, e per6 sino dal 



1465 non ebbero nella chiesa di san Giobbe il culto do- 
vuto al santi; cf. Wadding, Annalcs Minorum, XIII, 271 
sgg., Roma 1731, e Corner, op. cit., XII, 90-92. II dl- 
ciotto ottobre la Chiesa celebrava la nascita dell'evange- 
lista; cf. il Kalendarium cit. 4S4. Cf. anche Sansovino, 
op. cit., 155 e Cicogna, op. cit., VI, S34 ^ S3S- 

* Le reliqule di questa santa furono trasportate 
in origine da Saragozza a Costantinopoli e poi nel 1204 
da Costantinopoli a Venezia e deposte nella chiesa di 
san Giorgio maggiore; quindi il diciotto gennaio 1280 
vennero messe nella chiesa di santa Lucia, meno un 
braccio ed una mano che restarono a San Giorgio ; cf. 
CoRNER, op, cit., VIII, 333 e 334. II tredici dicembre la 
Chiesa ne commemora la nascita; cf. il Kalendarium cit. 
456. Cf. anche Sansovino, op. cit., 140. La traslazione e 
stata narrata da Piktro da Chioggia, op. cit,, cod. Barbe- 
rini XIV, 86, c. 63 B e cod- Marc. Lat. IX, i6, c. 370 A. 

' Cioe a San Niccol6 dei Mendigoli nel sestiere di 
Dorsoduro. 

^ Clrca questa reliquia cf. Sansovino, 0/. cit., 243 
e CoRNER, op. cit., V, 366. In quella chiesa se ne ce- 
lebrava la festa 11 28 novembre, forse perche ne comme- 
morava la traslazione ; cf. Corner, op, cit,, XIII, 3S9. 
La Chiesa lo commemorava il IS settembre; cf. Acta 
Sanctorum, XLIIII, settembre V, p. 38. 

'^ Circa questa reliquia i ricordi della sua trasla- 
zione a Venezia e la sua festa cf. Sansovino, op, cit., ^ 



T. XXn, p. IV — 6. 



82 



MARIN SANUDO 



c. 29 A 



San Simion propheta: 
San Simion propheta, in l'altar grando e si vede; a dl 4 fevrfer'. 
Santo Ermolao prete, martire, in un'archa; portk de Nicomedia ; a di 27 Ixiio *. 

Ai Frari Menori': 

San Zentil, frate dil suo ordine*. 

Beato Francesco Querini, patriarcha di Grado*. 

Beato Paciiico, frate dil suo Ordine^ 

Santa Agnese: 
San Venifer, abbate, di Porto-Venere ''. 

II San Baxeio: 
San Constanzo confesor; fo portk di Ancona; a di 23 septembrio *. 
San Piero Acotanto, nobele de Veniexia'. 

««A San Vido: 
La beata Contessa v6rzene; fo da cha' Taiapiera; in 1° altar; si vede ". 



10 



2. a dl 4 fevrfer] Parole aggiunte dal Sanudo come correzione, su fondo abraso. — 3. prete] Parola scriita dal 
Sanudo come correzione con altro inchiostro su fondo abraso. - a d\ 27 luio] Sott, vien; farole aggiunte piu tardi 
dal Sanudo con altro inckiostro fiu cufo. — 7. dil suo ordine] Segue nel cod. A San Trovaxo: San Grisogono 
(a cui il Sanudo aggiunse piu tardi con altro inchiostro nello sfazio interlineare martire); non si sa dove; e foi con 
altro inchiostro, come aggiunta fosteriore del Sanudo stesso, a d\ 24 novembrlo (sott. vien). Ma Vintero passo deve es- 
sere considerato come da espungersi, perchc il Sanudo stesso vi premise non. — II. a d) 23 septembrio] Sott. vien; 
parole aggiunte piii tardi con altro inchiostro piii cupo dal Sanudo stesso. 



244 e Acta Sanctorum, XLII, settembre IV, p. 6 che riman- 
dano ad una relazione composta nel 1466 circa la trasla- 
zione e deposlzione del santo nella chiesa di san Raffaele 
e CoRNER, op, cit., V, 335-342- 

' La traslazione avvenne nel 1203 secondo il Dan- 
DOLo, (op. cit., XII, 331); le reliquie furono deposte in 
quella chiesa in un monumento di marmo sull'altar mag- 
giore e nel 1317 vennero coUocate in altro piu splendido 
sul medesimo altare; la Chiesa ne celebrava la nascita 
I'otto ottobre ; nel corpo del santo mancavano alcune ossa ; 
cf. CoRNKR, 0/. cit., XI, 387 e 388 ; XIII, 394; XVII, 337. 
^ La traslazione di questa reliquia avvenne con 
quella di san Simeone; la Chiesa ne celebrava 11 27 lu- 
glio la paasione; cf. il Kalendarium cit. 451 e CoRNER, 
op. cit., VI, 388; XIII, 380. Circa queste due reliquie cf. 
Sansovino, op. cit., 201. 

' Cioe nella chiesa di santa Maria gloriosa dei 
frati Minori Conventuali. 

< Circa questo frate nativo di Matelica, chc nel 
1340 fu martire in Persia, cf. Corner, op. cit., VI, 2S7- 
290. I Minori Conventuali lo commemoravano il cin- 
que settembre; cf. Corner, op. cit., XIII, 388. 

5 Fu cletto al patriarcato il sette dicembre 1367, e 
mor\ il 30 giugno 1372; fu gepolto nella cappella di san 
Girolamo costruita in quella chiesa dalla famiglia Qui- 
rini; il 29 agosto 1372 per decreto del Senato la Re- 
pubblica ne domandd la canonizzazione al papa; cf. 
CoRNER, op. cit., III, 25-32. A Veuezia la Chiesa ne fa- 
ceva la commemorazione il primo lugllo; Corner, op. 
cit., XIII, 374. 



' Circa questo santo cf. Cornkr, op. cit., VI, 285 
e 386; XIII, 377 e 378. I Minori Conventuali a Vene- 
zla commemoravaao il santo il 2i luglio, perchfe il corpo 
di lui fu deposto nel monumento nel loro tempio il 21 
luglio 1437. Quanfo alle reliquie di san Crisogono (cf. 
nota al r. 7) una tradizlone vuole che nella rovina della 
chiesa di san Trovaso (cio& dei santl Gervasio e Pro- 
tasio) avvenuta nel 1583, sieno state trasportate a Zara; 
cf, Corner, op. cit., V, 236. 

' Questa reliquia fu presa a Porto-Venere nel 1379 
nella guerra di Chioggia e quindi offerta alla chlesa di 
sanfAgnese il 13 novembre 1390 da un Lorenzo Dono; 
cf. CoRNER, op. cit., V, \i,T, e 154. Cf. anche Sansovi- 
NO, op. cit., 249; dalle addizioni fatte dal Martinioni 
nel 1663, e attestato che in queII'anno il corpo del santo 
era stato smarrito nel ristauro della chiesa. 

* Circa la traslazione della reliquia da Ancona a 
Venezia cf. Cornkr, op. cit,, 1, 94. La Chlesa ne com- 
memorava la festa il 23 settembre, ma la traslazione si 
celebrava a Venezia il 12 luglio; cf. Corner, op. cit., 
XIII, 376 e 391 e CicoGNA, op. cit., I, 230. 

'■* Circa questo santo che morl a Venezia neII'ago- 

StO I187, Cf. CORNBR^ Op. Cit., I, 94-IOO 6 ClCOGNA, Op. 

cit., I, 229 e 230. Circa queste due reliquie cf. anche 
Sansovino, op. cit., 245. 
. '0 Cf. Muratori, XXII, 438. 

" Circa Contessa Tagliapietra, nata nel 1282 e 
morta il primo novembre 1308, cf. Cornkr, op, cit., I, 
107-in e XVII, 14. E ricordata anche dal Sansovino, 
op, cit., 249. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



83 



A San Stephano ': 
II bia' Zuanne, frate dil suo Ordene '. 

A San Biaxio-Catoldo': 
La beata Uliana, abadessa di quel luogo ; e si vede *. 

5 Ai Crosechieri": 

Santa Barbara v^rzene, martire; in una capella; et martire; e si vede; a di 4 de- 
zembrio *. 

A San Segondo: 
San Segondo, cavalier; et h in uno altar, e si vede; portk di Aserif o '. 

10 A la Scuola di San Rocho: 

San Rocho confessor; a Taltar grando, e si vede'. ^ 

A San Hironimo: 
San Speretico martire ; si vede *. 



4 Uliana] Cos) il cod. fer Juliana — 6. martire] Parola aggiunta fiu iardi con altro inchiostro dal Sanudo nello 
sfazio interlineare, - et martire ; e si vede] Parole aggiunte piii tardi con altro inchiostro dal Sanudo. — 6-7. a d\ 4 de- 
zembrio] Sott. vien ; farole aggiunte piu tardi con altro inchiostro fiii cufo dal Sanudo e ferb dofo la /rase frecedente. 
— 8. porti dl Aserifo] Parole aggiunte fiii tardi con altro inchiostro dal Sanudo. — 11. e si vede] Segue nel cod.: A 
S anta Aponal: San lona proplieta c poi come aggiunta del Sanudo con altro inchiostro fiii cufo; a d\ (sott. vien) 
27 zener. e foi: San Patriniam; santo Gordiam, martire, in l'altar mazdr. Santo Epimaclio, martire, in l'altar mazdr. 
e di jianco a tutte e due i santi, con altro inchiostro fiii cufo, ma di mano del Sanudo stesso : a di [sott. vien) lo marzo, c foi: 
SanSfervulo: San Lio, episcopo di Modon et confesdr (di Modon et conies6T /u scritto dal Sanudo come correzione, su 
/ondo abraso e con inchiostro fiii cufo) e foi come aggiunta del Sanudo con altro inchiostro: a d\ {sott. vien) 4 novembrio. 
c foi: San Chimento : Santo Amiam (sic), episcopo di Alexandrla; dil 1453 fo porta a la Ctirltae a cui il Sanudo 
poi aggiunse con inchiostro piit chiaro e non si vede e foi come aggiunta c. s. ma con inchiostro fiii cufo e feri /atta 
posteriormente: a d\ (sott. y\.e.Ti) 29 marzo; fo discipulo di san Marco. Ma tutti questi passi devono considerarsi come 
da espungersi, perchi il Sanudo stesso premise a ciascuno di essi non. — 13. si vede] Segue nel cod.: Santa Maria 



• Ciofe nella chlesa dl santo Stefano protomartire 
dei frati eremitani di sanfAgostino, e non In quella pa- 
rocchiale di santo Stefano confessore. 

^ II CoRNER {pp. cit., XII, 305-312) non ne fa 
menzione. 

' Cioe nella chiesa e monastero dei santi Biagio 
e Cataldo alla Giudecca. 

' La beata Giuliana dei conti di Collalto fond6 
quetto monastero e vi mori il primo settembre 1262; 
cf. CoRNER, op. cit., XII, 452-460. 

^ Ciofe a Santa Maria dei Crociferi, ora dei Gesuiti. 

* La traslazione di queste reliquie da Costantino- 
poli a Venezia avvenne nel 1268; cf. Corner, op. cit., 
II; 179-182. La festa aveva luogo il quattro dicembre; 
cf. CoRNER, op. cit., XVII, 64. La traslazione h stata 
narrata da Pietro da Ghioggia, op. cit., cod. Barberini 
XIV, 85, c. 78 A e cod. Marc. Lat. IX, 16, c. 316 B. 

' La tradizione vuole che il corpo di questo santo 
sia stato trasportato in questa chiesa da Asti ; 11 mar- 
tirologio romano pone al primo giugno la festa di san 
Secondo di Amelia, nel qual glorno si celebrava quella 
dell'altro nella chiesa indicata dal Sanudo ; cf. Sansovi- 
NO, op, cit., 241 e CoRNER, op. cit., VI, 2-11 e XIII, 358 
e 369. Circa le rellquie e la persona del santo cf. an- 
che Cicogna, op, cit, I, 297-299. 



* II sodalizio dl san Rocco sorse a Venezia verso 
il 1415, poco dopo che il concilio di Costanza proclam6 
la santita di lui. Secondo una tradizione il corpo del 
santo fu trasportato da Voghera a Venezia nei 1485, se- 
condo altri dalla Germania ; cf. Sansovino, of. cit., 195; 
CoRNBR, op. cit., VI, 313-325 e XIII, 3S3 e XVII, 324- 
326, e NlCOLETTl, Illustrazione della Chiesa e Scuola di 
San Rocco in Venezia, Venezia, Vlsentini, 1885, pp. 10 
e 34, ove da l'iscrizione sotto l'urna di san Rocco po- 
sta all'altar maggiore nel 1520. Circa le reliquie ricor- 
date dal Sanudo nei passi che ha espunto, cf. Sansovino, 
op. cit., 183 e CoRNER, op. cit., XIII, 390 per san Giona 
profeta; Sansovino, op. cit., 119 e Corner, op. cit., 365 
e 366 per i santi Giordano ed Epimaco ; Sansovino, op. 
cit., 234 e CoRNER, op. cit., V, 90-95 per san Leone, ve- 
scovo di Samo (di Modone, secondo ii Sansovino), di 
cui le reliquie furono portate a Malamoco nella chiesa 
di san Basso e poi nei principio del secolo XII in quei- 
la di sau Servolo; Corner, op. cit,, IX, 217 e 218 per 
SanfAniano (Ariano, secondo il Sansovino, op. cit., 226) 
di cui le reliquie furono portate da Alessandria a Ve- 
nezia nella chiesa di san Clemente nel secolo XIII, e 
poi, il 4 novembre 1453, in quella della Cariti. 

* Le reliquie di san Spiridione furobo scoperte 
nel tempo che il Sansovino compose l'opera citata (cf. 



\ 



u 



MARIN SANUDO 



c. 29 B 



A la Croce di la Zuecha': 
Santo Athanasio; et li mancha la testa, e si vede *. 

||A San Domenego"; 
El bia' Agustim de Burdegalia; in una archa. * 

A San Christofolo di la paxe^: 
El bia' Gratia, frate heremitano; in una archa ' . 

Sotto il Dogado': 
A Muram, a Santa Maria, ecclesia cathedraP: 
San Donado, episcopo et conf esor ; a di 7 avosto '. 
San Girardo, episcopo '" ; fo nobil veneto da cha' Sagredo ; a di 23 f evrfer 

A Torzello in la chiesa cathedral Santa Maria: 
San Eliodoro, episcopo — ;. a di 22 zugno ". 
Santa Foscha, vergine e martire; a di 13 fevrfer'^ 



10 



Formosa: San Nicodemo. San Saturnlno. Ma i7 J>asso deve considerarsi come da esfungersi ferch^ il Sanudo 
stesso fremise al nome di ciascuno dei due santi non. — 8. Maria] Parola scritta dal Sanudo come correzionc, su 
fondo abraso. — 9. a di 7 avosto] Sott. vien. — 10. a dli 23 ievrfer) Sott. vien. — 12. a di 22 zugno] Solt. vien. 
— 13. a di 53 fevrfer] Sott. vlen. 



of. cit.y 175) e poi vennero offerte allachtesa dl san Glro- 
lamo nel 1455 ; perirono nell' incendio del 28 sett. 1705; 
cf. CoRNER, of. cit., 11, 115 e Ii6. Quanto alle paroleche 
11 Sanudo ha espunto, fe da notare che 1 corpi dei santi 
Nicodemo e Saturnino deposti in quella chiesa nel 932 
gecondo 11 Dandolo (tf/. «V., XII, 202), secondo alcunl 
furono probabllmente distrutti nell'incendlo del H05; 
cf. CoRNER, 0/. cit., nl, 292 e 293; il Sansovino, (of. 
cit., 39) ne attesta l'esistenza, per6 aggiunge : " ma si cre- 
de, essendo cresciuto il terreno, che sieno ricoperti „, 

' Cioe a Santa Croce della Giudecca. 

' n corpo di sanfAtanasio, patriarca di Alessan- 
dria, fu trasportato da Costantinopoli a Venezianel 1455; 
cf. Sansovino, op, cit., 252 e Cornkr, op. cit., I, 12-38. 
Cf. anche la parte del Consiglio dei Dieci in data del 
22 aprile 14S5, la quale stabill le modalita della festa e 
fu pubblicata dal Corner, op. cit., XVII, 13. 

' Cioe nella chiesa di San Domenico di Castello che 
fu demolita poco dopo il 1807 ; cf. Cicogna, op. cit., I, 
iio e Tassini, Curiositiveneziane, Venezia, Alzetta, 1S87, 
pp. 232-335, 

■* Cioi 11 beato Agostlno da Biella, e non da Bor- 
deaux, che mort il 22 luglio 1493 nel monastero dei frati 
Predic. annesso a quella chiesa; cf. Cornkr, op. cit., VII, 
339. Quanto all'i8criz. commemorativa ed alle vicende 
delle reliquie cf. Cicogna, oJ>. cit., I, 146 e 147, num. 94. 

^ II titolo della chiesa accenna alla paco conclusa 
nel 1454 tra Venezia e Francesco Sforza per mezzo di 
fra Simone, monaco eremltano fondatore di quel mo- 
nastero; cf. Sansovino, oJ>. cit., 234, 

' Circa questo beato che nacque a MuIIa di Cat- 
taro il 27 ottobre 1438, appartenne alla congregazione 
dl Monte-Ortone degli Agostiniani, e mor^ il 9 nov. 1508 
nel monastero di San Cristoforo della pace cf. Corner, 
op. cit,, I, 260-265, s psr piu ampie notizie Mattioli, 
Viia del B. Grazia da Cattaro, Roma, Cuggiani, 1890- 



"* II Sanudo dopo di aver ricordato una parte delle 
reliquie deposte nelle chiese di Venezia e delle isole vi- 
cine comprese nel sestiere di Santa Croce, enumera al- 
cune altre giacentl nelle chiese di altre isole neII'estuario 
che si estendeva da Grado a Cavarzere e che da lui h 
designato colle parole "sotto 11 Dogado„. Che 
questa interpretazione della frasfe sia ia vera, e dimo- 
strato dal passo che si legge a c.39 A di questo codice. 
" e tutta la cita fo chiamata Rivo-alto, et dove steva lo 
" episcopo, Olivolense overo Castello fo ditto, e da poi 
" ditta cita si denominoe Veniexia, tratto 11 nome da la 
" provinfia di Venetia in la qual e situadi questi lagu- 
" mi ; U termini sonno da Grado fino a Cavarzere, et 
"questo si chiama sotto el Duchato„. 

* Cioe parrocchiale, e non gla cattedrale. 

^ La reliquia fu trasportata a Murano nel Ii26ed 
11 sette agosto ne celebravano la traslazione le chiese 
della diocesi di Torcello ; cf. Corner, Bcclesiae Torcel- 
lanae, Venezia, Pasquali, 1749, 11, 56-58. La traslazione 
e stata narrata da Pietro da Chioggia, cf. 0/. cit., cod, 
Marc, Lat. IX, 20, c. 354 B. 

10 Fu vescovo di Csanad in Ungheria (Csanadlen- 
sis) e mor\ il 24 settembre 1046 ; f u trasportato a Mu- 
rano il 23 settembre 1169; cf. SuRius, De probatis vitis 
sanctorum, Coloniae, i6i8, V, 366 e 267; Corner, of, 
cit., II, 71-78 e /lc/a 5«KC^(Jr»z«, XLV, settembre VI, 713 
sgg. e Gams, oj>. cit., 370, 

" Circa sant' Ellodoro, vescovo di Altino e con- 
temporaneo di san Girolamo, cf, Corner, of. cit., I, 45 
sgg. ; circa la sua vita cf. il testo negli Acta Sanctorum, 
XXVII, higlio I, 645-651, da un codice Camaldolese, ora 
della Biblioteca nazionale diFirenze; ve 1' ho ritrovato 
nel fondo di Camaldoli coUa segnatura G, 5, 1212. 

" Veramente questa reliquia giaceva in un santua- 
rio vicino alla cattedrale dedicato a quella santa ; la tras- 
lazione a Torcello fu anteriore al loii; cf. Cornerj 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



85 



10 



A Santo Antonio: 
Santa Cristina, vergine et martire ; si vede ; a dl 24 luio '. 

A San Zuanne: 
Santa Barbara vergine *. 

A Buram, in San Albam': 

Santo Albam martire; a dl 22 zugno. 
Santo Orsso martire; a di 22 zugno. 
San Dominico heremita; a (^ 22 zugno. 

A Muram, a San Stefano: 
Molti corpi de Innocenti^|| 

QUESTI SONNO LI DOXI CHE HANNO REFUDADO IL DUCADO *: 



857. Zuam Badoer, doxe 18 ^; dogoe anni 18 fra i qualli refudo do volte il ducado. 
929. Orso Badoer, doxe 22; dogoe anni 19, poi per conscientia si fe' monaco. 
975. Piero primo Orsiol, doxe 27; dogoe anni 2 e dl 20, da poi refudo e si fe' monaco 
15 in le parte di Catelogna, in San Michiel a Cusam '. 

977. Vidal Candiam, zo^ Sanudo, doxe 28; dogoe anno uno, mexi do, poi refud6 e si 
fe' monaco. 

978. Tribum Memo, doxe 29'; dogoe anni 13; da poi par che '1 monachasse, ma varia 
oppinion in contrario si atrova che mori doxe. 

20 1127. Domenego Michiel, doxe 41; dogoe anni XI, poi si fe' monaco. 

1192. Auro Mastro-Piero, doxe 46; dogoe anni 14, poi si fe' monaco. 

1229. Piero Ziani, doxe 48; dogoe anni 24, dapoi richo di oro refut6 per conscientia. 

1253. lacomo Tiepolo, doxe 49; dogoe anni XX poi a lo extremo di la sua vita refud6. 

1275. lacomo Contarini, doxe 53; dogoe anni 5, poi per la decrepita etk refutoe et ebbe 
25 provisione fin el vivesse, dal Senato. 



c. 30 A 



DOXI SONNO STATI CONFINATI : 

752. Zuanne Mauricio e Mauricio, suo fiol, tutti do doxi 8, electi in Malamocho ; duc6no 
anni 1 6 ; da poi Zuane f o confinato a Mantoa, e Mauricio, suo fiol, f u confinato in Franza. 1 1 



2. a. A\ 24 luio] Soit. vien. — 3. a San Zua] Paroie e sillabe scritte dal Sanudo con altro inchiostro su fondo 
abraso, a guisa di correzione. — 6, a d\ 22 zugao] Sott. vien; (tuite e tre le volte, cioe in questo rigo e nei due sc- 
guenti), — lo. // resto della c, 2() B e bianco, — 25. dal Senato] Segue nel cod, uno spazio bianco di drca quattro rigki. 
27. Zuanne Mauricio] Cosi il Sanudo per Zuanne fiol di Mauricio. 



op: cit., I, 53, sgg. ; circa la festa del 13 febbraio cf. CoR- 
NER, Ecclesiae Venetae, XIII, 335. Circa il testo della 
traslazione cf. Acta Sanctorum, IV, (febbraio, II, p. 648). 
. ' Questa reliquia che sino al 1435 giaceva nella 
chiesa di San Marco di Ammiana, col consenso di Eu- 
genio IV fu trasportata in quella di Sant' Antonia ; cf. 
il documento in data dell' undici ottobre 1435 in COR- 
NER, Ecclesiae Torcellanae, i, 178. 

* Circa questa reliquia e la sua traslazione cf. CoR- 
NBR, Bcclesiae Torcellanae, I, ii6, sgg. 

' II CoRNER, (Bcclesiae Torcellanae, II, 4) pone le 
tre reliquie nella chiesa di San Martino di Burano, che 
esisteva anche nel secolo XIII, e la Chiesa commemorava 
la passione dei tre santi il 2 1 giugno ; cf. U Kalendarium 
cit. 4S0. 



* L'esi8tenza e la venerazione di queste reliquie e 
confermata da una parte del Senato veneziano in data 
del 24 agosto 1423 ; cf. Corner, Ecclesiae Torcellanae, II, 
146 e 147. Cf. per le iscriz. Cicogna, op, cit,, VI, 459-461. 
Anche questo elenco di reliquie h imperfetto, perche 
ricorda soltanto le principali e non sempre esattamente. 

^ Cf. questo elenco con i due che si leggono a 
pp. 7-10 e che non sempre concordano coUe notizie cro- 
nologiche e storiche date qui dal Sanudo. 

° II numero 18, e cos\ gli altri che in questo elen- 
co per ciascun principe seguono alla parola " doxe „ , han- 
no signiiicato di numerale ordinjile. 

' Ciofe Saint-Michel de Cussan in diocesi di Per- 
pignano. 

8 Cf. MuRATORi, XXII, 439. 



c. 30 B 



86 MARIN SANUDO 



781. Obelerio e Beato di Anafesti, fradeliS doxi 9, electi in Rialto; ducono anni 5, poi 
per erori Obelerio fu confinato a Constantinopoli e romp^ il confin e mori nel ducato, e Beato 
fu confinato a Zara. 

1009. Otho Orsiol, doxe 31, electo in Rialto; dugoe anni 17; confinato a Constantino- 
poli e ivi morite. 5 

DOXI SONNO STATI PRIVATI. 

701. Orso Ippato, doxe in Eracliana; dogoe anni XI, mexi 7, fu il 3° doxe, poi a furor 
di populo fu morto. 

706. Zuam Fabricio, V° mastro di cavalieri, electo in Malamoco per uno anno; ducoe 
mexi 4, di 14 e a furor fo exosculato *. 10 

707. Diodado, doxe 4, fio di Orso Ippato, electo in Malamocho; dogoe anni 13, mexi 2; 
a furor di populo fo exosculato. 

720. Galla, doxe 5, electo in Malamocho furiosamente ; dogoe mexi** e poi piu repen- 
tinamente dal populo fu exosculato. 

721. Domenico Monacaro, doxe 6, in Malamocho; dogoe anni 8 e dal populo fu exosculato. 15 
803. Caroxo Tribum, doxe 14, tyrannamente electo in Rialto; dogoe anni 0, mexi 7, poi 

fugi. 

812. Piero Tradominico, doxe 16; dogoe anni 29 e sul ponte di San Zacaria da pixl ci- 
tadini fu violentemente morto. 

957. Piero Candiam quarto, doxe 26; dogoe anni 18, et con uno suo fiol in brazo, dal 20 
populo fo morti. 

1026. Piero Barbolam, doxe 32; dogoe anni 4, mexi 4, et il populo per forza lo f^ sa- 
crare prete. 

1032. Domenico Ursiol, doxe 34; fo electo doxe per forza, et stete un zorno, e poi la 
note se ne fuzi '. 25 

1070. Domenico Silvo, doxe 37; dogoe anni 13 e fo privato dal populo. 

1172. Vidal Michiel, doxe 44; dogoe anni 16; poi, venuto in odio al populo, fu nel 
conseio per privarlo *, e lui fuzi in San Zacaria, e de li a poche horre lacerato mori. 

1356. Marin Falier, doxe 62; dogoe mexi 6 e di 7 ; dapoi per errori opostoli fu su la 
c. 31 A scala dil palazo per deliberatiom dil Conseio di X ^ decapitato. 1 1 30 

QUESTI SONNO LI ZORNI IN LI Q.UAL EL DOXE NOSTRO VA FUOR DI PALAZO CON LE SOLENNITA. 

A dl 26 april, di de San Sydro ^, si fa prece^siom per la piaza di San Marcho per il 



2. Beato] Cod. Beatu. — 9. Fabricio] Cosi il cod. - Malamocho] Parola scritta dal Sanudo con altro inchiostro 
pitt cupo su fondo abraso, come correzione. ■ — ij. Monacaro] Cosi il cod. — 27. dogoe] Cod, dogea. 

* Altrove il Sanudo afferma che questi dogi appar- " date di molte feride e apena uno prete el pote confessar, 
tenevano alla famiglia degli " Antenori „, ma qu\ con- " chfe a d^ 27 mazo morite „. 

corda colla testimonianza della cronaca di Enrico Dan- '•" Questa parte in data del 16 aprile 13SS manca 

DOLO (Museo Civico di Venezia, cod. Cicogna 3423, nei registri pervenuti a noi del Consiglio dei Dieci ; era 

c. 10 A). stata trascritta in un libro speciale degli atti di quel 

' Cioe " accecato „. Consiglio, volume noto agli antichi cronisti, ma ora per- 

' Cf. MuRATORi, XXn, 440. duto ; cf. FuLiN, Gli inquisitori dei Dicci, in Archivio Vc- 

* II Sanudo spiega meglio il fatto nella vita di neto, I, 32, nota 2; Due documcnti del doge Marino Fa- 
quel doge colle parole seguenti (c. 80 A) : " havendo do- lier, in Archivio Veneto, VII, 99 sgg. ; Cecciietti, Di al- 
" gado questo doxe anni 1 7, hessendo chiamato le populo cuni dubbi nella storia di Venezia, in Ateneo Veneto serie 
" a conseio, alcuni molto audazemente parloe contra di XII, n. 6, p. 360 ; Lazzarini, Marino Faliero, nel Nuovo 
" lui, et anche fo asaltato per amazarlo dicendo era causa Archivio Veneto, XIII, 5-8 (1897). 

" di far guerre e meter angarie a la terra ; e lui ussite dil <> Sant' Isidoro, La data " 26 april „ deve correg- 

" palazo e and6 versso San Zacaria, do ve in strada li fo gersi in " 1 6 april „. 



LE VITE DEI POGI (introduzione) 



87 



tratato ' scoperto di misi^r Marin Falier doxe; et fo decreto 1383 ^ et li comandadori^ por- 
tano un torzo in man studado '. 

A dl»» mazo, el zorno di la Sensa^ la vezilia a vesporo in chiesia di San Marcho con 
le cerimonie et zudexe di Proprio, e la matina nel Bucintoro a sposar il mar; e vien il pa- 
triarcha nel so piato^ et poi el ditto dise mesa a San Nicolo de Lio; demum il doxe fa 
pranso a tutti \ 

A dl 15 zugno, di de San Vido et Modesto et Crescentie, si fa solenne precessiom a la dita 
chiesia, e si passa il Canal grando sopra uno ponte si fa * su galie, e questo per il tradado di Baia- 
monte Tiepolo, decreto dil 1310 ^; et poi il doxe fa pranso a tutti, et si va con le cerimonie ". 



7. Crescentie] Cosl il cod. /er Crescenzia. 

' Cio& * la cospirazione „. 

' Circa questa festa cf. Sansovino, op. cii., 510 e 
Sll e Renier-Michiel, OHffine delle feste veneziane, 
Venezia, Alvisopoli, 1823, III, 245. La festa della tra- 
slazione di sanflsidoro ricorreva il i6aprile; il decreto 
circa la processione in piazza e la messa solenne nella 
chiesa di San Marco e in data del 7 maggio 135S e si 
legge in Corner, Ecclesiae Veneiae, X, 109. 

' I " comandadori „ erano i banditori; cf. Sandi, 
of. cii., I, 808. 

■* " studado „ , cioh " spento „. 

^ Cioe deIl'Ascensione. 

* Cioe nella sua barca piatta (" peata „ In dialetto). 

' Cf. Sansovino, op. cii., 500 e 501 e Rknier- 
MiCHiEL, op. cii., 1S17, I, 191-205 e pel banchetto 289- 
303 ; circa le origini della festa cf. GAt.nciOLLi, of. cii., 
I, 284-289. Ma la piu antica descrizione di tutte queste 
ceriraonie si ha nel capitolo CCXXXIX della cronaca di 
Martin da Canale, {ed. cit., 564 e 565) ed h riferita 
al tempo del doge Renier Zeno, Cf. anche il cerimoniale 
senza data pubblicato dal Corner, of. cit., IX, 104-106. 
La breve descrizione fatta dal Sanudo, puo essere illustrata 
con un'altra piu arapia che si legge a c. 8 B del volume I 
dei " C erlmoniali „ all'Archivio di Stato di Vene- 
zia. Questa non ha data e fu registrata verso la fine del 
secolo XVI. Fa parte di una scrittura intitolata " G e - 
"standorum insignium triuraphalium rltus 
"quo serenissimus princeps dominus dux Ve- 
"netiarum incedere consuevit infrascriptis 
"diebus, quibus temporibus dum excellen- 
"tia sua per plateam graditur tam in acce- 
" su quam reditu sonant campang duplices 
"Sancti Marci„. H termine a quo per la composi- 
zione di questa scrittura e il 25 giugno 1512, perchl vi k 
ricordata la p a r t e presa In quel giorno dal senato per la 
festa di santa Marina. H termine ante quemeil^ giu- 
gno i523,perche vi e ricordata in un'addizione una par- 
te presa in quel giorno dal Maggior Consiglio circa que- 
ste processioni. Un altro testo di questa scrittura con 
Uevi differenze di forma si legge a cc. 74 B - 75 B del cod. 
277 ex Brera airArchivio di Stato di Venezia; esso vi 
fu trascritto, a giudicare dai caratteri, tra il secolo XV 
ed il XVI, e mostra di essere stato composto innanzi 
il 25 giugno 1S12, perche la notizia della festa di santa 
Marina vi e stata aggiunta d'altra mano in uno spazio 
bianco della c. 75 B. Questo secondo testo oltre il ti- 
tolo che ho riferito porta quesfaltro : " triumphalia in- 
" signia „, e per la sua maggiore antichita sara da me 
seguito nella iezione delie parti che ne pubblico in que- 



ste note. II cerimoniale della festa dell'Ascensione ivi h 
descritto a c. 75 A nel modo seguente : "In vigilla 
"Ascensionis Domini. Serenissimus princeps au- 
" dit vesperas in ecclesia sancti Marci in pulpito por- 
* phyretico, et capitulum Sancti Marci deducit eius excel- 
" lentiam in teraplum sicut in vigilia et die beati Marci ; 
" et quando cantatur Magnificat tenet accensum ce- 
"reum. Soiemnitas annuli. (ma guesto iitolo i da- 
" to soltanto dal testo fiii recente) die Ascensionis Do- 
" minl mane eius celsitudo Bucentaurum causa solerani- 
" tatis anuli conscendit, et veniunt sex canonici Sanctl 
" Marci pluvialibus albis induti incedentes inter notarios 
" Curie raaioris et secretarios ducales. solvens a ripa 
" Sancti Marci navis ipsa tendit portura versus Sancti 
" Nicolai et inter monasterium Saucti Antonii et Beate 
" Ileleng occurrit reverendiss^mus Venetiarum patrieirciia 
" pontificalibus ornatus cum canonicis suis in quadam 
" navicula seu plato proramque suam conscendit ac bene- 
" dicit appositara aquam in solio. et multis decantatis 
" orationibus movens se cum navicula sua que a latere 
" dextro steterat Bucentauri, circuit navem Ipsam duca- 
" lera spargendo in dominum ducem et omnes aquam be- 
" nedictam. et ad latus dextrum revertitur Bucentauri co- 
" mitaturque exeuntem per duo castella portus Sanctl 
" Nicolai ad tertium pharum ubl Bucentaurus non ultra 
" progrediens proram vertit ad castella ipsa. et dominus 
" dux surgens vertit se et in mare aureum annulum iaclt 
" inquiens : "in signum veri perpetuique do- 
" minii„. et dominus patriarcha dum vertere proram 
" Bucentaurura intuetur, solium seu situlam aque bene- 
" dictg e prora sui plati spargit totam in mare. et gastal- 
" diones dominl ducis suum quoque solium seu situlam 
" quam habent in cymba sua plenam aqua benedicta 
" spargunt similiter in mare. quibus absolutis princeps 
" serenissimus ingressus cum Bucentauro per castella qua 
" venerat se confert ad templum beati Nicolai in Lit- 
" tore, ubi ad descensum e Bucentauro occurrit abbas et 
" monaci Sancti Nicolai sacris induti eius celsitudinem 
" excipientes cum ceriraoniis honorifice et cetera. ubi 
" adest quoque dominus patriarcha prefatus, et missam 
" in ecclesia predicta dominus dux audit solemnem, et 
" ad evangelium accensura tenet cereura ; cumque in pa- 
" latium eius serenitas est reversus epulum facit „. 

* Cioe " qual si fa „. 

' La deliberazione fu presa dal Maggior Consiglio 
il 37 giugno 1310; il testo di essa si legge con quella 
data a c. 20 B del cit. "Liber Presbjter, e con 
molte differenze fu pubblicato dal Corner, op. cit., I, 106. 

"• Cf. Sansovino, oj>. cii., 502 e 503 e Renier-Mi- 



8S 



MARIN SANUDO 



A di primo luio, dl de san Marzilii\m ', si solenniza il zomo per decreto 1373 * per 
la vitoria hauta dil nostro campo contra il signor di Padoa per caxom di confini, doxe mi- 
sifer Andrea Contarini, roti 3000 cavalli di Hongari, capitano il vayvoda Transilvano, primario 
dil re di Hongaria et 2000 cavalli di Padoani, capetanio Bonifacio Lupo, e ditti do capetani fonno 
presi; item, per una vitoria abuta apresso la bastia di Zara contra Hongari; et ancora per 5 
la vitoria di le galie dil Colfo contra le galie dil Turcho. 

A dl 17 dito, il doxe va con le insegne e cerimonie per terra a Santa Marina, dove 
alde ' una messa picola, poi vien a San Marco aldir la grande, et si va fazando la proces- 
siom tutavia, et questo per la recuperatiom di Padoa*. 

A di 15 avosto, el zomo di nostra Dona ^ va a messa in chiexia di San Marco, et poi 10 
disnar, a la predicha; e cussi li altri di de nostra Dona". 

A di 6 octubrio, el dl de san Magno, episcopo di Oppitergio, qual fece fabrichar 7 



8. aldir] Cos) il cod., forse fcr a aldir. 



cmEL, op. cii., III, 121-123. La descrizione del Sanudo e 
confermata da un'altra piu ampia che si legge a c. 9 A del 
cit. volume I dei " C er i moniali „ e a c. 75 A del 
cit. cod. 277 e» Brera, ed e dello stesso tempo di quella 
dell^Ascensione. II suo testo e il seguentet "Ad Sanctum 
Vitum „. (questo titolo e dato soltanto dal testo piu 
recente ; il testo piu antico da: "sanctus Vltus„; 
Inoltre i titoli del testo plu antico vi sono stati aggiuntl 
piu tardi nel margine, e precisamente dallo scrivano che 
vi trascrisse il passo sulla festa di s. Marina) " die bea- 
"torum martirum Viti, Modesti et Crescentig qui cele- 

* bris est XV iunii ad eorum templum trans Canale 

* Maius procedit raane dominus dux terrestri itinere tran- 
" siens per pontem temporarium constructum super trl- 
"reraibus, premissis Scolis Maioribus et universo clero 
" Venetiarum tam regularium quara secularium, et capi- 
" tulum cum canonicis Sancti Marci incedit iramediate 
" post tubas doraini ducis. et precones ante octo vexilla 
" deferunt accensos XII duplerios qui capiunt pondus 
" librarum centum, et eos solvunt officiales Rationum 
" Veterum, et traduntur plebano ipsius ecclesie in obla- 
" tionem. excipitur celsitudo doraini ducis lionorifice a 
" plebano predicto cura cerimoniis ; et ibi missara solera- 
" nera audit eius serenitas et ad evangeliura accensura 
" tenet cereum offertque ducatum unum. et ipsa die epu- 
" lura facit „. 

' Veramente la festa di san Marziale, vescovo di 
Llmoges, era celebrata dalla Chiesa il 30 giugno, ma a 
Venezia si commemorava in genere il 27 agosto, e dal 
clero della chiesa dedicata a quel santo il prirao luglio ; 
cf. CoRXER, of. cit., XIII, 373. 

' La parte corrispondente dal Maggior Consi- 
glio che stabili questa solennita, e in data del 3 luglio 
1373 e fu pubblicata dal Corner, o/. cit., II, 156 e 157. 
Notevole ne fe la motivazione : " quura in festo sancti 
" Martialis obtinuimus tres notabiles victorias tempori- 
" bus nostris, sicut quilibet potest recordari, videlicet ad 
" bastiam ladre et per galeras nostras Culphi contra Tur- 
" cas in Romania et nunc contra Paduanos et alios po- 
" tentes conflictos per felicera exercitura nostrum. . . . „. 

^ " alde „ , cioe " ode „. 

* Cf. Sansovino, of. cii., 504; Cicogna, oJ>. cil., 
Ii 333 e Rknier-Michiei,, 0/. cit., 1827, IV, 241-343. 
Venezia ricuper6 Padova il 17 luglio 1511 nella guerra 



della lega di Carabrai, e pero il Senato in data 25 giugno 
15 12 delibero che quel giorno fosse solenne, e stabili an- 
che 11 modo della festa. La parte fe stata pubblicata 
dal CORNER, tf/. cit., m, 256 e 257. A c. 9 A dcl cit. vo- 
lume I dei "Cerlmoniali,, si legge la seguente de- 
scrizione della festa la quale in quel testo e dello stesso 
terapo delle due riferite nelle note precedenti e di quelle 
che saranno rlferite nelle note seguenti : "Ad Sanctara 
"Marinam. die XVII mensis iulii vadit dominus dux 
" ad ecclesiam Sanctae Marinae cum triumphalibus insi- 
" gnibus, comittante et preeunte capitiJo cleri Sancti 
" Marci, et ad ostium ecclesiae excipitur dominus dux 
" ab illo clero cum ceriraoniis ubi audit decantari ter- 
" tias ; deinde revertitur ad templum Sancti Marci et 
" audit missam solemnem, et dum decantatur processio 
" magna incipit se movere ab ipso teraplo Sancti Marci 
" et vadit ad ecclesiam Sanctae Maring prgfatam , in 
" qua processione primo vadunt quinque scolg Batuto- 
" rura, deinde fratres et universus clerus Venetiarum 
" sicut in aliis solemnitatibus proccessionura. absoluta 
" vero missa, capitulura Sancti Marci subsequitur proce- 
" dendo loco suo et post eum serenissimus dominus 
" dux cum oratoribus et senatu cum insignibus et cete- 
"ra; quod capitulum post exitum e templo Sancti Marci 
" ambit illud et per aliara portara ad Sanctura Bassum 
" revertitur cura doraino duce et cetera. et in palatiura 
" ascendit (cioi " dorainus dux ,). reliqua vero tota pro- 
" cessio raagna, ut est dictura, vadit visitatum cum im- 
" nis et canticis in laudem beatae Marinae gloriosae vir- 
" ginis ad ecclesiara suam. et est die celeberriraus per 
" totara civitatem omni veneratione raeraorandus et co- 
" lendus, sicut in Senatus consulto declaratur ob singula- 
" rem impartitam gratiam a Domino Deo nostro inter- 
" cessione beatae Maring virginis „. Nel margine si leg- 
ge: "XVIII liber consillorum Rogatorum per terram 
" ad cartas 25, 1512,, e difatti il registro Senato-Terra 
XVIII a c. 24B halaparte pubblicata dal Corner. 
L'intero passo si legge anche neiraltro testo, cioe a c. 
75 B del cit. cod. 277 ex Brera, raa vi fu aggiunto pbste- 
riorraente. 

^ Cioh il giorno deII'Assunta. 

* Cio& le feste della Purificazione (3 febbraio), 
delVAnnunziazione (25 marzo) e della Nascita (8 settem- 
bre). 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



89 



chiesie in la citk de Rivalto ch' ^ Veniexia al presente ^ ; el corpo suo h a San leremia ^ , 
et si celebra il zomo '. 

A di 8 dito, b la dedicatiom e sagra di la chiexia di San Marco, e si varda *. 

A di primo novembrio, di de Ogni-Santi, il doxe va a messa in chiexia *. 
5 A di 9 dito, di de san Thodaro martire, f o patrom di questa cit^, si celebra ® ; il suo 

corpo h a San Salvador '. 

A di 25 decembrio, di de Nadal il doxe va a messa la matina in chiexia di San Marco 

con le cerimonie, e poi disnkr, a la predicha; demum con li piati ' va a vesporo a San Zorzi, 

dove si dice esser il corpo di san Stephano prothomartire ', et il luni da matina etiam vi 

10 va a la messa li a San Zorzi mazor, e poi da pranso; questo andar fu decreto al tempo di 

misi^r Ordelapho Falier, doxe, 1211 '". || 

A di primo zen^r il doxe va a messa in chiexia di San Marcho. 

A dl 31 dicto, dl de la translatiom dil corpo di San Marco di Alexandria de Egypto in 
questa terra, si celebra. 
15 A dl primo fevrfer, la vizilia di la purificatiom di la Madona, il doxe va a vesporo con 

le cerimonie a Santa Maria formoxa, perch^ quelli di Casselaria " si portorono ben contra 
Triestini quando rapiteno le done a Castello ^^; et d^ certa moneda di rame al piovkm et 
preti, chiamati bianchi"; el piovam li da do capelli di carta depenti ^*. 



4. (fl de Ogni Santi] Parole scritte dal Sanudo con altro inckiostro su fondo abraso, come correzione. 
phano] Parola scritta c. s. ■ 



9. Ste- 



c. 31 B 



* Cf. pp. 203. 

^ Cf. p. 3, rr, 10-12 e p. 81, r. 4. 

3 11 Senato a Venezia stabill questa solennita con 
deliberazione del 21 dicembre 1454; il testo della parte 
h stato pubblicato dal Corner, oJ>. cit., VI, 421. 

* Cio6 " si celebra „ ; per la festa cf. Martin Da 
Canale, o/>. cit., 564-567, capitolo CCXL, ove descrive 
questa solennita e quella deU'Apparizione (27 giugno), 
nel tempo di Renier Zeno. Cf. Muratori, XXII, 441. 

^ A San Marco. 

^ Questa solennita fu stabilita per deliberazione 
del Senato del 21 settembre 1450; ne fa menzione un 
racconto pubblicato dal Corner, op. cit., II, 268. 

' Cf. p. 80, r. 10 e II e nota 9. 

* Ciofe colle " peate „ , ossia " barclie piatte „. 
' Cf. p. 79, r. 12. 

'» La data 121 1 e errata; cf. p. 8, r. 18, e la nota 11 a 
p. 79. Cf. anche Sansovino, op. cit., 504 e 505. La festa 
e descritta da Martin Da Canalk, {op.cit., 566 e 577, ca- 
pitolo CCLXI) nel tempo di Renier Zeuo. A c. 9 A-B del 
cit. vol. I dei "Cerimoniali, e a c. 75 A-B dei cit. 
cQd. 277 ex Brera si legge la seguente descrizione: " Ad 
"Sanctum Georgium. die XXV decembris nati vitntis 
" Domini dominus dux post prandium ad vesperas audien- 
" das se confert in templum beatorum Georgii maioris et 
' Stephani quod ambobus commune est, ubi excipitur ab 
" abbate et monacis cum aqua benedicta et cetera. et in- 
" cedunt sex canonici Sancti Marci pluvialibus albis in- 
" duti inter notarios Curig maioris et secretarios ducales; 
" et ad Magnificat tenet dominus dux cereum acceh- 
" sum „. " A d S a n c t u m G e o r g i u m. die beati Stepha- 
" ni XXVI suprascripti mensis mane accedit dominug dux 
" ad Sanctum Georgium maiorem et excipitur sicut pri- 
" die, dumque cantatur evangelium cereum ardentem te- 
" net offertque ducatum unum. duo tantum canonici 
" Sancti Marci pluviaiibus rubris induti incedunt sicut 



" pridie Inter notarios Curie maiorls et secretarios du- 
" cales. et ipsa die serenissimus princeps epulum facit „. 

" Ciofe dell'Arte dei " Casseleri „ che in quella pa- 
rochia aveva la sua sede. Erano fabbricanti di casse, o, 
secondo il Galliciolli, op. cit., I, 303, di case. 

'2 Cf. p. 8, r. 36. 

" I " bianchi „ erano la moneta. 

" II Sanudo ripete ii fatto nella vita di Pier Can- 
diano III, ma in quel passo mentre da qualche partico- 
lare in piu suUa festa, mostra di ignorare il nome della 
moneta; cf. anche Sansovino, of. cit., 494 e Renikr-Mi- 
CHIEL, 0/. cit., I, 145-157. Questa festa nel tempo di 
Renier Zeno e stata descritta da Martin Da Canale, 
con molti particolari neila sua cronaca (cf. ed. cit., 566- 
577.) A c. 9 B del cit. vol. I dei "Cerimoniali;, 
e a c. 75 B del clt. cod. 277 ex Brera si legge la descri- 
zione seguente : "Ad Sanctam Mariam formo- 
" s a m. die prima februarii in vigilia purificationis beatg 
" Marig post prandium accedit dominus dux ad templum 
" beatg Marig formosg ad vesperas audiendas, veniunt- 
" que sex ex canonicis Sancti Marci pluvialibus albis in- 
" duti qui inter notarios Curig maioris et secretarios duca- 
" les incedunt. ad portam maiorem ecclesig ipsius domino 
" duci fit obvius plebanus cum clero suo ubi eius serenitas 
" excipitur honorifice cum cerimoniis et cetera. et imme- 
" diate ad maius sdtare dominus dux oftert blanchas duas, 
" hoc est gneos nummos. et in ipsis vesperis antequam 
" dicatur capitulum plebanus cum clero suo venit ad do- 
" minum ducem et agit gratias quod venerit ad ecclesiam, 
" et postea dicitur capitulum et reliquum officii usque ad 
"Magnificat cum antiphona inclusive. et iterum idem 
" plebanus cum clero revertitur ad dominum ducem et 
" eius invitat excellentiani dignetur post vesperas domum 
" suam se conferre offertque confectiones varii generis et 
" preciosa vina et cetera. finitis vesperis plebanus cum 
" clero dominum ducem comitatur ad portam usque ho- 



90 



MARIN SANUDO 



A di 2 dito, el zorno di la Madona di le candele, va a messa in chiexia K 

A di** marzo, overo april, di de Pasqua, la matina va a messa et poi disnkr con le 
cerimonie a la predicha; poi a vesporo a San Zacaria a tuor il perdon, dove k ius pa- 
tronatus; ^ cosa antiqua, ordinata al tempo di misifer lustiniam Partitiazo doxe; et va e 
toma per una via medema da San Filippo-Iacomo '. 5 

La octava di Pasqua, domenica di Apostoli, la matina va con le cerimonie a San Zumi- 
niJim in cao di piaza ad aldir terza; et questo per la penitentia data di aver ruink dita chie- 
sia, erra ' in mezo la piaza, per sgrandir quella ; poi vien a messa a San Marcho *. 

A di 24 april, la vezilia di San Marco, a vesporo in chiexia, dove parte de le Arte vien 
a offerir; e va con le cerimonie; et la matina a messa pur con ditte zerimonie, dove vien il 10 
resto di le Arte ; et si fa processiom di Batudi e altri ; et poi tutti vanno a pranso ". 



2. et] // co(i, aggiungc va ma sembra Waltra mano che ahbia voluio imitare la scrittura del Sanudo, — 4. Parti- 
tiazo] Pu corrctto il zo dal Sanudo con altro inchiostro su fondo abraso. 



" spicii sui et patenti ostio domus dominum ducem ite- 

* rum invitat domum suam, rogatque tandem eius celsi- 
" tudinem dignetur venire anno futuro. et mane inse- 
" quenti, hoc est die ipsa beatg Marig, plebanus predictus 
" mittit domino duci per clericos suos duos piJleos confec- 

* tos ex charta pictos cum insignibus summi pontificis 
" tunc sedentis, serenissimi domini ducis, domini patriar- 
" clig Venetiarum et ipsius plebani et vas unum , seu 
" zucham ut vulgo dlcitur, optimi malvatici cum narancia 
" una supraposita, et item alterum vas, seu zucham vini 
" optimi de Marchia cum narancia item una supraposita. 
" et dominus dux tradit eisquatuor blanehas, id est eneos 
" nummos, pararique mandat clericis ipsis ientaculum seu 
" collationem de avellanis Marchig et riboleo Tergesti „. 

' A San Marco. 

^ Cf. Sansovino, o/i. cit., 495 e 496. La cliiesa 
dei santi Filippo e lacopo stava tra quella di San Zac- 
cheria e quella di San Marco. La piu antica descrizione 
di questa solennita si legge nella cronaca di Martin Da 
Canai.e, (ed. cit., pp. 558-565, capitoli CCXXXVII e 
CCXXXVIII) ed h riferita al tempo del doge Renier 
Zeno. A c. 8 A del cit. volume Idei "Cerimoniali„ 
sl legge la descrizione seguente e a c. 74 B del cit. cod. 
277 ex Brera: "Dies resurrectionis Domini 
"ad Sanctum Zachariam. die Resurectionis do- 
" minicg post prandium confert se eius excellentia ad 
" vesperas audiendas in ecclesiam beati Zacharig, ubi ad 
" portam primam septg, seu cimiterii, sacerdotes sacris 
" honorifice induti cum cruce obviam fiunt et ad maius 
" ostium ecclesig eius celsitudinem excipiunt cum aqua 
" benedicta, incenso, pacis osculo, antiphonis et oratio- 
" nibus, in terra strato ante pedes eius aureo panno. 
" comltantur eius serenitatem sex ex canonicis Sancti 
" Marci pluvialibus induti albis, qui incedunt inter nota- 
" iioB Curig maioris et secretarios ducales. et dum canitur 
"Magnificat, dominus dux accensum tenet cereum „. 

^ Cioh " qual era „. 

* Cf. Sansovino, of. cit., 496 e 497 e Renier- 
MiCHiEL, op. cit., I, 69-71. II Sanudo spiega raeglio II 
fatto nella vlta di Sebastiano Ziani. A c. 8 del cit. vo- 
lume T del " Ceri moniali „ e a c. 74 B del cit. cod. 
c.v Brera si legge la descrizione seguente : " O c t a v a 
"Resurrectionis ad Sanctum Geminlanum, 
" in octava die resurrectionis Domini mane ad eccle- 



" siam beati Geminiani sonantibus campanis duplicibus 
" Sancti Marci accedit dominus dux ubi tercias audit. 
" et comitatur processionaliter eius exxellentiam capitu- 
" lum Sancti Marci sacris honorifice indutum, sine cru- 
" ce tamen et cereis; quod canonicorum et reliquonim 
" capitulum post tubas domini ducis immediate ince- 
" dit. ad ostium ipsius ecclesig dominus dux honorifice 
" excipltur a plebano et collegio suo cum aqua bcnc- 
" dicta et cetera. et sedente loco suo eius sublimitate 
" in templo ipso, canonici et clerici Sancti Marci edu- 
" centes crucem suam cura cereis oculte delatam, non 
" autera clerici Sancti Geminianl, cantant tertias et ad 
" capltulum dominus dux accensum tenet cereum ad finem 
" usque officii ; quo officio terciarum perfecto canonici et 
" clerici Sancti Marci cum cantoribus qui sunt pluvia- 
" libus induti, cruce sua precedente cum cereis e templo 
" exeunt procedendo post tubas immediate domini ducis 
" eo quo venerunt ordine ; tunc pulsari incipientibus cam- 
" panis duplicibus Sancti Marci tenduntque ecclesiara ver- 
" sus Beati Marci. et dorainus dux sequens cum accenso 
" cereo in manu gradum firmat e regione pontis A 
" D a d i 8 rn raedia platea, remanente clero Sanctl Ge- 
" mlniani iuxta dominum ducera, et facto choro ab orani- 
" bus, cantores Sancti Marci canunt antiphonas consuetas 
" secundum ritum cessantibus tunc campanis Sancti Marci. 
" quo facto dominus dux deponit cereum et plebanus San- 
" cti Geminiani eius excellentiara invitat pro anno fu- 
" turo et redit ad ecclesiam suara. et tunc campang Sancti 
" Marci iterura pulsare incipiunt quousque ecclesiarasint 
" oranes ingressi ipsius evangelistg protectoris, et fit 
" choruB in raedio ecclesig et introytus missg cantatur, 
" et post confessionem ad altare factam a sacerdote cel- 
" situdo domini ducis pulpitum ascendit porphireticura 
" et missam audit soleranera, et dura canitur evangelium 
" cereum tenet accensum „. 

^' Cf. Sansovino, 0/. cit., 506-508. A c. 8 B del cit. 
volume I dei " C e r i m 6 n i a 1 i „ e a c. 75 A del cit, cod. 
ex Brera si legge la descrizione seguente : " Vigilia 
"sanctl Marci. in vigilla beati Marci evangelistg, die 
" XXnil aprUis, vesperas audit in templo ipso prote- 
" ctoris in pulpito porphyretico. canonici et clerici Sanctl 
" Marci sacris induti cum cruce et cereis veniunt in pa- 
" latium ad deducendum dominum ducem ad vesperas, 
" qui oinnes immediate post tubas eius excellentig proce- 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



91 



A dl»» mazo di Pasqua rosata, a messa in chiexia di San Marcho '. 

NoTA : 

Primo : come il doxe ense * di palazo, sona dopio a San Marcho. 
Secondo: vanno li comandadori vestiti di biavo. 
5 Tertio : 8 stendardi di seda con la ymagine di san Marco in f orma di lion, do bianchi, 

do celesti, do sanguinei, do chremesini; li comandadori li porta. 

Quarto : 6 trombe d'arzento longe, di le qual pende una insegna dil doxe in cendk *, 
con la bareta di sopra; et poi trombe do in torto et tre pifari dil doxe. 
Quinto : li scudieri di misi^r lo doxe e il cavalier *. 



" dunt, et dum cantatur Magnificat dominus dux ac- 
* censum tenet cereum. Dies beati Marci. in die 
" beati Marci, XXV aprilis, missam solemnem audit se- 
" renissimus princeps in pulpito porpliyretico ; et cano- 
" nici et clericl Sancti Marci eius serenitatem deducunt 
" in templum sicut pridie; et dura cantatur evangelium 
" eius excellentia tenet cereum accensum. et epulum facit ;,. 

' Anche questo elenco e incompiuto; p. e. non 
vl e ricordata l'uscita del doge nella festa del " C o r p u s 
D o m i n i ;, secondo la disposiziojie del 26 novembre 
1440; cf. Sansovino, 0/. ciV., 511 e per il testo della 
parte del Senato Corner, Ecclesiae Vcnctae, X, 349. 

Un breve elenco di tutte queste cerimonie si legge 
a c. 75 B dei cit. cod. 277 ex Brera; fu composto in- 
nanzi al 25 giugno 1512, perclife la sua parte piu antica 
trascritta in quel codice tra il secolo XV ed il XVI, 
manca della notizia della festa di santa Marina. II te- 
sto di esso e il seguente e mostra molte soraiglianze 
formali e reali con quello del Sanudo : 

"Solemnitates institutg per illustrissi- 
"mum dominura, dominum ducem Venetia-' 
"rum, qug celebrantur in urbe Venetiarum,. 

" Die XVI aprilis, vulgariter nuncupata festivitas 
" sancti Isydorl, fit solemnis processio per plateam Sancti 
" Marci ob prodittonem detectam domini Marini Falle- 
" tro ducis. et fuit decreta in MCCCLV. 

" Die XV iunii festum sanctorum martirum Viti, 
" Modesti et Crescentig. et fit solemnis processio ad ec- 
" clesiam dictorum sanctorum trans Canale Maius ob 
" proditionem Baiamontis Theopulo. et ftiit decreta so- 
" lemnitas in MCCCX. 

" Die XXV iunii celebratur festum apparitionis 
" Jjeati Marci evangelistg protectoris, et fit solemnis pro- 
" cessio circum plateam. 

"Die primo iulii celebratur festum sanctl Marclalis 
"apostoli institutum in MCCCLXXIII ob victoriam ha- 
" bitam ab exercitu veneto comparato propter differen- 
" ciam confinium cum domino Padug ad locum Lupe in 
" territorio Patavino, sedente serenissimo principe do- 
" mino Andrea Contareno duce Venetiarum, in qua IIIm 
" equites Hungarorum duce vayvoda Transilvano prima- 
" rio regis Hungarie et 11« equites patavinorum duce Bo- 
" nifacio Lupo capitaneo prefati domini Padug cum in- 
" numera multitudine peditura et universo pene populo 
" Patavino fusi fugatique sunt, captis prefatis ducibus 
" exercitus et signis eorura et priraoribus „. Segue d'al- 
tra mano di quel racdesirao tempo " et ob victoriam ha- 



"bitam ad bastltam ladre, primo; item, ob victoriam ga- 
" learum Culphi contra Turcos in Romania, secundo ,. 

" Die VI octobris celebratur festum beati Magni 
" episcopi Oppitergini confessoris illustris, qul in pri- 
" raordiis urbis Venetlarura transtulit in hec stagna niul- 
" titudinem populorum et ecclesias plures edificavit in 
" hac urbe, ut merito conditor appellari queat. 

" Die VIII octobris celebrls est festus dedicationis 
" ecclesig beati Marci protectoris. 

" Die VIIII noverabris colitur festura sanctl Theo- 
" dori martiris tutellaris antiqui patrig. 

" Die XXV decembris natalis Doraini accessus prin- 
" cipls ad Sanctura Georgium maiorem ad vesperas, et 
" XXVI eiusdem, die sancti Stephani prothomartiris, ad 
" raissam ob legatum serenissimi principis domini Seba- 
" stiani Ziani „; e segue corae aggiunta, forse d'altra mano 
di quel medesimo tempo: "et in primis ob publicura de- 
" cretura factum tempore serenissimi domini Ordelaphl 
" Falletro ducis Venetiarum ad translationem e Constan- 
" tinopoli Venetias sacri corporis beati Stefani protho- 
" martiris MCXI locati in ecclesia Santi Georgii maioris 
" ut dux invitatus cum insignibus ducalibus vesperi et 
" misse festivitatis eiusdem debeat interesse „. 

" Die XXXI ianuarli festum translationis corporis 
" beati Marci evangelistg ex Alexandria Egipti ad urbem 
" Venetiarum. primo februarii, vigilia purificationis bea- 
" tissimg Marig semper virginis, accedit princeps ad ve- 
" speras audiendas ad Sanctara Mariam formosam ob 
" bene gesta capsellariorum contra Tergestinos raptores 
" mulierum. 

" Die Resurrectionis dominicg profectio principis 
" ad Sanctum Zachariam post prandium ad vesperas ad 
" indulgentiara consequendam ab exordio urbis Venetia- 
" rum duce illustrissimo domino lustiniano Particiacho 
" ob principium ius patronatus et cetera. 

" Die Vni'"' resurectionis Domini accessus prin- 
" cipis veneti ad Sanctum Gerainianura ob iniunctara 
" penitentiara deraolitg eccleslg. 

" Die Ascensionis profectio principis ad Littus ob 
" desponsationera maris „. 

Segue come aggiunta fih recente e del secolo XVI: 

" Die 17 iulii celebratur festum beate Marine vir- 
" ginis ; et fit solemnis processio ad dictam ecclesiam a 
" Sancto MarCo ob recuperatam Paduam „. 

* Cioe " esce „. 

3 Cioe " zendado „. 

^ Cf. MuRATORi, XXII, 442. 



92 



MARIN SANUDO 



Sexto: li scrivani di le prexom et capitani di le prexom. 
Septimo: li gastaldi di misier lo doxe. 
Ottavo: li nodari di la Corte mazor. 

Nono: 6 canonici di San Marco vestiti con piviali; questi vano da Pasqua di Resure- 
ctiom, Senza et Nadkl a San Zorzi et a Santa Maria formoxa. 5 

32 A Decimo : li secretarii ducal. 1 1 

Undecimo: il capelam di misi^r lo doxe col cierio biancho in man. 

Duodecimo : li do canzelieri piovani inferiori '. 

Terzo decimo: il Canzelier grando. 

Quarto decimo : il puto balotim di misifer lo doxe *. 10 

Quinto decimo: il cussim d'oro a destra man da scudieri. 

Sexto decimo: la cariega dorada a la sinistra da li ditti. 

Et poi il Serenissimo in mezo di Signori ov^r Oratori. 

La umbrella rotunda sopra il so capo; porta 1° scudier. 

Quel retor porta la spada in man, alta, con il so compagno. 15 

Li Oratori altri vanno gradatim. 

II zudexe di Proprio di sora il piii vechio consi^r K 

Poi un consi^r et uno procurator. 

Li capi di 40, tutti tre a uno. 

II fiol dil doxe et li fioli di quelli sono stadi. 20 

Li Avogadori di Comun, et Cai dil Conseio di X. . 

Li cavalieri, doctori et altri senatori *. 



II. il cusslm d'oro] Parole scritte dal Sanudo con altro inchiostro su fondo abraso, come correzione, — 13. la 
carriega dorada] Parole scritte c. s. 



' Erano ecclesiastici. 

» Cf. p. 9, rr. 34-36. 

3 Cioh dei sei consiglieri del doge. 

^ Circa questo cerimoniaie cf. Sansovino, ofi. cii., 
492 e 493 che in qnalche particolare discorda dal Sanudo. 
La descrizione pii antica di questo cerimoniale nelle 
cronache h riferita al tempo di Renier Zeno e fu fatta 
da Martin Da Canale nel capitolo CCXXXVII della 
sua cronaca; cf. ed. cit., pp. 558-563; essa dimostra che 
molte delle consuetudini descritte dal Sanudo erano gia 
in uso nel secolo XIII. La descrizione del Sanudo e 
confermata da un'altra che si legge a c. 7 B del cit. vo- 
lume I dei "Cerimoniali„ e a c. 74 B del cit. cod. 
377 ex Brera ove fa parte della scrittura anteriore al 25 
giugno 1512, ed e la seguente : " Primuni prgcones an- 
' teeunt. octo vexilla imperialia sericea, auro distincta, 
" cum imagine sancti Marci sub leonis specie, quorum 
" duo priora candida sunt, duo succedentia celestis co- 
" loris, duo tertio loco delata ametisti vel sanguinei seu 
" subrubri coloris, ultima duo coloris chermesini seu rubri, 
" et eorum quodque crucem habet deauratam in supe- 
" riori parte hastg. scx tubg argenteg longg quarum cui- 
" que pendet signum unum sericeum auro distinctum cum 
" insigni peculiari et domestlco domini ducis cum du- 
" cali corona supraposita. dug alig argentg tubg intor- 
" tg, quarum utrique pendet signum purpureum cum do- 
" mini ducis insigni, et tres tybig seu ut vulgo dicuntur 
" pifari. familiares et scutiferi domini ducis. commilito- 
" nes eius. scribg carcerum. capitanei eorundem. gastaldio- 
" nes domini ducis. notarii Curig maioris. sex vel duo 
" canonici Sancti Marci secundum morem pluvialibus in- 
" duti in die videlicet resurectionis, ascensionis, et nati- 



* vltatis Domini, beati Stephani et purificationis beatg 
" Marig. secretarii ducales subsecuntur. capellanus do- 
" mini ducis cum cereo albo eius celsitudinis. cancellarii 
" inferiores. cancellarius Venetiarum. aurea sella a sini- 
" nistris, puer baliotinus, cervical aureum a dextris ; a 
" duobus scutiferis gestantur ante dominum ducem. sere- 
" nissimus princeps dominus dux inter dominos seu orato- 
" res duos quatuorve ad summum. umbella aurea rotunda 
" supra eius celsitudinem per unum ex scutiferis gestatur. 
" nobilis qui aureum defert ensem immediate sequitur 
" cum eius socio. oratores alii gradatim seu domini vel 
" prelati succedunt. unus iudicum Proprii a dextris cum 
" seniore consiliario. alii consiliarii Venetiarum cum 
" procuratoribus Sancti Marci et capita de XL. filii do- 
" mini ducis ac fratres eius excellentie, Senatus et ce- 
" tera „. Segue poi come addizione, ma soltanto nel te- 
stodei"Cerimoniali„:" 1523, 7 junii declaratum per 
" Maius Consilium quod fratres uterini serenissimi do- 
" mini ducis gaudeant illo honorato loco, sicuti fratres 
" ex utroque parente „. Una nota marginale vi manda a 
c. 26 A del registro "Diana, del Maggior Consiglio 
ove appunto si legge quella parte. Un documento si- 
mile a quello del volume I dei "Cerimoniall„ ma 
meno antico, si legge a c. 197 A del registro XXVIIII 
del Notatorio di Collegib all'Archivio di Stato di Venezia 
ed fe il seguente : "Ordo processionum. da poi li 
" commandadori et trombetti. li schudieri de 11 ambassa- 
" dori. li schudieri del serenissimo prlncipe cum el cava- 
" lier da poi. li scrivani de le preson. li capitanei de le 
" preson. li gastaldi del serenissimo principe. 11 nodarl 
" de la Corte maz.5r. sei canonici de San Marco o me- 
" nor numero iuxta 11 consueto. el zago cum el candelotto. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



93 



NOTA. 

La vezilia di san Marco di april il doxe sta im pergolo di porfido con quanti pol star 
et cussi la matina; etiam el di di la Sensa, zofe la vezilia a vesporo. et quando si dice la 
Magnificat, tien il candeloto impiao ' in man. 

E da saper, a Santa Maria formosa il doxe dh do bianchi zoh moneda di rame che non 
si spende ; el piovam lo invida a f ar colatiom et che uno altro anno el vegni, et dk al doxe 
e al patriarcha do zuche di bona malvasia con una naranza ^ di sopra, una per uno, et una 
altra zucha per uno di bon vin di Marcha con la naranza suso; el doxe li dh 4 bianche; el 
piov^m dh a li canonici apparati colatiom di noxele di la Marcha e ribuola ' di Trieste *. 



10 [| QUESTO k l'hORDINE DI ANDAR IM PRECESSIONE PER PARTE PRESA 1502, A d1 29 APRIL, IN 
CONSEIO DI X *. 



c. 32 B 



8. bianche] Cos\ «? cod. — 9. Se^ue nel cod, uno spazio bianco che i la farte inferiore della c, 32 A. 



" U secretarli ducall. el capellano del serenlssimo principe 
" in mezo dei secretarii del Conseglio di X. li cancellieri 
" inferiori. il cancellier grande. el ballotin del serenissimo 
" principe tra la carega et cusino. demum {cod. demun) 
"il serenissimo principe et cetera. et ognuno dei no- 
" dari sl extraordinarii come ordinarii de cancelleria et 
" similmente li secretarii del CoUegio et del Conseglio 
" di X vadi per l'ordine de la eta loro, et non altramente, 
" sicome e observato da U signori nostri in ogni grado „. 
Segue la nota : " Andreas de Franciscls, magnus Venetia- 
" rum cancellarius, manu propria die VII ianuarii 1529 „. 

' Cioe " acccso „. 

^ Cioe " arancio „. 

' Specie di vino bianco del Friuli e dell'Istria. 

■• Cf. CORNER, Ecclesiae Venctae, III, 279. 

^ La materia di questa parte h. stata riferita dal 
Sanuuo, anche nei Diarii, (IV, 257 e 258); essa sl legge 
a c. S4 A del registro XXVIIII dei Misti del Consiglio 
dei Dieci, ove l'elenco della processione e preceduto dal 
seguente testo: " die XXVIIII mensis aprilis. el desor- 
" dene seguido in la proxima procession de sancto Hisi- 
" doro ne la qual molti commandati {cod. conmiandamen- 
" ti) per ordine dei capi di questo Conseglio, non hano 
" curato de venir cum diminufion de la reverentia et 
" obedentia ehe se convien a tanto magistrato, recercha 
" ch'el se faci tal provisione che de cetero non habi 
" a seguire simile desordine, e per6 l'andera partc che de 
"cetero in tute le procession che sc farano, si ordi- 
"narie come aliter per ordine de la Slgnoria nostra, 
" oltra le zinque Scuole Grande venir debino tute le re- 
" ligioni de frati et monaci et similiter tuti i preti 
" et altri nominadi qui de soto, soto pena de ducati XXV 
" per monasterio over congregatione che non venisse, da 
" esser ritenuti de li soi pro de imprestedi over altre in- 
" trade loro. i frati veramente de l'Ordine de san Fran- 
" cesco observanti che non anno de proprio, se serano 
" tranagresori, el guardian over altro suo superior che se 
" retrovasse al loro governo a qiicl tempo, porti quella 
" pena che parera recercar la sua inobedientia. et siano 
" tenuti li capi de questo Conseglio che per i tempi se 
" trovera, far far la executione de la presente parte con- 
" tra i transgresori, et siano lor quelii che habino spe- 



" clal cura che precipue le do procession de san Sidro 
" et san Vido, dependente da cause pertinente a questo 
" Conseglio , siano facte solemnemente et debino esser 
" presenti a {cod. oinetie a) quelle, siccome altre volte h 
" sta prexo; dechiarando che tuti li mansionarii {cod. 
" monasterii) et altrl pretl de questa nostra cita che non 
" sono in congregatione, siano tenuti quclli che sono 
" sotoposti al patriarca nostro venir cum el capitulo de 
" Castello alle suprascritte processione, et quelli diceno 
" messa overo sono sotoposti a San Marco, vegnino cum 
" el capitulo de San Marco, soto pena de esser privi de 
" le mansionarie loro et non possino piu officiar dove 
" officiano, per anni diexe „. La stessa parte col susse- 
guente elenco e con lievi varianti di forma si legge an- 
che a c. 97 B del cit. codice 277 ex Brera all'Archivlo 
di Stato di Venezia. 

II provvedimento del 1502 raffermi consuetudini 
piu antiche. Difatti nel secondo foglio di guardia del 
cit. codice 277 ex Brera sono date le seguenti notizie su di 
una processione del 12 aprile 1495 : " MCCCCLXXXXV, 
" die XII aprilis sedente screnissimo principe et excellen- 
" tissimo domino, domino Augustino Barbadico Dei gratia 
" incljto duce Venetiarum et cetera. ritus processionis 
" celeberrimg habitg cura foedus sanctissimi et serenissimi 
" pactum firmatumque inter beatissimum dominum, do- 
" minum Alexandrum VI pontificem maximum, serenis- 
" siraum dominum Maxirailianum Romanorum regem 
" semper augustum, serenissimos dorainos Ferdinandum 
" et Helisabeth regem et reginam Ilispaniarum, prgfatum 
" illustrissimum dominum ducem incljtumque dominium 
" Venetiarum et illustrissimum dominum Ludovicum-Ma- 
" riam Sforciam Anglum ducem Mediolani et cetera pu- 
" blice nunciatum fuit „. Segue poi la serie degli interve- 
nuti che vengono ricordati collo stesso ordine e titoli 
come nella parte del 1502, meno poche difierenze, vale 
a dire dopo gli eremitani di sant' Agostino sano omessi i 
frati di San Cristoforo della pace, dopo i frati di San 
Francesco della Vigna e di San Giobbe sono ricordati 
anche " et Sancte Marig domus magng „ , sono oraessi i 
Predicatori di San Pier martire, innanzi ai " canonici 
" regulares Sante Marig charitatis congregationis Late- 
" rancnsls ordinis sancti Augustini „ vi si legge : " cano- 



94 



MARIN SANUDO 



Le cinque Scuole, prima, di Batudi '. 

Li lesuati *. 

Frati di San Sebastikm '. 

Frati di Santa Maria di gratia*. 

Frati di Crosechieri ". 5 

Frati di Santa Maria di Servi e San lacomo di la Zuecha ". 

Frati di C^rmeni '. 

Frati di San Stefano et San Christoforo di la pace ». 

Frati Menori di la Vigna e San lob °. 

Frati Predicatori San Zuanne-Polo, San Domenico, San Piero martire '". 10 

Canonici regular San Salvador, et Santo Antonio; et portano il baculo per esser abatia ". 



" nici regulares Sanctl Spiritus ordinis sancti Augustini „, 
sono omessi i monaci di san Michiele e di san Mattia 
di Murano e rispetto a quelli di sanfElena e di san 
Giovanni della Giudecca vi e aggiunto : " qui tamen dicta 
" die non venere, sed locus hic suus est sicut 
"alias est observatum,,, sono pure omessl il ca- 
pitolo di Castello ed i mansionari di san Marco, e la se- 
rie si cliiude col passo : " capitulum Sancti Marci cum 
" quo tam reverendus dominus episcopus Calaguritanus 
" et Calciatensis pontificius orator quam reverendissimus 
" dominus patriarcha Venetiarum in pontificalibus. ulti- 
" mo serenissimus princeps cum oratoribus foederis et 
" aliis, senatuque universo, precedente familia celsitudi- 
" nis sug, notariis et secretariis ducalibus „. 

Ma anche queste notizie del 1495 ridiiamano altre 
simili piu antiche. Nello stesso foglio di guardia del 
medesimo codice si ha un elenco dello stesso genere ed 
anteriore al 15 aprile 1391, ed e il seguente: " In primis, 
" fraternitates de Verberatis. secundo, Servitores de San- 
" cta Maria. tercio Hospitalarii et fratres Sancte Marie 
" Cruciferorum. quarto, grisi. quinto, fratres Sancti Mi- 
" chaelis. sexto, fratres de Carraelite. septimo, fratres 
" Heremitani. oclavo, fratres. Minores. nono, fratres Pre- 
" dicatores. decimo, fratres Sancti Salvatoris et Sancti 
" Gregorii. undecimo, fratres Sancte lustine. duodeci- 
" mo, fratres Sancti Georgii et Sancti Nicolai. tercio 
" decimo, clerus Venetiarum. quarto decimo, canonici 
" Castellani. quinto decimo, canonici Sancti Marci. se- 
" xto decimo, familia domini ducis. decimo octavo {sic), 
" notarii Curie maioris „ ; e poi: " item notandum est' 
" quod orta questione de abbatibus Sancti Nicolai et 
" Sancti Gregorii quis eorum esset superior in coro pro- 
" cessionum tempore, facta diligenti inquisitione, inven- 
" tum et cognitum fuit servatum fuisse per an- 
"tiquam et approbatam consue t udine m ab- 
" batem Sancti Nicolai fuisse et esse superiorem in coro „. 
L'elenco fu composto innanzi al 15 aprile 1391, perche 
dopo i frati Predicatori ha la nota: " subsequenter fra- 
" tres Sancte Marie de Caritate „ alla quale corrisponde 
anche nella scrittura la seguente aggiunta : " millesimo 
" trecentesimo nonogesimo primo, indicione quartadeci- 
" ma, die quintodecimo mensis aprilis. cum coram sere- 
" nissimo et excellentissirao doraino Anthonio Venerio 
" inclito Venetiarura duce coraparuerint prior et fratres 
" Sancte Marig de Caritate et petierint cum maxiraa re- 
" verentia et humilitate quod in processionibus ordina- 
" tis possent venire cura cruce sicut veniunt fratres alio- 
" rum Ordinum; prefatus serenissimus et excellentissimus 



" dominus dux audito priore Sancti Salvatoris cum quo 
" soliti sunt venire dicti fratres de Caritate ad proces- 
'•' slones, et examinatis et intellectis hiis que fuerunt ne- 
" cessaria et oportuna, deliberavit quod dicti fratres de 
" Caritate debeant venire ad processiones cum cruce si- 
" cut humiliter postularunt; verum In facto processionum 
" predictarum fratres predicti de Caritate ire debeant post 
" fratres Predicatores „. La seguente dichiarazione che 
precede I'elenco, ne da la data precisa: " MCCCXVIIII, 
" indicione II, die XXIII iunii, ducante inclito domino 
" lohanne Superantio Veneciarum duce, notatus fuit ad 
" memoriara infrascriptus modus qui consuevit servarl 
" in processione „. 

' La parte le denomina le cinque Scuole gran- 
di; erano quelle della Madonna della Carita, della Ma- 
donna della Misericordia, di san Giovanni evangelista, 
di san Marco, e per la parte del Consiglio dei Dieci 
in data del 30 noverabre 1478 quella di san Rocco; cf. 
CoRNER, 0/. cii., XVII, 321. 

* La parte ha: "fratres Gesuati „ ; erano una 
compagnia religiosa istituita a Siena dal Beato Giovanni 
Colombini, che nel secolo XIV, verso la fine, si diftuse 
anche a Venezia, e sino dal 1392 s'erano stabiliti suUe 
Zattere ; cf. Corner, oJ/. «'/., III, 220. 

' La parte ha : " fratres Sancti Sabastiani „; era- 
no ereraiti della congregazione del beato Pietro da Pisa ; 
cf. CoRNER, o/. cii., V, 385 sgg. 

■• La parte ha: " fratres Sanctg Marig gratia- 
rum , ed aggiunge: " Sancti Hieronyrai mendicantes „ ; 
erano ereraiti della congregazione di san Girolarao di 
Fiesole ; cf. Corner, 0/. cii., VIII, 296. 

^ La parte ha: " fratres Cruciferorum „. 

* La parte lia: " fratres Servorura et Sancti la- 
" cobi a ludalca „. Tutti e due i raonasteri erano deIl'Or- 
dine dei Servi di Maria. 

' Cioe di Santa Maria del monte Carmelo, ossia 
dei regolari Carmelitani. La parte ha: " fratres Car- 
" melitarum „. 

* La parte ha: " fratres Sancti Stefani et Sancti 
" Cristofori de Muriano, Ordinls heremitarum Sancti 
" Augustini „. 

* La parte ha: " fratres minores tam observan- 
" tes quam conventuales, videlicet Sancti Francisci a vi- 
" nea, Sancti lob „. 

'" La parte ha: " fratres predicatores Sanctorum 
" lohannis et Pauli, Sancti Dominici et Sancti Petri mar- 
" tiris de Muriano „. 

" La parte ha: " canonici regulares Sancti Salva- 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 



95 



10 



Canonici regular di la Caritk *. 

Monaci di Santa Lena, San Zuanne di la Zuecha, San Michiel di Murkm, Santo Mathia 
di Muram, videlicet Monte-Oliveto et Camaldulense insieme *. 

Monaci San Zorzi mazor e San Nicolo di Lio; portano il baculo per esser abatia '. 

Canonici San Zorzi di Alega et Santa Maria di TOrto *. 

Le 9 congregatiom di preti ^. 

Capitolo di la chiexia cathedral di Castello*. 

Li mansionarii di la chiexia di San Marco '. 

El capitolo di San Marco, grando et picolo. 

Li mitriati im pontificato '. 



QUESTA ^ LA STATURA DI LO EVANZELISTA MISlfeR SAN MarCO ' 



c. 33 A 



La fonna di san Marco evanzelista fu questa: havia el naso longo, cegie grosse, erra 
calvo, havea belli ochii, haVeva la barba granda, mostrava di rasonevole etade, haveva i 
pelli della barba mezi negri e mezi bianchi, e fo molto continente e pieno di gratia *°; fo 
15 marturizado di Tanno poi ravenimento di Christo 67, a di 25 april, in tempo di Neron im- 
perador di Roma, et morite in Alexandria, e h fo sepelido. havia do discipoli, san Herma- 
cora et san Fortunato, i qualli ampli6 molto la fede, et san Piero confirmo san Hermacora 
patriarcha di Aquileia. 



I. Carlta] Segue nel cod. Ganonlci regular di San Spirito ma poi il Sanudo aggiunse fonno assolti a venir e 
fremise non, e j(>ero il fasso i da esfungersi, — lo. pontificato] II resto della c, 32 B e bianco, — i8. II resto della 
c, 33 A h bianco e cos\ anche tutta la 33 B, 



" toris et Sancti Antonii, congregationis de Scopeto „ ; 
erano canonici di SanfAgostino. 

' Cf. MuRATORi, XXII, 443. La parte ha: "ca- 
" nonici regulares Sanctg Marig Caritatis, congregationis 
" Lateranensis „ , e poi: " canonici Sancti Spiritus „. 

^ I monaci di SanfElena erano di Monte Olive- 
to, gli altri erano Camaldolesi ; difatti la parte ha: 
" monaci Sanctg Heleng Montis Oliveti; monaci Sancti 
"lohannis Baptistg a ludaica, Sancti Mathie et Sancti 
" Mlchaelis de Muriano, Ordinis Camaldulensium „, 

' Erano Benedettini ; la p a r t e ha : " monaci 
" Sancti Georgii maioris et Sancti Nicolai de Litore, con- 
" gregationis Sanctg lusting Ordinis Sancti Benedicti „. 

* La parte ha: " canonici Santi Georgli in alga 
" et Sanctg Marig ab orto „. 

^ La parte ha: " novem congregationes sacerdo- 
" tum secularium „ cioe di San Michele arcangelo, Santa 
Maria mater Domini, Santa Maria formosa, Santi 
Ermagora e Fortunato, San Silvestro, San Luca, San 
Polo, San Canciano, e San Salvatore. 

* La parte ha: " capitulum ecclesie cathedralis 
" cum mansionariis et cetera „. 

'La parte lia al posto di questa frase e della 
seguente: " capitulum Sancti Marci „. 

' La parte ha: " omnes mitrati in pontificalibus „. 

' Questo capitolo manca nell' edizione curata dal 
Muratori. 

'" Questo passo deriva in gran parte da un perlodo 



che si legge in molti testi, per solito antichi e del secolo 
XI, della leggenda della Passione di san Marco, pubbli- 
cata negli Acta Sanctorum, XI (Aprile III), p. 349, ed e 
il seguente : " fuit autem forma beati Marci huius modi : 
" longo naso, subducto supercilio, pulcher oculis, recalva- 
" ster, prolixa barba, velox, habitudinis optime, etatis 
" medie, canis aspersus, affectione continens, gratia Del 
" plenus „. In altri testi (p. e. Casanatense A, II, 28 ; 
Vallicelliano, tomo. IX; Capitolare di San Pietro di Ro- 
ma A, 3, e A, 6; Vaticano ii88, 1191 ; Vittorio Ema- 
nuele di Roma, Sessoriano 49 (XXI); Cassinese, 146, 
iio, 145; Torino, Universitaria, cod. lat. Pasini 590; 
Laurenziana, Santa Croce, pluteo XXX sinistra, cod. J, 
etc.) alcuni dei quali sono del secolo XI, questo passo 
manca. Assai pii^ somiglia il passo del Sanudo al pe- 
riodo citato che al seguente il quale si legge nelle addl- 
zioni dell'opera De origine urbis Venetiarum di Bernardo 
Giustiniano fatte dalI'autore stesso (Venetiis, 1492, edi- 
zione senza numerazione di pagine) che era nota al Sa- 
nudo e da lui e stata ricordata nella Vita del doge Vital 
Falier: " Efiigies quoque ipsius mandata litteris est ut 
" tam corporis quam animg perpetua illips esset memoria. 
" venusta facie dicitur extitisse, longo naso, superducto 
" supercilio, pulchris oculis, recalvaster, prolixa barba, 
* habitudinis optimg, gtate constanti, canis aspersus, 
" moribus gravis, gratia Dei plenus „. Anche 1& altre 
notizie di questo passo del Sanudo derivano da alcuni 
dei testi della Passio, 



96 



MARIN SANUDO 



c. 492 A 11 ReLIQUIK SANCTORUM ET IOCALIA AURUA SUNT ' IN ECCLESIA SANCTI MaRCI *. 

" Primum, liber beati Marci Evangeliste quem propria manu scripsit, in quo sunt carte 
"scripte quadraginta cum tabule argenteis de super deauratis'. 

" Privilegium domini Caroli 4 ', Romanorum imperatoris, cum bulla aurea, in quo confi- 
" tetur certam partem libri habuisse, datum Prage anno 1358, 15""° kalendas lanuarias ^ 

" Baculus beati Hermacore cum quadam argentea et desuper deaurata cuspide longa de 
" tribus panis ^ 

" Caput argenteum cum spatulis * et mitria argenteis beati Hermacore deauratis cum cer- 
" tis lapidibus contrafactis '. 



2. Cod, Primus. — 3. tabule] Cosi il cod. — 7, panis] Cosl il cod. II documento che si legge a c, S4 A del 
libro XI dei " Commemoriali „ dh spanis, e questa i forse la lezione genuina. 



' Notisi innanzi a "sunt, l'omissione del rela- 
tivo per influsso della sintassi del dialetto. 

* Questo inventario fe del tutto diverso da quelli 
che il Pasini pubblic6 in appendice al suo lavoro // te- 
soro di San Marco in Venezia, Venezia, Ongania, 1886. 
II Sanudo lo trascrisse nelle ultime carte del primo volu- 
me delle sue Vite dei dogi, ma non lia ivi alcuna cor- 
rispondenza colla narrazione precedente clie tratta del 
governo di Tommaso Mocenigo. II Muratori non lia 
pubblicato questo documento. La materia di esso non 
iia riscontri nemmeno nelle notizie date dal Sansovino, 
(o/>. cit,, 92-108), dal MONTFAUCON, Diarium Italicum^ 
Parisiis' Anisson, MDCCII, pp. 51-62 e dal Corner, 
(Ecclesiac Venetae, X, 149-179). Esso e invece un estrat- 
to dell' Inventario piu antico del tesoro della chiesa pa- 
triarcale d'Aquileia, fatto tra il 1358 e il 1378, che si 
legge a cc. S4-S9 del libro XI dei * Commemoriali „. 
Questo ampio inventario e stato pubblicato da V. Ioppi 
nel volume III (1884, pp. 57-68) delV Arciivio storico fer 
Trieste, Vlstria e il Trentino, ma l'edizione non e sempre 
esatta. Quasi tutte le reliquie e supellettili di questo 
elenco erano conservate al tempo del Sanudo nella chiesa 
patriarcale di Aquileia, perchfe gli inventari di quella 
chiesa metropolitana attestano che erano ncl tesoro di 
essa negli anni 1409-1524 come sara dimostrato dalle no- 
te seguentl. 

3 Su questo preteso autografo di san Marco che fu 
scrltto alcuni secoli dopo la morte dell'evangelista ed ap- 
partenne prima alla chiesa patriarcale di Aquileia nel 1420 
pass6 a Santa Marla di Murano e poi il 24 giugno a San 
Marco a Venezia; cf. Marin Sanudo, nella Vita di Tom- 
maso Mocenigo; Muratori, XXII, 933, ove attesta di 
averlo veduto; Montfaucqn, op. cit., 57-62 ; Acta Sancto- 
ram, XI, aprile III, 345 ; De Rubeis, Monumenta Ecclesiae 
Aquilciensis, Argentinae, 1740, p. 17, 22; Corner, Ecclesiae 
Torcellanae, II, 79 ed Bcclcsiae Venetae, X, 176-178 ; Ioppi, 
Le sacre reliquie della chiesa fatriarcale d'Aquileia neWAr- 
ckivio storico fer Trieste, flstria e il Trcntino, III (1886) 
208-212; Pasini, op. cit., 81-83 e Pasini, Guide de la ba- 
siliquc St. Marc a Venise, Schio, Marin, i888, pp. 289-290. 

* Dei sette quaderni del vangelo di san Marco il 
patriarca di Aquileia NiccoI6 cedette a suo fratello Car- 
lo IV neirottobre 1354 i due ultimi e sono tuttora al 
Capitolo di Praga; cf. Pasini, II tesoro di San Marco 
in Venezia, loc, cit, Quanto al documento in data di 



Udine e del 15 novembre 1357, pel quale NlccoI6 fece te- 
stimonianza di aver gia ceduto quei quaderni al fratello 
quando venne in Italia e passo per le terre del patriar- 
ca, essendo diretto a Roma per 1' incoronazione che fu 
fatta il 5 aprile 1355, cf. Bohmer-Huber, Die Regesten 
des Kaiserreichs unter Kaiser Karl IV, 1346-1378, Inns- 
bruck, Waguer, 1877, p. 560, numero 285 ; U testo era 
stato gia pubblicata dal Montfaucon, op, e loc, cit,, e 
dal CoRNER, o/. cit., X, 285. Cosl pure cf. Montfau- 
CON, o/>. e loc. cit,, e Cornkr, 0/. cit,, X, 281 pel docu- 
mento in data 31 ottobre 1354 (1355 secondo l'uso pi- 
sano) pel qiiale Carlo IV attest6 di aver ottenuto i due 
quaderni. II privilegio qui ricordato e diverso dai docu- 
mentl editi dai Bollandisti e dal Montfaucon, e non ne 
fa menzlone l'Huber nei citati regesti. 

^ " panis „ , se non e, come h probabile, un errore 
di trascrizione per " spanis „, potrebbe significare " pez- 
zi„; cf. Du-Cange s. v. "2. pannus,. Nell'inven- 
tario del 30 settembre 1485 pubblicato da V. loppi nel- 
VArchivio storico fer Trieste, V Istria ii Trentino (1S83), 
II, 162, si legge: " baculum sancti Hermachore cum ali- 
" quanto de argento desuper, traditum a sancto Petro „ ; 
e in quello del I2 novembre 1524 (p. 167): " pastof ale 
" sancti Hermacore In sua theca argentea „. 

* Cioe " omeri „. 

■^ Questa suppellettile preziosa esisteva nel tesoro 
della chiesa patriarcale dl Aquileia anche il 17 maggio 
1409, come & attestato dal seguente passo dell'inven- 
tario composto in quel tempo e pubblicato da V. loppi 
nelV Archivio storico fer Trieste, V Istria e il Trentino 
(18S3) II, 115 : " caput beati Hermachore cum mitra or- 
" nata lapidibus pretiosis et humerali argenteo deaurato 
■' ornato lapidibus pretiosis „, E pure e ricordato neU'in- 
ventario del 7 aprile 1472 nel passo che si riferisce an- 
che alle altre quattro suppellcttili di questo elenco (loc. 
cit., p. 159): " caput sancti Hermachore et brachium eiu- 
" sdem; brachium sancti Fortunati; caput sancti Paulini 
"patriarche; caput sancti Laurentii martiris: omnia de 
" argento deaurato „. Se ne fa menzione anche nell' in- 
ventario del 30 settembre 1485 (loc, cit,, p. 162): " ca- 
" put venerandura sancti Hermachore cohopertum de ar- 
" gento aurato „. E anche nell'inventario del 12 novem- 
bre 1524 si legge {loc. cit., p. i67):^"caput sancti Her- 
" machore in sua theca argentea, in qua insita est capsula 
" argentea cum rellquiis dicti martyris „. 



LE VITE DEI DOGI (introduzione) 97 

" Brachium argenteum cum pede yno beati Hermacore \ 

"Brachium beati Forunati*. 

" Caput sancti Laurentii ^ 

" Caput argenteum cum spatulis, reliquiis sancti Paulini et nunc de capitis beati Foxtun^ti *• 
5 5 " Unus baculus pastoralis de cristallo cum argento deaurato '. 

" Cingulus sancti Hermacore de corio cum 32 capitibus argenteis". 

" In una capsa eburnea corpora sanctorum Hermacore et Fortunati '. 

" Una parva capsula plumbea in qua est spatula sanqti Hermacore cum tabula lapidea 
" et littere hic recunduntur: "sancti martires „. 
10 " In quadam capsa de cipresso corpus sancti Sigismundi regis ^ '^ 

" In capsa de pecio " reliquie sanctarum Dorathee, Tecle, Eufemie et Herasme. 

" Capsa eburnea : caput sancte Anastasie, spatula sancti Laurentii, mandibula sancte Ur- 
" sule '", carbones quibus arssus fuit sanctus Laurentius, et aliqua ossa sancti Hermacore et 
" Fortunati. 
15 " Capsa de ancipresso: corpus sancti Quirini episcopi et martiris. 

" Capsa de pecio: coperta septem filiorum sancte Felicitatis. 

" Paramentum cum pcrlis super corporibus sanctorum Hermacore et Fortunati. 

" Due cassitule sine coperturis, in quibus sunt plures reliquig, qug tempore ruinationis 
" ecclesie extrate fuerunt ab altaribus. 
20 " Capsa de pecio : corpus sancti Marci Pape ", 

" Capsa eburnea : brachium destrum cum sanguine sancti Hylari, os cruris sancti Felicis, os 
" cruris cum sanguine sancti Tuciani, os cruris sancti Helari et aliqua ossa sanctarum Eufemie, 
" Tecle, Erasme et Dorothee et lignum de capsa sancti Ludovici episcopi et confesoris. 

1 1 " Capsa magna longa sex coltarum ^^ in quarum una est corpus sanctorum Felicitatis c. m b 

4. capitis] Cosi il cod. fer de reliquiis capitis. — ii. Doratiiee] CoA il cod. — i6. coperta septem filiorum] 
Cosi il cod. fer corpora septem filiorum come h dimostraio dal cit. documento del libro XI dei " Commemoriali 
c. J3 B — 19. extratej Cosi il cod. — 22. Tuciani] Cosl il cod. fer Taciani. 

1 Nel cit. inventario del 17 maggio 1409 si legge : « Nel cit. inventario del 7 aprile 1472 (p. 160) si 

" brachium dextrum beati Hermachore deauratum cum legge : * capseila ossea tarsiata in qua est cingulum bea- 

" uno annulo aureo, cum pede cum litteris in eo sculptis, " tissimi Hermacore longum quasi quinque palmorum, 

" tencns manum in modum benedicentis „; e in quello " de quo cingulo non fit mentio in prlmo inventario „. 

del 30 settembre 1485 : " brachium sancti Ilermachore co- Circa questa cintura che anche al tempo del Sanudo era 

" hoperto argento aurato, unum sine anulis „; e in quello posseduta dal capitolo della chiesa patriarcale di Aqui- 

del 12 novembre 1S24: " brachium sancti Hermacore in leia cf. Ioppi, Le sacre reliquie dclla chiesa fatriarcalc 

" theca argentea et basi cum specularibus vitreis,. d'' Aquileia, loc. cit., 207 sg. 

* Nel cit. inventario del 17 magglo 1409 si legge: ' Quasi tutte le reliquie ricordate in questo elenco 

" brachium dextrum beati Fortunati cum manu aperta da questo rigo in poi, si ritrovano anche nell' inventario 

" cum annulo aureo in digito deauratum cum pede si- del 12 novembre 1524 (pp. 168 e 169), 

" militer, cum litteris supersculptis „; e in quello del 30 ' Sigismondo, re dl Borgogna (516-524). II suo 

settembre 1485: " brachium sancti Fortunatftotum del corpo era stato trasportato dalla cliiesa di san Felice 

" argento aurato, unum sineanulis„; e in quello del 12 presso Aquileia alla metropolitana il 17 febbraio 1356; 

novembre 1524: " brachiura sancti Fortunati in theca ar- cf. il documento edito da Ioppi n€X Archivio storico per 

" gentea „. Trieste, V Istria e il Trentino, III, (1884), 71. 

■* Nel cit. inventario del 17 maggio 1409 (p. 156) ' Specie di abete; cf. Forckllini, Totius latini- 

si legge: " caput sancti Laurentii argenteum deauratum, tatis lexicon, Prato, Aldini, 1868 s. v. picea, e To>imaseo 

" habens in vertice cristallum in modum tonsure sive e Bellini, Dizionario della lingua italiana, Torino, 1871 

" corone clericalis cum litteris smaltatis ante pectus „; e s. v. pezzo. 

in quello del 12 novembre 1524; " caput sancti Lauren- '" Questa reliquia e ricordata anche nel cit. in- 

" tli in theca argentea „. ventarlo del 7 aprile 1472 (p. 160). 

^ Nel cit. inventario del 17 maggio 1409 (p. 156) » San Marco fu papa nel 336 dal 18 gennaio al 

si legge : " caput beati Paulini deauratum cum litteris 7 ottobre. Cf. jAFFfe, Regesta fontificum romanorum, 

" smaltatis ante pectus „. 2» ediz., Lipsia, Veit, 1885, I, p. 30. 

» Nel cit. invcntario del 7 aprile 1472 si legge: '2 Cioe " scompartimenti „ ; cf. Bokrio, Bizionario 

" unum baculum pastorale de cristallo fulcitum argento dcl dialetto veneziano, Venezia, Cecchini, i86i s. v. calto. 
" deaurato „. 

T. XXII, p. IV - 7. 



98 MARIN SANUDO 



" et Agapiti, in 2% 3', 4% 5* et sesta corpora sanctorum Canti, Canziani, Canzianille, Proti, 
" Grisogoni et Anastasig. 

" In una capsa cum duabus coltis in quarum una erant corpora sanctorum Felicis et 
" Fortunati. 

" Item, quedam tabula lamis argenteis deornata et certis aliis lamis subtilibus deauratis 5 
" cum ossibus octo sancte Felicitatir et septem filiorum eius. 

"Item, sunt multi libri in Sacra Scriptura ut patet, in numero quorum est "Liber lii- 
"storiarum Romanorum„ cum tabulis ligneis , '. 



I. 4, S' et] Cod. et 4. La restituzione i stata fatia col sussidio del documento cit. del libro XI dei " Com- 
memoriali „ a c. S3 ^- — 3- duabus] Cod. duobus. — 8. La farte rimanente della c. 41)2 B h bianca. 

' Questo estratto delPantico inventario fu com- perche probabilmente ne venne a cognizione quando a 

poBto dopo il 1358 e prima del 24 giugno 1420 e venne proposito del doge Tommaso Mogenigo attest6 di aver 

trascritto dal Sanudo nella parte della sua cronaca, clie veduto il Vangelo di san Marco, 
naira i fatti accaduti nei priml decenni nel secolo XV, 



LE VITE DEI DOGI (paoluccio) 



99 



II 697. Paulutio* Anafesto', primo doxe, fo electo ne I'anno di Christo 697 ^ et 
altri * scriveno fu dil 706, altri piii avanti, dil 660 \ ne la citk di Heraclia, zofe Cita-nuova, 
la qual era citade grande, ma al presente h ruinada; perhochfe hessendo reduti h populi 
ne le ixole di Venetia ad habitar per fuzer le persecutiom de oltramontani qualli Italia 

5 haveano ruinado bona parte, maxime dal furor di Athila flagelum Dei cogniminato si 
come ho scripto di ^pra ^, da poi destruto Altim e altre citade, hor cadauno habitavano in 
diversse ixole dove si haveano fato tigurii et habitatione. et redutosi in uno li tribuni, proceri 
et plebei cum il patriarcha qual era a Grado et altri clerici in dita cita di Heraclia per obviar 
a li inminenti danni et pericoli che potevano esser venuti a ditte ixole ancora che le fusseno 

10 ne le aque salsse situate, accio venisseno im piii prosperita, perhochfe li tribuni di le ixole 
contendevano f ra Ihoro de superiorita, per il che Longobardi a li confini f evano danni : u n d e 



c. 34 A 

An, tigy 



I. 697. Paulutio-doxe] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso, — 5. cogniminato] Co« il cod. 



' Cf. MuRATORi, XXII, 443. Questa parte della 
cronaca che dalle origlni va al due ultimi decenni del se- 
colo XIII e la meno importante dell'opera. Sono stato 
in dubbio sull' opportunita di ripubblicarla, ma alla fine 
ho deciso di comprenderla nell' edizione. Mi hanno in- 
dotto a questo non soltanto 1'autorita del nome del Sa- 
nudo.la grande dlverslta tra il testo delI'autografo e quello 
pubblicato dal Muratori, e l'estensione non grande di que- 
sta parte, ma anche l'utilita che ne puo venire alla ricerca 
delle fonti di queste Vite dei dogi e soprattutto l'avere 
il Sanudo talvolta interposto qualche ricordo personale ed 
originale anche nel racconto degli avvenimenti antichi. 

^ I cognomi di quasi tutti i dogi anteriori al nono 
secolo mancano nelle cronache piu antiche, vale a dire 
nel "Chronicon Al tinate,, in quelle di G i o v a n- 
ni Diacono, di Martin da Canale e di An- 
drea Dandolo, nei due cataloghi aggiunti l'uno al- 
I'opera di Giovanni Diacono e l'altro alI'antico nucleo 
del "Chronicon Altinate^, nel cosidetto "Chro- 
nicon Iustlniani„ e nella cronaca composta da un 
contemporaneo di Andrea Dandolo contenuta in piu di 
un manoscritto e che ho esaminato nel cod. Marclano 
latlno X, 137. Del cognome dl Paoluccio ho trovato i 
due ricordi pifi antichi nella cronaca di Niccolo Tre- 
visan morto nel 1369 (Marciana, Ms. Italiani, VII, 519, 
c. 19 A) ed in quella di Enrico Dandolo vissuto nella 
nieta del secolo XIV (Museo Civico di Venezia, codice Ci- 
cogna 3423, c. 8 B), ma i due stessi manoscritti che ci 



danno queste due opere nella loro pienezza o, come il cod. 
Cicogna, anche con dichiarata derivazlone dall'£u-chetipo, 
non permettono di escludere II sospetto di interpolazioni 
e per di piu sono troppo lontani dal secolo XIV; p. e. a 
c. 17 B il testo del codice Marciano deUa cronaca del 
Trevisan ricorda a proposito di Atila l'opera del Biondo I 
e a c. 29 A ricorda un provvedimento del 1378 nella 
narrazlone dei fatti compiuti da Pier Candiano II. 

^ Cosi Andrea Dandolo (Rerum Italicarum Scri- 
ftores, XII, 127 A), il Trevisan (c. 19 A) e la cronaca 
del sec. XV, "Marc. It. VII, 788, a c. 4 A.; il 
CoNTARiNi (c. II A) da " 771 „. D'ora innanzi nelle no- 
te citando i passl di quesfopera del Dandolo ometto per 
brevita l'indicazione Rerum Italicarum Scriptores, XII. 
Per la lezione seguiro la testimonianza dei due codici pii 
autorevoli che ho ricordato a p. 23, nota 13. J^a data 
697 era stata accolta anche dal Biondo {Italia Illustrata, 
nel capitolo Venetiae), che fu una delle fonti del Sanudo. 

■• Cosl Enrico Dandolo, (c. 8 B). La cronaca 

"Marc. It. VII, 2051, a c. 4 B da « VII, III „ e 
cosi pure le "Marc. It. Zanetti, i8„ a c. 55 A, 
"Marc. It. VII, 2034;, a c. iio A, Giorgio Dol- 
FiN (Marc. It. VII, 794) a c. 42 B ; Pietro Dolfin (Mu- 
seo Civico di Venezia, cod. Cicogna 2608) I, p. 26, da in- 
vece I'anno 706. Queste ultime quattro cronache furono 
composte nel secolo XV ; Pietro Dolfin mor\ nel 1505. 

^ Cos\ il "Chron. lust. „ a c. 11 A. 

* Ciob a p. I. 



100 



MARIN SANUDO 



unanimi tutti tenninorono di elezer uno doxe qual fosse capo di le altre ixole tutte et gover- 
nasse equo moderamine' quelli populi et havesse etiam podestk sopra li clerici, excepti 
perh6 li meri spiritual *, e a tutti ministrasse equal raxon, si laici come clerici; et invocato il 
nome di Christo, fra Ihoro elexeno questo Paulutio Anafesto citadim Heracli^m in Ihoro 
doxe, homo savio et conspicuo di nobelt^, al qual deteno sagramento di rezer il ducato i u s t e 5 
et equahnente \ questo doxe cum Luthprando re di Longobardi qual erra in Italia potente, 
contraxe amicitia et feno pacti insieme et obtene alcune inmunita, et cum Marzello maistro 
di cavalieri termino li confini nostri, zo^ da la Piave mazor fino in la Piave secha over Pia- 
vesella \ et questo doxe havendo dogado anni XX, mexi 6, zomi 8 morite in Heraclia et 11 
fu sepulto K 10 

In questo tempo ^ fu hedifichado la chiexia di Santa Maria di Torzello per li tribuni di 
quella ixola, et il vescoado, dove ' in ditta chiexia fu posto il corpo di santo Heliodoro fo ve- 
scovo in Altim et el corpo di santo Liberal confessor^; e fo sagrada la chiexia dil 716*. 

^».7/7 717.*° Marcello Tagaliam", secondo doxe, fo electo in Heraclia; fu homo assa' 15 

utile ". e nel suo tempo a Roma fo tanta inondatiom di 1' aqua dil Tevere che non si po- 
teva habitar, et con le letanie che il pontifice ordino si dicesse, per tutto Taqua caloe ". 
questo doxe fo pacifico, et chome in alcune croniche ho lecto, fu di la fameia di Cuniculi '*. 
et havendo dogado anni 9, di 21, morite et in Heraclia fu sepulto *°. 

c. 34 B II 726. Ursso Ypato*^, terzo doxe, erra nobele heracliano et ivi habitava et in Hera- 20 

An. yzb clia f o elccto ; f o honor di la patria per quello f ece et amplioe ; t a m e n ave pernitioso fine *'. 



15, 717. Marcello-doxe] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. 
e numero scritti c, s. 



20. 726. Ursso-doxe] Parole 



' n Sanudo trasse la frase latina dal passo corri- 
spondente della cronaca estesa di Andrea Dandolo ; cf. 
127 B. 

* La frase " excepti perh6 11 meri spiritual „ ap- 
parentemente oscura si spiega con facilita ricordiindo il 
passo seguente del Dandolo (127 B); " qui in privatis 
"causis, exceptis meris spiritualibus, tam laicis 
" quam clericis equaliter iura tribuerent „. 

' Cf. Dandolo, 127 B, cheda: "iusteet equaliter„. 

* Cf. Dandolo, 130 C. Quei confini non hanno 
lasciato quasi traccia, specialmente per le varlazioni del 
corso de' fiumi. La Piave secca entrava nel territorio 
veneziano venendo da Oderzo. Cf. Filiasi, Memorie sto- 
riche dei Veneti frimi e secondi, Venezia, Fenzo, 1796-8, 
VI, parte I, 82-89. II testo del patto di Liutprando non 
si conserva; il Sanudo ne venne a coguizione del conte- 
nuto specialmente per mezzo della cronaca del Dandolo. 

^ Cf. Dandolo, 130 E. 

* Cioe uon nell'anno della morte di Paoluccio, ma 
durante il tempo del suo governo. 

■^ " dove „, cioe a Torcello. 

' Cf. Dandolo, 127 D-E. Per il corpo di s. Elio- 
doro cf, p. 84, r. 12. Quello di s. Liberale fu trasportato 
a Treviso sotto un vescovo Giovanni mentre la fede 
Ariana era assai viva in alcune citta venete; cf. la Vita 
di s. Liberale che si trova nel cod. 172 della Miscellanea 
dei manoscritti all'Archivio di Stato di Venezia (codice 
della seconda meta del secolo XV). 

' Con questa stessa notizia sul vescovado di Tor- 
cello e suUa traslazione dei santi Eliodoro e Liberalc 
termlna il racconto del ducato di Paoluccio nella cro- 
naca anonima composta nella prima met4 del secolo XV 



e contenuta nel cod. Marciano Ital. VII, 2034 
(cf. c. iio A), solo che al 716 viene posta in essa la co- 
struzione della chiesa di Santa Maria di Torcello e non 
la sua consacrazione ed in luogo di s. Ellodoro viene a 
torto ricordato s. Teodoro. La notizia si legge anche a 
c. 19 A della cit. cronaca Trevisan col nome di s. Elio- 
doro, ma vi manca la notizia della consecrazione del 716. 

'» Cf. Muratori, XXII, 444. 

" Di questo cognome ho trovato ricordo nelle cro- 
nache citt. Trevisan (c. 19 A) ediEnrico Dandolo 
(c. 8 B). 

'* Dandolo (130, E): " et hunc virum satis uti- 
"lem ducem constituerunt „. 

'3 Cf. Dandolo 131, C. Ma il particolare delle li- 
tanie manca nella cronaca del Dandolo e deriva dalla 
Historia Langobardorum (ed. cit., p. loS, rr. 4-7) di Pao- 
LO DiACONO ; peraltro il Sanudo ne ha interpretata a spro- 
posito la testlmonianza, perche Gregorio Magno ordin6 
le litanie quando all'inondazione segu\ la pestilenza, e 
nella loro celebrazione anziche cessare il morbo infierl 
tanto da togliere la vita ad un tratto ad ottanta persone. 

'* Non ho ancora ritrovato le cronache djille quali 
11 Sanudo attesta di aver tratta la notizia circa Tappar- 
tenenza di Marcello alla famlglia dei « Cunlculi ,. 

'5 Cf. Dandolo,, 134, C. 

" Anche, nelle citate cronache Trevisan (c. 19 B) 
e di Enrico Dandolo (c. 9 A) il titolo "ypatus^con- 
ferito a questo doge dall'imperatore, fu preso come co- 
gnome. 

" Cf. Dandolo, 134, C-D ove sono notevoli per 11 
passo del Sanudo le frasi : " decus patrie inclytis actibus 
" plurimura auxit; perniciosum tamen exltum habuit „. 



LE VITE DEI DOGI (marcello, orso) 



101 



in questo tempo Luthprando re di Longobardi obsedib la cit^ di Ravena et da poi longa 
obsidione Ildeprando nepote dil prefato re et Perideo duca di Vicenza introrono in la citk 
et quella obteneno. exarcho che in quella cit.'! per nome de 1' Imperio dominava, volendo fu- 
zer il furor di Longobardi vene in le parte di Veniexia et si salvo ; per il che Gregorio papa, 
secondo, scrisse brievi * al patriarcha et doxe che li volesseno dar aiuto et favor al prefato 
exarcho a la recuperatiom di ditta citk di Ravena; il qual brieve mandado al doxe fu di 
questo tenor ^ : 

" Gregorius episcopus, servus servorum Dei, dilecto filio Urso duci Veneciarum salutem et 
" apostolicam benedictionem. 

" Quia peccato favente Ravenatum civitas, que caput extat omnium, nec dicenda a gente 
" Longobardorum capta est et filius noster eximius, dominus exarchus, apud Venetias ut co- 
" gnovimus moratur : debeat nobilitas tua ei adherere et cum eo nostra vice pariter decertare 
" ut ad pristinum statum sancte Reipublice et imperiali servitio dominorum filiorumque nostro- 
" rum Leonis et Constantini magnorum imperatorum ipsa revocetur Ravenatum civitas ut zello 
" et amore sancte fidei nostre in statu Reipublice et imperiali servitio firmi persistere Domino 



" cohoperante valeamus. 
c e t e r a '. 



Deus te incolumem custodiat, dilectissime filii. datum Rome „ et 



^». 7S'-73J 



10. favente] Cosi il cod, j>er faciente, Ma favente si legge anche nel testo della lettera dato da Bernardo Giusti- 
niano nel libro decimo della sua ofera " De origine urbis Venetiarum „. - extat] Cos) il cod. fer erat. Ma extat 
*' ^^gg^ anche nel testo della lettera dato da Bernardo Giustiniano, testo che e mutilo. — Ij. firmi] Dand. firme. — 
i6. filii] Cos\ il cod. 



' La lettera che il Sanudo riporta, male k da lui desi- 
gnata col titolo di hreve, perche questo non corrisponde 
al titolo servus servorum Dei che nAVinscriftio il papa da 
a s^ stesso; cf. Bresslau, Handbuch der Urlundcnlehre 
fur Deutschland und Italien, Leipzig, Veit, 1889, I, 75, 76. 
' Cf. Dandolo, 134, E, e Pietro Dolpin, p. 29, 
che da la lettera in volgare. 

' Cf. Dandolo, 135, A-B. Questa lettera e quella 
quasi identlca scritta dal medesimo papa ad Antonino 
patriarca di Grado hanno data occasione a molte ricer- 
che dei dotti. Alcuni hanno negato l'autenticita di tutte 
e due, altri soltanto di quella diretta al doge e hanno 
riferito l'altra al poiitefice Gregorio IIL Cf. per la bi- 
bliografia sino al 1882 Cipolla, Fonti ediie della storia 
della Megione Veneta dalla caduta delP imfero Romano 
sino alla fine del secelo X, Venezia, Visentini, 1882, p. 
108, uumeri 48 e 49 (nel volume secondo della Miscel- 
lanea fubblicata dalla R. Defutazione Veneta di Storia 
jiatrid). Delle pubblicazioni posteriori al 1S82 ricordo 
il comento del Duchesne al Liber fontificalis ecclesiae 
Romanae, Paris, Thorin, 1886-1888, I, 396-439; Dahmen, 
Das Pontifihat Gregors II, Dusseldorf, 1888, pp. 65-67; 
DiEHL, Ktudes sur P administration byzantine dans Vexar- 
chat de Ravenne Paris, Thorin, 1888, p. 377, n. 5; MoN- 
TicoLO, 1 manoscritti e le fonti della cronaca del diacono 
Giovanni (pp. 1S4-199 nel numero 9 del Bullettino del- 
r Istituto Storico Italiano, Roma, Forzani, 18S9); Hart- 
mann, Untersuchungen zur Geschichte der Byzantinischen 
Verivaltung in Italien (540-750) Leipzig, . Hirzel, 1889, 
pp. 129-134; CoHN, Die Stellung der Byzantinischen Statt- 
halter in Ober-und Mittel-Italien Berlin, Zeidler, 1889. 
p. 30, n. 3, e p. 31, n. 2 ; Pinton, Veneziani e Longobardi 
a Ravenna (Archivio Vencto, 1S89, XXXVIII, pp. 369-384) ; 
Pinton, Le donazioni barbariche ai fafi Roma, Civelli, 
1892, pp. 45-51; MoNTicoLO, Le sfedizioni di Uutprando 



nelPEsarcato e la lettera di Gregorio III al do^e Orso (Ar- 
chivio della R. Societh Romana di Storia fatria 1S92, XV. 
pp. 321-363); GuNDLACH, Uber die vermeintliche Unechtheit 
einiger StZche der Efi stolae Langobardicae collec- 
tae, des zweitcn Anhangs im III Epistolae- Bande der 
Monumenta Germaniae historica {Neucs Archiv der 
Gesellschaft /ur Sltere Geschichiskunde 1893, Vin, 653-661) ; 
PlNTON, Longobardi e Veneziani a Ravenna, Nota storica 
sulle fonti Roma, Balbi, 1893, e le osservazioni che su 
questa dissertazione ho pubblicato nel volume XVI del- 
VArchivio della R. Societh Romana di Storia fatria 1893, 
pp. 249-270 e F. HoDGKiN, Italy and her invaders Oxford, 
Clarendon, MDCCCXCV, VI, 505-508, che ritiene essere 
stata scritta nel 740 la lettera di Gregorio III ad Antoni- 
no. Secondo l'Hartmann 1' indirizzo della lettera al doge 
sarebbe stato falsificato dal Dandolo, il quale cosl avrebbe 
trasformato quello della lettera al patriarca Antonino e la 
falsificazione sarebbe derivata da ragioni politiche e patriot- 
tiche, perche cos\ il documento avrebbe dimostrato che 
il papa domand6 ai Veneziani e al loro principe aiuto 
per Timpresa di Ravenna; l'Hartmann ricorda che lo stes- 
so Andrea Dandolo traendo una lettera di Gregorio 11 
dalla "Cronica de singulis patriarchis ec- 
"clesig Aquileiensis„ rautd il titolo * universis 
" episcopis Venetiensis seu Hystriae vel plebi eiusdem „ 
in quesfaltro : " Donato patriarcha et episcopis et Mar- 
" cello duci et plebi Venetie et Istrie „. A me sembra che 
il caso sia diverso ; la mutazione di questo titolo (la- 
sciando pure da parte 1' ipotesi che il Dandolo abbla 
avuto un altro testo della lettera) puo spiegarsi per ra- 
gioni di critica, anziche politiche; ai Dandolo poteva 
sembrare che nell' indirizzo vi dovesse essere in origine 
una distinzione tra il metropolita ed i vescovi suffraga- 
nei e per6 aggiunse " Do nat o patriarchae„ e con- 
seguentemente distinse il popolo dal suo capo coll' inter- 



102 



MARIN SANUDO 



c. 35 A 



Au. 722 



An. 716 



Et a,uto questo brieve il doxe con Venitiani per zello di la fede con exercito naval an- 
d6no a Ravena et combateno la citk et preseno la terra cum Yldeprando nepote dil re, et 
Peredeo duca di Vicenza combatendo ' virilmente amazono, e auta la citk la consignono z\ 
predicto exarcho. et la probitk di Venetiani fo molto laudata, sicome scrive Paulo Dia- 
cono, scriptor di le cosse di Longobardi ^ et questo doxe havendo tenuto il ducato anni XI, 5 
mexi 5, hessendo venuta certe guerre civil tra Venitiani medesimi, crudelmente dicto doxe 
amaz6no '. la causa fu perch^ poi mediante il pontifice fu fato paxe con Luthprando re 
di Longobardi et restituito li prexoni haveano Venitiani; et per questo il doxe si concit6 
grande odio, et quelli di I^solo lo amazorono *. etiam quelli di Heraclia con el suo haver 
si partirono et v^neno ad habitar a Malomocho vechio *, et non fu fato piu doxi. 10 

1 1 Questo doxe obtene da li pref ati imperadori privilegii ^, et come alcuni scriveno fu s 
f ato prothospatario di I' Imperio "^ . 

726. in questo anno 726 el corpo santissimo di Augustino episcopo Yponense, hessendo 
zk anni 250 sta' portato per paura di Vandali da Ypone a Sardegna, Luthprando re di Lon- 
gobardi decimo octavo, di Sardegna lo fece portar a Pavia ne la chiesia per lui fabrichata 15 
di San Piero, C i e I o d ' o r o chiamata ', et ancora 6 in ditta cita '. 

727. ancora, nel anno 727 fo grandissima pestilentia a Constantinopoli, hessendo impe- 



polazione " et Marcello duci „, quindi la mutazione si- 
gnificlierebbe non una vera falsificazione, ma una diclila- 
razione pli ampia del concetto col proposito di ristabi- 
Hre la forraa genuina dell' inscrij>tio. " Venecias „ qui 
non pu6 significare che la provincia ossia il ducato, per- 
chfe la citta non era ancora sorta ; cade quindi l'altra diffi- 
colta che fu raossa contro l'autenticita della lettera da al- 
cunl i quali hanno notato che non sarebbe stata usata 
questa frase in uno scritto diretto in quel luogo. A me 
sembra che o 1'avverbio " Istic „ o un' altra frase, p. e. 

* apud te „ , sjirebbero statl facilmente usati in luogo di 

* apud Venecias „ se si voleva indicare la citta dove allora 
stava l'esarca fuggitivo ; ma cio non venne fatto, perche 
l'espressione non sarebbe stata esatta, risedendo il pa- 
triarca ed 11 doge in due citta diverse, e per6 sara sem- 
brata plCi coraoda la designazione generica col nome 
della provincia. H Cohn nella dissertazione clt. (pp. 39- 
31) non solo si associa alPHartmann nell'ammettere come 
autentica soltanto la lettera di Gregorio III ad Antoni- 
no, ma anche ritiene che i due dogi Marcello ed Orso ap- 
psirtengano alla favola e non alla storia. Sorio poi sem- 
pre dell'opinione di coloro che riferiscono le due lettere 
a Gregorio III e non a Gregorio II. L'edizione critica 
definitiva del documento h quella curata dal Gundlach 
in Monumenta Germaniae historica, Epistolarum totnus 
tertius, Epistolae Merotoingici et Karolini aevi, Berollni, 
Weidmann, MDCCCXCII, p. 703 ; egli peraltro pone la 
data della lettera tra il 726 ed il 735. 

1 " combatendo „ si riferisce a Peredeo ; difatti 
Dandolo, 135 B, da : " et Peredeum, ducem Vicentinum, 
"viriliter pugnantem occidunt „. 

' Cf. Dandolo, 13S B, donde Pietro Dolfin p. 30, 
dai quali cronisti deriva la citazione che il Sanudo ha 
fatto dell' Ilistoria Langobardorum di Paolo Diacono 
(Monumenta Germaniae historica. Scriptorcs rerum Lan- 
gohardicarum et Italicarum p. 183, r. 30; p. 184, rr. 1-2). 
II Sanudo nelle frasi " fu molto laudata „ e " siccome 
scrive „ ha alterato il concetto del Dandolo. 

' Cf. Dandolo, 136 D-E. 

■* Una notizia parimente errata, ma molto simile 
« questa^ data dalla clt. cronaca «Marc. Ital. VII, 



2034» ac. iioB dove sl deslgna come causa della 
discordia interna la pace coi Longobardi e la restituzio- 
ne del nipote di Liutprando, prigloniero del doge, e al- 
tresi dalla cronaca di Giorgio Dolfin vissuto nella metA 
del secolo XV (Marc. Ital. VII, 794, c. 43 A) che 
rlcorda anche la richiesta del papa perche i Venezianl 
restituissero i prigionieri. La cronaca di Giorgio 
Dolfin fe secondo le mie ricerche una derivazione della 
cit. cronaca anonima "Marc. It. VII, 2034,. 

'" Cf . Chron. Lat. Marc. X, 137 a c. 6A 
e Sabellico, Rerum Venetarum Dec. I, lib. I, p. 2S (ZJe- 
gV Istorici delle cose Veneziane i quali hanno scritto fer 
fubblico decreto, Venezla, Lovisa MDCCXVUI, vol. I). 

' Cf. MuRATORi, XXII, 44S. Quanto alla notlzia 
cf. la cit. cronaca "Marc. It. VII, 2034, ac. iio 
B ove si legge: " et fexe nuovy prevelegy a quely da Ve- 
" uyexia de tute chosse cli'y sape domandar „ ; il soggetto 
h Liutprando, ma poco prima questo re era stato desl- 
gnato da quel cronista coUa frase " lo imperador sora- 
dito „. II Sanudo riferisce la frase " li prefati impera- 
tori „ a Leone 1' Isaurico e Costantino ricordati nella let- 
ra di Gregorio III. 

' Non ho ancora ritrovato le cronache donde il 
Sanudo pu6 aver tratta questa notizia, le quali egli de- 
signa colla frase " corae alcuni scriveno „. Che il Sanudo 
abbia confuso questo Orso con Orso I Particiaco? Pie- 
TRO Dqlfin (p. 28) da : " costui dall' imperial maestade 
" de Lion III fo molto honorado passando per le soe con- 
" trade ,. 

' II Dandolo che narra questo fatto con alcuni 
particolari diversi, ma anche con frasi in parte siraill a 
quelle del Sanudo (cf. 133 E, 134 A), lo pone nel 722. 
La notizia circa la traslazione delle reliquie di s. Ago- 
stino e stata data per la prima volta da Beda (Z>« tem- 
forum ratione In MlGNE, Patrologiae latinae cursus, Pa- 
rigi, 1863, vol. XC, p. 571) donde la trasse Paolo Dia- 
coNO, op. cit., p. 181, rr. 13-16; la notizia circa II mo- 
nastero di San Pietro "Coelum aureum, e stata 
data per la prima volta da Paolo Diacono, op. cit., p. 
185, rr. 28 e 29. La data 726 fe errata. 

' Questa e un'aggiunta personale del Sanudo. 



LE VITE DEI DOGI (maestri della milizia) 



103 



rador Lion terzo, processa perch^ Mori vi steteno U tre anni a campo ; et f o sl grande morbo, 
come scrive Paulo Diacono, che '1 ne morite di le persone 30 milia*. et in questo anno 
dil mexe di zenhr fo do comete in cielo che durbno zomi XV. 

731. ne Tanno 731 Ricoldo duca di Frixia per predicatione di Volfronio episcopo Se- 
5 nonense si convertl a la fede di Christo, et volendossi baptizar, domente Tera sopra la fonte 
per instigatiom dyabolicha mutato di oppinione si tir6 indriedo dicendo : " dove sonno piu de 
li miei passadi? in inferno overo im paradiso? „ li fo risposto da alcuni soi: " in inferno „; 
unde el si lev6 suso e disse: "laudabilius est ut plures quam pauciores sequar„, 
et non si volsse far christiano per la sua bestialit^ *. 
10 732. in questo anno 732 Gregorio** ' pontifice a Roma fece un concilio per le cosse di 

la fede, dove vi fu Timperador con zercha 100 episcopi *. 



737. Dominicho Leo, maistro di cavalieri primo. hessendo sta' morto Ursso doxe 
fonno discordi in la electione del successor, et in Malamocho vechio reduti termin5no di 
elezer uno che pressidesse li altri senza aver nome di doxe, et lo intitulorono maistro di 

15 cavalieri, dignitk trata da Grechi, il qual fusse sora i tribuni et havesse podestk sora i 
populi, ma la soa dignitci durasse se non uno anno, et cussl questui creorono ^. 

738. Felice Cornicula, maistro di cavalieri fu il segondo, homo humile et pacifico. 
et zercho Venitiani che erano insieme in disacordia, di acordarli; et Diodato, fi6l dil doxe 
che fo amazato, qual da quelli amazhno il padre fu mandato in exilio, fece venir a repatriar. 

20 et questo rexe uno anno Veniexia im paxe ^. 

739. Diodato, maistro di cavalieri terzo. questo fo fiol dil doxe che fu morto, et per 
la sua sapientia fo electo maistro di cavalieri '. tenne uno anno, alcuni vuol tenisse do anni, 
il magistrato, perch6 compito il primo anno, fu confirmado per il segondo anno \ morite et 
in Melamocho vechio fu sepulto *. 

II 740^°. Zuli^m Ypato, maistro di cavalieri quarto. fo electo per la zoa munificentia 
imperial consule ; era nobile et perspicuo in virtu, perho merito aver questo honor ^', et stete 



An. 737 



An. 73S 



An. 73t) 



c. 35 B 
A». 740 



13. 737. Dominicho-cavalleri] Parole e numero scriiti dal Sanudo con inchiostro rosso. — 17. 738. Felice-cavalieri] 
Parole e numero scritti dal Sanudo c. s. — ig. amazano] Cos) il cod. — 21. 739. Diodato-terzo] Parole e numero 
scritti dal Sanudo c. s. — 2$. 740. Zuliam-cavalieri] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. - zoa] 
CoA il cod. 



1 Cf. Dandolo, 132 A, che pone il fatto nel du- 
cato di Marcello. Paolo Diacono riferisce l'avveni- 
mento; cf. p. 181, rr. S-12 deU'op. ed ediz. citt. 

^ Non ho ancora ritrovato la cronaca onde il Sa- 
nudo pu6 aver tratte le notizie suUe coraete. Di Volfro- 
nio non fa menzione il Gams (0/. cit., 628-9) "e"- vescovi 
di Sens. La Tahella sincronistica di Fra' Paolino nel 
cod. Marc. Zanetti, Lat., 399, a c. 60 A da: 'I anno 
" Leonis (cioi 718 aecondo questo cronista),Rathondus dux 
" Ffrixonum predicacione Vulfrani episcopi ad hoc devenit 
" ut baptizaretur. et cum unum pedem in aqua tinxisset, 
" interogavit ubi plures maiorum essent, in paradiso an 
"inferno; et audiens quoniam in inferno, pedem retra- 
' hens ait : sacius estplures quam pauciores sequi „. La 
stessa notizia con poche varianti si legge nella Historia 
Satyrica del medesimo ; cf. cod. Vat. 1960, c. 213 B. 

' Cioe Gregorio III. 

^ II ricordo del concilio si ha anche nel Dandolo 
(136 C-D) ma senza la circostanza dei cento vescovi e 
della presenza deU' imperatore (!). Probabilmente il Sa- 
nudo confuse questo concilio con quello dei cento e 
cinquanta vescovi che cominci6 il 7 nov. 680 nella sala 



della cupola (" TruUus „) deUa reggia a Costantinopoli. 

5 Cf. Dandolo, 136 E. 

« Cf. Dandolo, 137 C-D. 

■^ Cf. Dandolo, 137 D-E. 

' Cf. Dandolo, 138 A. La frase " alcuni vuol „ del 
Sanudo corrisponde a " et in aliquibus codicibus inveni- 
tur „ del Dandolo, i quali codici contenevano antichi ca- 
taloghi di dogi e precisamente queUo aggiunto aila cro- 
naca di Giovanni diacono e l'altro aggiunto al primo 
nucleo del "Chronicon Altinate,,. Ma anche altri 
p. es. il Sabellico (0/. cit., 29), fonte pur esso del Sanudo, 
attestano che Teodato tenne il governo per un biennio. 

' La notizia della sepoltura a Malamoco & data 
anche dalla cit. cronaca Marc. It. VII, 2034 a c. m 
A e da queUa di Giorgio Dolfin a c. 43 B. Cf. anche 
Sabellico, 0/. e loc. cit., il quale pure pone la raorte dl 
Teodato prima della fine del biennio. Ma ci6 contraddi- 
ce a quanto dira poi il Semudo intorno al doge Teodato. 
1» Cf. Muratori, XXII, 446. 

" Cf. Dandolo, 138 A-B, ma il Sanudo ne inter- 
pret6 malelafrase: " hic ex munificentia impe- 
"riali hypatus, id est consul imperialis, iam factus ^,. 



lO^ MARIN SANUDO 



uno anno nel suo magistrato '. in questo tempo 1' arzivescovo di Ravena fu discazato da li 
re de Longobardi, unde con aiuto di Venitiani ritornb in Ravena^ e per questa caxom 
fono dati alcuni privilegii a Venitiani per rimperador^ 
Ah. 741 741. Zuane Fabriciaco, maistro di cavalieri quinto. il qual non havendo ancora 

compito Tanno, fo dismesso et privato de li occhii *. in questo tempo durando ancora la ini- 5 
micitia tra quelli di Heraclia, overo Citk-nuova, et I^solo, unde tra Ihoro in uno luogo ditto 
Canal d'archo' vdneno a le man, et fo una grande bataglia, et ne morite asaissima zente ; 
e da qui indriedo fo chiamado Canal homicidial. e per ditta causa comunamente tutti 
li habitanti se partirono di ditti luogi, perchfe mai sariano stati im paxe ; et veneno ad habitar 
in Malamocho vechio **. et fu terminato che piu non si dovesse far maistri di cavalieri, ma si 10 
facesse il doxe come si feva prima '. et cussi chiamono Tuniversal conseio in Malamocho et 
v^neno a la electione dil novo doxe *. 

An.T42 742. Diodato, quarto doxe, fo electo in Malamocho vechio, il qual fo fiol dil doxe, 

Urso che fo amazado ; et erra quello f o maistro di cavalieri, erra nobile, et volseno 11 a Ma- 
lamocho tenisse il ducado. questo era imperial consule ^ in questo tempo Aistolpho duca dil 15 
Friul et re di Longobardi li confini di Heraclia che fo dati al tempo di Paulutio doxe et di 
Marcello maistro di cavalieri, poi confirmati di nuovo li confirmoe, zofe da la Piave mazor fino 
a la Piave secha '", sicome ho scripto di sopra". 

In questo tempo et anno** fo uno terribilissimo terremoto in Italia; a^eo molte citade 
aveno gran danni et alcune parte si somerseno ". 20 

Questo doxe havendo dogado anni 13, altri *^ scriveno X, hessendo andato a veder il ca- 
stello fortissimo di Brundulo ^* da 1' altra parte di la riva, che 'I feva fabrichar per piu securtJi 



I. anno] Manca ncl cod. — 4. 741' Zuane-quinto] Parole e numcro scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. 
— 5-6. iniraicitla] Cod. inimitia. — 13. 742. Diodato-doxe] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso, 

' Cf. Dandolo, 138 C. " Cf. «Cliron. Marc. Lat. X, i 3 7 „, c. 7 A, 

' Primo a dare questa falsa notizla fu il Dandolo «Cliron. lust., (Lat. Marc. X, 36 A) c. 12 B e Sa- 

stesso nella sua cronaca breve, che interpret6 male il bellico, 0/. e loc. cii. La frase " Canal homicidial „ e 

" Ravenne primas „ del passo corrispondente di Giovanni l'insieme del racconto mostrano anche 1' influsso del 

Diacono su questo « magister militum „ ; Giovanni Dia- "Chronicon Altinate^; cf. p. 34, specialmente 

cono intese per " primas „ l'esarca, U Dandolo l'arcive- rr. 10-14 "et ipsum canale nominebatur Archi- 

scovo di Ravenna; cf. Archivio della R. Societh Romana «micidium 

di Storia fatria XVI, 1893, pp. 258-9. La notizia qulndi 7 cf. «Chron. Marc. Lat. X, 137, c. 7 A. 

passo in altre cronache ; p. e. nella "Chron. Lat. ^a materia di questo passo e di quello della nota prece- 

Marc. X, 137, a cc. 6 B e 7 A, neUa cronaca M a r c ^^^^^ ^. ^ ^ ^^^^^ ^.^_ ^^^^^^ ^^^^ j^^,_ 

Ital V II, 20S I a c. 5 A (cronaca composta nfel 1396 ^11, 205 i, a c. 56 A della cronaca Marc. Zanetti 

circa), nella cronaca composta nel secolo XV Marc. Za- Ti. o „ j„ », t^ , ,ttt 00 

... Ti , o ^ . „ ,, It. I 8, a c. c B della cronaca Marc. Ital. VII, 788, 

netti, Ital. i8 a c. 56 A, nella cronaca Marc. ' „ /„ ,, ,, , „^, ' ' ' 

Ital., VII, 78S a 0. S A, nella cronaca cit. Marc. ^ "■ "' ^" della cronaca Marc. Ital. VII, 2034 e a 

Ital. VII, 2034 a c. III B, in quelle di Giorgio "■ '''^ f '^^"^ "''''^'^ ^' Giorgio Dolfin. 

DoLPiNa c. 43 B, di Donato Contarini a c. 13 A dell'e- ^*- Dandolo, 138 E. 

semplare Marciano e di Pietro Dolfin a p. 31. ^^' I^andolo, 138 E. 

3 Questa notizia sui privilegi si ritrova nella cit. '° ^*"- "andolo, 140 C, donde Piktro Dolfin, 

cronacaMarc. Ital. VII, 2 03 4 a c. iii A, donde e pp. 33 e 34- H documento non si conserva. Specialmente 

passata in quella di G'orgio Dolfin, a c. 43 B. II passo Per mezzo di queste due cronache il Sanudo ne ha co- 

della cronaca Marc. Ital. VII, 2034 eil seguente: nosciuta la contenenza. 

" chostiui (sic) lo arzyveschovo de Ravena del domyny " Cf. p. 100, rr. 7-9. 

" et de la ssygnioria dei lydi el fo deschaziadi (sic) per "^ Cf. Dandolo, 140 E. L'anno, secondo la testi- 

" lo imperador dei Longybardi. mo abiamdo l'aida de \y monianza del Dandolo, fu quello della prima discesa di 

* Vynyziany el dlto arzyveschovo fo retornado in soa Pipino in Italia contro Astolfo. 

"ssygnioria, syche per la dita caxon molti brevelegy fo '^ Cosi il "Chron. Marc. Lat. X, 137 „ c 7 

"chomzedudo (sic) al dogado de Venyexia „. A; e le cronache "Marc. Ital. Zanetti 18, a c. 56 

< Cf. Dandolo, 138 C-D. A, "Marc. Ital. VII, 2034« a c. iii B. 

5 Questo canale stava presso il Pineto di lesolo; '^ Brondolo, all'e8tremita del lido di Chioggia pres- 

cf. Filiasi, op. cit., VI, parte I, p. 127. so la foce deirAdige. La " riva „ e deU'Adige. 



LE VITE DEI DOGI (galla, domenico, maurizio) 



105 



di le ixole, f o da uno Galla, homo scelerado et inimico di la caxa soa, fu preso, et cavatoli li 
ochii fo mandado fuora dil paexe K 

755. Galla Lupanio^ quinto doxe, che fo quello fece cavar li ochii al precessor 

suo et mandolo fuora, vegnudo a Malamocho, tolse la sede ducal et in quella introe senza 

5 altra electione di lui f acta in tal dignit<\ ^ ; ma havendo ducado anno uno et * mexi do, Veni- 

tiani unanimi si levono et li cavono 11 ochii et lo privoe di doxe, et cussi portb il supplicio 

che lui dete al suo precessor, sicome el meritava^, et etiam fu cazado via di Veniexia*. 

II 756. Domenego Menegario, sexto doxe, fo electo in Malamocho; erra di origine 
di Malamocho '. et hessendo il vulgo mutabile n^ stando fermi in una volunti, excogitando 

10 nove inventione, in la soa creatiom terminorono fosseno etiam electi apresso il doxe do tri- 
buni annuali i qualli governasseno il ducado ", i qualli f onno uno da cha' Candiam, V altro da 
cha' Zustignam ". et ditto doxe havendo dogado anni 8 *", alcuni scriveno anni 5 '^ hessendo 
facta conspiratiom contra di lui, li cavono li ochii et lo cazorono di la sedia ducal mandan- 
dolo fuora di Veniexia. 

15 758. in questo tempo, 758, Turchi, gente di Scythia, comenzbno a far fati; aveno principio 

basso da uno chiamato Othoman et in poco tempo aquistorono gram paesi; quasi fino a la 
Grecia tutto dominarono. sonno homini truculenti, luxuriosi; vestivsmo di pelle de animali, 
manzano carne di aseno, cavallo, lovo etsimilia, nfedi Ihoro voglio dir altro si non che 
in questi tempi comenzono a dominar ". 



Att. 7SS 



c. 36 A 
An. 7s6 



20 764. Morizio Calbaiono*^, doxe septimo, fo electo in Malamocho vechio. que- 

sto naque in Heraclia, nobele di generatiom et de incliti fati nobilissimo; il qual rezendo 
il ducato iustamente, atese a reconziliar li citadini tra Ihoro discordi, et al suo tempo da le 
italiche perturbatione che erano grande, la patria di Veniexia conservoe ^*. in questo tempo '^ 
le ixole tutte dove primo li citadini padoani habitavano, sotto uno episcopo di Malamo- 



I. fu] Cos\ il cod.; il Sanudo non si ^ accorto della ri^etizione del verbo. — 3; 755. Galla-doxe] Parole c numero 
scritti dal Sanudo con inchiostro rosso meno Lupanio che fu aggiunta foi dal Sanudo con inchiostro nero nello sfazio 
interlineare. — 8. 756. Domenego-doxe] Parole e numcro scritti dal Sanudo c. s. — 13. // Sanudo corr. ochi su 
ochil. — 20. 764. Morizio-septimo] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. — 24-1 della fag. 106. 
di Malamocho] Manca il verbo, f. e. steteno, corrisfondente a extiterunt del fasso del Dandolo. 



Aa, 764 



' Cf. Dandolo, 141 A, B. 

' Non ho ancora ritrovato la cronaca donde il 
Sanudo puo aver tratta la notizia del cognome " Lu- 
panio „ di questo doge. 

' Cf. Dandolo, 141 A, B; Piktro Dolfin, p. 34. 

■* Cf. MURATORI, XXII, 447. 

'■' Cf. Dandolo, 141 C, D. 

" Le cronache di Enrico Dandolo (c. 9 B), " Marc. 
It. VII, 2051, ac. s B, "Marc. Zanetti It. 18, a 
c. s6A, "Marc. Ital. VII, 2034,^0. 112 A e quelle 
di GioRGio DoLFiN a c. 44 A, e Pietro Dolfin a p. 34 
attestano respulsione di Galla dal territorio del ducato. 
Cf. anche Sabkllico, (o/>. cit. p. 32) che ne riferisce resilio. 

' Cf. Dandolo, 141 D, donde Pietro Dolfin, p. 34. 

' Cf. Dandolo, 141 E, donde Pietro Dolfin, 

PP- 34 e 3S- 

' Cf. "Chron. lust., a c. 13 B; nella cronaca 
"Marc. Ital. VII, 2034^ a c. 112 A i due cogno- 
mi si leggono in una nota marginale aggiunta al testo 
da chi scrisse la cronaca; nella cronaca di Giorgio Dol- 
FIN che da essa deriva, a c. 44 A si ritrovano nel corpo 
della narrazione. 



'» Cf. Dandolo, 143 A, e Pietro Dolfin, p. 36 
(ma a p. 35 gU da 5 anni di governo ; cf. nota 11). 

"1 Cos\ il "Chron. Marc. Lat. X, 137, a c. 7 
B, Enrico Dandolo, ac. 9 B, " Marc. It. VII, 2051 „ 
ac. S B, "Marc. Zanetti, It. 18 „ a c. 56 B, "Marc. 
Ital., VII, 788 , a c. 6 A, Giorgio Dolfin, a c. 44 A 
e il Contarini a c. 12 B. 

'* Su questa popolazione qualche notizia che molto 
da lontano richiama il passo del Sanudo si legge nel U- 
bro undecimo dell'op. cit. di Bernardo Giustiniano. 
Qualche altra notizia (p. e. 1' origine dalla Scizia e i loro 
progressi in Asia) sl ritrova nel De gestis Venetorum del 
BioNDO. Tutte e due le opere furono note al Sanudo. II 
Biondo ne ripete la notizia nelle sue Historiae ab inclina- 
tione Romanorum, Basileae, MDLIX, p. 151. La cit. Tabel- 
la sincronisiica dl Fra' Paollno (c. 6i A) ricorda 1'inva- 
sione dei Turchi in Armenia, donde il Dandolo, 143 A. 

'■' H cognome in forme simili a questa e dato anche 
dal Trevisan (c. 20 B) e da Enrico Dandolo, (c. io A). 

'^ Cf. Dandolo, 143 B, donde Piktro Dolfin, 
PP- 36-37- 

'= Male traduce il Sanudo la frase "usque adhec 
tempora„ del Dakoolo, 145 D. 



106 MARIN SANUDO 



A«. -73 cho; ma al presente una parte di ditte ixole con laudatiom dil clero et populo volseno es- 
ser sotto uno altro episcopo qual elexeno in Castro Olivolensi, dove h una ixola chia- 
mata Castello dove erra una vechia chiexia cathedral per avanti hedifichata. et cussi le ixole 
vicine, zo^ Rivo-alto, Luprio et Dorsso-duro fonno al ditto vescovo sottoposte, et cussi da 
papa Adriano *« si ave privilegio et confirmatiom di tal vescoado * et di lo episcopo creado ; 5 
perhochfe il clero et populo reduti con il doxe et patriarcha di Grado creorono Obelerio cle- 
rico, fiol di Eneaglino tribuno di Malamocho, per primo episcopo Olivolense, et dal doxe fo 
investido et cussi dal patriarcha ^ et questo f o il secondo ' anno dil dogado dil doxe ; il 
qual vescovo vixe anni 23 in ditto episcopato '^. ancora, Venitiani avidi di satisfar al predito 
doxe perchfe si portava ben in le fazeade dil dogado, fonno contenti che Zuanne suo fiol 10 
fusse suo consorte nel dogado, sich^ in uno tempo fonno doxi do nel ducato, che fo mal 
exempio, perchfe li altri doxi che successeno fenno questo medemo ^. 

In tempo di questo doxe la chiexia di San Moix^ fo hedifichada da quelli da cha' Sco- 
pario", ma Biondo' scrive fu da lo episcopo Olivolense *. 

c. 36 B II 778. in tempo di questo doxe, 778, uno hebreo in Soria in disprecio di Christo dete 15 

di una lanza in uno crocefixo di legtio, di la qual piaga ussite sangue; et ditto zudio ve- 
dendo questo, tolse uno vaso et lo misse al buso di la piaga azio il sangue non si spandese, 
et impito, il sangue si stagnoe et con quello varite molte infirmitade de zudei e poi si fece 
lui con molti altri, christiani; dil qual sangue fo poi portato a Mantoa nel dito vaseto dove 

M. so4 al presente si ritrova et fa assai miracoli. et Carlo Magno imperador inteso questo scrisse a 20 
Leone 3° papa che 'I si dovesse zertifichar di la verita, et il papa vene a Mantoa et visto 
ditto sangue, quello aprovo et scrisse a Carlo la verita di quello ^. 

Ancora, in questo anno a Constantinopoli fo trovado in una archa marmorea una la-^ 
mina dorada nela qual erra scritto : "Christus nascetur ex virgine Maria et credo 
in eum. sub Constantino et Hyrene, o sol, iterum me videbis„ "". questo doxe 25 
vixe anni 23, mori vechio *'. 

An.jsj 787. Zuanne Calbaiono, doxe octavo. da poi la morte dil padre tene solo il du- 

cato in Malamocho et fo dissimile a le opere dil padre, perhoch^ il comodo di la patria non 



5« ••] Cosi il cod. fer I. — 8. dal patriarcha] Manca qualche parola corrispondente alla frase consecratus est dcl 
Dandolo. — 27. 787. Zuanne-octavo] Parole e numero scriiti dal Sanudo con inchiostro rosso. 

' Cf. Dandolo, 14S D-E, donde Pietro Dolfin, " qui accepta occasionc exeundi, primo in Longobardiam 

p. 41. Per mezzo delle due cronache il Sanudo e venuto " quasi pro inquisitione praedicta profectus est, indeque 

a cognizione della contenenza del documento che nOn sl " arrepto itinere, subito ad imperatorem usque pervcnit. 

conserva. " mansitque apud illum dies octo et sicut dictum est Ro- 

2 Cf. Dandolo, 145 E e 146 A, donde Pietro Dol- " mam repedavit „. Ma per le differenze il Sanudo non 

FiN p. 42. pu6 aver attinto a questa fonte. JafkJ; {ofi. cti. I, 311) 

' Cioe undecimo ; 1' errore si spiega paleograficamen- ricorda 1' inchiesta, ma non ha trovato nelle testimonian- 

te per la somiglianza di " 11 „ arabico con " n„ romano. ze piu autorevoli nemmeno un accenno alla lettera del 

■• Cf. Dandolo, 146 A, donde Pietro Dolpin, p. 42. pontefice. E probabile che il Sanudo abbia tratto la 

' Cf. Dandolo, 147 C, donde Pietro Dolfin, p. 42. notizia con qualche errore di interpretazione dal passo 

* II Dandolo, (149 C) pone il fatto nel tempo di seguente delle citt. Hisloriae ab inclinaiione Romanorum 
Giovanni succcssore di Maurizio. del Biondo (p. 164): " quare cum apud Mantuam miracu- 

' II BtoNDO nel capitolo "Venetiae^ della sua " losus Christi domini sanguis apparuisset tantaeque rei 

Italia illustraia ne ascrive la fondazione al primo vesco- " auditae certitudinem Carolus a pontifice petiisset, eam 

vo di Olivolo, che secondo le fonti a differenza dal Sa- " pontifex abeundi Romasumpsit occasionem et Man- 

nudo denomina Obeliebato e non Obelerio. " tuam accedens quum miraculi certitudinem diligenter 

* Cfr. Muratori, XXII, 448. " inspexisset, ad Carolum coram illi responsurus acces- 
' La notizia si ritrova in parte nel passo seguen- " sit „. L' intero passo compreso tra i righi 15-22 di que- 

te degll Annales di Eginardo (Monumenia Germaniae hi- sta pagina manca nella edizione curata dal Muratorl. 
siorica, Scripiores, I, 192) airanno 804: " perlatum est i" Cf. Dandolo, 14S A, ma qucsti pone il fatto nel 

" ad imperatorem aestate praeterita Christi sanguinem 782. L'intero passo compreso tra i righi 23-25 di que- 

" In Mantua civitate fuisse repertum ; propter hoc misit sta pagina manca nella edizione curata dal Muratori. 
" ad papam petens ut huius &mae veritatem inquireret. '' Cf. Dandolo, 148 A. 



LE VITE DEI DOGI (giovanni, obelerio) 107 



tene ben '. et trovato 1' occasione mandoe Morizio suo fiol con aparechiamento di nave et 
navigii a Grado per amazar Fortunato ^ patriarcha. il qual Morizio con gram furor intr6 in 
Grado ; et preso, quel patriarcha gravemente f u f erito et di una torre altissima dil suo palazo 
fo butato a terra et expiroe, et il suo sangue in testimonio di la sua morte apar ne le piere 
5 de II; il qual fo sepulto poi in la capella di San Marco '. tamen in una altra cronicha ho 
lecto che essendo sta' morto el santissimo Zuanne patriarcha di Grado, e non scrive da chi, 
el doxe andoe a Grado per riconziliar quelli populi *. et fato patriarcha Fortunato, qual du- 
bitando la furia di ditto doxe, and6 da Carlo Magno imperador, el qual iera in Lombardia Ah. sos 
e con lui and6 Obeligiero '. u n d e temendo dito Zuanne doxe, havendo reto il ducato solo 
10 anni 9 et con Morizio suo fiol che lo ave per consorte, anni 7, in tutto anni 16, occulta- 
mente si parti di Malamocho e ando ad habitar a Mantoa, dove el finl la sua vita^; altri ' 
scrive fu privo dil ducato. 

804. Obelerio di Antenori% nono doxe, erra tribuno in Malamocho, il qual in An. so^ 
Trevixo da alcuni banditi di Veniexia fo fato doxe et vene a Veniexia. et essendo li doxi so- 

15 pranominati fuziti da paura, et fo con grande honor recevuto dal populo di Malamocho,. et 
introe nel dogado et fo laudato dal puovolo; et con voluntk de quelli tolse suo consorte 
nel ducato Beato suo f radello et insieme tutti doi quello governorono '. 1 1 per questo tempo '" c. 37 a 
la cita Heracliana dove si fevano li primi doxi, per Venitiani fo ruinada, sich^ niun piu ivi 
habitoe. et venuto in Italia Pipino re, fiol di Carlo Magno imperador, di ordine dil padre 

20 qual erra mal informato de la qualita de Venitiani da Fortunato patriarcha di Grado che da 
lui fuzite, per farne guerra et destruxer queste ixole et maxime questa citk di Heraclia 
dove li doxi hebbeno principio, per piu disprecio ruinarla, sicome molti historici " scriveno; 
et cussl vene," et lui f o quello che la destruxe et ruinoe ^^ ; et li habitanti v6neno a Malamo- 
cho, Rialto, Torzello e altri lochi circumvicini a star; tamen per avanti Rialto ^'; e questi 

25 luogi erano habitadi, come ho scrito di sopra '*. 



ni 



I. mandoe] Cod. madoe. — 13. 804. Obelerio-doxe] Parole e numero scritti dal Sanudo con inckiostro rosso, 

» Cf. Dandolo, 148 B. « Marc. Ital. VII, 788, a c. 6 B " di Anthenori 

* Cio& Giovanni. La confusione di Fortunato con Pietro Dolfin a p. 43 da " dei Antenori „, 
Giovanni appare gia nella cronacadi Enrico Dandolo s Cf. Dandolo, 153 D, donde Pietro Dolfin, 
(a c. 10 A) che attesta aver fatta il doge la spedizione p, 44. 

per vendicare la morte del patriarca Giovanni suo pa- "> Cioe durante il governo di Obelerio. 

rente(!); la stessa notizia h data anche dalle cronache " La frase "molti historicl, pu6 corrispon- 

"Marc. Ital. VII, 3051 „ ac. 5 B, "Marc. Zanetti, dere a "omnes Venetarum rerum scriptores, 

Ital. i8„ a c. 56 B, " Marc. It. VII, 2034, a c. 17 dei passo corrispondente del Sabellico (0/. cit. p. 37) 

A, B,di Giorgio Dolfin a c. 44 B, Pietro Dolfin e pui anche designare alcune determinate opere storiche 

a p. 42 ; ma tutti questi cronisti anche attestano che For- composte con maggiore eleganza e piu fina arte delle cro- 

tunato fugg\ in Francia sfuggendo alla vendetta del doge. nache ed esaminate dal Sanudo nella composizione dl 

3 A Grado; cf. ])andolo, 151 E, 152 A; " apar, „ queste Vite dei dogi come egli stesso in piu luoghi af- 

traduce "apparet„ del Dandolo. ferma; tali sono la storia citata del SabeUico pubbli- 

■* Qualche cosa che alla lontana somiglia a questa cata per la prima volta nel 1483 e le opere anteriori del 

notizia, si ritrova nei " Chron. Marc. Lat. X, 137 „ Biondo {De gestis Venetorum e le Historiae ab inclinatione 

a c. 8 A e nel Sabellico, (op. cit. p. 34) che rimanda Romanorum, ed. cit., p. 165)' le quali ricordano la presa 

ad altri colla frase " quidam auctores sunt ,, di Eraclea per opera di Pipino, La frase " per piu di- 

^ Cf. "Chron. Marc. Lat. X, 137, a c. 8 A. sprecio „ pu6 essere un ornamento aggiunto dal Sanudo. 

« Cf. Dandolo, 153 C. n Cf. Dandolo, 155 D-E. 

' La cronaca del Contarini a- c, 62 A riferisce '^ Cf. Dandolo, 155 E, 156 A. La contraddizio- 

che i due dogi furono scacciati (e per conseguenza pri- ne del Sanudo circa la distruzione di Eraclea deriva dal- 

vati del ducato, come afferma qui II Sanudo); questa 1'avere iui usato due testimonianze, ciofe quella duplice 

seconda testimonianza farebbe supporre una sollevazione di Andrea Dandolo e quella del "Chron. Lat. X, 

come causa della fuga dei dogi, fuga narrata da tutti i 137,, ove a c. 8 B si legge : "horum tempore (ciofe 

cronisti ricordati in queste note. "neltempo di Obelerio e Beato) Eracliana civitas 

* II Trevisan (c. 21 A) gli da il cognome " An- "a Venetorum manibus erepta consumptio- 
ciero „ forse con errore di trascrizione per " Antenori „, "nique dedita funditus evulsa est„, 
Enrico Dandolo (c. 10 A) " d'Anafesti „ e ia cronaca '< Cf. pp. 1-3. 



Xm MARIN SANUDO 



^«.«/0 812. et ne Tanno octavo dil suo ducado * Pipino re preditto havendo rotto li patti 

havia con Venitiani, vene con exercito a le parte di la.provintia di Veniexia per subiugar 
quella. et hessendo zonto a li confini et vegnudo a li lidi et passado li porti con gram difi- 
cuhk, fugadi quelli di Brundolo e quelli di Chioza et Palestrina ^, venuto con le zente ad uno 
luogo ditto Albiola ' apresso i lidi di Malamocho et non vedendo modo di * venir piu avanti, 5 
11 si messe col campo pensando per assedio in brieve tempo Venitiani veriano a la sua ube- 
dientia^ et Venitiani desiderosi di paxe li mandono a dir non voleano guerra con lui; il 
qual sdegnato pixi continuava la impresa ^ et Venitiani si dif endeano al meglio che po- 
teano, hessendo seguri in questi lagumi, et abandonorono Malamocho venuti tutti ad habitar 
in Tixola di Rialto. ma Pipino pensando il muodo di poter sottometer Venitiani, per conseio di 10 
certa vechia fece far certe zatre di legname ligati a uno, et con vimene ben connexi sora 
r aqua seche fonno fabrichati ''. qual crescendo I' aqua, mette zente suso con artellarie ' 
penssando con quelle vegnir a la cita di Rialto et quella prender con tutti li habitanti *. 
et cussl a 1' hora terminata le zente montorono su ditte zatre. ma inteso questo Venitiani con 
molti navilii armati ussirono fuoraper andarli contra per il rio di Olivolense '", zofe di Castello, 15 
et D andorono contra col crescer di le aque, sich^ a segonda navegorono li nostri et Ihoro in 
le zatre venivano al contrario; qualli zonti in uno canal ** fonno a le man ". et alcuni vuol 
fosseno mandati de nostri sotto aqua a desligar li legnami preditti che tenivano le zatre ^*; si- 
chh ditte zatre si rupeno, et cussi quasi tutti Ihoro francesi si anegorono che su le ditte zatre 
erano, altri fonno amazati et parte di le zatre rimaseno in secho, perchfe andorono un pezo in 20 

c. 37 B qua et uno in \k, et era suso di molti cavali. sich^ con questa vitoria 1 1 Venitiani f onno molto 
allegri *', et dito canal da quel tempo in qua fo chiamato Canal Orffano^S perch^ molti si 
anegorono ^^ . et re Pipino vedendo questo e non poter obtenir il suo intento, ando brusando 
per tutto di Malamocho fino a la chiesia di San Michiel di Brundolo, et lasso la provintia di 
Veniexia a Nicophoro in governo et ritornoe a Milan ". ma altri historici scrive *' et io visto 25 
ho in croniche ^* che questo Obelerio doxe fo quello che ruinoe Heraclia fino a le fondamente, 

Aa. soj poi ando per la Dalmatia e fe' assa' danni. et Beado doxe suo fratello lo cazo dil dogado; el qual 

6. sua] Parola scritta dal Sanudo come correzione su fondo abraso, — 7-8. a cUr-sdegnato] Parole scritte dal Sa- 
nudo come correzione su fondo abraso. — II. ligati] Cos^i il cod. — 12. seche] Cosl il cod. jier sechi con influsso di 
vimene. — i S- di Olivolense] Cos\ il cod. per Olivolense. Ma il Sanudo usa anche altrove questo aggettivo in fun- 
zione del nome froprio di quelV isola; cf. p. ri2, r. ir. — 16. 11 and] Parola e sillaba scritte dal Sanudo come corr- 
ezione su fondo abraso. — 22. canal] Parola scritta dal Sanudo come correzione su fondo abraso. 

1 Male ii Sanudo tradusse la frase: "^annoocta- «Cf. Dandolo, 158 D, donde Pietro Dolfin, p. 60. 

vo Caroli „ del Dandolo (158 B). 10 " Olivolense „ qui e sostantivo per " Olivolo „. 

- Borgata sul lido che si estende tra il porto di " Cf. Dandolo, 158 D, donde Pietro Dolfin, p. 60; 

Malamoco e quello di Chioggia. ma il particolare sul canale di Castello h. dato in modo 

3 Borgata che sorgeva ove ora sta S. Stefano di indiretto dal Trevisan a c. 22 B ; il Canal Orfano h rt- 

Porto-secco ; cf. Filiasi, of. cit., VI, parte II, p, 5, nota A. cordato dalle cronache "Marc. It. VII, 788, ac. 7 

* Cfr. MuRATORi, XXII, 449. B e "Marc. It. VII, 2034, a c. 113 B; Giorgio 
^ Cf. Dandolo, 158 B-C, donde Pietro Dolfin, Dolfin a c. 46 A e Pietro Dolfin a p. 59 attestano 

pp. 59, 60. che quel luogo fu p o i chiamato Canal Orfano, cioe do- 

* Una lontana somiglianza in questo particolare po la distruzione dell'esercito dei Franchi. 

si ha in Bernardo Giustiniano, of. cit., lib. XIV. '^ II Contarini (c. 62 A) accenna alla vecchia che 

' Cf. Dandolo, ijSC-D, donde Pietro Dolfin, p.6o. avrebbe slegato il legname del ponte. 

' Non so donde il Sanudo abbia tratto il parti- " Per questa proposizione e per la seconda parte 

colare delle artiglierie; le altre cronache, p. e. quella di te del perlodo precedente cf. Dandolo, 158 D. 

Marco (Monumenta Germaniae kistorica. Scriptores. XIV, '■• II Canal Orfano sta presso le isole di S. Cle- 

p. 53) ricordano soltanto i cavalli e in genere le armi. mente, S. Spirito, S. Lazaro e S. Elena e mena da Ve- 

II particolare riferito dal Sanudo puo essere un suo or- nezia con giro tortuoso al porto di Malamoco. 

namento. Notisi che al tempo del Biondo a Rialto si '^ Cf. la nota 11. 

aveva una pittura di questa battaglia; cf. Historiae ab '^ Cf. Dandolo, is8D-E,dondePiETRoDoLFlN,p.6o. 

inclinatioue Romanorum (ed. cit., p; 167) : " cerniturque " Cosl Bernardo Giustiniano nel libro decimo- 

" in Rivialti mercatorum porticu pictura insignis ante terzo dell'opera De origine urbis Venetiarum. 

" ducentesimum annum facta equites ostendens in eo '« La notizia che Eraclea sia stata presa e distrut- 

" ponte proelium committentes „. ta da Obelerio e che poi egli abbia devastata la Dalma- 



LE VITE DEI DOGI (beato) 



109 



and6 da Carlo Magno re di Fraaza ^ et quello concito contra Venitiani offerendoli darli la 
signoria. il qual Carlo lo recevete aliegramente et mando suo fiol, re Pipino preditto ; et se- 
guite quanto ho scripto di sopra, che venuto a Malamocho montorono sopra le zatre fate per 
il conseglio di una sola vechia che 11 erra restata, qualli in Canal Orfano per fortuna ^ si 
5 anegorono, et preso ditto re Pipino fo conduto a Rivo-alto; il qual rimase sora una secha, 
et poi con ditto imperador fo pacifichade le cosse e quello dete a Venitiani molti privilegii 
e li fece liberi di ogni subieciom haveano a rimperio. et par che '1 ditto Belingerio fusse 
preso e morto, e tratoli el cuor dil corpo, fo mandato a farlo apichar per la gola a San 
Martin di Stra", e ancora soa moi^r fu amazata^ altri scriveno ditto Obelerio scampo 

10 a Constantinopoli e il doxe prenominato Beado ando a Zara, et Valentino terzo fradello per 
esser zoveno resto in la patria \ altri scriveno il predito Obelerio non fu morto, ma per 
aver una moi^r francese rimase in Franza ". hor sia come si voglia, questo Beato doxe fo il 
primo che in la cita ' di Rialto tenisse il dogado, sicome apar per la pyctura ch' h im palazo 
ducal ', che fu posto per il primo doxe di Veniexia ; il qual dogoe in tutto anni 5 ', ma 

15 da poi il fratello anni tre et di quatro '", et par havesse Valentino suo fratello consorte 
nel ducato. 



An. Sti 



806. Beado di Antenori primo doxe " aduncha in la cita di Rialto fue; et h posto 
in Gram Conseio, dove h pynto di sora atorno la salla la nome di tutti li doxi stati, per 



12. Cod. uno. — 17. 806. Beado-doxe] Parole e numero scritti dal Sanitdo con inchiostro rosso. 



zla, l'ho ritrovata nella cronaca "Marc, Ital., VII, 
788„acc.6Be7Ae meglio nella cronaca " M a r c . 
It. VII, 2034„ a c. 112 B e 113 A, ma esse non 
aggiungono che Obelerio sia stato scacciato da Beato. 
GiORGio DoLFiN, a c. 45 B riferisce che Beato odiava 
Obelerio e rappresenta quesfodio come causa dell'occul- 
ta partenza di Obelerio dal ducato. Queste tre cronache 
e quelle di Enrico Dandolo (cc. 10 B, 13 B), del 
"Museo Civico di Venezia, cod. Correr 1499 
del sec. XIV, cc. 5 A-B„, " Marc. Ital. VII, 2051, 
a c. 6 A, "Marc. Zanetti, It. i 8 „ a c. 57 A e 
di Pietro Dolfin (Museo Civico di Venezla, cod. 
Cicogna 2608, cc. 44-57) attestano la partenza di Obele- 
rio, il suo tradimento verso Carlo Magno e l'avere que- 
sto re data a lui una sua figlia in isposa, ed attribuiscono 
la spedizione nella Venezia a Carlo Magno anzlche a Pi- 
pino. La cronaca ove per la prima volta queste notizie 
sono state narrate, e una narrazione composta poco dopo 
il 1056 ed aggiunta in due codici al^Chronicon Al- 
tinate,; l'edizione piu accurata sta nel volume XIV, 
p. 52-57 dei Monumenta Germaniae historica. Scriptores. 
' Anche la cronaca del Contarini, (a c. 63 A-B) 
riferisce che Obelerio si reco presso Carlo Magno. 

2 Le cronache inedite ricordate nella nota 18 della 
pag. 108 rappresentano questa procella come causa del 
disastro. 

3 Presso Campalto; la "strada„ (donde "Stra'„) 
era l'Emilia-Altinate. 

■• Questa fine ad Obelerio e stata attribuita anche 
dalla cronaca " Marc. It. VII, 2051 „, ma senza il parti- 
colare " trattoli il cu or „; quasi nel mo;Ieslmo modo 
di questa cronaca, ma anche col partlcolare " trattoli 
il cuor,,, il fatto e narrato dalle cronache "Marc. Za- 
netti, It. i8„ ac. 57 B, "Marc. It. VII, 788, 
a c. 8 A e ''Marc. It. VII, 203 4 „ a c. 114 A. Que- 
ste notizie e quel particolare si ritrovano per la prima 



volta nella cit. narrazione aggiunta al "Chronicon 
Al tinat e „ ; cf. ed. cit. p. 56. 
s Cf. Dandolo, 159 A. 

* Cf. Dandolo, 159 A e 160 A; r"altri scri- 
veno „ delSanudo traduce (r. ii)"alii scripseruut, 
del Dandolo. 

' Cf. MuRATORi, XXII, 450. 

* Nel fregio della ssila del Maggior Consiglio gia 
nel secolo XIV furono dipinti i ritratti dei dogi e nella 
mano destra di ciascuno vi fu aggiunta una cartella con 
una leggenda. Un documento del i6 dicembre 1366 edito 
dal LoRENZi (Monumenti fer servire alla sioria del fa- 
lazzo ducale di Venezia ovvero serie di atti fubblici dal 
J2S3 al lygy che variamente la riguardano, Venezia, Vi- 
sentini, 1868, p. 38, documento 104) dimostra che que- 
ste pitture e iscrizioni gi^ esistevano in quell'anno. Le 
pitture furono rinnovate e ristaurate piu volte nel se- 
colo XV ; immagini e iscrizioni vennero rinnovate dopo 
l'incendio del 1577. II Trevisan (c. 23 A) mentre riferi- 
sce che secondo alcuni Beato fu il primo doge di Venezia, 
adduce come conferma di tale opinione la prova addotta 
qui dal Sanudo, e cos\ si esprime : " questo ancora una 
pitura plechlara (sic) e insegna (cioh insigne) dechiara „. 
Questa testimonianza dimostra che nel tempo del Sanudo 
1' iscrizione aveva veramente la forma nella quale egli l'ha 
poi riferita, e che le iscrlzioni che ora si leggono nella 
sala del Maggior Consiglio, non sono sempre del tutto 
eguedi alle antiche; di qu\ il valore della testimonianza del 
Sanudo per tali documenti che riporta, quantunque egU. 
sia incorso in qualche errore di lettura nel darne il testo. 

' Cf. "Chron. Marc. Lat.X, i37„acc. 9 
B e 10 A. 

'*• Non ho ancora ritrovato la cronaca donde il 
Sanudo pu6 aver tratta questa notizia cronologica. 

" Molti cronisti anteriori al Sanudo hanno attri- 
buito a Ceato (a torto s' intende) d'essere stato il primo 



110 



MARIN SANUDO 



il primo doxe; tamen fu creado in Malamocho; ma perchfe i vdneno * ad habitar in ditto 
luogo di Rialto che horra si chiama Veniexia et qui dogoe, vien fato per il primo doxe. et 
questo h il suo brieve: 

"Fratris ob invidiam rex Carolus* in Rivo-altum 

* venit; defendi patriam sibi gratificatus„. 5 

Aduncha pareria nel suo tempo Carlo imperador venisse a Veniexia '. 

[Nota] 

c. 38 A II 764. " Tempore Mauricii ducis ex omnes insule cleri et populo colaudatione in castro 

" Olivolensi, insula vetustissima, sedes cathedralis instituta est, eique quoadherentes insule 
" Gemini, Rivoalti, Luprii et Dorssi-duri supposite sunt; que privilegio Adriani pape robo- 10 
" rata f uerunt „ ^ || . 

[Nota] 

" Sex illustribus f amiliis in f actiones duas sua studia trahentibus : hinc lustiniani, Polani 
" et Basegii; inde Barbolani, Selvii et Sevoli in adverssum nitentes, fedissima spectacula 
" populo sepius prebuerunt ; sed quum pene ad internitionem inter eos vario eventu media 1 5 
" urbe esset pugnatum, Barbolani cum hominibus sue factionis civitate eiecti sunt „. hec 
Sabelicus scribit". 

[Nota] 

Beato* doxe in Malamocho. 

Nel suo tempo el vene nuova che il re Carlo se meteva in ordine con grande armada 20 
per vegnir a tuor Malamocho; sentendo questo, Beato doxe non potendo resister a la soa 



7. Xo parola Nota manca nel testo del Sanndo ; l'ho aggtunta tra farentesi, ferchh il lettore ahbia fresente che 
il fasso contiene un'annotazione al racconto precedente e che questo c stato interrotto, — 8. La carta 38 fu interfogliata 
J>iu tardi dal Sanudo fer aggiungere al racconto di Beato a guisa di afpunti alcune citazioni e giunte; il che sfiega 
Vaffarente disordine di queste notizie cVegtt espone dopo il governo di quel doge. - omnes] Cosi il cod. — 13. La parola 
NoTA manca nel testo del Sanudo; l'ho aggiunta tra parentesi, perchh il passo contiene un' annotazione indipendente da 
quella che la precede. — 18. La parola NoTA manca nel testo del Sanudo; Vho aggiunta tra parentesi, ferchh il passo 
contiene un' annotazione indipendente da quella che la precede. 



doge a Rialto. GW il Trevisan (cf. nota 8 a p. 109) 
accenna a questo giudizio e pure in quel tempo 1'autore 
del "Chron. lust. „ pose (a c. 18 A) Beato come pri- 
mo doge a Rialto ; nella cronaca "Marc. It. VII, 2051, 
a c. 6 Beato viene ricordato come primo doge di Vene- 
zia, e cos\ pure nella cronaca "Marc. It., VII, 788„ 
a c. 8 A; meno chiaramente questo fatto viene indicato 
nelle cronache "Marc. Zanetti, It. i8„ a c. 57 B, 
*Marc. Ital. VII, 2034,, a c. ii^Ae nelle opere 
dlGiorgio Dolfinac. 46 B e del Contarini a 
c. 63 A. 

' Cioe gU abitanti di Malamoco, allora capitale del 
ducato. 

' II Sansovino ( Venetia citth nohiUssima e singo- 
lare descritta Venezia, Curti, 1663) a pag. 53S d4 I' iscri- 
zione, ma colla variante " Pipinus „, e cos\ il Palazzi 
nei Fasti ducales (Venetiis, Albrizzl, MDCXCVI, p. 17), 
e lo Zanotto (^Il palazzo ducale di Venezia, Venezia, An- 
tonelli, i86i IV, p. 21) come ora appunto si legge nella 
sala del Maggior Consiglio, 

^ Cf. la nota 18 a p. 108. 

•* Questo passo che neIl'edizione curata dal Murato- 
ri sembrerebbe del Sabellico, si legge invece con lievi va- 



rianti formali nella cronaca estesa diAndrea Dandolo 
(14S D-E). Questo passo a guisa di appunto o di nota, 
caso non rarO in queste Vite dei dogi, segue alla nar- 
razione dei fatti compiuti dai dogi Obelerio e Beato ed 
e da essa indipendente ; probabilmente il Sanudo in un 
rifacimento di quesfopera, 1'avrebbe coUocato al suo po- 
sto, cioe nella vita di Maurizlo. 

5 Questo passo si legge nel libro terzo della prima 
decade (p. S7)dell'opera citata del Sabellico, vale a dire 
non a proposito di Obelerio e Beato, ma verso la fine 
del racconto dei fatti accaduti negli ultimi tempi del 
doge Pietro Tradonico. Anche questo passo non ha al- 
cuna relazione col racconto precedente del Sanudo. 

* Anche questo secondo racconto del governo di 
Beato che differisce molto dalla narrazione precedente, e 
stato aggiunto poi dal Sanudo che in un rifacimento 
della sua opera I'avrebbe coordinato meglio a quanto 
scrisse prima. Probabilmente venne da lui posto per 
giustificare la sua osservazione sull' iscrlzlone di Beato. 
Nella nota 18 a p. loS ho gia indicato che la crona- 
chetta composta poco dopo il 1056 e la piii antica testi- 
monianza della pretesa venuta di Carlo Magno nel ducato 
veneziano ; da essa pass6 nelI'opera di M a r t i n D a C a- 



LE VITE DEI DOGI (beato) 111 

posanza, dimando conseio a li so populi et diliber6 abandonar Malamocho et vegnir a Rialto 
e cussi fece. e tutti di Malamocho cargo tutte le soe robe e veneno ad habitar in Rialto e 
de tutto abandonorono Malamocho, excetto una vechia la qual rimaxe in Malamocho. et 
I'armada di re Carlo se apresento a Malamocho volendo combater el locho, ma non trovo con- 
5 trario alcuno. e l'hoste intradi in ditta citk trov6no solo questa vechia e li dimando quello 
erra di le zente e dove fosseno andate. lei rispose: " son una povera vechia; se me vole 
" dar qualche premio, ve daro aviso dil tutto „ . li risposeno : " erano contenti darli z6 che era 
' honesto , . la i disse : " el doxe ^ andado in luogo che si chiama Rialto, cum le barche, 
" perchd b picola aqua, ma and^ a Poveia * dove son di mei parenti che i ve dark bon aviso, 

10 "perch^ i sano il tutto e i ve dar^ conseio, perch6 i sano tutti quelli luogi come se possa 
" andar ,. questi capetanii dil re Carlo 1 1 and6no a Povegia e trovo li parenti de la vechia 
che li avis6 ogni cosa quello i dovea far, e cussi feceno zatre e messele in Canal chiamato 
al presente Orphano, su le qual montarono zente per vegnir a Rialto. ma vene una fortuna 
terribele e fo forzo che tutti Ihoro se anegasseno in modo che re Carlo have poi de gratia 

15 de far paxe cum el doxe Beato, e torn6 in li soi paesi, sich6 li nostri ave vitoria senza far 
bataia, e fo uno miracolo e vendeta ^ de Dio. et era Tanno 806, e fo la prima habitatiom che 
fosse fatta in Rialto. et si dise la vechia i6 la risposta a quelli di re Carlo viciosamente per 
farli annegar tutti come i feno, e habiando ditto a re Carlo facesse far un ponte in Canal 
Orphano, qual fato, overo fosse le zatre, lei f6 taiar le corde le qual erano ligade, e i 

20 legni si separo I' um di 1' altro e loro si anegarono in I' aqua, zo^ quelli erano suso ; per la 
qual cosa lei poi domand6 de gratia al doxe che tutti quelli di Malamocho fosseno asolti 
de ogni angaria et faziom, et subito li fo concessa. 

[Nota]. 

Come in tempo di Obelier doxe, come in una cronicha antiqua ' vidi scritto queste pa- 
25 role : " in questo tempo el Rialto iera govemado da cinque nobele prole di Veniexia i qualli 
" ierano questi: Candiani, Particiazi, Centranici, Contarini et PoIani„. 

NOTA. 

Anzolo Badoer doxe so fiol lustiniam mandoe da I' imperador de Grechi dal qual fu 

benigne receputo e fatoli honor de ypato, over consolo imperial,^ Taltro suo fiol, Zuanne, 

30 lo fece al ducato suo consorto; "eumque sibi ducatus successorem in mente cepit, 

4. non] Manca nel cod. ma h richiesto dal senso, — 23. La farola Nota manca nel testo del Sanudo; l'ho ag- 
giunta tra farentesi, ferche V annotazione e indifendente da quella narraxione che la frecede. — 24, Come in tempo] 
Cosi il cod,; innanzi a questa frase sottointendasi nota. 

nale (cf. ed. cit., pp. 280-286) e poi nella Cronaca breve Lat. X, 137, (a cc. 9 A-B) come questa dalla cro- 

di Andrea Dandolo, peraltro nella sua forma pii an- naca del Dandolo del cit. cod. Barberlni. La cronaca 

tica quale h data dal cod. Barberini XXXII, 125 (a c. it del Contarini a c. 62 A-B dell^esemplare Marciano rife- 

A-B). La narrazlone di questa venuta, ma con molti par- risce due assalti a Rialto, 1' uno del re dei Lombardi 

ticolari in pii e coUa speciale circostanza d'essere stata (cioe Pipino re d'Italia), Taltro di Carlo Magno e di- 

fatta negti ultimi momenti del regno di Desiderio (!), si scorda dalle altre in quanto aflferma che nell' assalto dl 

ritrova nella cronaca di Enrico Dandolo (cc. 10 B- Carlo vi fu prima una battaglia, quindi venne costruito 

13 B). Molto piu somiglianti a questo secondo racconto un ponte con botti mal legate e poi i Veneziani assalta- 

del Sanudo sono le cronaciie "Marc. It. VII, 2051 „ rono i Franchi e tagliarono il ponte. Ma appunto per 

a c. 6 A «Marc. It. VII, 788» a cc. 7 A-B, "Marc. questo nessuna di queste cronache e stata la fonte di 

Zanetti It. i8„ a cc. 57 A-B, «Marc. It. VII, questo secondo racconto del Dandolo. 
2034 » a cc. 113 A-B e 114 A, la cronaca di Giorgio 1 Poveglia, isoletta presso il porto di Malamoco. 

Dolfin a cc. 45 B e 46 A, ma tutte mentre raccontano • cf. MuRATORr, XXII, 451. 

il fatto ad un modo, tacciono del particolare su Pove- 3 Non ho ancora ritrovato la cronaca antica qui 

glja e deIl'inganno ordito dalla vecchia col fare slegare ricordata dal Sanudo. 

le zattere del ponte e danno la procella come causa uni- 4 n «Chron. Marc. Lat. X, 127 „ (c. 10 A) 

ca del disastro; !a narrazione di tutti questi scrittori de- donde il Sanudo ha tradotto questo passo, da la frase: 

• riva piil o meno direttamente dal «Chron. Marc. « donisque imperialibus decoratus „. 



112 MARIN SANUDO 



"nam hoc facere poterat vigore arbitrii inmenseque potestatis a populo 
"sibi concesse; populus enim ob nobilitatem eximiam gestaque magnifica 
"eorum de cha' Particiatio tanto dilectionis vinculo convertebatur eisdem 
"ut eius foret propositi nunquam de alia prole quam de ipsorum ducem et 
"rectorem Venetiarum habere'„. - 5 

A«\^ II ^^^' Angelo Partizipatio, zoh Badoer^ secondo doxe in Rialto, fo electo 

im publicha concione e azontoli apresso do tribuni annuali, qualli in civil et criminal doves- 
seno ministrar iustitia'. 

In questo tempo questo doxe che ave origine di Heraclea, fece comenzar il palazo ducal 
dove h al presente ^; e tutta la cita fo chiamata Rivo-alto, et dove steva lo episcopo, 10 
Olivolense overo Castello fo ditto, e da poi ditta cita si denominoe Veniexia, trato il nome 
da la provintia di Venetia in la qual e situati questi lagumi; li termini • sonuo da Grado fino 
a Cavarzere ^ et questo si chiama sotto el duchato. 

Questo doxe fece restaurar la ciik Heracliana la qual per le guerre di barbari erra sta 
ruinata, reduta in picola cit^ la qual Cita-nuova al presente h. nominata''. et Chiozoti et 15 
altri che per le guerre haveano abandonato i Ihoro domicilii, chh Francesi li haveano facti 
fuzer, ritornorono a repatriar'. 

Questo doxe havendo do fioli, lustiniano mandoe a Constantinopoli, dove da Leone im- 
perator fu honorevelmente ricevuto et obtene da lui il titolo de ipato, overo consule impe- 
rial ; Taltro fiol, nominato Zuanne, si f ece suo consorte al ducato. et ritomato lustiniam, sde- 20 
gnato di la promotiom havia^fato il padre dil fratello suo consorte al ducato, and6 ad habi- 
tar con Felicita sua consorte in la chiexia di san Severo. et il padre vedendo questo, pri- 
voe Zuanne et lo relego a Zara et non solum lustiniano, ma etiam suo fiol Anzolo fece 
consorti nel ducato '. 

Per questi zorni ^ da Leon imperator Constantinopolitano si ave el corpo di san Zaca- 25 
ria propheta'" et parte dil legno di la Croce et di vestimenti di Christo et di la Madona; 
unde questo doxe fece edifichar apresso il suo palazo la chiesia et monasterio ' sotto il 
An. SI4-S20 nome di san Zacharia dove volse fusse poste monache religiose, et li concesse le terre et 
aque circumvicine per le Ihoro intrade, dove " le ditte reliquie fonno poste '*. 

Fece '* etiam edifichar la chiexia di san Severo episcopo li vicino et quella di santo 30 
Laurentio martire '*. 

Et uno Orsso Particiatio fece edifichar la chiesia di san Piero in castro Olivolensi, 



5. n testo della frima nota della f. iii, rr. 24-26, fu aggiunto fiu tardi dal Sanudo con altro inchiostro piu 
chiaro ; e fure con altro inchiostro ma fik cufo fu agginnto a distama dal temfo in cui fu scritta la nota frima, il 
testo della nota susseguente. — 6. 809. Angelo-electo] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. — 
II. Olivolense] Cosi il cod.; cf. /. to8, r. /j". 

' Ho ritrovato il passo latino con llevi differenze di del passo del Dandolo (donde Pietro Dolfiu, p. 68), ma 

forma a c. 10 A del "Chron. Marc. Lat. X, 13 7 n. <iuesti la riferi al ritorno del patriarca Fortunato a Grado. 

cronaca coraposta nella meta del secolo XIV; l'ultima '" Cf. Muratori, XXII, 453. 

notizia circa i Partlciaci deriva dal "Chronicorf Al- i' Cioc nella chiesa. Le concessioni di terre sono 

tinate„; cf. ed, cit., p. 28, rr, 34-36. specificate nel testamento di Giustiniano Partecipazio ; 

* II doppio cognome dl questo doge fe stato dato per redizlone completa di questo atto si ha nel Codice diplo- 
la prima volta dal "Chron. Marc. Lat. X, 137,, a matico Padovano dal sec. I^/ «//'JT/ compilato dal Gloria 
c. 10 A e poi dal "Chron. lustiniani „ a c. iS A. in Monumcnti fubblicati' dalla R. Dcputazione veneta so- 

' Cf. Dandolo, 161 A, donde Pietro Dolfin, p. 66- /ra gli studi di storia patria, Documenti, II, pp. ii-i6. 
■* Cf. Dandolo, 161 B, donde Piktro Dolfin, p. 66. " Cf. Dandolo, 165 13. Da questa cronaca il Sanu- 

^ Cf. Dandolo, 161 C, donde P. Dolfin, pp. 66 e 67. do ha tratta la notizla del documento dell'814-820 e della 

* Cf. Dandolo, 163 C-D. sua contenenza. Esso si conserva in copie; l'ediz. piii re- 
■^ Cf. Dandolo, 163 A-B. cente si ha nella cit. opera di Tafel e Thomas, I, pp. 1-3. 
' Cf. per questi tre periodi Dandolo, 164 A-B. '3 Cioe non il doge, ma i suoi parenti. 

' La frase traduce materialmente " per hos dies , '< Cf. Dandolo,i68 A, dondePiBiRoDoLFiN.p. 73- 



•LE VITE DEI DOGI (angelo, giustiniano particiaco) 



113 



el qual era episcopo, et in anni otto fo ' compida, e al terzo di zugno ' vi fonno poste le 
reliquie di santo Sergio et Baccho '. 

II Li monachi erano in San Sfervolo, qual si chiamava San S^rvolo e San Cristopholo, 
fono trati de li et posti a Santo Ylario *. 
5 Fono eti am edifichate do chiexie : da li parenti di Zuanne Talonici, zofe San Zuanne bapti- 

sta ditto vulgarmente in Brkgola dove si feva li merchadi, et la chiesia di San Dani^l da un 
Bragadin ^. 

Questo doxe di novo ave privilegio da lo imperador Constantinopolitano *. 

In questo mezo doi auctori di gran malli, uno Zuanne Tomarico overo Talonico nomi- 
10 nato di sopra et Brono Bardanisso, zo^ Bragadim, fonno apresso San Zorzi' fatti apichar; 
il terzo che era Zuam Monetario fuzite et si salvo.* 

Questo doxe vixe in dogado anni 18 et nel monasterio di Santo Hylario honorevel- 
mente f u sepulto °. questo fe il suo breve : 

"Tecta palatina communi fundo labore; 
15 "Aedifico Sanctos Zachariam Hylariumque *". 

827. lustiniano Particiacio, zoh Badoer", doxew in Rialto, da poi la morte 
dil padre stete doxe " et f o confirmato dal populo. 

In questo anno in Vascogna piovete dal cielo biava in similitudine di formento, tamen 
havea piu picolo grano '^. 
20 II Nel secondo anno dil suo ducato el corpo di san Marco evanzelista di Alexandria fo 

portato in questa citk da doi nominati l'uno Bono tribxmo Methamaucense et Taltro Rustico 
Torzellano, i qualli erano andati in Alexandria con X nave contra lo edito dil dominio. et 
hessendo li, trovono do monaci nominati Stauratio monacho et Theodoro sacerdote, custodi 
di una chiexia di San Marcho dove erra ditto suo corpo, qualli si dolevano che'l re de Mori 



c. » B 
Maggia Sig 



An. Srj 



c. 39 B 
Am, Saf 



7. da un Bragadin] Parole aggitmte piii tardi dal Sanudo nel margine con incMostro pih cufo. — lo. Brono 
Bardanisso] Cosi cod. per Bono Bradanisso. — 12. to Ilylario] Parola c sillaba scritte foi dal Sanudo comc corre- 
zione su fondo abraso. — 13, questo e il suo breve] Sembra che gueste parole sieno statc aggiunte piu tardi dal Sa- 
nudo al testo; tante ■volte la frase manca innanzi alla corrispondente iscrizione ; f. e. a. c.j8 A ■per Vital Falier. — 
16. 827] II Sanudo ha scritto queste cifre con inchiostro nero sofra altre scritte con inchiostro rosso che sono illeg- 
gibili. - lustinlano-Rialto] Parole scriite dal Sanudo con inchiostro rosso. - doxe ^,^] Cosi il cod. per doxe terzo. — 
21. Scgue a Rustico nel cod, un' apparente lacuna per abrasione di una frase errata; lo sjpazio divenuto bianco fu 
riemfiuto dal Sanudo con due segni di linea. — 23. do monaci] Cosi il Sanudo; ma monaco fu il solo Staurazio. 



' Ma il Dandolo, (168 B) da: " post noveni an- 
nos„; il Trkvisan al contrario (c. 23 B) da come il Sa- 
nudo " da poi anni VIII compida „. 

' Ma il Danbolo (168 B) da: "tertio kalen- 
da s iunii „ ; al contrario il Trevisan (c. 23 B) da come 
il Sanudo " el terzo di de zugno „. 

5 Cf. Dandolo, i68 B. Per le reliquie cf. p. 76, rr. 4-5. 

* Cf. Dandolo, 165 C. Circa il doppio titolo 
di San Servolo e San Cristoforo il Corner nelle Ec- 
clesiae Venetae non da alcuna notizia, ni alcuna ne dan- 
no i croniati sinora citati in questo comento. 11 mo- 
nastero di S. Ilario sorgeva alla foce della Brenta presso 
Fusina; l'isola di S. Servolo e tra quelle di S. Lazaro e 
dl S. Giorglo Maggiore. La cronaca del Dandolo {loc. cit.) 
da anche il documento della foudazione del monastero. 

^ Cf . Dandolo, 169 D, E, donde Pietro Dolfin, p. 74. 

' Non iio ancora ritrovato la cronaca donde il Sa- 
nudo pu6 aver tratta questa notizia, la quale forse da lui 
fu confusa con quella che si legge nella colonna 167 D 
della cronaca estesa del Dandolo. 

' L' isola sarebbe quella di San Giorgio Maggiore 



di fronte al palazzo ducale. Ma il Sanudo errd, perchfe qui 
la confuse con la chiesa di San Gregorio presso il Canal- 
grande; cf. 11 cronista Giovanni ed. cit. p. 108, rr. 9-10. 
La frase " nominato di sopra , si riferisce alla r. %. 
' Cf. Dandolo, 169 C. 
' Cf. Dandolo, 169 E. 

'• II Sansovino (op. cit,, 540) e il Palazzi, {pf. eit^ 
19) danno quesfaltro testo che con lievi varianti si legge 
anche in Zanotto (0/. cit., IV, 24): 

" Tecta palatina Communis parvula fundo, „ 
" Aedilico Sanctum Zacliariamque Ilariumque „ 

Nella sala del Maggior Consiglio I' iscrlzione si leg- 
ge in questa forma coUa sola variante ortografica " Hila- 
" riumque „. 

" n dopplo cognome di questo doge fu dato per la 
prima volta dal * C h r o n . Marc. Lat. X, 13 7„ a 
c. 1 1 A e poi dal^Chron. Iust.„ac. 2oB. 

'* Cf. Dandolo, 1 70 A, donde Pibtro Dolpin, p. 75. 

13 Cf. Dandolo, 170 C, donde Pietro Dolfin, 
p. 76. Manca il passo nelI'edizione curata dal Muratori. 



T, XXU, p. IV 



8. 



114 MARIN SANUDO 



dil Chayro feva fabrichar uno suo palazo et havia mandato a tuor le piere belle che '1 po- 
teva ritrovar da le chiexie de Cristiani, per il che volendo tuor alcune piere di ditta chiexia, 
ruineriano quella; unde stevano molto mesti. et questi doi li pregono li volesseno consentir 
ditto corpo di san Marcho per portarlo a Veniexia prometendoli farli dar dal doxe assa' remu- 
neratiom et che' 1 porteriano via in nave senza pericolo. Ihoro dicendo : " questo sancto 5 
" quipredicho et scrisse li evianzelii; si lo sapesseno, tristi nuil „; et exortati molto contentono di 
darlo. et revolto quello in uno mantello di seda tutto a capite usque ad pedes* sigil- 
lato de molti sigilli di la beata Claudia dove erra il suo mantello, qual lo elevono lassando 
c. 40 A li sigilli et tutto, chfe pareva il corpo vi fusse dentro lo altar;|| et posto quel corpo in una 

cesta grande con herbe di sopra et baffe ^ di carne di porcho, dove ne ' Taconzar cussl rese 10 
tanto odor per tutta la terra che tutti corseno a dita chiexia, et visto li sigilli intacti iudic6- 
no fusse qualche gram miracolo. et a questo modo ditto corpo fu portato in nave. et li Mori 
volendo veder quello era dentro, trovbno carne di porcho, et Ihoro cridando : " kanzir, 
* kanzir „ zo^ came di porcho, et lo lassono passar fuora di le porte et cargarlo in nave, et 
cussl fo portato a Veniexia. et le nave nel venir ave gram fortuna, qual per haver suso 15 
tanto thesauro fonno liberate. et zonte le nave al porto Olivolense*, auto vhnia dal doxe di 
esser andate in Alexandria contra lo editto facto et intesa haver tanta degna reliquia il 
doxe con il clero lo andbno a tuor di nave, et con gran reverentia fu posto in la capella 
dil doxe * a dl 30 zen^r «. 

Questo doxe si chiamava ypato imperial et doxe di Veniexia^; nel suo tempo fo co- 20 
menzk la chiexia di San Marco in cao di Broio dove era quella di San Theodoro, la qual 
A». 839 a la sua morte ordino fusse compita per metervi il corpo di san Marco, come dice d o m i n o 
Andrea Dandolo doxe aver leto il suo testamento ^ 

In questo tempo la chiexia di San Zuliam per Zuanne Marturio homo molto richo fu 
fata edifichar*. 25 

La chiexia di San Paulo fo fata edifichar per Piero Tradonico fo doxe ^^. 
isfehiraio 840 Lothario, imperador Galico, ne 1*840 rinovo et confirmo li privilegii a Venitiani per anni 

cinque ". 

La chiexia di San Lorenzo dove era preti, fu fato uno monasterio, et per Urso Parti- 
ciatio, zofe Badoer, episcopo Olivolense, fo dato ad habitar a monache religiose '^. 30 

La chiexia di Santa Malgarita f o fata edifichar per uno episcopo ". 



5. dicendo] Cosi il cod. colV uso del gerundio in funzione di modo finiio (- dissero). — 8. mantello] Cod, 

martello. — 13. era] Cod. erano. — 19. a dl 30 zener] Parole aggiunte foi dal Sanudo con altro inchiostro fiit 
langmdo, nel margine, 

1 D Sanudo, trasse la frase " a capite usque ad " San Teodoro in cavo de Broio „ notizia che manca nel 

pedes „ dal racconto del Dandolo (cf. 171 C). Dandolo. 

' Ciofe " prosciutti „ secondo Du-Cangk, cf. s. v. ' Cf. Dandolo, 174 B, ma sotto Giovannl I Par- 

baffa; ma "Marc. It. VII, 2034^ ac. ii^Bda"! ticiaco. 

" lo involse in alcune mezene de charne,,, e Gior- '" Cf. Dandolo, 174 E, sotto Pietro Tradonlco. 

gio Dolfin a c. 47 B: "et messell dintorno et di so- ^" Cf. Dandolo, 176 B, sotto Pietro Tradonico. 

" pra al corpo santo certa carne de porcho sallada „. II privilegio e in data del 23 febbraio 840 secondo il 

' C£ MuRATORi, XXII, 453. computo comune. L'edizione critica piCi recente e quella 

* Cioe il porto di S. Niccold, viclno a Castello. curata da Boretius e Krausb in Monumenta Germaniae 
^ Cf. per I'intero racconto della traslazione Dando- historica, Legum Sectio II, Cafitnlaria regum Francorum, 

LO, 170 C-E e 171 A-E, donde Pieiro Dolfin, pp. 77-80. Hannoverae, MDCCCXC, IIj pp. 130-136 (Pacta et frae- 

* Quest' ultimo particolare, cioe la data, fu aggiunto ce^ta Veneticd). 

dal Sanudo come suo ricordo personale. " Cf. Dandolo, i68 B. 

' Cf. Dandolo, 170 A. '3 cf. Dandolo, 179 B, il quale pone questo avve- 

' Cf. Dandolo, 172 B; la citazione che di quella nimento sotto Pietro Tradonico ; il vescovo fu Moro Bu- 

cronaca qu\ fa il Sanudo, si riferisce alla frase: "quod slgnaco. E chiaro che il Sanudo ha voluto riunire ie 

« testamentum authenticatum pluries vidimus et legimus,. notizie di questi cinque periodl in un gruppo indipen- 

PiKTRO DoLFiN, p. 8o, da : " la giesia dove era quella de dentemente dalla ragione cronologica.- 



LE VITE DEI DOGJ (giovanni i particiaco) 115 



Questo doxe havendo dogado poi la morte dil padre anni tre et dl 6, morite et fo se- 

pulto a Santo Ylario nel sepulcro dil padre, qual quel monasterio fece hedificar ^ questo ^ 

il breve * : 

" Corporis alta datur michi sancti gratia Marci„. 

5 829. Zuane Particiatio, zoe Badoer, ' da poi la morte dil fratello fo confirmato An. s^g 

doxe *. nel suo tempo la chiexia di San Marco principiata dal fratello doxe in uno cantom 
dil palazo ducal, fu edifichata et in quella posto il corpo di san Marco et posti li capellani 
qualli li diumi et nocturni officii dicesseno et che uno fosse primocerio, quale li altri rega 
et governa, et quello che per domino duce li serk commesso et ordinato, debbi | ] exequir ^. c. <o b 
10 et di tempo in tempo fonno azonti canonici et cetera come dir6 poi. 

In questo tempo Obelerio, olim doxe, vene con exercito et la citk di Malamocho ex- circa an. 831 
pugnoe. et combatendo fu preso et roto le sue zente, nel zorno di sabato sancto 11 a Mala- 
mocho fo apichato, et il suo capo fu posto apresso San Martino ^. 

In tempo di questo doxe Michiel, imperador di Grezia, mando a dimandar aiuto a Ve- 

1 5 nitiani per combater I' ixola de Cicilia. et Venitiani li mando grande hoste in modo che I' hebbe 

victoria; per la qual cossa esso imperador mandb a donar la cariega di marmoro su la qual 

san Piero sento in Anthiochia, la qual al presente h driedo raltar di San Piero di Castello ' con 

molte altre reliquie '. 

In questo tempo comenzo guerra fra i Venitiani et i Narantini ", et li vescovi de I' Histria 
20 li pacificbno col suo seno '". 

Fo tratado per uno chiamato Charozo, gram zenthilomo, uno tradimento contra questo 
doxe in modo che lo 'I caz6 di Veniexia; el qual doxe and6 dal re di Franza " per aver soc- 
corsso *^. e in questo mezo ditto Caroso resse la citk di Veniexia con gram tyrannia ; et molti 
zenthilomini et populari " se reduseno a San Martim de Stra' e 11 fece el suo consiglio con- 

2-3. questo h il breve] Sembra che queste farole sieno state aggiunte pih tardi del Sanudo al testo, — 4. Corporis- 
Marcl] Parole scritte dal Sanudo con allfo inchiostro come correzione su fondo abraso. — 5. 829 Zuane-fratello] Pa- 
role e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. 

' Cf. Dandolo, 172, B, ma la durata del ducato vi ' Ho ritrovato le notizie dl questo passo nella 

h indicata in modo diverso. Due cronache s' accostano cronaca del Trevisan a cc. 24 B e 25 A ; ma pii vi- 

alla testimonianza del Sanudo circa questo partioolare : cina al racconto del Sanudo fe la narrazione che di que- 

la^Marc. It. VII, 7 8 8 „ che a c. 9 B d4 a Giustiniano sti fatti si legge a c. 118 A della cronaca "Marc. It. 

un governo di tre anni e sei mesi, e quella di Donato VII, 2034^: "in quel tempo Michiel imperador de 

CoNTARiNi, che gliene attribuisce soltanto tre anni (a c. " Grezia lo qual haveva mandado hoste per chombater 

64 A). II Sanudo invece concorda con P. Dolfin (p. 81). " 1'jxola de Zezilia, el dito imperador mamda a doman- 

' L' iscrizione si legge anche nel Sansovinq (0/. cit., " dar altorio (cioh aiuto) a ly Vinyziany, chossj' li Vy- 

S40), nel Palazzi {oJ>. cit., 2i) e nello Zanotto (op. cit., " nyzianj ly manda le ssoe zemte chon ly ssoy navyly 

IV, 28) e pure tuttora nella sala del Maggior Consiglio. " per tal ch'el dito imperador retorna puo' indriedo a 

E strano che il Sanudo non abbia qu\ riferito il passo " Chostantinopoly chon gramde vytoria et honor. homde 

seguenteche si legge a c. 21 B del cit. " Chron. Iust.„: " paremdeli eser molto hubllgado a li dyti Vynyziany 11 

u ^ 1 1. et li. jiij • • "'y manda a donar la chariegla che ssfe (cioi 6) de mar- 

Epitafiura sepulture domini ducis„ e poi: „ •' , , , ° *■ , 

' moro, la qual fo aduta de Antiozia e - sse quela che 

- stirpx (cod. stripx) dedit alta ducum Venetis Badu.ria primos .. , „^.^jj.^ ^^^ p.^^^ ^^ f^^^ p^p^ ^^ ^^^j^j^ ^^^^^ . j^ ^^^ 

3 II doppio cognome di questo doge e stato dato " chariegla xe driedo lo 'Itar de misier San Piero di 

per la prima volta dal"Chron. Marc. Lat.X, 137, " Chastelo „. Quemto alle reliquie cf. p. 76, rr. 3-7. Ma 

a c. II B e poi dal " Chron. lust.,, a c. 22 A. la richiesta di aiuto fu fatta prima, cioe sotto il governo 

* Cf. Dandolo, 172 C. di Giustiniano Particiaco, e la spedizione non ebbe esito 

* Cf. Dandolo, 172 C-D, donde P. Dolfin, p. 81. felice; cf. il cronista Giovanni ed. cit. p. 109, rr. 4-7. 

* Cf. Dandolo, 173 B (donde Pietro Dolfin, p. " Gli Slavi presso ii fiume Narenta. 

84), ma co"h difFerenze di concetto ; il Sanudo, ne altero '" Cf. Dandolo, 172 D; " seno „ significa " senno „. 

il passo : " cuius (cioh di Obelorio) caput Mathemaucum " Lotario, figlio di Lodovico il pio. 

* delatum, postea in sabbato sancto iuxta Sancti Martini '- Cf. Dandolo, 137 D-E. 

" marginem suspensum est „. II Trevisan (a c. 25 A) '^ i\ cronista Giovanni {ed. cit. p. iii, rr. lo, n) 

afferma che ad Obelerio fu tagliata la testa nel sabato non fa menzione che di trenta nobili; il Dandolo, 173 

santo. II luogo fu S. Martino di Stra' presso Campalto. E, di trentatre in tutti; ma poi ricordano altri Vene- 

' Cf. Muratori, XXII, 454. zianl che a questi si unirono a poco a poco in seguito. 



116 



MARIN SANUDO 



2<) giugno Sst 



tra ditto tyranno, e ritornati a Veniexia lo preseno et cav61i li ochii et mandblo fuora di Ve- 
niexia * et fenno ritoraar il prefato Zuanne suo doxe. e fino clie '1 vene, rexe el dogado 
el vescovo de Oliva * et Zuane tribuno ', ma zonto el doxe, intro lui al ducato^. et per 
questa caxone nassete molta differentia tra do caxade, zo^ la Partitiacia, zofe Badoer, et quella 
di Mastelici; et sapendo uno di Mastelazi ^ el doxe doveva andar a San Piero, lui ando 
ocultamente in la ditta chiexia, et venuto il doxe, lo prexe e taioll la barba e per forza 
volse si facesse consegrar monaco"; e cussi fece et lo mando in la chiexia di Grado dove 



stete pocho tempo, ch^ '1 morite ' et II fu sepulto *. vixe nel ducato anni 23, di 9 ' 
h il suo brieve posto in man, in Gram Conseglio: 



et questo 



" Sub me Sancti Marci ecclesia conditur, ibique corpus deponitur, 10 
«primicerius ordinatur, Sancti luliani ecclesia erigitur; tandem clericus 
"diem clausi J". 



c. 41 A 

An. Sj6 



An. Ssg 



An. 840 



II 836. Piero Trandonico, overo Transdominico", di nobile fameglia fu electo 
doxe dal puovolo". questo, suo fiol Zuanne tolse per consorte nel ducato, et con volunt^ 
di tutti fo confirmato ''. 15 

Nel terzo anno dil suo ducato questo doxe con armata andoe contra Schiavoni in Dal- 
matia **, et a la fin f eno pace fra Ihoro *". 

Et Venitiani per zelo di la fede con 60 nave armade andono soto uno capetanio fino a 
Taranto, dove Sabba ^^ re di Mori con grande exercito era venuto per averlo ; et cussl con 
il favor li d^teno Venitiani, quelli di Taranto rompete Mori et quasi tutti fonno amazati, et 20 
ditta armata ritornoe con vitoria a Veniexia *'. 

854. ne Tanno di 1' 854 Bonifacio terzo ^*, pontifice maximo, di Roma vene a Veniexia 



13. 836 Plero-electo] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. 



1 Cf. Dand., 173 E e 174 A., donde P. Dolpin, p. 82. 

» Cioe di Olivolo. 

' II Dandolo (cf. 174 A ) da " Basilium Tran- 

* smundo et loaunem Marturio „ in luogo dl * Zuane tri- 
buno „, ma il Sanudo ha qui in parte seguito o la te- 
stimonianza del " Chron. Marc. Lat. X, 13 7 „ che a 
c. 12 A da per il primo l'errata notizia seguente : " an- 
" te eius (cioe del doge) accessum episcopus Olivolensis 
"de castro Baseio et loannes tribunus provinciam 

* de assensu populi gubernarunt „ o quella dei cronisti 
che l'hanno ripetuta; cf. le cronache "Marc. It. VII, 
788„ a c. lo A; "Marc. It. 'VII, 2051 „ a c. 7 B ; 
"Marc. Zanetti, It. 18 „ a c. 59 A: "Marc. It. 
VII, 2034, a c. 118 B; quella di GioRGio Dolfin, a 
c. 49 B e quella di Donato Contarini, a c. 64 A. 

* Cf. Dandolo, 174 B. 

^ I " Mastalici „ sono nominati * Mastelazi „ an- 
che nella cronaca " Marc. It. VII, 2051, a c. 8 A. 

* II Dandolo (174 C) da " clericum „ e cosi pu- 
re il " Chron. lust. „ a c. 22 B, ma qul il Sanudo, se- 
gul la testimonianza d'altri cronisti. La cronaca " M a r c . 
It. VII, 788,, ac. loAda " munego „ ; la cronaca 
"Marc. It. VII, 2034 „ a c. 118 B cos\ si esprime: 
" e per forza 11 lo fexe chomsagrar a modo de frar ,. 

' Cf. Dandolo, 174 C. 

* Cf. per la sepultura " Chron. Marc. Lat. X, 
1 3 7 „ a c. 12 A, donde deriva la testimonianza identica del 
"Chron. Iust.„a c. 22B;il particolare e anche rife- 
rito dalle cronache di Enrico Dandolo, a c. 15 A, " M ar c. 
lU VII, 2051 „ a c. 7 B, "Maro. It. VII, 788, 
»c. loA, "Marc. Zanetti, Ital. i8,ac. S9B, 
"Marc. It. VII, 203 4„ a c. n8 B, da Giorgio Doi.- 
FiN a c. 49 B, DoNATO Contarini a c. 64 A. e Pietro 

DOLFIN, p. 85. 



8 Cioh anai sette secondo 11 cronista Giovanni ; 
cf. ed, cii. p. 112, r. 19; ma qui il Sanudo concorda con 
PiETRO Dolfin, p. 85. 

'" La stessa iscrizione si legge anche in Sansovi- 
NO (0/. cit., S42) nel Palazzi (0/. cit., 23) e con una va- 
riante in Zanotto (0/. cit., IV, 30) ; e identica a quella che 
tuttora si ritrova nella sala del Maggior Conslglio. 

" II cognome " Trundonico „ si trova per la pri- 
ma volta neirelenco delle famiglle del " C h r o n i c o n 
Altinate^ (ed, cit. p. 29, r. 34) e coUa forma " Trun- 
dominico „ neIl'elenco dei dogi annesso alla cronaca di 
Giovanni Diacono (ed. cit., I, 178) donde pass6 
nel catalogo dei dogi del "Chronicon Altinate„. 
(ed. cit. p. 60, r. 25). n "Chron. Marc. Lat. X, 
137,, a c. 12 A da a questo doge questo cognome, e 
da questa cronaca deriva la identica testimonianza del 
"Chron. lust., (a c. 23 A). " Trandominicho „ e 
pure denominato da Enrico Dandolo (c. 15 A); 
" Trandomenego „ dalla cronaca del Museo Civico di 
Venezia, cod. Correr 1499 (c. 7 A). 

1' Cf. Dandolo, 174 D, donde P. Dolfin, p. 85. 

" Cf. Dandolo, 174 E, donde P. Dolfin, p. 86. 

" Ciofe in Croazia. 

'^ Cf. Dandolo, 175 A., donde con differenze Pie- 
tro Dolfin, p. 86. 

'* " Sabba „ non era nome proprio di persona, 
ma appellativo di digniti; cf. Amari, Storia dei Musul- 
mani di Sicilia, Firenze, Ee Monnier, 18S4, I, 359. 

" Cf. Dandolo, i7S C-D, (donde Pietro Dolfin, 
pp. 86, 87) ma il passo di questo cronista e stato frain- 
teso dal Sanudo. 

>8 Cioh Benedetto III. 



LE VITE DEI DOGI (pietro tradonico) 



117 



per discordia che 11 in Roma erra, et fo molto honorato, visitb el monasterio di San Zacha- 
ria e la chiexia, et promisse a domina Agnexe Morexini abatissa e altre monache che tor- 
nato che '1 fusse a Roma, li manderla li corpi di santo Pangratio martire et di santa Sabina 
martire, ' la qual abatessa et monache che vita religiosissima faceva, lo ringracioe summa- 
5 mente, et cussl ditto papa tornato a Roma a li noncii di prefate monache fece dar H dicti 
do corpi, li qualli zonti de qui, fonno posti in la dita chiexia con grandissima reverentia ^. 

856. ne Tanno 856 Ludovico secondo, fio di Lothario imperador, successe al padre '. el 

qual con augusta sua consorte vene a Veniexia; el doxe con il populo li and6 contra fino a 

San Michiel di Brondolo * ; el qual imperador di Romani stava a Mantoa *. et recevuto con 

10 grandissimo honor, lo conduseno in Veniexia. * el qual baptizo nel sacro fonte una figliola 

nasuta a domino duce ' et poi si parti e ritom6 a Mantoa. 

Sotto questo doxe da Theodosio imperador ' Constantinopolitano si otene ; et Venitiani 
fonno molto exaltadi per quello fe' a Taranto. 

In questo anno 856 vene discordia tra Veronexi e quelli dil lago di Garda. e Veronexi 

15 mand6no a dimandar soccorsso a Venitiani, i qualli li mand6 grande soccorsso e ave victo- 

ria contra quelli dil lago, et preso molti presoni, fo mandati a presentar al doxe, i qualli fo 

mandati ad habitar a Poveia, e a questo modo f o principiado ad habitar 1' ixola di Poveia *. 

Vene gram discordia tra queste caxade, zofe Polani, Zustignani et Baxegii da una parte, 

et Barbolani, Ischoli et Selvi da Taltra 1 1 e fu in tal modo che i se tai6no a pezi molti di Ihoro, 

20 per modo che con aiuto di alcuna parte dil populo furono cazati fuora di Veniexia, ma poi a 

pregierie di Lodovico imperador i ritomorono et fezeno bona paxe et parentado insieme '". 



Am. Ss6 



Marto Ssi 



An. 840 



c. 41 B 



2. abatissa] Parola aggiunta dal Sanudo nello sfazio inierlineare. — 12. si otene] Manca qualche farola, f. e. 
privilegio. — 13. per quello fe' a Taranto] Parole aggiunte poi dal Sanudo nel margine. 



' MailDANDOLO (180 A)da: " sancte Sabine virgi- 
nis „. Circa queste reliquie cf. p. 78, r. 10, e p. 79, r. i. 

* Cf. per l'intero periodo Dandolo, 179 E e 180 A, 
donde Pietro Dolfin, pp. 93, 94. 

' Cf. Dandolo, 180 C. 

* Cf. Dandolo, 180 D, donde Pibtro Dolfin, p. 95. 
^ Cf. Dandolo, 180 C. Ivi accord6 un privilegio 

al doge in data 23 marzo 856; l'edizione definitiva e 
piCi recente di questo documento si lia nel cit. volume 
dei Capitularia regum Francorum, p. 137. 

* Cf. MuRATORi, XXn, 455. 

' Cf. Dandolo, 180 D , donde Pietro Dolfin, 
p. 9S, " nasuta „ , cioe " nata „ . 

* Cf. Dandolo, 175 C; donde Piktro Dolfin, 
p. 86 ; ma il Sanudo lia confuso un imperatore Teodosio 
col patrizio omonimo. La confusione per6 era stata gia 
fatta dal Trevisan (cf. c. 25 B), da Enrico Dandolo 
(c ij A), e dalle cronache "Marc. It. VII, 2034, 
a c. 1 19 A, e da Giorgio Dolfin a c. 50 A. Al contrario 
la cronaca "Marc. It. Zanetti, i8„ac. SgBfa 
di Teodosio un patriarca di Grado ! 

' Le notizie di questi due periodi sono state date 
per la prima volta tra i cronisti venezianl dall'autore del 
"Chron. lust. „ (cf. c. 23 A) nel passo seguente: 

* huius etiam Petri ducis tempore Veronenses cum Gar- 
" densibus discordiam perhabentes a dicto duce auxilium 

* postularnnt, quo benigne concesso {cod. conccesso) dicti 
" Veronenses de eorum hostibus obtinuerunt victoriam et 

* triumphum ; quam ob rem comune Verone illustrX duci 
" multos Gardenses fecit pro exenio presentari „. Da 
questa cronsica passarono nell'opera del Trevisan (c. 26 
B) che riferisce U fatto con maggior copia di particolari, 



nella cronaca "Museo Civico di Venezia, cod. 
Correr, 1499 a c. 7 B „ che da in volgare venezlano 
il passo del"Chron. lust.,, nella cronaca di En- 
rico Dandolo (c. 15 A) che 8'accosta assai alla rela- 
zione dei Trevisan, nelle cronache "Marc. It. VII, 
2051,, che a c. 8 A espone brevemente il fatto, " M a r c . 
It. VII, 788„ dove a c. 10 B il fatto fe narrato bre- 
veraente, ma una nota marginjJe di un anonimo della 
prima meta del sec. XVI (questo anonimo a c. 24 A ri- 
corda una p a r t e del Consiglio dei Dieci in data del gen- 
naio 1521, cloh 1520 more veneto) da la notizia che i 
prigionieri furono mandati a Poveglia e che quell' isola 
cominci6 ad essere abitata allora per la prima volta, 
"Marc. Zanetti, It. i8„ che a c. 59^ segue la 
testimonianza dalla cronaca " Marc. It. VII, 2051,,, 
"Marc. It. VII, 2034, che da anche la notizia sui 
prigioni e su Poveglia, nella cronaca di Giorgio Dolfin, 
che qu\ concorda colla "Marc. It. VII, 2034,, nella 
cronaca di Pietro Dolfin (pp. 96 e 97) che pure di la 
notizia sui prigioni e Poveglia, e nella cronaca del Con- 
tarini (c. 64 B) che accenna brevemente al fatto. 

'" II piu antico ricordo di tale notizia h dato dal 
"Chron. Iust.„(ac. 23A) nel passo : " huius tempq- 
" re dopo l'eclissi del j maggio 840) sex {cioe inter sex) no- 
" biles proles orto dissidio, videlicet inter Polanos, lusti- 
" nianos Baxiliosque ex parte una, et Barbolanos, Silvios 
' atque Ystoiolos ex altera, ob cuius causam cotidie se 
" ad invicem hostiliter perimebant; dux vero perfidus et 
" iniquus ubi suos inter cives pacem et concordiam de- 
" bebat mittere, toto posse sic inter ipsos possetenus po- ■ 
" nebat Utigium et errorem, sed denique die quadam ar- 
* mata manu primeve tre» stirpes alias tre» vlriliter in- 



118 



MARIN SANUDO 



TTl/ r. 



13 utitmkrt sb4 Qucsto doxe havendo dogado anni 29, di 2„ venuto vechio, andando a San Zacharia a 

vesporo la vezilia di la Exaltatiom di la Croce per la riva dil Canal-grando, Stefano de Sa- 
bin et Domenego Calabrosini con molti altri armati ascosi in li burchii di sabion, insino * 
fuora et asaltbno el doxe e lo amazono ^; a San Zacharia sepulto '; e questo fu perch^ 
dito doxe voleva far vescovo uno nominato Domenego da Vegia * contra la volunta del 
populo e voleva far non come doxe ma come tyranno ^. et essendo cussi morto il doxe, 
i suo servi scampono im palazo e serono ben le porte, et steteno cussi per 40 di contra 
la volunta dil populo il qual li devano de gram bataglie; ma il vescovo si messe di mezo 
et adat6 le cose con questa conditiom che i ditti servi e loro fioli podeseno andar a star 
a Poveia dove era sta' zk comenzi ad habitar, e li podesse far zudexi e oficiali tra Ihoro, 
e a li fioli datoli aque da poter peschar et oxelar *, et che una volta a I' anno i dovesseno 
vegnir a disnar con el doxe '. questo h il breve : 

"In Dalmatas et Saracenos mare Superum infestantes, classem instru- 
"xi; apud edem divi Zacharig interemptus occubui„'. 



2-3. Sabin] Cost il codice fer " de Sablone „ secondo il Chr onicon Altinate, ed. cit., p. 23, " de Sabulo „ 
secondo il cronista Giov anni, ed. cit. f. iij, r. 23. — 3. Domenego] Cos\ il cod. per " Dimitrio,. — 4. a San Zacha- 
ria sepulto] Paro/e aggiunte foi dal Sanudo nel 7nargine coll' omissione di fo innanzi a sepulto. — 7. 40] Cos\ il cod. 
fer 30 secondo le testimonianze del " Chron. Alt. ed. cit. f, 23, r. 2/, det " Chron. Just. „ c. 2^ A, e del Con- 
tarini, c. 64. B. — 12. questo e il breve:] Parole aggiunte fiii tardi dal Sanudo al racconto; seguono infatti il segno 
che il Sanudo talvolia fofie al jine di un periodo, dofo il quale scgno resta fer solito bianca la farte rimanente del rigo. 



10 



" sultantes, de Barbolanis, YstoioUs et SUviis quam plu- 
" res interfecerunt; reliquos vero sua potentia et gene- 
" rositate de Venecia expulerunt. dictl vero nobiles ex- 
" pulsi, videlicet Ystoioli, Silvii et Barbolani, ad Lodo- 
" vici imperatoris presentiam se reduxerunt. imperator 
" autem de conscnsu Polanorum, lustinianorura et Baxi- 
" liorum fecit dictos fugatos suis precibus Veneciam re- 
" meare „. Piu brevemente la notizia e stata riferita dal 
Trbvisan (c. 26 A) il quale aggiunge per allro il par- 
ticolare deHa parentela che fu fatta tra quelle sei fami- 
glie; dalle cronache "Museo Civico di Venezia, 
cod. Correr. 1499» a c. 7 B, "Marc. It. VII, 
2oSi„ac. 8A, "Marc.It.VII,788„ac. loB, 
"Marc. Zanetti, It. i 8 „ a cc. 59 B e 60 A, le 
quali raccontano il fatto quasi nello stesso modo e an- 
che con molte somlglianze di forma, fuorche la prima la 
quale vuole che i Basegi, i Giustiniani ed i Polani fosse- 
ro nobili e le altre case, popolane ; dalla cronaca " M a r c . 
It. VII, 2034 „ (a cc. 119 A-B) che segue anche nella 
forma la testimonianza dl queste e specialmente della 
"Marc. Zanetti, It. 18 „, ma aggiunge il partico- 
lare della parentela, dalle cronache di Giorgio Dolfin, 
(c. 50 A) e del Contarini, (c. 64 B) i quali fanno un 
racconto simile a quello della " Marc. It. VII, 2034^, 
ma il Contarini omette il particolare di Poveglia. II 
Sanudo interpret6 male il passo della cronaca "Marc. 
It. VII; 2034, (c. 119 B); "e a la [cod. le) perfin 
" quele tre prime chaxade alzyxe {cioe uccisero) pluxor di 
" nobelli de quele alttre tre chaxade de Venyexia chom 
" alguna parte de queli de populo ; e tanto i fexe che i ly 
"chaza de Veniexia „; del resto mi sembra ch'egli abbia 
seguUo nel racconto la testimonianza di questa cronaca. 
' " insino „ , cio& " uscirono „. 
« Cf. il "Chronicon Altinate, ed. cit. p. 
*3i T- 13-16; per la durata del governo di questo do- 
ge 11 Sanudo si avvicina alla cronaca "Marc. It. VII, 



2034, la quale fa credere che oltre ai ventinove anni 
quel doge abbia governato qualche glorno (a c. 119 B: 
" ablando .... dogado ann XXVIIII e dl ,, „.), e alla cro- 
naca di Pibtro Dolfin, p. 99, che gli assegna anni ven- 
tinove e dl dodici. 

' Cf. per la sepultura Dandolo, 181 D, donde Pie- 
TRO DOLFIN, p. 99. 

^ Cloe "de vegla Vercellls civitate „; cf. "Chron. 
Altinate^ ed. cit., p. 22, r. 31. 

'•> n Sanudo mjil rende la notizia data dal " C h r o n . 
Altinate „; cf. ed. clt., p. 22, rr. 31-3S e p. 23, rr. 1-5; 
il Sanudo ha seguito in questo racconto la testimonlan- 
za della cronaca " M a r c . It. VII, 2034, ove a c. 119 
B si legge tra le altre la frase " et voleva far non cho- 
" mo doxie, ma chomo tiran „. 

^ Cf. "Chronicon Altinate, ed. cit., p. 23, 
rr. 18-29 e p. 24, rr. i-io. 

' Cf. Dandolo, 182 A, ma con ditlerenze. II Trevi- 
SAN (c. 26 B) ricorda la mediazlone del vescovo di Olivo- 
lo Domenico, e cosl pure Enrico Dandolo (c. iJ B) che 
da una narrazione meno ampia di quella del Trevisan. Ma 
il racconto del Sanudo si accosta specialmente a quello 
della cronaca "Marc. It. VII, 2034,, (c. iigBei^o 

A) la quale pure, a differenza dalle altre citate in questo 
comento, da quaranta giorni per la durata della resistenza 
dei servi nel palazzo, ed espone 1 fatti nello stesso ordi- 
ne che 11 Sanudo e non di rado con frasi quasi Identiche ; 
si pu6 dire anzl che 11 Sanudo abbia compendiato nel pas- 
so " questo doxe — a disnar con el doxe „ l'intero racconto 
di questa cronaca. II racconto dl Giorgio Dolfin (c. Jo 

B) In parte deriva dalla cronaca "Marc. It. 2034^ 
in parte dalla "Marc. l\. VII, 788, (c. 11 A). 

* L' iscrizione sl legge anche in Sansovino (0/. cit., 
S43), in Palazzi {pp. cit., 2$) e in Zanotto {op. cit., IV, 
33), e con lievi differenze (" Udsimatas, Sarracenos, 
gdem „) sta tuttora nella sala del Maggior ConsigUo. 



LE VITE DEI DOGI (orso i PARTicrACo) 119 

Questi sonno quelli che fonno complici et amaz6no il preditto doxe: 
Zuanne Gradenico con un suo nepote; 
Piero, fiol di Stephano Candiam, zo^ Sanudo; 
Stefano de Sambulo; 
5 Dimitri Calabrisin; " 

Urso Grugnario; 
do fradelli di Salviani; ' 
Dominico Falier; 
Zuanne Labresca. ^ 
10 Questi tutti da poi fonno castigati iusta i Ihoro demeriti *. 

Soto questo doxe fu decreto di far uno ponte di piera a San Filippo-Iacomo per el qual 
el doxe debbi andar a San Zacaria et piu non facesse la via per la riva di sora Canal *. 
questo doxe, come in altre croniche ho visto et lecto, erra prothospatario * di lo imperio 
Constantinopolitano. 

II 865.* Ursso Particiatio, zofe Badoer, electo foe dal populo in la citk de 
Rivo-alto, el qual and6 con armada contra Domenego ^ principe di la Schiavonia et quello 
sconfisse ^. e per questa caxom si azonse al* suo titolo di doxe di Veniexia "e di Dalma- 
tia„' e torno con vitoria. 

In questo tempo Mori veneno con grande armata in Dalmatia et fino in Histria, poi ri- 
torna per la Puia. el doxe mont6 su armada im persona e U and6 contra per modo che li f ece ri- 
tornar adriedo senza aver fato danno a Venitiani ^°. 

Ancora, el ditto andoe contra Illico principe di Schiavonia et have victoria, et volendo 
far paxe, ditto principe li convene render tutta la spexa fata in Tarmada *'. 

Come ho scritto di sopra '^ fo ritornato a Veniexia quelle 6 caxade a petiziom di 1' im- 



4. Sambulo] Cosi il Sanudo per Sabulo. — 9. Labresca] Cosi il Sanudo fer Labresella. — 15. 865] Cosi il cod. - 

865 Ursso-populo] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. 

1 Cio^ della famiglla dei Salviani. i" Cf. Dandolo, 184 C e i86 A, ma con grandl 

' Cf. Dandolo, 181 D. Ma il Trevisan (c. 26 diflferenze; il racconto del SANrmo si avvicina qul piu a 

B) da pure "Lambre8ca„ nellVIenco dei colpevoli. quello della cronaca " M a r c. It. VII, 2034, a c. 120 A. 

' Cioe del Canal-grande, Non ho ancora ritrova- " La notizia deriva con errata interpretazione del- 

to la cronaca donde il Sanudo pud aver tratta la notizia. I'avverbio "illicoB dalla cronaca breve di Andrea 

■* Ciofe spatario, secondo II documento riferito dal Dandolo (Cod. Barberini XXXII, 125 a cc. 15 B e 16 

Dandolo (cf. 176 C) e tradotto da Pietro Dolfin, A) donde fe passata nel "Chron. Marc. Lat. X, 

pp. 88-89. 137 n a c. 13 A e da questa nel "Chron. Iust.„ 

^ Ciofe 864 secondo 11 Dandolo (cf. 181 F); ma a c. 27 B; in altra forma e modo h data dal Trevisan 

il Sanudo ha seguito la testimonianza del "Chron. (c. 27 A). La notizia e data anche dalle cronache "Mu- 

Marc. Lat. X, 137» a c. 12 B, colla quale concor- seo Civico di Venezia, cod. Correr 1499,0 '^ 

dano le cronache di Enrico Dandolo (c. 15 B) e del c. 8 A, di Enrico Dandolo (c. 15 B), "Marc. It., 

Contarini (c. 64 B); Pietro Dolfin, p. 100, da tutte VII, 2061 „ (c. 8 B), " Marc. It. VII, 788, (c. 11 

e due le date. B), " Marc. Zanetti, It. i8„ (c. 60 B), " Marc. It. 

^ Cioe Domagol, secondo il Dandolo (cf. 182 C) ; VII, 2034 „ (c. 120 A-B), di Giorgio Dolfin (c. 51 

ma la cronaca "Marc. It. VII, 7 88„ ac. 11 da " Do- A), dl Pietro Dolfin (pp. 105 e 106) che tutti raccon- 

"menego principede Schiavonia „, e la "Marc. It. VII, tano 11 fatto quasi nel medesimo raodo; e del Conta- 

2 034„ a c. 120 A "Domenego primzipo de Schiava- rini, (c 64 A). II Sanudo ha riferito I'avvenimento 

" nia „, donde Giorgio Dolfin (cf. c. 50 B) trasse la me- pii compendiosamente. II passo della cronaca del Dan- 

desima notizia. dolo nel cit. cod. Barberini h 11 seguente: " illico Scla- 

■^ Cf. Dandolo, 182 C, donde Piktro Dolfin, p. loi. " vorum princeps ad depopulationem terrarum maritima- 

* Cf. Muratori, XXII, 456. " rum Istrie potenter advenit ; contra quem dux persona- 

" La notizia che h falsa, probabilmente deriva ' liter exiens victoriam habuit et terris expoliatis damna 

dal seguente passo della cronaca "Marc. It. VII, "restltuit. pax vero inter Venetos et Sclavos ob hoc dl- 

2 o 3 4 „ (c. 120 A) male interpretato dal Sanudo : * onde " rupta fuit „. II cod. Marciano Lat. X, 296 della stessa 

" per la dita chaxon (cio5 per la vittoria del doge) el cronaca non da in questo passo (c. 6 A) che variantl 

" dito primzipo de Schiavania fo chomstreto de dar al ortografiche. 

•dlto doxe la degnitade de la Schlavania,. " Cf. p. 117, rr. i8-2i. 



c. 42 A 

An. S64 



120 MARIN SANUDO 



perador, le qual ritoraorono ad habitar in le sue caxe in Osso-duro, unde fu azonto Osso- 
duro a li altri cinque sestieri di Veniexia, sichfe de cetero fonno sei sextieri *. 

Questo doxe subito electo pregoe el populo facesseno vendeta di la morte dil doxe; 
unde fono electi im palazo tre iudici sopra questo, zofe domino Piero episcopo Equilino, 
Zuanne archidyacono Gradense et Domenico Masono, i qualli fenno questa sententia: che 5 
Zuanne Gradenigo et Stefano de Sambulo et Zuanne Labresca fosseno fati morir, et Piero 
Candiam, Domenico Falier et uno ^ Cletensio et uno Flabanigo fonno confinati a Constanti- 
nopoli; li altri, zoe Stefano Candiam et il nepote di Zuanne Gradenigo e altri assai, fonno 
mandati in exilio in Franza. Urso Grugnario, hessendo sta' assa' tormentato, morite in la pa- 
tria. et cussl fonno puniti questi tali ', 10 

Per questi zorni la chiexia di Santa Maria formoxa la qual per vechieza ruinava, dai fioli 
di Marin Patricio fu restaurada *. 

In Brexa per tre zomi et tre nocte piovete sangue dil cielo, et molti segni in la Franza 
aparseno, et fo tanta peste per il mondo che la mitk di la zente morite ^ 

Questo doxe quando Tando con I' armata verso Taranto ", nel ritorno il sequente anno 1 5 

vene in Dalmatia et la chh di la Braza ' e altre terre di Dalmatia sachizoe ^ et Mori v6neno 

in Histria a depredar la citk di Grado, unde il doxe mando suo fiol Zuanne con armata, i 

qual Mori andono via, et a Comachio a sachizar ditta nostra armada andoe ". unde ve- 

c. 43 B dendo il populo Veneto la probitk dil fiol dil doxe, col voler dil 1 1 padre lo f eno suo con- 

sorte nel ducato *". et Schiavoni poi v6neno con le sue nave in Histria, et Humago, Emonia 20 
et Ruigno '* lochi di 1' Histria depredbno; unde il doxe con 30 nave ussite di Veniexia et fo 
a le man con Schiavoni e ave vitoria ; t a m e n perchfe Schiavoni erano in liga con la Chiexia **, 
li fo restituidi li presi liberamente *' et fo pacifichate le cosse '*. 

In questo tempo Carlo imperador di Romani '" el primo anno dil suo regno hessendo a 
17 gtmmo sso Ravena, f ece tra Venitiani et subditi dil suo regno renovo le trieve e lige per cinque anni con 25 
questa zonta, che contra Schiavoni, qualli i lochi maritimi depredavano n o n s o 1 u m resister 
ma etiam invaderli si dovesse *'. 



3. Questo-electo] Parole scritte foi dal Sanudo coine correzione su fondo abraso. — 18. via et] Parole scriite 
dai Sanudo con altro inchiostro fiii cufo a guisa di corrizione su fondo abraso. - ditta] Parola scritta c, s. 

• II Dandolo, (cf. 18S A) racconta il fatto diver- Manca nell' edlzione curata dal Muratori il breve passo 

samente. L'errore che si legge nel Sanudo e in altri cro- suUa pioggia di sangue e sui segni apparsi in Francla. 

nlsti, deriva a mio giudizio didPessere stata avvicinata ° Cf. Dandolo, 184 B, donde I'. Dolfin, p. 106. 

la notizia della nota 10 a p. 117 col passo soguente del ' Brazza nell'isola omonima. 

"Chron. Marc. Lat.^^X, 137, (a c. 13 B): " iste » Cf. Dandolo, 184 C, dove per altro i fatti di 

" dux ab imperatore (di Costantinopoli) multas honorifi- Dalmazia sono rappresentati come opera dei Saraceni ; 

" centias et immunitates accgpil. nam et insulam Dorsi- il Sanudo ne ha interpretato male il passo. 

" duri, qug facta erat inhospitata, Venetis pre timore ab 9 Cf. Dandolo, 168 A (donde P. Dolfin, p. log) ; 

" ipso imperatore adeptus est, quam postea Veneti multis ma il fatto di Comacchio vi e ricordato come opera di 

" et pulchris gdificiis ornaverunt „, e cos) chi uso questo Saraceni. II Sanudo ne ha interpretrato male 11 passo. 

passo confuse l'imperatore greco coll'altro. Ma il Sa- 1» Cf. Dandolo, i86 B, donde Pietro Dolfin, 

nudo in questo passo della sua cronaca ha segmto la te- pp. 103 e 109. 

stiraonianza della cronaca "Marc. It. VII, 2034, " Umago, Citta-nuova e Rovigno. 

ove a c. 120 B si legge : " e notta che 1' isola de Osso- '« H Sanudo ha male interpretata ia frase del Dan- 

" duro per paura de quele prime tre chaxe che nuy ave- dolo (cf. l86 C) " propter fedus quod cum Sclavis habe- 

" mo dito davanti iera stado desabitado, ma chomo nuy « bat „ che da questo fe riferita al doge e non alla Chiesa. 

"avemo dito, lo imperador tanto sape far che le le fexe " cf. Dandolo, 186 C: " omnes captivos libere 

" tornar in Venjexia, he fo abytado lo dito terem de " dimisit . 

" Hosso-duro et fato de moUty belli edefyzy, e fo azonto n Cf. Dandolo, 186 C, donde P. Dolfin, p. 1 10. 

" a ly altri sestieri del dogado de Venyexia „. 15 Carlo il grosso. 

' Pietro, e cosi pure pel " Flabanigo „. is Cf. Dandolo, 187 B-C, donde P. Dolfin, p. iii. 

' Cf. per l'intero periodo Dandolo, 181 E, 182 B, n Sanudo fe venuto a cognlzione della contenenza del do- 

donde Pietro Dolpin, pp. 100 e loi. cumento per mezzo della cronaca del Dandolo. II privi- 

■• df.- Dandolo, 182 C, donde P, Dolfin, p. 102, legio si conserra; redizlone piu recente si hanei Monu- 



5 



Cf. Dandolo, 184 B, donde P. Dolfin, p. 105. menia Germaniae hisiorica, Legum sectio II, Cafitularia 



LE VITE DEI DOGI (giovanni ii particiaco) i2l 

Da poi questo doxe da Baxilio imperator Constantinopolitano fu fato suo prothospatario 
e de rimperio, et mandatoli alcuni donni; il qual non ingrato esso doxe li mand6 12 campane 
di gran peso fino a ConstantinopoH a donar; et da quel tempo in qua Greci usano campane 
che prima non usavano '. 
5 Questo doxe in la cit^ di Heraclia, dove ave origine li soi progenitori, fece fabrichar 

uno palazo *. 

Ancora, dete licentia in Rivoalto di cultivar li paludi, et nel sextier di Osso-duro che 

erano ixole, fo posti * alcuni al servitio dil doxe, i qualli potesseno peschar et oxellar in certe 

valle con esser ubligati dar certa parte di tutto quello i prendevano ogni anno domino duci*. 

10 In questo tempo era durata assa' le discordie tra Venitiani et quelli di Friul, unde fo 

pacifichate le cose, et promesse Hualperto patriarcha di Aquilegia il vescoado di Grado G,n>imo sso 
nb li soi confini invader ni dannizar, et il doxe li promisse, domente ditto patriarcha vi- 
vesse, lassarli il porto Pillo* aperto, con questo tamen Thonor debito li sia conservado et 
a quello portado, et che a li nostri populi possino comprar et vender in la Patria/ et quatro 
15 mansione che '1 doxe havia in la piaza di Aquileia, li fosseno riservate, et che di le cose pro- 
prie dil doxe non debbi pagar al patriarcha datio over tributo '. 

Questo doxe havendo dogado anni 1 7, mexi 6, di 2, morite , et nel monasterio di San 
Zacaria honorifice fu sepulto ^ questo h il breve: 

"Furentes Dalmatas compescui, Saracenosque 
20 "Italiam infestantes, apud Tarentum fgliciter profligavi „' . 

1 1 Questo doxe fu di gram sapientia et pieth. et amator di pace ; lassoe quatro figlioli, c. ts a 
Zuanne consorte suo, Badoer, Urso et Piero; alcuni dicono " ebbe etiam Victor, patriarcha 
di Grado; et do figliole ". sotto di lui Venetia fo assa' nominata. 

881. Zuane Particiatio, zo^ Badoer, fiol dil sopradoxe e consorte, da poi la morte au. ssr 
25 dil padre fo confirmato doxe, come prima era. questo doxe fu molto desideroso de acrescer 
el dogado et largar i soi confini, e mando uno suo fradelo '^ a Roma; et sapiando quelli di 
Comachio, li ando driedo et a tradimento lo occise ". u n d e el doxe inteso questo, ando con ar- 
mada e aiuto di soi citadini verso Comachio et quello prese, et Iass6 zudexi, et fato molti danni 
a quelli di Ravena che fonno conscii di la morte " dil fratello, ritornoe a Veniexia con vitoria '*. 

12. invaderj Cioe ni invader. — 14. ali nostri populi] Cos) il cod. — 17. SS. 2] Parola e numero aggiunti foi dal 
Sanudo nello sfazio interlineare. — i8. honorifice] Cod. lionorlce. - questo h il breve] Sembra che giieste J>arolc sieno state 
aggiunte pih tardi dal Sanudo al testo, — 24. 881. Zuane-consorte] Parole e nutnero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. 

regum Francorum 11, pp. 138-141. II privilegio e in data stantes „. 11 testo dell' iscrizione qiiale ora si legge nella 

dell'undici gennalo 880 secondo il computo comune. sala del Maggior Consiglio, dii " Sarracenosque „, " va- 

' Cf. Dandolo, 187 E, donde P. Dolf:n, p. H2. stantes „ e " feliciter ,. 

' Cf. Dandolo, i88 A, donde P. Dolfin, p. 112. '" La frase del Sanudo " alcuni dicono „ traduce 

3 Cf. MuRATORi, XXn, 4S7. " quidam etiam addunt „ del Dandolo (cf. 18S C). 

* Cf. Dandolo, 188 A, donde Pietro Dolfin, p. " Cioe Felicita e Giovanna. La frase " et do figlio- 

112; ma cf. la nota i a p. 120. l^ » ^ oggetto di " lassoe „. Cf. per l'intero passo Dan- 

5 II Filiasi (pp. cil., VI, parte l, p. 49) pone Pilo dolo, 188 C, donde Pietro Dolfin, p. 113. 
nel patriarcato d'Aquileia presso Marano o Belvedere. '' Di nome Badoer. 

^ Ciofe nel patriarcato di Aquileia " Cf. "Cliron. Marc. Lat. X, 13 7 „ a c. 13 

' Cf. Dandolo, 188 B-C, donde P. Dolfin, p. 113. B, donde le cronache " Mu seo Civico dl Venezia, 

II Sanudo e venuto a cognizione della contenenza del docu- Cod. Correr. I499„ac. 8A, di Enrico Dandolo 

mento dalla cronaca del Dandolo. II documento si legge (c 15 B), "Marc. It. VII, 205 i „ a c. 8 B, " Marc. 

anche nel Codex Italiac diplomaticus del Lunig, II, 2, 194S. !*• VII, 788, a cc. ii Be I2 A, "Marc. Zanetti, 

' Cf. Dandolo, 188 D, ma qui il Sanudo s'accosta It. 18, a c. 60 B, «Marc. It. VII, 2034, a c. 120 

alla testimonianza di Pietro Dolfin, p. 113, che da a B, di Giorgio Dolfin a c. 51 A e del Contarini a c. 65 A. 
questo doge un governo di anni diciassette e mesi sei. '^ Ma Dandolo, 189 A: "quide captione fratris 

9 L' iscrizione si legge anche in Sansovino (pp. cil., " conscii fuerant „. 
544), Palazzi {op. cit., 27) e Zanotto, (op. cit., 37), e in '^ Cf. per l'intero periodo Dandolo, 189 A, donde 

tutti e tre coUa variante "vastantes, rispetto a " infe- Pietro Dolfin, pp. 113 e 114. 



122 



MARIN SANUDO 



iomaggiossa Et hessendo Carlo imperador a Mantoa, mando * ambasadori et da quello obtene privi- 

legio che da la villa di Cavarzere ^ iin a Citk-nuova e altri lochi niun sia si temerario che 
debbi andar a peschar overo oxelar, ma che sia iuriditiom libera dil doxe, et obtene etiam 
confirmatiom di privilegii fece Carlo suo avo, di 1'883; li oratori fonno domino Laurentio epi- 
scopo et Vigilio, overo Leone, venetico, come apar nel ditto privilegio ', 5 

In questo tempo Urso fratello dil doxe fece hediiichar sopra il lido di Malamocho in 
uno loco ditto Vigna una chiexia in honor di san Cornelio et Zipriano, la qual messe il 
doxe inmediate sotto la capella sua di San Marco, e da poi nel tempo di Vidal Michiel 
doxe fo concesso di far li uno monasterio di San Beneto di Po-vechio *. 

Questo doxe hessendo gravemente de infirmit^ opresso, col voler dil puovolo Piero suo 10 
menor fratello constitui suo successor, et, varito, Tave per suo consorte; il qual Piero pocho da 
poi morite di anni 25 ^; unde tolse per consorte Taltro fradello nominato Urso, el qual fe' edi- 
fichar la chiesia soprascritta ". et lui Zuane Badoer doxe renoncio il dogado et ando ad habitar 
in le sue proprie caxe dicendo al populo che elezesseno qual doxe in suo locho che li paresse '. 

In questo tempo Hungari venuti di Asicia* in Panonia et U comenzono habitar et fino 15 
al presente vi stanno; sonno zente molto inculta, vestiva sopra le carne nude et manzava 
carne cruda bevendo 11 sangue humano ^. 
c. 43 B j j Questo doxe havendo dogado anni 5 et mexi 6 renoncioe " il dogado *', come ho scripto 

di sopra *^. et questo h il suo brieve : 

" Comaclensem urbem Senatui Veneto infenssam, victricibus armis no- 20 
"stris subegi, peractisque annis quinque, menses sex, morbo impeditus 
" principatum reliqui''.„ 

17 apriie 8S? 887. Piero Candiam, zofe Sanudo, fo electo in caxa sua dal populo a di 17 april 

et menato a palazo, et da Zuanne olim doxe fo benignamente acceptado per suo successor ■*. 

Questo doxe mando armada contra Narentani, qual ritornoe senza far alcun effecto; per 25 

Agosto 8S7 il che fece far una altra armada di 12 nave grosse dil mexe di avosto; lui doxe monto suso et 

zonto al monte di Schiavi, smonto in uno loco ditto Mucule'^ non con molti; unde Schiavoni 

li veneno a 1' incontro ; et li messeno *" in fuga amazando molti di nostri ", et cinque nave 



9. di San Bcneto di Po-vcchio} Cosi il cod., ma s'inicnde: " soiiofosto al monastero di S. Benedeito di Po-vechio, 
cioi di Polirone „; difatti il monastcro di S. CiJ>riano era retio da un friore c non da un abbate. — 21. menses] Cosi 
il cod. - impeditus] Cod. impedimentus. — 22. principatumj Cod. principatus. — 23. 887. Piero-populo] Parole e nu- 
mero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. 



' Cioe: il doge mandd. 

* Borgata alla foce deU'Adige. 

^ Cf. Dandolo, 189 B-D e 190 A-D, che da anche il 
testodelprivilegio donde Pietro Dolfin, pp. 114-11S; ma 
il Sanudo non ha interpretato bene la frase del documento 
' Laurentiura venerabilem episcopum atque Vigilium 
"seu Leonem "veneticos^. L' edizione critica e piu 
recente di questo privilegio che & in data di Mantova e 
del 10 maggio 883, si ha nei citt. Capiiularia regum Fran- 
corum {Monumenta Germaniae hisioricd), pp. 1 41-143. 

^ Cl". Dandolo, 191 B, donde Pietro Dolfin, p, 118, 
ove il Sanudo ha interpretato male il passo riferendo la 
fondazione della chiesa ad Orso anzichfe al doge. La 
frase " inmediate „ appartiene al testo del Dandolo. 11 
doge fu Vital Michiel I e la concessione venne fatta nel 
1 loi ; cf. la biografia di lui in queste Vite dei dogi. 

'•^ Cf. Dandolo, 191 A, donde Pietro Dolfin, p. 118. 

^ Cf. Dandolo, 191 B, dondePiETRO Dolfin, p. 118, 

' Cf, Dandolo, 191 D, donde Pietro Dolkin, p. 119. 

« Ciofe dalla Scizia (da " a Sicia „). 

' Cf. Dand. 191 D, donde P, Dolfin, pp.118-119. 



"> Cf, MURATORI, XXri, 458, 

'1 Cf. Dandolo, 191 D, donde Pietro Dolfin, p, 119. 

'^ Cf. r, 13 di questa pagina. 

'3 L' iscrizione si legge anche in Sansovino, (0/. 
cii., 545), Palazzi, (0/. cit., 29) e Zanotto, {op. cit., L 
38); tutti e tre omettono le parole da " peractisque „ a 
" reliqui „. II testo della medesima nella sala del Maggior 
Consiglio h. ora il seguente, cosi disposto su due righi : 

" Coniaclensem urbein Senatui Veneto infensam 
"* victricibns armis nostris subegimus. „ 

'< Cf. Dandolo, 191 E, donde Pietro Dolpin, p, 
1 19 : per il cognome Sanudo di questo doge cf. " C h ro n . 
Marc. Lat. X, I37„ a c. 14 A ed il "Chron. 
Iust.„ a c. 28 B; la parola ,olim, appartiene al te- 
sto del Dandolo, 

'" Macarsca, o " Mucarus „ , villaggio ad essa vi- 
cino. II Monte degli ScWavi era nel paese dei Narren- 
tani, suUa costa. 

"< Ciofe " et li messe „ ; il Sanudo male ha inter- 
pretato il passo del Dandolo in questa proposizione, 

»' Cio6 " dl loro „. 



LE VITE DEI DOGI (pier candiano i, pier tribuno) 



123 



con le Ihoro manere ' rumpete; et poi di novo ritorn6 Schiavoni a di 18 di septembrio a com- ts uit. sa? 
bater, unde il doxe con 7 altri fo amazado, e '1 suo corpo fu tolto per Andrea tribuno et 
sepulto in la chiesia di Novegradi ^. costui fo homo bellicoso, audace et savio et molto 
largo et molto devoto di chiexie, qual mai manchava da li divini officii; fo di statura me- 
5 diocre; di anni 45 fu morto; tene el ducato mexi 5% altri * vuol tenisse uno anno et 
mexi 5. et cussl 6 in li brievi di Gran Conseio qual h questo: 

"Dum adversus Narentanos manus fortiter consererem, inter micantia 
"arma patrie pietate viriliter cecidi. vixi in ducatu menses V.„*. 



888. Zuanne Partitiatio, zo^ Badoer. questo benchfe renonciasse prima il du- 
10 cato per la egritudine ne havla et andasse ad habitar in le sue caxe, a pregierie dil populo 
torno ad habitar im palazo et exercitar il dogado poi la morte di Piero Candiam doxe; et 
hessendo rumor in la terra che pur volevano elezer novo doxe, unde lui li exorto a dover 
far eletiom senza sisma '^. et compiti mexi 6, zomi 13, et za sedati li rumori publici, ritorn6 
ad habitar in le sue proprie caxe '. et questo h il secondo brieve, 1' ha in mano : 

■15 "Consensu patrum populique electus vixi mensibus sexet diebus XIII; 

" in valescente morbo ducatu denuo abdicavi*„. 

llPiero Tribuno fo electo doxe dal puovolo; fo fiol di Domenego et nepote di Piero 
Candiam doxe che fo amazado da Schiavoni *. 

Questo doxe nel nono anno dil suo ducato desiderando di defender il suo puovolo da 

20 subite incurssiom de inimici fece fabrichar da cao di rio di Castello fino a la chiesia di *" Santa 

Maria Zubenigo uno muro et fece meter una grossa cadena qual da capo di ditto muro a Santa 

Maria preditta passava il Canal-grando et da Taltra a la chiesia di San Gregorio si tirava, 

accib niuna nave venendo de inimici potesse passar si la catena non si apriva *'; et fo dil 911. 



3. Nove] Parte di parola scriiia foi dal Sanudo su fondo ahraso come correzione; Faltra parte gradi fu da 
Itti aggiunta nel marginc. — g. 888. Zuanne-ben] Parole, sillaba e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. - 
benchej // che /k scritto dal Sanudo con altro inchiostro nero comc correzione su fondo abraso. — lo. havia] It yia. fu 
scritto dal Sanudo come correzione con altro inchiostro fiii cufo su fondo abraso. — 17. Piero-puovolo] Parole scritie 
dal Sanitdo con inchiostro rosso. II Sanudo ha omesso la data delPelezione. 



Ah. SSS 



c. 44 A 

Am. SSS 
An. S97 



i " manere „ cioh "mannaie,,. 

' Dandolo (192 B): " i n atrio ecclesie Gra- 
densis», frase che il Sanudo ha interpretato a spropo- 
sito per Influsso della cronaca "Marc. It. VII, 2034,, 
ove a c. 121 A si legge: " ochulttamente da li Schiavi el 
" t'o portado ad Novegradi „ notizia ripetuta dalla cronaca 
dl GioRGio DoLFiN (a c. ji B). 

^ Cf. Dandolo, 192 A-B., donde P. Dolfin, p. 120. 

<Il"Chron. Marc. Lat. X, 137 „. ac. 14 
A, "Museo Civico di Venezia, cod. Correr. 
I 49 9 „ a c. 8 B, Enrico Dandolo (c. 16 A) e P. Dolfin, 
p. 120 gli danno un governo di un anno e cinque mesi. 

^ L' iscrizione si legge anclie in Sansovino (0/. cit., 

S4S), Palazzi {pj/>. cit., 31) e Zanotto {of. cit., I, 39); tutti 

e tre omettono le parole "vixi-V„; i due ultimi ddnno 

" pro patria „ per " patrie pietate ,. II testo della mede- 

sima nclla sala del Maggior Consiglio h ora cos\ disposto 

su due righi: 

" Dum adversus Narentanos inanus fortiter consererem 
■* inter micantia arma patriae pietate viriliter ceciUi. „ 

^ Cf. Dandolo, 192 C, donde Pietro Dolfin, p. 120. 
■^ Cf. Dandolo, 192 D., donde in parte Pietro 
DoLFiN, p. 120. 



' n Sansovino (0/. cit., S45) e 11 Palazzi (0/. cit., 
30) ne danno questo testo : " Consensu patrum popuUque 
" iterum electus dux, mensibus sex, diebus tredecim per- 
" actis, invalescente raorbo, ducatu denuo me abdicavi ,. Lo 
Zanotto non ne fa menzlone; ma essa si legge nclla sala 
del Maggior Consiglio secondo il testo dato dal Sansovino. 

" Cf. Dandolo, 192 E; ma il Sanudo nc ha in- 
terpretato male la frase " natus ex . . . . matre Agnel- 
" la nepte oUm Petri ducis occisi „. Lo stesso errore 
si legge nella cronaca del Trevisan (c. 28 A) : " mlsier 
" Picro Tribun, fiolo de misifer Domenego, nepotte de 
" misiir Piero Candian doxe che fu morto da Schiavi „. 

"> Cf. Muratori, XXII, 4S9. 

" Cf. Dandolo, 194 C-D. P. DoLFiN (p. 123) men- 
tre in parte segue il Dandolo, da questa preziosa notizia : 
" et una cadena di ferro grande era composta nella citta, la 
" quale meteva un suo lato in fine del predicto muro, ma 
" l'altro nella margene ove fondaraenta della giesia de San 
" Gregorio, la qual posta a la rlpa s'appogiava, e questo 
" perchfe alguna nave non havesse faculti de passare a dan- 
" nizar Rialto excepto rupta la catena, et de qua de Santa 
" Maria lubanico se fermava in una torre grisa [parola di 
" lettura incerta per coufusione di lettere] la qual fo da ca' 



124 



MARIN SANUDO 



Ancora, fece principiar la fondamenta dil campaniel di San Marco in uno locho che si 
chiamava Broylo, dil 912 ^ 

E da saper in uno tempo erano 5 imperadori in Constantinopoli ne Tanno 904, zofe 
Constantino con 4 soi fioli '. 

In questo tempo Totila re di** con exercito di cavalli et nave, et primo intrato sul Ve- 5 
ag giugHo 900 nitiam a Cit^-nuova, poi fino a Chioza perveneno, et nel zorno di san Piero e san Paulo il 
doxe li and6 contra con exercito naval et messe in fuga inimici e ritorno con victoria ', 

Questo doxe, come vidi in alcune croniche, fo constituido da Leone imperator protho- 
spatario imperiaP; fo doxe pacifico, savio et benigno; havendo dogado anni 23, zorni 7^ 
morite et nel monasterio di San Zacaria fu honorevelmente sepelito; di la qual morte mohi 10 
Venitiani ^ si condolseno '. et questo h il brieve che 'I tien in man : 

'Ab ingentibus undique bellis patriam ingenti classe magnifice tu- 
"tatus sum, inducatuque annis 23 feliciter vixi et diebus XVII,'. 



Sicome in altre croniche ho lecto ', al tempo di questo doxe Athila re di Hunni vene 
in Italia et fece molte cose che Ipngo saria qui descriverle. et volendo ruinar tuta Italia, 15 
tolto il camin versso Roma, san Leom papa li vene a rincontro admonendolo non volesse 
la ruina di tanti e dovesse tornar indrio; la qual cosa fu miracolosa, che subito el ritornoe 
indrio e vene a Ravena e non li fece alcun danno e pass6 con i navilii di Venitiani fuora 
de Italia per la promissiom fata a san Leone papa. e tolse poi per moglie una sorella no- 
minata Illicha de I' imperador di Constantinopoli e nel convito se imbriag6 e mori; ma questo 20 
non pol esser soto questo doxe, ma fo molti anni avanti. 



5. »,] Manca qualche farola /. e. Longobardi vene. - intrato] Cosi il cod. per introe. 
ingruantibus. 



12. ingentibus] Cod. 



" Zorzl e rovinata in l'anno 1460, fu in quel luogo; fab- 
* bricato la casa de misi&r Francesco Giustiniano „. 

' Ho ritrovato la stessa notizia a c. 9 B della 
cronaca "Marc. It. VII, 2051,, (ma vi fe riferita al 
904), a c. 61 B della cronaca " Marc. It. Zanetti 18, 
(ove con piu precisione si afFerma che " questo doxe fo 
" quello che comenca a hedifichar la fondamenta del 
" chanpaniel de Sen Marcho „), ma il Sanudo molto pro- 
babilmente la trasse dalla cronaca "Marc. It. VII. 
2034, ove a c. 123 A si legge il passo: "e nota ch'el 
" dito doxie fexe primzipiar la fomdaraenta del chanpa- 
" nyel de Sam Marcho in uno luogo che sse chiamava 
" Broiluol. e questo fo del VIIII XIII a d\ V zugno „. 
La notizia si legge anche, ma piu compendiosamente, a 
c. 52 A della cronaca di Giorgio Dolfin. Circa l'eta 
delle fondamenta del campanile di S. Marco, cf. Boni, // 
muro di fondazione del campanile di S. Marco in Archivlo 
Veneto, XXIX, 355 sg., e Boni, / fondamenti e il sotto 
suolo della chiesa e del camfanile di S. Marco neIl'opera 
/.3 Basilica di S. Marco in Venezia iliustrata nclla sto- 
ria e nelParte da scrittori veneziani sotto la direzione di 
Camillo Boito, Venezia, Ongania, 1893, pp. 439 e 440. 

' Cf. Dandolo, 196 C-E, donde Pietro Dolfin, 
p. 128; ma il Sanudo ha interpretato male il passo con- 
fondendo Costantino con Romano ed attribuendo a que- 
sto quattro iigli. 

' Cf. Dandolo, 197 C, ma il Sanudo rlferl que- 
sta invasione a Totila seguendo In questo particolare 
la testimonianza della cit. cronaca 'Marc. It. VII, 
'03 4 n ove la notizia si legge a cc 121 B-123 A. La 



stessa notizia si legge anche a cc. 51 B e 52 A della 
cronaca di Giorgio Dolfin. 

* Cf. Dandolo, 193 A, donde P. Dolpin, p. 121, 
colla variante " spatario „ , "Chron. Iust.„ a c. 30 
A, e Sabellico, 0/. cit., p. 61. 

5 Le cronache citate in queste note concordano nel- 
I'assegnare a questo doge la durata dl ventitre anni ; solo 
Enrico Dandolo (c. 16 B) e Pietro Dolfin (p. 129) gli 
aggiungono diciassette giornl. La cronaca "Marc. It. 
"VII, 2 034„ a c. 123 Aglida " anni XXIII e di„,. 

^' Ma il Dandolo (198 B) d4 : " de cuius morte 
" Veneti p I u r i m u m condoluerunt „. 

' Cf. Dandolo, 198 A, B, donde P.Dolfin, p. 129. 

* II Sansovino (0/. cit., S47), il Palazzi (0/, cit., 
3S) e lo Zanotto {oJ>. cit., IV, 42) danno il testo dell' iscri- 
zione in questa forma : " ab ingentibus undique bellis pa- 
" trizun ingenti classe tutatus sum „ , e appunto in questa 
forma si legge ora nella sala del Maggior Consiglio. 

' Queste notizie sl trovano accennate in una nota 
marginale del secolo XVI nella cronaca " M arc. It. VII, 
7 8 8 „ a c. 12 B (ma riferite in cssa a Totila re degU 
Unni!), e per disteso nella cronaca "Marc. It. VII, 
2034,, ^ cc. 12 X B-123 A e piil brevcmente in quella 
di GioRGio Dolfin a c. Ji B e 52 A, nelle quali i fatti 
di Attila e in particolare 1' incontro col papa e le nozze 
colla figlia dell' imperatore sono attribuiti a Totila, re 
dei Longobardi secondo la prima, e degU Ungherl giu- 
sta la seconda. Manca per intero questo passo com- 
preso tra i righi 14 e 21 nell'edizione curata dal Mu- 
ratori. 



LE VITE DEI DOGI (orso ii particiaco, pier candiano ii) 



125 



II Urso Particiatio, zo^ Badoer, fo creado dal puovolo '. questo doxe mand6 
suo fiol Piero a Constantinopoli et ave ^ da 1' imperador la dignit^ di prothospatario ; et ri- 
tomando a Veniexia per inganno di Michiel principe di Schiavoni fu preso et toltoli tutto 
quello el portava, e lo mandoe in custodia di Simeon re di Bulgari, per redemptiom dil qual 
5 el doxe mandoe Dominico archidiacono di Malamocho, il qual con molti doni recuperoe il 
fiol dil doxe preditto et da poi a persuasiom dil doxe il ditto archidiacono fu fato episcopo 
di Malamocho per la liberatiom dil fiol '. 

In questo mezo il doxe oltra il solito comenz6 a inquietar Chiozoti, ma conscio dil pri- 
vilegio fatoli per il suo precessor, non solum desistete da quello el rechiedeva, ma etiam 
10 di consentimento dil popullo ditto privilegio renovoe *. 

Redolpho imperator di Romani = nel quarto anno dil suo regno havendo il doxe mandk 
ambasadori Domenico episcopo di Malamocho et Stefano Caloprino a richieder la confir- 
matiom di privilegii, quello li concesse a Venitiani liberta et inmunitk nel suo regno de Italia, 
et confirmoe li altri privilegii di re et imperadori soi antecessori, et in quelli dechiarl che il 
15 doxe havesse libertJi di poter far bater monete ^. il qual privilegio fo poi etiam confirmato 
da Hugo imperator, al qual fonno mandati per ambasadori Zuanne Flabanigo et Stefano 
Caloprino '. 

Questo doxe fo de inzegno preclaro, preditto di scientia' et amador di la iustitia et 
molto elimosinario et piacevole Con tutti; havendo dogado anni 20 lasso il dogado et si fece 
20 monaco nel monasterio di San Felixe di Mani dove morite, et U catholicamente f u sepulto ^. 
et questo h il suo brieve: 



c. 44 B 

Ah. gi2 



sgfebbraio qa^ 



26/ehbraio g27 



"Quoad decuit iustitiam et pacem colui, tandem concepto" voto mona- 
"sterii Sancti Felicis diem clausi„". 

Piero Candiano, zoh Sanudo, secondo, fo creato doxe. questo fo fiol di quel 

25 Piero Candiam doxe che in Dalmatia da Schiavoni fu morto; fu homo savio, modesto e utile 

al rezimento di Veniexia *^. questo doxe mand6 Piero suo fiol a Constantinopoli, il qual ob- 



An. 9JJ 



I. Urso-puoTolo] ParoU scrittt dal Sanudo con incMostro rosso. II Samido ha omesso la data deWeUxione. — 
II. anno] Parola scritta dal Sanudo con altro inchiostro fiit cufo su fondo abraso, come correzione. — 22. Quoad 

decuU pacem] // cod. ha quo adicul .... parte. La restituzione i stata fatta col sussidio della testimonianxa del 

Sansovino, del Palazzi, dello Zanotto e deW iscrizione della sala del Maggior Consiglio; faleograjicamente si sjiiega 
benissimo Perrore di lettura nel quale il Sanudo e incorso. — 24. Piero-secondo] Parol* scritte dal Sanudo con in- 
chiostro rosso, II Sanudo ha omesso la data delVeUxione. 



' Cf. Dandolo, 198 B, donde P. Dolfin, p. 129. 

' Soggetto di " ave , e " Piero „, come h dimo- 
strato dal confronto col passo del Dandolo. 

•^ Cf. Dandolo, 198 B-C, donde P. Dolfin, p. 130. 

■• Cf. D^VNDOLO, 199 E. n Sanudo venne a cogni- 
zione della contenenza del privilegio per mezzo della cro- 
naca del Dandolo. II documento si conserva ma non nel- 
la sua forma genuina ; 1'edizione piu recente e quella cu- 
rata dal Gloria nel cit. Codice diplomatico Padovano, 
pp. So-53, ma in esso h riferito ad Angelo Partecipazio 
colla data del giugno 919! II documento c stato pubbli- 
cato dal Gloria secondo due testi, ma e una falsificazione 
derivata molto probabilmente da un documento autentico 
che sinora non h stato ritrovato dagli studiosi. 

^ II "Chron. Iust.„ a c. 31 B al luogo cor- 
rispondente da^rex Romauorum;,. 

° Cf. Dandolo, 200 B, compendiato da P. Dolfin 
a p. 131. II Sanudo venne a cognizione della contenenza 
del privilegio per mezzo della cronaca del Dandolo. L'edi- 
zione piii recente del documento si ha nel Monumenta Ger- 
maniac historica, Legum sectio II, II, pp. 1 48- 150 dei citt. 



Capitularia regum Francorum. II privileglo e in data di 
Pavia 29 febbraio 924 secondo il computo comune. 

■^ Cf, Dandolo, 200 E e 201 A. Anche della 
contenenza di questo privilegio il Sanudo e venuto a 
cognizione per mezzo della cronaca del Dandolo. L'edi- 
zione definitiva e piu recente si ha nei citt. Capitularia 
regnm Francorum, pp. 150-151. II privilegio e in data 
di Pavia 26 febbraio 927 secondo 11 computo comune. 

* II Dandolo (201 B) da : "sanctitate preditus „. 

' Cf. per I'intero periodo Dandolo, 201 B. 

"> Cf. MURATORI, XXII, 460. 

" Per I'iscrizione cf. Sansovino (pf. cit., 547), Pa- 
LAZzi ipp. cit , 37) e ZanOtto (pp. cit., IV, 43) che e in 
questa forma tanto nelle loro opere quanto nella sala del 
Maggior Consigllo : 

** Quoad decait iustitiam et pacem colui ; tandem 
^ concepto voto in monasterio Sancti Felicis diem clausi. „ 

" Cf. Dandolo, 201 C, donde P. Dolfin, p. 133 ; 
e pel cognome " Sanudo ;, cf. " Chron. Marc. Lat. 
X, 137, a c. 15 B e "Chrbn. lust., a c 32 A. 



126 



MARIN SANUDO 



tene da rimperador che '1 doxe fusse prothospatario di rimperio, et con molti doni ritomoe 
a Veniexia *. 

In questo anno in la cith di Zenoa vene uno fonte di sangue in uno locho el qual fino 
al presente si chiama Fontanelle, et fo presagio di gram maP. 

c. 45 A 1 1 In questo anno il doxe mandoe exercito contra Comachiesi che alcuni Venitiani preseno ', 5 

et prese la terra e la brusoe ; et molti di la terra amazono et altri f o menati presoni, i qual poi 
li relaxoe con iuramento esser subiecti al doxe et im perpetuo obedir a li soi comandamenti ■*. 
•4gemaiogs> Aucora, quelU di Cao-d'Istria ^ che era dominata per uno signor, vedendo acrescer il 

poter di Venitiani mando ambasadori al doxe e si fece censual et confederata prometendo 
ogni anno dar al doxe 100 anfore di vini, e a rincontro Venitiani li pjrometeno in tutto il 10 
suo destretto defenderli et conservar ". in questi zorni Imithereo ' marchexe di 1' Histria 
vene in discordia con Venitiani, ma per mezo di domino Marin patriarcha di Grado fo fato 
i2marxo933 la paxc con tal conditione che li danni fati una parte a Taltra si dovesseno satisfar et rima- 
neseno ne la prima amicitia come zk erano *. 

An. g4S Questo doxc mandoe 33 navilii chiamati combatieri', armati benissimo contra Na- 15 

rentani, i qualli andavano in corsso e feva gran danno a Venitiani; capetanii di la ditta 
armada Piero Orsiol et Zorzi Badoer ", i qualli andono in Schiavonia e feze gram danni, per 
modo che i vene a la paxe come volseno Venitiani, et Tarmata con honor ritorno a caxa". 
Et havendo, come ho ditto, questo doxe uno .fiol, chiamato come lui Piero, volse far 
morir il padre per farsi lui doxe, e asun6 alcuni venuti di I' armata, i qualli ando cridando 20 
la morte dil doxe perch^ I' era vechio ; ma li boni Venitiani non volsse consentir questa cosa 
e prese il fiol dil doxe, capo di tal scelere, e per lo rengo '^ fu sententiado a dover morir per 
quello el voleva far a suo padre. et sapendo il padre tal sententia dada per el populo con- 
tro el fiol, ando a dimandarlo di gratia che'l non fosse fato morir, e a soa pregieria i lo 
confino a Ravena; il qual ando e stete a confim 6 anni. da poi con lo aiuto dil re Obeli- 25 
giero ^' lui prexe 7 nave de Venitiani carge di merchadantia ; e, inteso questo il doxe ave tanta 
meninconia che'I morite " havendo dogado anni 7 ^^, et in la chiexia di San Zacharia fo se- 
pulto *". questo h il breve : 



5. // Sanudo corr. maxidoe su andoe. // Sanudo corr. Coraachiesi su Co . . . achiesl. — 6. amaz6no] Cos^ il cod. 
fer amazoe. — lo. vini] cosi il cod. — 28, questo fe il breve] Sembra che queste farole sieno state aggiunte piu tardi 
dal Sanudo al testo. 



' Cf. Dandolo, 201 D, donde P. Dolfin, p. 133. 
2 Cf. Dandolo, 201 E, donde P. Dolfin, p. 133. 
^ Cioe: " che (i: Comachiesi) preseno alcuni Veni- 
tiani „. 

* Cf. D,usidolo, 202 A,, donde P. Dolfin, p. 134. 
^ Capo d'Istria. 

^ Cf. Dandolo, 302 B, donde Pietro Dolfin, p. 
134; ma IJ Sanudo male ne ha interpretato il passo : 
" promittentes (cioe i preposti di Capo d' Istria) .... 
"Venetos in toto districtu suo defendere et conser- 
" vare,. II Sanudo e venuto a cognizione della contenenza 
del documento dall' opera del Dandolo. L'edizione piu 
recente del documento e quella curata da Tafel e Tho- 
mas of. cit. I, pp. S-io. 

' Cioe " Wintherius „; cf. Dandolo, 202 13. 

* H Sanudo ha compendiato il passo del Dan- 
DOLo (203 B-C) che PiETRt) Dolfin ha tradotto per in- 
tero a pag. 135. II Sanudo e venuto a cognizione della 
contenenza del documento per raezzo deU'opera del Dan- 
dolo. L'edizione piil recente del docuraento e quella cu- 
rata da Tafel e Thomas of. cit. I, pp. io-i6. 

* " gombarias „ secondo 11 cronista Giovanni {ed. 
cit., p. 136, r. 17) ed il Dandolo (304 C). 

'" Cioe Orso Badoer e Pietro Rosolo, i quali poco 



operarono. Pietro Dolfin, p. 138, invece dice, sotto Pier 
Candiano III, che vinsero. 

" Secondo il cronista Giovanni ed il Dandolo 11 
fatto avvenne sotto Pier Candiano III. II Sanudo con- 
fonde la storia dei due dogi omonimi (cf. Dandolo, 204 C). 
L'errore pu6 essere derivato dalla confusione che di que- 
sti avvenimenti fece 1'anonimo autore del catalogo dei 
patriarchi di Grado del "Chronicon Altinate,, {ed. 
cit.y p. 18, rr. 13-iS) dove la fine di Pier Candiano IV e 
posta come anteriore alla elezione a patriarca del figlio di 
lui Vitale. 

'^ Cioe Passemblea del comune. 

'■^ Cioe Berengario II. 

'* II Sanudo continua nell'errore teste indicato (cf. 
Dandolo, 20.^ C-E) ; qualche cosa di simile si legge a 
c. 14 B della cronaca "Marc. It. VII, 788,,. 

'^ Cf. Dandolo, 203 B. 

16 II «Chron. lust. „ a c. 32 B attesta " sed 
" quo loco foret sepultus penitus ignoratur „ ; il Trevi- 
s'a n (c. 29 B) dice che fu sepolto nel monastero di San- 
fllario; secondo la cronaca " Marc. It. VII, 788„ 
a c. 14 B, sarebbe stato sepolto a Malamocco, e secondo 
una nota marginale della medesima, pure a c. 14 B e del 
sec, XVI, nel vescovado di Castello; secondo la cronaca 



LE VITE DEI DOGI (pietro particiaco, pier candiano iii) 



127 



" Comaclos expugnavi, lustinopolim censualem reddidi„'. 

1 1 934. sotto questo doxe ne 1* anno 934 in la chiexia di Santa Maria f ormoxa, la qual fo 
compida, fo solennemente posti do corpi di sancti, Tuno di san Satumino, et di san Nico- 
demo, che fonno preti, et il capo di san Romano monaco " . 

^Piero Particiatio, zofe Badoer, doxe fo creado et electo. questo fo fiol di Urso 
Particiatio doxe e f o quello che f u preso da Schiavoni et il padre lo f ece liberar * . que- 
sto doxe ave da Berengario imperator privilegio di poter bater etiam moneda d'oro come 
quella d' argento ^ ; et vixe nel dogado anni tre '^, et in la chiesia di San Felixe di Mani fu 
sepulto '. questo h il breve : 



Multa Berengarius mihi privilegia fecit 
atque monetam cudere posse dedit*,. 



c. 45 B 



An. gjg 



Piero Candiam, zofe Sanudo, terzo, fo electo dal puovolo. costui fo fiol di Piero 
Candiam secondo doxe et nepote dil primo; el qual per li meriti paterni et di suo avo e 
per le sue virtu fo fato doxe ^. in questo tempo era discordia tra Venitiani et domino 
15 Lupo patriarcha di Aquilegia, et per interpositione di domino Marin patriarcha di Grado fo 
aconze le ditte differentie '". 

Et in questi zorni Domenico che era capellam a San Marco, fo electo episcopo, et era 
canzelier dil doxe ". 

Questo doxe have tre fioli, uno nominato Domenico che era episcopo di Torzello, Taltro 
20 Piero il qual provoco il padre a la guerra in la cita di Rialto, ma il doxe erra vechio, et 
il puovolo metendosi a 1' incontro '^ lo preseno, et volendolo farlo morir iusta i soi meriti, 
et il doxe li pregoe lo dovesseno mandar in exilio, tamen il clero et populo unanimi iurono 



J. Piero-doxe] Parole scritie dal Sanudo con inchiosiro rosso. 11 Sanudo ha omesso la data delPelezione. — 9 que- 
sto \ il breve] Scmbra che queste parole sieno state aggiunte piu tardi dal Sanudo al testo. — 11. cudere] Cod. 
cundere. — n, Piero-terzo] Parole scritte dal Sanudo con inchiostro rosso. II Sanudo ha omesso la data delPelezione, — 
16. Cod. differentig. — 17. Et] Parola aggiunta foi dal Sanudo. 



An. g42 



13 marxo f}44 



"Marc. Zanetti, It. i 8 „ a c. 62 A, a San Zacche- 
ria, e cosl pure secondo Giorgio Dolfin (a c, 53 A). 

' II Sansovino {op.cit., S48) da " Comaclum expu- 
* gnavi ac lustinopolim censuariam reddidi „ ; il Palazzi 
{pp. cit., ■xf)) : " Comaclum expugnavi : lustinopolira cen- 
suariam reddidi „ e lo Zanotto {pp. cit., IV, 46) : " Coma- 
clum expugnavi : luatinopoUm censuariam feci „ ; essa si 
legge nella sala del Maggior Consiglio in questo modo: 

Comaclum expaifnavi ac lustinopolim censu&riam feci. 

• Cf. Dandolo, 202 D, donde Pietro Dolfin, pp. 
134-135 ; ma questi non danno l'anno e attestano clie sol- 
tanto 8. Nicodemo fu prete ; il Sanudo concorda invece 
in questo particolare su s. Saturnino coUa cronaca del 
Trevisan (c. 29 B). Circa queste reliquie cf. p. 83, nota 
al r. 13 e nota 9. 

■J Cf. MURATORI, XXII. 461. 

■• Cf. Dandolo, 203 C, donde P. Dolfin, p. 137. 

* La notizia si ritrova con alcune differenze nel- 
le cronache del Trevisan (c. 29 B), di Enrico Dando- 
Lo (c. 16 B), "Marc. It. VII, 78 8 „ in una nota mar- 
ginale del sec, XVI a c. 14 B, " Marc. It. VII, 2034 „ 
a c, 124 A, di Giorgio Dolfin (p. 53 A), e di Pietro 
DoLFiN (c. 137). Ma la notizia e errata. Berengario I, 
e non gia il II, accord6 un privilegio al doge di Venezia 
indata di Sald, 7 (11) maggio 888. L'edizione pift re- 



cente del documento si ha nei cltt. Capitularia regum 
Francorum, pp. 143-147. 

° Cf. Dandolo, 203 D, donde P. Dolfin, p. 138. 

' n "Chron. lust.» a c. 32 B attesta: * ubl 
vero sepultus fuit nescitur „ ; al contrario 11 Trevisan 
(c. 29 B) e le cronache "Marc. It. VII, 7S8„ ac. 
14 B, " Marc. It. VII, 2034, a c. 124 A, di GioR- 
Gio DoLFiN a c 53 A, attestano che fu sepolto a s. Fe- 
lice di Ammiana nel sepolcro del padre. 

' L'iscrizione si legge anche In Sansovino {pp. 
cit., 548), Palazzi {op. cit., 41) e Zanotto {op. cit., IV, 
47) senza differenze. Nella sala del Maggior ConsigUo 
ha la seguente forma: 

" multa Berengarius iiiihi pri rilegia' fecit ; 
" is quoqne nionetam cudcre posse dedit. „ 

9 Cf. Dandolo, 203 E, donde P. Dolfin, p. 138, e 
pel cognome Sanudo cf. "Chron. Marc. Lat. X, 
I 3 7 „ a c. I3 B, donde il " Chron. lust. „ a c. 33 A. 

'" Cf. Dandolo, 204 A. II documento dell'accordo 
h stato pubbUcato dall'UGiiELLi {Italia Sacra V, 42) e poi 
dal Kandler {Codice diplomatico istriano all'anno 944). 

^' Cf. Dandolo, 204 E, 205 A, donde P, Dolfin, 
p. 140. 

'- Cioe contro il figUo. 



128 



MARIN SANUDO 



c. 46 A 



che mai n^ in vita nl poi la morte dil doxe lo elezeriano in doxe di Veniexia e lo man- 
d6no in exilio *. el qual Piero con il favor di Humidion ^ marchexe, fiol di re Berengario, 
comenz5 a mover guerra a Venitiani et apresso il porto di Primifer * vene * et combatendo 
nulla pot^ obtenir, et con vergogna indrlo ritornoe ^ 

Questo doxe prese il castello di Cao-d' Istria ®. et quelli di Trieste sapendo di le no- 5 
vize che andava a Castello, che si soleva far ogni anno a di XXXI zen^r, nel zorno di san 
Marco % vene aduncha questi Triestini la note con una galia et una galiota 1 1 et si scoseno *; 
et domente in chiesia di San Piero si fazevano tal zerimonie, li traditori smontono et pre- 
seno le novize con le Ihoro supelectile, messeno in galia et naveg6no verso Trieste. ma su- 
bito inteso dal doxe questo, fe' armar zente et armar quanti navilii pot^ aver, et lui im per- 10 
sona mont6 su Tarmada per andar driedo ditti Triestini, i qualli ancora non haveano passk 
Caorle nh quelli lidi, perch^ stevano con boUetini ' tra essi a partir la preda fata. et nostri 
li azonseno e fonno a le man con Ihoro; dur6 la bataglia molto sanguinolosa quasi uno 
zomo; a la fin nostri fonno victoriosi, e il doxe fece quelli fo presi di essi Triestini taiarli 
a pezi, e brus6no la galla, reschat6 et recuper6 le done con il suo aver. e questo fo a di 15 
2 fevr6r, el zomo di la Madona di le candelle *"; alcuni '' vol sia sta' la vizilia, e questo 
mi par piu consonante. per la qual vitoria auta f o ordinato ** che ogni anno in tal zomo 
di la Madona si fazesseno dodexe vestite da Marie, le qual con triumpho si conduseseno 
sopra una piata per li canalli di Veniexia con soni e canti, le qual Marie fosseno ben ador- 
nate, et questo per memoria di tanta vitoria, sicome scrive Marco Antonio Sabelico20 
in la Historia Veneta". alcuni dice che lo andar a vesporo che fa il doxe ogni anno 
in tal vigilia a Santa Maria formoxa h perch^ quelli di ditta contr^ ben si portoe in questa 
recuperatione ; ma non fu vero. et per render gratie a la madre dil cielo terminono che'I 
doxe vi vadi a vesporo con il bavaro di armelini sopra il manto, che significa puritk e ve- 
sta di alegreza, et II 6 ubligado di offerir tante monede di rame, al numero di**, chiamati*»" 25 
i qualli non si spendeno, et il piovan dona al doxe do capelli di carta depenti. e da saper 
che molti nobeli di primarii haveano le ditte Marie di legno " et le adornavano con li danari 



' Cf. Dandolo, 20S C-D. 
« Cioe Guido (« Hwido „). 
3 H porto di Primciro alla foce del Po. 

* Cf. Dandolo, 20S D-E. 

^ II Sanudo ha qul alterato arbitrariamente U rac- 
conto del Dandolo e degli altri cronisti sinora ricor- 
dati in questo comento. 

* 11 fatto e confuso con quello di Pier Candiano II. 
' Cio& nell'anniversario della traslazione del cor- 

po di san Marco da Alessandria a Venezia. 

' Cioh si nascosero. 

' Cloh con ballotte per il sorteggio. 
'0 La notizla h riferita sotto 11 governo dl Pier 
Candiano III a c. lo A-B nella cronaca "Marc. It. 
VII, 2051, con maggior copla di particolari, a c. 62 
A-B nella cronaca "Marc. It. Zanetti, 18 „ il rac- 
conto della quale concorda in genere anche nella parte 
formale e stilistica con quello della cronaca precedente, 
ma pone la vittoria " In lo di de santa Maria delle scuol- 
le „ cio& il due febbraio, mentre l'altra cronaca dice " in 
lo dl de san Marcho da le scole „ ; nella cronaca di GlOR- 
Gio DoLFiN (a c. S3 B e S4 -A.) che pure concorda con 
le altre due pone la data al 2 febbraio. Al contrario 11 
Trevisan (c. 29 A) pone il fatto sotto 11 governo di 
Pier Candiano II e ne riferisce l'anniversario della vlt- 
toria al 2 febbraio, e cosl pure la cronaca * M a r c . 1 1 . 
VII, 788 „ (cc. 13 B e 14 B) che del resto nella so- 
stanza e nella forma del racconto concorda coUe " M a rc . 



It. VII, 2051 , e "Marc. It. Zanetti i8„. 

" Non ho ancora ritrovato le cronache alle quali 
11 Sanudo qul accenna. 

'' Cf. MuRATORi, XXII, 462. 

•■* Ma il Sabelhco, (0/. cii., pp. 65-66) pone il 
fatto sotto Pier Candiano II. 

'■* Cioe " bianchi „ e in numero di due ; cf. p. 89, 
rr. 17 e i8, e p. 93, rr. S-6. 

i^ II Trevisan (c. 29 A) cos\ slesprime: "e per 
" memoria de tal vitoria fu hordenado alcuni giochi a 
" la madre de lesu Cristo, 11 qual giochi se chiamavano 
*le Marie, le qual nelli luogi piii frequentadi se con- 
" ducevano XII verzene con grandissime pompe hornade 
" de zogie, orro e arzento, e con gran solenita ogni anno 
" nel zorno de la l'urificatione de nostra Dona con piii 
" navilii hornadl se portavano per queli de la scuola de 
" li Caseleri de Santa Maria formosa e per el Canal 
" grando fina a la rlva de Santa Maria formosa anda- 
" gando per lo rio del Fontego siando I'aqua granda, e 
" si 1' aqua fose basa 1 andase fina al fin del Canal, e 
" per tre zorni far si dovese festa solene per la terra con 
" le dltte Marie. questa usanza dur6 dal tempo del dltto 
" doxe {cioe Pier Candiano II) fino al tempo de misier 
" Andrea Contarini doxe che fo Tanno MCCCLXXVIII, 
" che per la vera de Zenoesi che ocup6 Chioza, la Re- 
" publicha era in mazdr cura, e per tal causa non si fece 
" piCi el dito giocho, ma per raemoria de questo fo hor- 
* denado e statuido ch'el ditto misler Andrea Contarinl 



LE VITE DEI DOGI (pikr candiano iii) 



129 



publici et de ducati, et poi la Signoria deva le 12 corone et 12 peti ' di zoie che sonno in 
le zoie di San Marco. et questo dur6 alcuni anni et si feva di belle feste publice in le caxe 
haveano le ditte Marie; ma poi fo terminado di non far piu, perch6 el signor di Carara di 
Padoa havea ordinato uno tradimento di asaltar le dite Marie et tuorle et portarle a Padoa, 
II ma fo scoperto et nuUa pote far; perh6 fo rimesse tal cerimonie, sicome il tutto apar 
nel Capitolar di Extraordinarii, e le parte in tal materia 6 tutte in Canzelaria ^ 



46 B 



" dose e tutti li sucesori doxi andar dovese con tutti li 
" soi trionfi el zorno de la vizilia de la Purificatlom de 

* Santa Maria a aldir vesporo a Santa Maria formosa 

* come festa principal della ditta giesia e per oferta dar 
" una pianea de rame per memoria de la vitoria abuda 
" nel ditto zorno „. E nella cronaca " Marc. It. VII, 
" 2051,; a c. 10 B: 'del 939 a di 2 de frevfer fo orde- 
" nado le Marie va per Canal e dur6 infina 1378. ancora, 
" In nel sopradito milesimo, zoe {cod. 20) in lo d\ de san 
" Marcho da le scole per la vitoria che ave Veniziani con- 
" tra Triestani in quel propio (sic) zorno fo ordenado 
" e constituido che ogni anno se dovesse far una festa 
" per memoria de le dite donzelle, e senpre e stato man- 
" tegnudo per la Signoria dogal, e dur6 questa festa da 
" quel milesimo infina MIIILXXXVIII, che la Signoria 
" comando che non se fesse piu si fata festa per la tera. 
" e questo i feze per una gran guera che li aveva alora. 
" e ancora comand6 che ognl anno la vezilia de santa 
" Maria el primo de frever dovesse andar la dogal Si- 
" gnoria a vesporo in la giexia de santa Maria formoxa 
" ad onor e laudo de madona sancta Maria e per la vl- 
" toria che lor rezev^. e cusl ogni ano va el dito doxe con 
"la Signorla la a vesporo „. Simile a questU, con qual- 
che particolare in piCi che richiama il racconto del Tre- 
visan, colI'aggiunta che la guerra del 1378 fu " cum Zeno- 

* vexi et cum altri comuni „ e coIl'omissione della visita, 
annua del doge, e la narrazione che si legge a c. 14 B, 
della cronaca "Marc. It. VII, 788,. Lo stesso si 
pu6 dire per la cronaca "Marc. It. Zanettl, i8 „ a 
c. 62 B. GiORGio DoLFiN (c. $4 A) dopo di aver rife- 
rito il fatto della istituzione e delPabolizione delle Ma- 
rle aggiunge : " et dur6 questa uxanza anni 339. et per 
" li antecessori nostri che vefeno queste tal feste, fo ditto 
" che quelle XII corone et XII pectorali d'oro varnidi de 
" pretiose zoglie li che sono eutro el santuario de san 
" Marcho che se mette da le feste principal suxo l':dtar 
" grando de san Marcho, quelle erano in ornamento cum 
" le qual ge adornava le dicte XII Marie. anchora, per la 
" ditta victoria de quelle donzelle i Venetiani orden6 et 
" statul che ogni anno in la vizilia de la Madona che 
" yien a d\ 2 de fevrer la dogal Signoria sempre dovesse 
" andar a vesporo a Santa Maria formosa et aldir el di- 
" vin offitio a laude de la vlrzene Maria per el dono et 
" gratie rezevute ,. 

» " petl „ , cioh ' petti ,. 

^ II capitolare degli Straordinari si conserva pres- 
so la biblioteca dell'Archivio di Stato di Venezia in un 
registro gia ufEciale della seconda meta del secolo XIV 
con varie addizioni che discendono sino al 1528; il regi- 
stro e il codice 132 della miscellanea nei manoscritti. I 
capitoli suUe Marie vi si leggono da c. 39 A a c. 46 B, 
vanno dal 14 settembre 1315 al 15 novembre 1361 ed 
hanno i seguenti titoli : "I. quod Patroni arsena- 
"tus debeant dare Capitibus contratarum 



"duas plattas pro ragattis, que sint unlus 
"qualitatis, (e una p a r t e del Maggior Consiglio in 
data del 14 settembre 1315 la quale si legge anche a 
c. 17 A, del cit. " Liber Clincus „ delle delibera- 
zioni di quel consesso con lievi differenze di formai 
e stata pubblicata dal Cicogna nella lettera da lui ag- 
giunta al poema di Cleandro contk di prata La re- 
gata di Venezia, ed. 2% Venezia, Merlo, 1856, pp. 17 e 18); 
"II. quod domusin quibus debentesse Ma- 
"rie debcant proecisse per unum mensem 
"ante festum sancti Marci„ (fe una parte del 
Maggior Consiglio pure In data del 14 settembre 1315, 
la quale si legge anche a c. 17 A, del cit. "Liber 
Clincus„); "III. de eo quod proicl debet per 
"Capita contratarum pro recipere et pro 
"festo Mariarum„ (fe una parte del Maggior Con- 
siglio in data del 14 settembre 13 15 la quale anche si 
legge a c. 17 B, del cit. "Liber Clincus, con lievi 
diff erenze di forma) ; " IIII, quod supradicte libre 
"tres grossorum in telligantur solummodo 
"pro ragatta et hiis que fiunt primo anno, 
(non i una parte del Maggior Consiglio, ma un fram- 
mento di una determinazione della Signoria in data del 
24 gennaio 1318, 1317 m. v. , il quale frammento si 
legge anche in una nota marginale del tempo aggiunta 
nel "Liber Clincus, alla p a r t e precedente) ; " V. 
"quod illi qui habebunt Marias non pos- 
"sint habere a contrata nisi tantu m libras 
"tres grossorum pro Marla„ (fe una p a r t e del 
Maggior Consiglio In data del 14 settembre 1315 che 
si legge a c. 17 A, del " Li b e r C 1 i n c u s „ ; " VI. q u o d 
"extimatio contratarum pro festo Maria- 
"rum fiat per Extr ao rdi narios; et sidlctum 
"offitium vacaret, tunc fiat per tres de 
"Quadraginta electos inter ipsos; Vll.quod 
"illi qui tenentur solvere pro ghetto Ma- 
"riarum, debeant solvere per dies XV ante 
"festum Mariarum, (k una parte della Quaran- 
tia in data del 20 gennaio 1315, 1314 m. v.); " VIII. 
"quod Capita contratarum teneantur red- 
"dere rationem offitialibus extraordinariis 
"de expensis factis pro festo et recipere Ma- 
"riarum, (e una p a r t e della Quarantia in data del 
7 marzo 1320); "VIIII. quod persone solvant pro 
"suo mobili in contratibus ubi morantur, 
(e una parte della Quarant\a in data del 21 marzo 1320); 
" X. quod Extraordinarii audiantet exami- 
"nent et diffiniant omnes questiones que 
"fient inter contratas occasione Maria- 
" r u m „ (e una determinazione della Signoria in data 
del 7 febbraio 1326, 1325 ra. v.) "XI. de facto rega- 
"iiarum de calisonis, vino et aliis non dan- 
"dis nisi sicut dabantur iam XX anis (sic) 
"et inde gupra„ (fe una determinazione della Signo- 



T. xxn, p. IV, — 9. 



130 



MARIN SANUDO 



Questa vitoria dil doxe contro Triestini fo di grande honor a la terra, e il doxe prese 
gram benivolentia col puovolo, il qual richiese una gratia che fusse perdonato al fiol di quello 
fece in zoventil et che lo potesse tuor per consorte nel ducato, et cussi fo compiacesto '. 



ria In data del 23 gennaio 1330, 1329 m. v.); " XII. 
«quod illl qui moranturin contratibus ubi 
"erant Marle, non possint exire de suis do- 
"mlbus per unum annum ante festum Ma- 
« rlaru m , (il capitolo e in data del 28 dicembre I333)i; 
"XIII. quod sicut dabantur libre tres gros- 
"sorum pro Maria, ita a modo dentur li- 
"bre sex grossorum usque ad duas Marias 
"et ab inde supra libre quatuor pro Maria, 
(h una parte della Quarantk in data del 21 febbraio 
i334> 1333 ™' •^•); "XIIII. millesimo CCCLXI, 
"indictione XV, die XV novembris in Con- 
"silio Rogatorum. ordines facti etreforma- 
" ti super f acto Mariarum „ (questa frase si riferi- 
sce a questo capitolo e a tutti i seguenti) ; " d e n o n 
"faciendo convivium nec asemblamentum, (e 
una parte del Senato che con lezione migUore e colla 
giunta della votazione si legge anche a c. 35 B, del 
registro XXX dei Misti del Senato airArchivio di Stato 
di Venezia); "XV. de illis qui possunt esse ad 
"prandium in diesancti Pauli, (&una parte del 
Senato che con lievi differenze di forma e colI'aggiunta 
della votazione si legge anche a c. 36 A, del cit. registro 
XXX dei Misi: del Senato) ; «XVI. de non facien- 
" do cenam dorainabus nec aliis personis„ 
(e una parte del Senato che coU'aggiunta della vota- 
zione si legge a c. 36 A, del cit. registro XXX dei 
Misii del Senato); "XVII. quod non fiat pastum 
"dominabus postquam reverse fuerint Ma- 
"rie„ (e una parte del Senato che coll'aggiunta della 
votazione si legge anche a c. 36 A, del cit. registro XXX 
\ dei Misii del Senato) ; "XVIII. de non accipiendo 
"barcas cum quibus leventur domine„ (e una 
parte del Senato che coll' aggiunta della votazione si 
legge anche a c. 36 A, del cit. registro XXX, dei Misii 
del Senato); " XVIIII, quot pulsatores debent 
"haberi pro qualibet domo„ (h una parte del 
Senato che coU'aggiunta della votazione si legge anche 
a c. 36 B, del cit. registro XXX, dei Misii del Senato) ; 
" XX. de illis qui recedunt de suis contratis 
"per V annos ante festum Mariarum„ (e una 
parte del Senato la quale con lievi varianti di forma 
e coll'aggiunta della votazione sl legge anche a c. 53 A, 
del cit. registro dei Misii in data del 27 gennaio 1362, 
1361 m. V.); "XXI. de termino ad quem solvi 
«debet ghettum pro festo Mariarura, (J; una 
parte del Senato la quale con molte ma lievi varianti 
di forma e coll'aggiunta della votazione si legge a c. S3 
A, del cit. registro XXX, dei Misii, pure in data dei 
27 gennaio 1362, 1361 m. v.); "XXII, quod nobiles 
"contratarum deb eant esse insimul ante fes- 
"tum Oranlum Sanctorum pro concordando 
"se ad invicem„ (e una parte del Senato la quale 
con lievi varianti di forma e coIl'aggiunta della vota- 
zione si legge anche a c. 53 B, del cit. registro XXX, 
dei Misii, pure in data del 27 gennaio 1362, 1361 m. 
V.); "XXm.quod si in contratis non slnt no- 



"biles sufficientes vocentur populares„ (e 
una parte del Senato la quale con varianti di concetto 
e di forma e coU' aggiunta della votazione sl legge an- 
che a c. 53^, del cit. registro XXX, dei Misii pure 
in data del 27 gennaio 1362, 1361 m. v.); " XXIIII. quod 
"sapientes ordinum vadant ad consilium 
"singulis duobus annis„ (e una parte del Senato 
la quale con varianti di forma e coU'aggiunta della vo- 
tazione si legge anche a c. 53 B, del cit. registro XXX, 
dei Misii, pure in data del 27 gennaio 1362, 1361 m. 
V.); "XXV. de modo caricandi et discaricandl 
"Marias in die sancte Marie„ (e una parte del 
Senato la quale coU'aggiunta deUa votazione si legge 
anche a c. 62 A, del cit. registro XXX, dei Misii in 
data del 22 febbraio 1362, 1361 m. v. ; ma nel capi- 
tolare l'ultimo periodo deUa parte h stato trasformato 
per intero e nei precedenti si notano alcune varianti 
di forma); « XXVI. de expensis fiendis per pro- 
"curatores Sancti Marci pro Mariis, (e una 
p a r t e del Senato la quale con qualche variante di for- 
ma si legge anche a c. 62 A, del cit. registro XXX, 
dei Misii in data del 22 febbraio 1362, 1361 m. v. ; il 
registro da in pii la votazione) ; " XXVII. q u o d a 
"modo dentur libre decera grossorum pro 
"qualibet Maria»(euna parte del Senato la quale 
anche si legge a c. 63 A, del cit. registro, dei Misii, pure 
in data del 22 febbraio 1362, 1361 m. v, ; il testo di 
questo registro da in pii la votazione e un periodo che 
specifica la riscossione di queUe dieci lire di grossi ; al 
contrario il capitolo del capitolare aggiunge al testo 
un altro periodo che ha il suo corrispondente in un'al- 
tra p a r t e del Senato la quale con qualche variante si 
legge a c. 62 A, del cit. registro XXX, dei Misii, pure 
in data del 22 febbraio 1362, 1361 m. v., con qualche 
variante di forma e colI'aggiunta della votazione). Al- 
cune di queste parti si trovano anche nel CaJ>iiolare 
dei Signori di Noiie pubblicato dal Nani-Mocenigo (Ve- 
nezia, 1877) e precisamente nel capitolo 170 a p. 126 sg. 
in data del 14 settembre 1315; confrontisi anche in que- 
sto capitolare il capitolo 278 a pp. 216 e 217. La piil 
antica descrizione della festa deUe Marie e data dalla cro- 
naca di Martin Da Canale (ed. cii., 568-576) ; essa e an- 
che la piu importante per la copia dei particolari e perchfe 
l'autore ne fu testimonio oculare. Si esaminino anche 
le note 300-309 aggiunte dallo Zon e dal Cicogna nella 
edizione citata di questa cronaca. 

Puo darsi che in questo passo il richiamp al capito- 
lare degli Straordinarii sia stato suggerito al Sanudo dal- 
la cronaca di Pietro Dolfin, perche neUa narrazione 
dei fatti di Pietro Polani, a p. 294, a proposito delle Ma- 
rie vi si legge : " come.e scritto sul Capitolar de Exstraor- 
" dinarii al qual h commessa l'esecuzione „ ; ma la frase 
del Sanudo "e le parte in tal materia e tutte in Can- 
" zelaria „ dimostra ch'egli ha conosciuto in via diretta 
il documento e la sua contenenza. 

' Le cronache "Marc. It. VII, 2051 „ a c. 10 
B, "Marc. It. Zanetti, 1 8 „ a c. 62 B, e quella 



LE VITE DEI DOGI (pier candiano iv) 



131 



ma ditto Piero suo fiol per rautoritk concessali si lev6 in superbia; et vedendo il puovolo 
questo, lo preseno volendo far morir, et il padre dimando di gratia fusse bandizado im per- 
petuo di Veniexia, e cussi fo compiacesto; il qual ando a Ravena, et vivendo il padre, con 
lo aiuto dil re Belingiario prese 6 ' nave de Venitiani carge di merchadantie, per il che il 
5 doxe suo padre si messe tanta meninconia che '1 morite ^. 

Sotto questo doxe il corpo di san Zuanne Elemosinario fo conduto in Veniexia et mi- 
raculose volse esser posto in la chiexia di san Zuanne Bragola'; fo conduto da***. 

Questo doxe havendo dogado anni 17, come ho scripto di sopra di meninconia mo- 
rite^, et ne la chiexia di santo Ylario fu sepulto ®. et questo h il suo brieve: 

10 "Sub me reliquie sancti lohannis in Bragore ecclesia deponuntur. 

"obii paulo post s.ubstitutum filium„'. 



Piero Candiam, zoh Sanudo, quarto, fiol dil sopraditto Piero doxe, qual tanto 
fece che la sententia fata contra di lui fece anichilar, et fo electo doxe et mandato a tuorlo 
da Ravena con 300 navilii, et fo condutto a Veniexia nel palazo ducal \ il qual fe andar 
1 5 monacha soa moifer Zuanna nel monasterio di san Zacaria, e f e che Vidal suo fiol si ' f ece 
monacho '", il qual poi fece patriarcha di Grado ". et ditto doxe si maridoe in Valdraga '% 
sorela di Ugo marchexe di Ferara ", e ave alcuni castelli su quel di Ferara per dotta, i qual 
castelli Oppitergini usurp6no et li recuper6no ". 



An. ()s<> 



lo. ecclesia] Cod. ecclesle. — n. oblij Cod. obiit. — 12. Piero-quarto] Parole scritte dal Sanudo con inchio- 
siro rosso. II Sanudo ha omesso la data delV elezione. — 14. a Veniexia] Parole aggiunte dal Sanudo nel margine. 
— 15. Zuanna] Parola aggiunta dal Sanudo nel margine. — 18. recuper6no] Cosi il cod. per. recuperoe. 



di GioRGio DoLFiN a c. 54 A, attestano che neU'occa- 
slone della strage dei Triestini il popolo per gratitudine 
verso il doge volle associargU il figlio nel governo. 

' Sette, secondo il Dandolo (205 E) e Pietro Dol- 
FiN, p. 139; ma la testimonianza del Sanudo concorda 
con quelle delle cronache di Enrico Dandolo (c. 17 A), 
deIla"Marc. It. VII, 20Si„ac.ioB, "Marc. It. 
VII, 788,, a c. IS B, "Marc. It. Zanetti, 18 , 
a c. 63 A, "Marc. It. VII, 2034» * ^. 124 B, di 
G. DoLFiN a c. S4 B, e di Donato Contarini, a c. 66 B. 

' Cf. per I' intero periodo Dandolo, 205 C-E, don- 

de PlKTRO DOLFIN, p. I39. 

' Cf. Dandolo, 205 A, ma quel cronista fa men- 
zione delle reliquie di s. Giovanni Battista; P. Dolpin (p. 
140) ha qui seguito in parte la testimonianza delDandolo. 

•* Cioe da Domenico Tanolico vescovo di Olivolo ; 
cf. Dandolo, 205 A, donde Pietro Dolfin, p. 140. 

^ Cf. Dandolo, 205 E, 206 A, donde Pietro Dol- 
FiN, pp. 139 e 140. 

* Al contrario il^Chron. Iust.„ a c. 33 B, 
attesta : " et in sepulcro patris tumulatus iacet „. II 
Trevisan (c. 30 A) riferisce che fu sepolto nel monastero 
di san Zaccheria; la cronaca "Marc. It. VII, 788„ 
a c. B d^ soltanto: " et fu sepulto in San«*„; le altre 
cronache sin qui ricordate nel comento non danno no- 
tizia di questo particolare. 

■^ L' iscrizione si legge anche nel Sansovino (oJi. 
cit., S49), nello Sciirade (Monmnentorum Ttaliae libri qua- 
tuor, Helraaestadii, MDXCII, p. 313) e nello Zanot- 
TO (oJ>. c.it., IV, 49) colla variante " Bragorae „ rispetto 
a " in Bragore „ , e coUe varianti " Bragorae „ e " depor- 
tantur,, nel Palazzi (0/. cit. 43). Nella sala del Mag- 



gior Consiglio il testo dell' iscrizione da la varlante.. 
"reliquiae sancti loannis Bragorae eccle- 
" s i a „ rispetto al testo del Sanudo. 

' Cf. Dandolo, 3o6 A-B, e pel cognome Sanudo 
"Chron. Marc.Lat. X, I37„ ac. 16 B, e "Chron. 
Iust.„ a c. 33 B. Pietro Dolfin, pp. 141 e 142, men- 
tre qui segue in genere ii Dandolo, da in piu che Pier 
Candiano ebbe il trono per 1' interposizione di Beren- 
gario e per 1'aiuto dei suoi parenti, il che pu6 spiegare 
la frase " qual tanto fece „ del Sanudo. 

9 Cf. MURATORI, XXII, 463. 

'" Cioe cherico ; cf. Dandolo, 209 D, donde Pik- 
tro Dolfin, p. 142. 

" Cf. Dandolo, 210 B, donde Pietro Dolfin, p. 143. 

12 Cioe Valdrada. 

'^ Le cronache "Marc. It. VII, 2051» ac. 11 
A e di GioRGio Dolfin a c. S4 B e di Pietro Dolfin, 
p. 142, attestano che Ugo fu marchese di Ferrara. 

'* Cf. Dandolo, 209 E ; peraltro nella composizione 
dell' Intero passo su Pier Candiano IV il Sanudo ha te- 
nuto presente la disposizione data alla materia dali'au- 
tore del "Chron. Marc. Lat. X, I37„ a c. 16 B, 
ma di questo, corae del racconto del Dandolo, altero ii 
senso. II "Chron. Iust.„ a c. 34 A attesta che ii 
doge ebbe in dote il castello di Loreo (" a qua castrum 
" Laureti pro parte doctis recepit „). H Trevisan (c. 30 B) 
afferma : " da la quai ebbe dotta piu casteli che Feraresi 
" e li citadini de Uderzo indebitamente posedevano, dove 
" poi el ditto doxe con grandissimo danno de persone 
" de l'una e l'altra parte o t e n e n o li ditti luogi, 
e questa frase non chiara puo aver dato origine all'er- 
rore del Sanudo. Piktro Dolfin ap. 142 da: * la qual 



132 MARIN SANUDO 



An. 967 Questo doxe nel nono anno dil suo ducato fato conseio con il patriarcha, episcopi, cle- 

rici et populo deliber6no di mandar ambasadori Zuane Contarini et Zuane Dente dyacono a 

c. «7 A lohanne papa et a Othone imperator 1 1 a Roma per obtenir certa autoritk al patriarcha di 
Grado; et visto li privilegii antiqui, il papa termino che la chiesia patriarchal di Grado fusse 
metropoli e capo di altre cita di la provintia di Venetia; et ave ' privilegio, qual domino An- 5 
drea Dandolo doxe dice in la sua cronicha grande averlo visto et lecto ». 

Questo doxe per mantenir li ^i castelli auti in dotta, fece zente italice, et era di tanta 
audatia che li subditi non li piaceva star sotto de lui et ritornorono sotto Ferara; et il ca- 
stello di Oppitergio che si brus6, ordin6 fusse ruinato \ Vidal patriarcha suo fiol stete per 
anni 50 patriarcha di Grado *. 10 

Luf!io97i Neranno terzo decimo il doxe con Vidal suo fiol patriarcha preditto et Marino epi- 

scopo Olivolense overo di Castello e altri episcopi, clero et populo per zello di la catholicha 
fede desiderando satisfar a Timperador di Constantinopoli, qual voleva recuperar la Terra- 
santa di man de Mori, termin6no et feno grandi editi nh alcun subdito o fidel Venitiam ar- 
discha n^ prosuma mandar portar a le terre over luogi di Mori arme, ferro, lignami, nl 15 
altre cosse con le qual possino oppugnar contra cristiani, n6 da quelli potersi difender, sotto 
pena di lire cento d'oro da esser dadi al doxe o soi successori, di beni di quelli che contra 
farkno, et non havendo di pagar li siano tagik la testa ^, 

Questo doxe da poi essendo venuto molto in odio al populo, havendo uno fiol picolo 
chiamato Piero, nato di questa Hunelderanda •* che '1 tolsse per moglie, un certo zorno 20 

^». 97S facta conspiratione di alcuni contra di lui et volendo intrar im palazo, trov6no alcuni pochi 
soldati et non arditeno de intrar; ma con il conseio di Piero Ursiol come scrive Piero Da- 
miano' et Marco Antonio Sabelico in la sua historia* era certa c£ixa propin- 
qua al palazo ducal apresso el rio, dove vi messeno fuogo dentro per brusar il palazo con 



3. a Othone] Cod. Athone. . — ii. // cod, ha nel margine la seguente nota di mano del Sanudo con incHostro piii 
chiaro; non i del tutto leggibile, ferche nella legatura del manoscritto il foglio venne rijilato nel margine: sotto que- 

sto doxe fo conduto con .... li corpi di san N et san Saturnin .... posti in la chiesia di Santa Maria .... 

Ma la notizia e stata gih data dal Sanudo nella vita di Pier Candiano II; cf. p, 126, rr, 27-30; s' intende che i corpi 
sono dei santi Nicodemo e Saturnino e che la chiesa fu quella di S. Maria formosa. — 18. siano] Cos\ il cod. fer sia. 

"donna li de per dota pluxor castelli nel de- cod. Marciano "Lat. Zanetti, 400,, il manoscritto 

"stretto de Ferrara et innumerabili benl, 1 quali piu autorevole di quella cronaca, da a c. 87 B "lohanem 

•castelli Opitergini usurpavano indebita- "Deneum dlaconum „ e non " loannem Venereum 

" mente. per la recuperation de qual castelli el doxe con " diaconum , come si legge nell'edizione curata dal Mura- 

" grande hoste contra quelli anda e quelli recupero da Opi- tori. Pibtro Dolfin (pp. 143 e 144) segue il Dandolo, 

" terglni, con gran danno e mortalitade messe a distrut- ma confonde le notizie della parte XVII con quelle della 

" tione, a fogo et fiama el castel de Opiterglo „. Nei do- XV ponendole nel sesto anno del doge. 

cumenti dei vescovi di Adria pubblicati dallo Speroni ' Cf. Dandolo, 2og E, il quale passo non e stato bene 

{Adriensium episcoporum series historico-chronologica, VaAo- interpretato dal Sanudo. Cf. anche la nota 14. a p. 131. 

va, Conzatti, 17S9, pp. 45-47) si trova che 11 vescovo di < Cf. Dandolo, 210 B, donde P. Dolfin, p. 146, 

Adria teneva 1'" insula Il,aureto „ per donazione fatta ^ Cf. per l'intero periodo Dandolo, 210 B-C, don- 

nel 938 da Almerigo marchese di Mantova; ma siccome de Pietro Dolfin, pp. 146 e 147. II documento e in data 

nel privilegio di Enrico III del 1054 (Speroni, op. cit. del luglio 971. L'edizione piu recente e quella curata da 

pp. S8-61) 1'" aqua que vocatur portus Laureti „ e ricor- Tafel e Thomas op. cit. I, pp. 25-30. 

data tra le possessioni del vescovado di Adria, cosi credo * Cioe " Hwedderada „. 

che questi due luoghi fossero vicini, ma diversi dal ca- "^ La citazione che il Sanudo fa della Vita di san 

stello di Loreo che gia nel 1016 appare nei documenti, Romualdo composta da san Pier Damiano, h di seconda 

di appartenenza di Venezia, (cf. p. 145, nota 7) e dal mano e suirautorita del Dandolo (211 C), donde b pas- 

territorio che col nome di " Lauretum „ fu confermato sata nella cronaca di Pietro Dolfin, p. 148. II passo 

a Venezia da Ottone III nel privilegio del 19 luglio 992 ; di san Pier Damiano comprende il capitolo quinto di 

cf. p. 139, nota 6. quella Vita; cf. Migne, Patrologia latina, CXLIV, co- 

' Soggetto di " ave „ e " questo doxe „. lonne 9S9-963. 

' Cf. per 1' intero periodo Dandolo, 209 A-B. Ma * Veramente il Sabellico riferisce il fatto come 

il Dandolo non attesta, come vuole il Sanudo, di aver una diceria alla quale dichiara di non prestar fede; cf. 

veduto e letto il privilegio. Notisi inoltre che anche il op. cit., I, p. 70. 



LE VITE DEI DOGI (pier^^candianq, iv) 



133 



il doxe dentro, et cussi f o che '1 fuogo vene tanto grando che non solum il palazo ma 
etiam le chiesie di san Marco et san Theodoro li apresso si brusono; e and6 il fuogo fino 
a Santa Maria Zubenigo et piu di 300 caxe bruxoe, e da tanto fumo che era non si poteva 
intrar nel palazo. H et il doxe dal calor dil fuogo et dal fumo non potendo piu star im palazo, c. 47 b 
5 volendo fuzer per le porte di la chiexia di san Marco con pochi di soi, dicendo ad alcuni 
che erano Ii per non lassarlo ussir : " fratelli, si vi ho fato in parole im opere alcuna cossa 
" contraria al publico, vi prego non mi don^ la vita et adimpi contra di me le vostre vo- 
" glie „; et quelli sceleradi con atroce voce crid6no che non era possibele potesse scapolar la 
morte, et cussl li d^teno di molte feride et lo amaz6no. e il fiolln Piero che la nutrice dal 

10 fuogo havla scapolado, era II, et da uno nequissimo ^ fo amazato, e cussi quelli pochi sol- 

dati erano con lui. et preseno li corpi dil doxe e dil fiol puto e li strasinono per terra ' a 

la becharia, u n d e da poi da uno sanctissimo homo, Zuam Gradenigo chiamato, tolseno 

ditti corpi et li port6no a far sopehr ne la chiexia di santo Ylario ^, dove erra suo padre. 

Et come vidi in la cronicha dil Contarini sussi questo doxe mand6 ambasa- 

15 dori Piero Ursiol et Vidal Candiam a Roma da Timperador a obtenir la confirmatiom per- 

petua di privilegii soi che per avanti ogni anni 5 bisognava mandarli a renovar, et cussi ? </.«»}« 967 
obtene ditto privilegio *. 

Ancora, quelli di Cao-d'Istria promesseno pagar ogni anno al doxe cento orne di vin, /4 gtmaio 93» 
zo6 ribuola, et a Tincontro il doxe li dia diffender come fioli e amici vicini'*. 

20 Questo doxe dogoe anni 1 7 et zorni 6 *. et questo h il brieve : 



"A populo spretus dux eligor; occidor ferro. 



12. Zuam] Cosi il cod, Erroneamente leggeii lacobo nel testo del Dandolo edito dal Muratori {iiz, B) ; tna lohanne 
i la lezione del codice fiii auiorevole di quella cronaca, cioh del Marc. Lat, Zanetti, 400 a c, 88 B. - tolsenol 
Cosl il cod. colV omissione di qualche farola corrispondente a Interpellante del Dandolo {211, E). — 14. sussi] Cosi il cod. 
(fer cuBsi — cosl?) - // cod. ha nel margine la seguente nota di mano del Sanudo con inchiostro fiii chiaro, U monasterio 
di San Zorzi maz(5r fo edific4 a Zuanne monaco ma si riferisce al dogado di Tribuno Menio ed a Giovanm Morosini, 



' Cf. MuRATORi, XXn, 464. 

* n Dandolo, da invece "exigua nave, (cf. 211 
E) e PiETRO DoLFiN, p. ijo, " in una barchetta „. 

' Cf. per l'intera narrazione della cospirazione e 
della fine di Pier Candiano IV (p. 132, rr. 19-24 e p. 133, 
rr. 1-14) Dandolo, 211 B-E (donde Pietro Dolfin, pp. 
148-150); ma il Sanudo ne ha frainteso alcuni passi. 

* Manca il passo corrispondente neU'apografo Mar- 
clano (c. 66 B) della cronaca del Contarini. La no- 
tizia si ritrova invece nella cronaca del Dandolo (209 B) 
ma senza i nomi dei due messi del doge, e cosi pure 
nella cit. cronaca " Marc, It. VII, 2034„ac. 125 
B, ove segue come nel Sanudo, alla narrazione della fine 
del doge, e nella cronaca di Giorgio Dolfin (a c. S4 B) 
che anche in questo particolare concorda coUa " M a r c . 
•It. VII, 2034,. PiETRO Dolfin, p. 144, segue la te- 
stimonianza del Dandolo. II documento sl conserva ed 
h in data del 2 dicembre 967, Roma; l'imperatore Ot- 
tone I rinnov6 il patto gia quinquennale tra i comuni 
del ducato Veneziano e le citta del regno d'Italia, ma 
la rinnovazione venne fatta " per cuncta annorum cur- 
" ricula „. U documento non ricorda i nomi dei messi 
del doge, ma da un privilegio largito nello stesso giorno 
a Roma da Ottone I a Pier Candiano IV si comprende 
che furono "lohannem Guntarinura et alium lohannem 
" diaconum „, quelli cioe che il Sanudo ha ricordato piu 
sopra. Questi due documenti sono stati pubblicati; le 
edizloni critiche piii recenti sono quelle curate dal Sickel 
nel 1879 {Monumenta Germaniae historica, Diflomata re- 



gum et imferatorum, I, pp. 478-484) e nel 1893 dal Kehr 
e dal Weiland (Monumenta Germaniae historica, Legum 
Sectio IV, Constitutiones et acta publica imperatorum et 
regum, l, pp. 30-37). 

^ II Dandolo (donde Pietro Dolfin p. 134) pone 
il fatto sotto Pier Candiano II, (cf. 202 B) e la sua testi- 
monianza e confermata dall'autorita del patto Giustino- 
politano del 14 gennaio 932 edito da Tafel e Thomas, 
(pp. cit., I, pp. S-iot. E facile ritrovare la causa delPerro- 
re del Sanudo se si consldera che questi riferi a Pier Can- 
diano IV ii passo del documento del 12 ottobre 977, accol- 
to dal Dandolo nella sua cronaca (cf. 213 B) e quello del 
"Chron. Iust„ (ac. 35A) ove ricorda la distruzlone 
delle carte del ducato nell'incendio del palazzo avvenuto 
sotto Pier Candiano IV. II passo del " C h ro n . Iu8t.„ 
dedotto da quel documento i U seguente; " qui comeg 
" {cioh Sicardo) et populus lustinopolis dicto duci am- 
"phoras C vini et alia de tributo ut supra patet, per 
" privUegium affirmavit, quoniam ei clare constabat c u n- 
" ctas car tula s factas excelentissimo domi- 
"no Petro Candiano ducl„ (e qui l'anonimo in- 
terpreta arbitrariamente il testo del documento, e questa 
interpretazione pu6 aver dato origine all'errore del Sa- 
nudo) " esse ab igne crematas „. 

' Cosi anche Enrico Dandolo (c. 17 B). Pietro 
Dolfin, p. iSo, gli assegna un governo di anni diciotto 
e giorni sei. 1 

' II Sansovino (0/. cit., S30), il Palazzi {of. cit,, 4S) 
e lo Zanotto (pf, cit., IV, 51) danno la stessa iscrizione, 



134 MARIN SANUDO 



c. 48 A 



An.9Tj 965'. Piero Ursiol doxe. da poi la morte di Piero Candiam fo electo doxe dal 

puovolo coadunati in la chiesia di san Piero. questo fo pien di virtii et boni costumi, qual 
da pueril eth fino al presente non studiava in altro cha in far opere che piacesse a Dio ^. 
questo haveva una moi^r chiamata FeUcia et uno fiol, et mal volentiera intro nel ducato e 
voleva refudar, ma a pregierie dil populo accepto il ducato '. et vedando il palazo et chiexia 5 
di san Marco brusata fece fabrichar dil suo la capella, dove il corpo di san Marco evange- 
lista paucis consciis secrete coIocavitS et messe, et ordino fusse fato uno altar 
over palla d'oro et d'arzento al ditto altar grando di san Marco, a Constantinopoli '. 

||In questo mezo Vidal Candiam patriarcha di Grado, fo fiol dil doxe che fo amazato, 
ando da Timperador di Romani in Saxonia dolendossi et querelando di la morte atroce fata 10 
a suo padre, et Timperador si dolse pregandolo rimanesse con lui °. et ancora, Hwalderada 
sttt.-ou. 976 o I i m moi^r dil dito doxe si ando a doler da Adheleida imperatrice pregando fusse f acto 
la vendetta di la morte ; ma questo doxe mando ambasadori dicendo Venitiani non aver 
colpa, et aquiet6 le cosse ; f o ambasador uno nominato Domenico Carimano ^ . 

Nel secondo anno dil ducato di questo doxe vene discordia tra Venitiani et Sicardo 15 
/» ottobrt 977 conte et il populo e comum di Cao-d'Istria, e a la fine quelle f onno pacifichade ^ 

Questo doxe ancora che 'I fusse povero ' fece fabrichar dil suo apresso il suo palazo uno 
hospital, zo^ apresso il campanifel, il qual fin horra si chiama Hospital di san Marco'", 
et sta al doxe a far il prior et metervi le povere done dentro '^ fo a tutti i poveri benigno, 
elemosinario a le chiexie, e da tutto el populo era molto laudato et amato '^ 20 

Una note el doxe con Zuam Gradenigo homo sanctissimo et Zuam Morexini suo zfenero, 
havendo dogado anni do et mexi 6 *' non volse piu star doxe et con alcuni altri ando 
fuora di la patria in Equitania di Ih di la Franza, et in uno monasterio si fece monaco, dove 
porto gran quantitk dil suo aver per adornar ditto monasterio dove " habitar voleva, essendo 
di et^ di anni cinquanta; alcuni ** vol stesse solum in dogado anni do et zorni XX.*'' et 25 
poi intrato in habito monachal come scrive Piero Damiam ne la Vita di santo Ro- 
mualdo di THordine Camalduense *', vixe anni 19 et fu di vita sanctissimo, et apresso San 



I. 965. Piero-doxe] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. — 2. coadunati] Cosl il cod. fer 

coadunato. — 12. facto] Cosi il cod, — 14. Sanudo corr. Carlmano su Caramano. — 16. quelle] Cosi il ced. fer 
quelle cose. — 33. patria] Cod. patri. 

che pur ora sl legge nella sala del Magglor ConsigUo ; recente h quella curata da Tafel e Thomas op. cit. I, 

ScHRADE, (0/. «V. 313) di^foedor, in luogo di " occidor^. pp. 31-36. 

' Cio6 975. ' H Sanudo lia Interpretato male la frase del Dan- 

' Cf. per 1'intero periodo Dandolo, 212 A, B, dolo (214 C) " fuit nempe hic dux pauperum nu- 

donde Pietro Dolfin, p. 150. "tritor^, tradotta bene da Pietro Dolfin, p. 156, 

' Cf. per l'intero periodo Dandolo, 212 B, C, " f o certamente questo doxe nodrigador de poveri „. 

donde Piktro Dolfin, pp. 150, 151. "> Cf. per questa prlma parte del periodo Dando- 

^ La frase latina appartiene quasi interamente alla lo, 214 C, donde Pietro Dolfin, p. 156. 

cronaca del Dandolo (cf. ^i^Dc^paucisconsciis ''Le notizie dl questa proposizione derivano da 

"secrete deposuit „). cognizioni personali del Sanudo. 

^ Cf. per l'intero periodo Dandolo, 212 C-D, ^' Cf. per 1'intero periodo Dandolo, 214 C, donde 

che PiKTRO DoLPiN, p. 151, compendia. Pietro Dolfin, p. 156. 

' Cf. per l'intero periodo Dandolo, 212 D, donde " Cos\ anche Enrico Dandolo (c. 17 B) e Piktro 

PiETRO Dolfin, p. iSt. Dolfin a p. iJS, il quale per6 a p. 157 segue in que- 

' Cf. per l'intero periodo Dandolo, 212 E, donde sto particolare la testimonianza di Andrea Dandolo; cf, 

PiKTRO DoLFiN, p. ij^. L'atto della quietanza di Gual- la nota 16. 

drada in data del 25 settembre 976 e del rispettivo pla- '"l Cf. Muratori, XXII, 465. 

cito tenuto nel suburbio di Piacenza 11 25 ottobre del i^ q^^^ ji Dandolo (214 D) e il Trevisan (c. 31 A). 

medesimo anno, h. stato pubblicato di recente dal Ficker SuII'ospedaIe di san Marco che nel 1581 fu trasferito nel 

nelle Forschungen zur Reichs-und Rechtsgeschichte Italiens, campo di S. Gallo cf. Sansovino, of. cit., 138 e 139 e 

Innsbruck, Wagner, 1873, IV, pp. 38-41, e dal Tolra T a&si^i, Edifizi di Venezia distrutti o volii ad uso divcrso 

in Saint Pierre Orsiolo doge de Venise Paris, Thorin, da quello a cui furono in origine destinati, Venezia, Cec- 

1897, PP. 344-348- chini, 1885, p. 37. 

* Cf. per l'intero periodo Dandolo, 213 A, donde '6 Cf. per tutto 11 periodo Dandolo, 214 D-E, don- 

PiETRO DoLFiN, p. 152. II patto corrispondente venne de Pietro Dolfin, p. 156. 

fatto a Giustinopoll 11 12 ottobre 977; l'edizlone piu " Qi^ Dandolo, 214-217, 11 qual passo e stato 



LE VITE DEI DOGI (pietro i orskolo, vitale candiano) 



135 



Michiel de Cusano a di XI zenfer felicemente morite '. main lacronicha Contarina vidi 
che '1 morite in Equitani *. e fu sancto et canonizato per li molti miracoli in vita et in 
morte che '1 f ece, et 11 ogni anno in tal zomo vien f ato f esta et la sua comemoratione * ; 
t a m en tegno San Michiel di Cusano sia in Aquitania *. questo t '1 breve : 



san cti 

5 



Marci prior edificavi, et monacus moriens mi- 



5 " Ecclesiam 

"racula plura egi„ . 

(|Vidal Candiam, zofe Sanudo* doxe fo electo da poi che Piero Orsiol and6 
a farsi monaco. fu homo pien di prudentia et bonta, fo fiol di Piero Candiam, terzo doxe 
di tal nome, et fratello di Piero doxe quarto che fu amazato. et intesa tal creatiom da Vidal 

10 Candiam patriarcha di Grado, suo nepote, el qual apresso la Marchia Trivisana ' habitava, 
ritomo a repatriar *. questo patriarcha astretto da le pregierie dil doxe e dil populo ando 
ambasador a Otho imperador di Romani el qual haveva certa discordia con Venitiani, dove 
pacilicoe le differentie et confirmo la paxe come era per avanti ^ 

Questo doxe uno anno da poi la sua electione agravado di vechieza se infermoe, et havendo 

15 dogado anno uno et mexi do refud6 il dogado e si fece monaco nel monasterio di santo Yla- 
rio ; il qual da poi quatro zorni morite et in ditta chiexia f ue sepulto '". et questo fe il suo brieve : 

"Cives discordes; morior m onachatus „ ". 

982. Tribum Memo doxe fo electo. questo era molto richo di facult^ '*. in questo 
tempo in Veniexia vene certa civil discordia tra li Morexini et Caloprini, dove tra Ihoro in- 



2, Equitanl] Cosl il cod, — 4. questo h U breve] Sembra che quesie farole sieno state aggiunte fiit tardi dal 
Sanudo al testo. — 5. Ecclesiam] Cod. Ecclesia. — 7. Vital-electo] Parole scritte dal Sanudo con inchiostro rosso. 
II Sanudo ha omesso ia data della elezione, — 15. Santo] // Sanudo aggiunge nel margine con inchiostro fiu chiaro 
come correzione Zacaria, altri di san. — 17. discordes] // Sanudo ommette composui sedo. — 18. Tribum-electo] 
Parole scritte dal Sanudo con inchiostro rosso, La data i stata fremessa foi dal Sanudo con inchiosiro nero, - Memo] 
Cosl il Sanudo per Menio. 



tradotto da Pietro Dolfin, pp. 157-164. La citazione 
della Vita di san Romualdo composta da san Pier Da- 
MiANO e stata fatta di seconda mano dal Sanudo, perchfe 
la trasse dal passo corrispondente della cronaca del Dan- 
dolo. C£. la nota 7 p. 132. 

' Cf. per le notizie di queste tre proposizionl, 
Dandolo, 217 C, donde Piktro Dolfin, p. 164. 

* L'apografo Marciano dellacronaca del Contarini 
(c. 66 B) ricorda il monastero di " san Michel de Cusan „ , 
ma non indica che fosse in Aquitania; al contrario questa 
indicazione si trova, oltre che nelle cronache di Ancrka 
Dandolo {214 A) e di Pietro Dolfin (pp. 154 e 155) e 
"Marc. It. VII, 2034 „ a c. 125 B, note al Sanudo e 
da lui usate nella composizione di queste Vite dei dogi, 
nella cronaca «Marc. It. Zanetti \% „ a c. 63 B. 

' Cf. per questa prima parte del periodo Dando- 
Lo, 217 C, (donde Pietro Dolfin, p. 164) e * Chron. 
Marc. Lat. X, 137 , ove a c. 17 A si legge: " meritis 
" eius Redemptor noster multa miracula demonstravit et 
* etiam ibi pro sancto publice et dignissime veneratur „. 
Secondo il Tolra (0/. c<V., pp. XXXIII e XXXIV) la leg- 
genda piii antica di san Pietro Orseolo £u composta da 
un anonimo monaco di San Michele di Cussan verso il 
1027; il Tolra ne possiede una cattiva copia autenticata 
il 20 agosto 171S; l'originaIe e perduto; un'altra, com- 
posta da un anonimo monaco di Ripoll poco dopo il 
1047, e stata pubblicata dal Mabillon negli Acta Sancto- 
rum Ordinis sancti Benedicti, Venezia, VII, pp. 874-8SS e 
secondo il Tolra h un rifaclmento della prima. 



* II monastero era nella diocesi di Elne. 

^ II Sansovino, (0/. cit., 551) e lo Schrade {of. 
aV., 313) danno la seguente iscrizione : " ecclesiam san- ' 
" ctl Marci prior edificavl ; deinde et monachus factus 
" miracula plurima egi „; il Palazzi {oJ>. cit., 47): " eccle- 
" siam sancti Marci prius aedificavi: deinde monachus 
" factus miracula plurima egi „ e lo Zanotto (0/. dt., 
IV, 52): " hospltale seincti Marci prior aedificavi: deinde 
" monachus factus miracula plurima egi „. Nella sala del 
Maggior Conslglio essa si legge ora secondo il testo 
edito dallo Zanotto colla variante " monacus „, 

^ H cognome Sanudo fu riferito a questo doge 
prima dalia "Chron. Marc. Lat. X, 137» a c. 17 
B e dal " Chron. lust „ a c. 3S B. 

' Cf. Dandolo, (217 D) : "apud Veronensem 
* Marchiam „ , donde Piktro Dolfin, p. 165. 

* Cf. per questi tre periodi Dandolo, 217 D, donde 
Piktbo Dolfin, pp. 164, 165. 

' Cf. per questo periodo Dandolo, 217 E, 218 A., 
donde P. Dolfin, p. 165. II documento non si conserva. 

'" Ct. per questo periodo Dandolo, 218 B, donde 
PiETRO Dolfin, p. 165 e 166. 

" II Sansovino, (fl/. cit., SSi). lo Schrade (o/. «V., 
313), il Palazzi (<7/. cit., 49) e lo Zanotto, (pf. cit., IV, 
S7) danno il seguente testo: " cives discordes sedo; mo- 
rior monachatus „ , che coUa variante : " monacatus „ si 
legge tuttora nella sala del Maggior Consigllo. 

" Cf. per questi due periodi Dandolo, 218 C, don- 
de Pietro Dolfin, p. 166. 



c. 48 H 
An. g?S 



Ah. 979 



Dictmbrt gSa 



7 gi»g*o Q83 
c. 49 A 



136 



'i.'*.*n' 



MARIN SANUDOiOd 



mv<f aj 



terveneano di molti scandoli e fu di bisogno che Stephano Caloprim con soi fioli et parenti 
contra i Morexini combatesse ; ma cussi volendo Idio, niun f o morto se non Domenego Mo- 
rexini in San Piero di Castello, el qual corpo fo portato a sopelir a Sam Zacharia'. 

Nel quarto anno dil suo ducato concesse licentia a Zuam Morexini monaco che potesse 
far fabrichar una chiexia sotto il nome di san Zorzi mazor a Tincontro^ dil palazo ducal 5 
sopra certa insula in la qual vi habitasse monaci di THordine di san Beneto; el qual Zuam 
Morexini li asign6 per il viver di monaci dil suo certe possessiom '. 

Questui *• fu z^nero di Piero Ursiol doxe, sancto, qual con lui insieme si fece monaco ^ 
et cussi fo edificata. 

Sotto di questo doxe fo compido el campani^l di san Marco ", non perhb con la zima 10 
dorada come fu fata da poi. 

In questo anno Otho secondo, imperator, vene in Italia, et per la morte si crudel che fu 
fata a Piero Candiam doxe che molto li dispiacete, volse romper li pati haveva con Venitiani ', 
unde el doxe li mando con volunta dil populo tre ambasadori: Piero Morexini monaco et** 
Badoer* et Piero Andrea ' Tribuno, i qualli lo andono a trovar a Verona et aconz6no 15 
II le differentie ; et rafermo la paxe, come apar per privilegio '". 

Ancora, in questo tempo andbno a Verona al ditto Otho imperator alcuni Venitiani per 
far tradimento i qualH fonno Stefano Caloprin che amazo Domenego Morexini, con soi fioli 
come ho scripto di sopra ", Urso Badoer, Domenego Silvo, Piero Tribuno et Zuam Beneto '* 
con altri di Veniexia dicendo a esso Otho, si '1 voleva poteva venir a tuor Veniexia, ch6 Ihoro 20 
lo aiuteriano ad haverla. unde Timperator ordino che nium mandasse vituarie piii a Veniexia, 
et bandl che alcum Venitiam potesse venir ne le terre de I' Imperio come prima Uberamente far 
soleano ; per le qual cosse el doxe et populo fo molto opressi facendo provisione '^. et quelli 
di Cavarzere si messeno sotto rimperio, i qualli otene privilegio di aver Loredo, Cervas et 
Sauma". etiam uno Zuanne episcopo di Cividal di Bellum, a li confini di Heraclia tolse molti 25 



14. tre] // Sanudo corr. tre su do. — 17. and6no] Parola scritta dal Sanudo con altro inchiostro j>iu cupo 
come correzione su fondo abraso. 



' Cf. per questo periodo Dandoi:.o, 218 C-D, don- 
de PiETRO DoLPtN, pp. 166 e 167. 

* Cf. Dandolo, 218 E, donde Piktro Dolfin, p. 
167. Ma il Sanudo ha male Interpretato il passo del 
Dandolo; 11 doge concesse la chiesa e gU immobili, e il 
Morosini dovera costruire il monastero. 

' Cf. Dandolo, 219 A, ma il Sanudo ne ha male in- 
terpretato il passo " et pro victu in eo servientium pos- 
• sessiones dedit „ riferendolo al Morosini, mentre il sog- 
getto e il doge, come J; dimostrato dal documento; l'edizio- 
ne migliore di questo che e in data del 20 dicembre 982, 
si legge in Cicogna, Iscrizioni Veneziane, IV, p. 284-290. 

* Cioh Giovanni Morosini. 

5 Cf. per questo periodo Dandolo, 219 B, donde 
PlETRO DoLPiN, p. 168. 

6 La notizia e data dalle cronache "Marc. It. 
VII, 2051 „ a c. II B, «Marc. It. Zanetti, 18 „ a 
c. 64 A con rindicazione delPanno 985, e pure con que- 
sta indicazione in quella di Giorgio Dolfin a c. 55 B. 
Circa l'eta del muro di fondazione del campanile dl San 
Marco cf. Boni, // muro di fondazione del camj>anile di 
San Marco in Archivio Veneto, XXIX, 355-368. Cf. an- 
che p. 124, nota i di questa edizione. 

' Cf. MURATORI, XXII, 466. 

* Dandolo (219 B) da " Badoarium Noheli „. 
' Dandolo (219 B) da " Petrum Andreadi „. 

'" Cf. per 1' Intero periodo Dandolo, 219 B-C, 
donde Pietro Dolfin, p. 168. II privilegio fu pubbli- 



cato; le edizioni piu recenti di questo trattato fatto a 
Verona il 7 giugno 983, sono quella del 1888 curata dal 
SiCKBL (Monumenta Germaniae historica, Diplomata regiim 
et imferatorum, II, pp. 352-356) e quella del 1893 curata 
dal Weiland (Monumenta Germaniae historica, Legum 
Sectio IV, Constitutiones et acta publica imperatortim et re- 
gum, I, pp. 39-43). I nomi dei messi vi sono designati 
nella frase: " per nuncios suos Petrum Mauricinum mo- 
" nachum et Badoarium nobilem nec non Petrum Andrea- 
" di trilfunum „. Credo pero che la vera lezione del no- 
me del secondo messo sia " Badoarium Noheli^; prima 
di tutto " Noeles „ 4 un antico cognome veneziano ricor- 
dato anche dal "Chronicon Altinate, p. 29, r. 29»; 
in secondo luogo la lezione dei due testi pifi antichi del 
documento h : " Noheli „, e non " nobeli „ come male 
viene indicato dall'editore in una nota al testo. II Sanu- 
do poi ignorando 11 cognome "Noheli,,, intese " Badoa- 
rium „ come cognome e pose la lacuna nel nome. 

" Cf. rr. I e 2 di questa pagina. 

" Ciofe Benato; cf. Dandolo, 219 D, e Pietro 
Dolpin, p. 169. 

'^ Cf. per questi due periodi Dandolo, 219 D-E 
e 220 A, che Pibtro Dolfin compendla a pp. 167 
e 169. L'editto imperiale non si conserva. 

'< Cf. per 1'intero periodo Dandolo, 220 A, donde 
PiKTRO DoLFiN, pp. 169-170. II documento non fe stato 
accolto dal Sickel nella cit. coUezione dei diplomi dl 
Ottone I e II. E stato pubblicato dallo Stumpf (Die 



LE VITE DEI DOGI (tribuno menio) 137 

campi che erano de Venitiani, per lui '. et il doxe ordin6 le caxe di sopraditti rebelli di 
la patria fosseno ruinate, e fece le moglie et figlioli Ihoro, accib non schampasseno, con 
grande diligentia custodir '. et da poi Stephano Caloprim prego lo imperator ' che a Pavia 
stava, che poi che '1 suo tradimento non havia auto locho, che volesse pregar Venitiani che 
5 a sua instantia lo volesseno lassar ritornar in la patria ; ma non pot6 obtenir, et morite *. et 
poi li soi seguazi da poi che fonno pacifichade le differentie con ditto imperator, a pregierie 
di augusta imperatrice fono ritornati a grazia e lassati venir a repatriar facendo prima quatro 
zuramenti di fede ^. ma li Morexini vedendo questo si dolseno assai per la morte dil sopra- 
ditto Domenego Morexini da questi Caloprini; per il che tre figlioli fo dil prefato Steffano 

10 Caloprin ussendo un zorno dil palazo per montar in una barcha per andar a caxa, da 
quatro da cha' Morexini f onno asaltati et occisi, efc la riva f ata sangue ; e li corpi Ihoro uno 
suo domestico li tolseno fuora di Taqua e portoli a la madre e a la moi^r; el zorno se- 
quente non senza gram pianti nel monasterio di san Zacaria fonno sepulti ^ molti dicono el 
doxe fo conscio di questo ' per il poco amor che 'I porto a suo * padre che volsse esser tra- 

15 ditor di la sua patria '. 

1 1 Nel terzo decimo anno dil suo ducato questo doxe mandoe Maurizio suo fiol a Baxilio c 49 b 
et Constantim imperadori de Constantinopoli per obtenir da Ihoro una congrua et honore- 
vel sedia^"; et si Iha obtenisse o non, in croniche non ho trovato scripto. 

Et come in la cronicha Contarina vidi ", questo doxe sempre habitoe in la sua 

20 caxa a San Marcuola, perche il palazo era brusato. et hessendo gravemente infermo, havendo 
reto il ducado anni 13, — alcuni dicono fu constreto dal populo — , refudo il cargo ducal 
et si fece monaco, overo tolse 1' habito monacal, et da poi sie zorni morite et ne la chiexia 
di san Zacaria fu sepulto '^. fe il breve : 

"Regis ab insidiis defendens imperialis, 
"Othonis patriam, pondera multa tuli,'*. 



9. da questi Caloprini] Cost il cod.; sotiintendasi occiso — 12. tolseno] Cosi il cod. fer tolse. — 23. fe il breve] 
Parole aggiunte pih tardi dal Sanudo al lesto. 

Reichskanzler des X-XI und XII Iahrhunderts,\nnshrncV, " ditto doxe, donde el ditto a complasentia de la ditta 

Wagner, III, p. 20) che us6 un testo corrotto trascritto " {sic .') 1 ritorn6 so tt o quat ro sagrame nti ,, fra- 

nel sec. XtV su un foglio bianco del cit. Liber primus Fa- se che pu6 aver dato origine all'errore del Sanudo. 

ctorum, dal Gloria (of. cit., I, pagg. 86-87) che lo trasse * Cf. per questo periodo Dandolo, 221 B, donde 

da una copia del 13 maggio 1419 e sarebbe un ricordo Pietro Dolfin, pp. 171 e 171 e 172. 

di un privilegio di Ottone I in data di Verona, 13 ago- ' Cf. Dandolo, 222 A, donde Piktro Dolfin, 

sto 972 di recente dal Bellemo, II territorio dt Chioggia, p. 172; " molti dicono „ del Sanudo corrisponde a "non- 

Chioggia, Duse, 1893, p. 291. Questo privilegio rammen- " nulli aftirmabant ;, del Dandolo. 

ta " Campo de Cervi „ e " Sauna, come luoghi vicini a * Ciofe " loro „; il Sanudo accenna al Caloprini. 

Loreo. II Dandolo {232 A) attesta che "Cervas, era '■* II "Chron. Iu8t.„ a c. 36 A, mentre segue 

una palude e " Sauma „ un canale; la sua testimonianza la testimonianza del Dandolo, cos\ la motiva " quia 

deriva da quella di un documcnto in data del maggio " Maurecenorum cognatus erat „. 

1000, Rialto, che ora sl conserva in copia del sec. XV ■" Cf. per questa prima parte del periodo Dando- 

nel " Codice Trevisaneo, (cc. 133 A-B) all'Archi- lo, 222 A, donde Pietro Dolfin, p. 172. 

vio di Stato di Venezia, edito dal Bellemo, op. cit., 291-2. " Manca la notizia nell'esemplare Marciano della 

' Cf. per l'intero periodo Dandolo, 220 A, donde cronaca del Contarini (c. 67 A). Essa e stata data per 

PiETRO DoLFiN, p. 170. la prima volta dal "Chron. lust. , (c. 39 A) nel 

* Cf. per l'intero periodo Dandolo, 220 B, donde passo: " iste dux in domo propria Sancti Hermacorestetit 

Pietro DoLPiN, p. 170. " quasi toto tempore quo ducavit „. La notizla manca, 

' Dandolo (221 A) di "iraperatrici „, cioe Ade- anche nelle altre cronache ricordate in questo comento. 
laide, e con lui concorda Pibtro Dolfin, p. 171. i- Cf. per questo periodo Dandolo, 222 A. donde 

■* Cf. per l'intero periodo Dandolo, 221 A, donde Pietro Dolfin, il quale anche ricorda Taltra tradizione 

PiETRO Dolfin, p. 171. della monacazione e sepoltura del doge a S. Ilario. 

5 Cf. per 1'intero perlodo Dandolo, 221 A, (don- » La stessa iscrlzione h data dal Sansovino (of. 

de PiETRo DoLFiN, p. 171); ma 11 Sanudo ne ha inter- dt., Sji), dallo Schrade (pf. cit., 313), dal Palazzi (0/. 

pretato male la frase " sub quatuor iuratorum fide „. Nel- cit., Ji) e dallo Zanotto (pp. cit., IV, $<)) e senza dif- 

la cronaca del Trevisan(c. 31 B) si legge "e intendando ferenze sl legge tuttora nella sala del Maggior Con- 

" la imperatrice de la morte del ditto Stefano, scrise al siglio. 



138 MARIN SANUDO 



{Dal Cod. Esteme /., 453, segnato a., H, 5, 12]. 

c. 35 B '"Hic narratut quomodo corpus beati Saba a C onstantinopoli porta- 

'tum fuit Venetiis per dominum Petrum Centrenigotemporequo dominus 
•Tribunus Memo dux erat, in anno 910,*. 

" Fuit quidam vir nobilis ex Consilio Venetorum, qui dominus Petrus Centrenigo dicebatur 5 
" nomine. prima stirps eius fuit de Romanis de familia Centurionum, qui principes centum 
" militum erant. hic idem Petrus Venetiis obtinuit ducatum. verum cum semel esset cum navi 
" sua Constantinopoli et vidisset beatissimum corpus sancti Saba, caute, sagaciter et mirabi- 
" liter cum custode templi et ecclesig tractavit numerando sibi loco muneris certam denario- 
" rum quantitatem si sibi concederet ut inde asportaret corpus beatissimi Sabg. custos vero 10 
" denariorum avidus consensit ut quadam nocte circa primam dominicam .... dum aer esset 
" in tempestate et valde plueret ; et nocte tenebrosa venit ad arcam santissimi corporis. verum 
" cum idem sacerdos vellet locum tangere, tunc tremor maximus invasit illum, nec aliquo 
" pacto loqui poterat ; sed cum dominus Petrus ibi cum duobus filiis esset et totidem sibi f a- 
" miliaribus et videret sacerdotem trementem et alienatum in se, humili devotione beatissimum 15 
c. 36 A "11 corpus sustulit et provisione mirabili ne ab aliis videretur, portavit illud ad navem. quo re- 
" verenter posito in loco ubi desiderabat, emersis anchoris et tensis velis secundo vento salvi 
" et incolumes Venetias aplicuerunt. tunc vir nobilis Petrus invitatis quibusdam sacerdotibus 
" et gpiscopis ', ex navi in naviculam parvam gloriosum corpus deposuit, et statuit illud 
" caute domum suam in contrata Sancti Antonini. domus autem eius erat iuxta ecclesiam a 20 
" latere, qug dicebatur ab habitatore Domus de Centrenigo. ibi ergo cum essent, vo- 
" luerunt corpus illud in domum suam transf erre ; verum illud beatum corpus visum tunc fuit 
"tanti ponderis habere, ut nuUo modo vel ordine inde moveri potuit. interim cum omnes 

" admirarentur, campang, qug in campanili ruinam minari videbantur propter quod totus 

" populus undique concurrebat ut miraculum videret, quod videre assueti non erant. tunc 25 
" clarissimus Petrus cum gpiscopis et sacerdotibus flexis genibus Deum laudabant altissimum 
" magna voce dicentes : portemus illud in gcclesiam, nam ex voluntate Christi Salvatoris hu- 
" mani generis hoc factum est, ut corpus sanctissimum locetur et celebretur in basilica no- 



3. L'intero racconto della traslazione di sanSaba manca nelVautografo. Ma nelPafografo Estense che h del secolo 
XVII, Sigue alla narrazione del ducato, di Pietro Orseolo II, e nell' autografo la numerazione antica dimostra che dofo 
quella narrazione furono ferdute due carte, E molto probabile che queste due carte abbiano contenuto il testo della Tra- 
slazione e che siano state interfogliate dal Sanuilo tra le carte originarie del suo manoscritto ; il testo delte farti inter- 
fogliate non i semfre in continuazione cronologica con quello delle carte frecedenti. Ho confrontato questo testo anche 
colla lezione data dai due codici Marciani dcl secolo XVII segnati Classe VII, Ms. lialiani, codd. 'jSj e i6oj che conten- 
gono una fartc delPopera del Sanudo e che rispettivamente designo in queste note delle varianti colle lettere A e B, Ho 
creduto inutile ii confronto col cod, del Museo Civico, segnato Cicogna lioj, perche deriva dall' Estense, II cod. idoy 
non ha numerazione di carte; nel cod. 'jSj il passo sta a cc. 88 B-go B, La collazione col testo del codice Estense i 
stata eseguita dal dott. Arrigo Solmi al quale mando i fiu vivi ringraziamenti, — to. asportaret] B et portaret. — 

15. trementem] A, B trem. — 17. in loco] A in locum, B ad locum — 23. potuit] A, B poterit. — 24 ] 

L'edizione del Muratori da in luogo della lacuna insonuerunt. 

' Cf. MuRATORi, XXII, 470. diversa Indicata in questa leggenda si spiega per l'ap- 

' La data non corrisponde; Tribuno Menio sal\ parente affinita col nome " centurioni „. II Corner (fi^c- 

al ducato nel 982. La leggenda e posteriore al governo clesia Venetae, XII, 340-349) da per intero il testo della 

di Pietro Centranico, il quale fini nel 1031 e dur6 se- leggenda, ciofe colla narrazione dei miracoli operati dal 

condo il Dandolo meno di cinque anni. I Centranici santo dopo la sua traslazione; il testo fu tratto dalla 

secondo la tradizione antichissima ripetuta dairelenco matricola del sodalizio dedicato a quel santo. Quanto a 

del "Chronicon Altlnate, e poi da quelli del questo san Saba abbate in Cappadocia il Dandolo attesta 

' Chron. lust. „ delle cronache "Marc. It. VII, essere stato trasportato a Venezia sotto il doge Marino 

2051, a c. 60 B e " Marc. It. VII, 2034 „ a c. Morosini (85 A); Piktro da Ciuoggia (Marc. Lat. IV, 

St B, di Giorgio Dolfin (c. 6 B), e di Donato c. 285 e 286) non da notizia della sua traslazione. 

Contarlni (c. 22 B) provennero da Cesena. L'orlgine » Cf. Muratori, XXII, 471. 



LE VITE DEI DOGI (pietro orseolo ii) 139 



" mine servi sui Antonini consecrata. sublatum est igitur solemnitate devotissima in cymba 
" sine ullo impedimento corpus illud gloriosissimum et ductum in gcclesia Sancti Antonini 
" et in altari suo positum ; tunc, et non prius, campang a pulsu suo cessarunt, et apparuit co- 
" tumba in albedine mirabili supra benedictum corpus istud, qug usque Te Deum lauda- 
5 " m u s cum aliquibus orationibus cantaretur, nunquam inde discessit. completo vero officio 
" ex . . . . post chorum f actum f uit altare novum non multum distans ab altare Sanctl Antonini, 
" et ibi in capsa lignea positum fuit corpus illud sanctissimum, iuxta quod positg fuerunt 
" reliquig similes qug simul adductg fuerant, et qug in eodem loco positg sunt. sacerdos autem 
" qui eiusdem gcclesig plebanus erat, in eodem die quo hgc omnia gesta sunt, in arboribus 

10 " rosarum qug in horto suo plantatg fuerant rosam unam pulcherrimam invenit, qug ad lau- 
" dem gloriosissimi corporis ostensa est in anno ab incamato Verbo novies centum et unde- 
" cim in nonis decembribus. paulo vero post hic dominus Petrus Centrenigo Venetiis dux 
" creatus est; qui cum per annos quinque vixisset voluit ut mortuus sepeliretur in gcclesia 
" sancti Antonini in sepulchro pulcherrimo in nomine suo fabricato ante ianuam sacrarii post 

15 " autem ianuam cubg altaris sancti Michaelis in eadem ecclesia. hgc benedictus Deus per 
" merita sanctissimi Sabg geri voluit, qui semper Deum pro nobis orare possit, et quod animg 
" nostrg in ultimo vitg prgsentis locentur in gloria gterng vitg et ibi maneant per infinita 
" sgcula sgculorum. amen. , 

Oratio sancti Sabe. 

20 " Deus qui per merita sanctorum tuorum non desinis quotidie miracula facere, prgsta no- 

" bis famulis tuis, ut per intercessionem gloriosissimi Sabg confessoris tui atque abbatis et per 
" signaculum sanctg crucis, quam ob reverentiam filii tui in manibus semper gerebat, a peste 
" et ab omni tribulatione liberemur. per dominum nostrum lesum Christum „ et cetera. 

\Continua il racconto secondo il testo deW autografo Marcian6\. 

25 992. ^Piero Ursiol segondo, doxe fo electo. fo fiol di Piero doxe sanctissimo e per c. 49 b 

la sanctitk dil padre di anni XXX successe a tal dignitk ducal ; el qual nel suo ducato fece Ah. ggi 
tanto ben a la patria che non solum Veniexia augumentoe, ma etiam di fama la exal- 
toe *, et prese il titolo di doxe di Dalmatia et Croatia, come diro poi ^. 

Questo nel principio dil suo ducado mand6 ambasadori a Constantinopoli a Baxilio et Con- 
30 stantim imperadori et da quelli obtene privUegio che Venitiani navegando et venendo per mer- Marxo ggi 
chadantar in tutte le terre e lochi di Tlmperio liberamente potessino star et far quello li piaceva *. 
Ancora, mando ambasadori a li signori de Mori et queUi se li fece benevoli et amigi' 
per poter merchadantar. 

Mandoe e t i a m a Otho terzo, imperador, do ambasadori, i qualli f onno Marin diacono et 
35 Zuam Ursiol, dal qual non solum obteneno la confirmatiom di privilegii antiqui, ma li concesse 

molte cosse di poter f ar in honor di Veniexia, come apar nel privilegio f ato a Molichusen ". /9 ugiio ggi 



S. B cantantur. — 8. adductg] A adiuncta, B adiunca. — lo. fuerant] A, B fuerunt. — 12. hic] A, B haec. 
— 25. Piero-doxe] Parole scritte dal Sanudo con inchiostro rosso. La data, che i errata e dex<e essere corretta in rpgr, 
c stata fremessa poi dal Sanudo con inchiostro nero. — 34. a Otho] Cod. Afho. — 36, Molichusen] Cos"! il Sanudo 
fer Molinhuson. 

' Cf. MuRATORi, XXI, 467. pUce del sec. XV; Tedizione piu recente h quella curata 

* Cf. per questa parte del periodo e per 11 prece- da Tafel e Thomas, op. cit., I, pp. 36-40. 
dente Dandolo, 223 A, donde P. Doi,fin, pp. 172 e 173. 5 cf. per questa prima parte del periodo Danpo- 

' Cf, p. 142, rr. 5-7. Lo, 223 B, donde Pietro Dolfin, p. 373. I documentl 

■* Cf. per questo periodo Dandolo, 223 B, donde non si conservano. 
PiETRO DoLFiN, p. 173. II documento si conserva, ma tn " Cf. per questo periodo Dandolo, 223 C; 11 

una verslone latina a noi pervenuta in una copia sem- Dandolo (223 D-E, 224 e 225) da il teato del privilegio. 



140 MARIN SANUDO 



A«. ,004 Sotto questo doxe Baxeio imperador donoe a Zuane Ursiol ambasador nostro el corpo 

di santa Barbara, qual era 11 a Constantinopoli, il qual portado a Veniexia, fu messo ne la 
capella ducal '. e poi a compiasentia di la abadessa di San Zuanne di Torzello, Felicita, che 
era fiola dil doxe, ditto corpo fo translatado a Torzello e in ditta chiesia posto^ dove al 
presente si trova ^, 5 

Questo doxe con i signori de Italia contraxe amicitia, et il censo overo tributo che 
prima si deva a Schiavoni pyrati overo corsari accio nostri potesseno navigar per il mar 
Adriatico, fu terminato et fato edito nium piu dar lo dovesse \ 
c. 50 A 1 1 Et hfessendo cazuto el muro infina a li propugnaculi di la citk di Grado, questo doxe 

fece refar, et apresso la torre 11 che varda a rOccidente, dil suo construxe uno palazo, et 10 
le chiesie devotissimamente fece riparar qualle comenzavano a ruinar*. 

Ancora, ne la secreta di San Marco fece portar et meter quatro casse de corpi di 
sancti^ che erano prima in Aquileia, poi in Grado', con le polize di sopra; in la prima 
era li corpi di san Fortunato et san Felixe, in la seconda di san Hermacora et san Fortu- 
nato, in la terza di san Dionisio et san Largo, in la quarta di san Hermogene et san For- 15 
tunato*; tamen al presente par che dicti corpi siano in Aquileia'. 

Oltra di questo el doxe uno palazo et una chiexia di nuovo a Citk-nuova fece fabrichar '". 

In questo mezo Zuanne episcopo di Cividal di Bellum ordin6 che nium Venitiam andasse 
piu ne li soi luogi; ma Venitiani non curandossi di questo et manchando al ditto episcopo 
di aver il sal, mando a dimandar paxe, et cussl fo fata ". 20 

Fo mandati a Ravena a Otho terzo, imperador, ambasadori Zuam dyacono et Piero Grra- 
/ maggia ggi denigo e da quello obteneno privilegio di poter tenir porto et mercado in tre luogi con farsi 
pagar il datio et tholoneo '^. 



3. Feliclta] Parola aggiunta dal Sanudo ndlo sfazio inierlinaare. — 13. pol In Grado] Parole aggiunte foi 
dal Sanudo nel margine. 

PiETRO DoLFiN, pp. 373-377, traduce il passo del Dan- "siae Aquileiensis„ nelle citt. Cronacke veneziane 

dolo ed anche il testo del documento. L' edizione critica antichissime I, p. lo, rr. 22-35; H "Chron. Alt.„ 

pii recente del privilegio, che h in data 19 luglio 992, ed. cit., p. 17, rr. 8-10. 

e quella curata dal Weiland (0/. cit., I, pp. 45 e 46) la * Cf. Dandolo, 225 B, donde P. Dolfin, p. 377. 

quale deriva soltanto dal testo A&VLiber Blancus che si " Cf. Dandolo, 238 D-E, 239 A e la Inventio ss. 

conserva all'Archivio di Stato dl Venezia In un eaem- Hermagorae et Fortunati in Nuovo Archivio Veneto III, 

plare autentico. 136 segg. SI comprende facilmente come mai si sia dif- 

' Cf. per questo periodo Dandolo, 233 B-C, don- fusa la falsa credenza che quelle reliquie stessero nella 

de PiETRO Dolfin, p. 19S. chlesa di san Marco sino dal tempo di Pietro 11 Orseolo; 

' Cf. per questa prima parte del periodo Dando- difattl l'anonimo autore della Inventio citata, fonte princi- 

Lo, 23S A. L'unione di questa notizia alla precedente pale per queste notizle, attest6 che quel doge aveva deposto 

in un solo passo, e stata fatta dal Sanudo sul modello del secretamente nella cripta della chiesa di S. Eufemia, cripta 

"Chron. Iust.„ (c. 41 A). Pietro Dolfin (p. 195) dedicata a san Marco, le reliquie di quei due santi e che 

unisce anche lui la notizia della traslazlone a Torcello alcuni anni dopo erano state scoperte con altre tre casae 

a quella della deposizione a San Marco, ma a p. 197 che contenevano gli avanzi dei santi Fortunato e Felice, 

traduce per esteso le parti cinquanta e cinquanfuna del Dionisio e Largo, Ermogene e Fortunato, e cosl si con- 

Dandolo. fuse per il nome del santo quella cripta coU'altra della 

' Cf. p. 85, r. 4. La notizia non concorda coUa basilica ducale. 
testlmonianza dl Piktro Dolfin (p. 195): " da poi in '" Cf. per questo periodo Danbolo, 225 B, donde 

" Tanno 1487 se attrova in Santa Maria de Crosechierl, Pietro Dolfin, p. 178. 
"doxemlsler AgostinBarbarlgo, ponteficelnnocentio8»„. " Cf. Dandolo, 225 C, donde Pietro Dolfin, 

^ Cf. per questo perlodo Dandolo, 225 A, donde p. 178; ma il Sanudo ha male interpretato il passo del 

PiETRO DoLFiN, p. 377. II documento non si conserva. Dandolo, il quale attesta che il divieto di recarsi nella 

^ Cf. per questo periodo Dandolo, 225 A-B, don- Marca venne fatto ai Veneziani dal doge e non dal ve- 

de PiETRO DoLFiN, p. 377. scovo di Belluno. Gli atti del dlvieto del traiKco e della 

" Cf. Dandolo, 225 B, donde Pietro Dolfin, domanda della pace non si conservano. Gli attl dei pla- 

p. 377. clti che precedettero e segulrono la pace sono statl pub- 

' Cf. Dandolo, 18 D, 37 E, 38 A, 114 A-B; la blicati dal KoRLsCHtJTTSR, 0/. cit., pp. 84-93. 
" Chronica de singulis patriarchis eccle- ^' Cf. per questo periodo Dandolo, 225 D, donde 



LE VITE DEI DOGI (pietro orseolo ii) 141 

In questo tempo vedendo Croatini e Schiavoni esserli denegato il censo che Venitiani 

li solevano dar, comenz6no a ' molestar Venitiani ; u n d e il doxe mando Badoer Bragadim 

capetanio di 6 nave ben armade contra di Ihoro, il qual ando e smontb a una soa citk ^ et 

per bataglia la prese et quella ruinoe et mand6 li presoni a Veniexia ; per la qual cossa vene 

5 maior odio et guerra', sicome qui sotto sark scripto ^ 

Nel septimo anno dil suo ducado el doxe el zorno di la Sensa ne la chiexia di san Piero 
di Castello chiamato OUvoIense vene, et aldito la messa ave da lo episcopo il triumphal 
vexilo di san»* et monto in su Tarmada e si partl dil porto, ma per vento contrario and6 
a Grado; li vene contra Vidal Candiam patriarcha e li fece grandissimo honor, ma prima 

10 fu in Aquilegia^ da poi bonazato il tempo navigoe versso 1' Histria et zonto apresso la citk 
di Parenzo li vene contra Andrea episcopo di quella citk e lo pregoe non recusasse an- 
dar a visitar la chiesia di san Moro, e cussl il doxe fu contento e intr6 im Parenzo e vi- 
sitato la chiesia e udito li officii ritorno su Tarmata et a remi pervene a uno scoglio II vi- 
cino, chiamato Santo Andrea dove h uno monasterio 1 1 apresso la citk di Puola, dove fo ri- c so b 

15 cevuto da Bertoldo episcopo di Puola che li vene contra con la chierexia et gram molti- 
tudine di citadini ^. et poi monto il doxe a cavallo ' e and6 a la citk di Ossero *, ne la qual 
terra li citadini molto si alegrono di tal venuta et fato li pati deliberono star sotto Veni- 
tiemi, et cussl il zorno di le Pentecoste diU* si deteno a Venitiani volendo un conte che li 
governasseno , e tutti li zoveni di quella terra deliber6 tuor soldo e vegnir su Tarmada con 

20 il doxe". et poi partl di Chersso ditta armada, navigoe a Zara, dove zonta, el vescovo di 
la citk con el prior si rese a la Signoria, et cussl fece li vescovi di le ixole di Vegia '" et Arbe 
i qualli zurono per nome di le cita di mantenir li pati et fedelta". et hessendo stato il doxe 
mexi 6 '* R a Zara, mont6 in galia et con I' armada and6 a una ixola chiamata Belgrado ", 
et mando nuntii a dirli venisseno a zurar fideltk al comum di Veniexia. et vedendo li habi- 

25 tanti non poter resister, zurono fedeltk et esser soto Venitiani ^*. poi and6no a la ixola di 
Lenigrado,'^ la qual etiam si rese^^ poi ebbeno la citk di Trau"; et andato con Tarmada 
a la cith. di Spalato nobilissima et valida li vene contra Piero arzivescovo di quella con 
molti chieresi et laici, et menoe il doxe in la citk, et ditto una solenne messa iurono di man- 
tenir fedeltk'*. et il doxe havendo subiugado tante citade in Dalmatia, andoe apresso la 

30 chiexia di san Maximo, e volse aver il borgo '^, ma quelli di I' ixola di Curzola che li habi- 



19. governasseno] Cosi il cod. per governasse, — 26. Lenigrado] Cosl il cod. fer Levigrado. 

PiETRO DoLFiN, pp. 178 6 179. II privilcgio clie h in conte di Ossero cfie il Sanudo tia aggiunto. Pibtro 

data del i maggio 996 e fu redatto a RavennEi, designa D olfin (p. 183) ha seguito in questo passo il Dandolo, 

i tre luoghi, cioe sul Sile, sulla Piave e a San Michele ma con un grave errore d' interpretazione che manca nel 

del Quarto presso Altino; fu pubblicato dal Fantuzzi Sanudo. 

(Monumenti Ravennati, Ravenna, 1801, VI, 273). '<> Veglia. 

' Cf. Muratori, XXII, 468. " Cf. per questo periodo Danoolo, 328 B, donde 

' Ciofe degli Slavi; la citta era Lissa. Pietro Dolfin, p. 183. 

' Cf. per questa prima parte del periodo Dan- " Cioe " zorni 6 „ ; cf. Dandolo, 228 E. 

DQLO, 226 B, donde Pietro Dolfin, p. 179. 13 Ciofe " ad quandam non longe a Belgradense ur- 

* Cf. rr. 6-30 di questa pagina e rr. i-i6 della seg. " be insulam „ come attesta il cronista Giovanni, op. 
5 Cioe a lesolo. Dandolo (227 D) da: "Equi- «V., p. 158, r. 7. L' isola era Pasman, presso Bielograd 

" 1 e n s e m portum „ che il Sanudo a torto ha interpretato o Zara vecchia. 

per " Aquileie nsem portum„, nel quale errore era '■« Cf. per questo periodo Dandolo, 228 E, 229 A, 

gia caduto Pietro Dolfin (p. 182). donde Pietro Dolfin, p. 184. 

* Cf. per questi due periodi Dandolo, 227 C-E, '^ Vergada, presso Zara vecchia. 

donde Pietro Dolfin, pp. 182 e 183. '* Cf. per questo periodo Dandolo, 229 A, 

' H Sanudo ha male interpretato la frase del Dan- " Cf, Dandolo, 229 A, 

DOLo (228 A) " dux deinde vastum velificando equor „ '* Cf, Dandolo, 229 B-C, donde P, Dolfin, p, iSj, 

che PiETRO DOLFIN, p. 183, traduce : " de 11 partita l'ar- " Dandolo (229 D) da: " hospltium ,; Pietro 

" mada D. Dolfin (pp, 185 e 186) traduce liberamente: " el qual 

* Nell' isola di Cherso, " quando volse allora {sic ! per " andar „ ?) nella giesia 
' Cf. Dandolo, 228 A, meno il passo relativo al " de san Maximo „. 



142 MARIN SANUDO 



tavano, recus6no di rendersi, unde quella citk fo combatuta e a la fin fu presa, zofe risola 
di Curzola * chiamata olim Corcyra nigra. poi andoe a la isola di Liesna ^ et quella 
prese et ruinoe, t a m e n non volse amazar niuno de li habitanti e li perdonono la vita *. et 
procedendo cussl felicemente, el vescovo di Ragusi con altri di la cith li veneno a zurar 
fedelt^*. unde il doxe havendo auto tanta victoria e fato tanto acquisto al comum di 5 
Veniexia, si dete primo il titolo di Dalmatia e Croatia doxe apresso quello di Ve- 
niexia havia^ bench6 alcuni ^ vuol che prima quello di Dalmatia si desse e mo' azon- 
zesse Croatia'. e ritornato a Veniexia con gran triumpho, fo provisto di mandar rectori 
per le cita aquistade, li qualli fonno questi: 

a Raguxi Piero * Ursiol fiol dil doxe; 10 

a Spalato Domenego Polani; 
c. 51 A 1 1 a Trau Zuam Comer ; 

a Sibinico Vidal Michiel; 

a Belgrado Mafio Zustignam; 

a Zara Marin Memo°; 15 

a Curzola uno altro patricio *". 

In questo mezo Otho terzo, imperador, inteso tal victoria de Venitiani da Zuane dya- 
7 ^tmaio 099 cono ambasador, liberamente confirmoe il privilegio che li concesse a Piero Candiam doxe, 
ZO& li confini dil dominio de Venitiani, zo^ da la Piave mazor dove h fato certo arzerelo 
chiamato Formelino" e va discorendo li termini fino al mare, et che di questo il vescovo 20 
di Cita-nova habbi la decima con altre inmunitk, come nel privilegio apar '^ 



2. olim Corcyra nigra \Parole soitolineate nel cod. (dal Sanudo siessof). — 3. perdon6no] Cos\ il cod.fer perdonoe. 

' Cf. Dandolo, 229 D , donde Pietro Dolfin, Giorgio Dolfin (c. 56 A), di Donato Contarini (c. 67 

pp. 185 e i86. B) e di Pietro Dolfin (p. 188). 11 " Chron. lustin „ 

2 II cod. "Marciano, Zanetti, Lat. 400, negli elenchl dei governatori delle terre soggette a Ve- 

della cronaca grande del Dandolo a c. 98 A da : " La- nezia non rlcorda di tutti questi che " Marinus Memo 

" destine „ ; il " C h r o n . I u s t . „ a c. 40 B di : " Lande- " in 998 „ a c. 194 B tra i conti di Zara. 
" stinam insulam, id est Liesnam „. Pietro Dolfin, p. ^ Cf."Chron. Lat. Marc. X, 137„ (c. 19A) 

186, confonde quesfisola con Curzola. L'isola e Lagosta. dove e notevole il passo " et optans {cioe Pietro Orseolo 

* Cf. Dandolo, 229 E, 230 A-C, donde Pietro * II), ad regimen civitatis et terrarum dictg provincig 
Dolfin, pp. 186 e 187. " {cioh della Dalmazia) personas nobiles et ydoneas de- 

■< Cf. Dandolo, 230 C , donde Pietro Dolfin, " stinare, scillcet Ottonem Ursiolo filium suum in recto- 

p. 187. " rem Ragusie eligens, illuc transmisit eundem et Domi- 

5 Cf. Dandolo, 230 D, ma con differenze circa « nium Polani Spaletum et loannem Cornario Tergurium 

il nuovo titolo ducale. La testimonianza del Sanudo « et Vitalem Michaelem Sibinicum et Mapheum lustiniano 

concorda invece in quesfultimo particolare coUe cronache « Belgradum et Marinum Memo ladram. quos autem ad 

del Trevisan (c. 32 A) che afferma: " al titolo del doxe « alias terras et partes Dalmacig direxisset non reperi et 

"foazonto: Dalmatieet Croazie (sic.')„, di En- " fortasse quod rectores prgdicti gubernationis totius 

rico Dandolo (c. 18 B), "Marc. It. VII, 788, a " provincig sufficere videbantur pro eo quod civitates 

c. 17B, "Marc. Zanetti, It. i8„ac. 64^^64 « non erant eo tempore in tanta prosperitate et nobili- 

B, " Marc. It, VII, 2034 „ a c. 127 A, e di Pietro « tate ut postea extiterunt „. Dello stesso passo da una 

DoLFiN (p. 188). versione in volgare la cronaca Museo Civico di 

^ Non ho ancora ritrovato la cronaca alla quale Venezia, cod. Correr 1499, c. ii A. Le cronache 

qui il Sanudo accenna; la notizia h falsa, perche quel citate nella nota precedente discordano talvolta nei nomi ; 

titolo di doge di Croazia fu assunto per la prima volta notevole e la strana concordanza della cronaca " Marc . 

da Vital Falier. It. VII, 788,, (c. 17 B) colla "Marc. It. VII, 

' Cf. Muratori, XXII, 469. 3034 „ (c. 127 A). 

* Cioh Ottone, secondo il"Chron.Lat. Marc. 10 Giorgio Dolfin- (c. 56 A), solo tra i cronisti 
X, I 37 , a c. 19 A, donde deriva la prima notizia di ricordati in questo comento, fa menzione di questo par- 
tutti questi rettori ; e pure Ottone danno le cronache del ticolare : " a Churzola et molti altri luochi et terre aqui- 
Trevisan (c. 32 A), di Enrico Dandolo (c. 18 B), " stade fo mandato assai altri zintilhomini „. 
"Marc.It. VII,205i„ ac. 12 A, "Marc. It. " Cioe " Formiclinus „ ; cf. Dandolo 230 E. 
"VII, 788, a c. 17B, "Marc. Zanetti, It. 18, " Cf. per Tintero periodo Dandolo, 230 D-E e 
a c. 64 B, "Marc. It. VII, 203 4„ a c. 137 A, di 231 A, donde Pietro Dolfin, pp. 18S e 189. II testo 



LE VITE DEI DOGI (pietro orseolo ii) 



143 



Ne r octavo anno dil suo ducado Otho terzo, imperador preditto, hessendo a Ravena con An. looi 
alcuni soi secrete mont6 in una naveta et vene a Veniexia e volse arivar nel monasterio 
di san S^rvolo, e il doxe lo menoe di note a san Zacharia a veder quelli corpi santi che 
in ditta chiexia erano ; poi vene a visitar la chiexia di san Marco che se f abricava, et tene 
a batesmo una fiola dil doxe, et abuto domestici doni dal doxe ritornoe a Ravena; et da poi 
tre zorni el doxe chiamo il populo et li disse come Timperador secretamente era stato in 
questa terra et quello havla fato et era vestito incognito '. et come vidi in la cronicha 
Contarina, par che '1 ditto imperador absolvesse Venitiani di dar piu il palio d'oro che Apriu loot 
erano ubligati per pato dar ogni anno a Timperador; e di questo fece privilegio ^ 

Questi sono li corpi santi erano in la chiexia di san Zacharia: 

el corpo di san Zacharia propheta; 
el corpo di santa Sabina; 
el corpo di san Leom papa; 
. el corpo di san Nereo martire; 
el corpo di san Archileo martire; 

el corpo di san Lizierio martire; > ' 

el corpo di san Pancratio martire '. 



Quelli di Piove di Sacho im Padoana in questo tempo si ubligono di portar ogni anno 
al doxe Hre 200 di lin ^ e questo per le provision feva far il doxe che le aque salse non 
li facesse danno *. 

Questo doxe, morto Otho imperador et successo Henrico, li mandoe do ambasadori, Zuam 
dyacono suo capelam et Zuanne Ursiol suo fiol per confirmatiom di privilegii e da quello 
oteneno il tutto ^. 

Ancora, questo doxe ando con armada per ben di la fede di Cristo contra Mori i qualli 
la citk di Barri im Puia tenevano, 1 1 et zonto combate con Ihoro et per bataglia introe in la 



Ann.iooy-ioog 



i6 nov. 1002 



io agosto 1003 
c. 51 B 



3. di note] Parole aggiunte dal Sanudo nello sfazio intcrlineare. 



del privilegio e stato pubblicato dallo Stumpf, op. cii., 
ni, p. 37. II privilegio e in data di Roma, 7 gennaio 
999 secondo il computo comune. II Sanudo seguendo 
il Dandolo iia riferito la concessione alla terza venuta di 
Ottone III in Italia. 

' Cf. per 1'intero periodo Dandolo, 231 A-C, 
donde Pietro Dolfin, pp. 189 e 190; ma questi a p. 178 
ricorda, confondendo i fatti ed i tempi, una venuta di 
Ottone III a Venezia nel 996, 

- La notizia della cronaca del Contarini si legge 
a c. 67 B dell'esemplare Marciano ; ma essa si ritrova 
anche in altri cronisti pur noti al Sanudo; cf. p. e. 
Dandolo, 231 B; "Chron. Marc. Lat, X, 137, 
a c. 19 B; "Chron. lust.,, a cc. 40 Be ^l.^.ovesi 
legge ; " quod dationem clipei speciebus pleni et palei 
" aurri a ducibus dari iraperatoribus consueti, populo 
" eidem, duci eiusque successoribus generose remisit „ ; 
essa anche si legge nelle cronache del Trevisan a c. 32 
B, di Enrico Dandolo, a c. i8 B, "Marc. It. VII, 
"^oSi^acizA, «Marc. It. VII, 788„ac. 18A, 
« Marc. Zanetti, i8„ a c. 64 B, "Marc. It. VII, 
"2034„ a c. 127 B, di Giorgio Dolfin, a c. 56 A e di 
PiETRo DoLFiN, pp. 178 6 190. II privileglo e stato 
pubblicato dallo Stumpf, oJ>. cit,, III, p. 38. 

3 Cf. p. 78, rr. S-io, e p. 79, rr. 1-4. 



•* Cf. Dandolo, 234 B. 

5 Male il Sanudo, ha interpretato la frase " pro 
ripatico „ del passo citato del Dandolo. La testimo- 
nianza del Dandolo si fonda ncll' autorita di un docu- 
mento che e il placito tenuto a Venezia nel looj se- 
condo il Gloria, piu esattamente nel 1007-1009 secondo 
il Kolilschiitter, 0/. cit., p. 71. L'edizione piu recente 
dell'atto e quella curata dal Gloria, op. cii., p. 114. 

'^ Cf. Dandolo, 232 E; ma il Sanudo ne ha male 
interpretato il passo, perche il nunzio fu un solo, Gio- 
vanni diacono. L'errore del Sanudo e derivato dall'aver 
coordinato la frase del Dandolo, " cum loanne filio ac 
" consorte suo „ anzichfe a " loannem dlaconum „ anziche 
a " Petrus dux ,. Nello stesso errore era caduto il Tre- 
visan (c. 33 B); PiETRo DoLFiN, che pur trae la materla 
dal Dandolo, a p. 193 non da che la notizia del privile- 
gio, ma a p. 194 ripete per intero la notizia del Dan- 
dolo. II documento si conserva; l'edizione pii recente 
h quella curata dal Weiland (0/. cit., p, 57 e 58). H pri- 
vilegio e in data di Ratisbona 16 novembre 1002; notisi 
il passo: " venerabilis dux Veneticorum et Dalmatio- 
" rum nomine Petrus una cum filio suo lohanne simi- 
" liter duce per dilectum nobis lohannem dya- 
"conum et suum capelanum nostram adiit 
" maiestatem „. 



144 MARIN SANUDO 



setitmhr, 1004 citk prcditta, et poi auto vitoria insieme con Gregorio catapano imperial ** ussite di la cita 
et ritorno a Veniexia con triumpho *. 

An. ,007 Nel quinto decimo anno dil suo ducato fu tanta fame et mortalitk in Veniexia et per 

tutto il mondo che quasi i sepulcri e cimiterii non potevano tenir tanti ne morivano; et mo- 
rite Zuane Ursiol tiol dil doxe et a San Zacaria fu sepulto ^; poi la passoe '. 5 

An. loos Nel decimo septimo anno dil preditto ducato Urso Ursiol fiol dil doxe, hessendo morto 

Valerio episcopo di Torzello, di consentimento di tutto il clero et populo fo electo el dito 
Urso episcopo in suo loco, il qual poi con Taiuto dil padre la chiexia et vescovado fece re- 
novar, et fata abatessa Faliera, overo^ Felicita, sorela dil dito episcopo et figlia dil doxe, 
di San Zuanne di Torzello '", a soa compiacentia li fo dato il corpo di santa Barbara che a 10 

An. 1004 Veniexia di Constantinopoli fo portado per Zuane Ursiol, come ho scritto di sopra *. 
In questi zorni quelli da cha' Falier feno hedifichar la chiexia di san Beneto '. 
Questo doxe concesse privilegio a quelli di Chioza si in la menor come in la maior 
Chioza habitanti, e li deteno li confini dal suo porto fino in TAdexe per i lidi e di TAdexe 
fino al suo porto e a le Bebe e da le Bebe fino a Conche e di Conche fino al suo porto, e 15 
li deteno certo servitio da dover far ogni anno al doxe, come nel suo privilegio apar *. 

An. 1004 Et come vidi in la cronica Dolphina", Otho fiol di questo doxe a Constantinopoli 

si maridoe in una neza di Basilio et Constantino imperadori nominata Maria, di la qual avanti 
partisse di Constantinopoli fece uno fiol e lo nominoe Basilio, et poi venuto con la moglie e 
fiol a Veniexia, porto con lui il corpo di santa Barbara nominato di sopra. et par che 'I ditto 20 
Otho per boni portamenti paterni fusse constituido dal puovolo consorte col padre nel ducato '". 
Et soto di questo doxe fo compido il palazo ducal e la capella *^. 
Et havendo questo doxe auto tante victorie, fece con sua moglie voto di castitk, et ve- 

An. loog nuto a morte poi ani 17 et mexi-6 nel dogado e di etk di anni 48 fece testamento e lasso 

parte di soi danari ai fioli e fie, parte a la Republicha e parte a poveri et chiexie, et fu se- 25 
pulto a San Zacaria '^. questo h il breve *^ : 

"Subiugo Dalmatiam comuni comoditate; 
"sponte bona multi colla dedere iugo„. 



36. queato h il breve] Sembra che gueste J>arole sieno state aggiunte piu tardi dal Sanudo al testo. — 27. Su- 
biugo] Cod. Bub iuga, — 28. Manca gui neWautografo il jiasso che si legge nelPedizione del Muratori alla colonna 
4^0 C (Hele narratur quomodo) sino a tutta la colonna 4yi (per dominum nostrum lesum Christum) ; ma mancano anche 
lc carte segnate nelVantica numeraxione ^2 e Jj. Cf. la nota al r. 2 della pag. i^S. 

• Cfr. Dandolo, 233 A, (donde P. Dolfin, p. 194), "ne doxe con Ottone suo f rat ell o a Costantlno- 
ma il Sanudo ne lia Interpretato male la frase " exiens „. " poli a Basilio et Costantino imperatori, 1 quali receve- 

2 Cf. per questa prima parte del periodo Dando- " teno quelli con honore et a quello dette per moglie 

LO, 234 A-B, donde Pietro Dolfin, p. ig6. " Maria nepote, fiola della sorella e del nobel Argiropoli „ 

* Ciofe la pestilenza. 11 qual passo con qualche errore di Interpretazione de- 
< Cf. MuRATORi, XXII, 470. riva da quello del Dandolo (333 B). 

^ Cf. per questa prima parte del periodo Dando- 10 Cf. Dandolo, 234 B, donde Pietro Dolfin, p. 

LO, 234 C-D, donde Pietro Dolfin, p. 196 e 197. ig6; ma nei due scrittori la notizia e data come certa, ed 

» Cf. Dandolo, 235 A, donde Piktro Dolfin, \\ documento citato nella nota S a p. 143 la conferma. 
p. 197 e la nota 3 a p. 140. Cf. anche p. 144, rr. 1-5 u cf. Dandolo, 235 A, donde P. Dolfin, p. 197. 

di questa edizione. \% Qf pgr l'intero periodo Dandolo, 23S A-B, 

' Cf. Dandolo, 234 C. donde Pietro Dolfin, p. 197. L'atto della donazione 

8 II Sanudo a torto ha riferito a questo doge la ^el doge a favore del comune e stato pubblicato dal 

notizia che il Dandolo (19S D) pone sotto ii governo di KohLschOtter, 0/. cit., pp. 93 e 94 ed e in data del 

Pier Tribuno. Notisi che Pibtro Dolfin (pp. 126 e 127) ba gennaio 1007 (cioh 1006 more veneto, e non 1006 more co- 

segulto in qucsto particolare la testimonianza del Dandolo. „,„„,• come ha inteso l'editore !) 

« La notizia e falsa, e 1' errore deriva dall' essere 13 L'i8crizione si legge anche in Sansovino (0/. 

stato confuso Ottone Orseolo col fratello Giovanni. La cit., 552), Schradk, (0/. aV. 313), Palazzi (o/. cit., 53) 

notlzia anche contraddice a quauto il Sanudo ha aflfer- e Zanotto (0/. cit., IV. 64) ma colla variante "commu- 

mato circa la traslazione delle reliquie di s. Barbara. nis „ ; cosl sta ora nella sala del Maggior Consiglio: 
Nella cronaca di Pietro Dolfin (p. 194) sileKse: " tor- „ . . . j. . . 

. ^*^ '^' °° " subiugo Dalmatiam communis conimodltate, 

" nando misler lo doxe a Venetia, mando misierZuan- « sponte bona multi coUa dedere iugo. 



\ 



LE VITE DEI DOGI (ottone orseolo) 145 



II 1009.' Otho Ursiol doxe da poi la morte dil padre comenzo a dogar * di eta di anni ^,",,»? 
19'; era molto catholico, virtuoso, iusto et richo et pien di ogni bonta, et perho dal populo 
fo iudicato esser degno a tal govemo, etiam per li meriti dil padre et di Tavo sanctissimo S 

1016. nel septimo anno dil suo ducado quei di Are ^ i qualli li confini de Venitiani mo- An. ,oib 
5 lestavano, v^neno apresso Loredo * per depredar, benche portono la debita pena, et convene 

vegnir Piero Ihoro episcopo con li primi citadini di Are dal doxe a dimandarli perdom 7 giugno 1016 
prometendo non molestar piii i confini nostri, e cussl fo acord^ le cose ^ 

Nel dito tempo * Cresimuro principe di Croatia, Zara et altre citii di Dalmatia maritime An. jon 
che erano soto Venitiani, comenzoe a molestar; contra dil qual el doxe mandoe zente et vi 

10 ando im persona con armata et diffese le dite citade et messe li inimici in fuga, et non 
solum quelli citadini varent6, ma etiam ne la fede et obedientia veneta confirmo. et fato 
instrumenti davanti quatro episcopi ^ di ditte terre overo ixole, che ogni anno dovesseno Lugho^agosto 
mandar al doxe e successori certi presenti, overo tributo, '" per averli defesi et varentadi, et 
promete varentarli ". 

15 1019. in questo tempo el corpo di san Tharasio fu portado in Veniexia a di 17 octubrio '^ ibsettemhrtioig 

in questo modo : che alcuni mercadanti Veniti ando arivando a uno promontorio che si chiama 
Chilendro, dove era con Ihoro uno prete di Malamocho con doi compagni chiamati Piero 
et Zuanne con essi mercadanti i qualli smontati in terra, andono a uno monasterio non abitato 
di alcuno; et intrato el ditto sacerdote dentro la chiesia udi una voce: "tolle hoc cor- 

20 "pus sanctum et deffer tecum , '^ et vardando atorno non vete alcun munimento e si 
messe in oratione pregando Idio che si Ih'era sua volunta che 'I portasse via de li quel corpo 
sancto, li concedesse che da lui fusse trovato. et levato vardando per la chiesia, vete a uno 
altar dove era la iigura dil ditto sancto, scripto: "questo corpo di san Tharasio 
"troverai in uno monimento, rivolto di panno„'*. e vardando a la banda sini- 



I. Otho-doxe] Parole scritte dal Sanudo con inchiostro rosso. La data h stata fremessa dal Sanudo con inchio- 

stro ncro. — 17. con Ihoro] Parole aggiunte dal Sanudo nello sfatio interlineare. — 19. di] Cosi il cod. fer da. 

' Cf. MuRATORr, XXU, 472. Circa le reliqule di luglio ioi8 e quello similc di Martino vescovo di Os- 

a. Saba cf. p. 77, rr. 8-9. sero in data deU'agosto del medesimo anno, sono stati 

' Cf. Dandolo, 23S B. pubblicati dal Ljubic, 0/. «V., Zagabria, 1868, 1, pp. 1,2 

^ Dandolo (33S C) da: " annorum fere XVIII,, dal KVKUL}Evic-sAKciiiiiKi (Codcx diftomattcus regm Croa- 

donde Pietro Dolfin, pp. 197 e 198; il "Chron. tiae, Slavoniae et Dalmatiae, Zagrebu, Albrechta, 1874, 

lus t. „ a c. 41 B, da: " iuvenis XX annorum „. I, pp. 99-101 nei Monumenta historica Siavorum mcridio- 

* Cf. per l'Intero periodo Dandolo, 235 B-C, don- nalium, II) e dal Racki {Documenta historiae Chroaticae 
de Pietro Dolfin, pp. 197 e 198. feriodum antiqtuim illustrantia, Zagabria, 1877 pp. 33 e 34 

^ Adria. nei Montimenta spectantiahistoriam Slavorummeridionalium, 

* Loreo. ** VII); 1 due ultimi pure hanno pubblicato l'atto della ana- 
' Cf. per 1' intero periodo Dandolo, 236 A-B, don- loga promessa fatto da Maio vescovo di Arbe nel lugUo 

de PiETRO Dolpin, p. 199. La promessa venne fatta 1018 al medesinio doge (op. cit., p. 32 e o/*. cit. p. 99). 

da Pietro I vescovo di Adria il 7 giugno 1016 (ind. XIV '" Cf. per questa parte del periodo e per il precedente 

secondo il testo dato a c. 137 A del Codice Trevl- Dandolo, 236 B-C, donde P. Dolfin, p. 200 con aggiunte. 

saneo all'Archivio di Stato di Venezia); il vescovo si " Questa e un aggiunta fatta dal Sanudo per mo- 

obbligava a non molestare il castallo presso Loreo; il tivare la promessa del tributo. 

documento ^ stato pubblicato dallo Speroni {Adricnsium '* Dandolo (236 D) da: " XVI kalendas octubris „ 

episcoforum series historico-chronologica monumentis iilu- e P. DoLFiN, p. 201 : " alli XVI kalende de octubrio „. 

strata, Padova, Conzatti 1788, pp. 57 e 58). '' La frase e tratta alla lettera dalla cronaca estesa 

' Dandolo (236 B) : "nono ducis anno ,, donde dal Dandolo (cf. 336 E). 

P. DoLFiN, p. 199. II Sanudo, ha tradotto materialmente '< Male lia tradotto il Sanudo il passo del Dandc- 

la frase " item, huius tempore „ coUa quale il " C h r o n . lo (237, A) : " et tamdem ad altare accedens videt sn- 

lust.,, coUega questo fatto alla contesa con Adria. " perius sancti imaginem, cuius subscriptio erat : " san- 

' II Dandolo (236 C) ne ricorda soltanto tre: Vi- "ctus Tharasius^; videtque in pariete pan- 

tale di Veglia, Maio di Arbe e Martino di Ossero e cosi "num affixum. „ Anche Pietro Dolfin (p. 201) ha 

pure PiETRO Dolfin, p. 200; 11 Trevisan (c. 33 A) ne errato nella traduzione: " et finalmente andante airaltare 

ricorda quattro, cioe i tre detti e un altro Martino, ma " vede de sora l'imagine del santo, la subscriptione del 

dei due Martini non indica la sede. L'atto della pro- " quale era: " san Carati „, zoe nel parete el pano appi- 

messa di tributo fatta da Vitale vescovo di Veglia nel * cato „. 

t. xxn. p. IV — 10 



146 MARIN SANUDO 



stra vete quasi una speloncha, dove intrato trov6 el prefato corpo rivoltato im pano ' con 
quatro luminarie che li ardeva davanti. et hessendo il sacerdote di le man non molto aidevole 
e la teniva in uno fazuol apichata al collo, si trov5 esser sano et varito, et cussi aliegro molto 
tolsse questo corpo sancto qual erra si lezi^r che poco pesava, e udite una voce che disse: 

c. 54 B " tolle me, quare tecum venire presto sum„^, et cussi lo portoe per tre mia 5 
1 1 sino a la nave et il patron di la nave Domenego Dandolo nominato, con debita riverentia 
tolsse in nave il prefato corpo di Tharasio santo. di questo Domenego Dandolo ussiteno 
digradando per tempora Henrico et Andrea Dandolo che fono doxi di Veniexia molto 
degni. hor tolto il corpo in nave, corseno li monaci di la chiexia et suo monasterio a la ma- 
rina cridando et lacrimando grandemente dicendo: " homeni crudeli, rendetizi il nostro padre; 10 
" di qua non poreti partirvi mai se non ge lo rendiati, perche ^ una strana natione ' vene 
" qui e rubo uno dente dil preditto santo, et volendossi partir, mai poteno se prima non ren- 
" desse il dente dil sancto „. ma Venitiani non sl curando di tal parole, deteno le velle al 
vento et v^neno navicando con le altre nave a Veniexia; e benche questa cocha overo nave 
dove era il corpo santo, fusse molto carga di merchadantie \ tamen pareva uno oxello '' 15 
nutasse in mare per tanto thesoro qual era suso. et zonto a Veniexia, con grande devutiom el 
doxe et episcopo di Castello con il populo li andono contra a tuor questo corpo sanctissimo 
di nave^ et nel monasterio et chiexia di San Zacharia fu reposto, nel qual monasterio erano 
200 monache ancille di Cristo che viveano molto religiosamente '. 

Att. 1023. 1023. in questo anno * gram discordia nassete tra Venitiani et Pipo patriarcha di Aqui- 20 

legia, il qual vene con zente a la cita di Grado e li dete una gram bataglia et quello prese °. 
e inteso questo el doxe mando gram stuollo di navilii e a la fin quello recuperoe, e poi fu 
fato f ortifichar d' intorno intorno di muro et boni f ossi '". altri scrive " : che essendo nassuta 
gram discordia tra el puovolo di Veniexia e il doxe, unde esso doxe con suo fradello pa- 
triarcha di Grado si parti e ando ad habitar apresso FHistria, et Pepo patriarcha di Aqui- 25 
legia predito ando a Grado e zuro per li 8 '^ soi sacramenti che I' havea, che'I voleva intrar 
per ben di quella cita, et cussi quelli di Grado lo lassono intrar, n^ intro per bataglia ; qual 



S. quare] Cosl il cod.; Dandolo quia, — 17. tuor] Parola scritta dal Sanudo come correzione su altra illeggibile, 

— 21. quello] Cos\ il cod. ; e riferito a Grado ; cosi fure nel rigo seguente, 

' Dandolo, (237 A); "serico panno„. II passo si legge a c. 222 B di quel codice e non e stato 

' La frase latina e tratta alla lettera dalla cronaca pubblicato dal Muratori. II racconto del Sanudo deriva 

estesa del Dandolo (237 B). da quella del Dandolo perche da particolari omessi dal 

^ Cf. MuRATORi, XXII, 473. continuatore e perche nella disposizione dei fatti e pii 

^ Dandolo (237 C^dai^quldam extere na- simile al testo del Dandolo che a quello di Fra' Paolino. 

"tionis,, e cos\ Pietro Dolfin (p. 202): " alguni de * II "Chron. Iust.„ (c. 43 B) collega coUa 

" estranea natione „. frase " hiis etiam temporibus „ il racconto di questo fatto 

'' II passo " benche mercadantie „ e interpretaaione a quello della traslazione di san Tarasio. 

arbitraria del Sanudo delle parole del Dandolo (237 C): ^ La notizia che Grado sia stata presa da Popone 

" in qua erat pretiosus thesaurus „, cioe II corpo del santo. per battaglia anziche per tradimento, e data dalle crona- 

15 Dandolo (237 C) da: "anser,,. che "Marc. It. VII, 788, a c. 18 A, "Marc. 

' Cf. per tutto questo racconto della traslazione Zanettl, It. 18 „ a c. 64 B, "Marc. It. VII, 

di san Tarasio Dandolo, 236 D-E e 237 A-C, donde PiE- 2034 „ a c. 127 B, di Giorgio Dolfin a c. 56 B e di 

TRo DoLFiN, pp. 201-203. Un racconto della traslazione Donato Contarini a c. 68 B. 

di san Tarasio, piu compendioso di quello del Dandolo '" Cf. le cronache di E. Dandolo (c. 18 B), " Marc. 

ma derivato da un fonte comune come viene dimostrato It. VII, 788, a c. 18 A» "Marc. Zanetti, It . 

dalla disposizione dei particolari e dalla identita di molte 18, a c. 64 B, "Marc. It. VII, 3034^ a c. 127 B, 

frasi, si trova in un'aggiunta della meta circa del secolo di G. Dolfin a c. s6"B e di D. Contarini a c. 68 A. 

XIV alla citata Tabella sincronistica di Fra' Paolino " Per es. il Dandolo (238 A-D), il "Chron. 

(Marc. Lat. Zanetti, 399, c. 69 B). II fonte comune Iust.„a cc. 43 B e 44 A, il Trevisan a cc. 33 A-B e 

del Dandolo e del continuatore e un peisso dello Specu- Pietro Dolfin a pp. 204-206. 

lam o Historia satyrica pure di Fra' Paolino della quale '* Cioe diciotto nei quattro cronisli ricordati nella 

il Muratori (Antiguitates Italicae medii aevi, Milano, nota precedente; inoltre il Sanudo male traduce la frase 

1741, IV, 948-1034) ha pubblicato alcune parti dal cod. del Dandolo (338 B) : " per decem octo suorum sacra- 

Vaticano 1960 aotto 11 falso nome di Chronicon lordani, " menta .. 



LE VITE DEI DOGI (pietro centranico) 147 

intrato comenz6 a violar le monache e tolse il thesoro di le chiexie e prese il dominio di 

quella citci et mando ambasadori a papa Zuanne dil qual fo investido di ditta citk di Grado ', LugUo-dic. 1014 

ma poi per recuperar Venitiani Grado fu sedate le discordie civil, fu termina per il po- 

pulo di Veniexia che '1 doxe e suo fratello patriarcha venisseno a repatriar; il qual venuto 

intro nel||suo ducato et etiam tornato il patriarcha si messeno a voler recuperar Grado et c 55 a 

vi andono im persona con armada, et quelli di la citk si rdseno; et intrato il doxe dentro 

fece riconzar le forteze et le chiexie ruinate, et sopra le porte di dita citk di Grado vi fu 

messo do verssi con queste tal letere: 



"Has portas iussit dux Otho nectere ferro; 
10 "pondere pro ferri capiat sibi premia regni 



8 

■n ' 



Et ritornato il doxe a Veniexia con grande alegreza, fu benigne ricevuto dal populo ^ 
tamen havendo dogado anni 17,**, hessendo pur odiato, li fo raso la barba, capo uno Do- An. 1026 
menego Flabanigo suo inimicissimo ^ et con habito monachal fu mandato ad habitar ai con- 
tini di Grecia dove fini la sua vita '". et ditto Domenico fo substituido in loco suo per certo 
1 3 tempo ^. u n d e inteso questo, Urso Ursiol patriarcha di Grado e t i a m lui fuzite et lasso il 
patriarchado suo '. et questo h. il breve * : 

"Marte Gradum redimens, quem vi patriarcha tenebat 
"urbis Aquilegie, demum de sede repelor„. 

1026. Piero Centernigo overo Salamom, doxe ° da poi cazado il doxe Otho Ah. toii) 
20 Ursiol, fo electo, benche molti el recevesse mal volentieri, siche fu qualche discordia in Ve- 
niexia '" per tal electione. " 

Ancora, Pipo patriarcha di Aquileia con lo aiuto di lo imperador '^ danizava li confini di 



3. recuperar] V r finale fu scritto dal Sanudo con altro inchiostro come correzione su fondo abraso. - fu sedate] 
La parola fu e stata scritta dal Sanudo con altro inchiostro fih cufo coine correzione su fondo abraso. — 9. dux Otho] 
Nel cod. Otho dux ma sofra vi fu segnato risfettivamente dal Sanudo 1 e \ comc segni di riordinamento ; il Dandolo 
da (238 D) " Otto dux„. - nectere] Cod. nectore. - ferro] Damiolo, qui fonte del Sanudo, neWedizionc curata dal Mu- 
ratori dh fano ma il cod. " Marc. Lat. Zanctti, 400 „ a c. 101 A dci ferro. — 14. dove] Parola scritta dal Sanudo 
con altro inchiostro piu cupo su fondo abraso come correzionc. — 15. Urso] Parola scritta c. s, — 19. 1026. Piero-do- 
xe] Parole e numcro scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. 

' II papa fu Giovanni XIX; della boUa si ha solo It. Zanetti, i8„ a c. 64 B, ' Marc. It. VII, 
un frammento; la data sembra sia stata tra il luglio ed 2034, a c. 127 B, di Giorgio Dolfin a c. 56 B, e di 

11 dicembre del 1024; ma lo stesso pontefice nel dicerabre Donato Contarini a c. 68 A. 

di quelPanno restitui in seguito alla decisione della si- ^ Cf. "Marc. It. VII, 2034, a c. 127 B. 

nodo tenuta a Roma, la sede patriarcale di Grado ad ' La notizia e data da quasi tutti i cronisti ri- 

Orso : cf. jAFpfc, op. cit., I, p. 515, numeri 4060 e 4063. cordati in questo comento, ma la testimonianza piu si- 

^ Cf. per l'intero periodo Dandolo, 238 A-D ; mile a questa del Sanudo fe data dalla cronaca "Marc. 

' Chron . lu st . , a cc. 43 B e 44 A, e il Trevisan a It. VII, 2034„ac. 128 A. 

cc. -33 A-B ; PiETRo DoLFiN a p. 205 A d^ la versione s La stessa iscrizione e data anche dal Sansovino 

dei due versi in dialetto. {pp. cit., 552), dallo Schrade (op. cit. 313) dal Palazzi (op. 

^ Cf. Dandolo, 238 D, donde P. Dolfin, p. 206. aV., 55) e dallo Zanotto (0/. c/V., IV, 67) con varianti orto- 

* Cf. Dandolo, 239 A. grafiche. Nella sala del Maggior Cons. cosi essa si legge: 

^ La notizia in parte si ritrova nel " C h r o n . 
r . » /// . , ,,. /^ / /. " Marte Gradum rediineas quein vi patriarcha tenebat 

lust. „ a C. 44 A ("ipsum in exUlum Constantinopo- u „rbis Aquileiae, demum de sede repellor., 

" lim mittit ubi dies suos finlvit extremos^); 

e nella cronaca del Trevisan a c. 33 B, (" e conabitto " Quanto al secondo cognome cf. p. 23, r. 6 e 

" monachal fo mandato e confinado a Costantinopoli „); nota 5, e p, 41, r, 6 e nota 4. 

di Enrico Dandolo a c. 19 A ("e con habito mu- ^" Cf. Muratori, XXII, 474. 

"negal a confin in Grezia fo mandado „) e di " Cf. per 1' intero periodo Dandolo, 239 B, donde 

Pietro Dolfin (pp. 206 e 207; " et cum habito mo- Pietro Dolfin, p. 207. 

" nacal a contin in Grecia fu mandato „) ; e per '^ Corrado II; ma questi fu consacrato imperatore 

intero nelle cronache "Marc. It. VII, 2051 „ a c. da Giovanni XIX il 26 marzo 1027; cf. jaff&, op, cit,, 

12 B, " Marc. It. VII, 7 88 „ a cc. 18 A-B, " Mar c. p. 516. 



148 



MARIN SANUDO 



6 apriU'Stttm' 
brt io2y 



Venitiani '. il qual imperador hessendoli mandato ambasadori nostri per la confirmation di 
antiqui privilegii, mai esso volse confirmarli, ma etiam perseguitava Venitiani in ogni loco ^. 
hor ditto Pipo patriarcha ando con exercito atorno Grado; ma Orso patriarcha, qual era ri- 
tornato, trovandossi in la cit^ preditta, si difese virilmente, ma per li traditori che ditto pa- 
triarcha Pipo havia dentro, fo inganado, et il patriarcha Ursiol scampoe, et presa la cith, la 5 
brux6 ^ et ruinoe, et mando ambasadori al papa afirmando ditta terra esser di la sua iuridi- 
tiom. e a r incontro Venitiani mando ambasadori per dir le raxom nostre, ma il papa aldito 
Tuna e Taltra parte, termino che la f osse di iuriditiom dil patriarcha di Aquilegia *. 

Et havendo dogado questo doxe anni 4, dl ** °, et instando Urso Ursiol patriarcha di 
Grado con ditto doxe la absolutiom dil doxe suo fratello che iniuste fo mandato in exilio 10 
in Grecia, e lui pur recusando ", e il populo havendo a mal, lo preseno et raso la barba 
fo rincluso in uno monasterio in habito monachal et poi mandato ad habitar a Constantino- 
poli '. e questo h il breve : 

"Precessore meo privato sceptra guberno„*. 

^"''sik II lO*^!' Ursso Ursiol, patriarcha di Grado, fo electo doxe dal puovolo, poich6 non si 15 

pote far ritornar Otho suo fradello che fo privato dil dogado per esser zk morto, per il qual 
era sta mandato lo episcopo di Torzello e alcuni altri per farlo ritornar a Veniexia', ma trovato 
che Tera morto ritornorono indriedo^". et Domenego Flabanigo il doxe fe bandir di Veniexia". 



6. sua] Parola scritta dal Sanudo come correzione su fondo ahraso. — 8. dil patriarcha di Aquilegia] Parole 
scritte c. s. — lO. la absolutioin] Cosi il cod. fer per la absolutiom. — 15. 1031. Urso-doxe] Parole e numero scritti 
dal Sanudo con inchiostro rosso. 



• Cf. per questo periodo Dandolo, 239 B, donde 

PlETRO DOLFIN, p. 207. 

^ Cf. per questo periodo Dajsidolo, 239 C, donde 
PiBTRo Dolfin, p. 207. 

' Cioe il patriarca di Aquileia. 

* Cf. le cronaciie "Marc. It. VII, 2034 „ ^ ^. 
128 A, di GiouGio Dolfin (cc. 56 B e 57 A) e di Dona- 
To CoNTARiNi (c. 68 A). La notizia data dal Sanudo in 
parte discorda da quella del " C h r o n . I u s t . , (c. 44 B) 
ove ei legge: " interea Romanum concilium iura patriar- 
." chatus Gradensis et Aquilegensis exarainans diligenter 
" et quod privilegium concessum Pepono patriarche 
" Aquilegie, videlicet quod civitas Gradi sue iurisditioni 

* spectabat velut veritate tacita et falsitate suggesta, 
" fraudem Peponi vere cognovit et privilegium sibi con- 

* cesum cassavit, anulavit et totaliter revocavit, statuit- 
" que concilium ut in Grado patriarchalis sedes perpe- 
" tuo esse deberet,,, e da quella di Pibtro Doi.fin, 
(pp. 208 e 209) nel passo seguente della narrazione dei 
fatti di Pietro Centranigo: " Pepone patriarcha d'Aqui- 
" legia venuto con so gente a Grado mostrando iterum 

* alli habitatori de quello che egli era venuto per soccor- 
" rer misier Orso patriarca per la qual {sic) quelli Gra- 
" densi Ai a lui le entrade della terra. Pepo intrado abbru- 
" sa et consumma tutto, et pud ando a misier lo Papa 
" loanne digando et afFermando la citta di Grado esser 
" de sua iurisditioue e razon. misier lo papa non vedendo 
" algun in contrario, la dicta citfade con tutte le sue raxon 
" per privilegio li confermo. unde Orso patriarca inteso 
" questo se mosse et ando in Corte de Roma produgando 
" le sue raxon ; per la qual cossa iritado fo lo dicto Pe- 
" pon patriarca. et examinado diligentemente le raxon 
" delle parte fo terminado che el dicto privilegio con- 
" cesso al dicto Pepon como indebito fosse annullado o 
" de nessun valor. e In lo dicto consegio fo dato a mi- 



" sier Orso patriarca privilegio perpetualmente conce- 
" dando la sedia patriarcal nella citta de Grado „. Gio- 
vanni XII nella sinodo Romana del 6 aprile 1027 resti- 
tui a Pepone la giurisdizione su Grado e nel settembre 
dello stesso anno concedendogli il pallio gli confermo 
tra gli altri possessi quello di Grado : cf. Jafkb, op. cit,, 
p. 517, numero 4085. 

^ Cf. Dandolo, 239 E, donde P. Dolfin, p. 209. 

* La notizia in parte fa capo alla testimonianza 
del "Chron. Iust.„ (c. 44 B) ovesilegge: " procu- 
" rante Ursio patriarcha, fratre condam Ottonis ducis „ 
e del Trevisan (c. 33 B). Dal "Chron. Iust.„ la 
notizia e passata nelle cronache "Marc. It. VII, 
20Si„ac.i2B, "Marc. It. VII, 788„ac. 19A, 
"Marc. Zanetti, It. i8„ a c. 6s A, "Marc. It. 
VII, 2 o 3 4 „ a c. 128 A, e del Contarini (c. 68 A), 
in GiORGio Dolfin (c. 57 A) e Pietro Dolfin, p. 209. 

"^ Cf. Dandolo, 339 E, donde in parte Pietro Dol- 

FIN, p. 209. 

' La stessa iscrizione e data dal Sansovino (oJ>. 
cit., 5S3), dallo ScHRADE (op. cit., 313), dal Palazzi {of. 
"'•) S7) e dallo Zanotto (op. cit., IV, 68), e cosl pure si 
legge ora nella sala del Maggior Consiglio : 

" praecessore meo privato scepLra guberno,. 

* Cf. per questa prima parte del periodo Dando- 
Lo, 240 A-B, donde Pietro Dolfin, p. 209. 

'" Cf. Dandolo^ 240 B, donde Pietro Dolfin, 
p. 209 e 210, il quale collega la notizia di questo fatto 
al precedente come poi ha fatto il Sanudo discostandosi 
dalla disposizione data del Dandolo. Pietro Dolpin 
ha seguito nel racconto della legazione a Cosfantinopoli 
e deiresilio di Domenico Flabianico la testimonianza di 
Enrico Dandolo (cc. 19, A, B). 

" Cf. Dandolo, 240 B; ma che I'csUio di Dome- 
nico Flabianico sia stato ordinato da Orso, e indicato 



LE VITE DEI DOGI (orso orseolo, domenico orseolo) 



149 



Queato doxe fece far una moneda picola d'arzento chiamata Ursi ol ', la qual si spendeva. 

Et hessendo ritornati li ambasadori fono mandati a retuor Otho Orssiol doxe, esso pa- 

triarcha e doxe havendo dogado anno uno et do mexi, abandonb la ducal sedia et ritorn6 al 

suo patriarchado. e benche questo havesse nome di vice-doxe, t a m e n per la iustitia sua da 

5 Venitiani fu posto nel cathalago di doxi '', et fe dipento da patriarcha in Gran Conseio nel 

numero di doxi con questo breve ^ : 

"Othonem fratrem supplet patriarcha Gradensis 
"donec ab exilio comperit esse factum„. 

1032, Domenego Ursiol doxe hessendo di la stirpe di Otho doxe sopra nominato, di 

10 consentimento di la mazor parte dil puovolo ' fo electo, ma stete solum una notte et uno 

zorno, perch^ 1' altra parte dil puovolo non lo volendo per doxe, lo perseguitava di amazarlo. 

e lui vedendo questo, fuzite a Ravena ", dove 8 zorni da poi zonto ' morite et li fu sepulto '. 

et questo b il suo brieve * : 

"Unus ab herede rexi una luce ducatum„. 

15 1032.* Dominicho Flabanigo doxe da po cazato Domenico Ursiol fo electo, 

et questo fe quello inimicissimo di \si caxa Orsiola et era sta bandito '". ma poi electo 
doxe , subito chiamo el Conseio dil populo ** et prese che nium da cha' Ursiol potesse 
mai piu esser fato doxe et che non potesseno haver alcum di quella famegia officio 
nl beneficio dil comum di Veniexia nfe potesseno esser chiamadi a Conseio, — et ancora 

20 molti di Ihoro fece bandir di Veniexia '^ — et che de cetero nium possi haver consorte nel 



S. cathalago] Cos) il cod. — 7. Gradensls] Cod. Gradensl. — 8. factum] Cosi il cod. fer defunctum. — g. 1032. Do- 
menego-doxe] Parole e nttmero scriiii dal Sanudo con inchiosiro rosso. — 14. unus] Cos\ il cod, per vivus. — 15. 1033. 
Dominicho-doxe] Parole e numero scriiti dal Sanudo con inchiostro rosso. 



An. 1033 



Ait. lOSl 



in modo pii esplicito dal "Chronicon Altinate„ 
ed. cii., pag. 25, rr. 33 e 34 e dalle cronache del Trkvisan 
(c. 33 A), di Enrico Dandolo (c. 19 A) e di Pietro 
DoLFiN, p. 210. 

' Cf. Dandolo, 240 B, donde Pietro Dolfin, 
p. 210. 

' Cf. per questa parte del periodo e per il prece- 
dente Dandolo, 240 B-C, donde Piktro Dolfin, p. 210. 
II catalogo dei dogi e quello stesso ricordato dal Dandolo 
nel passo corrispondente. 

' L' iscrizione non e data ne dal Sansovino ne dallo 
Schrade nh dallo Zanotto, ma dall'UGHKLLi (op. cii, V, 
1 109) e dal Palazzi (<j/. cii. 58) e nella forma seguente : 

" Othonem fratrem supplet patrtarcha Gradensis 
" donec ab exilio defunctum comperit esse„. 

In questa forma si legge anche ora nella sala del 
Maggior Consigllo colla variante: "Hottonem,. 

* II Dandolo (240 C) di: " modica parte populi 
" consentiente,; ma il Sanudo ha seguito la testimonianza 
del catalogo dei dogi aggiunto al^Cliron. Altinate„ 
ed. cit., p. 60, rr. 38-40 ove si legge: " post hec non mo- 
"dica pars Venetici populi elegerunt sibi ducem 
" Doniinicum Ursyulum „, donde la Tabella sincronisiica di 
Fra' Paolino, (cod. cit. c. 70 B) : " post hunc (cioe Orso 
" patriarca^ non modica jjars Venetorum elegit Domini- 
" cum Ursiolum et post unum diem eiectus de palacio 
" fugit Ravennam ubi mortuus est „. Pietro Dolfin, 
(pp. 210, 211) invece segue il Dandolo. 

^ Cf. per questa parte del periodo e per il prece- 
dente Dandolo, 240 C-D, e "Chron. Altinate„ 



ed. cii., p. 26, rr. 7-8, specialmente per la frase • per 
" integrum diem et nocte „. 

^ Non ho aacora ritrovata la cronaca donde 11 Sa- 
nudo ha tratto questa notizia degli otto giorni. 

' Cf. Dandolo, 240 D, donde P. Dolfxn, p. 211. 

* Manca l'iscrizione nelle opere citate del Sanso- 
vino, dello Schrade, del Palazzi e dello Zanotto. Nella 
sala del Maggior Consiglio l'iscrizione si legge nella for- 
ma seguente: 

"^ vivus ab haeredo rexi una luce ducatum „ . 

9 Cf. MuRATORi XXn, 47S. 

'" Cf. Dandolo, 240 D, e "Chron. lust.^a 
c. 4S A, ove si legge : " Dominicus Flabianico, vir sagax 
" et probus nec non bene dilectus, eodem anno, videlicet 
" MXXXII, dux creatus est. hic tempore expulsionis du- 
" cis Ottonis ductor populi fuit, et dum vices suas tene- 
" ret Ursius patriarcha et ut redditum faceret legatos 
" mitteret , tamquam formidolosus cum aliquibus suig 
" sequacibus de Veneciis fugam arripuit. nunc populus 
" eum in ducem colaudant et repatriantem {sic) in du- 
" cale dominium colocatur „. 

" Cioe l'arengo. 

'2 n " Chron. Iust.„ a c. 45 B, di: « iste dux 
" graves processus adversus quosdam de prole Ursiula 
" promulgavit a ; la cronaca "Museo Civico di Ve- 
nezia, cod. Correr 1499^ ac. 12A:" questo dose 
" fe' grandissime (sic) processi contra la chasa de Orsolin 
" intro le altre cosse voiando che may plu de quella cassa 
" (cod. cossa) non potesse essere doxe (cod. dexe) nfe de 
" algun Conseio de Veniexia, e bandicadease, e cos\ 6 



150 



MARIN SANUDO 



dogado \ in questo tempo la cit^ di Zara rebello la prima volta a Venitiani e si sotto- 
messe al re di Corvazia K e inteso questo il doxe fe far una grande armata di nave e galie, 
e il doxe ando im persona a la recuperatiom di dita citk, e zonto li fo dato tante bataglie 
che rehaveno quella; et perchfe i se reseno, li perdonono li errori comessi^ 

Et in ditto tempo Pippo patriarcha di Aquileia una altra fiada asaltb la citk di Grado 5 
che era tornata sotto Venitiani, et presela et bruso la chiesia; unde il doxe mando al papa 
a dolersi e obtene scomunichatiom contra el ditto Pippo; et per miracolo di Dio el prefatto 
Pippo fu portado via, non si sa de chi. et reauto Grado, la chiesia fo refata*. 
c 56 A 1 1 In questo tempo fu conduto a Veniexia il brazo di san Bortholamlo apostolo et posto 

in la chiexia di san leremia profeta in Canareio, il qual lo portono uno nominato Moro 10 
Torselo et Bortolamio suo fiol, i qualli haveno modo di trarlo con danari da alcuni calonegi 
di Bonivento; e perche li soi haveano edifichado ditta chiexia di san leremia, volseno in 
quella colocarlo ^ 

Questo doxe fece edifichar la chiexia di san Nicolo su Lio et etiam quella di TAnzoIo 
Raphael, dove era un monasterio di monache ", bench6 di questa ho visto altrove il contrario '.15 
An. 1040. 1040. ne Tanno octavo dil suo ducado el doxe fece convochar in chiexia di san Marco 

Urso Ursiol patriarcha di Grado, Domenego Gradenigo episcopo Olivolense zoe di Ca- 
stello, Vidal Ursiol episcopo di Torzello, Leone episcopo Aquilino ' et molti altri degni pre- 
lati et clero, dove fo statuido : che la consecratiom di preti non potesseno esser facta avanti 
anni XXX, li diaconi di anni XXV '; la consecratiom di le monache non si possi far se non 20 



3. li] Cosi il cod.; k riferiio a Zara. — 4. rehaveno] CoA il cod. come poi perdon6no, riferiti tutti e due a 
Venitiani. — 19 potesseno] Cos^ il cod. — 20. li] Cosi il cod. fer di li. 



" stado osservado in fin al d\ presente „. E il Trevisan 
(c. 34 A) : " odiando el ditto doxe raolto la casada dl 
" Orsioli sl per quelo ch'el fo bandizado come anchor 
" per esser intrado nel dogado de soa propria autorita 
" el preditto misifer Domenico Orsiolo et azioch^ nisuno 
" de, questa casada non fosc mai piu doxe, fese de gran- 
" disimi procesi contra li ditti bandizando molti de loro 
" e desfazando quasi la ditta casada, et ordenono perpe- 

* tualmenta che nisun de la ditta casada non podese 

* aver officio n& beneficio in Veniesia, de la qual cosa 
" fino al dl de anchuo e oaervado „. La stessa notizia 
si legge anche nelle cronache di Enrico Dandolo (c. 19 
B) e PiETRO DoLFiN (p. 2ii) che ci riferiscono il fatto 
pifi in breve e con qualche diversita reale dal Trevisan 
ma anche con molte somiglianze reali e formali, " Marc. 
It. VII, 205i„acc. 12 B e i3Ae"Marc. It. 
VII, 788, a c. 19 B, "Marc. Zanetti, It. i8„ 
a c. 65 A, e di Donato Contarini, a c. 68 B, le quali 
narrano il fatto quasi coUe stesse parole della cronaca 
citata del Museo Civico di Venezia, "Marc. It. VII, 
2034, a c. 128 B, e di Giorgio Dolfin, a c. 57 B, nelle 
quali il provvedimento e riferito con qualche diversita 
di concetto e con qualche particolare in pii. La testi- 
raonianza di Pietro Dolfin in questo passo deriva da 
quella di Enrico Dandolo e in gran parte con essa 
concorda anche nella lezione. 

^ Cf. Dandolo, 242 A-B, donde Pietro Dolfin, 
p. 214. I decreti relativi agli Orseoli e alla coUeganza 
nel governo ducale non si conservano. 

'^ Cioe a Salomone re di Ungheria ; cf. Dandolo, 
244 A. 

' La notizia si ritrova a c. 34 A, della cronaca 
del Trevisan : " Nel tempo del ditto doxe Zarra, citta ne 
" la Dalmatia, primieramente rebelo al comun de Venie- 



" sia metandose sotto lo re de Crovatia siando conte de 
" Zarra ser Orso lustinian e per lo seguente doxe fo 
" regovrada „. Gli altri cronisti sin qui ricordati in 
questo comento pongono questo fatto e i due seguenti 
della narrazione del Sanudo, sotto il governo di Dome- 
nico Contarini; cf. p. e. Dandolo, 244 A; soltanto En- 
rico Dandolo (c. 19 B) concorda in parte col Trevisan 
e da: " in questo tempo Zara la prima fiada revela a Ve- 
"niziani„, donde Pietro Dolfin (p. 211): " in lo tem- 
" po di questo doxe la citta di Zara primamente re- 
" beI16 la citta de Venetia et per lo successor de questo 
" doxe e per li Venitianl fo recuperada „. Nel catalogo 
dei conti di Zara annesso al "Chron. Iust.„ (c. 194 B) 
Orso Giustiniano e posto nel 1049. 

^ Cf. Dandolo, 242 C-D, raa questo cronista e 
con lui Pietro Dolfin (p. 215) pongono il fatto sotto 
il governo di Domenico Contarini e a ragione. Cf.jAFPi;, 
op. cit,, I, p. 521, numero 4114. 

5 Cf. Dandolo, 243 B-C, ma questi pone il fatto 
sotto il governo di Domenico Contarini. Pietro Dol- 
FIN seguendo il Dandolo pone egli pure questo fatto 
sotto il governo di Domenico Contarini (p. 217). 

" Cf. Dandolo, 246 C e la nota i a p. iS3, m^ 
questi pone il fatto sotto il governo di Doraenico Con- 
tarlni. Anche Pietro Dolfin (p. 225) pone il fatto sotto 
il governo di Domenico Contarini. 

" Cioe nel "Chronicon Altinate^ {ed. cit., 
p. 22, rr. 18-20) e nelle due cronache ricordate nella no- 
ta precedente. 

8 Dandolo (241 D) da " Equilinus „; Pietro Dol- 
fin (p. 213): "EquiIino„. 

' Dandolo (241 D) da " XXVI „, ma Pietro Dol • 
fin (p. 213; Ak: "25 „. 



LE VITE DEI DOGI (domenico flabianico) 151 



da Pasqua *, la Epiphania et festa * di Apostoli ; et che niuna cossa sacra, come fe para- 
raenti, calici e il corpo di Cristo, non siano tochate, imo stifino sotto chiave, et li camesi 
non possano esser lavati in cella da persone idonee, et cussi i panni di lo altar, et quando 
sarano vechie si debbano brusar; el calice, patena et corporal non possino esser tochato se 
5 non per li ministri sacerdoti et che le monache non tochino i vaseli sacri di lo altar, n^ fa- 
zino rincensso; et molte altre cosse zercha la religiom fonno ordinate ^ 

Et havendo dogado questo doxe anni X et mexi 4 et zorni XI *, zh vechio morite ^ 
et in chiexia di santa Croxe fu sepulto *; ma vidi in una altra cronicha ^ lui non fe edi- 
fichar San Nicol6. h il breve * : 

10 "Sub me salubre decretum: ne quis consortem in ducatu sibi vivens 

" f aciat „. 

1043.' Domenego Contarini doxe fo electo. et nel secondo anno '" Pippo pa- ah. 1043 
triarcha di Aquileia havendo una volta auto il privilegio da papa Zuanne di la cita di Grado, 
di novo introe con zente in ditta cita et la brusoe ruinando le chiexie et caxe, spogliandola 

15 dil tutto, nh altro vi resto se non le reliquie di santi corpi, le qual perho erano ascose; 
unde per tanto peccado senza confessiom morite. unde il doxe mand6 ambasadori a 
papa»»", li qualli fonno Benedetto abbate di Santa Trinith di Brondolo, Zuam Stornado et 
Zorzi chierego lamentandossi di questo, et obteneno privilegio che la dita citk di Grado sia Apriu 1044 
liberamente sotto la iuriditiom di Veniexia'^; et abuto tal privilegio, dita citk fo reparata et di 

20 novo f abricata *^ ; ma dubito questo h quello che per avanti ho scripto che seguite '*. 

II 1050. in questo tempo Salamom re di Hongaria vene con exercito a scorsizar in Dalma- '^^.''loio 
tia et prese la nostra cit^ di Zara, benche da poi per discordia che vene con Zeicha et La- 
dyslao soi fradelli, Venitiani deliberono dl recuperarla. et nel septimo '" anno dil suo ducado 



8. Croxe] Parola scritta dal Sanudo come correzione sii fondo abraso. — 8-9. lui-Nlcol6] Parole scritte c. s. — 

9. h il breve] Parole aggiunte poi dal Sanudo al testo, — 12. 1043. Domenego-doxe] Parole e numero scritti dal Sa- 
nudo con inchiostro rosso. 

' Dandolo (341 D) da " in Albis paschalibus „, a c. 129 A, (cf. anche Giorgio Dolfin, a c. 57 B) e di 

donde Piktro Dolfin (p. 213): " ueU'AIbe di Pasqua „. Pietro Dolfin (pp. 211-215). 

' Dandolo (241 D) da " in festis „, donde Pibtro * LMscrizione si legge anche in Sansovino {of. 

DoLFXN (p. 213) " nelle feste „. cit., 553) e Zanotto (o/>. cit., IV, 70) ma nella seguente 

' Cf. per l'intero periodo Dandolo, 241 C-E, don- forma che appieno corrisponde al testo dell' iscrizione 

de PiETRO DoLFiN, pp. 213 e 214. II Dandolo dalla le- la quale ora si legge nella sala del Maggior Consiglio: 

zlone stessa del passo mostra di averlo composto col sus- 

,. j j,ii_ j, ,. "sub me saiubre decretum fit ; ne quis consortem seu 

sidio del documento, del testo del quale sinora non si "successorem in ducatu sibi vivens faciat,. 

ha notizia. 

•• Dandolo (242 B) da: * XII „, e cosi Pietro DoL- II testo dato dallo Schradb {of. cit., 313) e dal Pa- 

FiN a p. 215. LAzzi (0/. cit. 59) omette "fit „ dopo " decretum „. 

^ Cf. Dandolo, 242 B, donde Pibtro Dolfin, pp. ' Cf. Muratori, XXII, 476. 

21^ e 215. '0 Dandolo, da (242 C) : " in eius initio, scilicet 

^ II Dandolo (242 B) e il Trevisan (c. 34 A) e " sequenti anno „. 

le cronache "Marc. It. VII, 2051, a c. 13 A, " Benedetto IX; cf. Dandolo, 242 D, donde Pis- 

"Marc. It. VII, 788, a c. 19 B, di Giorgio Dol- tro Dolfin, p. 2x5. 

FiN a c. 57 B, pongono il sepolcro di lui a San Zacche- '* Nella sinodo Romana dell'aprile 1044 Benedetto 

ria; 11 "Chron. Iu8t.„ a c. 45 B, afferma " sed ubi IX conferm6 1' integrita e la liberta del patriarcato di 

" sepultusfuit penltus ignoratur,; PiETRO Dolfin (p. 215) Grado al patriarca Orso e al doge Domenico Contarini 

attesta che fu sepolto a San Giorgio Maggiore; al con- che ne avevano fatta istanza per mezzo dei loro messi. 

trario la testimonianza del Sanudo concorda con quella Cf. JaffJ:, 0/. cit., I, p. 521, numero 4114. 

della cronaca "Marc. It. VII, 2034, o^e a c. 128 " Cf. per questa parte del periodo e per il prece- 

B, si legge: " et in lo monestier de sancta Croxe ho- dente Dandolo, C-D, donde Piktro Dolfin, pp. 215 

" norevelmente lo fo sepelido con grande santitade „. e 216. 

■^ Questa pu6 essere la cronaca di Andrea Dando- h Cf. p. 146, rr. 23-27 e p. 147, rr. 1-2. 

Lo(246C), o il "Chron. lust. „ a c. 46 A, o le cro- is Dandolo (244 A) Ak: "H,; ma 11 "Chron. 

nache del Trkvisan (c. 34 B), * Marc. It. VII, 2034 „ lu st. , a c. 46 A, da: " eo tempore, anno Domini ML, 



152 



MARIN SANUDO 



il doxe ando con armata a Zara et quella ricuperoe ' et resse rector a Zara overo conte 
in luogo di Orsso Zustignam che fu discazato, Marco Contarini^; per il che ditto re Sala- 
mom non solum perse quello havia aquistado in Dalmatia, ma etiam da Zeicha suo fra- 
tello, fo discazato dil regno di Hongaria. ' 

Sotto questo doxe fu terminato che il mercado * in Veniexia si facesse il zomo di sa- 5 
bado et che una moneta chiamata Bizantio di ** si dovesse spender". 
AH.iosjowsif 1051. Leom papa** « per riverentia et devutiom haveva a san Marco evangelista vene a 

Veniexia a visitar la soa chiexia dove erra il suo sanctissimo corpo. el doxe con li citadini 
honorevelmente lo receveteno facendoli grandissimo honor. et venuto ne la chiesia di san 
Marco fece la sua oratione et concesse alcune indulgentie in ditta chiexia', e ritomoe a 10 
ig apriu 10S4 Roma e statim morite ^ 

A„. lob! 1062. fo mandati ambasadori a Henrigo imperador di Romani Domenego Selvo et Bon 

Dandolo, dal qual obteneno la confirmatiom di privilegii e altro di pivi, qual come scrive 
domino Andrea Dandolo doxe in la sua cronicha, dice averli visti et lecti*. 
3m<tr,oios3f Questo doxc sopra Lio, e questa h la verit^ *°, fece edifichar una chiesia di san Nicol6 15 

et uno monasterio dove fo posto ad habitar frati di THordine di san Beneto, i qualli sonno 
fino al presente ". 

Ancora, fece edificar la chiesia et monasterio di santo Anzolo di la Concordia, dove h 



1. resse] Cosi il cod. (fer messe?). 

* civitas ladre a Croatinis et Hungaris molestata que du- 
« ci hucuaque fidelitatem servaverat, comuni Veneciarum 

* prima vice rebelis effecta est, regi Chroacie se submit- 
" tens. idem vero dux civitatem predictam recuperare 

* proponens, parato navium et galearum extolio ladram 

* cum suo exercitu personaliter est proffectus, quam ci- 
" vitatem cum diversis hedificiis expugnatam quibusdam 
" civibus confaventibus eodem anno ad suum dominium 
" revocavit. similiter ducis presentiam ex Dalmatinis aliqui 
" cognoscentes ad exibendam (cod. exilendam) subiectio- 

* nem solitam accesserunt „ , ii qual passo in parte deri- 
va dalla cronaca del Dandolo (244 A). Pietro Dolpin 
(p. 2 1 8) pur seguendo in genere il Dandolo, dk : " nel- 
" l'anno 7 del suo dogado „. 

' Cf. per questa prima parte del periodo e per il 
precedente Dandolo, 244 A, donde Pietro Dolfin, pp. 
218 e 219. 

'"Cron. Marc. It.VII, 20 5i,ac. 13A: 
" a Zara .... era conte misier Orsso Zustignam .... e da 
" poi prexa quella {cioe Zara) nel dito milesimo (cioi lojo) 
" el (cioh ii doge) mese conte misifer Marcho Conta- 
" rini „ ; cosl pure la notizia si trova nelle cronache. 
"Marc.It. VII, 788„ac. 19B, "Marc. Zanetti, 
It. 18, ac. 65B, "Marc. It. VII, 2034« ac. 
129 A, ma con l'errore di Marco Giustinian per Marco 
Contarini, errore che pur si trova nella cronaca di 
GiORGio DoLFiN a c. 57 B; la cronaca Museo Civico, 
cod. Correr, 1499, a c. 12 A da : " era conte (sic') a 
" ^ara in quello sier Orso Custiguian; e da po' prese 
" ^ara, lo dicto doxe manda conte la sier Marco Con- 
" tarini „. Nel catfilogo dei conti di Zara che fa parte 
del cit. " Chron. Iustiniani„ (c. 194 B) si legge : 
" Dominus Ursius lustiniano in 1049. dominus Marcus 
" Contareno in 1050 ;,. 

' Cf. Dandolo, 244 B, donde Pietro Dolfin, 
p. 219. 

* Dandolo (244 B) di "omnia fora„. 



5 Cf. Dandolo, 244 B, ove notisi la frase : " et 
" Bisantia currere fecit „. Pietro Dolfin, p. 219, tk: 
" costui ordin6 tutti i mercatl farsi el sabbato e fece 
" correr i bixanti „. 

^ Leone IX. 

■^ Cf. per questa parte del periodo e per i due 
precedenti Dandolo, 244 D, donde Piktro Dolfin, 
p. 220. Ma di tali indulgenze non si conservano le bolie. 
jAFFi, of>. cii., I, p. 544, numero 4291, ricorda soltanto 
una bolla di lui in data <iel 13 marzo 1053, nella quale 
confermd a Domenico vescovo di Castello la liberti ed 
i possessi di quella diocesi. Leone IX si trovo a Padova 
tra il luglio e Tagosto 1052; cf. JaffJ^ 0/. cit., I, p. 542. 
La boUa in data di Padova 2 agosto 1053 h spuria; cf. 
jAFFfe, oj>. cit., I, p. S46, numero 4300. 

* Cf. Dandolo, 244 E, ma da " proximo anno „ 
in luogo di " statim „. Anche Pietro Dolfin, p. 221, 
da: " nel prossimo anno Leone papa si mori „. Del re- 
sto Leone IX mori a Roma il 19 aprile 1054; cf. Jaff& 
op. cit., I, p. 548. 

* Cf. Dandolo, 24S A (donde Pietro Dolfin, p. 
221) ma il Dandolo non dice, come vuole il Sanudo, di 
aver veduto e letto il privilegio. II documento del re- 
sto non si conserva, o almeno sinora non e stato ritro- 
vato ; e ricordato pero nel testo del privilegio largito da 
Enrico IV a Vitale Falier e pubblicato dal Weiland 
(op. cit., I, p. 122). Ma la data attribuita dal Sanudo al 
documento h falsa, perche Enrico III morl il 5 ott. 1056. 

'" II Sanudo forse allude alla notizia da lui data 
sotto il governo dl Domenico Flabianico. 

" Cf. per Tinteroperiodo Dandolo, 246 C. L'U- 
GHELLI (Italia Sacra, 2. ediz. V, 12 16) pubblic6 ia di- 
chiarazione fatta dal doge Domenico Contarini e dal- 
l'omonimo vescovo di Olivolo di aver fondato il detto 
monastero e di averlo dotato con terre nel Lido e in 
Chioggia. II Coleti nel comento ha proposto la data 3 
marzo 1053. 



LE VITE DEI DOGI (domenico contarini) 



153 



monache religiose, e a tutti do dicti monasterii vi provete di le intrade per il viver Ihoro *. 

1070. ne Tanno penultimo dil suo ducato, come scrive Sigiberto, san Theobaldo episcopo An. ,oi6 
morite in Vicenza - e f ece molti miracoli, 

Et havendo dogado anni 26 \ — altri dice 27 et mexi 9 *, altri anni 25, mexi 9, dl 3 ^, 
5 hor sia quanto si voglia, mi riporto al breve di Gran Conseglio, — morite et a San Nicolo di 
Lio fu sepulto ". questo h il breve : 

"Bello coniunctam ladram castigo rebelem»''. 

1071.* Dominicho Silvio doxe fo electo ne la chiexia di san Nicol6 di Lio, quasi ah. 107' 
non essendo ancora sepulto il suo precessor, et a voce dil populo chiamado doxe, fo me- 
10 nado in chiexia di san Marco, la qual ancora non era compida, et li fo confirmato da tutti ; 
ma questo doxe fece compir ditta chiesia ° et fu il primo che comenzasse a farla lavorar di 
musaicho a la grecha come b al presente'". 



6. questo h il breve] Sembra che queste farole sieno state aggiunte piu tardi dal Sanudo al testo. — 7, coniun- 
ctam] Coj) il cod. — 8, 1071. Dominicho-doxe] Parole e numero scritti dal Sanudo con inchiostro rosso. 



' Cf. Dandolo, 246 C, ma nella cronaca del Tre- 
visAN (c. 34 B) il monastero h designato con una frase 
che piu somiglia a quella del Sanudo cioh " et non tropo 
" lontan da li ditti lldi fese fabriciiar la giesia e monestier 
" de santo Anzolo de Concordia „ ; cf. anche la cronaca 
"Marc. It. VII, 2034, ove a c. 129 A in calce, 
in una nota della stessa scrittura del testo questo mo- 
nastero e ricordato nel passo : " nota che in MXL questo 
" doxe fexe far su la ponta de lo Lido lo monestier de 
" sancto Nychol6 pare di naveganti et uno altro mone- 
" stier de la da chanal che se chiamava Sancto Anzolo 
" et iera de munege et quelo luy dota„; questa stessa 
notizia con poche differenze ei trova anche a c. 58 A 
della cronaca di Giorgio Dolfin. Notisi che il cod. 
"Marc. Lat. Zanetti, 4 o o , della cronaca di An- 
drea Dandolo da, e a raglone, a c. loj A la lezione: 
" et non procul monacharum cenobium sancti An- 
" geli fieri fecit „. Pietro Dolfin (p. 225): " ancora, 
" questo doxe nel litto de Oliva fe' construere el mona- 
" sterio di monachi sotto el nome di san NicoI6 vescovo 
" e non dalla longa el monasterio de sanfAnzoIo, credo 
" sia della Concordia, nel qual monache se locano, e dot6- 
" lo e commesse la cura di quelle all'abate de San NicoI6 „. 

' Cf. Dandolo 246 E, donde il Sanudo ha tratto 
la cltazione di Sigiberto. Anche Pietru Dolfin, p. 226, 
mentre compendia il passo del Dandolo, trae da lui la 
testimonianza di Sigiberto. Questo passo si ritrova nella 
Chronica ma aII'anno 1066 ed h il seguente: " Obiit san- 
"" ctus Tietbaldus, in Vincentia Venetiae urbe reclusus „ ; 
cf. Monumenta Gcrmaniae historica, Scri/tores, VI, 361. 

' Cosi la cronaca "Marc. It. Zanetti, 18, 
a c. 65 B e quella di Donato Contarini a c. 69 A. 

* Cosi il Dandolo (246 E) e Pietro Dolfin (p. 
226) ; il " C h r o n. I u s t . „ a c. 46 B da " annis XXVI, 
" mensibus VIIII a sua promotione preteritis „. 

^ Enrico Dandolo (c. 19 B) da " anni XXXV, 
mesi VIIII „ forse per un errore di trascrizione ; la cro- 
naca "Marc. It. VII. 7 88„ a c. 20 A da " anni 
XXV „; e cosl pure quella di Giorgio Dolfin a c. 58 A; 
a cronaca "Museo Civico, cod. Correr 1499^ 
a c. 12 A dk: "anni XXV, mesi VIIII „. 

• Cf. Dandolo, 246 E, donde P. Dolfin, p. 226. 



' n SANSOVINO (0/. cit., S54), lo SCHSADE (o/. cit., 

313) il Palazzi (o/. cit., 61) e lo Zanotto (op. cit., IV, 72) 
danno l'iscrizione nella forma seguente, la quale corri- 
sponde al testo che essa ha tuttora nella sala del Mag- 
gior Conslglio : 

** bello convictam ladrara castigo rebetlem ,. 

« Cf. Muratori, XXII, 477. 

' Cf. Danuolo, 247 A, donde Pietro Dolpin, 
p. 226. II Dandolo trasse quasi tutte le notizie sull'ele- 
zione di questo doge dalla narrazione di Domenico Tino 
che fu pubblicata dal Galliciolli, oJ>. cit., VI, 124-125. 

'" La notizia h data, ma con qualche particolare 
diverso, daI"Chron. Iust.„ac. 46B, ove si legge : 
" iste dux ex sic mirabili atque nobili opere incepit fa- 
" cere extrui baxilicara sancti Marci ut intuentibus de- 
* mostratur, cuius primordium operis fult anno Domi- 
" ni MLXXI „ ; nella cronaca del Trevisan a c. 34 B si 
legge : " in terapo del ditto doxe fo compido el campa- 
" nifel de San Marcho e la giesia de san Marcho in col- 
" lone et dado prencipio a lavorar de musaicho „; e in 
quella di Enrico Dandolo (c. 19 B): " costui gran parte 
" de la giexia de misi^r San Marco fese fabrichar de 
" raeraveioxa hovra a musaicho e de marmori ch'el man- 
" da a tuor d'oltra el mar „. Cf. anche le cronache 
"Museo Civico, Cod. Correr 1499 „ a c. 12 A, 
"Marc. It. VII, 205i„ac. 13A, "Marc. It. 
VII, 788 „ a c. 20 A, "Marc. It. Zanetti, 18 „ a 
c. 65 B, e di Donato Contarini a c. 69 A, che narrano 
il fatto piCi in breve. Nella cronaca "Marc. It. VII, 
2034, a c. 129 B si legge : " chorao in tenpo de questo 
" doxie per soa devozion et di Venyziany ly fexe lavorar 
" et premzipiar la gliexia de misifer sam Marcho de mu- 
" xaicho chomo la x4 al prexente, et fo premzipiada a 
" lavorar la dita hovra del MLXIII „. PiC» ampie noti- 
zie da Giorgio Dolfin (cc. 58 A-B) che in parte fanno 
capo a questa cronaca: " ne li anni del signor Yesu Cri- 
" sto MLXXIII el ditto doxe (sic) universalmente Vene- 
" tiani termen6 de honorar quel glorioso corpo dil nostro 
" protector et defensor misifer san Marcho evangelista et 
" de rinovarli da nuovo et fabrichar la sua chiexia in 
" altra maniera de quello la era a quel tempo et fo co- 



154 



MARIN SANUDO 



c. 57 A. I j In questo tempo Henrico Contarini fiol dil doxe morto, hessendo episcopo OKvolense 

laso quel titolo et volse esser chiamato episcopo di Castello ' ; et cussl il papa li concesse et 
s.iumir. W74T fu il primo cpiscopo di Castello^ e il doxe li lasso quelle 200 anfore di vin che Histriani * 
li dovea dar a Tanno per regalia, siche de cetero le d^gino per elemosina al vescovo di 
Castello *. et nota dito Henrico, hessendo il padre doxe vivo, non era ancora fato episcopo, 5 
ma morto Domenico suo precessor esso fo electo ^ et dal papa confirmato. ^ 
An. ioS2 Sotto questo doxe rimperador di Constantinopoli " mandoe a dimandar socorsso a Veni- 

tiani di armata per poter contrastar al re Ruberto di Sicilia, el qual iera vegnudo per da- 
nizar la Romanla; unde il doxe col so Conseio fece una grande armata di nave 36 et galie 
14, et 9 carachie, tutte ben im ponto; e inteso di tal armada re Ruberto mando a dir a 10 
r imperador che '1 voleva far paxe con lui a che modo che '1 volesse, et cussi si pacific5no 
tra Ihoro ^. 



" menzada {sic) a fabrichar questo nobile edificio come 
" al prexente la se comprende nobile et excellente, richa 
" et triumphante, lavorata di nnisaico, )a qual de prima 
" era pichola cosa a rispecto di questa „. La storia della 
basillca di san Marco e stata trattata magistraimente nel- 
I'opera del Cattaneo, Sioria architettonica dclla basilica 
(nellMmportante pubblicazione edita dall' Onqania, La 
Basilica di San Marco in Venezia illustrata nella storia 
e neWarte da scrittori veneziani sotto la direzione di Ca- 
MiLLo BoiTO, Venezia, 1893, pp. 97-197). U Cattaneo 
esamina ed illustra la basilica dei Partecipazi, quindi i 
restauri deIl'Orseolo e per ultimo la ricostruzione e I'am- 
pliamento fatto sotto Domenico Contarini; la chiesa fu 
compiuta nel 1071. Quanto ai musaici fatti sotto Do- 
menlco Selvo cf. BoNi, / mosaici e loro iscrizioni (nello 
stesso volume, pp. 302 e 303). 

' Cf. Dandolo, 248 A, donde P. Dolfin, p. 229. 

' Secondo il Corner, op. cit., XIII, 20, Enrico 
Contarini assunse il titolo <fi vescovo di Castello verso 
il 1091 ; ma la bolla alla quale qui accenna il Sanudo, 
non e stata per ora almeno ritrovata; non e ricordata 
affatto nei citt. Regesta fontificum di JaffS: {ed. cii., I, 
pp. 567-702, II, pp. 750-753). Inoltre nella costituzione 
di Domenico Selvo del settembre 1074 (?), della quale 
far6 menzione nella nota 4 di questa pagina, egli si firma 
"gia: Ego Henricus Dei gratia Castellanus episco- 
" pus subscripsi „. 

' Cio^ la citta di Capo d' Istria, la quale doveva 
al doge un annuo censo di cento anfore di vino slno 
dal 932; cf. Tafel e Thomas, oJ>. cii., I, pp. 5-10. 

* Cioh alla chiesa patriarcale di Grado. Cf. Dan- 
DOLO, 248 A, donde Pietro Dolfin, p. 329. II testo 
della costituzione nella quale sono specificate anche le 
altre dotazioni allora concesse alla chiesa medesima, fe 
stato pubblicato dal Muratori (Antiquitaies Italicae, I, 
243-24S) e poi piu accuratamente col sussidio di un al- 
tro testo migliore, dal Ctcogka, Iscrizioni Veneziane, IV, 
pp. 290 e 291, e poi e stato riprodotto dal Kandler, 
op. cit. (documento 82). A torto il Romanin, of. cit., 
I, 322, nota 2) afferma che il documento h nel Liber 
Blancus o Pacta Venet (1). II documento si vuole in data 
del settembre 1074. Si ha anche la lettera di Gregorio 
VII in data del 31 dicembre 1074 colla quale il papa ec- 
cit6 11 doge a provvedere ai bisogni della Chiesa patriar- 
cale di Grado; cf. Jaff4, oj>. cit., I, p. 614, numero 4913, 
e per6 credo che la data del documento veneziano sia 



errata. Del resto anche la costituzione di Domenico 
Selvo ricorda un tributo di cento anfore di vino e non 
di duecento, come attestano qui il Sanudo, e prima di 
lui Pietro Dolfin e Andrea Dandolo. La testimonianza 
di questo si spiega, perchfe poi il tributo fu accresciuto; 
difatti ho trovato a c. 72 A del Liher Pilosus aU'Archi- 
vio di Stato di Venezia la seguente deliberazione del 
Maggior Consiglio in data del 22 ottobre 1297: " Die 
" XXII octubris. cum per ducatum Veneciarum donata 
" fuerit olim patriarchatu Gradensi regalia quam habe- 
" bant {cioi i doo-l) annuatim de lustinopoli, scilicet 
"urne ducente vini, et dicto patriarchatu datum est 
" iiactenus sicut dicitur malum vinum: capta fuit pars 
" quod addatur in Commissione potestatum lustinopolis 
" quod faciat dari de bono vino dicto patriarchatu de 
" cetero pro dicta regalia „. 

5 Cf. Dandolo, 248 A. Secondo il Corner {Ec- 
clesiae Venetae, XIII, 19) Domenico morl nel 1074 circa. 

* Anche di questa boUa non si conserva il testo 
ne alcun ricordo antico e degno di fede; difatti non ne 
fa menzione jAFFfe {oji. e loc. citt.). 

~ Alessio I Comneno. 

8 II Trkvisan (c. 34 B) fa menzione soltanto di 
22 navi e del loro capitano Antonio Orio, ma in genere 
s'accosta al racconto del Dandolo (249 B) dal quale de- 
riva quello di Pietro Dolfin, p. 230. Ma il racconto 
del Sauudo concorda con quello della cronaca " M a r c . 
It. VII, 2034 „ ^ '^- 129 ^ °^^ ^i leggs = " in tempo 
" de questo doxie lo imperador de Romania el qual no- 
" meva Alesio, mamda {sic) ad Venyexia soy ambasadori 
" domamdamdo a li Vynyziany sechorsso he sossydio 
" per poder chomtrastar chomtra lo re Rubertto re de 
" Zezilia, lo qual re Rubertto Vyschardo {cod. Vysclxaro) 
" iera vegnudo a danyfichar la Romania. homde el sora 
" ditto doxie con ly soy Venjziany aldido la domamdaxon 
" del dyto imperador che Uy domamdavii altorio et sechor- 
" sso del prexemtte lly fexe armar gramde armada de nave 
" et galk et zemte et spaziadamente lor le mamdale a lo 

* dito imperador, la qual armada fo in summa nave 
" XXXVI, galj^e XIIII, bregantini VIIII chon molta {cod. 
" mota) zente ben in pomto. e siamdo la dita armada 
" andada a le parte de Romania et semtamdo questo lo 
" re Ruberto Vyschardo de la dita gramde armada di 
" Venyziany, manda soy ambasadori a far paxe chon el 

* dito imperador a che modo liuy volse et sape choman- 
" dar et dir ,. Da questa testimonianza deriva quella di 



LE VITE DEI DOGI (domenico selvo) 



155 



Questo doxe ave per moglie una fia di Constantim * imperador di Constantinopoli con 
grande dota, et ave il dominio di uno loco ditto Protopocridi ^ . et come scrive Piero Da- 
miam et vidi in la cronicha Dolphina', ma in altre croniche * non ho trovato questo, 
che questa tal dona erra in tanta delichateza sempre con odori e profumegi, nfe voleva lavarsi 
5 le man se non con aqua odorifera, n^ tochava con le man alcum cibo, unde vene in una 
egritudine, cussi volendo la divina Maiestk, che tutta si inmarzite et vixe assai con grandis- 
simi dolori, nfe li erra remedio a varir, n^ si chatava alcuna femina che potesse servir, 
tanto la puzava di la marza havia per tutta la sua persona, e a la fine morite. 

Et havendo dogado questo doxe anni 13 ^, el populo si sublev6no contra di lui, per- 
10 ch^ Tavla fato tanta armada contra re Ruberto di Sicilia e tolto quel re inimico di Ve- 
nitiani dove si merchadantava, et lo caz6no dil dogado *; altri vol morisse pur in dogado ', 
et sotto il portego di la chiexia di san Marco fu sepulto '. questo h il breve ; 

"Obsessum repuli Visgradum Marte Rubertum 
"Durachii; hic Danaum me dotat presul Alexis,*. 



13. Obsessum] Cod. obsessu. - Visgradum] Cos) il Sanudo fer Guiscardum. - Marte] Cod. morte. 



GiORGio DoLPiN (c. SS A). Alessio in quelI'occasione 
accord6 a Venezia nel maggio 10S2 il noto crisobolo; 
cf. Tafel e Thomas, op. cit., I, pp. 43-54. 

' Cioh di Michele ; cf. Dandolo 247 E e cosl Pie- 
TRO DOLFIN a p. 228. 

' Cf. Dandolo, 247 E, ove peraltro si legge " cui, 
" ille Protoproedri sedem concessit „. P. Dolfin p. 228, 
pur traendo dal Dandolo, da: " el doxe pigli6 moglier de 
" Constantinopoli al quale colui (cioe Michele) concesse 
' la sede di Prothopocridi „. La testimonianza del Dan- 
dolo e la vera; un documento dell'8 febbraio 1076 secon- 
do il computo comune, edito anche dal Ra6ki {op. cit., 
102) da il passo: " domino Dominico Silvio duci Venetie 
" et Dalmatie ac imperiali protopliedro „ da Ttpmirjizposd^at. 

' A p. 228. Ma il passo si trova anche nella cro- 
naca del Dandolo (247 E, 248 A) e il Sanudo ha ricorda- 
to di seconda mano la testimonianza di s. Pier Damiano, 
pure citato dl seconda mano da Pietro Dolfin. II passo 
di san PiER Damiano si legge nella /stitutio monialis, nel 
capitolo undecimo (cf. Migne, 0/. cii., CXLV, col. 744). 

* P. e. questo fatto non e ricordato dalle crona- 
che del Trevisan (c. 34 B), di Enrico Dandolo (c. 19 
B e 20 A), " Marc. VII, 205 1 „ (c. 13 A), " Marc. 
It. VII, 788, (c. 20 A), "Marc. It. Zanetti, i8„ 
a c. 65 B, di GioRGio Dolfin (cc. 58 A-B) e di Donato 
Contarini (c. 69 A). 

^ C081 ii CoNTARiNi a c. 69 A; Enrico Dandolo 
gli da anni " XIII, mesi cinque (c. 20 A) ; e cos\ pure le 
cronache "Marc. It. VII 7SS „ a c. 20 A; Giorgio 
Dolfin (c. s8 B) gli da anni 13 e mesi 6; Andrea Dan- 
DOLO gli da un governo di dodici anni e mezzo, secondo 
la testimouianza del cod. Marc. Lat. Zanettl, 400 a c. 
106 A. II Trevisan (c. 34 B) gli da un governo dl 
dodici anni; cosi il catalogo dei dogi del " Chronicon 
AItinate„ nel codice del Seminario patriarcale di Ve- 
nezia; gli altri due codici e la cronaca "Marc. It. 
VII, 2051» (c. 13 A) gli danno anni dodici e mesl 
sei; al contrario le cronache "Marc. It. Zanetti, 
i8„ ac. 65 B, "Marc.It. VII, 2034^ ac. 129 B 
gli ddnno annl ventitre e mesi cinque, ma per errore di 
scrittura di " XXIII „ per "XIII„; la cronaca " Museo 



Civico, cod. Correr 1499, (c. 12 B) gli da anni Ire- 
dici e mesi cinque; Pietro Dolpin (p. 232) gliene da 21. 
" Cf. Dandolo (249 Dl e Trevisan (c. 34 B). Pietro 
DoLFiN (c. 232) attesta che il doge era venuto In odio al 
popolo per i molti morti nella spedlzione contro il Gui- 
scardo e che fu scacciato dal trono e sepolto a San Marco. 
' Cf. "Chron. lust „ a c. 47 A: «hic dux Ve- 
" netis factus exoxus propter conflictum habitum a Ru- 
" berto Guiscardo {cod, Guicardo) dum annis XII, men- 
" sibus V ducali dominio presidisset, repudiatur et de sede 
" expelitur, licet in quibusdam cronicis reperi- 
"tur quod dummodo vixit, provinciam guber- 
" navit, et penes ecclesiam sancti Marci fult 
"egregie tumulatus; sed hoc verum non est, quo- 
" niam eius sepulcrum nulo modo reperitur „. 

* Cf. la nota precedente. La notizia fe data in mo- 
do generico dalle cronache di Enrico Dandolo (c. 20 A), 
del "Museo Civico cod. Correr 1499, (c. 12 B) 
"Marc. It. VII, 2051 „ ac. 13 A "Marc. It. Za- 
n et ti , I 8 „ a c. 65 B e del Contarini (a c. 69 A). La 
"Marc. It. VII, 788 „ a c. 20 A dd : " et a pe' de la 
" iesia de san Marco appresso al Batesmo f u sepellito „ ; 
la "Marc. It. VII, 2034 , a c. 129 B: "et iu la gllie- 
" xia de misifer sam Marcho, zoe in el portego, honorevel- 
" mente lo fo sepellido „ ; Giorgio Dolfin (c. 5S B): " el 
" fu sopellito sotto i portegi entro la chiexia di san Mar- 
"cho in pace „, e Pistro Dolfin, (p. 232): " da po' morto 
" fo sepelito in San Marco „. 

* L' iscrizione si legge anche in Sansovino {op, cit., 
554> e Zanotto (pp. cit., IV, 77) ma nella seguente forma; 

" obsessum repiili Guiscardum Marte Robertuin 
"Dyracliii: hince dotninum me vocat praesui Alexis,. 

Lo Schrade {op. cit., 313) da questo stesso testo, 
ma colla variante " hinc „ rispetto a " hince „. 
II Palazzi (0/. cit., 63) da: 

** arinatum repuli Guiscardum Marte Robertum 
"Dyrachii: hinc dominum nie vocat praesul Alexis „, 

Tuttora nella sala del Maggior Consiglio essa si legge 
come e stata pubblicata dal Sansovino e dallo Zanotto^ 
ma colla variante " Dirrachii „. 



156 



MARIN SANUDO 



An. /0S4 



An. 1084 



c. 57 B 



An, tog4 } 



1084, Vidal Falier doxe fo electo ' il qual mandoe tre ambasadori da Alexio im- 
perador di Constantinopoli per obtenir privilegio di le iuriditiom di Dalmatia e Croatia, e 
cussi obtene; i qualli ambasadori fonno Andrea Michiel, Dominico Dandolo et lacomo 
Aurio ^. 

Et ancora^ come in la cronicha Dolfina ho visto, questo doxe obtene da rimperador 5 
di Constantinopoli di esser imperial prothosevasto *. 

In questo tempo in Savoia la religiom di frati Certosini ave initio da uno Bruno, tode- 
800 di Cologna, doctor, che lezeva publice^ 

II Questo doxe havendo auto il privilegio di rimperador, di la Dalmatia et Croatia, fu ter- 
minato con volunta dil puovolo di azonzer il titolo Dux Venetiarum, Dalmatig atque 10 
Croatig, et cussi li soi successori nel ducado debano usar ^, bench6 alcuni vol prima lo usa- 
vano'; tamen sotto questo doxe fo publichamente cussi intitolato. 

Et hessendo Henrico imperador a Trevixo, volse vegnir a Veniexia per soa devutiom a 
visitar San Marco, et il doxe li f ece grandissimo honor ; e menato in la chiexia di san Marco 
che si fabrichava di musaico, laudo molto il sito di la citk et concesse alcuni privilegii, poi 15 
si partl ben satisfato de Venitiani et volse batizar una fiola prima che'l si partisse, nassuta 
al doxe, a la qual fu posto nome Henricha ; e fu f ato di grandissime f este in la cita per ho- 
norarlo '. 

In questo tempo fo creado roficio dil Zudeg^ di Proprio che sonno tre zudexi; a leze 
sonno sopra li stabeli di Veniexia e pagano docte et fanno sententie in criminal per iustitia a 20 
quelli vien dato la morte overo tolto membro o membri, et si chiamavano li zudexi dil doxe '. 



I, 1084. Vidal-doxe] Parole e numero scritti dal Sanud» con inchiostro rosso. — 17. Cod. posta. 



' Cf. Dandolo, 249 E, donde Piktro Dolfin, p. 232 . 

' Cf. Dandolo, 250 A, donde Pietro Dolfin a 
p. 233; il documento non si conserva. 

3 Cf. MuRATORi, XXII, 478. 

< Ma la notizia h data anche dal Dandolo (250 A) 
e dal "Chron. lust. , a c. 47 B e dalla cronaca di 
PiKTRO DoLFiN E p. 233. II privilegio non si conserva; 
ma il documento del luglio 1090 edito da Tafel e Tho- 
MAs (pp. cit., I, S.i;-63) da: " Vitalis Faletrus De Donis 
" Dei gratia Venetie et Dalmacie dux et imperialis 
"protosevastos^. 

* Cf. per l'lntero periodo Dandolo, 250 E e 251 
A, donde Pibtro Dolfin, p. 235. 

•^ Cf. per questa prima parte del periodo Dando- 
LO, 250 B, donde Pietro Dolfin, p. 233. 

' II Sanudo accenna a quanto egli ha esposto a 
proposito della spedizione in Dalmazia dl Pietro II Or- 
seolo. 

* Queste notizie in parte si rltrovano, ma con di- 
versa disposizione, nella cronaca del Dandolo (251 Ce 
252 C), e nel "Chron. Iust.„ac. 48 A che deriva da 
questa, e nella cronaca del Trevisan (c. 35 A) che se- 
gue a pieno la testimonlanza del Dandolo. Nel " Cliron. 
lust., la frase del Daudolo " et monasteriis pluri- 
" bus immunitatum concessls privilegiis „ e sostituita da 
quesfaltra meno chiara: " ac privilegiis concesis immu- 
" nitatum „. La cronaca "Marc. It. VII, 2034 „ a c. 
130 A in calce in una nota dclla stessa scrittura del te- 
sto, da: " et anchdr per mazdr vinchulo de charitade, 
" siamdo luy in Trevyxo, lo volse personalmente vegnir 
" a Venjexia a revysjtar lo corpo de misi^r sam Marcho 
" et la In quela gliexia luy batizia una fia del dito doxie 
* et fexe molti dony et prevylegy a ly dltl Venyziany. et 



"fo fato de gramdjssyme feste, spexe et trionfl 
" in Veniexia „, ma il cronlsta riferisce il fatto all'im- 
peratore Alessio Comneno ! Questo passo peraltro in al- 
cune frasi concorda con quello del Sanudo. Piktro Dol- 
FiN, pp. 236 e 23S, segue la testimonianza del Dandolo. 
Quanto ai privilegi accordati dalPimperatore ai monasteri 
del ducato, i documenti non ne ricordano che uno fatto 
a Mestre nel giugno 1095 a favore del monastero di s. 
Zaccheria; l'edizione piu recente e quella curata dal Glo- 
ria, 0/. cit., p. 341. Un altro ne aveva largito, ma molto 
prima, ciofe il 6 gennaio 1091 (secondo il computo co- 
iViune) al monastero di S. Ilario; it documento h stato 
pubbllcato dallo Stumpf, of. cit., III, pp. 82-83, ^ ^^^ 
Gloria, 0/. cit., pp. 332 e 333. 

' Questa notizia si trova nella cronaca " Marc. 
It. 788 „ a c. 20 B ma in una nota marginale di mano 
diversa da quella del testo, e del sec. XVI, ed h la seg. : 
" nota che del MLXXXIIII a di 3 septembrio fo in Ve- 
" niexia gran teiyemoto e pi^gasse el campaniel de San- 
" t' Anzolo et subito fo gran fame et moria et molti non 
" trovavache manzar„; e poi: "nota che del MLXXXXIIII 
" fo principia el Zudega de Proprio, pcrche per la fame 
" molti se haveva messi a robar; e fo fato de gran iusti- 
" cia „. Nella cronaca "Marc. It. VII, 2034 „ che 
h una delle fonti di queste Vite, a c. 130 B si legge: 
" el fo uno gramdissymo taramoto del MLXXXXII a di 
" IIII setenbrio et storzesse el champanyel de Sancto An- 
" zolo. e da puo' questo taramoto el fo una gramdyssyma 
" muoria, et subytamente vene la fame in Venyexia in tal 
" modo che moltti non trovamdo de clie mamziar se mese 
" ad andar ad involar et far de gramdissymy dany et 
" fo 'mde prexy molti et fato de grande zustixia. del 
" MLXXXXIIII fo primziplado el zudegado de Propio „. 



LE VITE DEI DOGI (vital falier) 



157 



10 



Noto che'l fo mandado a Trevixo prima che Henrico imperador venisse a Veniexia, am- An. log^-iogs 
basadori Vidal Michiel et Piero Zopolo, et da lui obtene zerto privilegio ' ; poi el vene a Ve- 
niexia, come ho ditto di sopra ^ 

1094. Nel decimo anno dil ducato di questo doxe, non si sapendo dove fusse il corpo a». 1094 
dil beatissimo san Marco evanzelista, ma ben si trovava scritto esser sta portato in questa 
citk et per lo incendio ^ che intravene esser secrete per il doxe e pochi altri sta posto 
in certa colonna marmorea, e la chiexia hessendo sta f abrichata di novo, fu terminato di far 
solenne precessiom con suppUcatiom a la eterna Maiesta volesse revelar dove fusse tanta de- 
gna reliquia et ordinato li dezuni per lo episcopo di Castello. et domente un zorno che fu 2s giugno torjt 
a dl 25 dil mexe di zugno, si facevano tal precessione *, aparsse una luce fuora di la colona 
drio Taltar al presente di san lacomo et in la capella di san Lunardo posta in prefata chie- 
xia di san Marcho, dove al presente h. sta fata una croce di musaicho e vi sta cesendeli; e 
come molti cronici scriveno^ monstroe il brazo fuora. et qual Raphael Caresin secretario 
d u c a 1 scrive in la sua cronicha ^*, havia nel dedo grosso uno anello d'oro, n^ mai alcun el 



Da questa cronaca le notizie sono passate anche in quella 
di GioRGio DoLFiN (cc. S9 A-B) il quale vi aggiunse 
una notizia originale, cioe che un ingegnere bolognese di 
nome Aristotele nel 1455 raddrizz6 male il detto campa- 
nile di SanfAngelo tanto che rorino sul monagtero di 
santo Stelano e vi cagiono la morte di alcuni frati e 
allora fu fatto in pietra il ponte di accesso a quel chlo- 
stro sul canale che lo divideva dalla parocchia di sanfAn- 
gelo; il Dolfin aggiunge che il campanile fu ricostrui- 
to nel 1460, fatto ch'egli designa come avvenuto nel 
tempo suo. 

' Cf. Dandolo, 251 C, che pone tra i messi an- 
che il cancelliere Grauso, e cosi pure 1'. Dolfin a p. 236. 
II documento si conserva; il patto fu fatto a Trevlso nel 
1094 o nel 1095; l'edizione critica piu recente e quella 
curata dal Weiland, oJ>. cH., I, pp. 121-124. In esso sono 
ricordati come messi del doge : " Grauso dilectus ducis 
" canzelarius, Vitalis Michael et Petrus Zopolus „. 

» Cf. p. 156, rr. 13-18. 

^ L'incendio che avvenne nella uccisione di Pier 
Candlano IV; cf. p. 133 rr. i, 2. 

■• Cf. per questa prima parte del periodo e per il 
precedente Dandolo, 251 C-D., 252 A, dondc Pietro 
DoLFiN, pp. 236-23S. 

^ "Chron. Iust.„ c. 47 B: " idem evangelista 

* mittlsimus (sic) brachium foris per unam colupnam ec- 
" clesie antique miraculose protendens se cunctis astan- 
" tibus propalavit „; Trevisan, c. 35 A: " esendo congre- 
" gati ne la giesia sua quelo se apalento a questo modo 
" che miracolosamente lo brazo destro porse fuora de uno 

* pilastro, el qual pilastro e quelo el qual e apuzado alo 
" {cod. lo) altar de misier san lacomo apostolo „; la cronaca 
" Marc. It. VII, 205 I „ a c. 13 B indica solo rapparizione 
del braccio dalla colonna e cos\ pure "Marc. It. VII, 788, 
a c. 20 B, ma questa ha in pi6 : " et loro gli tolse I'an- 
" nello che I'havea in dedo, zoe fo quelli da cha' Dolphin, 

* et cusi quelli de quella caxada have I'anneIIo de misiir 
" san Marco. et siando deraostrado a tuti cumunalmente, 
" el tiro el brazo dentro de la colona et subitanicnte la 
" colona se sero come prima. et cusi el corpo de I'evan- 
" gelista rimase in quella colona antiga la qual si era in 
" mezo de la ieaia; et alhora fo tolto de la colona cum 
" gran fede et devotiom et in predicta icsia elo fo con- 
" secrado et alogado cum gran rcverentia et honore „. 



Una nota marginale della stessa mano del testo (In rosso) 
da: " como fo trovado il corpo de san Marco in la ge- 
" sia de san Marco „ a cui il solito annotatore del sec. 
XVI aggiunse: " in una colona andando a l'altar de 
" misier san Lunardo ,. Cf. anche "Marc. It. Zanet- 
ti, 18 , a c. 66 A e Donatq Contarini a c. 69 A. La 
cronaca "Marc. It. VII, 2034, a c. 130 A-B da: 
" questo pietoxo et begnygnio misifer sam Marcho et 
" vamzellista destexe fuora lo brazo de quela cholona de 
" la giexia antiga che xe andamdo a 1' oltar de misier 
" san Lunardo per tal modo che a tuti fo manifesto 
" icod. manifeto) dove che iera lo so glorioxo chorpo „. 
La cronaca di Giorgio Dolfin a c. 59 A da: " e stato 
" (sic! per stando) questi Venetianl in questa conterapla- 
" tion santa el benedetto corpo de misier san Marco rai- 
* raculosamente destexe U suo bracio fora de una colon- 
" na antlca che fe a modo da uno pilastro sopra el qual 
" zaxe uno volto in la giexia de san Marco apresso 
" l'altar de san Lunardo, et in quel luocho dove se mani- 
" festo quel corpo al prexente el se atrova esser uno qua- 
" dro lavorato de musaico cura una cruce In mezo „, ma 
non accenna alla tradizione del Dolfin. La parola " ce- 
" sendell „ significa lampada; cf. Du-Cange, of. cit., s. v. 
cicindela, Tommaseo, <j/>. «V., s. v. c i c i n d e 1 1 o, Boe- 
Rio, op. cit., s. V. cesendelo e Koerting, Lateinisch- 
romaaisches Wortcrbuch. Paderborn, Schoningh, 1890, 
p. 19S, numero 1872, s. v. cicindela. 

'^ II ricordo della cronaca del Caresini deriva dal 
passo seguente della cronaca di Pietro Dolfin, pp. 238 
e 239:"Inla cronaca Caresina de questa apparition 
" se descrive in questo modo : per i dezuni et continue 
" oration che da tutti i Venetiani devotamente se faceva, 
" essendo 11 congregadi in la giesia sua se apalento in 
" questo modo, che miraculose lo suo braclo destro 
" fuora porse del pilastro lo qual e appuzado alfaltar de 
" san Giacomo, con lo anello in man nel dedo grosso. 
" allora el doxe con tutti i nobeli e popolani de Venexia 
" e prelati volseno trar l'anello del dedo, el qual pzireva 
" esser largo; e nuUo pote trarlo salvo sier Zuanne Dol- 
" fin allora conseier, lo qual anello (manca qui evidente- 
" mente qualche Jarola; /. e. l'ottenne) per quello colo- 
" mello ; per i meriti del qual nel parto delle donne opera 
" miracoli. e in tal festivita si porta in processione. et 
" con quella plui reverentia et honor che sepeno far (cod. 



158 



MARIN SANUDO 



c. 58 A 
8 ottahre iog4 



pote tirar di dedo si non uno Zuam Dolfim era conseifer apresso il doxe, il qual roltene, e 
il suo colonello sempre Vk 'uto fino da pochi anni' in qua che ditti Dolphini lo ddteno a la 
Scuola di san Marco a San Zane-Polo >. hor ritrovato il corpo preditto, tutta la terra fo 
piena di gaudio ringratiando 1 1 lo eterno Idio di averli revelado tanto thesoro, et f o ordinato ogni 
anno in tal zorno far a San Marco solenne precessiom ". et da poi a d\ 8 octubrio fu con- 5 
sagrada la dita chiexia sotto il nome di San Marco ^ che prima si chiamava San Thodaro "•. 
e toho il corpo sopraditto di la colona secretissime per 11 doxe e primocierio et procu- 



" che potd sepeno far), di 1\ lo tolse e traslat61o nell'al- 
" tar grande, e da quel tempo fino al presente ibi 1' e 
" coUocado. et de questo algun non dubita (.«<:; per du- 
" biti) et abbia fermezza esser cosl. e do caz6n sono per- 
" ch6 in dicto pllastro fosse messo: primo, perch6 quelli 
" che temevano, non volevano che per algun tempo el 
" corpo li podesse esser tolto, et fono contenti occultarlo 
" puo' Imaginando el muodo come furtevolmente el foxe 
" tolto di Alessandria, come se contiene in la translation 
" di quello in l'anno del Signor 823; segondo puo' esser 
" che in tempo de Piero Orsiolo primo, doxe, corrando 
" anni 975, el qual fece conzar la giesia, dubltando che 
" per qualche muodo ch'el corpo se podesse desperder 
" per fuogo o per altro, imperochd, come e sta' dicto 
" avanti, la giesia predicta per la niorte de Piero Orsio- 
" lo (sic!) fo arsa la piu parte col palatio dogal „. Evi- 
dentemente l'ultima parte del passo c molto scorretta ed 
anche sembra mutila; e che tale sia veramente, e provato 
dalla fonte onde il Dolfin ha tratto queste notizie, fonte 
che ho ritrovato e che ricordo in questa stessa nota. 
II passo qui allegato del Caresini ha delle somigUanze con 
quello della cronaca del Trevisan che ho ricordato nella 
nota S ap. IS7 e molto maggiori col passo del Sanudo 
compreso tra i righl 13 e 14 della. p. i,i;7 e 1-2 di questa 
pagina. II passo della cronaca del Dolfin deriva dal se- 
guente che si legge nella cronaca di Antonio Morosini 
(cod. Marciano It. VII, 2048, p. i, apografo del cod. 6586 
della biblioteca imperiale di Vienna, gla codice Foscarini, 
il quale cod. 6586 fe del sec. XV) composta nella prima 
raeta del secolo XV e a noi pervenuta in un testo fram- 
mentario: "....quel luogo fo meso inprimamente pote 
" eser do chaxion: la prima, inperzioche... . queli che du- 
" bitava per algun muodo quelo non ly podese eser tolto 
" per algun tempo, fo chontentj de ochultarlo puo' inma- 
" ginando el muodo per lo qual furtevelmente ely el tolse 
" d^Alesandriti, chomo se contiem in latraslacion de quelo 
" fata in lo octocento vinty tre; l'altra caxon puo' eser 
"che in lo tempo de miser Piero Orsiolo doxie dito che 
" conmenzar la glexia fexe dubitando che per algum 
" muodo el non se podese desperder per fuogo ho (sic ! 
" J>er o) altro, inperquelloche, chorao predito fo avanti, 
" la glexia prima per certa devixion fo arsa la pluy 
" parte insenbre con el palazo; ma he da saver che 
"ordenado fo da quel tenpo indriedo che so- 
" lamente per ziaschaduno doxie che fose e 
" percholatory de la glexia se savese la ho' 
"ch'el fose chologado; md nuy che alguna cer- 
"teza al mio. tenpo ne vity testimonianza al 
"foturo poso demostrar„. Pur troppo mancano 
i periodi precedenti a questo passo, i quali potevano 
contenere il luogo del Caresini e forse anche qualche in- 
dicazione specifica su quella cronaca. Quanto a questa 
opera del Caresini e da notare che Pietro Dolfin la ri- 



corda pifi volte nella sua cronaca traendone altre no- 
tizie; p. e. a p. 328 del cod. clt. a proposlto della 
sfortunata spedizione di Vital Michiel II in Oriente. 
L'opera alla quale rimandano il Dolfin e il Sanudo e di- 
versa dalla nota cronaca edita del Caresini, tanto nel te- 
sto dialettale quanto nel testo latino, nella quale manca il 
passo a cui accennano i due cronisti; potrebbe darsi che 
nel codice da loro ricordato fosse contenuta oltre che 
queata notissima cronaca del Caresini qualche altra la 
quale comprendesse il racconto dei fatti anteriori, e che 
il nome del Caresini fosse stato esteso in quel mano- 
scritto anche all'opera precedente. La testimonianza 
del Sanudo discorda da quella della narrazione gia pub- 
blicata dalPUGHELLi (Italia Sacra,V, 123S e 1236) e poi 
da me secondo altri testi nel Nuovo Archivio Veneto, IX, 
pp. 137-177 ; difatti in essa il Dolfin fe un Domenlco della 
ca' grande e non ha il titolo dl alcuna dignita del coraune. 

' La Scuola grande di san Marco, gla a S. Croce 
di Luprio, nel 1438 sl stabili nel carapo dei santi Gio- 
vanni e Paolo ; l'edifizio s'incendi6 nel 1485, ma nel 
1490 fu ricostruito; ora e compresa nell'Ospitale Civl- 
co; cf. Sansovino, op. cit., pp. 286 e 287; Tassini, Bdi- 
Aci di Venezia distrutti ecc. p. 23. II Sansovino attesta 
che negli anni passati, cioe poco prima del [580, 1'anello 
di san Marco fu disfatto e vcnduto con altri oggetti d'ar- 
gento da un malfattore. Urbani de Gheltok {Bullettino 
di arti, industrie e curiosita veneziane, Venezia, Onganla, 
1879, II, pp. HI-I2I) ha pubblicato un inventario della 
detta Scuola fatto nel 19 luglio 1421 e continuato sino 
al 1479; in esso non e ricordato l'anello famoso, ma 
l'editore ha voluto omettere molte note di reliquie e delle 
suppellettili di rainor conto. Egli peraltro non ha dato 
l'indicazione precisa del codice, ma lo ha ricordato sol- 
tanto in modo troppo generico come volume membrana- 
ceo di diciannove carte scritte, esistente nella ricca colle- 
zione di manoscritti del Museo Correr. II codice 1' ho ri- 
trovato in quella raccolta; ha la segnatura "Mss. IV, 
I 9 „ ed era gia "Correr A, sc. 6, n. 32 „; l'ho esa- 
minato ed ho ritrovato che il famoso anello non e de- 
signato, alraeno in modo esplicito, neppure nell' inven- 
tario del 1421; peraltro e da notare che nei ricordi del 
reliquarii talvolta non vi sono specificate le reliquie in 
esse contenute. 

' Cf. per l'intero periodo Dandolo, 252 A, don- 
de PiETRo Dolfin, p. 237. 

^ Cf. per questa priraa parte del periodo Dando- 
Lo, 252 B, donde Pietro Dolfin, p. 237. 

* Cr.onaca "Marc. It. VII, 2034 „ a c. 130 B: 
" et prjma che la dita gliexia foxe bruxada per lo po- 
" pulo, la se chiaraava de San Todaro „, donde Giorgio 
DoLFiN, a c. 59 A. Sull'antica chiesa di s, Teodoro 
cf. Saccardo, Uantica chiesa di S. Teodoro in Venezia, 
neXVArchivio Veneto, XXXIV, pp. 91- 11 3. 



LE VITE DEI DOGI (vital falier) 



159 



rator di San Marco soli fu riposto ', ut dicitur, in Taltar grando di ditta cliiexia con gran- 
dissima credenza, et come domino Andrea Dandolo doxe scrive in la sua croniclia ^ 
— et dl questo Bernardo lustiniam ne fa mentiom ne la sua liistoria*, — che hessendo 
lui * procurator li fo dito in gran secreto dove era il ditto corpo, dicendo cussi esser la 
5 verita che fe in dita chiexia; "et qui vidit, testimonium peribit„°. 

In questo tempo fu uno grandissimo terramoto in Veniexia ^; e da poi successe una gran- 
dissima muoria ' e ne mori piu di do terzi di Veniexia. 

Sotto questo doxe fo renovata la forteza di Loredo ch'^ sotto il dogado', et quello oiiohre io<}4 
dete a li habitanti ' mandandovi imo custode '", et quelli di Loredo per segno di fedeltk si 
10 ubligono dar al doxe ogni anno per cadauna di quelle fameie certi " polli et animali silve- 
stri con il capo et piedi, e alcuni danari con certo numero di anguile " per memoria di questo 
beneficio ricevuto ''. 

In tempo di questo doxe sempre fu a Veniexia grandissima carestia di viver 'S e anche 
muoria grande ''. havendo dogado anni 13 '* morite et il zorno di Nadal fu sepulto '' sotto 



An. totjb 

aj dicemb. lOfjt) 



5. perlbit] Cosi il cod, fcr perhibuit. 

> Cf. MuRATORi, XXII, 479. 

* Cf. Dandolo, 253 B, donde Pietro Dolfin, pp. 
237 e 238. 

^ Bernardo Giustiniano {op. ci(.) nelle aggiun- 
te alla 8ua storia (cioe nel De divi Marci evangelistae 
vita, translatione et sepulturae loco) e preclsamente nel 
de sepulturae loco si attiene alla testimonianza del Dan- 
dolo e ne riferisce testualmente la parte settinia della co- 
lonna 252. Pietro Dolfin, pp. 237 e 238, ha seguito 
la testimonianza del Dandolo, volgendo in volgare anche 
i passi di san Giovanni. 

^ Cioe Andrea Dandolo. 

^ Cf. Dandolo, 2,52 B dal quale il Sanudo trae an- 
che alcune parole del passo del Vangelo di Giovanni (ca- 
pitolo XIX, parte 35): " et qui vidit testimonium 
"perhibuit; et verum est testimonium eius. ct ille 
" scit quia vera dicit ut et vos credatis „. 

' Cf. Dandolo, 255 D, donde Pietro Dolfin, 
pp. 242 e 243. 

' Cfr. la nota 9 a p. 156. 

' Cf. per il significato della frase p. 84, r. 7, nota 7. 

" Cf. Dandolo, 252 D. 

"> Ma il Dandolo (252 D) dJ : " et incolis tcrris 
" et aquis et immunitatibus pluribus privilegiatis cu- 
"stodiendum dedit„ cosi pure il "Chron. Iust.„ 
a c. 48 A, e 11 privUcgio secondo il testo datone dal 
libro II dei Pacta a c. 29 A: "statutum est etiam inter 
" nos et a vobis confirmatum quod predictum castellum 
" ab hodie in antea cum vcstris successoribus et heredibus 
" in die et in nocte provide custodire firmiter ad nostram 
"^ nostrorumque successorum fidelitatem retinere vos de- 
„ beatis et perpetuis temporibus cum successoribus et he- 
" redibus vestris habitare in eo et usque ad medium Gau- 
" rum viam a latronibus defendere et securam illam sem- 
" per reddere debeatis „. 

" Dandolo (252 D): "tres„. 

'2 Privilegio cit. di Loreo ottobre 1094, ind. III, 
(cd. RoMANiN, op. cit.y I, 392-396) ; ma seguo il testo da- 
tone dai Pacta e dal cit. Chron. lust. a c. 49 A-B: 
" et per unumquemque mansionarium ex vobis dare no- 
" bis nostrisque successoribus debetis pullos tres et 
"denarios tres per annum, unum scilicet ad Natale 
" Domini cum denarlo uno, alterum ad Carnis-Laxatio- 
" nem cum denario suo, tercium vero in Pasca cum de- 



* nario. pulll quidem nostri erunt, denarii vero gastaldio- 
" nis qui pullos illos coUegcrit. de anguillis capit- 
"taneis quas venales vocatis, rectum decimum 
" ad ecclesiam ipsius castelli et ad plebanum et ordina- 
" rios eius dare debetis; nobis vero de eisdem anguillis 
" undenam anguillam daturi estis, retracto prius tamen 
" omni expendio clusure piscariarum. si cenglarem ali- 
" quo venatu ceperitis capud illius cum pedibus 
" nobis nostrisque successoribus pottaturi estis „. 

'^ Cf. Dandolo, 253 D, donde Pietro Dolfin, 
pp. 240. II privilegio e anche ricordato in una nota 
marginale del solito annotatore del sec. XVI a c. 20 B 
della crouaca "Marc. It. VII, 788, (" nota etlam 
" in tempo de questo doxe del 1094 fo facto el castel de 
" Loredo cum alcuni pactl contenuti nel privilegio con- 
" cesso a li homeni habitara li ut in meo registro 
" magno 370,,). Lo ricorda anche la cronaca "Marc. 
"It. VII, 2034 „ in una nota cancellata in calce alla 
c. 130 B: " MLXXXIIII, a d\ VIII del mese di otubrio 
" indizion terza, brevylegio che fe' niisier Vydal Falier 
" con i soy zudessy et testemonj del castelo de Loredo 
" con li soy confiny et aque, pascholi et paludi al venera- 
" belle plovan el qual nomeva pre' Piero Gatulo, et a tuti 
" li soy sozesori et parochiany, et fo confermado per 
" misier Piero Badoer venerabelle patriarcha et con tuti 
" ly soy veschovy et con laudazion del popolo de Venye- 
" xia. el qual prevylegyo fo scrito per pre' Ziane plovan 
" de San Baso del dito myleximo „ e nel margine, di 
egual mano e inchiostro : " fallo , , la quale parola spiega 
la cancellazione della nota. II documento che e in data 
di Rialto, ottobre 1094, e stato pubblicato gia dal Mu- 
ratori (Rer. It. Script., XII, 251-255) e poi dal Roma- 
NiN, op. cit., I, pp. 392-396; l'edizione non e esatta. 

!■* Cf. Dandolo, 255 D, donde P. Dolfin, p. 242. 

'•'* Cf. la nota 9 della p. 156. 

"* Dandolo (255 E) da: " XII „ e cosl Pietro Dol- 
FiN (p. 243); mail " Chron. lust. „ ac.so A da: "XIII, 
e cosl la cronaca "Museo Civico, cod. Correr. 
1499, (c. 13 B), il Trevisan (a c. 35 A), Enrico Dan- 
DOLO (c. 20 B), "Marc. It. VII, 788, ac. 21 A, 
"Marc. It. Zanetti, i8„ a c. 66 A, "Marc. It. 
" VII, 2034, a c. 130 B, 11 MoRosiNi (p. i del cod. cit.), 
GioRGio DoLFiN (c. 59 B), e Donato Contarini, (c. 69 B). 

" Cf. Dandolo, 255 E, donde, P. Dolfin p. 243. 



160 MARIN SANUDO 



il portego di la chiexia di san Marco ' con uno epitaphio in marmoro'; unde il populo 
corseno a la sepultura butando pan et vin maledicendolo dicendo : " skziate mo' che in vita 
" non hai volesto proveder a far uberta al puovolo „ ; chd molti per fame erano morti '. et 
di septembrio a meza note fo quel grandissimo teramoto ■*. 

"Clare fit occultum corpus sancti mihi Marci„^ 5 

Epitaphium domini Vitalis Faletr o du cis* 

" Moribus insignis, tituUis celeberrimg dignis, 
" cultor honestatis, dux omnimode probitatis, 
" in commune bonus, bona semper ad omnia pronus, 

" publica conservans, meliora bona coacervans, 10 

" dum vetenun gestare novas plus reddis honestas, 
" cunctaque iocundg faciens, dans semper habunde, 
" ut fieret plenus quicunque veniret egenus, 
" plus quoque longiquos refovens, quam carne propinquos. 

" vita fuit cuius patria et tremor hostibus unus, 15 

" reddens tranquillos hos lingua, iuribus illos. 
c. 58 n " (I cuius erat scire pupilli pro pace subire 

" in quecumque fores expendia sive labores, 
* decretis legum mentes suspendere regum 

" ut fieres horum rerum et corector eorum; 20 

" fama super cedros cuius dedit iure Faledros. 
" Christi Natalis peragis dum festa, Vitalis 
" duceris ad funus, factus dolor omnibus unus. 

" Obiit Vitalis Faledro dux anno 1096, indictione IIII „. 



3. mortl] Cod, morite. — J. Marci] Cod. Marce. // Sanudo ha omessa la frase questo e il breve. — 6. Epita- 
phium-ducls] Parole scritte dal Sanudo con inchiostro rosso. II testo deW epitafio nella trascrizione del Sanudo c molto 
scorretto e dimostra che il cronisia non ha pottito confroniarlo con qnello delP iscrizione di San Marco non avendo dato 
1'ultima mano alla composizione di quesie Vite. Ho mantenuto gli errori del Sanudo, perchh il lettore possa ai'ere un 
esempio del modo col quaie il cronista ha dato il tcsto dei documenti e delle iscrizioni, Non essendo sufiiciente la lar- 
ghezza di quesia pagina non ho potuio dare il testo corretto di fronie al testo erraio, ma Pho pubblicato nel comento ; cf. 
la nota 6 di quesia pagina. — 7. titullis celeberrimg] Cos\ il cod. per titulis celeberrime, — 10. bona] Cost il cod.per 
bonis. — II. gestare novas] Cosi il cod. per gesta renovans. - honestas] Cosi il cod. per honesta. — 12. iocundg] 
Cosl il cod. per iocunde. — 14. longiquos] Cos\ il cod. per longinquos. - uoB di propinquos h stato scritto dal Sa- 
ttudo con altro inchiostro piti cupo su fondo abraso, come correzione. — 15. patria et] Cos\ il cod. per patriae con ri- 
petizione del t di tremor. - unus] Cosi il cod. pcr huius. — l6. iuribus] Cosl il cod.per viribus. — 17. pupilli] Cosi 
il cod. per populi. — 18. quecumque] Cou il cod, per quocumque, — 20. rerum] Cosi il cod, per rex. - corector] Cosi il 
cod, per corrector. — 21. iure] Cosi il cod. per ire. — 24. Faledro] Cosi il cod. per Faletro De Doni Venetiarum. 

' Cosl il Trevisan (c. 35 A), Enrico Dandolo, "digamdo: siziate mo' ttjr che tu non de a possudo sa- 

(c. 20 B), la cronaca "Marc. It. VII, 2034 „ a c. " ziar iiiuy quando ttu ieri vivo „. 
130 B, il MoROSiNi (p. i) e Giorgio Dolfin, (c, 59 B). ■* Cf. Danuolo, 255 D-E, che da: " quarto idus 

* Cf. "Chron. Iu8t.„ a c. Jo B. " septembris „, donde Pietro Dolfin, p. 243. 

' L'annotatore del sec. XVI della cronaca "Marc. ^ II Sansovino {op. cit., 555), lo Schrade {op.cit,, 

It. VII, 788 „ a c. 21 B, attesta: " nola che subito fu 313) il Palazzi {op, cit., p. 65) e lo Zanotto {op. cit., 

" sepulto questo doxe soto el portegal de San Marco, el IV, 80) danno 1' iscrizioiie nella seguente forma : 
" puovolo andava W e gitavali el pan supra la sepultura «^^^^ g^ occultum corpus mihi sancti Marci „ 

"digando: s^tiate mo' ti che quando tu eri vivo tu 

" non ne podesti satiar nul „. Ma la notizia del Sanudo e tale pure sl legge nella sala del Maggior Consigllo. 
deriva dalla cronaca "Marc. It. VII, 2034„laquale ^ L'epltafio che e stato pubblicato dal Palazzi, op. 

a c. 130 B da: " e da puo' sepelido el popullo andava a la cit., 66, dallo Schraue {op. cii,, 295) dal Corner, Ec- 

" ssoa sepoltuca e gytavaly el pan suxo per la sepoltura clcsiae Venetae, X, 127, dallo Zanoito, op. cit., IV, 81, ma 



LE VITE DEI DOGI (vital michiel i) 



161 



1096. Vidal Michiel doxe fo electo'. il qual intrado nel dogado hessendo sta prin- An. logt 
cipiata la cruciata per aquistar la Terra-sancta per uno Piero heremita, qual mosse assa' 
signori oltramontani a venir a ditta impresa ^ et il doxe termino etiam lui esser a questa 
santa et laudabelissima impresa. et fo fato una grandissima armada per Venitiani, et mando An. jogb 

IS Badoer De Spinal et Falier Stornato in Dalmatia per aver zente^, et poi congregado il po- 
pulo in la capella di san Marco, feno capetanii di la dita armata domino Henrico Conta- 
rini, episcopo di Castello, et Zuam Michiel, fiol dil doxe *. la qual armada fo di velle 207, 
zo^ galie 80, nave 72, tarete 55^; la qual partl^ e naveg6 per la Dalmatia versso Rodi, /i». /ow 
dove II stete la invernata ' aspectando li altri. et poi dita armada, zo^ velle 42 ^ partl ^* ^af^o"fao 

10 da Rodi e vene a le Smirne ' ne la Turchia a I' incontro di Syo, e smontono e andono 
a una citk dove il prefato episcopo capetanio di Tarmada dimand5 a quatro caloieri ^" dil 
corpo di san Nicolo, che si trovava scripto esser sta sepulto in quella citk, i qualli rispo- 



I. 1096. Vldal-doxe] Parole e numero scritit dal Sanudo con inchiostro rosso. — 11. una] Cod. uno. 



sempre con inejattezze, fe dato anche dal "Chron. Iu8t.„ 
(c. 50 B) e dalPiscrizione stessa nella seguente forma: 

'Epitafium sepulture domini Vitalis Fa- 
" iedro ducis „ 

" Moribus insignis, titulis celeberrime dignis, 
" cultor honestatis, dux omnimode probltatis, 
S " in comune bonus, bona semper ad omnia pronus, 
" publica conservans, meliora bonis coacervang, 
" dum veterum gesta renovans plus reddis honesta, 
' cunctaque iocunde faciens, dans semper habunde 
" ut fieret plenus qulcumque veniret egenus, 

10 " plus quoque ionginquos refovens quam cwne propinquos. 
" vita fuit cuius patrie tremor hostibus huius, 
" reddens tranquHlos hos lingua, virlbus illos; 
" cuius erat scire populi pro pace subire 
" in quocumque fores expendia sive labores 

15 " decretis legum mentes suspendere regum 
" ut fieres horum rex et corrector eorum; 
" fama super cedros cuius dedit ire Faledros. 
" Cristi natalis peragls dum festa, Vitalis 
" duceris ad funus, factus dolor omnibus unus. 

30 " Obiit Vitalis Faledro De Doni Venetiarum 
" dux anno millesimo XCVI indictione IIII „. 

La copia del "Chron. lust., supplisce alle parti gua- 
sti dell'iscrizione che tuttora sta nell'atrio della chiesa 
di San Marco. Nella Raccolta di fac-simili relativi al- 
Vaugusta ducale basilica di San Marco in Venezia, pub- 
blicata dall'Ongania, ne e dato 11 fac-simile al numero 4 
della tavola 11; l'iscrizione da un bel saggio di scrittura 
mista di caratteri romani e neogotici; cf. in proposito 
Predelli, Delle forme della scrittura nei marmi e nei mo- 
saici della Basilica di S. Marco nella citata pubblicazione 
dell'Ongania (pp. 443-448). 

' Cf. Dandolo, 256 A, donde P. DoLFiN, p. 243. 

* Cf. per questa prima parte del periodo Dando- 
LO, 255 A, donde Pietro Dolfin, p. 241. 

1-2 NaluraltHtnit questo titolo manca net t*$to delV iscritio- 
ne di San Marco. 

3 Cod. celeberime. 

4 cultor] Parota che netl' iscrixione i a mata pena ieggibite 
essendo ta pietra un po' guasta in quelta parte. 

1 1 patrie] Cod. patria et. 

12 Cod. tranquilos. 
14 Cod. sine. 

16 Cod. corector. 

20 Cod. Venetiale. ^ 



' Si ha un atto di promessa del comune dl Spa- 
lato al doge Vital Michiel I senza data, il quale si rife- 
risce a questa impresa ; e stato pubblicato da Tafel e 
Thomas (pf. cit., I, 63 e 64), poi dal Liumc (0/. cit., I, 
3-4) e per ultimo con piil esattezza dal Ra£ki (of. cit., 
178). Un frammento di un atto in data del maggio 1097, 
contenente una promessa del vescovo e del comune di 
Trau al medesimo doge, e stato pubblicato dal Liubic 
{op. cit., I, 4) e meglio dal RaCki (of. cit., 179). Ma 
probabilmente non si tratta di una promessa analoga a 
quella dell'atto precedente, nfe vi & ragione di attribuire, 
come hanno fatto gli editori, la data del secondo docu- 
mento anche al primo ; cf. in proposito Errera, / Cro- 
ciati veneziani in Terra-santa (dal Concilio di Clermont alla 
morte di Ordelafo Falier) nelV ArcAivio Veneto XXXVIII, 
pp. 248 e 249 e nota i di quest' ultima. Per questa 
parte del periodo cf. Dandolo, 256 A, donde Pietro 

DOLFIN, p. 243. 

■* Cf. per questa parte del periodo Dandolo, 256 
A-B, donde Pietro Dolfin, p. 243. 

5 Dandolo, (256 B) da: "ducentorum fere na- 
"vigiorum parato stolo„, e cosl ii "Chron. lust. „ 
a c. 5 1 A, e PiETRo Dolfin a p. 243 ; il Trbvisan (c. 
35 B) da: " CCVII navilii ben armadi „; la cronaca 
«Marc. It, VII, 2034» a c. 131 A: "e fo per nu- 
" mero navyly ttra grandi et pizoli cc „; GioRGio DoL- 
FiN (c. 59 B) : " et have sotto de lui navilii CCVII 
"tra grandi et pizoli,; ma non ho ancora ritrovato 
la fonte donde il Sanudo ha tratto le notizie nu- 
meriche sulle tre specie di navi che componevano la 
flotta. 

« Cf. MuRATORi, XXII, 480. 

' Cf. Dandolo 256 B, donde P. Dolfin, p. 243. 

* Non ho ancora ritrovata la cronaca onde il Sa- 
NUDO trasse la notizia di questo particolare suUe qua- 
rantadue vele. 

° Cioe a Mira sulla costa della Licia, nel luogo 
che ha nome Demke. 

'" Dandolo (256 D) da: quatuor tantum eccle- 
"sie custodes„, donde 11 " Chron. lust. „ a c. 
51 A e PiETRo Dolfin, a p. 244. Giorgio Dolfin 
(c. 60 A) ricorda che qucUa chiesa era " governada 
" per callogieri griegi „ 1 quali diedero ai Venezianl la 
reliquia. 



T: XXn, p. IV — II. 



162 MARIN SANUDO 



seno noa lo saper, tamen li mostrono una archa vechia dicendo haveano zk inteso che li 
dentro erano alcime reliquie e che parte erano sta tolte e quello restava erano contenti esso 
episcopo li tolesse. et cussl nostri tutti el di e la notte si m^sseno a romper ditto monimento, 
qual aperto trovono aqua et oglio e volendo seguir di romper niente trovava; per la qual 
cossa el vescovo fo molto turbato dicendo li calogeri lo inganava, et comenz6 a farli tor- 5 
mentar, e Ihoro * dicendo : " perchfe ne afligetti ? invero in questa o ne Taltar di san Zuanne 
jo inagfio iioo " si fe do corpi de sancti„; unde el vescovo inteso questo, fece romper ditto altar antiquis- 
simo, e trov6 tre cas6Ie de cipresso dentro di le qual erano tre corpi sancti vescovi con let- 
c, 59 A tere * che indicavano qualli santi f osseno 1 1 , zo^ san Theodoro martire, san Nicolo grando et 

san NicoI6 suo barba, tutti tre stati episcopi di ditta terra'; et cussi con gram devutione 10 
le ditte tre casse feno portar a nave. e nota che prima fo trovate do sole casse, et volendosse 
partir con quelle solle, fo pur alcuni inspirati da Dio che volseno veder dove erano dite 
casse e sentite grandissimo odor, siben le do casse erano sta cavate fuora, et si penso do- 
vesse esser ancora qualche altra degna reliquia li ascosa di san Nicolo, perchfe la soa yma- 
gine erra sopra lo altar dipenta; et tanto fu fato romper che etiam trovono la terza cassa, 15 
et li erano lettere antiche greche im priede durissime: 

"Hic quiescit magnus Nicolaus terramarique mirabilis„; 

unde el vescovo con grande alegreza subito scrisse di tanto aquisto al doxe. li qualli 
poi portadi a Veniexia quando ritorn6 la ditta armada, con gran devutione *, li do corpi 
di san NicoI6 grande et san Nicolo suo barba fonno posti in la chiexia di san NicoI6 di 20 
Lido in una archama rmorea che li fo fata. etiam fu posto il corpo etiam di santo Theo- 
doro, ma da poi f o translatado in la chiexia di san Salvador in la ditta sua cassa dove 1' h. 



17. quiescit] Dandolo (Cod. Marc. cit. c, iio B) requiescit; al contrario il cit. codice Torinese I, /V, 7, c. 7/ A, 

tUt quiesclt. - mirabilis] Dandolo (Cod. Marc. cit. c. iio B e cod, Tor. cit. c. 7/ A) aggiunge et gloriosus. Ma 
il testo delV iscrizione dato dalVanonimo autore della Transl atio h il seguente nella sua versione latina; * Hic 

requiescit magnus episcopus Nicolaus, terra marique miraculis gloriosus, Lm. variante xniTabiMs rispetto 
a miraculis dimostra la derivazione diretta del racconto del Dandolo da quello di Fra' Paolino. — 22. translatado] 

II secondo t fu scritto dal Sanudo con altro inchiostro come correzione sopra un' altra lettera che non si legge. 

' Dandolo (Cod. Marciano Zanetti Lat. 400 a c. e 257 A-D, il quale qui ha seguito quasi alla lettera la 

iio A) da: "unus tamdem custodum importabili testimonianza della Historia Satyrica di Fra' Paolino, 

" augustlatus tormento pro antistite mictit et illi ait:„ omettendone alcuni periodi; cf. colonne 970-973 deU'edi- 

e cosi PiETRO DoLFiN a p. 245. zione citata. Fra il testo del Dandolo e quello di Fra' 

' Le iscrizioni suUe due arche di marmo erano Paolino nelle edizioni curate ded Muratori si notano tut- 

due ed in greco ; la versione latina di esse e data dalla tavia nelle parti comuni molte differenze di concetto, ma 

nota Translatio composta da un monaco di San Niccol6 sono soltanto apparenti, perchfe nelle rispettive frasi non 

del Lido, vissuto nel principio del secolo undecimo (cf. vi e per solito variante ma piena concordanza tra il te- 

ed. cit., p, 391). Un' iscrizione pure in greco si leggeva sto dei due codici piii autorevoli della cronaca estesa 

in ciascuna delle tre casse sepolcrali. del Dandolo (Marciano, Zanetti, Lat. 400 a cc. 109 B e 

3 Dandolo (Cod. cit., c. iio A) da: " archa igi- iio A, e Nazionale di Torino I, IV, 7 a cc. 70 B e 71 

* tur antiqua rumpitur, altare prosternitur, et in altari A) e quello del cod. Vaticano 1960 (a cc. 226 B e 227 

'tres capselas et in archa duos pontifices cum suis A) della Historia Satyrica di Fra' Paolino. Pietro DoL- 

"epytaphiis separatim in capselis cipreslnis colocatos fin (pp. 244-247) ha tradotto la narrazione del Dandolo. 

" reperiunt quorum alter est Theodorus martir, alter Ni- H racconto del Sanudo deriva da quello del Dandolo ed 

" cholaus magni Nichoiai patruus, ambo magni meriti et in questa parte e indipendente da quello di Giorgio 

"ecclesie eiusdem antistites,,; e cos\ Pietro Dolfin a Dolfin (c. 60 B) il quale aggiunge: " et quelli santi 

p. 24S. S. Teodoro non fu martire e mor\ nel 538 ; s. " corpi fono alogadi a la chiexia di san Nichold de Lido 

Nicol6 I, visse verso ia fine del quinto secolo ; cf. la " dove i se atrova esser fino a questo di alogadi sotto con_ 

Ricueil des historiens des Croisades, V, 263. "fession de quella chiexia, et Tanno de Tiubileo MCCCL 

* Cf. per tutto questo racconto dell' invenzione e " i fono averti et monstrati per otto d\ a tutto il po. 

traslazione di queste tre reliquie Dandolo, 256 D-E " pulo ,. 



LE VITE DEI DOGI (vital michiel i) 



163 



al presente ' et si mostra a tutti il zorno di la sua f esta ^. e la inventiom di tal corpi a 
Veniexia h celebrada nel terzo di la calende di zugno, et la translatiom in Veniexia fu al 
nono ido di dezembrio, sicome in la cronicha Contarina ho trovk scripto '. et Tanno 
poi 1440 fo aperto Tarcha a San Nicolo di Lio dove vi and6 il doxe e visto per tutto il 
5 populo li ditti do corpi sanctissimi *. 



' Cf. Dandolo, 358 B. II Trkvisan (c. 35 B) da 
" et visitado che ave el ditto misier Henricho (cio^ il 
" vescovo Enrico Contarini) tutte quele parte de cristia- 
" nl, el ditto capit6 a le Smirre e de \\ segondo come 
" trovo in una cronicha, tolse el corpo de san Nicol6 
" vescovo, et in un'altra cronicha trovo ch'el lo tolse da 
"Patras; ma sia de che luogo se voglia, el ditto misier 
" Henrigo con la sua armada capit6 per fortuna a Bari, 
" e manchando a la ditta armada vituaria, dimando a 
" queli quelo li aveva de bisogno. intendando queli de 
" Bari che ne la dita armada li era el corpo de san 
" Nicol6, li deneg6 la panaticha de la qual ne aveva 
" grandlsimo bisogno, e per tal causa fono constreti a 
" doverli dar uno brazo del ditto san Nicolo, et avuto 
" da queli de Bari quelo li feva de mestier, la ditta ar- 
" mada ritorn6 a Veniesia e con s\ aduse el corpo ditto 
" de san Nicol6 e ne la badia de san Nicol6 de Lido fo 
" honorevelmente colochado corando anni«»,. JJnrico 
Dandolo (c. 3o B) da queste stesse notizie colla data 
" corrando anni MXCV„. La cronaca " Museo civico 
" cod. Correr. 1499 „ da (c. 12 A): "e dcspartandose de 
" la ello se n'and4 alle Smire e de la tolse li chorpi santis- 
" simi de san Nicholo vescovo e de san Nicholo so barba 
" e de sancto Theodoro; lo qual chapitanio vegnando 
" (cod, vegando) alle fin a Viniexia 11 dlcti corpi glo- 
" rioxi in lo monistiero de san Nichol6 de Lido de- 
" gnissimamente lo alog6 „. La cronaca " Marc. It. 
" VII, 2051 „ a c. 13 B dk: "e partido de la (cioc da 
" Caifa) ando con la dita armada a le Smire e de la tolsse 
" molti corpi santi che fo san Nicolo vescovo e san 
" Nicheto, fo meso nel monestier di san Salvator et san 
" Nicol6 nel monestier de Lio, et ancora el dito corpo 
" di san Todaro con grandissima devozione „. La crona- 
ca "Marc. It. VII, 788 „ a c. 21 A da: " et dispar- 
" tandosse de la el se ne and6 a le Smlre e de la tolsse 
" li corpi sanctissimi de san NicoI6 vescovo et de san Ni- 
" C0I6 suo barba et de san Theodoro ; el qual capetanio 
" vegnando a Veniexia salv6 li ditti corpi ne la iesia de 
" san Nicol6 de Hdo, et el corpo de san Theodoro fo 
" porta in la iesia de san Salvador. et questo fo in mille 
" nonanta sie „. L'annotatore del sec. XVI vi aggiunse 
hel margine: "nota quod die dominico 25 septem- 
"bris 1448 el corpo de san Theodoro fu tolto de la 
" iesia de san Marco et translatado in la iesia de San 
" Salvador „ e poi: " a d\ 21 septembrio 14S0 fu prexo 

* parte in Pregadi che el d\ de la festa de san Theodoro 
" sia festa solemne „. La cronaca "Marc. It. Zanetti, 
1 8 „ a c. 66 A da : " e despartandosse de la ello sen de 
" and6 alle Smire e de la toUsse U chorpi sautissimi de 
" sen NichoIIo vesschovvo e de sen Nichetto so barba 
" e de Saa Teodoro ; lo qual chapetanio vegniando a Ve- 
" niesia li diti chorpi glorioxi In lo monestier de Sen 
" Nicholl6 del Lido degnissimamentte ello aluga sallvvo 
" che el corpo de sen Teodoro si fo portado a la gliexia 

* de sen Salvador „ . La cronaca "Marc. It. VII, 
2034 » a c. 131 A da: " e da puo' ly sse desspartl et vene 



" a le Smyre e la ly tolse ly chorpy santissymy, zoe de 
" san Nychol6 veschovo e de san Teodaro et messely in 
" navylio. e da puo' el dito chapetanio andl ad invernar 
" a Rode et da puo' lo vene a Venyexia e ly diti chorpy 
" sancti zoe quelo de san NychoI6 lo mese a San Nichol6 

* de Lydo et quelo de san Teodaro a San Salvador „. 
H MoROsiNi (pp. 1-2) concordando in gran parte col Tre- 
visan da: " chorando any MCLXXXXV in Veniexia 
" Vydal Michiel per tuto el puovolo e citadiny in lo 
"dito tenpo al segio dogal fo esaltado e colifermado 
" doxie. e in lo so tenpo una grande armada in susydio 
" de le Tere-sante de Egito fo mandada, chapetanio de 
" quela fo el nobel homo miser Henrigo Contariny ve- 
" schovo de Veniexia, fiol de la bona memoria de miser 
" Domenego Chontariny doxie, in le contrade de leru- 
" salem, e prexe uno forte chastelo nomenado Saianqua 

* (sicf), el qual castelo fo donado da pu6 a quely d'Acre 
" per la franchixla e ruga che i Veniciany aveva in So- 
" ria, per la quale choxa da Balduin primo re altri prl- 
" vilegii e gracie hotene. e chusy il (cod. al) dito veschovo 
" vixitando le Tere-sante andc a Smire, et de la segundo 
" chomo io truovo per una cronicha, el tolse el corpo 
" de miser san Nichol6, e per una altra cronicha se dixe 
" ch' el fo tolto da Patras et de la Romania basa ; ho 
" (sic!) fo toltl da quely do luogi qual se volese, pur la 
" dita armada chapita a Bary che e in le tere de la Puia, 
" e constrety de vituaria la dita armada, misfer lo ve- 
" schovo cliapetanio de quela domanda ai omeny de Bary 
" quelo che a loro feva mestier. et costoro fer (sic .^) sen- 
" Uva che i di ty aveva el corpo de miser san NiohoI6, i 
" deneg6 panaticha et zi6 che ly iera de nezeso grandis- 
" simo ; honde i fo constrety a doverly dar uno dy brazi 
" de sam Nichol6. el corpo duse a Veniexia e in la biada 
" glexia de miser sam NichoI6 honoradamente fo chole- 
" gado chorando any del nostro Signor MLXXXXVI „. 
Donato Contarini (c. 69 B) da lo stesso racconto della 
cronaca " Marc. It. VII, 7 8 8 ,„ solo che discorda nel- 
la collocazione delle reliquie: " lo qual capetanio vegnian- 
" do finalmente con li ditti corpi glorioxi in lo mone- 
" stier de san Nicol6 de Hdo dignisimamente elo aloga „. 

2 Cf. p. 80, rr. lo-ii. 

^ Nulla di ci6 da l'esemplare Marciano della cronaca 
del Contarini (a c. 69 B); invece le notizie sono date 
dalla cronaca estesa del Dandolo (258 B), donde sono 
passate in quella di Pietro Dolfin, p. 249; ma il Dan- 
DOLO da: " VIJI idus decembris „. II Dandolo ha se- 
guito anchc nella indicazione dei due anniversari la te- 
stimonianza della Historia satyrica di Fra' Paolino (cf. 
eil. cit., col. 973). La cronaca che per la prima ha atte- 
stato la provenienza delle reliquie da Patrasso, e quella 
dl Martin da Canalb (ed. cit., 296). 

* Cf. i passl di Giorgio Dolfin e deirannotatore 
dellacronaca "Marc. It. VII, 788,, che ha riferito nelle 
note 3 a p. 162 e i di questa. Veraraente l'apertura del- 
I'arca, che fu la terza, avvenne nell'agosto 1399; il Corner 
(Ecclesiae Veneiae, IX, 74) ne ha pubblicato il ricordo da 



164 



MARIN SANUDO 



c. 59 B 



Giugno iioo 



Ma in questo mezo per causa di ditti corpi santi che Pisani quali erano con la sua ar- 
mata nel stuolo, li voleano tuor Ihoro, vene gram discordia tra Ihoro et Venitiani ', per il 
che Pisani tolseno la sua bandiera e si sottomesseno a 1' imperador, et pareva volesseno venir 
con 50 galle et con le insegne di Alexio preditto, imperador di Constantinopoli, a danno 
di Venitiani. et il doxe mando ambasadori per aquietarli et mando ^ XX nave ben armade 5 
contra la dita armata di Pisani ' ; altri scrive f onno 32 *. et Pisani mand6no a dir non voleano 
paxe, ma che i vegneriano con la sua armada fino sul porto di Veniexia' a vendicharsse 
di la offesa che li era sta fata^. hor la nostra armada li fo contra, et una note trovatossi 
insieme a le Schiuxe ' per aver Venitiani la insegna di la croce santa di la cruciata, fonno a 
le man e li rupeno, ch& solum XX galle fuzite, presi di ditta armada da numero 4000 || , tra 10 
li qual XXX homeni da conto ; questi con alcuni altri fonno mandati presoni a Veniexia, e li 
altri lassati andar; si dice fo gran cede; e da poi il doxe a pregierie di Tarzivescovo di 
Milam fece pace con Pixani e lassa li presoni, excepto quelli che fonno tenuti per obstasi '. 

Da poi auto li corpi santi, come ho scripto di sopra *, I' armada di la cniciata navigoe 
versso Terra di promissiom per recuperar Hierusalem di man de Mori, dove h il sepurchio 15 
di Cristo con altri misterii di la Passione, et zonta a lope'", vulgarmente ditto**", smon- 
tono con lo exercito in terra'*. et vi era Gotifredo di Baiom e altri signori francesi et pia- 



un testo conservato neU'archivio di quel monastero. Una 
parte del Senato (pure pubblicata dal Corner, loc. cit., 
79) in data i settembre 1399 ne vieto nuove aperture, 
ma I'arca ne fu aperta un'altra volta il 13 maggio 1449 
(cf. CoRNBR, loc. cit.y pp. 76 e 77). 

' La cronaca del Dandolo (256 C-D), donde il 
"Chron. lust.,, (c. 51 A) e Pietro Dolfin (p. 244), 
pone il contrasto con Pisa come anteriore alla venuta 
della iiotta veneziana a Rodi seguendo la testimonian- 
za della Historia satyrica di Fra' Paolino (cf. ed. cit. 
col. 971); il Trevisan Invece (c. 35 B) lo pone come po- 
steriore e anzi lo raotiva dicendo che i Pisani volevano 
" vendicarse de le ofese che 1 avevano avuto a le Smire, 
" che longo sarla a scriver il tutto „ ; parimente la cro- 
naca " Marc. It. VII, 2034 „ a c. 131 A da: " in 
" el tenpo de questo doxie ly Pixiany tolse le bamdiere 
" de lo imperador et sotomesersy. e questo elll fexe per 
" despeto de Venyzlany et per vemdegarsse de le ofexe 
" che lor i aveva fato quando i fo a le Smyre, ch' io me 
' paso de scriver perche le sar\a tropo lomge chosse „ , 
donde deriva 11 passo simile della cronaca di Giorgiq 
DoLFiN (c. 60 B). L'occasione del conflitto tra Pisani 
e Veneziani non fu per le reliquie del tresanti; cf. Er- 
rera, 0/. cit., 252. 

« Cf. Muratori, XXII, 481. 

' Cf . per questa parte del periodo e per il periodo 
precedente Dandolo, 256 C, donde Pietro Dolfin, p. 
244; anche il Trevisan (c. 35 A) attesta che le navi fu- 
rono venti; il " Chron. lus t. „ (c. 51 A) dice che fu- 
rono trenta, ma l'errore forse deriva da un errore di scrit- 
tura, ciofe di * XXX „ per " XX „. 

* Le cronache "Marc. It, VII, 2034,, a c. 
131 A e di Giorgio Dolfin (c. 60 B) attestano che furono 
ventidue navi; la testlmonianza del Sanudo puo deri- 
vare da quella della prima di queste due cronache per 
un errore di lettura. 

* Cf. per questa prima parte del periodo Dando- 
LO 256 C, donde Pietro Dolfin, p. 244. L'intero rac- 
conto del Dandolo (256 C, D) di questo dissidio tra 
Pisa e Venezia deriva quasi alla lettera dalla Historia 
satyrica di Fra' Paolino (ed. cit., 571); le poche diffe- 



renze di concetto sono in generale apparenti, perchfe de- 
rivano quasi tutte dalI'edizione poco accurata delle due 
opere ; cf. la nota 3 a p. 162. La frase " sul porto di Ve- 
niexia „ significa il porto di Rodi ove svernava la flotta 
Veneziana. 

^ Cf. la nota i dl questa pagina. 

' Non ho ancora ritrovato la cronaca donde il Sa- 
nudo ha tratto questo particolare. II Trevisan (c. 35 B) 
da : " u n d e (dopo la risposta dei Pisani) el ditto doxe 
" intendendo questo da sier Andrea Michlel suo ambasador 
" fese capitanio de nave XX ben armade sier Domenico 
" DandoIIo el qual si parti de Veniesia e ne le aque de 
" P u g i a trov6 la ditta armada e fra 1' una parte e Taltra 
" fo crudel bataglia, ma alla fine Venitiani ave vitoria e 
" prese la piu parte di esse galk con CCCC Pisani tra li 
" quali ne giera IIII de li prirai de la terra, e ritorno la 
" ditta armada a Veniesia con li presoni, ma poi a le pre- 
" giere del pontificho Urbano secondo fu fatta la pase la- 
" sando li presoni salvo XXX de li maz(5r quali restorno 
" per ostasi a cio che li oservaseno la pase et le cose 
" promese „. 

' La cronaca "Marc. It. VII, 2034^ a c. 131 
A, da il seguente passo donde il Sanudo ha tratto alcune 
di queste notizie : " e abudo li Venizianj symel resposta, 
" de subito li arma XXII nave ben fornide de tute chosse, 
" et anda e chata l'armada di Pixani et fono a le man 
" chon essj per tal modo che chomo pjaxete a Dio i 
" Venjziany ave vitoria et prexe la mazdr parte de quela 
" armada, e ave lUI bony prixoni et menaly a Veniexia ; 
" ma da puo' a pregiere de lo arzlveschovo de Milan li 
" lassa queli prixony et fo fato la paxe. ma li Venjziany 
" retene XXX delly mior et pliuy nobeli per soy ho- 
" staxi ,. Queste notizie passarono poi nella cronaca di 
GioRGio DoLFiN (c. 6o B). Circa il valore storico del- 
l'intero racconto del Sanudo sul dissenso tra Venezia e 
Pisa cf. Errera, of. cit., 254-256. 

9 Cf. pp. 161-163. 

" Giaffa. 

" P. DoLFiN, p. 248: "nel porto de lope ditto Zaf- 
"fo,; "Zaffb,, e appunto la parola omessa dal Sanudo. 

" Cf. per Tintero periodo Dandolo, 258 A, donde 



LE VITE DEI DOGI (vital michiel i) 



165 



montesi '. et andbno versso Hierusalem, e visitato il sancto sepulcro * e fato ditto Gotifredo 

per Cristiani re di Hierusalem ' fenno conseglio di andar a expugnar uno castello fortissimo 

de Mori chiamato Acharon*, et non con pocha faticha quello preseno'. poi partlno e and6no diigo/to^opr^- 

a una citk chiamata Chayffa, in altra lingua Porthiria^, situada sopra el lito dil mar, e quella "fo° 

5 combatuta obtene ', dove combatendo fu morto ditto re Gotifredo et fu subito electo re 
Balduino *. et fo trovato in le ditte terre aquistade di molte reliquie ; in Antiochia fo trovk 
la lanza di Longin che dete a Cristo nostro signor ^, et in Hierusalem dil legno di la 
Croce'", et Gotifredo volse esser incoronado re di corona di paglia per humilit^ ". Acre 
fu da la nostra armata preso '*. et auto molte reliquie, havendo da re Balduino il doxe di Ve- 

10 niexia auto assa' privilegii in ditte terre di promissiom, come apar per li privilegii, la ditta 
nostra armada con vitoria a Veniexia ritornoe ^'. 

In questo tempo a Veniexia su Lio fu fato edifichar una torre, la qual fu fato custodir 
acci6 il porto fusse piu securo ^*. 

IIOL questo doxe fece edifichar su lio di Malamocho la chiexia et monasterio di san 

15 Cypriam in uno locho chiamato Vigna'^, dove volse vi stesse monaci subiecti a Tabate di San 



6 dicemhre iioo 



Marxo logS 



4. Porthiria] Dandolo (258 A) Porphyrias e coA il " Chron. lusi. „ a c. ^i B, il Trevisan (c. 31 B); Pietro Dolfin 
(i>. 248) da Porphiria. — 7-8. dil legno di la Croce] Cosi il cod.; ma il Dandolo (cf. nota 10 di questa fagina) dh: 
magna portio ligni Crucis. 



PiETRO DoLFiN, p. 248; il Dandolo trasse la notizia dalla 
Historia satyrica dl Fra' Paolino (ed. cit., 972). 

' Non ancora mi e nota la fonte onde il Sanudo 
ha tratto questo partlcolare sui signori Piemontesi. 

* Cf. Dandolo, 25S A, donde Pibtro Dolfin, p. 
248; il Dandolo trasse la notizia dalla Historia satyrica 
di Fra' Paolino (ed. cit., 972). 

' Cf. Dandolo, 257 E, donde Pietro Dolfin, p. 
247. II Trevisan (c. 3S B) dice che i cavalieri della 
prima crociata partirono da Venezia colla flotta di que- 
sta citt^ alla volta della Terra-santa! 

* Acri; cf. Alberto D'AquisGRANA, Historia Hie- 
rosolymitana, nella cit. Ricueil des Hist. des Crois. Hist. 
Occ, IV, p. 4S9 F. 

° Cf. Dandolo, 258 A, donde Pietro Dolfin, 
p, 348 ; il Dandolo trasse la notizia dalla Historia saty- 
rica di Fra' Paolino {ed. cii., 972), il quale interpreto 
male il racconto deII'anonimo autore della cit. Translaiio 
(ed. cii., 275); per Acri vi fu un preparativo di assedio 
e non piCi, innanzi alla impresa di Caifa ; la notizia della 
morte di Goffredo fu la causa per cui i preparativi non 
ebbero che tutfal pifi un principio di esecuzione; cf. 
Errera, 0/. cit., 261, 262. 

^ Caifa, citta di poca importanza, ma in buona 
posizione strategica; sorgeva nel piano fra il Carmelo 
ed il mare; cf. la cit. Translatio, p. 27;. 

' Cf. per questa prima parte del periodo Dandolo, 
258* A-B, donde Pietro Dolfin, p. 24S. Quanto ai par- 
tlcolari deIl'assedio di Caifa cf. Errera, op. cii., 262-264. 

' Cf. Dandolo, 258 B e D, ma il Sanudo ha frain- 
teso questi due passi del Dandolo ponendo la morte di 
Goffredo nella espugnazione di Calfa, mentre il Dandolo 
(donde Pietro Dolfin, p. 248) attesta semplicemente che 
Goffredo era gi4 morto quando i Venezlani dopo la presa 
di quella citt^ ottenuto un privilegio di immunlta ritor- 
narono in patria. 

' Cf. per queste due {)roposizioni Dandolo, 255 
D, donde Pietro Dolfin, p. 242. 



"> Cf. per questa notizia DandolOi 257 E, donde 

PlETRO DOLFIN, p. 247. 

" Cf. Dandolo, 257 E, (donde Pietro Dolfin, pp. 
247 e 248) e Trevisan c. 35 A ; ma questi cronisti non 
danno notizia precisa circa la materia della corona. 

'* Non ho ancora ritrovato la cronaca dalla quale 
il Sanudo ha tratto questa notizia, per la quale si ha un 
duplicato erroneo dell^assedio e della pretesa espugna- 
zione di Acri : questa cittk non fu tolta ai Saraceni che 
il 26 maggio 1104; cf. Errera, op. cit., 262. 

" Cf. per l'intero periodo Dandolo, 258 B (donde 
P. Dolfin, a p. 248) e meglio il Trevisan (c. 35 A) che 
esplicitamente ricorda privilegl largiti a Venezia da Bal- 
dovino. Questi sono stati ricordati anche dalla cronaca 
"Museo Civico, cod. Correr 1499^ (c. 13 A), da 
Enrico Dandolo (c. 20 B) e dalle cronache " Marc. It. 
VII, 2051 „ a c. 13 B, " Marc. It. VII, 788 , a c. 21 
A, «Mar. It. Zanetti, i8„ ac. 66 A, «Marc. It. VII, 
" 2034 „ a c. 131 A (ove il re e denominato ; " Gatardi re 
" de lerusalem „), e di G. Dolfin (c. 59 B). II documento 
del privilegio non si conserva ; raa l'autore della cit. Tran- 
slatio (ed. cit., p. 272) ne da un sunto ed anche attesta (p. 
274) che il patto venne ratificato mentre Gofiredo viveva; 
erra quindi il Sanudo quando afferma suUa fede della cro- 
naca " Marc. Lat. X, 137 „ (c. 23 B) che questo privi- 
legio fu largito dal re Baldovino. L' errore deriva da una 
falsa interpretazione del passo del Dandolo (258 B; cod. 
Marc. cit., c. 14 A; cod. Torinese cit., c. 71 A) : " postea 
" immunitatum optento privilegio iara raortuo Gotifredo 
" Venecias redeunt, „ e dall'errore del Dandolo (loc. cit.) 
che fa durare la spedizione dei Veneziani tre anni, po- 
nendone il ritorno " tercio anno ab incepto itinere „. 

'■• Cf. per 1' intero periodo Dandolo, 258 B, donde 
Pietro Dolfin, p. 248. II decreto non si conserva. H 
Dandolo trasse la notizia dalla Historia satyrica di Fra' 
Paolino (ed. cit., col. 973). 

'» Ciofe " Vinea contra „; cf. I'atto dl donazione in 
data del marzo 1098 edito dal Gloria, 0/. cit., pp. 349-3S1. 



166 



MARIN SANUDO 



c. 60 A 



A». noi 



Beneto de Pado-ve tulo *, et datoli alcune possessiom per il viver di monaci*; ma da 
poi poco dito monasterio da l'impeto dil mar fo ruinato et fo translatado dita chiesia et 
monasterio in Muram' dove 1'^ al presente, sicome scriver6 di sotto al loco suo \ 

In questo tempo Zenoesi stati con Tarmada sua in la cruciata a Taquisto di Terra-santa 
kveno il cadim di smaraldo dove Christo manz6 con li soi discipoli, chiamato da Zenoesi 5 
Sagradal overo la scudella^;il qual portato a Zenoa con gram reverentia 1 1 fu posto ne la 
chiesia di san Lorenzo e lo mostrano con gram cerimonie. et dil 1495 hessendo io a Zenoa 
lo vidi et mi segnai; h una bellissima cosa, si smaraldo k. 

Ne Tultimo anno dil suo ducado * Mathilde comitissa, la qual edific6 il monasterio di 
san Beneto in Mantoana, dito de Padiluro ' et havia gram poter in Italia et danari, — qtte- 10 
sta f o moglie di Sigifredo conte *, — con lo aiuto di Venitiani et de Ravenesi ^ con molti navilii 
and6 per Po a Ferara et quella a la fin obtene " et concesse al doxe di Veniexia et comum 
molti privilegii de inmunitk et exemptione in la dita citk di Ferara". 

Havendo dogado questo doxe anni 5, mexi 4 ^^, come ho trovato scripto in una croni- 
cha^^ fo amazato da uno Marco Caxollo, el qual subito preso, fo impichato per la goUa; et 15 
il doxe fu sepulto sotto il portego di la chiexia di san Marco " la apresso porta dove h. uno 
epitaphio marmoreo '^ et questo h il breve : 



2. poco] Parola aggiunta dal Sanudo nello spazio interlineare, — 17. et-breve] Parole forse aggiunie poi 
ma dal Sanudo stesso. 



1 n monastero di s. Benedetto di Po-vecchio ge- 
neralmente noto sotto il nome di S. Benedetto di Poli- 
rone o Padolirone presso Mantova; cf. Gloria, 0/. cit., 
?• 339- Un documento autografo del 7 gennaio 1108 edi- 
to dal Gloria (Codice diplomatico padovano dalV anno rioi 
alla pace di Costanza, I, 29) ne descrive la posizione colla 
frase : " iuxta Padum veclum in insula Lairone „. 

* Cf. l'atto cit. del marzo 1098 (p. 165, n. 15): * unum 
* fundamentum quod vocatur Valerium ad sal elevandum 
" et unam piscariam que vocatur Cornium „. 

' Cf. per l'intero periodo Dandolo, 258 D-E, 
donde Pietro Dolkin, pp. 249 e 250. 

* Cf. p. 171, rr. 1-44. 

5 L'annotatore solito della cronaca "Marc. It. 
VII, 788 „ a c. 21 A da: " Zenovexi have el cadin che 
" misier Yesu Cristo manzava cum i apostoli e se chia- 
" ma San Gradal „ . La cronaca "Marc. It., VII, 
" 2034 „ a c. 131 B da in rosso: " in questo tenpo ly Ze- 
" novexy ave quelo belo smeraldo che se chiama San 
" Gradale „; nel margine un annotatore che dalla scrittura 
sembra del sec. XVI, aggiunse: " in la cronica di fra' la- 
" como a c. 116 h scrita questa historia che doveria es- 
" ser qui anotada de questo smeraldo „. La cronaca alla 
quale 1'annotatore accenna e il " Chronicon lanuense „ di 
Fra' Iacopo da voraginr (ciofe da varazze) edito dal 
MuRATORi {Rer. It. Script. IX) ; il passo si legge nella 
colonna 32 ed e il seguente: " huius episcopi (cioi " Ai- 
" raldus Guaracus „) tempore, scilicet anno Domini MCI, 
" vas smeraldinum quod vulgariter dicitur scutello 
"Sancti Laurentii, fuit lanuam deportatum „; segue 
per la narrazione del modo col quale venne acquistato 
dai Genovesi e la descrizione del catino la quale si esten- 
de a gran parte della colonna 33. La notizia del Sanudo 
deriva dalla clt. testimonianza della cronaca Marc. It. 
VII, 2034 e forse anche dal passo del Da Varazze. 

" Cioe di Vitale Michiel; cf. Dandolo, 259 A, 
donde Pietro Dolfin, p. 250. 



' Clofe di Polirone o Padolirone; ma U Dandolo, 
266 D, attesta che fu edificato dai progenitori di Matilde. 

' Non ho ancora ritrovato la cronaca donde il Sa- 
nudo ha tratto questa notizla. 

9 Cf. MURATORI, XXII, 482. 

'" Cf. Dandolo, 2S9 A-B, (donde Pietro Dolfin, 
p. 250) passo che il Trevisan (36 A) ha interpretato 
male avendo posto Ravenna non come citta alleata di 
Matilde, ma come nemica, e per6 ne attesta l'assedio e 
respugnazione. 

^' Non ho ancora ritrovato la cronaca onde il Sanu- 
do ha tratto questa notizia. II documento non si conserva. 

'* Cf. Dandolo, 2S9 B, donde Pietro Dolfin, pp. 
250 e 251. 

'^ Enrico Dandolo (c. 20 B) d4: " et lo ditto 
" doxe andando a San Zacharia suso el ponte de San Za- 
"charia da uno Marco Casiolo {cod. Cariolo) fo morto; 
" e preso costui fu sublto apicado per la gola in quelo 
" luogo „. E la cronaca " Marc. It. VII, 20."; i a c. 
13 B „: " e abiando durado el dito doxe nel dominio dogal 
" anni J, andagando a San Zacharia sul ponte el fo morto 
" per man de Marcho CaxuoUo, e da poi fo preso el dito 
" Marcho et fo impicato per la goUa „. Anche il MoRO- 
siNi (p. 2) fa menzione del fatto : " et lo dito mis^r Vi- 
" dal Michiel dito doxie per uno Chasiolo fo morto sul 
"ponte de Sam Zacharia; et prexo chostu' fo de prexen- 
" te inpichado per la gola in quelo luogo „. 

'^ Cf. per questa notizia della sepoltura del doge 
Dandolo, 2S9 B e meglio la cronaca " Marc. It. VII, 
2034„ (c. 131 B) che & la fonte di questo passo del 
Sanudo e d4: "et in la giexia de misier san Marcho, 
"zofe soto el portego, honorevelmente el ££0 sopely- 
" do „ dal qual passo deriva quello di Giorgio Dolfin, 
a c, 60 B. 

'^' n "Chron. Iust.„ (c. 52 A) da: "Epitha- 
"fium sepulture domlni Vitalis Michaelis, 
ma la parte del foglio nella quale doveva esserne tra- 



LE VITE DEI DOGI (vital michiel i) 



167 



"Pisanos terrens Sacre Telluris ut hostes, 
"prepositum Chaipham Egypti iure revulssi'. 

NOTA. 

" Anno 1 202. tempore Ordelaphi Faletro duci decretum fuit ut Veneti qui hucusque bar- 
5 * bam nutriverant de cetero inberbes efficiantur „ *. 



NOTA. 

1099. al tempo di papa Urbam per recuperar Hierusalem preso da Saracini fu fato il 
pasagio oltra il mar come ho scritto di sopra ^, et sopra Tarmada ando li sottoscritti signori : 

Gutifredo da Boion, duca de Lermo, capetanio, homo valente; 
10 Hugo, fratello dil re Philippo di Franza; 

Baldoino et Gotifredo fradelli; 

Anselmo de Novomonte * ; 

Ruberto conte di Fiandra; 

Stephano conte di Brois^: 
15 Reniero conte de San Zilio'; 

Baiamonte conte di Puia'. 



3. JJa nota fu aggiunla dal Sanudo filt tardi come si vede dalP inchiostro giallastro, e anche la seconda nota fu 
aggiunta dal Sanudo a distanza dalla prima con inchiostro nero ma meno limfido ; la seconda meth della c, 60 A, era 
rimasta bianca e la narrazione continuava a c. 60 B, Mancano le due note nelPedizione curata dal Muratori. — 9. Ler- 
mo] Cos\ il cod. 



Bcritto 11 testo fe bianca; solo un continuatore del se- 
colo XV vi riportd 11 prlmo verso dell' Iscrizione : * anno 
* mileno centeno denuo primo „. II Sansovino (0/. «V., 
pp. 94 e 93), lo ScHRADE, (pf, cit., 295, e lo Zanotto 
(pf. cit,, IV, 84) ne danno per Intero 11 testo e TOngania 
(op, cit., tavola II, numero 5) ne ha fatto pubblicare 11 fac- 
simile; ma 1' inscrizione fu composta In onore non del 
doge, bensl dl Felicia mogUe di lul e tuttora si legge 
nell'atrio della chlesa dl san Marco. 

' II Sansovino (0/. cit., 555), lo Schradk (0/. cit., 
313), 11 Palazzi (0/. cit., 67) e lo Zanotto (0/. c<V., IV, 
83) danno 11 seguente testo: 

" Plsanara classem Sacrae Telluris ut hostes 
" praepositum Caifam Aegypti lure repulsi, 

e tale pure si legge nella sala del Maggior Consiglio 
colla variante: "Chaifamn. A torto 11 Riant (0/. cit., 
254) e 1'Errera, (oj>. cit., 268) hanno creduto che questa 
fosse un iscrizione sepolcrale; 11 prlmo ha anche aggiun- 
to che essa sl legge nella chiesa dl san Marco! 

2 Non ho ancora rltrovato la cronaca alla quale 
l'intero passo dovrebbe appartenere nella forma nella 
quale I'ha dato II Sanudo; ma dalla frase " decjretum fuit „ 
alla iine esso si legge nella cronaca di Andrea Dandolo 
(247 C) e precisamente 'nella narrazione del ducato di 
Domenico Michiel alI'anno 1128 (Ilbro IX, capltolo XII, 
parte XXII). Questa nota nell'edizione curata dal Mu- 
ratori e stata arbitrarlamente posta nel testo della nar- 
razione dei fatti compiuti da Ordelafo Faller. 

3 Cf. pp. 161-165. 

* Cioh Anselmo di Rlbemont, conte d'Ostrevant 
« dl Valenciennes. 



' Ciofe Stefano conte di Blois. 

« Clofe Raimondo di Saint-Gilles, conte di Tolo- 
sa e marchese di Provenza. 

' L'elenco & diverso da quelii datl dal Dandolo, 
(c. 255 C) e dal Trevisan (c. 35 B). Questo elenco in- 
vece deriva dal seguente passo che si legge a c. 30 B 
della cit. cronaca "Marc. It. VII, 2034 „: " Questi 
" xe li signlorl che pas6 d'oltra el mare per andar ha (sic) 
" chomquistare le tere sancte de leruxjilen : 

" primo fo Butefredo de Bolgion ducha de Loreno 
[paroia che a primo aspetto si legge fer Lermo] ; " et cho- 
" stuy fo chapetanlo zeneral et fo valente homo; „ 

"Ugo fradelo del Re Felipo, re de Framza; 

« Baldoino et Gottjfredo fradelli del dlto Botifredo 
di Bolgione; 

" Anselmo chomte de Ribuiamonte ; 

" Rubertto chomte de Fiamdra ; 

" Stefano chomtte de Brols; 

" Rinyero chomtte de San Zilio; 

" Baiamomte chomte de Pulgia; 
* et assaysymy chomtl et baronl 11 pas6 per mare, ma 
" piuy per ttera per la via de Chomstantlnopoli chon 
" molto afano. et a le fin ly prexe la zltade de Antlozia 
" et pluy altre tere et chastele In Soria et in leruxalem 
" e tute le zltade et chastele de le tere sancte, et molte 
" bataie elli fexe chon Saraini; ma el dlto Gotrifredo 
" de Bolgion ave vitoria e fo fato re de leruxalem, e 
" per soa humylitade perch^ Cristo ave chorona de 
" spyne elo non volse aver in chavo chorona d'oro. e 
" questo fo ne 11 anni del nostro sygnyor mlslfer Yesu 
" Christo MCXX „. 

II passo fu accolto al sollto da Giorgio DoLFm 



168 



MARIN SANUDO 



AH.iioa c.toB II 1102, Ordelapho Falier doxe fu electo doxe '. era homo eloquentissimo, chiaro de 

inzegno, prudente ne li conseglii et strenuo in le arme, di etk zovene, ma vechio di seno *, 
perhochd di anni»* fu fato doxe'; havia moglie una nominata Mathilde di regia styrpe ^ 
questo fu honor di la republicha et agumento non pocho di la fama veneta^. 

1105. questo doxe fece portar da Constantinopoli la palla d'oro di lo altar grando di 
la chiexia di san Marco, adomata di zoie et perle, la qual poi fo renovata et fata piu bella 
e messovi piu zoie suso ", sicome diro piii avanti ', et si vede fino al presente, la qual si 
apre le feste principal. 

Ancora, questo doxe fu prothospatario de Tlmperio'. 

An. iios In questo tempo il doxe fo richiesto da Alexio imperador di Greci di soccorsso con- 

i dictmbriiios tra Lialmontc, fo fiol di re Ruberto di Cicilia; unde Venitiani li mand6 gran socorsso di ar- 

mata per modo che 'I ditto imperador fu libero da le sue insidie, e rimase in soa libert^. et 

inteso questo, Timperador di Romani si dolse molto de Venitiani per aver dato socorsso a 

Greci, unde fo mandati ambasadori, al prefato imperador a far soa scusa; et si aquietb et 



10 



2. II02 Ordelapho-doxe] Parole scriite dal Sanudo con inchiostro rosso. La forma genuina del nome i Ordelaf 
anagramma di Faledro la quale parola era nome di famiglia e anche di fersona al fari di moHi altri cognomi veneziani. 



nella sua cronaca e vi si legge a c. 33 B del codice cl- 
tato e nella forma seguente: 

" Questi sono li signori che pasono oltra el mar 

* per andar ad aquistar le terre sante de Hierusalem: 

" Butifredo de Boioz, ducha de Lermo; costui fo 

* capitanio et f u valente homo ; 

" Ugo fradello del re Philippo, re di Franza ; 
"Baldoino et Gottofredo fradelli; 

* Anselmo de Monomonte; 
"Ruberto conte de Fiandra, 
" Stephano conte de Brois ; 

* Reniero conte de San Zilio ; 

* Baiamonte conte de Puglia „. 

n resto del periodo e come nell'altra cronaca, meno lievi 
differenze. Anche questa nota manca nella edizione cu- 
rata dal Muratori. 

1 Cf. Dandolo, 259 B, donde Pietro Dolpin, p. 

' Dandolo (2S9 C) di: " senex moribus,, e 
PiETRo Dolfin, p. 251: " vecchio di costumi „. 

' Cf. per questa prima parte del periodo Dandolo, 
259 C, donde Pietro Dolfin, p. 251. 

■• Nel cod. Marc. Lat. 400 Zanetti che come 
fe noto da il testo genuino della cronaca di Andrea 
Dandolo, a c. 1 1 1 B in una nota marginale che rappre- 
senta un' aggiunta dello scrittore stesso del codice, si 
legge : " hic habebat uxorem nomine Matildem, regiam 
" prolem, mulierem mire probitatis „, donde Pietro Dol- 
FIN (p. 251) : " have per moglie Matilde de regia prole, 
" donna de mirabil probita „. II cit. codice Marciano 
della cronaca del Dandolo nel passo su Ordelafo Falier 
(259 C) " hic fuit-terminavit „ h molto diverso dall'edi- 
zione curata dal Muratori; al contrario questa concorda 
quasi interamente col testo deIl'altro codice pure auto- 
revolisslmo della stessa cronaca estesa del Dandolo (Na- 
zionale di Torino, I, IV, 7, cc. 71 A-B), ma anche que- 
sto da : " habens uxorem mire probitatis nomine Ma- 
"tildem regiam proIem„ alle quali parole segue 
come neII'edizione : * sceptrum obtinens, non solum rei 
" publice gessit decus, sed etiam pro eodem multipliciter 
" augendo dies suos gloriosissime terminavit „, passo 
" che manca nel cit. codice Marciano. 



^ Cf. Dandolo, 259 C, donde Pietro Dolfin, p. 
2S1 ; cf. anche per il passo del Dandolo la nota precedente. 

' Cf. Dandolo, 260 A-B, donde Pietro Dolpin, 
pp. 252 e 253, il quale da in pivi: " sopra la quale h Inta- 
"gliato di aniello (cioi: niello) a lettere antiche questi 
" versi „. Segue riscrizione della pala, ma con continui 
errori. II testo di questa & stato gia pubblicato dal San- 
soviNO (0/. cit., 100), dallo Schrade (0/. cit., 294), dal 
Corner, Ecclesiae Venetae, X, 137, dal Romanin (soIo 
in parte; oJ>. cit., II, p. 30, n. i) e recentemente dal Ve- 
ludo nella mouografia La fala d' oro in appendice al- 
Topera citata del Pasini, // tesoro di San Afarco in 
Venezia, Venezia, Ongania, 1887, p. 148. Nelle tavole 
aggiunte al volume (Venezia, Ongania, 1885, tavola XIX) 
ne e stato dato il fac-simile. L' iscrizione, composta con 
eleganti caratteri gotici, nel suo vero testo fe la seguente : 

[parte a sinistra del lettore] 

" anno milleno centeno iungito quinto, 
" tunc Ordelafus Faledrus in urbe ducabat, 
" hec nova facta fuit gemis ditissima pala, 
" que renovata fuit te Petre ducante Zlani, 
" et procurabat tunc Angelus acta Faledrus 
" anno mlUeno bis centenoque noveno „. 

[parte a destra del lettore] 

" post quadrageno quinto post mille trecentos 
" Dandulus Andreas preclarus honore ducabat 
" nobilibusque virls tunc procurantibus almam 
" ecclesiam Marci venerandam iure beati 
" de Lauredanis Marco Frescoque Quirino 
" tunc vetus hec pala gemis preciosa novatur „. 

' Non perd nel racconto dei fatti di questo doge. 

» "Chron. lust. ,; (c. 52 B): " hic dux ab im- 
"peratore Constantinopolitano prothosevastos titu- 
"lum slve dignitatem habere promeruit „ notizia 
confermata dai documenti; p. e. dalPatto del 10 aprile 
iiio della traslazione del vescovado di Malamocho a 

5 Cioe : Angelo Falitr tra allora procuratore di San Marco; 
cf. il catalogo anmsso at ** Chron. lustin. r, a c. igz B. 

l\ Anche nel catalogo annesso al " Chron. Jusf. „ a c. igj A 
Marco Loredan e Fresca ^uirini sono ricordati tra i procuratori 
di S. Marco. 



LE VITE DEI DOGI (ordelafo FALmR) 



169 



fece e confirm6 li privilegii con questo il doxe li mandasse ogni anno lire 50 di pdvere, overo « maggio un 
uno palio d'oro, come si feva alias'. 

In questo anno 1105 di zen^r * ussite fuogo di la caxa di Rigo Dandolo', over Zen *, '^.os^^vJl^^i 
a Santo Apostolo, et fo si grande che brus6 molte contrade et brusa tutta la dita contrada, 
e con furia di vento pass5 il Canal-grando, brus6 San Cassam, Santa Maria materDo- 
5 mini, Santa Agatha, Santo Agustim et San Stem zo6 Stefano confessor ^ perch6 le case 
erano quasi tutte di legno *. e da poi pasadi, chi scrive 40 di ' et chi 69 *, un'altra volta us- s apnu iio6 



3. dl zen&r] Parole aggiunte dal Sanudo nello spazio interlineare, - over Zen] ov fu scritto dal Sanudo con 
altro inchiostro piii chiaro come correzione su fondo abraso ; il resto della frase venne aggiunto nel margine dal Sa- 
nudo stesso. — 5- santa Agatha] Parole aggiunte dal Sanudo nel margine con altro inchiostro fiu chiaro, - zofe Ste- 
fano confesscSr] Parole aggiunte dal Sanudo nello sfazio interlineare^ ma confessc5r ^ scriito con inchiostro fiu chiaro e 
poco fu aggiunto poi. 



Chioggia (ed. Ugheixi, op. cit., V, 1344-1346). Ma a tor- 
to nel testo In volgare di questo documento cJie si legge 
nella cronaca "Marc. It. VII, 2034 „ a c. 133 A, il 
doge fe denominato " protospatario imperial „, don- 
de I'errore del Sanudo. 

' La cronaca "Museo Civico, cod. Correr 
i499„ (c. 13 A) ed Enrico Dandolo (c. 20 B) riferi- 
scono immedlatamente l'un fatto dopo l'altro, cioe l'aiuto 
dato ad Alessio ed il privilegio largito da Enrico IV, ma 
senza porre il nesso tra i due fatti indicato dal Sanudo; 
cos\ pure le cronache "Marc. It. VII, 2051, a c. 13 
B e "Marc. It. VII, 788, a c. 21 B, «Marc. It. 
Zanetti 18 „ a c. 66 B, ove ricorre pure 11 nome " Lial- 

* monte „. Ma la testimonianza del Sanudo qui concorda 
specialmente con quella della cronaca * Marc. It. VII, 
2034 , ove a c. 131 B, si legge: " questo doxie fo reque- 

* rido da Alexio imperador di Grexi de Romanja ch'elo 

* li deve dar sechorsso incomtra Lialmonte fio de re Ru- 

* berto Vyschardo; homde li Venyziani li mamda de 
" gramde oste in aida de lo dito imperador de Grezia e 
" per la dita chaxon questa eirmada delybera la libertade 
" de lo imperio de Romanla de le man del dito. homde 
" Hemrigo quarto imperador de Romany per malla infor- 
" mazion ch'elo ave de \y Venyzlany el chomvene ch'el 
" foxe mamdado a lo dito Hemrlgo imperador di Romany 
" anbasadori da Venyexia a far la soa schusa, et fo ly 
" infrascrity arabasadori, zoh (cod. zo) fo misier Vidal 
" Falier choxyn del dito doxie, misier Stefano Morexiny 
" chomsyer e chapelam del dito doxie e misier Horsso 
" Zustignian. questi ttre hotene prevylegio de gramde 
" degnytade dal ditto ipperador chom questa chomdyzion 

* ch'el ditto doxie et soy sozesori devese dar al dlto im- 
" perador et a li soy sozesori livre zimquanta de pevere 
" hogny ano, hover uno palio d'oro „. La notizia pass6 
pol nella cronaca di Giorgio Dolfin (cc. 60 B e 6i A), 
ove l'imperatore h nomlnato " Fedrigo quarto„!, come 
gl4 nella cronaca " Marc. It. VII, 788, ove piu tardi 
fu corretto in " Henrigo quarto „. Ma la fonte di questo 
passo della cronaca ' Marc. It. VII, 2034 „ ^ la cro- 
naca del Morosini (p. 3); pur troppo peraltro il passo 
ne h scorretto e mutilo: " et in so tempo chostu' fo re- 
" zevudo da miser l'inperador Alesio de Grecia a defen- 
" siom de la Romania chontra Bonamentre (sic) fiol del 
" re Ruberio Guyschardo che ly dete aida. honde lo 
" dito chon cosentimento {sic) del puovolo.... ,; manca 
il resto; II racconto nella cronaca viene ripreso al 1202 
per la perdita di molte carte del codice Viennese. II 



patto di Enrico V venne fatto a Verona il 22 maggio 
ilii; I'edizione critica plu recente h quella curata dal 
Weiland, o/. cit,, I, pp. 152-156; gli ambasciatori del 
doge furono " Vitalis Faletrus eius consobrinus et Ste- 

* phanus Morecenus dilectus eiusdem ducis capellanus et 
" cancellarius atque Urso lustinianus vir illustris „. La 
condizione alla quale il Sanudo acceuna, e espressa, ma 
in altro modo, nel capitolo 28 della convenzione: " pro- 
" misit cunctus ducatus Veneticorum nobis et successo- 
" ribus nostris pro huius pactionis federe annualiter omni 
" mense Martio persolvere libras centum suorum 
"denariorum quinquaginta et libras totidem 
"piperis et unuip pallium „. La convenzione fra 
Alessio e Venezia contra Boemondo non h a noi perve- 
nuta; ma ne fa menzione in via indiretta Andrea Dan- 
DOLO, 261 D, all'anno 1108. 

' II particolare del gennaio, anche coUa designazio- 
ne del giorno 28 ("exeunte mense ianuarii die quarto„) era 
stato dato per la prima volta dagli Annales breves (Mon. 
Germaniae Historica, Scriftores, XIV, p. 70, rr. 27-28). 

' Cos\ secondo la cronaca "Marc. It. VII, 
2034 » a c. 140 A. 

* Cosi secondo gli Annalcs breves {ed. cit., 70, r. 28), 
donde il Dandolo (260 B), donde Piktro Dolpin (p. 253). 

^ Cf. Annales breves (ed. cit., p. 70, rr. 27-30), Dan- 
DOLo, 260 Be "Chron. Iust.„ a c. 52 A e meglio 
" Marc . It . VII, 2034 „ ove a c. 140 A si legge: " del 
"MCV inss^ uno gramde fuogo de chaxa de mi- 
" %\hT Rigo Damdolo. in questo tempo ochaxualmente 
" lo inss^ fuogo de la chaxa de misier Rigo Dam- 
" dolo de Sancto Apostolo et fo s^ gramde che lo 
" amd^ per tuta la dyta chomtrada. e da puo' lo passa 
" oltra Chanal e amde a San Chaxan e a Sancta Maria 
"mater Dominy, a Sancta Agatta, a Sancto Agostin, 
" a Sancto Stefano chomfexor, e questo quaxio I'ol bruxa 
" ttutto „. La notizia poi e passata nella cronaca di GioR- 
Gio DoLPiN a c. 140 A. II Sanudo ha seguUo nel rac- 
conto di questo incendio la cronaca "Marc. It. VII, 
"2034, e in via subordinata il Dandolo dal quale ha 
tratto la notizia che la casa dove scoppi6 l'incendio fu 
quella dl Enrico Zeno, particolare che il Dandolo ap- 
prese dal luogo citato degli Annales breves, 

" Cf. Dandolo, 260 C, donde Pietro Dolfin, p. 254. 

' Cf. "Marc. It. VII, 2034 „ ^ c. 140 A, dove 

* XL „ fu corretto in * XLVIII „, forse dalla stessa mano, 
e la cronaca di Giorgio Dolfin a c. 61 A. 

* Cos\ il Dandolo, 260 A (dagli Annales breves, 



170 MARESr SANUDO 



site fuogo di la caxa di cha' Zanchani da Rimano e bnis6 24 chiesie: San Severo, San 
Lorenzo e il monasterio, San Pruovolo, San Zacaria e il monasterio, Santa Scolasticha, 
Santa Maria formoxa, San Zuliam, San Basso con parte di la capella ducal e dil palazo; 
poi and6 a San Zuminiam, tutavia brusando San Mois^, Santa Maria Zubenigo, San Morizio, 
Santo Anzolo, San Patriniam, San Vidal et San Samuel ; et pass6 il Canal-grando ditto fuogo 5 
e brus6 San Griguol, San Trovaxo, San Bernaba, San Baxeio, San Raphael e San Nicol6, 
e tutto ' quasi il sestier di Osso-duro ; f u cossa meravegliosa che mai si potesse reparar ; et 
cussi in molte croniche ho visto ^. 

In questi zorni la citk di Malamocho per il mar grande che vene si sumerse '. et fo in 

Veniexia un grandissimo terramoto che ruin6 assa' chiexie e caxe per dar piu aflictiom*, come 10 

dir6 di sotto^. 

An.iio() c. 51A II 1109. Badoer vicario di la chiexia di san Lio et Zuane prior di Santa Maria di la Ca- 

ritk et Piero Badoer fratelli " f eno edifichar per soa devutione in uno locho chiamato Luprio 

An. 1460 una chiexia sotto il nome di Santa Croxe ', in la qual al presente vi h sta azonto uno mo- 

nasterio di monache Observantissime sotto il nome di San Francesco di la Croxe che viveno 15 
di elemosina *. 

1 1 10. ne Toctavo anno dil dogado di questo doxe havendo compassiom di la chiexia epi- 
/0 apriu nio scopal di Malamocho e di la citk, dal mar sumersso, fu terminato di refarla piu in qua secura 
dal mar a supplichatiom di uno Dominico Gathariol ^, il qual fu fato sopra a fabrichar ditta 
chiexia, et il corpo di san Felixe et il capo di san Fortunato che erano a Malamocho, 20 
fonno portati a Chioza et posti ne la chiexia cathedral et il vescoado di Malamocho fo tran- 
sferido a Chioza *". 



1. da Rimano] Parole scritte dal Sanudo c. s. con inchiostro fiu ckiaro, - 24. chieBie] Parole scritte dal Sa- 
nudo c. s, — 2. e 11 monasterio] Parole scritte dal Sanudo su fondo abraso, come rorrezione. - san Zacharla e 11 mo- 

nasterio] Parole scritte dal Sanudo con altro inchiostro fiii chiaro nello sfazio interlineare. — 14. azonto] Cod. azoto, 
— 17. sumersso] Cosi il cod. ove ^ riferito a Malamocho. — 19. et 11 capo] Parole scritte dal Sanudo con altro in- 
chiostro piii cufo su fondo abraso, come correzione, — 2 1 . et] farola scritta dal Sanudo con inchiostro piu cufo su fondo 
abraso conie correzione. 

ed, cit., p. 70, rr. 30-31 che d^nno sessanta otto giorni, e ' Cf. Dandoi,o, 260 D, donde Pietro Dolfin, p. 254. 

pure 58 da PiETRO DoLFiN a p. 253); 11 "Chron. Iust.„ * Cf. Dandolo 260 D, donde Pibtro Dolfin, p. 

a c. 62 A ne da " LXX „. 254. II Trevisan (c. 36 B) ricorda che questo terre- 

' Cf. MuRATORi, XXII, 483. moto fece rovinare molte case e chiese. 

* Cf. Annales breves, ed. cit., p. 70, rr. 31-39, Dan- ^ Cf.rr. 17-22 di questapag. e rr. i-ii della seguente. 

DOLO, 260 C, e "Chron. Iust.„ a c. 62 A; ma 11 Sanudo * Dandolo (262 A) da: "loannes et Petrus Badoarlo 

concorda specialmente colla cronaca "Marc. It. VII, " fratres Dto et abbati Sancte Marie de Carita- 

2034„ ove a c. 140 Asilegge: " e da puo' vargarado an- "te.... concesserunt „ , donde Pietro Dolfin (p. 257): 

* cora XL {cod. correg-ge Xt.Nll\ sti XL) d\ lo inss^ uno " loanne et Pietro Baduario concessero a Dio et al- 
" altro fuogo de la chaxa da cha' Zianchany e bruxa "l'abbate di Santa Maria della Carit4„. 

" Sancto Loremzo, Sancto Sovero, Sancto Pruovolo, San- ' Cf. Dandolo, 262 A, donde P. Dolfin, p. 257. 

" cto Ziacheria, Sancta Maria formoxa, Sancto Basso, san- * Un documento del giugno 11 18 pubblicato dal 

" cto Zulian chom alguna parte de la chapela del doxe, Corner (Ecclesiae Venetae, IX, 324-325) attesta siuo 

"e San Zumynian e Sancto Moixe e Sancta Marla Zu- d'allora l'esistenza del monastero di s. Croce e la sua 

* banigo e San Moryzio, Sancto Anzolo, Sancto Patri- dipendenza da quello di s, Maria della Carita. II CoR- 
" nizm, Sancto Vidal, Sancto Samuel. e da puo' passa a ner (0/. cit., IX, 31S) scrive che nel 1460 furono costrulte 
" Sancto Griguol e a Sancta Agnexe, Sancto Ttrovaxio, dietro la chiesa alcune piccole case per le monache di 
" Sancto Bernaba, Sancto Baxeio, San Rafael, San Ni- S, Francesco della Croce che dovevano menare una vita 
" cholo e tuto Hosso-duro lo fuogo bruxa ingualmente „. eremitica e vivere di elemosine. 

La notizia pass6 poi nella cronaca di Giorgio Dolfin 9 Dandolo (262 B) da: " Garchariolo „, anche nei 

a cc, 6i A-B; Pietro Dolfin (pp. 253 e 254) al sollto due codici piu autorevoll citati. Piktro Dolfin (p. 257) 

sl attenne al Dandolo, H Sanudo in questo passo uso da: * Gratariolo ,, 

in via subordinata anche 11 luogo citato della cronaca 10 Cf, Dandolo, 262 B, donde Pietro Dolfin, pp. 

del Dandolo, perche tra le chiese incendiate ricorda an- 257 e 258. II decreto col quale Ordelafo Falier il 10 

che quella di s. Scolastlca omessa dalPanonimo; alla sua aprile noo autorizz6 la traslazione, e stato pubblicato 

volta peraltro dlmentica la chiesa di s, Agnese. dall' Ughblli, of. cit., V, 1 344-1346. 



LE VITE DEI DOGI (ordelafo falier) 171 



In questo tempo, Tanno sexto dil doxe, Tabate ^ era di San Cypriam che dal mar su lio 
di Malamocho fo ruinato col monasterio dove erano monici di San Beneto de Pado-ve- 
tulo, si transferite a far una altra chiexia et monasterio di san Cypriam a Muram* in uno sttumhrt nos 
fundo che li dete quelli da cha' Gradenigo '. 
5 1113. et dil 1113 la batessa di San Lion di Malamocho essendo sumersso il suo mona- ffogmo^/Jtnfto 

sterio obtene da Tabate di Santo Ylario il loco e monestier di san S^rvolo in Canal-Orfano, 
et 11 con alcune monache vene ad habitar con 11 voler dil doxe, vivendo in dicto monasterio 
religiosa et sanctissimamente *. 

Et nota ho visto in alcune croniche et Marco Antonio Sabelico scrive in la soa ,'o^Z'or/vln°Z 
10 historia che 11 Gradenigi edific5no la chiesia di san Zipriam a Muram ", et ho visto scripto: 

"Gradonici splendidum Cypriano templum Muriani condidere„^ 

Ancora, dil 1110 il corpo di san Stephano prothomartire fo portato a Veniexia daCon- is rnaggio mo 
stantinopoli, il qual altre fiate di Hierusalem fo translatado a Constantinopoli. il modo che 'I 
fo portk in questa terra fo cussl. ritrovandossi uno pre' Piero, prior di San Zorzi, piovam 

15 di una chiexia in Constantinopoli, intese che 'n una chiesia era dito corpo sancto, il qual ave 
muodo di averlo e lo '1 conduse a Veniexia e fu posto in la chiesia di san Zorzi mazor; 
sotto il nome dil qual alcuni citadini fenno 'n una scuola et da indi il ditto monasterio fo chiam^ 
San Zorzi et San Stephano; et il doxe ogni anno il dl di Nadal a vesporo et la matina a 
messa vi va con le cerimonie ducal a San Zorzi per esservi 1 1 il ditto corpo di san Stephano ', c. 6i b 

20 ma non si pol vederlo *; dicono h in 1' altar grando in una sepultura marmorea. et cussi si 
observa al presente che 'I doxe vi va; ma non si chiama piii San Zorzi e San Stefano, ma 
San Zorzi solo, dove h una bona abatia di monaci di san Beneto, molto richi al presente; 
et tal translatiom si celebra a Toctavo di la calenda di zugno '. 

In questo mezo vene discordia grande, bench6 sempre fusse rixa, tra Padoani et Veni- An. tuo 



3. Pado-Vetulo] Po finaU di Pado e il V iniaale di Vetulo furono scritti dal Sanudo con altro inchiostro piii 
cufo come correzione, su fondo abraso. — 14. prior] Parola scritta dal Sanudo su fondo abraso come correzionc. — 
15. 'n] Parola omessa dal Sanudo, 

' Dandolo (j62 C) dk: "prlor,, e cosl Pibtro ' Cf, Sabellico, op. cit,, p. 128. 

DoLFiN (p. 258), e a ragione; il documento del 7 gen- " Queste parole latine sono una parte del citato 

naio 1109 (1108 more veneto) edito dal Corner, Eccle- passo del Sabellico. 

siae Torcellanae, III, 191, prova che quel monastero era ' Cf. per l'intero passo dell'invenzione e della tra- 

retto da un priore e che questo si chiamava Domenico. slazione di questa reliquia Dandolo, 262 D-E e 263 A-B, 

' H decreto col quale Ordelafo Falier nel settem- donde Pietro Dolfin, p. 258-260; cf. anche p. 89, rr. 

bre 1108 autorizzd quella traslazione, h stato pubblicato 7-11 e nota 10. II racconto del Dandolo alla sua volta, 

dal CoRNER, Ecclesiac Torcellanae, III, 192. ad eccezione del passo ove ricorda il decreto del doge, 

2 Cf. Dandolo, 262 C, donde Pietro Dolfin, p. non e che un compendio della Translatio edita dal CoR- 

258. Giovanni Gradenigo patriarca di Grado autorizz6 ner, Ecclesiae Venetae, VIII, 96-119. II Corner pubbll- 

la' traslazione dl quel monastero con atto dei 23 settem- c6 questo testo da un codice conservato allora nel mo- 

bre 1108; Pietro Gradenigo di S. Salvatore con atto del nastero di s. Giorgio Maggiore di Venezia e derivato 

febbraio H09 (1108 more veneto) don6 a quei monaci un direttamente dall'autografo. Ho ritrovato questo codice 

suo fondo a Murano per la costruzione del chlostro ; i aU'Archivio di Stato di Venezia, ove si conserva in una 

due documenti sono stati pubblicati dal Corner, op. cit., delle buste delI'Archivio di San Giorgio Maggiore e pre- 

IH, 193-195. cisamente nel Processo n. 8, E un fascicolo in pergamena, 

■• Cf. Dandolo, 262 C, doude Piktro Dolfin, p. guasto in pivl luoghi per 1' umidita, talvolta appena leg- 

258. Molto confusa e la notizia data In proposito dal- gibile, con carte e pergamene interpolate; fu scritto nella 

l'annotatore della cronaca " Marc. It. 788 „ a c. 22 A seconda meta del secolo decimoquinto; ne sono apografi i 

che pone il fatto al 1 1 10. Nel febbrziio 11 10, 1 109 more due codici Vaticano-Regina, Lat. 532 e Marciano, Zanetti, 

veneto, Pietro abbate di S. Ilario dono al monastero dei Lat. 360 del secolo XVI. II testo del Corner non da con 

santi Basso e Leone confessore, di Malamocco, Tisola di precisione quello del manoscritto; ne far6 l'edizione nel 

s. Servolo ; il documento h stato pubblicato dal Corner, secondo volume delle Cronaclie Veneziane dntichisiime. 

Ecclesiae Venetae, V, 107; in esso l'isola h qualificata: ' Cf. p. 79, r. II e 12. 

" in capite aquarioli iuxta canalem Orphani „. * Cf. Dandolo 263 B, donde Piktro Dolfin, p. 260. 



172 



MARIN SANUDO 



tiani, et con aiuto di Trivisani et Ravenati Padoani scoraizbno sul Venitiam ' fino a Sancto 

Ylario facendo molti danni ^; contra di qualli el doxe im persona andoe con armata su per la 

4 ottohft iiio Brenta, et zonto a le Bebe ' con dita armada a di 4 octubrio f onno a le man con inimici, 

et quelli fonno roti et presi di Ihoro 507, alcuni morti et li altri tutti fuziteno via\ la causa 

di tal discordia fo per li confini. et non molto da poi Henrico quinto, imperador, venuto a 5 

Verona, Padoani and6no dal predito a lamentarsi de Venitiani ; et I' imperador volendo pacifar 

tal differentie, mandono a dir al doxe voleva aldir le raxom di le parte, et Venitiani li man- 

, dono cinque ambasadori, i qual fo questi: Vidal Falier zermam cuxlm dil doxe, Stefano 

Morexini, el capelam dil doxe, el suo canzelier*, et Orsso Zustignam; dove rimperador, al- 

a^maggiotiii dito le differentie et iura partium, concluse paxe tra Venitiani et Padoani, dechiarand' i 10 

Venitiani haveano raxom visto i Ihoro privilegii di confini, e volse di novo si metesseno li 



6. pacifar] Cosi il Cod. — 7. mand6no] Cosl il cod. fer mand6e — 10. Cod. dechiarandl 



' Cf. MURATORI, XXII, 484. 

* Questi fatti sono confermati in parte dal privi- 
legio larglto da Enrico V a Pietro abbate di S. Ilario 
il 27 dicembre 1 1 10 (ed. Gloria, Codice diplomatico pa- 
dovano daWanno iioi alla face di Costanza, I, p. 40-41). 
Da esso e provato che Gotpul vescovo dl Treviso aveva 
violato 1 diritti di possesso dell'abbate di S. Ilario nelle 
terre di Ceresara e Pladano. 

3 Erano le Bebe una comunita del dogado ed un 
forte costruito dai Veneziani per difender contro gli as- 
salti di Padova e di Adria i guadi e le foci dell'Adige 
e della Brenta. 

* Cf. Dandolo, 263 C, donde Pietro Dolfin, 
pp. 360 e 261; e "Chron. lust., che ac. 54 A pone 
tra i morti anche " cum suo bandararlo seu confalona- 
* rio Rolando Grasso ,. H Trevisan (c. 36 B) attesta 
che resercito di Padova venne fino alla torre delle Bebbe 
e che " uno zorno questo avene che li Padoani tutto el 
" di e la notte combateva la ditta tore et l'aqua del mar 
" chresete per s\ fatto muodo che tutto el luogo la dove 
"elli erano una notte si trov6 afondato; per la qual cosa 
" li Venitianl fono \\ con soi navilii e prese gran quan- 
" tita de loro e menoli presoni a Veniesia. alora li Pa- 
" doani tratorno pase con li Venitiani, la qual pase fu 
" fatta rendcndo li pregioni „, Questa notizia e anche 
data da Enrico Dandolo (c. 21 A-B), il quale peraltro 
ricorda due spedizioni dei Padovani e nella seconda la 
cattura di Orlando gonfaloniere e capitano del comune 
di Padova con cinquecento sette Padovani liberati poi 
per la mediazione di Enrico e Giovanni Michiel, nobili 
di Venezia, e dalla cronaca "Marc. It. VII, 3051 , 
a c. 14 A. La cronaca "Marc. It. VII, 2034 „ a c. 
140 B, pone il fatto al ventiquattro ottobre, e donde 
GioRGio DoLFiN a c. 61 B. H Trevisan (c. 36 B) do- 
po di aver narrato 1' invasione di Colomanno re di 
Ungheria nella Dalmazia riferisce : " li Padoani da recha- 
" vo per la sua sanguantia volendose vendichar de ci6 
" che fatto erra, vene con oste fino sul fiume de Brenta. 
" e questo inteso el ditto doxe orden6 molti navilU ben 
" armadi e queli mandadi fino dove erano metando pe 
" in tera al dispetto loro. et comenz6 la batagia la qual 
" dur6 molto, pur ne la fine forno da recavo rotti e preso 
" sier Rolando Graso capitanio e confalonier del comun 
«de Padoa, e con lui fo preso CCCCCVIII Padoani e 
* menadi in preson a Veniesia. per la qual cosa casti- 
" gadi li dittl mand6 a Veniesia a tratar pase, e trata- 



" dorl di ci6 fo doi fradeli zentilomeni de Veniesia II 
" qual sono qui sotto scriti, sier Erico, sier Zuane Fa- 
"lieri, ditti de Tomba; e fatta che fo la pase li restitui 
" li presoni „. Questa seconda notizia si trova anche 
nella cronaca "Marc. It. VII, 205 i„ a c. i^AcoUa 
data del 2 ottobre 1091 per la battaglia e col nome " Lu- 
" nardo Grasso „. e colla difierenza " e f o messi in prixon. 
" do fiolli da cha' Falier, li quali nomeva uno Zuane e 
" Taltro Rigo, and6 al doxe et domandoUi di grazia che 
" i dity Padoani fosse lasati di prixon digando U diti 
" Padoani voler eser senper servidori de la dita Signoria. 
" e questo li fo conzesso e lasadi de prixon, e torn6 in 
" la sua tera „. Un antico ricordo di questa spedizione 
si ha in una scrittura anonima del sec. XIV aggiunta 
ai documenti del libro primo dei Pacta a c. 166 B 
(Archivio di Stato di Venezia); h stata pubblicata dal 
Gloria (0/. cit., I, p. 327) ed h la seguente: * Anno 
" Domini MCX, mense octubris, indictione XI (da cor- 
" reggere in III), quarta feria, die egiuptiaco (cioh nefa- 
" sto), ducante Ordelafo Faletro glorioso duce Venecie, 
" capti fuerunt multi Paduani ab exercitum (sic) Venecie 
" iuxta fluvium Brente, silicet ominibus (sic! fer homi- 
" nes) DVII „. II Dandolo trasse la materia del suo rac- 
conto in parte forse da questo passo, in parte dagli An- 
nales breves (ed. cii., p. 7O) rr. 40-41). 

5 Cf. Dandolo (263 C) da: " Stephanum Mauro- 
" ceno eius capeUanum et canceUarium „ (donde Piktro 
DoLFiN a p. 26i);il"Chron. Iu8t.„ ac. 54 A: " Ste- 
" phanum Mauroceno capelanum et cancelarium eiusdem 
" ducis „: U Trevisan (c. 37 A): " domino Stefano Mo- 
" resini suo capelan et cancelier „ ; la cronaca " M a r c . 
It. VII, 788 „ a c. 21 B da: " et fo ambassadori misier 
" Vidal Phalier cusin del doxe, et misifer Stephano Mo- 
" rexini, el cancellier de Veniexia, el capellan del ditto 
" doxe, misier Orso Zustignam „. Enrico Dandolo (c. 
20 B) concorda con Andrea Dandolo. AI contrario la 
cronaca " Marc. It. VII, 2051, a c. 14 A, da: "e 
" fo mandado ambasator al dito imperator et fo misier 
" Stefano Morexini, el canzelier, el capelan del ditto doxe 
" e misifer Orsso Zustignan „. Invece la cronaca " Marc. 
It. Zanetti, i 8 „ a c. 66 B d4: " e foUi mandado am- 
" baxiatori misier Vidal Falier choxin del doxe, e misier 
" Stefano Morexini chancelliere e chapeUam del dito doxe 
"e misifer Orsso lustigniara „; e la cronaca "Marc. 
It. VII, 2034, a c. 140 B, da: " e f o li anbasadori 
" mlsiir Vidal Michiel cossyn del dito doxie, el chape- 



LE VITE DEI DOGI (ordelafo falier) 



173 



confini e termini di piera viva, azioch^ piu non potesse venir tal discordie ', e volse si remo- 
vesseno li odii et concesse privilegio al doxe e comum di Veniexia che tutte terre e lochi 
presi per Ihoro da anni XXX in qua ex imperiali auctoritate fosseno soi etbenpresi^; 
et fo mandado a donar alcuni presenti al prefato imperador ', e tornati li ambasadori li pre- 
5 soni di Padoani fonno lassati ^. 

Dil 1113 Vidal Michiel episcopo di Castello trovo in la chiesia di san Marcuola in uno An. tns 
altar in certo vaselo la man destra di san Zuane batista^; tamen in una altra cronicha 
ho lecto che '1 ditto episcopo port6 con si di Hierusalem la ditta reliquia et fo messa in dita 
chiesia che si fabricava per esser sta brusk dal focho ". e tiam il corpo di santo Athanasio epi- 
10 scopo, di Hierusalem fu dal dito portato a Veniexia et posto in la chiexia di»*'. 
Dil 1114 fo un gram terramoto, ruino in questa terra molte caxe et edificii 
sia di san Marcuola in questo tempo fu fabrichata '. 



p 1n r-ViiA- 3 gtnnaio iti7> 



II. Dil 1 1 1 4-fabrichata] L' intero fasso fu aggiunio poi con altro inckiostro fiii chiaro nel margine inferiore 
della c. 6i B, 



" lam che fo misifer Stefano Morexinj, e misilr Orsso 
" Zustigniam „ ; e Giorgio Dolfin (c. 6i B): " onde a 
* compiacentla del ditto imperator li forono mandati per 
" ambasciatori misler Vidal Michiel suo conseglier e mi- 
" sier Stephano Morexini e misifer Orso Zustigniam „. 
Nella cronaca del Contarini (c. 69 B) si legge: " e f o 
" imbasador sier Vidal Falier e cusl lo ditto misier lo 
" doxe (sic\ sier Stefano Morexini canzelier e capetanio 
" de misier lo doxe, sier Orso Zustigniam „. Che la te- 
stimonianza di Andrea Dandolo sia la vera, e dimostrato 
dal passo del privilegio di Enrico V in data del 22 mag- 
gio mi che ho citato nella nota i a p. 169. 

' II Sanudo qui concorda col Dandolo (263 C-D), 
ma anche piu colla cronaca "Marc. It. VII, 203 4 „ 
a c. 140 B: " e da puo' questo \y dyti Padoany retorna 
" da Rigo imperador lo qual a quel tempo iera a Verona 
" e dissely el chaxo chomo U era hochorsso. el dito impe- 
" rador manda soy anbasadori pregandolj che li devese 
" mamdar ssoy anbasadori perch^ liuy voleva chomziar 
" questa deferemzia. homde Ij Venjziany a chonpiazen- 
" zia de lo dito imperador Ij manda soj anbasadori c 
" fo li anbasadori misier Vldal Michiel cossjn del dito 
" doxie, el chapelam che fo misi&r Stefano Morexinj e 
" misier Orsso Zustjgniam. e zomti ch'y fo i diti amba- 
" sadori de subito li otene ch' el fo tolto via le ofexe da 
" trambe le parte. e az6 che may pliuy eror non podese 
" ochorer per li chonfiny de Venyexia ne foxe smenuydi, 
",el dito imperador determena che quelo che li Veny- 
" ziany a posedudo da XXX anny In qua, in perpetuo 
" fose so. e coss^ fo messo li chomfiny con termenj de 
" piera viva „. La notizia e passata nella cronaca di GiOR- 
Gio DoLFiN (c. 61 B) anche con alcune somiglianze for- 
mali. Ma questo privilegio che il Sanudo qui ricorda e 
il medesimo da lui riferito piii sopra; cf. p. 169, rr. 1-2. 
* Cf. Dandolo, 263 C-D e 264 A, donde Pibtro 
DoLFiN, pp. 261 e 262. La notizia del Sanudo ha il 
suo fondamento nel seguente passo del cit. patto del 22 
maggio im {ed. cit., p. 153); " confirmamus itaque Ve- 
" neticorum fines a nemine nostrorum inquietari, invadi 
" vel minorari debere, sed libere et absque uUo impulsu 
"que retro ab annis possederunt triginta dein- 
" ceps possideant „. Ma il passo si legge anche nel patti 



precedenti tra i sudditi deII'impero e i comuni del du- 
cato Veneziano. 

3 Ma il Dandolo (264 A) a tenore del documento 
da: "pro quibus solum hi nuntii in calendas mensis mar- 
" tii annuatim solvere quinquaginta libras Venetorum, 
" totidem piperis et unum pallium ducis nomine spo- 
"pondere, passo che il Sanudo ha male interpretato. 

* Cf. Dandolo, 264 A, donde Pietro Dolfin, pp. 
261 e 262. 

= Cf. Dandolo, 265 B-C, donde "Chron. lust., 
a c. 57 A, e PiETRO Dolfin, pp. 264 e 265. II Dan- 
dolo trasse la notizia dalla Hystoria satyrica di Fra' 
Paolino {ed. cit., 974-97S) compendiandone in pii luo- 
ghi il racconto con reminiscenze stilistiche e formali, e 
talvolta anche ripetendolo quasi alla lettera. Molte va- 
rianti sono soltanto apparenti, e cio per le ragioni che 
ho esposto nella nota 4 a p. 162. 

« II Trevisan (cc. 36 B e 37 A) da: " f o aduto a 
" Veniesia in tempo del dito doxe la man de san Zan- 
" batista la qual misifer Andrea Memo Tave da Feilpo 
" vescovo de lerusalen e da Anastasio vescovo de Ale- 
" sandria, la qual el dito misier Andrea la mese ne la 
" giesia de san Marcuola sua parochia; e Tanno avanti, 
" che fo MCXIIII, fo gran teramoto a Veniesia lo qual 
" ruin6 molte case e la giesia ditta „. La notizia e data 
in parte anche dalla cronaca "Marc. It. VII, 2034, 
a c. 140 B, e per conseguenza anche da Giorgio Dolpin 
(cc. 61 B e 62 A) ; si legge anche in una nota del solito 
annotatore del sec. XVI a c. 2i B della cronaca " Marc. 
It. VII, 788,. II Sanudo nel comporre questa seconda 
parte del periodo pu6 aver male interpretato il passo 
della cit. cronaca "Marc. It. VII, 2034,; ho gia di- 
mostrato in piu luoghi che questa cronaca gli era nota e 
che egll non di rado interpreto male i passi degli scrit- 
tori da lui usati nella composizione della sua opera. 

"^ Non ho ancora ritrovato la cronaca onde il Sa- 
nudo pu6 aver tratto questa notizia, che forse deriva da 
errata interpretazione dei passi da me citati nella nota 
precedente a questa. 

* Questo terremoto, secondo la testimonianza del 
Dandolo (265 D), non sarebbe avvenuto a Venezia, ma an- 
che qui il Sanudo ha segulto la testiraonianza della cronaca 
" Marc. It. VII, 2034,; cf. la nota 6 di questa pagina. 



174 



MARIN SANUDO 



AH.iiJic.b2A II 1111. questo doxe volendo seguitar le vestigie dil suo precessor di compir di aquistar 

Terra-sancta, ordino armada di 100 navigii *, la qual insieme con re Balduim di Hierusalem 
andoe et preseno molte terre che qui non scrivo, per il che Venitiani ave dal prefato re Bal- 
duim il mero et misto imperio di la citk di Acharom *. 
An. 1103 In questo tempo Colomam re di Hongaria and6 in Dalmatia con zente et prese Spa- 3 

lato, poi ando a campo a Zara et quella obsedi^ et quelli dentro si difeseno virilmente; et 

Ah. xios vedendo ditto re non la poter aver per forza di arme, fece promissiom a quelli citadini ren- 

dendossi '. li qualli terminono tra Ihoro di rebellar la segonda volta * et cazo fuori Zuam 

Morexini era suo conte '", et si rese a pati al prefato re Colomam il qual ando sequendo la 

vitoria, et altre cita di Dahnatia si reseno ". 10 

1112. et Venitiani inteso tal nove, dil 1112 nel decimo anno dil ducato dil doxe fece 

Novmire itis far armada, et il doxe vi ando im persona et mandb Vidal Michiel episcopo di Castello ' 

con 14 galie da Alexio imperador greco a dimandar socorsso a la recuperatiom di la sua 

Dalmatia * ; al qual episcopo ditto imperador donoe il corpo di santo Athanasio episcopo di 

An. iiis Alexandria et la man destra di san Zuane batista, et questa h la " verita ^*". et cussi dil 1113 20 

dito doxe ando con Tarmada a Zara et fo a le man con Hongari, li qual fonno sconfitti et 

Maggio-^giugno j.Qtti^ gt \^ citk di Zara fo recuperata, e '1 doxe fece butar le murre per terra; etiam rehave 

Belgrado et le altre c\\k per Hongari prexe ; et munitti ditti luogi ^' metendo rectori a Spa- 



8. cazo] Concorda con U qualll e cosi fure nel rigo seguenie rese. — I3. Vidal Mi] Parola e sillaba scritte 
dal Sanudo come correzione con altro inchiostro su fondo abraso. — 20. 1113] Cosi il Sanudo. 



' Dandolo, (164 A) da: "stolumfere navlgiorum 
" centum „ ma Pietro Dolfin (c. 262): " majid6 el stuolo 
" de 100 tra gafte e nave „. 

* Cf. Dandolo, 264 A-B, donde P. Dolfin, p. 262. 
II documento non si conserva, ma e ricordato nel privi- 
legio di Baldovino secondo, dell'anno 1125 ; la concessio- 
ne fu fatta nel im; cf. Tafel e Thomas, op. cit., I, 75. 
Circa il valore storico della testimonianza del Dandolo 
qu\ seguka dal Sanudo cf. Errera, of. cit., pp. 273-275. 

^ Cf. Dandolo, 264 C-D, donde P. Dolfin, pp. 262 
e 263. Un ricordo della promessa fatta da Colomano nel 
noS, e stato pubblicato dal LjOBic, o/. cit.y I, pp. 5-6. 

< Cf. * Chron. lust. , a c. 57 B. 

^ La cronaca " Marc. Lat. X, i 3 7 „ a c. 23 B 
da: " et loanne Mauroceno existente comite Iadrg„; il 
Trevisan (c. 36 B) da : " et era cavalier li sier Zuane 
" Moresini ,. Nella cronaca "Museo Civico, cod. 
"Correr 1499 „ a c. 13 A si legge : " era conte in 
"quella sier Canln Morixini ^. Enrico Dandolo (c. 2i 
A) da: " et iera la conte misifer Zuan Morexini „ e cosi 
pure le cronache "Marc. it. VII, 2051 „ a c. 14 A 
"Marc. It. VII, 788 „ a c. 21 B, "Marc. It. Za- 
netti, i8„ a c. 66 B, "Marc. It. VII, 2034^ a 
c. 141 A, di GiORGio Dolfin (c. 62 A) e di Donato Con- 
TARiNi (c. 69 A). L'elenco dei conti di Zara unito al 
"Chron. Iust.„ da (c. 194 A): " dominus lohanes 
" Mauroceno In iiii „. 

* Cf. per l'intero periodo Dandolo, 264 D, donde 

PlETRO DOLFIN, p. 263. 

' Dandolo (265 A) da: " patriarcham „ , e cos\ il 
" Chron. lust. „ (c. 57 B), e P. Dolfin a p. 264; questo 
patriarca era Pietro ; cf. Aiinales brcves, ed. cit., p. 70. 

* Cf. per questa prima pEU-te del periodo Dando- 
LO, 265 A> donde Pietro Dolfin, p. 264: II documento 
della convenzione che fu fatta nel 1112 tra Alessio e il 
doge, non si conserva. 



9 Cf. MURATORI, XXII, 485. 

"* Cf. la nota 6 a p. 173 e Dandolo, 265 B-C, donde 
PiETRo Dolfin a p. 264 e 265. Cf. anche il passo del 
Sanudo, p. 173, rr. 6-10. 

11 Cf. Dandolo, 266 A. II "Chron. lust. , (c. 
58 A) aggiunge alla testimonianza del Dandolo : " ca- 
" strum vero ladre minime valuit optinere. subsequenter 
" autem cum eius felici exercitu versus Sibenicum quod 
" rebele etiam erat effectum, dirigens gressus suos civi- 
" tatem eandem recuperavit sine uUo more, dispendio 
" vel iactura „ . La cronaca "Museo Civico, cod. 
Correr, 1499,, a c. 13 A da: " in questo so tempo 
" Qara la segonda fiada revela alla dogal Segnoria corando 
" anni 1 1 ii ; era conte in quella sier Canin Morixini e 
" sotomesi primamentre allo re de Ungeria; per la qual 
" mutacion lo excelentissimo doxe {cod. dexe) con grande 
" exersito personalmentre alle predicte parte de Dalma- 
" cia el navega et imprimamentre el vene a Cara e la te- 
" gnando la terra in asedio per un gran tempo alle fin 
" ello and6 a combatere con Ungari de bataia grevis- 
" sima. li qual non possando pii sofrire dal dicto doxe 
" elli fo sconficti e ulse {sic ! fcr volse) le spalle e scan- 
" pa fuora della Dalmacia e cosi vigorosamentre ello re- 
" chovera Cara. e questo fo in ** in lo mese d' avosto. 
" e apreso c6 ello ande a Sibenicho lo qual si avea ri- 
" bellado in quello de presente ello lo ave et abatd {cod. 
" abaterere) le mure in terra. ed era conte in quella a Si- 
" binicho sier Stefano Custignian. e facto questo ello for- 
" cevoUementre passa li monti della Gruacia. e cosl tuto 
" quello dominio el recolse e per questa cosi facta rason 
" ello al titoUo del so dogado {sic) adque {cod. ad quem) 
"Gruacie dux. alle fin lassando tutte le sue citade 
" della Dalmacia soto fedeltade con grande allegreca lo 
" retorna a Viniexia lo di de san Pollo e mena con sl 
" pluxor {cod, puxor) civiti centili homeni de Sclavonia 
" fe' mectere tutti a Viniexia in presone „. E U Tre- 



LE VITE DEI DOGI (ordelafo falier) 



175 



10 



lato, Zara, Trau, Sibinico et Belgrado et con bon numero di presoni Hongari ritomoe con 
vitoria a Veniexia; et come in la cronicha Contarini vidi ', numero 938, tra li qualli 
erano molti signori Hungari, tutti homeni di taia; et questo fo dil 1116. 

1117. ma da poi el re di Hongaria Tanno sequente, 1117, mando gram exercito in Dalmatia 
et assedi6 di novo la cith. di Zara, et fato armada a Veniexia il doxe volse andar, et cussi dil 
mexe di mazo gionse la dita armada a Zara, etiam il socorsso di armata che li mando Alexio 
imperador, et con aiuto etiam di Henrico quinto, imperador di Romani. et tutavia el campo 
era atorno, et dil mexe di luio terminono davanti le porte di Zara di combater con Hongari. 
et fo crudel bataglia^ et il doxe armado combatendo se intopp6 col cavallo in uno corpo 
morto et caschoe, 1 1 u n d e da inimici fu subito morto * ; el corpo fu tolto per li nostri et 
portato in la citk di Zara e da poi fo portado in una cassa a Veniexia et sepulto sotto il por- 



visAN (c. 36 B) : " avendo Zarra rebelato, e fo la segonda 
" volta, el ditto dose se mese per anemo de reaver quela 
" e con molti navilii ben armadi e soldadi da cavalo e 

* da p\e se part\ de Veniesia e and6 a Zarra e quela ase- 
' di6. li Ongari con el suo campo era fra terra asenbiadl, 
" onde lo ditto doxe se mese contra loro e fu a le man 
" uno campo con l'altro, e come piasette a Dio el canpo 
" de ditto doxe sconfise li Ongari per modo che U diti 
" Ongari che rimase si convene partir de quele contrade. 
" e come forno partidi, Zarra si rende al ditto doxe e fo 
" corando anni MCXV a d\ XII del mese de avosto. poi 
" el dito doxe ando a Sebenico, Spalato , e Trau e queli 
" ave. e poi and6 a Belgrado e gitt6 tutti li muri per 
" terra, e fatto questo el ditto doxe se mese a pasar fra 
" terra li monti de Croatia e con armata mano prese 

* tute quele contrade, et in quela volta fu azonto al ti- 
" tolo del ditto doxe : "atque Croatie dux„. abudo 
" tante vitorie lo ditto misier Ordelafo lass6 tutte le sue 
" terre fornide e vene a Veniesia con grande alegreca 
(cod. alegreca) " el zorno de san Pollo del ditto millesi- 
" mo e menando con s\ molti presoni e homeni de conto 
" de Ongaria et ancora molti Zaratini che erano stati 

* cason di tal rebelione,. Col Trevisan concordano En- 
Rico Dandolo (c. 21 A) 11 quale aggiunge che Stefano 
Giustiniano era conte di Sebenico nel tempo della defe- 
zione, la cronaca "Marc.It.VII, 2051,, (cc. 14 A-B) 
che pure da questo particolare, come lo danno le cronache 
"Marc. It. VII, 788, a cc. 31 B e 23 A, "Marc. 
It. Zanetti, i 8 „ a cc. 66 B e 67 A, "Marc. It. 
VII, 2034„ (c. 141 A) la quale pur aggiunge il parti- 
colare dei rettori e del numero dei prigioni che afferma 
essere stati 393, e Giorgio Dolfin (c. 62 A) e Donato 

CONTARINI (CC. 69 B e 70 A). PlETRO DOLPIN (pp. 266 

e 267) dk : " adonca Ordelafo doxe excellente del mese 
" d'agosto con potente extolio preparato e valido exer- 
" cito andoe al conquisto di ladra, e fermato i victrici 
" stendardi quella con gran forze tenne obsessa. tandem 
" data aspra battaglia agli Ongari, quelli posti in con- 
" flicto constrense partirsi de Dalmatia, et per questo 

* la citta de ladra in iiiS de avosto sotto el giugo de 
" Venetiani reduxe, excepto el castello e Belgrado i qual 
" haveano gran presidio de Ungari posto nel castello de 
"ladra; subsequenter un suo felice exercito verso de 

* Sebenico rebellato drix6 el camino et quella recuper6 
" senza danno e perdimento de tempo; la rebellion (sic) 
" della quale era conte misi^r Stefano Giustiniano. e re- 
" ceputi li ostazzi de intrambe le cittadi retorn6 a Ve- 

* netia cum la victrice armada in Tanno del Signor 1116 
" del mese di marzo „ ; questo passo deriva dalla cronaca 



" Marc. Lat. X, 1 3 7 „ (cc. 23 B e 24 A) che qui il Dolfin 
in gran parte ha tradotto. 

' La cronaca del Contarini nell' esemplare Mar- 
ciano (c. 70 A) non da notizie precise sul numero dei 
prigioni e cosl si esprime: "e mena con s\ pluxor conttl, 
" zentilomeni de Schiavonia, femene e putti a Veniexla 
" in prexon „ ma il " 938 „ del Sanudo pu6 essere deri- 
" vato con errore di trascrizione dal 393 „ della cit. cro- 
"naca "Marc. It. VII, 2034,, ac. 141 A. 

' Cf. per questa proposizlone e pel periodo prece- 
dente Dandolo, 266 B-C, donde P. Dolfin, pp. 267 e 268. 

3 La cronaca " Marc. Lat. X, i37». (c 24 B) 
mentre segue il Ckronicon breve del Dandolo aggiunge 
che il doge mori " ante portas ladre „ nel H17 " civKate 
" ladrg prgdicta nichilominus sub Venetorum dominio re- 
" manente. " Chro n. lus t . „ (c. SSB); " interea sen- 
" tiens rex liungarie que dux fecerat ante dictus, ad partes 
" Dalmatie infinitos equites et pedites pro ipsius reha- 
" bitione transmisit. idem vero dux honorem suum cu- 
" piens substinere anno ultimo sui ducatus ad sepedictas 
" partes inpotenti brachio reversus est, in cuius itu Ar- 
" benses ei impenderunt auxilium et favorem submiten- 
" tes se cum aliquibus pactis in MCXVIII, indictione XI, 
" dominio Venetorum. postquam vero dux animosus la- 
" drani applicuit, ylico cum Hungarls manualiter pu- 
" gnans, ut Deo placuit, ante portas ladre ab eis inter- 
" fectus est, civitate ladre predicta nichilominus sub Ve- 
" netorum dominio remanente „. Questa testimonianza 
concorda in genere con quella del Trevisan (c. 37 A) 
alla quale somiglia il racconto di Enrico Dandolo (c. 
21 A), e con quella delle cronache "Marc. It. VII, 
20S I „ a c. 14 B, " Marc. It. VII, 788, a c. 22 A, 
"Marc. It. Zanetti, 1 8 „ a c. 67 A, e di Donato 
Contarini (c. 70 A) e in gran parte anche con quelle 
delle cronache " Marc. It. VII, 2034,, a c. 141 B, e 
dl GioRGio DoLFiN (c. 62 A) ; ma nessuna da il partico- 
lare dell'urto del cavallo del doge con un corpo morto, 
urto che il Sanudo rappresenta come causa della morte. 
II fatto e narrato anche nella cronaca cit. del "Museo 
Civico, cod. Correr, 1499, a c. 13 B, nel modo 
seguente : " aldando queste novelle lo re de Ungaria In- 
" fenita multitudine de chavallieri e de peduni per recho- 
" verare la dicta Dalmacia (manca il verbo); la qual chosa. 
" sapiando lo glorioso Ordelafo doxe con gran posanca 
" alle parte della Dalmacia da cavo al retorna e la entra 
" combatando con li Ungari a man a man e da li ne- 
" mixi dapnanti le porte de Cara el fo morto; c6 fo in 
" 1117 nientimen Cara romagnando sotto la fidelita de 
" Vinlexia „. 



Anno 1117 



Maggio iti8 



Luglio 1118 



c. 62 B 



176 



MARIN SANUDO 



tego di la chiexia di san Marco \ et poi per interpositiom di ambasadori fo pacifichado le 
cose con ditto re di Hongaria e fato trieva per anni 5^; tamen Zara e le altre citk di 
Dalmatia restbno a Venitiani, ma fo morti assa' Venitiani'. 
Anno iiis 1117. In questi zorni a Veniexia f o un grandissimo * terremoto et vene una aqua sulfu- 

rea che impib fuogo in la chiesia di san Hermacora, zoh san Marcuola, et quella brusoe, ma 5 
la man destra dil glorioso san Zuane batista f o ilesa trovata dal fuogo ^ che fo grandissimo 
miracolo a tutta la terra. 

E da saper ho lecto in do croniche * come sotto questo doxe Henrico quinto, imperador, 
andato a Roma prese papa Pasqual con li cardinali, quelli li erano contrarii '. et par che '1 
ditto imperador da poi vene a Veniexia, alozo nel palazo ducal, visito San Marco et fece 10 
alcuni privilegii'; tamen ho scrito di sopra ^ che '1 vene per avanti; o sia quella o que- 
sta, solum una volta vene in questa terra. 

Questo doxe adonque dogoe anni 15 ", et questo h il suo brieve: 

"Addo Croatiam tituloque iugoque ducali„". 



12. in questa terra] Parole aggiunte foi dal Sanudo nel margine. — 14. Segue alV iscrizione la' meih inferiore 
bianca della c. 62 B. 



' Cf. Dandolo, 267 A, e meglio "Chron. lust. , 
(c. 58 B): " cuius corpus delatum Venecias in ecclesia 
" sancti Marci fuit secus genitoris ducis sepulcrum ma- 
" gnlfice tumulatum,; segue poi a c. Jg A: "Epita- 
"fium sepulture domini Ordelafi Faledro du- 
" c i s „ , ma manca il testo e lo spazio corrispondente 
della paglna h bianco. Meno precisa e la testimonianza 
della cronaca "Museo Civico, cod. Correr, 1499^ 
c. 13 B, di Enrico Dandoi.o (c. 21 B), delle cronache 
"Marc. It. VII, 2051 „ a c. 14 B, "Marc. It. VII, 
7S8 „ a c. 22 A, " Marc. It. Zanetti, i 8 „ a c. 67 A 
e di DoNATo Contarini (c. 70 A). La cronaca ' Marc 
It. VII, 2034 , a c. 141 B da: " e da puo' ch'ely era 
" stado morto el dyto doxe in chavo de VIII anny el sso 
" chorpo fo portado a Veniexia et in la gliexia de misier 
" sam Marcho, zoe soto el portego, honorevelmente lo fo 
" sepelydo „ con cui concorda Giorgio Dolfin (cc. 62 A-B). 

' II Trevisan (c. 37 A) da: "in tempo suo (ciofe di 
° Domenico Michiel) per la morte del sora ditto doxe li On- 
" gari danizava molto le contrade de Schiavonia; alla fine 
" el comun de Veniesia se inmagin6 de tratar pase con el 
" ditto re de Ongaria, e afidadi che ii fo, mando tre an- 
" basadori al ditto re li qual sono qui sotto scriti, sier 
" Vidal Falier fo fiol del dose, sier Marin Moresini can- 
" celier de Veniesia, sier Orso Zustignan, li quali afermo 
" triegua con el ditto re per anni cinque ,. La stessa no- 
tizia, quasi colle stesse parole e, data anche da Enrico 
Dandolo (c. 21 B) e dalla cronaca "Museo Civico 
cod. Correr 1499, ove a c. 13 B si legge: " vegando 
" quelli da Veniexia la grave doreca che aveva lo re in 
" ver de lor, folli mandati tre nobelli ambassadorl, c6 fo 
" sier Vidal Faliero fiol del doxe, sier Orso ^ustignian, 
" sier Marino Morixini el chavalier («c) de Viniexia, li 
" qual aferma trigua con lo dicto re per anni V „. La 
notizia data dal Trevisan si legge con altra forma nelle 
cronache " Marc. It. VII, 2051 „ (c. 14 B), " Marc. 
"It. VII, 788, (c. 22 A), "Marc. It. Zanetti, i8„ 
(c. 67 A), le quali tre concordano tra loro anche nella 
lettera del loro racconto, "Marc. It. VII, 2034 „ 
(c. 141 B) che a torto distingue Marin Morosini dal 
cancelliere di Venezia, di Giorgio Dolfin (c. 62 A) che 



con la penultima concorda in parte anche nella forma, di 

DONATO CONTARINI (c. 70 A) e di PlETRO DOLFIN (p. 269). 

5 Cf. la nota 3 a p. 175. 

< Dandolo (266 E) da: " mitior, alicubi validlor , 
seguendo in parte V Hystoria Satyrica di Fra' Paolino, 
(cod. Vat. 1960, c. 233 A: " Sequenti anno \cioi ni8] 
" terremotus alicubi clemencior, alicubi validior edificia 
" obruit „), in parte gli Annales breves (ed. cit., p. 71, 
rr. 12-17); ma il Sanudo in questa frase si h attenuto alla 
testimoniajaza della cronaca "Marc. It. VII, 2034 „ 
(c. 140 B): " uno s;^ gramdissymo taramoto, la quale 
peraltro pone il fatto nel H14 ; cf. p. 173, n. 8. 

* Cf. Dand., 266 E, 267 A; donde P. Dolfin, p. 368- 

^ Le due cronache possono essere quelle di An- 
drea Dandolo e di Pietro Dolfin, fonti tutte e due 
del Sanudo; esse ricordano il fatto, e la narrazione del 
Dolfin (p. 255) deriva da quella del Dandolo (261 B). 
Una delle stesse due cronache ricordate dal Sanudo in 
questo passo pu6 anche essere la "Marc. It. VII, 
2034 „, pure da lui usata, che a c. 31 A attesta come 
Enrico V fece catturare Pasquale II con tutti i cardinali, 

' Cf. Dandolo, 266 A-B, donde P. Dolfin, p. 267. 

' I privilegii ai quali accenna il Sanudo sono 
tre, due in data dell'undici raagglo iii6 a favore del 
monastero di san Giorgio Maggiore (editi dal Cicogna, 
oJ>. cit., IV, 29S e il secondo anche dal Kandler, of. 
cit. e Aai Gloria, Codice diflomatico Padovano dalPanno 
zioi alla face di Cosianza, Venezia, Visentini 1879, I, p. 
63) e il terzo a favore del monastero di san Zaccheria 
in data del giorno seguente; tutti e tre furono fatti a 
Venezia. L'edizione piii recente del terzo documento e 
quella curata dal Gloria, op. cit., I, 64. Molto prima 
Enrico V aveva largito altri due privilegi : l'uno a fa- 
vore del monastero di san Benedetto di Polirone e di 
san Cipriano di Murarto il 2i maggio iiii a Verona; 
l'aItro il 27 dicembre iiio ad Arezzo a favore del mo- 
nastero dl s. Ilario; sono stati recentemente pubblicati 
dal Gloria, op. cii., I, pp. 40-42. 

' Cf. p. 156, rr. 13-1B, ma ivi si fa menzione di 
Enrico IV. 

'" Cf. Dandolo, 267 A, donde P. Dolfin, p. 268- 

" II Sansovino (0/. cit., 556), il Palazzi {of. cii.. 



LE VITE DEI DOGI (ordelafx) falier) 



177 



[Nota]. 

[Tcsto del documento^ secondo la trascrizioiie [Tesio del documento ^ secotido la trascrizione [^o " f^ jei" sa' 

uljiciale eses^tiita nel sec. XIV nel libro ',""'°; ?• ''^ -^ 

•^ ^ (lel pnino libro 

■primo dei Pacta a cc. iio A, E\. i^iPacta. 



cseguita dal Sanudo]. 



II * 1116. anno domini et salvatoris no- 
5 " slri I e s u Christi m i I e s i m o centesimo sex- 
" todecimo, indictione nona. 

" Ego Ordelaphus Faletrus gratia Dei 
" dux Veneticorum, Dalmatiorum atque 
" Croaticorum privilegium sancti loannis 

10 " Belgradensis monasterii ^ a Cresimiro re- 
* ge factum ^ ego collaudo et in sua stabi- 
" litate contirmo et ut nullus episcopus aut 
" comes vel civis predicti monasterii liberta- 
" tem violare audeat, quam non solum a no- 

15 " bis confirmandam esse dicimus sed a beato 
" Gregorio romano Urbis papa sancitam 
" in suis dictis* esse cognoscimus. volo igi- 
" tur ducali et regali auctoritate firmare ut si 
" quislibet u n u s libertatis concessionem teme- 

20 " rario ausu infringere temptaverit, libram au- 
" ri regali fisco persolvat. 



" Anno domini et salvatoris nostri Y e s u ^^«w" - ««««- 

brt iiio 

" Christi m i 1 1 e s s i m o centesimo sextodecimo, 
" indictione nona. 

"Ego Ordilaffus Faletrus gratia Dei 
" dux Veneciarum, Dalmaticorum atque 
" Crohaticorum privilegium sancti lohan- 
"nis Belgradensis monasterii ^ a Cresi- 
"mero rege f actum ^ ego colaudo et in sua 
" stabilitate confirmo ita ut nullus episcopus 
" aut comes vel civis predicti monasterii liber- 
" tatem violare audeat, quam non solum a no- 
" bis confirmandam esse dicimus sed a beato 
" Gregorio Romane ur bis papa sancitamin 
" suis decretis* esse cognoscimus. volo igi- 
" tur ducali et regali auctoritate firmare ut 
" si quislibet huius libertatis concessionem 
" temerario ausu infringere temptaverit, libram 
" auri regali fisco persolvat. 



I . La farola Nota manca neir auiografo dcl Sanudo ; Pho aggiunta tra farentesi, perchb il lettore compreida che 
il documento e i due fassi della cronaca di San Salvatore sono soltanto due parti allegate alla narrazione frccedente. 
La c. 63 h siata interfogliata fiu tardi dal Sanado nel quadcrno fer aggiungere alla narrazione il frammcnto del 
privilegio e il passo della cro/taca di Sait Salvatore. Le frasi nellc quali i due tcsti discordano, sono stampate con 
caratteri spazieggiati. II tcsto dato dai Pacta h fiii vicino nella lezione al testo genuino, comc e provato dal signi- 
Jicato dellc sue varianti. 1 duc tcsti sono muiili, e a tutti e due manca la medesima parte delParchetipo, ciob la for- 
mula finalc e le sottoscrizioni del doge, dci testi e dcl notaro; i due testi quindi dcrivano da una fonte comune manchevole 
di questa parte. — 6. Kuiul. VIII. — 8. Kukul. Veneticorum Murat. (Antiq.) Dalraaticorum et — 9. Kuhul. Croaticorum 
Murat. (Antiq.) lohannis — lo-ii. Kukul, Cressimiro — ii. Murat. (Antiq.) omettc ego Kuhd. collaudo — 16. Mu- 
rat. {A/iiiq.) Roraanae — i8. Farlati ometie et regali. — ig Murat. (Aniiq.) huius — 20. Murat. (Antiq.) tentaverit. 



69) e lo Zanotto (0/. cii., IV, 88) danno Piscrizlone nella 
forma seguente: 

" :idJo Croatiaiii titulo iungoque ducali^. 

e tale si legge ora nella sala del Maggior Consiglio ; lo 
SciiRADE (0/. cii., 313) da " iungo, in luogo di " iungoque,. 
' II "Chron. lust. , (c. 58 B) ricorda questo 
documento nel passo seguente: " hic dux ante suum obi- 
" tura, vldelicet anno Domini MCXVI, quandara conces- 
" sionem fecit cum cuidam raonasterio de Belgrado quo 
" terapore dominus Marcus Michael coraes erat ladre, in 
" qua inter cetera continebatur: "Ordelaf Faledro 
"gratia Dei dux Veneticorum, Dalmaticorum 
"atque Croaticorum. volo igitur ducali et re- 
" gali auctoritate hanc concessionem firmare,, 
et cetera. Marco Michiel conte di Zara nel iii6ricor- 
dato dal cronista h diverso dall'omonimo del secolo XIV, 
vissuto al terapo del doge Giovanni Soranzo e rettore 
di Zara nel 1324, sotto il quale fu fatta una copia au- 
lentica del privilegio, come spieglier6 piu sotto; questo 
omonimo e pure ricordato ncUa serie dei conti di Zara 
aggiunta al tcsto del " Chron. lust. a c. 195 A del cod. 
Marciano cit. H documento, e stato ripubblicato nel 1738 



dal MuRATORl (Antiquiiaies iialicae medii aevi, I, 973-4) 
con qualche variante rispetto al testo del Sanudo che ho 
indicata, poi, ma secondo un altro testo, dal Farlati 
neW Illyricum Sacrum, Venezia, Coleti, 1769, IV, p. 6, per 
ultimo da, Kukuljevic-Sakcinski, op. cit., II, 1876, p. 
20. Una copia autentica del 39 agosto 1324 e stata tra- 
scritta a c. iio A, del libro primo dei Pacte delPArchl- 
vio di Stato di Venezia; fu scritta in una delle pagine 
gia bianche di quel registro; la scrittura della trascrizione 
e pure del secolo XIV. Nella copia del 1324 sono state 
oraesse le firrae del doge, dei testi e del notaro che distese 
il testo del prlvilegio. Quanto a Giovanni III de Bute- 
rane arcivescovo di Zara (1320-1333) ricordato nella co- 
pia autentica del 1324, cf. Farlati, op. cit., pp. 93 e 94. 

* II monastero di san Giovanni stava a Belgrado, 
cio& Zara-vecchia, che ora fe un villaggio nel distretto 
di Zara; cf. RaCki, of. cit., p. 55, n. 4, 

' II privilegio largito dal re Cresimiro al mona- 
stero di san Giovanni nel febbraio 1059, e stato pubbli- 
cato da Kukuljkvic-Sakcinski, of.cit., I, p. 120, n. 136 
e poi dal RAiKi, op. cit., $i-i%. 

■* Di questo decreto non si ha il testo. 



T. XXn, p. IV — 12. 



178 



MARIN SANUDO 



" Similiter ecclesiam sanctorum Cosme et 
" Damiani * laudo et confirmo ideo ut agno- 
" sco veraciter fuisse propriam monasterii 
"sancti loannis evangeliste Belgradensis 
"monasterii exordinatione^ episcopi illius 
" dvitatis Prestantius' nomine et aliorum 
" cpiscoporum et cives illius civitatis in R o - 
"mane sedis apocrisariorum confirmationem 
" et clero ac populo, collaudo et firmo eam 
" habendam im perpetuo. 

" Quicumque autem episcoporum aut alio- 
"rum hominum hoc decretum infrangere 
" temptaverit et alia illius ecclesie privilegia 
" violaverit, omnia que possidet f i s c o ducali 
" et regali deveniant, 

" Hec decreta scilicet libertatis monaste- 
"rii beati loannis evangelistg tibi Fu- 
" sco abbati omnibusque successoribus tuis fir- 
"miter et iure perpetuo tenenda.... 



" Similiter ecclesiam sanctorum Cosme et 
" Damiani * laudo et confirmo ideo ut agno- 
" sco veraciter fuisse propriam monasterii b e a- 
"tilohannis evangeliste Belgradensis mona- 
" sterii exdonacione^ episcopi illius civita- 
"tis Pristantius^ nomine et aliorum epi- 
" scoporum et cives illius civitatis in R o m a n e 
" sedis apocrisariorum confirmacionem et clero 
" ac populo, collaudo et confirmo eam ha- 
" bendam in perpetuo. 

" Quicumque autem episcoporum aut alio- 

rum hominum hoc decretum infringere 

" temptaverit et alia illius ecclesie privilegia 

" violaverit, omnia que possidet in phisco 

" ducali et regali deveniant. 

"Hec decreta scilicet libertatis monaste- 
"riibeati lohannis evangeliste tibi Fu- 
" sco abbati omnibusque successoribus tuis 
"firmiter et in perpetuo tenenda 



" Ego Marcus Michael comes ladre mea 
" manu subscripsi meoque sigilo pendenti ad 
" pleniorem fidem communiri f eci. 

" Ego Marinus Barbadico presens scri- 
" ptum in meam presentiam fideliter hoc ad 
" auctenticum ascultavi, et quia utrumque con- 
" cordare inveni manu mei testis subscripsi. 

" Ego Petrus Meso presens scriptum in 
" mei presencia fideliter auctenticatum ascol- 
" tavi, et quia utrumque concordare inveni, me 
" in testem subscripsi. 

" Ego Nicolaus Benedicti de Matafaro 
" examinator, presens scriptum in mea presen- 
" cia ad auctenticum fideliter legi, audivi, et 
" quia utrumque concordare inveni, manu mea 
" subscripsi. 

" Ego Gregorius de Zadolinis iudex exa- 

" minator presens scriptum in mea presentia 

primo libro dei " ad auctcnticum | { fideliter legi, audivi, et quia 

" utrumque concordare inveni, manu mea sub- 

" scripsi. 



c. 110 B del 



3. Murat. (Antig.) e Kuhul. propria. — 4. Murat. (^Antiq^ lohannis. — 4-5. Murat. (Auiiq.) omette monasterii. 
— S. donacione] Cosi ancJie Murat. {Antiq.) e KuJtul. — 6. Farlati omette PreStantius nomine Kuhul. Prestanclus. — 
7. cives] CoA i codd. — S-9. Farlati da cleri ac populi. — g. ac] Murat. (Aiitiq.) et. — 10. Murat. (Antiq.) e Kukul. 
in. — 12. Murat. (Antiq.) e Kttkut. infringere. — 13. Afurat. (Antiq.) tentaverit. — 14 Kuiut. fisco. — 16. Kuhit. 
silicet. — 16-17. Murat. (Antiq.) monasterio. — 17. beati] Farlati da sancti Murat. (Anliq.) lohannis. — 19. in] 
Kuhul. aggiunge iure Murat. (Antiq.) tuenda. Mancano nei testi le frasi finali deUa formula. — 20. Ego] Mancano 
iutte queste sottoscrizioni nel testo dato dal Sanudo ed in quelli jiuhblicati dal Muratori, dal Farlati e dal KuhuIjevU- 
Sakcinshi. — 23-24. scriptum] Cod. scrivo. — 28-29. ascoltavi] Cos) il cod. — 33. Cod. fedeliter. 



' Questa chiesa ^che innanzi il 1070 dipendeva 
da quel monastero; cf. Racki, 0/. cit., S6 e 87. 
« Cf. MURATORI, XXII, 486. 



' E ricordato tra i vescovi di quella cjtt4 nel 1075 
dal Gams, 0/. cit., 396 ; la sua firma si ha in un atto del 
febbraio 1075 edito da Tafbl e Thomas, ed. cit., I, 43. 



10 



15 



20 



25 



30 



OD 



40 



LE VITE DEI DOGI (ordelafo falier) 



179 



20 



25 



30 



" Ego EgidioUus de Predalata de Cre- 
" mona imperiali auctoritate publicus notarius 
" hoc exemplum ad auctenticum scriptum ma- 
" nu Blasii Michaelis Leonardi notarii infra- 
" spripti diligenter et fideliter ascultavi una 
" cum infrascriptis notariis; et quia utrumque 
" concordare inveni me in testem subscripsi. 

" Ego Nicolaus condam lohannis de ladra 
)" imperiali auctoritate notarius hoc exemplum 
" ad suum auctenticum scriptum diligenter et 
" fideliter ascultavi una cum notariis predictis, 
" predicto et subscripto ; et quia concordare 
" utrumque inveni me subscripsi in testem. 

* Ego Blasius Michaelis Leonardi ladre 
" iuratus notarius hoc instrumentum sive exem- 
" plum ad auctenticum fideliter exemplavi nil 
" addens vel minuens quod sensum vel sen- 
" tentiam mutet aut variet intellectum ; et po- 
" stmodum in presencia predicti domini comi- 
" tis et eius curie diligenter et fideliter cum 
" ipso auctentico ascultavi, et quia utrumque 
" concordare inveni de ipso comitis et eius 
" curie mandato ad eiusdem exempli plen^mi 
" fidem et testimonium me subscripsi, et pu- 
" blicavi meoque consueto signo signavi cur- 
" rente anno Domini MIII XXIIII, indictione 
" VII, die XXVI mensis augusti, ladre, tempori- 
" bus equidem lohannis Superancio incliti ducis 
" Veneciarum et domini lohannis de Buterane 
" de ladra venerabilis ladratini archiepiscopi 
" ac domini Marci MichaeUs egregii comitis „ . 



[Nota]. 
Ex cronicha fratrum Sancti Salvatoris*. 
[Tesio del -passo sccondo la trascriz. del Sanudd\. [Tesio dcl fasso secondo i codici della cronaca]. c 63 b 

35 "1105, die 4 exeunte ianuario ignis " MCV, die II II exeunte ianuario ^gnis f^fJI^^J/^"^^;^ 

" exivit de domo Henrici Zeno et combussit " exivit de domo Henrici Zeno et combussit 



32. comitis] Seg-ue nel libro dei Pa c ta il segno di tahellionato. — 35. La farola Nota manca neW antografo del Sa- 
nudo; fho aggiunta tra farentesi per la ragione esposta nella nota al rigo I della pag. lyy, — 34. I codici sono: i) quello 
gih fubblicato nel lydd a stamfa e daWiditorc dato come autografo ; si conserva all' Archifio di Stato di Venezia nella 
busta n. 3 deWantico archivio del monastero di san Salvatore; 2) il Vaticano 6oSj dcl scc. XVI, ove il passo si legge 
a c. n.t A; 3) (lucllo del Musco Civico di Vcnczid scgnato col numero 1S76, giii Cicogna 20SS, dcl sec. XVII, scnza 
numerazionc di carte. NelPautografo il passo e alquanto guasto e qua e lii poco leggibile, e perb i necessario 1'aiuto 
degli altri due codici. 



' La Cronaca del monastero di san Salvatore, qui 
e altrove ricordata dal Sanudo, fu composta nel 1377 
da Krancesco De Grazia priore di quel convento e venne 
da lui continuata slno al 13S0; la narrazione vi comin- 
cia col 1141, anno in cui l'Ordine fu introdotto in quella 
chiesa. Essa e stata anche pubblicata col titolo : Chroni- 



con monasterii Sancti Salvatoris Venetiarum auctore Fran- 
cisco de Gratia nunc primum editum, Venetiis, Foglierini, 
MDCCLXVJ. L'editore afferma di aver tratto il testo 
dall'autografo. L'autogr. anche allora era mutilo, e pero 
I'editore ha supplito alle lacune col sussidio della copia 
contenuta nel cod. Vat. O085. Le notizie qui riportate dal 



180 



MARIN SANUDO 



"sex ecclesias, scilicet sanctorum duodecim 
" Apostolorum, sancti Cassiani, sanctg Marig 
"matris Domini, sanctg Agathg, sancti Au- 
"gustini, sancti Stefani confessoris cum 
' omnibus vicinis „; 

et: 
j afriu iiob " post sexagcsimum octavum diem, die 

" quinto intrante aprili ignis exivit de domo 
"Chaucamini de Arimino, qui combussit 
" viginti quatuor ecclesias cum omnibus a d i a - 
"centibus in eis, scilicet ecclesiam et mo- 
"nasterium sancti Laurentii, sancti Zacharig 
" cum cenobio, sancti Severi, sancti P r o c u 1 i , 
" sante Marie formose, sancte Scolastice, san- 
" cti Marci cum palacio ducis, sancti Bassi, san- 
" ctilulianijsancti Geminiani, sancti Moisi, 
" santg Marig lubanico, sancti Angeli, sancti 
" Mauricii, sancti Vitalis sancti Samuelis, san- 
" cti Gregorii, sanctg Agnetis, sancti Gerva- 
" s i , sancti Barnabe, sancti Basilii, sancti R a - 
"phaelis et sancti Nicolai de Dorso-duro,,. 



" sex ecclesias, scilicet sanctorum Apostolo- 
" rum, sancti Cassiani, sancte Marie matris 
"Domini, sancte Agate, sancti Agustini, 
" sancti S t e p h a n i conf essoris cum omnibus 
" convicinis earum„. 5 

" Post sexagesimum octavum diem, die 
" quinto intrante aprili ignis exivit de domo 
"Chaucanini de lemino, qui combus- 
" sit XXIIII ecclesias cum omnibus adiacen- 10 
"tiis casis, scilicet ecclesiam et monaste- 
" rium sancti Laurentii, sancti Zacharie cum 
" cenobio, sancti Severi, sancti Prochuli, san- 
" cte Marie formose, sancte Scolastice, sancti 
" Marci cum palacio ducis, sancti Bassi, sancti 15 
" I u 1 1 i a n i , sancti Geminiani, sancti M o i x i , 
" sancte Marie lubenico, sancti Angeli, san_ 
" cti Mauricii, sancti Vitalis, sancti Samuelis, 
" sancti Gregorii, sancte Agnetis, sancti G e r- 
"vasii, sancti Barnabe, sancti Basilii, sancti 20 
"Rafaelis, sancti Nicolai de Dorso-duro „. 



y4». ///5 c. 6< A 1117. Domenego Michiel doxe fo electo da poi inteso la morte di Ordelapho Fa- 

lier doxe sotto Zara combatendo ' con Hongari; fu homo catholico et audaze et sotto di lui 
molte cosse sequite ^. 

Ne Tanno 1118 Marco Zuliam ediiichar f ece la chiexia et monasterio di santa Maria di 
la Carita ; et con consentimento dil papa li andoe ad habitar canonici regulari ^ di I' Ilordine 
di santo Agustim i qualU da poi per Alexandro terzo che vene a Veniexia et per Innocen- 
tio** fonno molto di gram privilegii adornadi \ 



2. Codd. 2,3 fremetiono XU «(/ Apostolorum. — 5. convicinis] Cosi i cod. per conviciniis. — 9. Cod. z Chau- 
canini. - Codd. 2, 3 Arimine. — 22. // rcsio della c. 63 B i bianco. — 23. 1117-doxe] Parolc e nutnero scriili dal 
Santtdo con inchiosiro rosso. — 28. Innocentio **] Cosi il cod. pcr Innocentio terzo. 



Sanudo si leggono in una narrazione in forma di appunti 
premessa alla cronaca di quel monastero; esse derivano 
dai passi del Dandolo che ho ricordato a p. 169, note 2, 4 
e 8 e p. 170, nota 2, e pero contengono la materia stessa 
che il Sanudo ha esposto nella biografia di Ordelafo Falier. 
Fonte del racconto del De Grazia furono gli Annalcs bre- 
■ucs (cf. cd. cii., p. 70, rr. 27-40) e in via subordinata la 
Cronaca esiesa del Dandolo (260 B, C), dalla quale pe- 
raltro ii De Grazia nella descrizione dell' incendio del 5 
aprile 11 06 non trasse la notizia dell'incendio della chie- 
sa di san Paterniano, omesso dall'anonimo autore degli 
Annales brevcs. E appunto per questa omissione le chiese 
ricordate in quel passo dall'anonimo e dal De Grazia 
sono ventitre e non ventiquattro. 

' Notisi che " combatendo „ ha al solito il valore 
di participio presente e per6 concorcla con " Ordelapho 
Falier „. 

* Cf. Dandolo, 267 D, donde P. Dolfin, p. 269. 

' Cf. Dandolo, 268 A-B, donde Pietro Dolfin, 
p. 270; la cronaca "Marc. It. VII, 2034,30.1463, 
pone come data il 7 agosto 112 1, donde GioRGio Dolfin 
(c. 64 B). 



25 



* Nessuna cronaca dice esplicitamente che fossero 
di s. Agostino. II Trevisan (c. 37 B) da: " e de consen- 
" timento de papa Chimento secondo, mese in ditto mo- 
" nestier canonici regulari „. II Corner (Ecclesiae Vc- 
neiae, V, 158-164) da il testo: i) della lettera di Calisto II 
a Marco luliano in data di Aversa 24 luglio H2i colla 
quale approvo l'opera di lui ; 2) della lettera di Innocen- 
zo II a Giovanni priore del monastero ravennate di S. 
Maria in Porto in data di Pisa, 22 giugno 1134-1136, 
nella quale lo invita ad assumere il governo di S. Maria 
della Carita di Venezia; 3) della bolla di indulgenza lar- 
gita da Alessandro III a quella chiesa il 29 maggio 11 77; 
4) del privilegio accordato alla medesima chiesa da In- 
nocenzo III in data dcl '9 gennaio 1206. Cf. anche per 
le altre edizioni delle tre prime lettere Jaff^, of. cii,, 
I, p. 801, num. 6924; p. 869, num. 7746; II, p. 308, 
num. 12849. La lettera di Innocenzo III manca tanto 
nei Rcgesta di quel pontefice, quanto nei loro supple- 
menti; si confronti all'uopo l'edizione datane dal Balu- 
ZE (Epistolarutn Innoccntii III libri undccim, Paris, 1682) 
e la ristampa di questa e di quella del Bri£(^uigny (Pa- 
ris, Nyon, 1791) curata dal Migne in Patrologia laiina 



LE VITE DEI DOGI (domenico michiel) 



181 



1120. nel terzo anno dil suo ducado se impi6 fuogo in San Piero di Castello et la chiexia /5 </<«««*« u2o 
con alcune caxe si bruxoe '. 

Et nel quinto anno dil suo ducato, 1123, hessendo sta fatto grande armata a Veniexia Agosto 1122 
sopra la qual esso doxe montoe, e partito dil porto dil mexe di avosto navego in Dalmatia 
5 et ando per conquistar Corphu, la qual ixola erra soto lo imperador di Constantinopoli, dove 
hessendovi a Tasedio, piu volte li fece dar bataglia, ma non la pot6 obtenir ^. et fo morti in 
ditte bataglie; ne fo morti assa' zente di una parte et Taltra. 

In questo tempo el soldam de Mori, hessendo venuto contra li Cristiani a recuperatiom Agosto 1122 
di la Terra-santa, et quelli Cristiani roti et preso lo re Balduim secondo di Hierusalem, 
10 Calisto papa exorto li principi Cristiani e fece cruciata per honor di la santa fede di Cri- 
sto, et comando si andasse a recuperar re Balduim ^ qual erra im prexom dil Soldam*; unde 
il doxe con il Conseio dil comum di Veniexia fo disposti di aiutar la fede di Cristo, et adu- 
nato 200 ^ velle, esso doxe montb su Tarmada e fu fato li pati che di tutte le terre e lo- 
chi si aquistava in questa impresa, uno terzo fusse dil re, uno terzo dil patriarcha di Hie- 
15 rusalem et uno terzo dil comum di Veniexia, e che la spexa di la guerra far si dovesse per 

terzo ", perhoche 1' imperador di Constantinopoli era con nui '. et zonta in Soria in uno lo- An. 1123 
cho chiamato lope, vulgarmente ** ', scontrono da 60 mila Mori e altra zente infedel, et la 



3. 1123] Cosi il cod. — 9. rotl] Cod. roto. — 17. **] II cod. premette a vulgarmente d'altra mano del see. XVI 
e con inchiostro giallastro : detto hora, e vi aggiunge colla stessa scrittura ed inchiostro Zaffo, sicchh il fasso corretto 
h detto vulgarmente ZafFo; cf. la nota 8 di questa fagina. 



CCXIV-CCXVII ove sono comprese anche, come appen- 
dice, molte lettere di quel papa che mancano nel noto 
registro ufficlale dell*Archivio Vaticano. 

'. Cf. Dandolo, 368 C-D, donde Pietro Dolfin, 
p. 269. II Dandolo trasse la notizia dagli Annales bre- 
vcs (ed. cit., p. 71, rr. 18-21). 

' Cf. Dandolo, 270 B-C, donde Pietro Dolfin, 
pp. 274 e 275. II Dandolo treisse le notizie dagli Anna- 
les breves (ed. cii., p. 71, rr. 22-24), Aa\V Historia ducum 
(ed. cit., p. 73, rr. 34-40). Anche Foucher De Char- 
TRKS (Ilistoria Iherosolymitana in Recueil des historiens 
des Croisades. Historiens Occidentaux, III, 449) che fu con- 
temporaneo a questi avvenimenti, attesta la fermata della 
flotta veneziana a Corfii nelPinverno del 1122-1123. 

' La notizia della prigionia del re Baldovino II 
fatta per opera dei Turchi e attestata non solo da An- 
DREA Dandolo (270 A), ma anche dal Trevisan (c. 37 B), 
da Enrico Dandolo (c. 21 B) e dalle cronache "Marc. 
It. VII, 2051, (c. 14 B), «Marc. It. VII, 788 „ (c. 
22 B), "Marc. It. Zanetti, iS, (c. 67 A), « Marc. 
It. VII, 2034 „ (c. 141 B), di GioRGio DoLFiN (c. 62 B) 
e di PiETRO DoLFiN (p. 269). Ma Andrea Dandolo 
(269 e 270) pone gli eccitamenti di Calisto a Venezia per 
la crociata come anteriori alla prigionia di Baldovino. II 
passo di Andrea Dandolo (269 B " quo tempore-neces- 
" saria ferrent „) deriva quasi alla lettera dalla Historia 
satyrica di Fra' Paolino (Cod. Vat. 1960, c. 233 A). 

< Cf. MuRATORi, XXII, 487. 

5 Cf. Historia Ducum, p. 73, rr. 28-34, donde Andrea 
Dandolo (269 B-C) ; tutte e due le cronache erano note 
al Sanudo. Foucher De Chartres (op. cit., III, 449), da 
questi particolari: "classis quippe corum centum 
"vlgintl navium fult, exceptis carinis vel 
"carabis, quarum aliae quidem rostratae, aliae one- 
" rariae, aliae vero triremes fuerunt,; aggiunge che era- 
no cariche di legname adatto alle costruzioni delle macchi- 
ne d'assedio e portavano millecinquecento tra Venezlanl e 



pellegrini e trecento cavalli, e che il viaggio fu lento per 
la necessita di entrare gpesso nei porti per provvedersi 
d'acqua; difatti nel 1122 partirono da Venezia, sverna- 
rono a Corfu, poi si recarono a Motone e a Rodi e nel 
II 23 arrivarono in Siria. I " carabi „ erano navi dai 
fianchi arrotondati e con una sola coperta ; cf. Gugliel- 
MOTTi, Vocabolario marino e militare, Roma, Voghera, 
1889, s. V. caravfella. Guglielmo Di Tiro, vissuto 
tra il II 27 ed il 1184 circa, da altre notizie (Historia 
rerum in fartibus transmarinis gestarum a tempore succcs- 
sorum Mahumeth usque ad annum Domim MCLXXXIV 'va. 
R6cueil des historiens des Croisades. Historiens Occiden- 
taux, I, pp. 545-546): il doge coUa flotta parti da Vene- 
zia e giunse a Cipro ove seppe che la flotta di Egitto 
stava presso la marina di Giafta; allora egli s'avvi6 verso 
quella parte per la battaglia; la flotta veneziana si compo- 
neva di quattro grandi navi che servivano per traspor- 
tare i viveri, le macchine, le armi e le altre suppellettili, 
di quaranta galec e di ventotto navi maggiori rostrate for- 
nite di cento remi e duecento rematori e denominate gatti. 

" II Sanudo ha confuso i fatti; una convenzione 
solo in parte simile a questa, venne fatta realmente da 
Venezia, ma nel 11 23 con Varmondo patriarca di Gerusa- 
lemme e poi nel 1125 col re Baldovino II. I due patti sono 
stati pubblicati da Tafel e Thomas, op. cit., I, 79-95. 

■^ II S.inudo qui ha male Interpretato il passo del 
Dandolo (269 C. 270 C) e quello della Historia ducum 
(ed. cit., p. 73, rr. 34-38) che ne fu uno dei fonti; coIl'im- 
peratore Calolanni Venezia era allora in discordia per- 
che non aveva confermato il privilegio largito ad essa 
da suo padre Alessio I, e per6 i Veneziani in quella 
spedizione volsero le loro navi priraa di tutto contro 
CorfCi. II Dandolo ha anche seguito la testimonianza 
della Historia Satyrica di Fra' Paolino (cod. Vaticano 
1960, c. 223 B). 

* La cronaca "Marc. It. VII, 2034 „ (c. 142 
A) Aa. : " in lie aquc de Ziaflb ,. 



182 



MARIN SANUDO 



c. 64 B 



nostra armada erra sola con 7000 homeni da fati. unde gaiardamente nostri m6sseno in 
terra et dete nel barbaro stuolo, et volcndo cussi lo eterno Idio, lo rompeteno et per tal 
rota sequite uno gram miracolo clie si batizorono di quelli et v6neno a la fede di Cristo da 
numero 4000. e ne la bataglia fata fo morto di le persone 7000, per la qual cossa per il 
fetor di corpi morti che restorono sopra la tcrra, lo aere se corumpete ' et molti di ditta ar- 
mata si amallono. et per il star fuora tanto di la nostra armada vene al doxe a mancharli li 
danari da pagar le zente di rarmada; || el qual doxe con summa prudentia si penso di far 
una provisiom, e feze bater una certa moneda, chi dice di rame et chi scrive di cuoro, ma 
io credo fusse di»* con la sua arma suso che erano liste; ^ et fece publico editto che per 
tutta Tarmada si dovesse spender, prometendo a tutti sopra la sua fede zonto che '1 fusse a 
Veniexia a cadaum che havesse tal sorte di monede le toria e li daria tanti ducati d'oro; 
et cussi fu fato et fo observata la ditta promessa, e da quel tempo in qua el ditto doxe e soi 
descendenti da cha' Michiel sopra la sua arma vi azonseno a le trexe ducali d'oro per** 
numero»*, sicome si vede al presente la ditta sua arma '. 



' Cf. per questa parte del periodo Dandolo, 270 
C-D, donde Pietro Dolfin, p. 275. II Dandolo ha 
tratto la notizia quasl alla lettera dalla Historia satyrica 
di Fra' Paohno (Cod. Vat. 1960, c. 233 B). Fouciier 
De Chartres (pp. cit., 452) da importantl particolari 
sulla battaglia di Ascalona: il doge con una parte dclla 
flotta s'avvi6 verso loppe e mando l'altra, che era la mi- 
nore, in alto mare, perchfe i Saraceni credessero che an- 
dasse verso Gerusalemme dalla parte di Cipro ; i Sara- 
ceni vedendo a loro accostarsi diciotto navi veneziane, 
si accingono alla battagUa; quelle navi la evitano per 
unirsi all'altra parte della flotta; come i Veneziani hanno 
riunito le loro forze, assaltano la flotta dei Saraceni c ne 
fanno strage. Guglielmo Di Tiro (0/. cit., pp. 546-547) 
riferisce questi altri fatti : il doge come seppe che la flotta 
di Egitto era passata dalla marina di Giaffa in quella 
d'Ascalona, 8'avvi6 verso quel luogo; mand6 innanzi le 
navi onerarie e le ventotto rostrate, perche sembrassero 
ai nemici navi mercantiU e non da guerra, e tenne le 
galee al seguito di queste, ma a distanza ; col favore del 
vento e della notte poterono avvicinarsi alla flotta ne- 
mica e sorprenderla al mattino, e allora avvenne la bat- 
taglia; la galea ove stava il doge, precorrendo alle altre, 
urt6 coUa nave ove si trovava il duce della flotta avver- 
saria e ne venne un'aspra zuffa nella quale questo con- 
dottiero fu preso ed ucciso ; la flotta egiziana fu scon- 
fitta coUa perdita di quattro galee, di quattro ffatti e 
della capitana ; tanta fu la strage che il mare per due mi- 
glia apparve tinto di sangue e per i cadaveri respinti 
dalle onde suUa costa scoppi6 una pestilenza. Martin 
Da Canale (0/. cit., 302) circa questa battaglia aflerma 
soltanto che " il pristrent XI galies de paiens „ ove 
" XI „ e errore di trascrizione per " IX „ e da la notizia 
falsa che I Veneziani avessero preso Ascalona. 

2 II Sanudo qui designa per " liste „ quello che piu 
sotto denomina " trexe „ ; la frase " che erano liste „ e 
soltanto la descrizione delParma. 

• II "Chron. lust. „ c. 157 B, nel noto catalogo 
delle famiglie da: " Michacles de urbe Romana venerunt 
" ex nobilissimo sanguine (e nel margine iValtfa mano del 
temfo scilicet Mutio) antiquitus procreati; tribunl an- 
* teriores fuerunt, sapientes, audaces, placibiles et elar- 
" gitate plenisimi. sed notandum est quod maxima est 
"differentia inter Michaeles nobilitatc antiquitateque. 



10 



" licet omnes unam gerant armaturam ct se pro prole 
" expelant de Consilio. est etiam presciendum quod Mi- 
" chaeles ab antiquo gerebant hanc armaturam (segue lo 
stemmn ovc Varmatura i disegnata cd h un camfo azzur- 
ro con tre liste biancke), et dominus Dominicus Michael 
" dux inclitus Venetorum dum esset pro recuperatione 
" Terre-sancte in partibus Syrie cum exercitu copioso 
" quando Tyrum cepit potenter, numum {sic!) eisdem 
"deficiebant. qua de causa monetam quandam Micha- 
" lati vocatam cudi et fabricari mandavit et tunc cx 
" tanta victoria habita de captione Tyri dictum numum 
" in armatura sua addidit in hoc modo {segue lo stemma 
clie h qticUo di prima ma col discgno di queste moncte) 
" ut est hodie evidentibus manifestum; quam omnes dc 
" dicta progenie ab anno Domini 1133 et citra gerunt 
"cum honore et gloria triumphali „. . Per la notizia sul- 
l'arma ilChron.Iust.ela fonte piu antica di datacerta. 
Sullo stesso fatto si legge nella cronaca del Trevisan, 
c. 37 Ji, il passo seguente che discorda da questa testi- 
monianza circa l'antico stemma di quella famiglia: " e in 
" questo tempo atrovandose el dito misier Domenico ne 
" le parte de Soria, come e ditto, in aquisto de le pre- 
" ditte Tere-sante, 11 manch6 la moneda, per la qual 
" cosa lo esercito tutto erra in desolatione, e volendo el 
" ditto doxe proveder a tanto desordene, fcce bater una 
" certa sorte de moneda alla qual fu ditto Micheleti 
"scudi e con quela pago e socorse tutta l'armada; 
" per la qual provision e in segno di ci6 tutti li Ml- 
" chieli ancuo in d\ in Venlesia per memoria de qucsto 
" portano li ditti scudi ne le loro arme, che prima 
"portavano nelle loro arrae do lioni d'oro in 
" p\e nel campo azuro „. Colla narrazione del Tre- 
visAN concorda quella pifi breve di Enrico Dandolo (c. 
22 A). Quanto alla materia colla quale venne composta 
a Tiro questa moneta Pietro Dolpin attesta (p. 278) 
che era di cuoio ; difatti riferisce : " ancora, e da notar 
" che demorando in questo assodio e conquisto de Terre- 
" sante, el venne a mancar la moneda per far le paghc 
" aIl'exercito, fece batter una monedadecuoro 
"cum sua imprunta, la qual vegniva dicta Mi- 
"chaletti, e quella orden6 chc fusse spexia c da niu- 
" no fosse refudata, cum promission de dar al ritorno 
" tanta moneda d'argento, e cum tal provedimento soccorse 
" tutta la cruciata ; et in segno di zu6 tutti quelli da 



LE VITE DEI DOGI (domenico michiel) 



183 



Dapoi el doxe and6 a*», dove trovb X nave di Mori merchadanti et quelle prese e molti 
di Mori amazono '. 

Et poi ne Tanno diU* capit6 dita armada a Tjto insieme con li baroni di re Bal- 
duim; et parendoli dubio il combater convenendo smontar in terra, dicendo: " li Venitiani 
" monterano su 1' armada et si partirano e ne, lasserJi qui „ , et per asecurarli di questo 
acci6 non si perdesse il tempo e per dar piu vigoria a li nostri vedendo non potersi sal- 
var su Tarmada et che combatesseno virilmente, il doxe fece trar uno magiero S overo 
taola, per ogni nostra galia da la parte di fiancho, ita di la galia, et quelle dete in le man 
di r armata di re Balduin azi6 fusseno ben cauti che Venitiani o prenderiano Tyro o mai 
si leveriano di la impresa. et datoli molte bataglie e Ihoro Mori defendendosi virilmente', 
fu mandato uno colombo in la terra con una lettera ligata al piede per la qual si scri- 
veva li pati se li faria volendossi render. e visto li custodi li pati', a rultimo dil mexe di 2g giunno 1124 
zugno ne Tanno 1125 si reseno a Cristiani, e cussi sul castello e su le torre fu poste le ban- 
diere, prima quella di re Balduin, poi quella di Venitiani, e la terza dil conte di Tripoli, 
che anche lui erra in la ditta armada °. et in questa citk fo trovada una piera grande sopra 



I »*] Cosi il cod. fer Laris (cioh Elarisch) secondo la testimonianza dcl Dandoh, di fra' Paolino {cf. la nota r 
di qttcsta pagina 183) e dei Secre ta fidelium crucis di Marin Sanudo il vecchio (cd. Bongars,in Gesta Dei 
fer Francos, II, ijg) e di Guglielmo di Tiro {of. cit., p. J48) che la denomina: "Laria antiqulssimam 
" solitudinis urbem maritimam,. — 3. **] Cosl il cod. fer 1124.' 



" ca' Michiel portano li ditti Michaletti in la soa arma „. 
II Sanudo quindi pu6 aver accennato a Pietro Dolfin 
nella frase : "et chi scrive di cuoro „ ; ma la stessa 
notizia c data anche dal catalogo delle famiglie vene- 
neziane nella cronaca "Marc. It. VII, 2034, ac. 
64 B e nell' esemplare Marciano cit. della Cronaca del 
Contarini (c. 34 A), tutte e due usate dal Sanudo nella 
composizione di queste V i t e ; il catalogo della cronaca 
del Contarini deriva da quello dell'altra. La stessa no- 
tizia anche si legge (c. 21 A) in un altro catalogo delle 
famiglie veneziane composto pochi anni dopo il 1489 che 
precede la cronaca di Giorgio Dolfin nel cit. esemplare 
Marciano ; nel racconto della mutazione dell'arma questo 
catalogo concorda colla testimonianza del Trevisan. Ma 
5 da notare che Guglielmo Di Tiro (0/. cit., p. 576) 
attesta che i "Michaelitae,, erano la moneta pii 
usata allora nel commercio in quei luoghi ; ed in un al- 
tro passo (op. cit., p. 471) da ad essa una origine bizan- 
(Ina: " triginta millium Michaclitarum, quod genus au- 
" reorum tunc in publicis commerciis erat celebre, a 
" quodam imperatore Constantinopolitano, qui eam mo- 
"netam sua fecerat insignem imagine, Michacle nomine, 
" Bic nuncupatum , ; cf. anche Romanin {op. cit., II, 48). 
Neir.VXESldi di Anna Comnena (Lipsia, Teubner, 1884, 
n, p. 219) a proposito della conveniione fatta da Boe- 
mondo con Alessio Comneno e ricordata questa moneta 
nelle frasi: " Siaxoctas X(i?:z3 x^j Mixofl^^xou x°<.^*Y^3 n 
e a p. 200 " TaJ.a/xa Jtjicijia xou n^pcgsPaJtXeuxixGj xupi^u 
" MtxarjX TcotoxYjtcc xs t.i.\ y%^a.'^r(^ a^io^spovxa „; questo 
imperatore fu Michele VII Ducas che regn6 dall'agosto 
1071 al 31 marzo 107S; cf. Possin, Glossarium Annacum 
(p. 470 8. V. Mt)(ar)Xixo3 aggiunto al testo deIl'AXs|id3 
nell'edizione di Bonn, Weber, 1839-187S, II, 3S5-414); la 
testimonlanza di Anna Comnena conferma quella di 
Guglielmo di Tiro. Cfr. anche Du-cange, op. cit. s. v. 
Michaelitae. 

' Cf. Dandolo, 270 D, donde Pietro Dolfin, p. 



275. II Dandolo alla sua volta trasse alla lettcra la no- 
tizia dalla Historia satyrica di Fra' Paolino (cod. Vat. 
1960, c. 233 B), la quale pure si legge con molte somi- 
glianze di concetto e di forma nei Sccreta fidclium 
crucis di Marin Sanudo il vecchio (ed. Bongars in 
Gesta Dci per Francos, II, 159). Di questo avvenimento 
una testimonianza molto piu antica e particolareggiata 
si trova neIl'opera citata di Guglielmo Di Tiro (p. 548) 
il quale attesta che dopo la vittoria di Ascalona la flotta 
vencziana giunse ad Elarisch per esplorare le operazionl 
delle navi avversarie, si impadroni di dieci navi nemichc 
cariche di spezie, panni serici e altre merci e poi si rec6 
ad Acri. 

' Cio& uno dei pezzi di legname inchiodati in egual 
distanza suUa carena di una grossa nave; cf. Boerio, 
op. cit., s. V. mag^ri. 

' Cf. per questa prima parte del periodo V Ilistoria 
dttcum, ed. cit., p. 74, rr. 6-12 e Dandolo, 270 D e 271 
A-B, le quali opere erano note al Sanudo. La stessa 
notizia si legge anche nel capitolo XX della cit. cronaca 
di Martin Da Canale, ed. cit., p. 304. 

■• II fatto del colombo e narrato, ma in modo piu 
ampio e con particolari molto diversi, nei capitoli XXI 
e XXII della cit. cronaca di Martin Da Canale, ed. 
cit., pp. 304-306. 

^ II passo " a I'uItimo dil mexe di zugno — erra in 
" la ditta armada „ deriva dalla cronaca estesa del Dan- 
dolo (cf. 271 C), il quale qui ha seguito quasi alla let- 
tera la testimonianza deW Ilistoria satyrica di Fra' Pao- 
LiNO (cod. Vat. 1960, c. 233 B). L'assedio di Tiro e 
stato narrato dal contemporaneo Fouchkr De Ciiartres 
{op. cit., pp. 464 e 465) nel modo seguente: I'assedio fu 
lungo ed aspro ; in una sortita gli assediati assaltano la 
maggiore macchina da guerra dei Crociati, ne scacciano 
i custodi e vi mettono fuoco ; i Veneziani saccheggiano 
una casuccia presso le mura, e gli assediati alla lor volta 
in una sortlta tolgono a quelli una nave ; alla finc il re 



m 



MARIN SANUDO 



c. 65 A 



la ' qual Cristo sedete, la qual fo tolta per li nostri e portata a nave ^ e nel ritorno di 
l'armata a Veniexia, fu posta in la chiexia di san Marco ^ ne la capella di san Zuanne 
a Taltar dove al presente b il baptisterio, et ^ fino al zorno presente, 

||Et come in altre croniche * ho lecto, par che dita armada nostra fusse solum di 4 
nave grosissime, 40 galie et molti altri navilii per portar cavalli e vituarie, su la quaFera il 5 



di Damasco viene a patti, cede la citti coUa condizione 
clie gli abitanti ne possano uscire incolumi con i loro 
averi; Tiro e il suo porto sono divisi in tre parti, due pel 
re di Gcrusalemme ed una per i Venezlani. Particolari 
pi6 copiosi ci sono stati trasmessi da Guglielmo Di Ti- 
RO (o/. cii., pp. 562-576) e sono i seguenti che qui & neces- 
sario ricordare, perchfe sono stati uno dei fonti della nar- 
razione segulta e compendiata dal Sanudo a pp. 184-188: 
dopo la battaglia di Ascalona il patriarca di Gerusalem- 
me, il conestabile del regno, il cancelliere e l'aristocra- 
zia ecclesiastica e secolare invitarono il doge nella citta 
santa, egli vi si rcco con i piu autorevoli dei suoi e vi- 
sit6 il sepolcro di Cristo. Quindi si tenne un consiglio 
a Gerusalemme per discutere intorno alle future opera- 
zioni militari, e si stabiH di assediare Tiro ed Ascalona. 
Ma subito sorsero dispareri circa la precedenza, perche 
quelli di Gerusalemme, Ramla, Giaffa e Napoli volevano 
che si cominciasse da Ascalona piu vicina e meno forte, 
e al contrario quelli di Acri, Nazaret, Saito, Beyrut, Ti- 
beriade e Biblo preferivano che si assediasse subito Tiro, 
citta piu insigne e tale da render sicuro il dominio del- 
1' intera regione. Dopo vivaci discussioni fu rimessa la 
decisione alla sorte e questa stabil\ l'assedio di Tiro, ed 
allora furono fissati i patti tra i Veneziani e il regno 
di Gerusalemme per i compensi. Tiro era citta fortis- 
sima; dalla parte del mare, cioe a Ponente, aveva dop- 
pia cinta di mura con alte torri; dalla peu-te di terra, 
cioe a Levante, la cinta era triplice con torri altissime 
e pifi numerose; un fosso ampio la circondava e in esso 
facilmente potevano essere introdotte le acque del mare ; 
a Settentrione il porto aveva alla sua apertura due torri ; 
al di fuori un'isoletta impediva I'impeto delle onde, tal- 
che il porto dava alle navi una stazione sicura ed era 
esposta soltanto alPAquilone. Questa citta aveva due so- 
vrani: il califo d'Egitto che ne teneva due terzl, ed il re 
di Damasco al quale l'aItro aveva ccduto la terza parte, 
perche assistesse la citta al bisogno. La popolazione era 
ricca pel grande commercio e in quel momento s'era ac- 
cresciuta per i molti profughi di Cesarea, Acri, Saito, 
Tripoli, Biblo e altre citta della costa i quali credevano 
di stare in essa al sicuro. La flotta venexiana ne oc- 
cupo il porto, l'esercito cristiano 1 luoghi vicini alle 
mura. Le navi furono tratte in secco, meno una galea 
che doveva essere di guardia, e col materiale portato dallc 
navi il patriarca ed il doge fecero costruire un castello 
perchfe i loro guerrieri combattessero da vicino con i sol- 
dati delle torri, e varie macchine per il getto dei massi di 
pietra. Gli assediati alla loro volta si difesero con molto 
valore e fecero delle sortite. II conte di Tripoli accorse 
in aiuto degli assedianti ; questi si accesero sempre piCi, 
mentre quei di Tiro cominciavano a perdersi d'animo. 
Gli abitanti di Ascalona tcntarono una diversione su 
Gerusalemme, ma furono respinti, Quel di Tlro richie- 
sero aiuto ai califo d'Egitto e al re di Damasco; gli as- 
sedianti alla notizla che si preparavano ad assalirU la 
flotta del primo e l'ef!ercito del secondo, divisero le loro 



forze in tre parti : la cavalleria colla fanteria mercenaria 
sotto gll ordini del conestabile e del conte di Tripoli 
dovevano muovere contro il re di Damasco; la flotta ve- 
neziana doveva avviarsi contro quella d' Egitto e difatti 
avanz6 sino ad Alessandria; il rimanente doveva starc 
alla custodia delle macchine e dei castelli. II re di Da- 
masco che s'era avvicinato al fiume a quattro miglia da 
Tiro, si ritir6; la flotta d'Egitto non apparve; i Vene- 
ziani ed i Cristiani ritornarono alI'assedio. Alcuni gio- 
vani di Tiro misero fuoco alla maggiore macchina degli 
assedianti ; essi furono uccisi, mentre altri dei Crociati 
procuravano di spegner 1' incendio sotto i colpi degli 
archi e delle balestre dei soldati nemici che combattevano 
dalle torri. I Crociati vedendo che nel loro esercito le 
macchine erano adoperate con poca abilita, chiamarono 
Havedic, un armeno che stava in Antiochia, perche ne 
dirigesse le operazioni. Intanto Balak, principe turco, 
movendo da Aleph assedi6 Menbodi ( " Hierapolis „) 
retta daII'emiro Ilassan che non gliela voUe cedere; du- 
rante l'assedio, Balak chiam6 a se l'emiro, che troppo 
credulo ando al convegno, ma a tradimento ebbe moz- 
zata la testa. Allora losselia di Courtenay conte di 
Edessa che stava allora in Antiochia, mosse contro Balak, 
lo vinse a Menbcdi e gli fece tagliar il capo ; questo fu 
portato nel campo degli assedianti a Tiro da un giovane 
che dal conte di Tripoli fu fatto cavaliere. Intanto l'as- 
sedio continuava; alcunl giovani di Tiro presero la galea 
che stava a guardia del porto ed aveva cinque soldati ; 
di questi uno fu ucciso e gli altri quattro si salvarono 
a nuoto. Gli abitanti di Ascalona tcntarono per la se- 
conda volta una diversione nel regno di Gerusalemme, 
ma non giunsero che a Bilin ove uccisero quasi tutti 
gli abitanti. Alla fine quci di Tiro mancando di viveri 
decisero di arrendersi ; il rc di Damasco ritorn6 coll'c- 
sercito al fiume a quattro miglia da Tiro e tratto per 
la resa coUa condizione che i cittadini potessero uscirne 
Incolumi con i parenti e gli averi, e che a quanti vo- 
levano ivi rimanere fosse assicurata la vita e la pro- 
prieta. La proposta fu accettata; i Cristiani enlrarono 
in Tiro il 29 giugno 1124 e con loro maraviglia non 
vi trovarono che cinque moggi di grano ; il vessillo del re 
di Gerusalemme fu innalzato sulla torre sovrastanle alla 
porta, quello del doge sulla Torre-verdc, e quello del 
conte di Tripoli sulla torre, che dicevasi " Turris Ta- 
nariae „, La citta fu divisa in tre parti secondo il patto. 
' Cf. MURATORI, XXII, 488. 

* Cf. Dandolo, 271 C, che trasse la notizia dalla 
Ilistoria Saiyrica di Fra' Paolino (cod. Vat. 1960, c. 
233 A). 

' Cf. Dandolo, 272 B, che trasse la notizia dalla 
Ilistoria Satyrica di Fra' Paolino (cod. Vat. 1960, c. 
233 A). 

* Nella cronaca "Marc. It. VII, 2034, (c. 143 
A) si legge : " e de subyto \y fexe far IIII grandenyssy- 
" me nave per portar le vytuarie et inzegni et savta- 
" menti et bonbarde et altre cosse. et anchora, l_v fexe 



LE VITE DEI DOGI (domenico michiel) 



185 



doxe. e parti * dil porto nostro a di 8 avosto 1117 et navigoe a la dretura a la volta di Cypro, 
dove intese l'armada de Mori teniva a mente di ditta nostra armada. et sapiando questo il 
doxe, con bon animo si parti con Tarmada et ando a Scalona dove se diceva trovarsi la 
sopra dita armada di Sarazini. e havendo la matina per tempo vista di quella, el doxe fece 
5 meter le galie ben im ponto, invocando lo auxilio di lo eterno Dio and6 contra Tarmada ini- 
micha, la qual erra ben da 100 vele, su la qual erra grandissima quantita di zente et assais- 
simi arzieri turchi; la qual vigorosamente si mosse per venir contra la nostra chiamando 
Machometo in Ihoro aiuto, et nostri chiamavano il protector san Marco evanzelista. et zonta 
insieme, si comenzo una crudel bataglia la qual duro per spazio di 9 horre continue, ma 
10 come piaque a Tonnipotente Idio et san Marco nostro protector quella di Mori fo sconfita 
et rota. et subito il doxe fece taiar la testa a quel moro capetanio di la ditta armata con tutti 
li altri che erano sta presi vivi. et fu si gi-ande la ditta bataglia che tutto il mar iera co- 
verto di sangue ^ e da poi tre di trovo le x nave de Mori carge di marchadantie, come ho 



" far molty navvly per portar chavay {rioli cavalli), i 
" qual 8C chlama arzyli che xt al modo de gaWe. anchora, 
" li arma XL galie ben In pomto et fo apariade dc tuto 
" quelo clie li fo de mestier „. Questo passo deriva dalla 
testimonianza dl Guglielmo Di Tiro (o/. cit., 545) : 
" cum quadraginta galeis, gatis viginti octo, quatuor ma- 
" ioribus ad devehenda onera aptatis navibus „, e pii 
sotto: " erant sane in eadem classe quaedam naves ro- 
" stratae quas gatos vocant, galeis maiores, habentes sin- 
" gulae remos centenos, quibus singulis duo erant rcmiges 
" necessarii. erant autem et quatuor naves maiores, ut 
" pracdiximus, ad deportanda onera, machinaa, arma, et 
" victui necessaria deputatae „. Dal primo passo e pro- 
vato che una delle cronache alle quali il Sanudo qui ac- 
cenna, 6 la "Marc. It. VII, 2034, dondc in questa 
parte deriva la narrazione di Giorgio Dolfin (c. 62 B). 

' Seguita il racconto delia spedizione di Domenico 
Michiel in Terra-santa secondo la testimonianza della 
cronaca "Marc. It, VII, 2034, donde deriva quella 
della cronaca di Giorgio Dolfin. 

' II racconto contenuto in questo periodo e nei 
quattro precedenti deriva dal passo seguente della cro- 
naca "Marc.It.VII, 2034, (c. 242 A-Bi che il Sa- 
nudo qui ha compendiato e che per la mlgliorc Intelli- 
genza del suo riassunto giova riferire testualmente : " e 
" fato questo \y inssv de Venyexia al nome de Cristo 
" et con el stendardo de misicr san Marcho et messe in 
" mar. e tute le done piamzeva recommamdamdoli a Dio 
" che ly chonduga a salvamento et d\aU vytoria. e que- 
" sto fo de la incharnazion del nostro ssygnyor misier 
" Yesu Christo MCXVII a A\ VIII avosto. e tamto i 
"navega che lor azonsc a l'yxola de Zcpri e la 
"li ald^ zertte novele, zoe che I'armada de Sa- 
"rainl iera in lle aque de Ziaffo e tegnyva asc- 
" dyade ttutte le tere de i Cristiani. e quando el do- 
"xye e la soa zemte o\A\ tal no vele, 11 fo molto 
" daliegri et zoioxi. e subitamente li se partj' per 
" amdar a trovar la dlta armada e parevali tropo 
" eser stadi et non vedeva l'ora. e de prexcmte i xc 
"mexe in pontto per eser a la bataia chomo 
"persone che savcva molto ben farlo. c amd6 
"Inversso Schalona ct la note li vene adoxo, 
" ma per la grazia de Dlo i aveva ben azio, el vento 
"iferaly segomdo, chomo ely Tavese sapudo doman- 
" dar. equando venne la mattlna, chomo el piaxe- 
" te a Dio, 11 se schomtra in I'armada de queli 



*d'Egipto che iera pliuy de C grosse galle, e la xuso 
" ly aveva gramde quantytade {cod. quatytade) de zemtc 
" et asaysymi arzieri turcheschy che iera semza numero 
" et vegnyva vigoroxamente contra ly Venyziany e feva 
" sonar pyfari, trombete, tamburlly chon uno ardor che 
" le voxe andava In fina in ziello. 

" Chomo fo la bataia et chomo i Venyzia- 
"ny ave vitoria et sschonfixe C galle de Sa- 
"rayny. — ma el bon doxie non dota (cioe dubita) 
"niente, non hostamte ch'y foxe semzia numero. et 
" quamdo ly se venne aprossymar I' una armada chon 
" i'altra, i Sarayni cridava et chiamava Machometo e lli 
" Venyziany chiamava san Marcho vanzellista. el doxe 
" iera suxo una gaUa molto ben firmada et 
"chomamda a quelo dal timon et al suo cho- 
"myto che con el nome de Cristo e del vanzelysta 
" misier san Marcho che ly andasse a ferir in la 
"ditta armada de Sarayni e cho lor investixe 
"lo so armyraio. e chossy el fexe e se ferl in 
"tal manyera che quaxy le se rompe. e fo la 
"bataia tanto haspra et crudelyssyma, et dura 
" per molte hore, et a la fin la gaUa del doxie 
"prexe quela de l'armyraio de Sarayni, et que- 
" sto deve remder grazie a Dio et mysier san Marcho 
" evanzelysta. e prexa che i l'avc, del subito mi- 
"sier lo doxie fece taiar la testa al dito ar- 
"myraio de Saraini. la bataia fograndeet lon- 
" ga et pericholoxa et spyzialmente de freze le qual 
" ttrazeva quely infedelli, che ly feva grande dalmazo ; ma 
" pur a le perfin ly prexe la mazdr parte de la dita ar- 
" mada ct m6xeno in schomfita, et poche fo quelle gal\e 
" che scanp6. e zerto quely che vete, testemo- 
"nia che por III mia el mar iera tuto vermeio 
" per l'abomdamzia del samgue che la iera sta 
"sparso. e da puo el mar gitd in tera 11 chor- 
" py mortl, et fo in tanta quamtltade che que- 
" lo luogo dove i fo gitadi in tera, i choron- 
" pe l'aierc per modo ch'el vene in quelo luogo 
"gramde mortalitade. et per questo modo cliomo 
" voy ave aldido, ave li Venyziani vytoria a l'aide de Dio 
" benedito e del glorioxo misiJ;r san Marcho „. Da quc- 
sto racconto deriva quello di Giorgio Dolfin (cc. 62 B 
e 63 A). I.a narrazione del Sanudo c indipendente dal 
sunto del Dolfin, perchft da particolarl omessi da qucsto. 
La narrazione deIl'anonimo ha elementi clie risalgono a 
quclla glA citata del Dandolo, ai Secrcta fidelinm cru- 



186 



MARIN SANUDO 



scrito \ di le qual ne prese 8 et partl el butim tra Ihoro, che era un grandissimo haver ^, 
e fate queste cosse la nostra armada and6 in Acre e li fo mandado per misifer lo patriar- 
cha di Hierusalem che era»« et quelli signori che erano in quelle parte, ambasadori al 
nostro doxe, laudando Dio e misi^r san Marco ringratiandolo di le opperatiom fate contra 
Mori '. c il doxe chiamo il Conseio zeneral; e fato molti rasonamenti terminono di andar a 
combater el Suro, e di sopra ho scripto Tyro * ; et f o con eff ecto ". e messo tutta 1' armada 



3. **] Cosi il cod, 
(of. cit., I, 79-94)- 



II suo nome i Warmundus, come appare nel documento del 1123 edito da Tafel e Thomas 



ds di Marin Sanudo il vecchlo (cd. cit., II, 159) alla 
Ilistoria Satyrica di Fra' Paolino (cod. Vat. 1960, c. 
233 B), al seguente passo della Ilistoria Iherosolymitana 
di FouciiER De Ciiartres (0/. cit., III, 4S3): " fide 
" caret quod ultra humanum auditum in navibus bases 
" occidentium sanguine fluido tinguerentur. itaque naves 
" multis onustae opibus capiuntur. corporibus quidem 
" extra naves tunc iactatis, usque ad quatuor millia pas- 
" suum salum rubescere circumquaque videretis „, e spe- 
cialmente alla cit. narrazione di Guglielmo Di Tiro 
(0/. cit.y pp. 545-547) ; anzl la parte stampata con carat- 
teri spazieggiati, meno le parole che formando il titolo 
di un capitolo cominciano col capoverso e sono separate 
dalle susseguenti mediante il segno — , deriva da questa 
fonte. 

' Cioe a p. 183, rr. 1-2. 

' Le notizie di questo periodo in gran parte de- 
rivano dalla cronaca "Marc. It. VII, 2034^ dove (a 
c. 142 B) si legge: " Chomo \y prese X nave de 
" Saraini. — e da pu6 partidi da la bataia vogamdo III 
" ziorny la ditta armada de Venyziany ttrova X nave 
"de Saralny charge de gramde marchadantia 
"et molto richy, le qual nave lor le prexe et 
"partUe ordenadamente ttra loro, che fo uno 
"gramdissymo vadagnio,; da questo passo deriva 
quello di GioROio Dolfin, a c. 63 A; ma anche qui il 
Sanudo non si e attenuto al riassunto del Dolfin, pcr- 
chfc da notizie omcsse da questo. La testimonianza del- 
I'anonimo fa capo a quelle di Fra' Paoj-ino, di Marin 
Sanudo il vecchio e del Dandolo, ricordate nella nota i 
a p. 183. Anche Foucher De Chartres (oJ>. cit., III, 
453) narra questo fatto : " deinde quum ultra Ascalonem 
" exploraturi aliquid proficui remigarent, obvias sibi rep- 
" pererunt deccm naves alias, diversis alimentis confertas, 
" quibus inerant ligna, proceritate magna et directa, ad 
" componendas machinas spectabilia. illas quoque cum 
" munimentis pluribus, etiamque auro et argento, num- 
" mismatibusque multis, pipcr quoque et ciminum ct di- 
" versas species odoramentorum diripiunt. naves vero 
" aliquantas ad terram fugitivas, in littore ipso, igni 
" combusserunt, sed et plures intcgras Ptolomaidam 
" abduxerunt. laetificavit itaque Dominus clientes suos 
" et donativis abundis multipliciter locupletavit „. Ma 
il fonte principale del racconto delI'anonimo autore della 
cronaca "Marc. It. VII, 2034 „ fu GuGLiiiLMO Di 
Tiro ipp. cit., p. S48); da esso derivano le frasi stam- 
pate con caratteri spazieggiati, meno quelle del titolo. 

^ Anche qucsta notizia dcriva dalla cronaca " Ma r c. 
"It. VII, 2034 „, dove (ac. 143 A) si legge: "Chomo 
" l'armada de Venyziani abiamdo schomfito 
"1'armada de Sarayny la and6 in Acre. — e s^ 
" toBto chomo \y Christiany sape in leruxalem che la ar- 



" mada de Venyzianl iera azonta in Acre e che la aveva 
" schomfita l'armada de Sarainy, ly lolda molto el nostro 
" sygnyor misicr lesu Cristo, e pliuy tosto che ly potd 
" lo patriarcha de lerusalem e tuti li veschovy e la chie- 
" rexia e Guyelmo de Segitto (cioi di Saita, Sidone) 
" chontestabele et vardia del reame et paris de chamze- 
" licr et tuti li altri baroni mamda al doxie de Venyexia 
" ambasiada hoferamdose a tuti i soy chomandy et pia- 
"xeri„: da questo passo deriva quello di Giorgio DoL- 
FiN a c. 63 B. La notizia dell'anonimo fa capo alla te- 
stimonianza di Guglielmo Di Tiro, dove pcrallro v'ha 
differenza nel nome del contestabile e del cancelliere (o/. 
cit., p. S48): " dominus quoque Wilelmus de Buris 
" regni constabularius et procurator, Paganus quoque 
"regius cancellarius „. 

■* A p. 183, r. 3. I due nomi erano identici; di- 
fatti Alberto D'AquiSGRANA (Historia Iherosolymitana 
nella Recueil dcs historicns des Croisa.les, Ilist. Occ, IV, 
p. 459 E) da: " usque Tyrum quam nunc Sur vo- 
"cant„. E noto che Alberto scrisse la sua opera tra 
il 1121 ed il 1158. 

^ La materia di questo periodo non h che un breve 
riassunto del seguente passo che si legge a cc. 143 A-B 
della cit. cronaca " Marc. It. VII, 2034,,: " et siam- 
" do el doxie in lerusalem chon tuta quela baronya, ly 
" chomemzia a parlar sora el fato percli^ Ili era vegnudi, 
" zoe de! profito de quele tcre sancte, et orden6 de ar- 
" salr una zitade che x6 suxo le marine che se chia- 
" mava Suro et una altra che xe chiamava Schalona, 
" perche tute le altre tere dal fiume (cod. fume) d'Egypto 
" fina in Antiozia tegniva ly Crystianny. et fo 'mde una 
" gramdissyraa chontenzlon infra de loro, zoe enfra li 
" barony, pcrche quely de lerusalem et quelli dc Rama 
" e de Zafo e de Napoli voleva et mostrava pcr mol- 
" te raxon ch'el se doveva andar ha (sic fcr a) Scha- 
" lona a chomquistarlla, perchc la iera men forte e pliuy 
" presto la se averla e chom mcn dano de 1'armada. e 
" queli de Acre et de Saito e de Nazaretto ct de Baruto 
" et de Tripoll voleva et mostrava raxon che ly doveva 
" andar ad arsa)r la zitade de Suro, e dixeva queste ra- 
" xon : se nuy vadagniamo Ssuro, el sarii profito et se- 
" gurtade de tute le ttere da mar, e da pu6 non sara 
" grieve chpsa ad aquistar le altre ttere da tera. e lon- 
" gamente dura questa chomtemzion e puocho mancha 
" ch'y non restese dc andar in nessun tuogo. ma el doxie 
" de Venyexia e 1' altra bona zemte li se intromese ad 
" questa deschordia et messe uno partido, zoe ch'cl me- 
" teria do zotole in uno chapelo, 1' una diria S u r o e l'al- 
" tra Schalona, suxo uno altar, et tolse uno puto pi- 
" zollo et las6Io amdar ad quelo oltar et djxely che liuy 
" (cod. liuiy) aportasse una de quele z6toIe a misifer lo 
" patriarcha et a tuta qiiela bona zemte. el puto and6 et 



LE VITE DEI DOGI (domenico michiel) 187 



ben in punto, e cussl le zente da pie e da cavallo, e fato molti pati e zuramenti tra Ihoro 
che qui non li scrivo ', si partino vigorosamente ; quelli da terra and5no per via di terra 
versso el Suro, e la nostra armada per via di mar. e comenzola molto a strenzer, e di di e 
di note li davano bataglie; la qual cita erra forte e ben murada e spessa di torre, et erra 
5 dentro assaissima quantith de infidelli e altri che erano 1 1 scampadi li dentro di tutte le terre c 65 n 
da le marine, credendo star piu seguri che in altro luogo. e qucsti si difendevano vigorosa- 
mente si per caxom di fioli come per il suo haver. et perch6 i sentiva che 'I signor di Da- 
masco * con el califfa ' ch'^ il suo papa, dil qual iera questa citade dil Suro, si preparava 
con grandissima zente da pie e da cavalo per venir a socorer la preditta citade, unde 

10 Cristiani di di e di notte fevano far grandissime guarde, e feno far uno grandissimo fosso 
intorno il campo. e ancora se intese el re Doton et Debelach ^ che iera il gram signor di 
Turchi, fevano zente ° per vegnir adosso Cristiani, comenzono molto a temer, e fo dito nel 
campo dil patriarcha da terra : " venendo questa zente asaltarne, Venitiani monterano su Tar- 
" mada et anderano con Dio e nui restaremo in le brige e saremo tutti morti ,. queste pa- 

15 role vene a le orechie dil nostro doxe, el qual di subito fece bater fuora uno mai^r per galia. 
e sapudo questo el patriarcha e li altri si meravigliono assai e volse saper la causa di far 
cussi. el doxe li disse averlo fato far per piu segurtii Ihoro, accioch^ i vedesse che li nostri 
voleano star con Ihoro fin al morir; unde molto lo ringratibno e st^teno tutti di bona voia. 
in questo mezo Didichim " signor di Damasco si havea messo in punto con la sua zente, 

20 et vene infin a la fiumera ' e zonto li, el spaz6 uno colombo, come 6 Ihoro usanza, con 
una lettera lig.\ a la gamba, che '1 mandava a la terra confortandoUi a doversi tenir e avi- 
sarli dil suo zonzer per darli soccorsso et che '1 destruzeria la zente cristiana, e non du- 
bitasseno di cossa alcuna. et visto quelli dil campo di Cristiani el ditto colombo, comenzono 
a cridar tutti ad alta voxe per modo che '1 colombo si smarl e cazete nel ditto campo; qual 

25 prexo e leto la letera, ne feno far una altra e la lig6 al piede dil colombo exortandoli a 
doverssi render notificandoli la soa venuta fino a la fiumara; ma sapendo come stava il 
campo di Cristiani lui vedeva non li poter socorer; perho si acordasseno al meio che i 
potesseno. unde lo colombo porto in la terra dita lettera scrita in rabesco, la qual leta, 
etiam II havendo pocha vituaria da viver, manchandoli la speranza di soccorsso comenzono c 66 a 

30 a tratar pati di rendersi con Cristiani e mando soi ambasadori al patriarcha e al doxe e si 
acordono di dar la terra con questo, che quelli volevano ussir fuora, podesseno ussir salve 
con il suo haver; e cussi fo capitolato. e aperseno le porte, e intradi dentro li Cristiani 
mdsseno il confalon di la Croce dil re di Hierusalem su le torre e quello di san Marco su 
la Torre-verde e in la terra quello dil conte di TripoH. e ditto assedio dur6 anni tre e 

35 alcuni mexi, e tre fiate fo mandato zente da Veniexia su Tarmata. e fo divisa la terra, do 



20. l\ el spaz6] Parolc scritle dal Sanudo come correzione, su fondo abraso. — 33. Croce] Cod. f — 34. su 
la] Cod. su le. 

* tolse una de quele zctole et aduxele a misi&r lo pa- " Marc. It. VII, 2034 „ a c. 143 B; il passo e 

" triarcha, la qual z6tola dixeva Suro. et fato qucsto un'esposizione della materia del noto patto di Warmon- 

" tutl lolda Dio et have speramza de andar a diconquistar do del 1123 edito da Tafel e Tiiomas, 0/. cii., I, 79-89; 

" Suro. e tuti se asuna in Acre dove iera Tarmada de le sottoscrizloni sono state trascritte dal cronista vene- 

" Venyziany, e la el fo scrito tuti y pati che dovea eser ziano soltanto in parte. 

" tra lo reame de lerusalen e 'I doxie de Venyexia „. Da ' Duk.lk, o Deccacus Ibn-Toutousch , che aveva 

questo passo deriva la testimonianza di Giorgio Dol- avuto dal califo d'Egitto un terzo di Tiro. 

PIN a c. 63 B, che lo compendia, ma meno brevemente ' II califo d' Egitto. 

del Sanudo. La testimonianza dcU'arionimo deriva nella * Qui v' e errore nei nomi ; il personaggio fe un 

sostanza e in parte anche nella forma da quella di Gu- solo, Balak Ibn-Bernhami. 

GLiKLMo Di TiRO (o/. cil., pp. S49 e sjo) salvo poche = Cf. la nota 2 

differenze; Gugllelmo pone al 1$ febbraio il principio ^ Cioh a un fiume che secondo Guglielmo Di 

dell'assedio e con lui in questa notizia concorda Fou- TiRO {of. cit., 567) stava alla distanza dl quattro mlglia 

CHER De Chartrks (op. cit., III, 459). da Tiro. 

' Sono riferiti in volgare veneziano dalla cronaca "^ Cf. Muratori, XXII, 489. 



m 



MARIN SANUDO 



parte al re di Hierusalem e patriarcha, e la terza al doxe di Veniexia, e per il doxe fo 
messo in la soa parte uno baylo che facesse raxom. e fate queste cose el doxe tolse com- 
biado dal patriarcha e da quelli signori, e con gram pianti e devutiom lo ringrationo molto 
di quello 1' havia f ato ', 



' Questo secondo racconto delfassedio e della pre- 
sa dl Tlro h in gran parte un compendio breve e non 
sempre fedele della narrazione che si legge a cc. 144 A, 
146 A, della cronaca «Marc. It. VII, 2034, e che 
pcr la retta intelligenza del passo del Sanudo riferisco 
qul testualmente : " e quamdo questi pati fo ben afer- 
" mady et sazelady da 1' una parte et de l'altra el vene 
" el ziorno dado e parttixe de Acre per tera et per mar, 
" et venne drettamente a la zitade de Suro e la i cho- 
" menzia a chombater vygorosamente; ma la iera ssj' 
" forte che per forza la non xe averia posuda aver, per- 
" ch6 la mazdr parte la iera a la faza de mar e solla- 
" mente l'aveva una intrada da ladi de tera et 
" iera da ladi de mar larga chomo uno tratto de ba- 
"lestra et aveva do muraie alte et forte e le to- 
" re iera grosse et spexe, e da la bamda de Le- 
" vamte 1'aveva III man de muraie, una avanti 
"l'altra, dove iera la intrada, et iera ly soy 
"foxy molto profomdi et pleni de aque. li Ve- 
"nyziany se mese a chonbater da ladi de niar 
" dove iera piuy forte, et chombateva vigoroxamente et 
" mdse vardye, ch6 vytuarie nh altro sechorsso li podesse 
" intrar. e lo doxie chon una partte di soy Venyziany 
" dexdxe in tera per eser clion el patriarcha et chon i 
" altri barony per parlar et chonsiar el ben de l'oste. et 
" a questo modo la dita tera de Suro fo assediada da 
" tera et da mar per modo che nessun non de podeva 
« inttrar ,. 

"Chomo fo assediada la tera de Ssuro per 
"i Vynyziany et Cristiany per tera et per 
" mar. — Questa tera de Ssuro iera del chalifa, 
"zo& del 80 ppapa, ma quando el sape che lo exer- 
" zito di Cristianny la n'amda per chonbater, el dito 
"chalifa don6 la terzia parte de la dita zitade 
"de Ssuro ha («OiJ a) luda signior de Damascho, 
"perche lo iera la apresso he ha {cioi e a) cha- 
" xdn che liuy {coii, liiuy) l'aidasse contra ly 
"Cristianny. et in questa zitade iera tuta la 
"zemte che iera scanbada de Zexaria e de Acre 
"et de Tripoli e de Saito et oltre zitade de la 
"marlna che lera in le mam di Cristianni, e 14 
" ly credeva star seguramente. e vargamdo questo 
" tenpo li Sarainy se aparia de tutc choxe che Ui iera dc 
" bexognio per andar ha {sic fcr a) sechorer la dita zitade 
" di Suro. e Uy ■Venyziany che saveva ttuto et che iera 
" maistri in simele fazemde, e '1 patriarcha et il doxie 
" feva far de grande vardye de dl et de note et fexie 
"far uno refoxo atorno la ditta zitade per se- 
"gurtade de l'oste e spexe fiade i deva bataia 
"a la dita zitade et rompeva ly muri con le 
"soe bonbarde, et per ssymel quely demtro gy- 
"tava a quely de fuora de l'oste et feva anche 
"loro de gran dano, perche ly era ben fornydi de 
" tute chosc che ly aveva mestier. et uno ziorno el 
"vene una nuova ne lo dito hoste che Dede- 
"chym {cioh Dukdk) sygnior de Damascho ve- 
"gniva et menava gramde hoste per dover tuor 



" via lo hasedio che iera inttorno la zitade de Ssuro, 
"e lo chalifa d'£gipto mamd6 molti navyli 
"chargy de gran et de vituaria e zemte de ar- 
" me In sechorso de la dita zitade, e quando 
" la bataia deveva eser da la bamda de ttera 
"quely deveva intrar da la bamda de mar. e 
" quando quely da la bamda de tera ald\ le novelle, ly 
" vene dal doxie et prexe chomsseio chon liuy che el pa- 
" triarcha et una parte de la hoste devesse star 
"in vardia de l'oste e tuta la zemte de arme 
"devesse amdar chomtra Dedechin re de Da- 
" mascho e l'altra parte deveva amdar con el 
" doxe chontra 1'armada d'Egipto. e quamdo De- 
" dechin sape zertamente che ly Cristianny ly 
"vegniva inchomtra, el sse spartti subitamen- 
" te et non ly volse aspetar, perchfe liuy cho- 
"gnisoseva le prodeze di Crystianny. e 
"quando la nostra zente vete che Dedechin 
"iera retoraado indriedo, ly se retorna in- 
" driedo de bel passo a l'asedio. e per ssyme' 
" el doxie retorn6 al dito asedio, perchfi l'ar- 
"mada d'Egipto non iera anchora in mar per 
" la paura de ly Venyziany. ma pur quely de Ssuro feva 
" de gramdi danny in l'oste, perch6 in la dita tera de 
" Suro ne iera de valemtisimy homeny Turchy che feva 
" de gramde prodeze le qual saria molto lomge ha scri- 
" ver, sychc per ora io me passo. anchora, x6 veritade 
" che Balach che iera el gram Turcho el qual 
" tegnyva el re Boldoim in prixon, lo asuna uno 
" {cod. una) grande exerzito de zemte da pe et da cha- 
" volo et vene et asedio de Seraple e fe asalto de 
" pasar {sic!) e tamto el sape far che '1 parla al 
"signior de quela tera chortexemente; et fato 
"questo siamdo vegnudo el dito sygnior a par- 
" larli lyalmente, liuy falsamente ly fexe taiar 
" la testa et ronpely la fede. e quando Lycuan- 
" syonstais signior de Rodo holdi dyr che Balach 
"lo qual iera s^ poxente e richo aveva morto 
"lo sygnior de Seralepe, e liuy se pemsa che lo 
"non li vignieria ben ad aver ssj- gramde 
"e poxemte vexln chomo iera Balach, e de 
"subito el vene chom gramde hexerzito de 
"zemte dove iera Balach, e subito Balach 
"sapudo questo ly i vene inchomttra, et 
" una partte et I'altra fono a le manefo 'mde 
" feridi de una parte et de l'alttra gramde moltitudene 
" de zemte ; ma pur a la per iin per la grazia de Dio 1 i 
"Crystianny ave vitoria. e Llichuanusyonsolis 
" chomo perfeto e bon chavalier et valente, liuy me- 
"dcmo taia la testa de Balach dc soa propia 
"man et de ssubitolo ma mdola dyta ttesta 
"de Balach in Antiozia alimche elly la man- 
"dasse a l'oste per chomfortar quely de l'o- 
"ste. e quamdo ly Crystianny che iera in 
"assedio de la zitade de Suro vete la testa 
"de Balach, moltto li fo chomtemti e quely 
" de Suro de ave gramde doia ct melinconia „. 



LE VITE DEI DOGI (domenico michiel) 



189 



Et partida rarmada di Veniexiani da le Terre-sancte, vene per la Romania et capit6 
prima a Rhodi dove havendo mancha refreschamenti e vitucirie a la dita armada, li mandono 
a rechieder, e Ihoro Rhodiani ge la negorono; unde nostri smontati su I'isola andono verso 



"Chomo lo re Dodezyn re de Damascho 
"fexe una gramdissyma oste per vegnir a 
"sccorer la zitade de Ssuro chc iera asse- 
" diada per i Cristiany et chomo pasa quela 
"chossa. — Qua diremo chonio lo re Doehoiu sygnior de 
" Damasscho fexe una grarade hoste assc mazdr de quela 

* che liuy non aveva fato in priraa. e quamdo el patriar- 
" cha et li Crystianny aldl che tanta zente ly vegniva 
" inchomtra, ly xc dubita molto et stava in gramde tre- 
" mor dygamdo : nuy sererao tutti mortti e li Venyziany 
" se partirano con la soa hoste seguramente. e quando 
" el doxie e lly Venyziany aldi tal parole et raxonamenttl, 
" de subito U fexe una gramdc framchyxia et segurtade 
" a tuti ly Crystlanny, zoe che de ssubito li tlra in tera 
" le soe galie et navyliy etzeto queli che iera ad varda 
" del porto et a ziaschadun navilio li i chava fuora una 
" tola in tal raaniera che ly non xe podeva navegar, e 
" porto le tole davamti lo patriarcha. orade vedamdo ly 
" Crystianny quelo che aveva fato ly Venyziany, tuti 
" de l'oste se meraveiava de la gramde bontade et lial- 

* tade delli Venyziany, et misier lo doxe e Uy Venyziany 

* ave a dir a misier lo patriarcha et a tuti li barony 
" dei Crystianny : niuy avemo aldydo dir che voy ve 
" dubite d' y fatty nostri ; mo' debie premder tal segur- 
" tade de niuy {cod. niiuy) chomo voy ved6 qui. et mo- 
" stroly le tole et ly timoni delU soy navyly et le vele 
" et le anchore et ttute le arnyxe delli dyti navyly, et 
" dixe myxifer lo doxe et tuti ly Venyziany che i Cry- 
" stianny no y avesse paura cli'y faria ben el sso dover 
" finche avererao il chuor in chorpo e semo hapariadi de 
" inorir per honor de la crystianytade. et oldydo lo pa- 
" triarcha et ly Crystianny et vezudo quelo aveva fato li 
" Venyziany, el patriarcha et li barony chomenzia a dir : 
" signiori, per Dio marzd s'el foxe stado algun mato in 
" I'oste che avese dyto alguna materia, che per lo amor de 
" Dio voy voie perdonar ! et fato qucsto de ssubito el 
" doxie fexe quelo che '1 doveva far in perseverar de ben 

* in meio a far ben, e per questa chaxon li Crystianny 
" fo molto chorafortadi et aliegri per la gramde baldezia 
" et lyalta et bontade de ly Venyziani. 

" Mo' retornemo a Dedechyn re de Damascho lo 
" qual vegniva con la soa gramde hoste sora per la riva 
" del fiume per dcstorbar 1'oste e farli (cod. fall) levar 
" d'atorno I'asedyo de la zitade de Ssuro. onde el dito re 
" tolse uno colombo el qual lera uxado a far quela hovra 
" e lygaly una leterina soto le ale, la qual lettera dixeva 
" che queli de Suro se devesse mamtegnir lialmente ; et 
" sapie che niuy semo zontti qua sul fiume chom gram- 
" disyma oste e credemo del ttuto aver tuta Poste de 
" Crystianny in nostra man. e quamdo el cholombo por- 
" tava quele letere, ttuta l'oste chomenzia ad cridar in- 

* serabre ad una boxie, e lo cholombo se spaurl in tal 
" modo ch'elo non ave forzia de volar et chazfi in tera 
" et dc ssubito lo fo prexo. el patriarcha, el doxie et ly 
" baroni tolse le letere, et aldido quelo che le dixeva 
" coratrafcxe quele letere saraynesche et l^gale soto l'ala 
" al dito cholombo. e le letere dyxeva in tal maniera: 
" a viui, chapetany et altri che xe in Ssur asedyadi, 
" molto nc despyaxe del vostro mal, ma femove a saver 



" che niuy non podemo sechdreve jjer modo del mondo, 
" ssychd fe el meio che vui pod6. e da pud li lasa lo 
" cholombo volar a la ssoa via. e quamdo quely de Suro 
" vete lo cholorabo che elli el chognioseva, i tolse le le- 
" tere et lcssele, et da puo letc ly fo molto spaventady 
" et pleny de melymchonia, perche li aveva pocha vitua- 
" ria dentro da la ttera. e de subyto 11 chomenzia a tra- 
" tar I'achordo chom queli de l'oste de Crystianni e 
" mamda soa ambasada davantie el patriarcha etdel doxie 
"de Venyziany e fexe lo achordo in ttal manie- 
"ra: zofe che tuti queli che vorii insyr fora 
"de la tera, possa ins^r seguramente lor et 
"ssoe raoler et soy fioli et li soy averi, et 
" deveva eser chonduti in fina a luogy seguri; e s'el 
"foxe de qiiely che volese star soto la sygnio- 
"ria di Crystianni, che ely ne possa star 
" seguramentre chon ttuto lo so aver. e fato 
"questo achordo, del ssubyto lo fo raesso lo 
"chomfalom del re de leruxalem sora la gran 
"tore de Sur che iera sora la porta, et suxo le 
"altre tore in segnio de vytoria, et ssuxo la tore 
"che sse chiamava la Tore-verde, fo messo el 
"chonfalon de san Mareho; et in l'altra tore 
"fo meso lo chonfalon del chomte de Tri- 
"poly. et intradi demtro, ly non trova ladem- 
"tro vituaria se non per V mesi,, {sic! Gugliel- 
m